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Psicofarmaci e stragi, il muro sta crollando

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Le terrificanti stragi vissute nelle ultime settimane negli Stati Uniti hanno sconvolto il mondo.

 

I media mainstream hanno riportato solo un unico messaggio, cioè quello del Partito Democratico USA e dei suoi servi in quello Repubblicano (i famosi RINO, Republicans in Name Only): la causa di tutto questo è, dicono, l’accesso della cittadinanza alle armi, garantito negli USA dal II emendamento della Costituzione americana.

 

Bisogna quindi, viene ribadito fino alla nausea, impedire l’acquisto di armi, e disarmare quanti invece già posseggono pistole e fucili. I democratici, molto spesso senza sapere nemmeno di cosa stanno parlando (confondono i calibri dei proiettili, parlano delle armi semiautomatiche come di «armi da guerra») hanno introdotto l’idea delle red flag, ossia segnalazioni contro cittadini detentori di armi, anche incensurati, per mandare la polizia a disarmarli. La prospettiva di un bando delle «armi di assalto» (la formula con cui stanno martellando) viene rilanciata ogni ora assieme a quella di una limitazione dei caricatori, che in alcuni Stati come la California è già in vigore.

 

Vi è poi una seconda narrazione, non raccolta dai media mainstream, oramai sempre più corposa nell’informazione «alternativa»: molti degli attentatori non solo non esibiscono i classici tratti dei «bruti» di destra, ma compaiono in foto postate sui social vestiti da donne, con i capelli colorati ed espressioni ammiccanti: tratti, dicono gli utenti in rete, riconducibili alla cultura transessuale.

 

Tuttavia, sotto anche a questa narrazione, ve n’è una ancora più importante, che solo ora pare emergere in superficie, perfino su Fox News.

 

Il conduttore TV Tucker Carlson, il più seguito d’America, ne ha finalmente parlato in prima serata: la possibile correlazione tra stragi e psicofarmaci, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina – i famosi SSRI come lo Zoloft, il Prozac, il Citalopram.

 

Si tratta, per l’informazione americana e mondiale, di una rivoluzione immane: le farmaceutiche infatti possono controllare vari media grazie agli investimenti pubblicitari. Con grande difficoltà, anche in Italia, dopo un caso di cronaca nera si apprende quale psicofarmaco fosse stato prescritto all’assassino – se si tratta di droghe come la cocaina o l’eroina (quest’ultima, ricordiamo, inizialmente pensata come farmaco dalla Bayer) il nome salta fuori subito, lo stesso con anfetamine e metanfetamine che, anche quelle, un tempo erano state sviluppate, appunto, come psicofarmaci (e che piano piano stanno tornando ad essere tali nella cure, ad esempio, della sindrome da stress post-traumatico dei veterani USA, carne da cannone di questa rivoluzione psichiatrico-farmaceutico-psichedelica).

 

Ebbene, Carlson, al suo solito, è riuscito ad andare davvero a fondo, dipingendo il quadro totale con lucidità strabiliante – e straziante.

 

«Una cosa che quasi tutti gli assassini di massa hanno in comune quasi tutti, con alcune ma poche eccezioni, sono tutti giovani alienati. Questo è il filo conduttore. Sono giovani. Sono maschi. Sono pazzi».

 

«Ci sono molti giovani uomini in America che improvvisamente assomigliano e si comportano molto come questo ragazzo» dice Carlson parlando di Robert Crimo, il giovane, bizzarro massacratore della parata del 4 luglio a Highland Park vicino Chicago. «Non è un attacco. È proprio vero. Come Crimo, abitano in un solitario mondo fantastico di social media, porno e videogiochi. Il loro sballo per l’erba approvata dal governo. “Fuma ancora un po’. Ti fa bene”».

 

Viene toccato qui il grande tabù, ossia l’equivalenza delle droghe psicotropiche nell’alterazione del cervello dei giovani. E la consapevolezza della catastrofe socio-economica generazionale in corso.

 

«Sono intorpiditi dagli infiniti farmaci psicotropi che vengono distribuiti in ogni scuola del Paese da pazzi che si atteggiano a consulenti e, naturalmente, [questi giovani]sono arrabbiati. Sanno che le loro vite non saranno migliori dei loro genitori. Saranno peggio. Questo è  garantito. Lo sanno».

 

«Non sono così stupidi eppure, le autorità nelle loro vite, per lo più donne, non smettono mai di far loro lezione sul loro cosiddetto privilegio. Sei maschio. Sei un privilegiato. Immaginalo. Prova a immaginare una vita più malsana e infelice di quella».

 

«Quindi, molti giovani in America stanno impazzendo. Siete sorpreso? E a proposito, a un numero incredibilmente alto di loro sono stati prescritti farmaci psicotropi dai loro medici, SSRI o antidepressivi, e ciò includerebbe un bel po’ di sparatorie di massa».

 

«Tenete presente che, ancora una volta, questi farmaci hanno lo scopo di prevenire comportamenti folli e tuttavia sembra esserci una connessione. Eric Harris, l’assassino della Columbine era sotto Zoloft e Luvox. Un anno prima, un quindicenne di nome Kip Kinkel ha sparato ai suoi genitori e a dozzine di compagni di classe. Era sotto Prozac. Nel 2005, un sedicenne di nome Jeff Weise ha ucciso suo nonno e dieci bambini in Minnesota. Anche lui prendeva il Prozac. Così è stato il 27enne Steven Kazmierczak che ha ucciso sei persone alla Northern Illinois University. Nel 2012, potreste ricordare quando il 25enne James Holmes è entrato in un cinema e ha sparato a 82 persone. Era su Zoloft».

 

«L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Include il tiratore al Washington Navy Yard nel 2013. Sarebbe Aaron Alexis, 34 anni. Include anche Dylan Roof. È il ventunenne che ha sparato alla chiesa di Charleston. Apparentemente era un razzista e ne abbiamo sentito parlare molto. Bene, ma non abbiamo sentito quasi nulla del fatto che stava prendendo SSRI, lui e molti, molti altri. Non dovreste notarlo, ma alcuni lo hanno fatto».

 

È una lista che il lettore di Renovatio 21 ha già visto. Questo sito ha cercato di aggiornarla con quella dei possibili incidenti aerei di piloti sotto psicofarmaci.

 

«Il Journal of Political Psychology una volta ha assemblato un elenco di altre dozzine di omicidi di massa, tutti commessi da giovani, giovani uomini con farmaci da prescrizione. Quindi, c’è una connessione? Beh, non lo sappiamo definitivamente. Sappiamo che ci sono molti più farmaci che vengono assunti dai bambini e dall’intera popolazione. Chi non sta assumendo farmaci da prescrizione a questo punto? Tra il 1991 e il 2018, le prescrizioni totali di SSRI negli Stati Uniti sono aumentate di oltre il 3.000%. Tremila per cento!»

 

Carlson affonda il colpo sulle psicodroghe legali, e i numeri che dimostrano il disastro umano che si aggrava di anno in anno.

 

«Il 3.000% di qualsiasi cosa è un enorme cambiamento. Non si vedono cambiamenti del genere, ma lo scopo di questo cambiamento era rendere gli americani più calmi, più sani, più felici. Prendi questi farmaci e i tuoi problemi andranno via. Sì, diventerai insensibile. Perderai parte di te stesso. Non provi più una gioia profonda. Diventerai in parte robot, ma almeno non vorrai ucciderti o fare del male ad altre persone. Questa era la promessa».

 

«3.000%. Ha funzionato? Vediamo. Nello stesso periodo, il tasso di suicidi negli Stati Uniti è balzato del 35%. Ha funzionato? Bene, milioni di persone hanno preso farmaci anti-suicidio e siamo finiti con molti più suicidi. Quindi, forse non funziona».

 

Eterogenesi dei fini della psicofarmaceutica di massa: invece che curare, gli psicofarmaci ingenerano doloro e caos, nell’individuo e nella società. Invece che calare grazie alla tecnologia psicotropica liberamente prescritta al popolo, il tasso di suicidi non fa che aumentare.

 

«È possibile che stia peggiorando il problema, secondo voi? Bene vediamo. Nello stesso periodo anche le sparatorie di massa sono aumentate notevolmente. Ecco un grafico che lo mostra».

 

«Ora gli idioti su Twitter urlano sempre la stessa cosa. La correlazione non è causalità. Tutto bene. Qualunque cosa significhi. Ma diteci, idioti, cosa sta succedendo esattamente? Cosa significa quel grafico?»

 

Ecco quindi ammessa la verità sui Black Box Warning, gli annunci evidenziati nei bugiardini di questi farmaci.

 

«Sappiamo che gli SSRI sono pericolosi. Lo dicono proprio sull’etichetta. Aumentano “il rischio di ansia, agitazione, irritabilità, ostilità, aggressività, impulsività e mania”. Oh, non è un grosso problema. Non è causalità. Allora cos’è? Secondo un meta-studio della FDA, i giovani a cui è stato prescritto SSRI hanno un aumento del tasso di suicidio. Oh, aspetta. Altri suicidi? Non avrebbero dovuto ridurre i suicidi, ma stiamo ottenendo più suicidi? Fermiamoci lì, ma non ci fermiamo. Stiamo accelerando».

 

Quindi, si passa alla questione Big Pharma.

 

«Questo sembra un problema enorme ed estremamente ovvio, estremamente ovvio. Le persone non sono se stesse. Stanno assumendo droghe che sembrano causare il comportamento che le droghe sono progettate per prevenire. Perché non ne parlano in TV? Oh, vediamo. Nel 2020, l’industria farmaceutica ha speso oltre 4,5 miliardi di dollari in pubblicità sulla televisione nazionale in questo paese. Ora, quanto è? Bene, per dirla in un certo contesto, Pfizer ha speso di più in pubblicità nel 2020 che in ricerca e sviluppo».

 

«Ma non è stata una cattiva decisione. È stata un’ottima decisione. Le entrate di Pfizer sono raddoppiate lo scorso anno, superando gli 81 miliardi di dollari. Ora, come fanno? Bene, la campagna pubblicitaria ha dato i suoi frutti. Ha contribuito a convincere i politici a richiedere che l’intera popolazione prendesse i prodotti Pfizer, prodotti che non funzionano come pubblicizzato, che hanno ucciso un gran numero di persone ei cui effetti collaterali sono indennizzati contro le azioni legali del Congresso degli Stati Uniti».

 

«È un bel modello di business. Potresti pensare che potrebbe essere l’argomento di una storia mediatica, ma no. Nessuna storia su Pfizer. Sono pagati per essere fan della Pfizer. Pertanto, lo sono».

 

È facile a questo punto vedere come funziona la spirale del silenzio.

 

«Ora, perché? Perché i canali TV non prescrivono farmaci. I dottori lo fanno. Allora, perché la Pfizer, una compagnia farmaceutica, dovrebbe fare pubblicità in televisione? Beh, non siamo sicuri della risposta. Mettiamola così. Non trattenere il respiro in attesa che la CNN o Good Morning America facciano un pezzo investigativo incisivo sulla potenziale connessione tra farmaci da prescrizione e violenza. Probabilmente non accadrà dal momento che sponsorizzano quei canali. Continueranno a dirti che si tratta solo di armi. È tutta una questione di armi».

 

Il monologo di Tucker andava avanti e bastonava i governatori dei Democratici che vogliono restrizioni sull’uso delle armi – lo spezzone, insomma, tornava sui soliti binari della lotta per il II emendamento.

 

Tuttavia, non possiamo che alzarci in piedi ed applaudire l’incredibile colpo sferrato in prima serata, davanti a decine di milioni di americani, contro gli psicofarmaci e il loro possibile ruolo nei comportamenti violenti.

 

Dobbiamo ricordare come, di recente, anche Elon Musk si è speso, a suo modo, contro la droga psichica legale. Rammentiamo pure che dei danni subiti da ex pazienti consumatori di SSRI e benzodiazepine si cominci a raccontare in siti come il nostro, con pure qualche grande media che non riesce più a nascondere i problemi di dipendenza e i tragici effetti collaterali generati dalle caramelle psichiatriche.

 

Il muro del silenzio inizia a crollare?

 

È presto per dirlo. Soprattutto in questo momento, Big Pharma ha catturato talmente tanti miliardi al contribuente da potersi compare tutto il palinsesto pubblicitario di giornali e TV.

 

Tuttavia, noi sappiamo che sotto si muove una rete umana fatta di dottori, di ex pazienti, di attivisti che è sempre più conscia della cifra infernale dietro le false pillole della felicità, che sono forse in realtà vere pasticche di morte.

 

Il solo comprenderlo, caro lettore, è una picconata al muro infame della Necrocultura psicofarmaceutica.

 

Perché, lo sappiamo, se non fermiamo ora ce la ritroveremo per obbligo in un prossimo futuro – cui gli scienziati già hanno dato un nome, «neuroriabilitazione morale obbligatoria», prospettando somministrazioni segrete di sostanza psicoattive per il prossimi lockdown –  come ne Il Mondo Nuovo di Huxley o in The Giver – il donatore: un’intera società costretta ad impasticcarsi più volte al giorno per il supposto mantenimento di una società stabile, anche se crudele ed ingannatrice.

 

I sentimenti, come le parole, devono essere purgati: non devono nemmeno essere concepiti. Vanno riprogrammati, secondo una formula pianificata. Resettati, anche quelli. Come i vostri pensieri e le vostre opinioni – e quelli dei vostri figli.

 

Lo vedete: è quello che succede oggi sotto il vostro naso, sui media e sui social, con la censura sempre più istituzionalizzata, con le leggi anti-omotransfobiche, con gli attacchi alla libertà di coscienza e di espressione, con la persecuzione dei dissidenti, e la demonizzazione del dolore.

 

Crediamo che sia questo, unito agli psicofarmaci, a portare i giovani di oggi verso gli alti numeri di realizzazione dei desiderio di morte.

 

Abbiamo scritto in un pezzo di anni fa, che ricordava gli amici morti suicidi.

 

Sottoscrivo quanto scrissi quattro anni fa:

 

«La vita senza il dolore, ho capito, è solo desiderio di annientamento, è morte».

 

Combattere gli psicofarmaci è combattere la Cultura della Morte. È lottare per la Vita e per la sopravvivenza della Civiltà nel XXI secolo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di Gobofun via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-ND 3.0)

 

 

 

 

Psicofarmaci

Psicofarmaci SSRI e disfunzioni sessuali. Una lettrice ci manda la sua testimonianza

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Dopo gli articoli pubblicati di recente da Renovatio 21 sulla problematica degli psicofarmaci, ci scrive una lettrice, dando una testimonianza di ciò che ha passato lei.

 

Non si tratta del primo racconto di conseguenze nefaste da farmaci psichiatrici che raccogliamo, tuttavia questo, incentrato sul danno alla sfera sessuale a livello psicofisico, è rilevante e va raccontato in tutta la sua crudezza.

 

Il farmaco interessato è della classe degli SSRI, gli inibitori della ricaptazione della serotonina. Secondo studi recenti, la teoria secondo cui la depressione sarebbe cagionata da carenza di serotonina nel cervello non ha vere basi scientifiche, se ciò fosse vero l’uso di tali farmaci risulterebbe non solo inutile, ma dannoso, visto gli accertati effetti collaterali delle pasticche prescritte dal medico.

 

Il giornalista americano Tucker Carlson, l’unico in tutta la volta dei media mondiali che si sta occupando del fenomeno, la settimana scorsa ha avuto il coraggio di parlare di questo problema in prima serata, notando come se un farmaco ti ruba la libido è un po’ come se ti stesse rubando l’anima. La campagna per la verità sulle droghe psichiatriche e i suoi effetti devastanti – in ispecie, i comportamenti violenti, forse alla base di tanti orrendi fatti di cronaca – non deve fermarsi per nessun motivo al mondo: e aiuta ricordare, come abbiamo fatto, che gli psicofarmaci costituiscono ora anche un grande problema ambientale, con i pesci dei fiumi impazziti a causa del consumo umano di queste sostanze e della conseguente escrezione nelle acque reflue.

 

Ma è sull’esistenza delle persone che si abbatte il danno maggiore della filiera psicofarmaceutica.  Ringraziamo tutti coloro che come la nostra lettrice troveranno il tempo e il coraggio di mandarci una simile testimonianza. Che questo possa essere di monito a tutti coloro che leggeranno oggi e in futuro.

 

State lontani dalle psicodroghe: per il bene vostro, per il bene di chi vi sta vicino, per il bene delle future generazioni, per il bene di tutti.

 

 

 

 

Gentile redazione di Renovatio 21

 

Ho letto molti articoli in questi giorni sul nuovo studio che sottolinea che non ci sono evidenze di nessi la carenza di serotonina nel cervello e depressione.

 

Vorrei raccontarvi brevemente la mia esperienza, nella speranza che possa aumentare la consapevolezza nei lettori su quelli che sono potenziali gravi rischi dei farmaci antidepressivi comunemente prescritti oggi.

 

Nove anni fa soffrivo di depressione. La depressione probabilmente era con me già da molto tempo, fin dall’adolescenza, a causa di traumi nella crescita, ansia sociale, solitudine, poca autostima.

 

Ho accettato quindi di prendere un antidepressivo. Mi è stato prescritto il Citalopram e l’ho preso per 10 mesi.

 

Ebbene, il farmaco mi ha aiutato in qualche modo a ridurre l’angoscia e i pensieri negativi. Oserei dire che è stato per me un riduttore di emozioni, forse in entrambi i sensi, sia di quelle buone che di quelle cattive.

 

Dato che soffrivo molto, l’effetto sul mio umore è stato positivo. Tuttavia, sin dalle prime settimane mi ha dato un effetto collaterale molto spiacevole, ovvero la disfunzione sessuale, che non mi ha abbandonato per tutti quei mesi.

 

Questo «dettaglio» mi ha spinto a sospendere il farmaco nel momento in cui ho incontrato un ragazzo con cui sono entrata in intimità.

 

Qui arrivò una «sorpresa» davvero amara e traumatizzante. Dopo aver tolto l’ultima goccia di Citalopram, ho scoperto che la mia normale reattività sessuale non stava affatto tornando!

 

Ho aspettato diversi giorni, ho aspettato settimane, e la preoccupazione aumentava.

 

Lo psichiatra mi diceva che non potevo attribuire questi problemi al farmaco «che era ormai fuori dal mio organismo». Ma le prove erano schiaccianti: prima del farmaco non avevo mai avuto nemmeno l’ombra di tali problemi!

 

Questa disfunzione sessuale causata dallo psicofarmaco, così come da altri antidepressivi serotoninergici, è chiamata Disfunzione Sessuale Post-SSRI (PSSD). L’ho scoperta da sola attraverso ricerche su internet.

 

Il mio psichiatra non ne era a conoscenza e sono stata io a portargli la documentazione scientifica su case report e review esistenti dal 2006.

 

La PSSD può comparire anche dopo sole poche dosi, o dopo anni di trattamento che non dava particolari problemi, e può presentarsi come una continuazione di effetti insorti durante il trattamento o emergere al momento della sospensione del trattamento, e protrarsi per anni, decenni – in altre parole può essere permanente.

 

Io ne soffro da allora, da quando ho consumato l’ultima goccia di Citalopram, senza alcun miglioramento.

 

Perdere la mia sessualità è stato in assoluto il trauma più grande della mia vita. Qualcosa che ha per forza un grande significato, che definisce una certa parte dell’identità della persona, delle sue aspirazioni, delle sue relazioni.

 

Ora non ho perso del tutto il desiderio di intimità; i sintomi più evidenti della PSSD nel mio caso sono la scomparsa della risposta eccitatoria e l’orgasmo, che è diventato difficile da raggiungere ed è meccanico e diverso, non più davvero piacevole.

 

Ci sono altri sintomi che spesso accompagnano le disfunzioni sessuali in altre persone affette da PSSD, che sono uomini e donne, anche giovanissimi, come il forte ottundimento emotivo e l’anedonia generalizzata; ho letto le loro descrizioni nei gruppi di pazienti affetti da PSSD e ho capito che alcune dosi di antidepressivo SSRI/SNRI possono rovinare completamente la vita di alcune persone «sfortunate» (probabilmente per via di vulnerabilità genetiche) in modo attualmente imprevedibile.

 

Gli antidepressivi sono spesso prescritti per situazioni lievi e temporanee, e per una varietà sempre più ampia di problematiche, considerati «efficaci, sicuri e versatili»… ed anche se solo una minoranza di persone rimane danneggiata dalla sindrome post-SSRI, il solo fatto che questo rischio esista dovrebbe rendere la prescrizione di questi farmaci molto più accorta!

 

Conosco sempre più giovani che vorrebbero poter tornare indietro per non prendere mai quel «banale» antidepressivo, dei cui gravi rischi non erano neppure stati avvisati.

 

I pazienti, dopo essere stati feriti e abbandonati dal sistema sanitario, si trovano in community online sempre più numerose e cercano di finanziare con donazioni la ricerca scientifica sulla PSSD nella speranza di trovare una cura, di ritrovare se stessi.

 

Grazie per avermi ascoltato.

 

 

L.A.

 

 

 

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Ma quale «squilibrio chimico» nel cervello: la depressione «non è causata da bassi livelli di serotonina»

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Bassi livelli di serotonina non causano la depressione, secondo un’importante studio di revisione sulla materia da parte dell’University College of London, che nega con decisione la teoria dello «squilibrio chimico» presente nel cervello da curarsi con droghe vendute dalla grandi farmaceutiche.

 

Tale studio scientifico mette quindi in discussione la sempre crescente dipendenza della società da antidepressivi come il Prozac, lo Zoloft e il Citalopram, che sono droghe psichiatriche di tipo SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) prescritte a centinaia di milioni di pazienti in tutto il mondo.

 

Lo studio dell’UCL, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, ha analizzato 17 recensioni precedenti risalenti al 2010 e costituite da dozzine di prove individuali.

 

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina sono progettati per aumentare i livelli della serotonina, ritenuta quindi sostanza chimica legata al benessere.

 

Secondo i ricercatori londinesi non ci sono «prove convincenti» che la depressione sia causata da uno squilibrio della sostanza chimica. I ricercatori hanno scoperto che non c’era differenza nei livelli di serotonina tra le persone con diagnosi di depressione e le persone sane, nonostante i sondaggi suggeriscano che fino al 95% del pubblico crede che sia così.

 

Parimenti, un abbassamento artificiale dei livelli di serotonina nei volontari sani non li ha portati a sviluppare la depressione.

 

L’autrice principale dello studio, la professoressa Joanna Moncrieff, ha puntualizzato che di fatto «la popolarità della teoria dello “squilibrio chimico” ha coinciso con un enorme aumento dell’uso di antidepressivi».

 

Cioè, aggiungiamo noi, con la fortuna delle case farmaceutiche con investimenti nel settore delle psicodroghe legali.

 

«Migliaia soffrono di effetti collaterali degli antidepressivi, inclusi gravi effetti di astinenza che possono verificarsi quando le persone cercano di fermarli, ma i tassi di prescrizione continuano ad aumentare» continua la psichiatra inglese.

 

«Riteniamo che questa situazione sia stata in parte causata dalla falsa convinzione che la depressione sia dovuta a uno squilibrio chimico. È giunto il momento di informare il pubblico che questa convinzione non è radicata nella scienza».

 

«Possiamo tranquillamente affermare che dopo una vasta quantità di ricerche condotte nel corso di diversi decenni, non ci sono prove convincenti che la depressione sia causata da anomalie della serotonina, in particolare da livelli più bassi o ridotta attività della serotonina» dice la studiosa.

 

«Dare alle persone questo tipo di disinformazione impedisce loro di prendere una decisione informata sull’opportunità di assumere antidepressivi o meno».

 

Poi l’ammissione più sconcertante di tutte.

 

«Non capiamo esattamente cosa stanno facendo gli antidepressivi al cervello».

 

Il che vuol dire, milioni di persone drogate con farmaci di cui non si conoscono i meccanismi di azione, e i cui effetti sono trascurabili, mentre gli effetti paradossi sono serissimi: dipendenza, impotenza e crollo della libido, torpore, stati di disperazione che possono culminare in idee violente.

 

Secondo i dati pubblicati dal Daily Mail, in Gran Bretagna un adulto su sei e circa il 13% degli americani assumono antidepressivi. I dati del NHS mostrano che c’è stato un aumento delle prescrizioni distribuite in Inghilterra, con 8,3 milioni di pazienti che le hanno prese nel 2021/22, il 6% in più rispetto all’anno precedente.

 

«I pazienti depressi possono anche essere colpiti da sintomi di astinenza paralizzanti quando cercano di togliere le pillole» scrive il quotidiano inglese riguardo agli SSRI. «Allo stesso tempo, una serie di studi ha suggerito che non funzionano meglio di un placebo».

 

«Essere coinvolti in questa ricerca mi ha aperto gli occhi e sembra che tutto ciò che pensavo di sapere fosse stato capovolto» ha dichiarato un coautore dello studio, lo psichiatra e docenti Mark Horowitz.

 

Varie sigle inglesi come la oyal College of Psychiatrists (RCP) ha risposto allo studio esortatndole persone depresse a continuare a prendere i loro farmaci. Alcuni psichiatri sentiti dal giornale inglese hanno detto di non raccomandare «a nessuno di interrompere l’assunzione dei loro antidepressivi sulla base di questa revisione» e che la revisione «non cambia» le prove che gli antidepressivi funzionano.

 

Lo studio, tuttavia, non sfiora nemmeno il vero elephant in the room: la sensazione, sempre più diffusa tra gli osservatori attenti, che l’uso massivo di SSRI possa essere correlato ad un aumento dei suicidi come pure alle stragi apparentemente inspiegabili nelle famiglie e nei luoghi pubblici come scuole etc. e perfino agli incidenti aerei.

 

Come riportato da Renovatio 21, riguardo al rapporto tra psicofarmaci e violenza, crediamo tuttavia che il muro stia crollando.

 

Ad ogni modo, non siamo sicuri di aver già visto una situazione in cui un farmaco senza vera base scientifica alle spalle sia distribuito, su pressione dell’apparato medico e statale, a decine di milioni di persone.

 

Come dite? Il vaccino mRNA?

 

Sì, è un buon esempio, forse il più grande di tutti i tempi.

 

Tuttavia non è il solo.

 

 

 

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Incidenti aerei provocati da piloti suicidi

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Un recente articolo di Bloomberg mette in luce un rischio materiale ma sottovalutato dai viaggiatori: i piloti di linea suicidi.

 

Tale pericolo è stato sottolineato dall’incidente di marzo di un volo China Eastern Airlines 5735 che ha ucciso 132 persone. La bizzarra traiettoria del jet ha immediatamente suscitato sospetti di omicidio-suicidio: dall’altitudine di crociera, il Boeing 737-800 è precipitato in un’immersione quasi verticale, precipitando di oltre 25.000 piedi in due minuti. Le informazioni dal registratore dei dati di volo mostrano che la picchiata è stata avviata con i comandi della cabina di pilotaggio.

 

 

Secondo i calcoli di Bloomberg, gli omicidi-suicidi di piloti rappresentano la seconda causa di morte nell’aviazione civile nell’ultimo decennio, tuttavia, «se l’incidente della Cina orientale sarà confermato come l’ultimo suicidio di questo tipo, significherà che le morti dovute ad atti intenzionali sono ha superato tutte le altre cause dall’inizio del 2021».

 

Diviene così chiaro che, con i malfunzionamenti degli aerei e gli errori dei piloti che causano un numero molto inferiore di morti rispetto a appena due decenni fa, gli omicidi-suicidi dei piloti rappresentano una percentuale sempre più ampia di decessi.

 

I sondaggi sui piloti di linea mostrano che il loro tasso di contemplazione del suicidio rispecchia il tasso del pubblico in generale, con il 4-8% che indugia in fantasie di morte.

 

L’individuazione di tali tendenze è estremamente difficile e gli autori di voli suicidi in passato generalmente non hanno dato segni della loro volontà mortifera.

 

Notevoli voli confermati o sospetti per omicidio-suicidio di piloti includono:

 

  • Volo Germanwings 9525 (2015).  Un copilota che è stato curato per ideazione suicidaria ha bloccato il pilota fuori dalla cabina di pilotaggio e ha regolato l’autopilota per far volare l’Airbus 320-211 su una montagna nelle Alpi francesi a nord-ovest di Nizza. È stato detto che il copilota suicida-stragista  aveva nascosto i suoi problemi psicologici alla compagnia aerea.

 

  • Volo Malaysian Airlines 370 (2014). Un Boeing 777-200ER in viaggio da Kuala Lumpur a Pechino si è girato poco prima di raggiungere il Vietnam e ha sorvolato l’Oceano Indiano, dove si ritiene si sia schiantato. Il transponder dell’aereo è stato spento nel momento in cui ha deviato dal piano. Nonostante la ricerca più costosa nella storia dell’aviazione, l’aereo non è mai stato trovato, solo pezzi che sono andati alla deriva per grandi distanze.

 

  • Volo LAM Mozambico Airlines 470 (2013). A metà strada verso la sua destinazione, un twinjet Embraer E190 si è schiantato contro un parco nazionale in Namibia. Gli investigatori hanno stabilito che, dopo aver bloccato il suo copilota fuori dalla cabina di pilotaggio, il pilota ha regolato manualmente le impostazioni del pilota automatico. Il registratore vocale della cabina di pilotaggio ha catturato il suono dei colpi alla porta della cabina di pilotaggio.

 

  • Volo EgyptAir 990 (1999).  Trenta minuti dopo essere partito dall’aeroporto JFK di New York, un Boeing 767-300 è entrato improvvisamente in una rapida discesa in cui si è avvicinato alla velocità del suono. Gli investigatori dell’NTSB hanno determinato che un copilota ha chiesto di assumere i controlli. Quando il capitano è andato in bagno, l’autopilota è stato disconnesso. Quando il pilota è tornato, ha chiesto «Cosa sta succedendo? Cosa sta succedendo?» il copilota ha risposto ripetutamente: «Mi affido a Dio».

 

Nel denso articolo di Bloomberg, tuttavia, manca un ingrediente che potrebbe essere preponderante negli episodi di aerei di linea schiantati da piloti suicidi: l’utilizzo di psicofarmaci, in ispecie gli SSRI come la fluoxetina (venduta al banco come Prozac), Citalopram (Cipramil, Elopram) e poi la popolarissima sertralina (conosciuta ai più come Zoloft).

 

Gli SSRI hanno qualcosa di davvero paradossale: il medico che li prescrive e il bugiardino nella confezione insistono sul come, nelle prime settimane di trattamento, potrebbero aumentare i pensieri suicidi, le fantasie distruttive, l’aggressività.

 

Nel caso Germanwings, l’uso di droghe psicofarmaceutiche sembra sia stato appurato. L’indagine scoprì che il pilota era stato curato per tendenze suicide, e aveva cercato in rete «modi per suicidarsi» poco prima. Più discretamente, invece, fu detto che il pilota suicida-stragista utilizzava «psicofarmaci prescritti», e cioè, secondo alcune fonti tedesche, «antidepressivi».

 

«Prima degli SSRI, i piloti di linea trattati per depressione erano squalificati dall’utilizzo di aeromobili. I primi farmaci per curare la depressione, gli antidepressivi triciclici, avevano effetti collaterali fortemente sedativi e potevano anche causare problemi di equilibrio, concentrazione e pressione sanguigna. La responsabilità dei piloti che assumevano triciclici, come imipramina o amitriptilina, era che questi effetti collaterali potevano interferire con il funzionamento di un aeroplano» scriveva anni fa, dopo il caso del 2015, un articolo di approfondimento di Forbes se «gli antidepressivi possono aver causato la tragedia di Germanwings».

 

Alla lista dei voli maledetti data da Bloomberg manca il Royal Air Maroc 630, schiantatosi su monti dell’Atlante, 10 minuti dopo il decollo uccidendo 44 persone, che fu con enorme probabilità fatto precipitare volontariamente dal pilota. Si parlò di una delusione d’amore subita dall’uomo ai comandi, tesi tuttavia contestata da colleghi e famigli.

 

Quindi a noi resta da chiedere: e se il pilota fosse stato portato dagli squilibri neurochimici dovuti ai farmaci assunti a covare tali azioni ultra-distruttive, come specificato come rischio collaterale dal bugiardino?

 

Guardare al suicidio come causa di quegli orrendi incidenti aerei, e non a sue possibili cause farmaceutico-regolatorie, è come guardare al dito invece che alla luna.

 

Chi mai oserò sfidare Big Pharma e iniziare un serio discorso anche su questo rischio?

 

 

 

 

 

 

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