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Chi è Ghislaine Maxwell? Qual’è il suo mistero?

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Si parlerà moltissimo di Ghislaine Maxwell nei prossimi giorni. La socia ed ex-compagna del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein morto suicida esattamente un anno fa è stata finalmente arrestata.

 

Il finanziere e autore di podcast Eric Weinstein in una intervista di qualche mese fa si domandò quello che nessuno ha il coraggio di chiedere: perché nessuno, né giornalisti né apparantemente investigatori, stava cercando di capire dove fosse scappata Ghislaine?

 

Perché nessuno, né giornalisti né apparantemente investigatori, stava cercando di capire dove fosse scappata Ghislaine?

Il mistero intorno alla donna è per certi versi maggiore di quello che aleggiava intorno ad Epstein. È anzi noto che molte delle reti sociali scalate da Epstein, come quella dei reali inglesi – come noto, il Principe Andrea d’Inghilterra sta ancora parecchio inguaiato – fossero opera di Ghislaine, figlia prediletta (tra dieci bambini) del magnate mediatico britannico Robert Maxwell, anche lui sparito in circostanze misteriose.

 

È molto sospetto che la Maxwell, cittadina britannica dotata di più passaporti (più, magari, alcuni di falsi, come quelli rinvenuti della cassaforte del palazzo newyorkese di Epstein), non sia fuggita all’estero. Viene da pensare che sia riaffiorata magari con un’ultima missione da compiere, magari l’ultima. Qualsiasi cosà dirà ora – magari puntando il dito lontano dai Clinton, e verso la Casa Bianca – avrà un impatto gigantesco.

 

È molto sospetto che la Maxwell non sia fuggita all’estero

In molti sostengono che la Maxwell possa aver avuto relazioni con servizi segreti di Paesi stranieri. Molti si arrovellarono quando, l’anno scorso, riemerse in California facendosi fotografare nel dehors di un bar mentre leggeva un libro sulle spie della CIA morte: alcuni in questo vedevano un segnale preciso, mandato a chi, e comunicante cosa, non è dato a sapersi.

 

The Gall of Ghislaine Maxwell | The New Yorker

 

Parimenti, è noto che Alexander Acosta, il procuratore della Florida che nel 2006 diede ad Epstein una pena assai lieve, abbia confessato che qualcuno gli desse, all’epoca, di lasciar perdere Epstein, perché «è roba dell’Intelligence».

 

Alexander Acosta, il procuratore della Florida che nel 2006 diede ad Epstein una pena assai lieve, ha confessato che qualcuno gli desse, all’epoca, di lasciar perdere Epstein, perché «è roba dell’Intelligence»

Nel documentario Netflix su Epstein appena uscito, una delle vittime lo dice chiaramente: era un grande schema di ricatto. Le ragazzine venivano offerte ai potenti della terra nell’isola caraibica o nelle residenze da nababbo di Epstein, dove erano montate ovunque telecamere e sistemi di sorveglianza.

 

In pratica, Epstein sedeva su una quantità di materiale compromettente senza pari al mondo, e aveva registrazione per ricattare tanti politici e finanzieri, chiedendo favori o qualche centinaia di milioni di dollari da mettere sul suo misterioso fondo di investimento.

 

Parimenti misteriosa è la tempistica: la Maxwell viene in superficie nel momento in cui un’ulteriore accusa assai scomoda è stata sparata in prima pagina. Secondo il recentissimo libro A Convenient Death: The Mysterious Demise of Jeffrey Epstein, l’ex presidente Bill Clinton e la Maxwell avevano una relazione sessuale. Sono inoltre tornate a circolare in queste ore la foto della Maxwell al matrimonio della figlia di Bill e Hillary, Chelsea.

 

Ghislaine Maxwell arrest sends shockwave through Epstein's celeb ...

 

Clinton e la Maxwell sono stati raffigurati insieme sull’aereo del miliardario pedofilo nei primi anni 2000. L’aereo era chiamato «Lolita Express» e di diari di volo indicano che Clinton vi ha viaggiato almeno 26 volte.

In pratica, Epstein sedeva su una quantità di materiale compromettente senza pari al mondo, e aveva registrazione per ricattare tanti politici e finanzieri, chiedendo favori politici o qualche centinaia di milioni di dollari da mettere sul suo misterioso fondo di investimento.

 

Photos show Bill Clinton, Ghislaine Maxwell on Epstein jet

 

Ma chi è Ghislaine Maxwell?

 

I giornali la definiscono una socialite, parola inglese per definire una persona dell’alta società dedita per lo più alle feste e al networking. Una vecchia foto la ritrae con il padre dalla Regina Elisabetta, sorridentissima. Tuttavia, quando il padre morì non lasciò nulla se non un impero di debiti. È all’altezza dei primi anni Novanta che quindi Ghislaine cerca di rigenerarsi a Nuova York, dove incontra il già rampantissimo Jeffrey Epstein.

 

Anne McElvoy recalls Ghislaine Maxwell: A socialite with ...

Torniamo un attimo sul padre, il mitico Robert Maxwell, «il Berlusconi d’Inghilterra», primo grande media-moghul in terra di Albione, nato però da famiglia ebraica in Cecoslovacchia con il nome di Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch. Maxwell, che fu anche membro del parlamento britannico, iniziò a far fortuna vendendo testi tecnologici sovietici – così almeno racconta la versione ufficiale.

 

In realtà, qualcuno pensa che egli agisse da valvola riconosciuta tra Londra, Mosca e – ça va sans dire – Tel Aviv.

Secondo un recente libro l’ex presidente Bill Clinton e la Maxwell avevano una relazione sessuale

 

John Major racconta di come fece da advisor al Premier durante il golpe russo del 1991; tra il 1988 e i primi anni Novanta fece un largo lavoro di lobbying per dare agli ebrei russi la libertà di immigrazione (che valeva, spesso, un viaggio di sola andata in Israele) attraverso i buoni rapporti con Gorbachev, figura peraltro molto amata dai britons.

 

Una sua appartenenza appartenenza al Mossad è stata più volte messa sul piatto. Il  reporter americano Hersh (un premio Pulitzer) ne parlò alla presentazione di un suo libro sull’atomica di Tel Aviv, The Samson Option: secondo le sue ricerche fu Maxwell ad avvisare gli israeliani delle intenzioni del fisico nucleare Vanunu, poi rapito a Roma nel 1986 e sparito per molti anni.

 

Il padre di Ghislaine  pare essere stato dietro a diversi altri intrighi nucleari israeliani,

Il tychoon ceco-britannico pare essere stato dietro a diversi altri intrighi nucleari israeliani, così come – la cosa ha prodotto varie inchieste anche a livello politico – pare sia stato tramite Maxwell che la Cecoslovacchia armò Israele contrabbandando i velivoli necessari alla supremazia aerea per la guerra arabo-israeliana del 1948. Il ruolo di agente israeliano di altissimo livello ricoperto da Maxwell è descritto anche nel libro del 2003 Robert Maxwell, Israel’s Superspy.

 

La fine di Maxwell, sommerso dai debiti e forse ancora di più dal tramonto della Guerra Fredda dove poteva agire da pedina fondamentale, fece scalpore: sparì una notte mentre il suo yacht era in navigazione al largo delle Canarie, in pieno Atlantico. Il corpo fu recuperato ma le autorità madrilene esclusero potesse trattarsi di omicidio, anche se l’autopsia non riuscì a determinare con certezza le cause della morte. È sepolto presso il Monte degli Ulivi a Gerusalemme, il cimitero dove, secondo la credenza ebraica, inizieranno a risorgere i morti all’arrivo del Messia.

 

L’imbarcazione da cui cadde in mare, si chiamava come l’ultima figlia: Lady Ghislaine

L’imbarcazione da cui cadde in mare, si chiamava come l’ultima figlia: Lady Ghislaine.

 

Maxwell si lasciò dietro una diecina di figli, molti dei quali hanno fatto notizia di recente per il fatto di vivere vite piccolo-borghesi, costretti a vendere all’asta ciò che ha lasciato a loro l’augusto genitore.

 

L’ultimogenita Ghislaine, appena trentenne quandò il padre scomparve, invece mai ha mollato il jet-set: fondò una ONG ambientalista chiamata TerraMar che – ironia tragica – si occupa di protezione di quell’Oceano che ha inghiottito il Papà, lo stesso Oceano davanti a cui sorgeva l’isola pedofila di Epstein, dove pare vi fosse anche una sorta di tempio ad una divinità marina (vi sono foto, ma qui i dettagli si confondono in una storia fatta per diventare una brutta legenda).

 

«La sua agenda non ce la ha nessuno, nemmeno Rupert Murdoch»

«La sua agenda non ce la ha nessuno, nemmeno Rupert Murdoch» ha scritto di lei nel 2011 la rivista Vanity Fair, che notava come, oltre all’impegno terzomondista, Ghisaline non facesse segreto della sua passione per i Clinton. Se pensiamo che l’agenda della Maxwell finisse col coincidere con quella di Epstein, quell’agenda potrebbe aver compreso anche molti nomi italiani, come visibile nell’agendina nera di Epstein finita in rete anni fa.

 

L’idea che si è fatto qualcuno, per farla breve, è che la Ghislaine abbia ereditato il secondo lavoro dal padre. Lavoro che è quello di agente di un Paese straniero.

 

L’idea che si è fatto qualcuno  è che la Ghislaine abbia ereditato il secondo lavoro dal padre. Lavoro che è quello di agente di un Paese straniero.

Tramite Epstein  e la Maxwell («La più stramba alleanza di New York», si chiedeva Vanity Fair, cui evidentemente manca la malizia), di fatto era possibile costruire un database di contatti (e, nel caso, di ricatti) niente male, nel più classico trabochetto della honeytrap («la trappola del miele»: incastrare qualcuno per via sessuale).

 

Dalle orgette nei caraibi, si possono ricattere principi di sangue e principi del foro, ex-presidenti e futuri presidenti – e chissà quanti altri. Sì, si tratta forse dell’operazione di honeypotting (indurre alla «trappola del miele») più riuscita di sempre. I russi hanno la parola kompromat, «materiale compromettente».

 

Epstein e la Maxwell avevano probabilmente davanti a loro un oceani di kompromat.

Potrebbe, anche lei, riuscire a suicidarsi mentre è in una cella per aspiranti suicidi che dovrebbero essere guardati a vista 24 ore su 24

 

Staremo a vedere. Ora potrebbe fare rivelazioni straordinarie. Oppure potrebbe, anche lei, riuscire a suicidarsi mentre è in una cella per aspiranti suicidi che dovrebbero essere guardati a vista 24 ore su 24.

 

 

 

 

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Tucker Carlson dice che i servizi segreti USA hanno utilizzato il New York Times per fermare l’intervista a Putin

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I servizi segreti americani hanno avuto l’aiuto del New York Times nel tentativo evidente di impedire a Tucker Carlson di intervistare il presidente russo Vladimir Putin, ha affermato il giornalista.

 

L’ex conduttore di Fox News ha spiegato martedì al fondatore di Blaze TV Glenn Beck che crede di essere stato spiato prima di incontrare il leader russo all’inizio di questo mese.

 

Carlson ha ricordato come, alcuni anni fa, il governo degli Stati Uniti venne a conoscenza dei suoi tentativi di organizzare un’intervista con Putin e lo fece trapelare alla stampa. Negli anni successivi, ha detto, ha imparato come si può «comunicare al di fuori del punto di vista degli attori statali».

 

Il governo russo gli ha concesso l’incontro con Putin alla rigorosa condizione che i piani per l’intervista non diventassero pubblici o che l’intera faccenda venisse annullata, ha detto il giornalista a Beck. Tuttavia, lui e un suo amico erano stati poi chiamati dai giornalisti del New York Times chiedendo quando avrà luogo la sua intervista con Putin.

 

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«Non potevano assolutamente saperlo. Non l’ho detto a nessuno: a mia moglie, ai miei produttori, nemmeno ai miei figli», ha detto. «Lo hanno chiaramente fatto di nuovo. L’hanno fatto trapelare al New York Times nel tentativo di far naufragare l’intervista».

 

Le affermazioni originali di Carlson secondo cui il governo degli Stati Uniti stava lavorando a porte chiuse per impedirgli di intervistare Putin risalgono al 2021. Ha detto che una fonte, che lo aveva «convocato» per un urgente incontro de visu a Washington (Tucker vive ora lontano, nel Maine), gli aveva citato le sue comunicazioni private relative al tentativo di organizzarne l’incontro con il vertice del Cremlino. In altre occasioni ha lasciato intendere di aver utilizzato anche Signal, app considerata sicura, ma che i servizi avrebbero comunque il potere di monitorare, ha dichiarato.

 

Carlson ha suggerito che la National Security Agency (NSA), cioè l’agenzia di spionaggio dedita alle telecomunicazioni, dovesse averlo spiato. L’agenzia aveva risposto con una rara smentita pubblica, affermando che, per la NSA, «non è mai stato un obiettivo dell’Intelligence».

 

Uno scoop del sito di notizie Axios citava funzionari statunitensi anonimi che confermavano che il governo era venuto a conoscenza delle intenzioni della figura dei media. L’organo di informazione ha suggerito che la fonte della fuga di notizie fossero gli «intermediari del Cremlino con sede negli Stati Uniti» che aveva contattato.

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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La storia delle armi atomiche russe nello spazio è propaganda per aumentare i fondi USA a Kiev?

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La comunità dell’Intelligence statunitense ritiene che la Russia stia sviluppando un’arma anti-satellite spaziale, ma non esiste alcuna minaccia immediata, ha detto giovedì ai giornalisti un alto funzionario della Casa Bianca.   La possibile esistenza di tale tecnologia è stata sollevata mercoledì da Mike Turner, presidente della House Intelligence Committee, che ha chiesto una rapida desecretazione per consentire ai legislatori statunitensi, all’amministrazione Biden e agli alleati americani di «discutere apertamente le azioni per rispondere a questa minaccia».   Il Turner, va notato, non menzionava la Russia, tuttavia fonti hanno riferito ai giornali statunitensi che si stava riferendo a una sorta di ordigno nucleare russo destinato a colpire i satelliti spaziali. Il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha detto che la Casa Bianca sta «cercando, con le buone o con le cattive, di spingere il Congresso a votare un disegno di legge per approvare i finanziamenti» per l’Ucraina, che è stata bloccata alla Camera.

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«È chiaro che la Casa Bianca sta cercando (…) di spingere il Congresso a votare un disegno di legge per approvare i finanziamenti» per l’Ucraina ha dichiarato il portavoce russo. «Vedremo quali trucchi utilizzerà la Casa Bianca».   Il consigliere per le comunicazioni per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha definito il suggerimento di Peskov «una sciocchezza», insistendo sul fatto che la preoccupazione di Washington era genuina. Biden «ha diretto una serie di azioni iniziali», inclusi briefing per i leader del Congresso, impegno diplomatico diretto con la Russia e contatti con altre nazioni. Kirby ha espresso rammarico per il fatto che Turner non abbia seguito il protocollo per declassare la classificazione delle informazioni.   La Russia ha sviluppato capacità anti-satellite per anni, ha affermato. Le nuove informazioni raccolte in queste settimane avrebbero quindi consentito alla comunità dell’intelligence statunitense di «valutare con un maggiore senso di fiducia esattamente come la Russia continua a perseguirla», ha aggiunto. ABC News ha affermato che, sebbene il sistema non sarebbe utilizzato per attaccare obiettivi sulla Terra, i funzionari statunitensi lo considerano ancora «molto preoccupante e molto sensibile».   Secondo Kirby non è previsto un effettivo dispiegamento a breve. Se la Russia facesse ciò che gli Stati Uniti credono di voler fare, violerebbe il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico (Outer Space Treaty, o OST), ha affermato l’ammiraglio. Il trattato vieta lo spiegamento di armi di distruzione di massa nello spazio e ne richiede l’esplorazione pacifica in quanto «provincia dell’intera umanità».

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Sia la Russia che gli Stati Uniti sono firmatari dell’OST. Mosca sostiene da anni che il maggiore utilizzo dello spazio da parte del Pentagono per scopi militari viola lo spirito dell’accordo del 1967, quando si tentava di allentare le tensioni della Guerra Fredda e della concomitante corsa allo spazio. Da allora hanno aderito al trattato più di 100 paesi.   Kirby ha rifiutato di dichiarare se il presunto ordigno russo debba essere «un’arma nucleare, un’arma a propulsione nucleare o un’arma con capacità nucleare», come descritto in uno dei rapporti.   Alcuni commentatori negli Stati Uniti hanno suggerito che la mossa di Turner fosse intesa a rafforzare la sua spinta a riautorizzare la Sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA). Consente al governo degli Stati Uniti di raccogliere le comunicazioni digitali degli stranieri e funge da tempo da scappatoia per spiare i cittadini americani. La controversa autorità scadrà ad aprile in assenza di un’azione da parte del Congresso.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso anno il generale B. Chance Saltzman, capo delle operazioni spaziali per la US Space Force ha dichiarato che la Russia starebbe usando armi spaziali nel conflitto in Ucraina.   Come riportato da Renovatio 21, i russi starebbero costruendo armi anti-satellite (ASAT) basate sul laser per distruggere i satelliti spia statunitensi, mentre , la Cina ha studiato modi per disabilitare o distruggere i satelliti di Musk, considerati a questo punto un fattore geopolitico determinante.   A inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.

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La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.   Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.   Come riportato da Renovatio 21Russia e Cina negli ultimi mesi hanno intensificato gli sforzi di integrazione dei loro sistemi di navigazione satellitare alternativi al GPS. Anche l’India cerca di uscire dal cono dei satelliti occidentali, arrivando a esplicitare la volontà di piazzare il suo sistema di navigazione, il NavIC, negli iPhone.   Ad ogni modo, un incidente nucleare spaziale già ha coinvolto la Russia e il Nord America in passato.   Nel 1978, l’incidente del satellite sovietico Kosmos 954 sul suolo canadese ha generato l’unica richiesta presentata in conformità con la a Convenzione sulla responsabilità internazionale per i danni causati da oggetti spaziali (chiamato generalmente Space Liability Convention), un trattato del 1972 che amplia le norme sulla responsabilità create nel Trattato sullo spazio extraatmosferico.   Il satellite russo di osservazione era equipaggiato con un reattore nucleare e, durante il suo rientro nell’atmosfera, disperse detriti radioattivi sulla parte settentrionale del Canada; alcuni di questi detriti radioattivi sono precipitati nel Great Slave Lake, vicino a Fort Resolution, nei Territori del Nord-Ovest. Il governo di Ottawa ha avviato un’operazione di bonifica a lungo termine denominata Operazione Morning Light, il cui costo è stato valutato in 6 milioni di dollari canadesi.   Si dice che l’Unione Sovietica alla fine rimborsò solo 3 milioni a titolo di compensazione.

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Cina

Spionaggio e segreti militari: la guerra sui visti agli studenti fra Pechino e Occidente

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il conflitto geopolitico fra Stati Uniti e Cina ha causato pesanti contraccolpi sulla ricerca accademica. Il numero di studenti cinesi iscritti negli atenei USA in declino per il quarto anno consecutivo. Molti progetti nel campo dell’intelligenza artificiale e dell’informatica quantistica sono a doppio uso e possono essere applicati in ambito militare.

 

Stati Uniti, Canada e alcune nazioni europee hanno rafforzato i controlli in materia di sicurezza agli ingressi di studenti cinesi sul proprio territorio, per prevenire le crescenti minacce legate ad attività di spionaggio per conto di Pechino.

 

Di recente decine di alunni di college e università si sono visti negare il permesso di studio, e il relativo accesso sul suolo americano, ai varchi negli aeroporti per poi essere successivamente rimpatriati in Cina, per sospetti legami con l’apparato militare del dragone. Intanto il numero di studenti cinesi iscritti negli atenei statunitensi è in declino per il quarto anno consecutivo secondo le statistiche ufficiali, a conferma di una situazione di tensione nemmeno troppo latente.

 

Il conflitto geopolitico fra Stati Uniti e Cina ha avuto pesanti contraccolpi sulla ricerca accademica. Il 28 gennaio scorso l’ambasciatore di Pechino negli Usa Xie Feng ha confermato nel discorso in occasione delle celebrazioni per il Nuovo anno lunare che, negli ultimi tempi, molti studenti cinesi sono stati sottoposti a interrogatorio alla dogana aeroportuale, e di questi alcuni sono stati respinti.

 

I visti degli studenti sono stati annullati e gli interessati dal provvedimento rimpatriati in Cina. Xie ha anche ricordato il caso della Florida, dove i vertici del governo locale hanno approvato una nuova legge che vieta agli studenti cinesi di lavorare per laboratori universitari che ricevono finanziamenti pubblici.

 

Il diplomatico ha incolpato gli Stati Uniti di aver politicizzato lo scambio educativo, bloccando di fatto il percorso di studi dei giovani e stravolgendo i loro piani scolastici e di vita. A questo aggiunge la “barriera all’ingresso di cervelli” che si è venuta a creare nel Paese.

 

La nuova legge adottata in Florida volta a impedire programmi di ricerca congiunti con sette Paesi – tra cui Cina, Russia e Iran – in università finanziate da fondi pubblici ha creato confusione tra i candidati cinesi e ha attirato alcune critiche all’interno di alcuni atenei dello Stato. La Cina, infatti, è il principale Paese di origine degli studenti internazionali dell’Università della Florida. Nel 2020, vi erano più di mille cinesi nei corsi post-laurea e dottorato. Sebbene la legge non vieti ai giovani cinesi che si auto-finanziano gli studi di iscriversi alle università pubbliche, le norme finiscono per riguardare molte posizioni all’interno di programmi di studio per le posizioni di assistente all’insegnamento o alla ricerca.

 

Gli Stati Uniti hanno rafforzato i controlli in materia di sicurezza per studenti cinesi nelle aree cosiddette Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), per far fronte alle crescenti minacce di spionaggio di Pechino. Il visto di alcuni di essi è stato annullato per aver nascosto il loro passato nella sfera militare o la loro esperienza in istituzioni affiliate all’esercito.

 

Questa settimana, diversi media ufficiali cinesi hanno riferito che uno studente di dottorato cinese è stato interrogato per ore dal controllo di frontiera all’aeroporto e gli è stato chiesto se i suoi familiari fossero membri del Partito comunista cinese. Il personale ha anche controllato i suoi dispositivi elettronici, tra cui il telefono cellulare e il computer portatile, e ha respinto la domanda di ingresso.

 

I media ufficiali cinesi hanno sottolineato di recente la retorica discriminatoria degli Stati Uniti. Il ministero cinese degli Esteri ha anche accusato Washington di aver respinto o limitato le richieste di visto a studenti con la scusa della sicurezza nazionale. In realtà, il loro numero in territorio americano è in calo da quattro anni consecutivi.

 

Secondo il rapporto Open Doors 2023 pubblicato dall’Institute of International Education, il totale è sceso da 372.500 nell’anno accademico 2019/20 a 289.500 nell’anno accademico 2022/23, mentre gli studenti provenienti dall’India sono aumentati rapidamente in questi anni.

 

Inoltre, la politica di immigrazione più rigida nei Paesi occidentali e il mercato del lavoro debole in Cina stanno scoraggiando gli studenti intenzionati a recarsi all’estero, anche perché le stesse aziende cinesi sembrano oggi prediligere sempre meno candidati con esperienze di studio al di fuori dei confini nazionali. Anche la percentuale di studenti delle migliori università cinesi che scelgono di studiare all’estero è in calo e un numero maggiore preferisce posizioni stabili nel governo o in aziende statali.

 

Di recente il Canada ha seguito i passi degli Stati Uniti limitando l’accesso alle università con background militare. A gennaio Ottawa ha pubblicato un elenco di 11 tecnologie sensibili, tra cui la sicurezza di internet, le armi avanzate e l’informatica quantistica, nonché una lista di 103 istituti di ricerca stranieri che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Di questi, ben 85 si trovano in Cina. Il Canada non finanzierà più i progetti di ricerca che coinvolgono le istituzioni straniere elencate, decisione che non ha mancato di suscitare il malcontento di Pechino.

 

Al contempo, sempre più Paesi europei sono consapevoli delle minacce militari cinesi nella ricerca accademica e nello spionaggio. Il sito web investigativo tedesco CorrectIv ha scoperto che studiosi cinesi con background militare hanno partecipato a circa 3mila progetti con università europee. E di questi una buona parte era indirizzata verso l’Università nazionale cinese di tecnologia di difesa, il principale istituto di ricerca militare.

 

Molti progetti nel campo dell’Intelligenza Artificiale e dell’informatica quantistica sono a doppio uso e possono essere applicati anche in ambito militare. Le autorità europee stanno valutando i rischi e alcune università hanno rifiutato di accogliere dottorandi cinesi in progetti sensibili.

 

Il rischio di minacce non tradizionali è in aumento e alcuni studenti cinesi diventano più aggressivi nei confronti di opinioni diverse. Dallo scoppio delle proteste pro-democrazia a Hong Kong nel 2019, molti casi hanno dimostrato che studenti cinesi filogovernativi hanno partecipato a minacce contro attivisti pro-democrazia in molti Paesi.

 

L’ultimo episodio è avvenuto negli Stati Uniti, dove lo studente cinese Wu Xiaolei, del Berklee College of Music, è stato condannato da un tribunale di Boston per stalking e minacce nei confronti di una studentessa cinese. Alla fine del 2022, la giovane aveva affisso dei volantini in risposta alla serie di proteste contro i lockdown per il COVID-19 in Cina. Wu ha minacciato di tagliarle le mani e di informare le autorità di sicurezza cinesi.

 

Pechino non si è ancora pronunciata sul caso di Wu, ma gli analisti ritengono che possa sfruttare il sentimento patriottico per reprimere il dissenso all’estero.

 

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