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Psicofarmaci

Gli psicofarmaci dietro agli omicidi di massa?

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Nonostante i pluriomicidi generalmente impugnano pistole, un’altra caratteristica comune è che spesso nel loro sangue hanno psicofarmaci. Tuttavia la differenza è che non sono le pistole ad avere l’effetto collaterale della «ideazione omicida».

 

Se sviluppate problemi digestivi dopo un cambiamento nell’alimentazione, cercate la causa tra i cibi che avete sempre mangiato o tra i nuovi che avete introdotto? Mentre in questo caso la risposta è ovvia, questa ragionevolezza è spiacevolmente diversa quando si analizza il nuovo fenomeno delle continue sparatorie di massa: molti incolpano i vecchi “cibi” – le pistole in questo caso – e ignorano la nuova alimentazione, la cui introduzione coincide con il problema.

E parte di ciò che è nuovo è l’utilizzo diffuso degli psicofarmaci.

 

Un esempio significativo: l’aggressore di Parkland, Florida, (non useremo il suo nome aiutandolo così a raggiungere la fama che desiderava), che durante San Valentino, ha ucciso 17 persone, era in terapia per problemi emotivi, ha riferito la zia. Anche questa è storia nota.

Come ha detto David Kupelian di WND.com, del resto lo schema è sempre lo stesso: mentre la notizia su un «colpevole» impazza, un parente confida ad un giornale che il «giovane problematico» che ha commesso la strage era sotto psicofarmaci – cioè quei farmaci potenti, poco comprensibili, che alterano la mente con terribili effetti collaterali tra cui l’«ideazione suicida» e l’«ideazione omicida».

Lo schema è sempre lo stesso: mentre la notizia su un «colpevole» impazza, un parente confida ad un giornale che il «giovane problematico» che ha commesso la strage era sotto psicofarmaci – cioè quei farmaci potenti, poco comprensibili, che alterano la mente con terribili effetti collaterali tra cui l’«ideazione suicida» e l’«ideazione omicida»

 

Eppure, lamenta Kupelian, i media hanno scarso interesse ad indagare questo problema. I politici idem.

A differenza delle armi, le droghe legali non sono un argomento interessante che può essere utilizzato per spaventare la gente e ottenere voti. Oltretutto, come riportato l’anno scorso dal Guardian, «le aziende farmaceutiche spendono molto più di qualsiasi altra industria per influenzare i politici», avendo versato «quasi $ 2,5 miliardi alle lobby ed al finanziamento dei membri del Congresso negli ultimi dieci anni». Fateci caso: ciò in paragone rende i contributi alla lobby delle armi microscopici.

 

Ma che dire del contributo della farmaceutica a queste stragi?

Certamente correlazione non significa causalità, ma può fornire indizi rispetto a dove stia la causa- e la correlazione tra i pluriomicidi e l’uso di psicofarmaci esiste senza ombra di dubbio.

 

Consideriamo il caso di Newtown, Connecticut, il sicario Adam Lanza (forniamoi nomi degli autori dei reati più vecchi), che nel 2013 uccise 26 persone alla scuola elementare Sandy Hook.

Anche lui, secondo l’amica di famiglia Louise Tambascio, era in terapia. Questo è tutto ciò che abbiamo sentito a riguardo, tuttavia; come sottolinea Kupelian, «a livello giornalistico c’erano poca curiosità ed interesse».

 

Ma dovrebbero esserci. Come rende noto anche Kupelian: «Dato di fatto: un numero inquietante di autori di sparatorie nelle scuole e di similari omicidi di massa nella nostra era moderna erano sotto – o appena usciti da – uso di psicofarmaci».

Dato di fatto: un numero inquietante di autori di sparatorie nelle scuole e di similari omicidi di massa nella nostra era moderna erano sotto – o appena usciti da – uso di psicofarmaci

 

 

Poi riporta alcuni esempi :

 

• Il pluriomicida Columbine Eric Harris stava assumendo Luvox – come Prozac, Paxil, Zoloft, Effexor e molti altri, un tipo di antidepressivo moderno e ampiamente prescritto chiamato inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina, o SSRI. Nel 1999 insieme al compagno di scuola Dylan Klebold, Harris sparò e uccise 13 persone e ne ferì 24 nell’ennesimo scatto d’ira. Il produttore del Luvox, la Solvay Pharmaceuticals ammette che durante gli studi clinici controllati a breve termine, il 4% dei bambini e dei giovani che assumevano Luvox – 1 su 25 – sviluppava mania, un pericoloso disturbo mentale incline alla violenza caratterizzato da estrema frenesia e allucinazione.

 

• Il venticinquenne Patrick Purdy ha ucciso 5 bambini e ne ha feriti 30 in una sparatoria nel cortile di una scuola a Stockton, in California, nel 1989. Stava assumendo amitriptilina, un antidepressivo, così come la torazina, farmaco antipsicotico.

 

• Kip Kinkel, 15 anni, nel 1998 ha ucciso i suoi genitori ed il giorno dopo è andato nella sua scuola, Thurston High a Springfield, Oregon, e ha aperto il fuoco sui suoi compagni di classe, uccidendone due e ferendone altri 22. Gli era stato prescritto sia il Prozac che il Ritalin.

 

Leo Hohmann di WND aggiunge all’elenco quanto ha riferito nel 2015:

 

• Aaron Ray Ybarra, 26 anni, di Mountlake Terrace, a Washington, secondo quanto riportato, nel giugno del 2014 ha aperto il fuoco con un fucile alla Seattle Pacific University, uccidendo uno studente e ferendone altri due. Ad Ybarra «era stato prescritto Prozac e Risperdal per aiutarlo con i suoi problemi».

 

• Jose Reyes, lo studente di seconda media del Nevada che nell’ottobre 2013 «è andato su tutte le furie nella sua scuola, in quel momento stava prendendo un antidepressivo [Prozac]…»

 

• Il 16 settembre 2013, l’assalitore della Navy Yard, Aaron Alexis ha riempito di proiettili gli impiegati e in una mensa, uccidendo 13 persone, incluso se stesso. Ad Alexis era stato prescritto [un antidepressivo generico] Trazodone dal medico degli Affari dei Veterani.

 

• Nel 1988, la 31enne Laurie Dann fece una carneficina in un’aula di secondo grado a Winnetka, Illinois, uccidendo un bambino e ferendone sei. Aveva preso l’antidepressivo Anafranil e anche il litio, usato da tempo per curare la mania.

 

• A Paducah, nel Kentucky, alla fine del 1997, il quattordicenne Michael Carneal, figlio di un importante avvocato, si recò a Heath High School e iniziò a sparare agli studenti in un incontro di preghiera nella hall della scuola, uccidendone tre e lasciandone un altro paralizzato. Si dice che Carneal assumesse Ritalin.

 

La verità è che, poiché la mente umana è complessa e non del tutto compresa, assumere farmaci che alterano la mente è una proposta rischiosa. Anche le case farmaceutiche riconoscono questo, anche se non proprio pubblicamente

• Nel 2005 il sedicenne Jeff Weise, residente nella riserva indiana del Lago Rosso del Minnesota, sparò e uccise nove persone e ne ferì altre cinque prima di uccidersi. Weise stava prendendo il Prozac.

 

• Il 47enne Joseph T. Wesbecker, nel 1989, giusto un mese dopo aver iniziato ad assumere il Prozac, ha ucciso 20 lavoratori alla Standard Gravure Corp. a Louisville, Kentucky, uccidendone nove. Eli Lilly, azienda produttrice del Prozac in seguito si è accordata con i sopravvissuti che fecero causa.

 

E ci sono molti, molti altri esempi.

 

Naturalmente, anche rispetto alla correlazione, siamo di fronte al problema dell’uovo e della gallina: è più probabile che una persona che prende psicofarmaci rende possa impazzire e commettere terribili omicidi, o è quella gente pazza che è candidata a commettere terribili omicidi ed è più probabile che le vengano prescritti farmaci psichiatrici?

In realtà, molto probabilmente entrambe le cose.

 

La verità è che, poiché la mente umana è complessa e non del tutto compresa, assumere farmaci che alterano la mente è una proposta rischiosa.

Anche le case farmaceutiche riconoscono questo, anche se non proprio pubblicamente, intendiamoci.

 

Come scrive Kupelian dopo aver messo in relazione il caso di Andrea Yates, che nel 2001 annegò i suoi cinque figli mentre era in cura con l’antidepressivo Effexor:

 

Nel novembre 2005, più di quattro anni dopo che Yates annegò i suoi figli, il produttore di Effexor, la Wyeth Pharmaceuticals, silenziosamente aggiunse «ideazione omicida» all’elenco dei «rari eventi avversi».

Nel novembre 2005, più di quattro anni dopo che Yates annegò i suoi figli, il produttore di Effexor, la Wyeth Pharmaceuticals, silenziosamente aggiunse «ideazione  omicida» all’elenco dei «rari eventi avversi».

 

La Medical Accountability Network, un’organizzazione non-profit privata focalizzata su questioni di etica medica, criticò pubblicamente la Wyeth, affermando che il rischio di «ideazione omicida»  dell’Effexor non era stato correttamente diffuso e che l’azienda mancò di mandare lettere ai medici o di distribuire etichette di avvertimento che annunciavano cambiamento.

 

E cosa significa esattamente «rari» nella frase «eventi avversi rari»?

La Food and Drug Administration (FDA) la identifica come reazione avvenuta meno di 1 su 1.000. Ma dato che negli Stati Uniti sono state compilate nello stesso anno 19,2 milioni di prescrizioni per Effexor, statisticamente questo significa che migliaia di americani potrebbero sperimentare «istinti omicidi» – pensieri omicidi – come conseguenza dell’assunzione di farmaci antidepressivi anche solo di questa marca.

Tra l’altro Effexor è il farmaco più venduto dalla Wyeth, che recentemente in un anno ha portato oltre $ 3 miliardi di vendite, rappresentando quasi un quinto dei ricavi annuali dell’azienda.

 

Per evitare la cattiva pubblicità che ciò comporterebbe, le aziende farmaceutiche spendono centinaia di milioni di dollari per accantonare richieste di risarcimento extragiudiziali e spesso li nascondono con accordi di riservatezza.

Quindi, dopo aver menzionato il caso del dodicenne Christopher Pittman, assassino dei suoi nonni, Kupelian denuncia che «le note reazioni avverse al farmaco» Paxil – secondo l’etichetta approvata dalla FDA – includono tra gli altri «mania», «insonnia», «ansia», «agitazione», «confusione», «amnesia», «depressione», «reazione paranoica», «psicosi», «ostilità», «delirio», «allucinazioni», «pensiero anormale», «depersonalizzazione» e «mancanza di emozioni».

 

Infatti, come ha scritto nel 2009 WCGH, «Uno studio mostra che un quarto di tutti i bambini che assumono psicofarmaci come Paxil e Zoloft diventano pericolosamente violenti e/o con tendenze suicide».

 

Certo, se questi farmaci rappresentano una tale minaccia, dovrebbe esserci un flusso di cause legali di alto profilo, giusto? Sbagliato.

Per evitare la cattiva pubblicità che ciò comporterebbe, le aziende farmaceutiche spendono centinaia di milioni di dollari per accantonare richieste di risarcimento extragiudiziali e spesso li nascondono con accordi di riservatezza.

 

Sigmund Freud, come noto, ha creduto che la cocaina, legale durante la sua gioventù, fosse la miglior cura che ci fosse mai stata per la depressione. Un tempo l’eroina prodotta dalla Bayer veniva pubblicizzata come rimedio per tutti i tipi di disturbi.

Detto questo, è improbabile che gli psicofarmaci siano i soli responsabili degli omicidi di massa, poiché molto è cambiato negli ultimi decenni.

Abbiamo assistito ad un declino della fede e all’aumento del relativismo e del nichilismo morale, che realizzano l’idea che il bene e il male sono semplici «prospettive».

Il divertimento è diventato sempre più decadente e irragionevolmente violento (si noti che l’ascesa di Internet è quasi coincisa con l’inizio di ripetute sparatorie di massa).

La famiglia ha continuato a disintegrarsi e gli americani oggi, immersi nell’elettronica, sono spesso più legati alle cose che alle persone.

Infine la fama che porta commettere un massacro può essere allettante per le persone sole e disturbate, generando così i crimini degli imitatori

Questo per citare solo alcuni fattori, ma con evidenza si tratta di un problema sistemico.

 

Nondimeno, aggiungere farmaci che alterano la mente a questa equazione non porta a nulla di buono, e questo mi riporta alla mia storia.

Conoscevo un uomo di buon carattere che era il simbolo della calma, che aveva qualche problema e alla quale era stato prescritto un antidepressivo da uno psichiatra (che non lo aveva mai trattato prima). Bene, ha mandato giù una pillola – l’unica da sempre. Nel suo caso, è bastato. Quindici minuti più tardi, è andato su tutte le furie e non è mai più stato lo stesso. Instabilità mentale, irrazionalità e alcuni episodi violenti – in una parola, pazzia – avrebbero segnato il resto della sua vita.

 

Oggi, con un americano su sei sotto psicofarmaci, forse dovremmo tenere a mente che solo perché un farmaco è legale non significa che questo non ti porterà dalla parte opposta della sanità mentale

Sigmund Freud, come noto, ha creduto che la cocaina, legale durante la sua gioventù, fosse la miglior cura che ci fosse mai stata per la depressione.

Un tempo l’eroina prodotta dalla Bayer veniva pubblicizzata come rimedio per tutti i tipi di disturbi.

 

Oggi, con un americano su sei sotto psicofarmaci, forse dovremmo tenere a mente che solo perché un farmaco è legale non significa che questo non ti porterà dalla parte opposta della sanità mentale.

 

 

Fonte: The New American

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Psicofarmaci

Elon Musk contro gli psicofarmaci

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Elon Musk, uomo più ricco del mondo e recente compratore della piattaforma social media Twitter, lo scorso venerdì si è scagliato contro gli psicofarmaci.

 

Ancora una volta, Musk con un tweet ha toccato un filo dell’alta tensione, ottenendo una reazione scomposta del goscismo associato a Big Pharma.

 

Elon ha postato un suo pensiero riguardo al Wellbutrin, anche noto come bupropione, sostenendo «che è molto peggio dell’Adderall» (un’anfetamina data anche ai bambini, di cui sono dipendenti larghe porzioni della popolazione studentesca e pure sportiva).

 

«Ogni volta che parla di quel farmaco droga durante una conversazione, qualcuno al tavolo ha una storia di suicidio o quasi-suicidio», ha detto il patron di Tesla riferendosi al bupropione.

 


Il commento iniziale di Musk è stato twittato in risposta a un estratto da un articolo del New York Times Magazine del 2016 intitolato «Generazione Adderall», una storia sull’abuso e sul ritiro di Adderall.

 

«Tutti pensano che la nostra società attuale sia stata causata dai social media. Mi chiedo se Adderall e le onnipresenti ricerche su Google abbiano effetti maggiori», ha scritto Marc Andreessen, l’investitore della Silicon Valley che originariamente aveva pubblicato l’estratto su Twitter.

 

Quindi, un commento anche sul Ritalin, un’altra psicodroga comune in America data ai bambini con supposta diagnosi di deficit dell’attenzione: «Un’amica mi ha appena inviato un’e-mail sulla sua brutta esperienza con il Ritalin. Meglio essere cauti con tutti i farmaci neurotrasmettitori».

 

In successivi commenti, Musk ha approfondito rivelando la sua avversità agli psicofarmaci di nuova generazione, gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), sostenendo che varie persone gli hanno rivelato come l’uso terapeutico di psichedelici li abbia aiutati più degli SSRI e delle anfetamine.

 

L’uso in ambito psicoterapico di droghe psichedeliche (dalla chetamina all’LSD alla potentissima DMT) è in questo momento discusso dalla comunità medica, e in parte già avviato da molteplici esperimenti, per esempio sui veterani USA che tornano da Iraq e Afghanistan con sindrome da stress post traumatico (PTSD).

 

C’è da notare che mentre l’uso di psichedelici avviene in ambito clinico controllato e per un periodo di tempo molto limitato, gli SSRI e le anfetamine prevedono invece un uso giornaliero domestico.

 

I cambiamenti a livello cerebrale porterebbero secondo alcuni a comportamenti violenti o suicidari: questi ultimi sono previsti come effetti collaterali possibili nel caso dei farmaci SSRI, come descritto nel black box warning nei blister di alcuni psicofarmaci venduto negli USA.

 

Non è la prima volta che Elon Musk tocca una vacca sacra di Big Pharma: per tutta la pandemia si è fatto notare per essersi schierato contro i lockdown e per la libertà vaccinale, al punto di sostenere i camionisti canadesi del Freedom Convoy.

 

Aggiungiamoci che, caso unico, il ragazzo si scaglia anche contro il calo demografico e i mercanti di morte che lo sostengono. È indimenticabili il post con l’uomo incinto a fianco di Bill Gates pubblicato di recente.

 

A questo punto, come si fa a non voler bene ad Elone?

 

 

 

 

Immagine di Steve Jurvetson via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine tagliata

 

 

 

 

 

 

 

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Essere genitori

Lockdown, depressione aumentata nei giovani

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Secondo uno studio dell’ISS la depressione avrebbe colpito gli italiani durante il lockdown con un’incidenza maggiore , con il particolare dell’aumento inedito di sintomi depressivi sulla popolazione giovanili 18-34 anni.

 

Si tratta del «primo studio italiano che abbia esaminato l’andamento temporale dei sintomi depressivi durante la pandemia in campioni rappresentativi della popolazione generale adulta, ed uno dei pochi studi nel mondo che abbia esaminato un arco temporale lungo», scrive il sito dell’Istituto statistico, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Journal of Affective Disorders.

 

Basandosi su dati di ben 55.000 interviste condotte nel  biennio 2018-2020, i ricercatore hanno rilevato un «incremento dei sintomi depressivi nel bimestre marzo-aprile 2020 con una prevalenza del 7,1% rispetto al 6,1% del 2018-19, seguito da un decremento (4,4%) nel bimestre maggio-giugno, dopo la revoca del lockdown, e poi da un nuovo e più cospicuo incremento in luglio-agosto (8,2%)».

 

«Infine è stato rilevato un ritorno graduale, entro la fine del 2020, ai livelli registrati nel biennio prima della pandemia: 7,5% nei mesi di settembre-ottobre e 5,9% a novembre-dicembre».

 

«Mentre in media la risposta della popolazione italiana depone per una buona resilienza di fronte allo stress generato dalla pandemia, un più severo peggioramento, rispetto agli anni precedenti, è stato osservato in alcune categorie demografiche, ed in particolare nei giovani (18-34 anni)».

 

Insomma, ci stanno ponendo dinanzi di fatto a una scoperta impensabile quanto sconvolgente: il lockdown è depressivo.

 

Il lockdown fa male all’animo umano – specie quello giovane.

 

Tuttavia, sappiamo che il lockdown in realtà faccia bene… alla case farmaceutiche.

 

«Le vendite di tranquillanti in farmacia si impennano del 17% rispetto al marzo del 2019 (quando invece erano state in calo annuale il mese prima), quelle degli antidepressivi e degli stabilizzatori dell’umore salgono del 13,8%, anche gli ipnotici e i sedativi salgono più o meno di altrettanto, mentre persino gli antipsicotici si impennano del 10% sull’anno prima» scriveva un articolo sul Corriere della Sera dell’ottobre 2020.

 

Non abbiamo dati, ma siamo pronti a scommettere che molte di queste persone hanno continuato ad imbottirsi di psicodroghe legali anche dopo la fine del lockdown, fornendo così il loro obolo a Big Pharma.

 

Secondo altre cifre circolate in questi mesi, gli italiani sotto psicofarmaci, sarebbero più di 10 milioni. Una porzione immensa.

 

Considerando i dubbi che è lecito nutrire sul come tali droghe alterino la mente umana, in alcuni casi ingenerando un comportamento violento, ci chiediamo quanto altro male sia stato prodotto in questa catena infame.

 

Abbiamo visto poi, in questi anni, comportamenti sempre più aberranti, e sempre più diffusi, tra i giovani.

 

Baby gang spietate, quozienti intellettivi ridotti, risse di massa che coinvolgono la popolazione giovanile di intere città, ritardi nelle relazioni e nell’apprendimento, autolesionismo, anoressia, disperazione, suicidio.

 

Ora ce lo dicono pure in faccia: è stato il lockdown.

 

Vorrebbero che annuissimo e gli stringessimo la mano. Noi in realtà, vogliamo invece che chi ha deciso questa politica di morte sia responsabilizzato.

 

Magari davanti alla Norimberga 2.0 che, statene certi, prima o poi arriverà.

 

 

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Psicofarmaci

Ennesima strage in famiglia. Ennesima storia di psicofarmaci?

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In provincia di Varese, la scorsa settimana, si è materializzata una strage famigliare. Una di quelle storie tremende che ciclicamente finiscono sui giornali.

 

Un operaio separato avrebbe ucciso la figlia di 13 anni, il figlio di 7 anni. Poi si sarebbe suicidato. Li avrebbe trucidati a coltellate mentre dormivano. Si sarebbe poi finito con la stessa modalità.

 

A quanto scrive il Corriere della Sera, l’uomo temeva che non avrebbe più rivisto i figli, «rapiti» dalla moglie, una commessa 35enne.

 

Apprendiamo che l’edile 44enne era «malato di depressione e in cura da uno psichiatra».

 

Possiamo immaginare quali siano i motivi della sua depressione, e uno potrebbe chiedersi se un problema del genere può essere medicalizzato: la risposta che dà la scienza, e dietro di essa l’industria farmaceutica è sì, certo. Come riportato da Renovatio 21, viviamo in un mondo dove si sta discutendo del fatto che il lutto potrebbe diventare una malattia da medicalizzare con le opportune terapie farmacologiche.

 

Tuttavia, è un altro l’aspetto che vogliamo sottolineare qui.

 

Un primo articolo del 22 marzo scriveva che «nella sempre imperscrutabile mente umana» (bella premessa) l’inquieto uomo in cura «potrebbe aver assunto, nella notte antecedente l’orrore, degli psicofarmaci».

 

Eccoci: la parola è saltata fuori. Psicofarmaci.

 

Qualche giorno dopo, ecco la puntualizzazione:

 

«Il medico legale non ha misteri da risolvere; semmai, potrà appurare l’assunzione di psicofarmaci, magari in quantità esagerata, da parte di Rossin, che ha assassinato dopo essersi svegliato e aver bevuto una tazzina di caffè, evitando di lasciare messaggi» scrive sempre il Corriere in un articolo successivo.

 

Ci pare assai indicativo quello che si dice qui: in pratica, nessuna questione rilevante, «semmai», si potrà annotare, en passant, la casuale presenza di psicodroghe legali che alterano personalità nel corpo dell’omicida-suicida. Come se non ci fosse alcuna correlazione possibile tra le due cose.

 

Proprio così, il mantra è valido anche qui: nessuna correlazione.

 

Siamo in effetti, ai livelli dei morti pochi minuti dopo l’assunzione del farmaco mRNA, che vengono però subito rubricati come uccisi dalla coincidenza.

 

Vi è, vi sarà, ovunque (in Italia, in USA, dappertutto) una resistenza totale a indagare i casi di comportamenti inspiegabilmente violenti in paziente sotto psicofarmaci. Lo abbiamo visto pochi giorni fa con il caso dell’ennesimo aereo che cade, forse, per intenzione suicida del pilota. L’altro grande caso di qualche anno fa, quello del volo German Wings fatto schiantare dal capitano, pare proprio possa interessare la casistica psicofarmaci-strage.

 

Alcuni gruppi americani hanno stilato una lunga lista di casi di stragisti (dai ragazzini che massacrano compagni e professori nei licei in giù) sotto psicodroghe farmaceutiche.

 

Chi segue questi casi conosce la difficoltà che giornali e forze dell’ordine rilascino qualsiasi informazione sugli psicofarmaci assunti dall’assassino. In alcuni casi, dopo mesi, qualcuno è riuscito a risalire a sostanza e marca.

 

Lo capite da voi stessi: chi paga tanta pubblicità ai giornali, alla TV, ai siti? Chi autorizza la vendita di droghe che potenzialmente possono slatentizzare mostruosamente il lato oscuro dell’essere umano?

 

Ecco perché questa congiura del silenzio.

 

Anche se, come ricordiamo, il bugiardino americano parla chiaro: per la sertralina, il più famoso SSRI (inibitore della ricaptazione della serotonina), c’è il famoso black box warning, un avvertimento evidenziato che dice che l’assunzione, nei giovani, può aumentare i propositi suicidiari.

 

Cioè, la droga legalizzata presa per stare bene, ti porta al contrario a voler infliggere la morte a te stesso, e non solo a te – possiamo solo fare ipotesi sulle apocalittiche nebbie neurochimiche che possiedono un cervello oramai completamente fuori equilibrio, e per intervento farmacologico e per carenze dell’anima.

 

Non abbiamo risposte certe: abbiamo solo idea, ripetiamo, che possa esserci un pattern. Stragi suicide e droghe cerebro-farmaceutiche. Qualcosa su cui la scienza, la politica e i media dovrebbero investigare seriamente per il bene della popolazione-

 

Qualcuno dovrebbe porci attenzione, indagare, studiare l’argomento. Abbiamo invece esempi di psichiatri critici degli SSRI o le benzodiazepine, anche solo per l’effetto di dipendenza che danno al paziente, che vengono zittiti, emarginati.

 

Tuttavia sappiamo già come funziona: «nessuna correlazione», e via.

 

Le stragi continuano. L’industria incassa. La psichiatria domina e controlla.

 

La spirale del silenzio della Cultura della Morte è all’opera.

 

 

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