Immigrazione
Mons. Viganò: l’invasione programmata dell’Occidente apostata è un piano diabolico di sostituzione etnica
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X l’invasione migratoria materializzatasi nell’exclave spagnola di Ceuta in questi giorni, delineando la natura metapolitica e spirituale della catastrofe in corso.
«L’invasione programmata dell’Occidente apostata non è un fenomeno spontaneo, ma un piano diabolico di sostituzione etnica, di distruzione deliberata del tessuto sociale e di provocazione di disordini e guerra civile» scrive monsignore. «Popoli senza fede, senza radici e senza identità vengono immersi in masse di stranieri che non condividono né la Fede, né la cultura, né la legge naturale, allo scopo di spezzare ogni coesione e di rendere impossibile ogni resistenza».
«Così si compie la maledizione che Dio aveva già pronunciato contro il Suo popolo disobbediente: “Lo straniero che è in mezzo a te salirà sempre più in alto sopra di te e tu scenderai sempre più in basso. Egli ti presterà e tu non gli presterai; egli sarà la testa e tu la coda” (Dt 28, 43-44)».
L’invasione programmata dell’Occidente apostata non è un fenomeno spontaneo, ma un piano diabolico di sostituzione etnica, di distruzione deliberata del tessuto sociale e di provocazione di disordini e guerra civile. Popoli senza fede, senza radici e senza identità vengono… https://t.co/nrKhc1qJpc
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 5, 2026
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«La Gerarchia sinodale, apostata e traditrice, non soltanto tace, ma è parte attiva di questo disegno infernale» tuona l’arcivescovo. «Con le sue parole di accoglienza incondizionata, con i suoi documenti che negano il primato della Fede e della civiltà cristiana, con il suo silenzio complice di fronte alla cancellazione del Cristianesimo dalle famiglie e dalla società, essa collabora alla rovina di ciò che resta della Cristianità».
«Questa non è carità: è complicità. Non è misericordia: è tradimento» conclude il prelato.
«Chi ha orecchi per intendere, intenda. E chi vuole salvare la propria anima e la propria terra, torni a Dio e alla Sua Legge, prima che sia troppo tardi».
Monsignor Viganò altre volte si era scagliato contro l’immigrazione da lui definita «ingegneria sociale del globalismo». In uno scritto del 2023 l’ex nunzio apostolico negli USA delineava la natura religioso del fenomeno migratorio.
«L’invasione di immigrati clandestini è voluta dall’élite globalista con due scopi: il primo è la sostituzione etnica nelle nazioni al fine di cancellarne l’identità, le tradizioni e la fede. Il secondo è alimentare il racket dei negrieri e delle organizzazioni pseudoassistenziali che lucrano sul fenomeno migratorio (tanto laiche quanto ecclesiastiche)».
«La prova della strumentalità di questa invasione sta nel fatto che la maggioranza dei clandestini è di religione islamica o indù, e che provengono da regioni in cui non ci sono conflitti» continua il prelato.
«Viceversa, non vi è praticamente nessun corridoio umanitario per accogliere i profughi di stati in cui vi è la guerra civile e in cui i Cristiani sono perseguitati. Se infatti l’Europa accogliesse rifugiati Cristiani, rafforzerebbe la loro presenza e non creerebbe alcun conflitto sociale, mentre vuole ottenere lo scopo diametralmente opposto».
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A ottobre dello scorso anno Sua Eccellenza scrisse un puntuale commento riguardo al fenomeno delle migrazioni di massa e alla loro storia. Secondo Viganò, i migranti irregolari di oggi sono «usati come contingenti di assalto per l’islamizzazione dell’Occidente cristiano, e in particolare delle Nazioni cattoliche, contro le quali non a caso si scatena la sostituzione etnica e la propaganda di morte e sterilità dell’ideologia woke. O sfruttati per alimentare il turpe mercato della prostituzione (anche minorile), della criminalità e della predazione degli organi. O trattati come merce umana, da cui trarre profitto col business dell’accoglienza (generosamente sponsorizzata, fino a pochi mesi fa, da USAID e da altre agenzie governative a scopo eversivo)»
Come ripetuto da Renovatio 21, è sempre più impossibile non vedere come si tratti, ictu oculi, di una strategia di sostituzione della popolazione occidentale: da un punto di vista etnico così come financo da un punto di vista religioso.
Il fondatore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco ha trattato in modo approfondito questo tema durante una conferenza a Rimini di qualche anno fa.
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Immagine screenshot da Twitter rielaborata artificialmente
Immigrazione
Scene di caos e violenza nella Ceuta invasa dagli immigrati
🇪🇸 Spanish authorities have begun relocating thousands of migrants from makeshift beach tent camps in the North African exclave of Ceuta to a newly constructed temporary center at the city’s port
The new port camp, the fifth temporary reception center set up in Ceuta, can… pic.twitter.com/XAeEIhsMqI — Visegrád 24 (@visegrad24) September 18, 2026
WARNING: GRAPHIC CONTENT Spanish police began moving hundreds of migrants from beaches in Spain’s North African enclave of Ceuta to temporary facilities at the city’s port, sparking tension as migrants vied for limited spots at the new location https://t.co/uSGcXe6m7M pic.twitter.com/TWI01CwIG6
— Reuters (@Reuters) September 18, 2026
🇪🇸 En Ceuta, los Policias TOTALMENTE HARTOS de soportar a los invasores marroquís, r3ventaron a palazos a varios que querían escapar durante el operativo de traslado al puerto, mientras que la Cruz Roja les repartía víveres. ¿A cual de los grupos apoyas en esto, a los Policias, o… pic.twitter.com/G8sxoXyfDf
— Carlo Martin (@Liberfach0) September 18, 2026
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Immigrazione
Relativismo culturale e anarco-tirannia: sikh in ospedale col coltello archiviato dal giudice. Prossima fermata poligamia?
La Procura della Repubblica di Rovigo ha comunicato di aver richiesto l’archiviazione per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’articolo 131 bis del Codice penale, del procedimento a carico di un cittadino indiano nato nel 1981, indagato per il reato di porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere, previsto dall’articolo 4 della legge 110 del 1975.
La comunicazione è stata diffusa dal Procuratore della Repubblica di Rovigo che ha ritenuto opportuno chiarire gli sviluppi dell’inchiesta e le ragioni alla base della richiesta avanzata al giudice per le indagini preliminari.
La causa di non punibilità per «particolare tenuità del fatto», introdotta dal legislatore nel 2015 con finalità deflattive, presuppone l’accertamento della sussistenza del reato e della responsabilità dell’autore, consentendo tuttavia l’esclusione della punibilità quando la condotta presenti una minima offensività e non abbia carattere abituale. Il relativo provvedimento viene inoltre iscritto nel casellario giudiziale.
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Le indagini erano state avviate dopo che l’uomo si era recato presso l’Ospedale di Adria per la necessità di una prestazione sanitaria, portando con sé un pugnale Kirpan (oggetto sacro che il fedele sikh deve tenere sempre con sé), che aveva tenuto addosso per ragioni religiose anche durante un esame radiografico.
La circostanza era stata segnalata dall’ospedale ai Carabinieri di Adria, che, insieme ai militari della Stazione dei Carabinieri di Pettorazza Grimani, avevano proceduto a una perquisizione presso la residenza del soggetto indagato.
Nel corso dell’attività era stato rinvenuto e sequestrato il pugnale in questione, caratterizzato da una lama della lunghezza di 7 centimetri. Secondo quanto riferito dallo stesso indagato alla polizia giudiziaria, l’arma era detenuta per ragioni religiose. Dalla perquisizione, è stato fatto sapere, non era emersa la disponibilità di ulteriori armi né di altri oggetti illeciti.
La richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto è stata motivata dalla Procura considerando il limite edittale della pena, la limitata offensività della condotta, il mancato utilizzo del pugnale per finalità minacciose o aggressive e l’assenza di precedenti penali o di polizia a carico dell’indagato.
Tutti questi elementi, secondo la Procura della Repubblica di Rovigo, consentono di richiedere al GIP l’archiviazione per particolare tenuità del fatto prevista dall’articolo 131 bis del Codice penale. La norma prevede infatti che, per i reati per i quali la pena detentiva non è superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità possa essere esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, comma 1, del Codice penale, l’offesa risulti di particolare tenuità e il comportamento non sia abituale.
Contestualmente, la Procura di Rovigo ha richiesto al GIP anche la confisca e la distruzione del pugnale, in quanto corpo del reato.
L’archiviazione per «particolare tenuità del fatto» nel caso del kirpan portato in ospedale ad Adria è, formalmente, una scelta processuale. La Procura di Rovigo riconosce il reato di porto abusivo di oggetto atto a offendere, chiede la confisca del pugnale, ma ritiene l’offesa così lieve da non meritare pena.
Tuttavia, il messaggio che arriva fuori dal palazzo di giustizia è un altro: in certi luoghi e per certe appartenenze la legge ordinaria si piega. Il tutto in un contesto dove la violenza da coltello immigrata è un pattern riconoscibile in tutta Europa.
Il kirpan non è un souvenir, né un crocifisso. È un’arma da taglio: un cittadino italiano che entrasse al pronto soccorso con un coltello da 7 centimetri, invocando tradizione familiare o «uso personale», non otterrebbe probabilmente la stessa indulgenza. Il fenomeno è chiamato relativismo culturale: il principio secondo cui le regole comuni valgono meno quando chi le viola può esibire un’identità collettiva. Non si tratta più di tolleranza, ma della formazione una gerarchia implicita tra chi deve obbedire alla norma e chi può negoziarla.
Il problema è perfino più vasto di così, e riguarda addirittura le fondamenta dello Stato: l’idea che avanze è che l’immigrazione debba importare non solo persone, ma eccezioni al monopolio statale della violenza e della sicurezza negli spazi pubblici. Il termine che usiamo su Renovatio 21 è quello coniato dallo scrittore americano Sam Francis un quarto di secolo fa: anarco-tirannia.
Quella dei sikh è forse tra le comunità immigrate più tranquille in Italia, i suoi fedeli sono apprezzati lavoratori nelle costruzioni e nella lattoneria. Tuttavia non sono mancati, negli anni, elementi di violenza, forse anche all’interno della divisione interna tra i lealisti e i secessionisti, quelli che vogliono il Khalistan, uno stato indipendente, staccato del tutto dall’India. Lo scontro è tracimato, nel sangue, nel caos e fra gli incidenti diplomatici, in tutto il mondo, specie in Canada. Anche l’Italia, alcune cronache sembrano indicare, si sono avute tensioni.
Il kirpan è stato protagonista di recente del caso che ha incendiato la Gran Bretagna, l’assassinio del giovane Henry Nowak, accoltellato da un sik che poi, con tutta la famiglia, disse alla polizia che il «bianco» gli aveva rivolto commenti razzisti. La polizia arrestò Nowak, che morì dissanguato sul posto. Risultò quindi che niente di quanto detto dai sikh era vero. Il caso ha scosso l’opinione pubblica britannica al punto da creare proteste di massa violente.
Nel Punjab, ricordiamo, negli scorsi anni fu attaccata dai sikh una chiesa cattolica. La parrocchia, a 50 chilometri dalla capitale Amritsar, fu oggetto di vandalismi e violenze da parte di una setta detta dei nihang che aveva preso di mira i cristiani per le conversioni dicendo di voler «passare all’azione», cioè esattamente come fanno gli estremisti indù dell’hindutva.
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Lasciando da parte i sikh per un momento, l’episodio rodigino ci fa capire che la stessa logica si estenderà senza sforzo alla poligamia.
In Italia il matrimonio è monogamico. In alcune comunità provenienti da Paesi in cui la poligamia è lecita o tollerata, la pratica esiste di fatto: una moglie «ufficiale» e altre unioni religiose o sociali. Finché lo Stato dice che il kirpan in corsia è un fatto tenue perché «religioso e non abituale», diventa più difficile spiegare perché un secondo o terzo vincolo familiare dovrebbe restare inaccettabile.
Anche lì si potrà dire: non c’è violenza manifesta, non c’è precedente, è cultura, è fede, l’offesa all’ordine giuridico è minima. Il relativismo non si ferma al coltello. Si applica a tutto ciò che una minoranza definisce identitario.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa è emerso che gli atti matrimoniali ufficiali possono finire per assorbire la shari’a – la legge islamica – rendendo accettata dall’ordinamento italiano la poligamia.
Tuttavia neanche quello sarà la fine: matrimoni con bambine di dieci anni, matrimoni tra consanguinei, infibulazioni… lo Stato moderno, che è intriso di relativismo e ancora più profondamente di Necrocultura, non si fermerà mai nella sua corsa di distruzione della civiltà.
Del resto, questo è il compito stesso dell’arma migratoria: non integrare gli stranieri, ma disintegrare la civiltà, e l’umanità in generale
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Immagine di Hari Singh via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic
Immigrazione
Uomo accoltellato in pieno giorno a Dublino: è stato un immigrato?
🚨 Ataque con cuchillo en plena calle O’Connell, una de las zonas más concurridas de #Dublín. Un hombre resultó herido y tuvo que ser trasladado a un hospital.
La policía irlandesa detuvo al presunto agresor en el lugar. La víctima se reporta fuera de peligro.… — Michelle Rivera (@michelleriveraa) September 6, 2026
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