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Bioetica

La vita senza il dolore

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Oggi ho appreso che l’ha fatto anche R.

È il terzo nell’arco degli ultimi 12 mesi, ma forse sto contando solo gli amici di giovinezza della mia città natale. Se aggiungo Milano, la città dove ho passato quasi un terzo del mio tempo sulla terra, il computo probabilmente sale.

Sono sincero, non ho la lucidità, o forse la voglia, di mettermi a contare quanti sono.

Ho in mente i tre di quest’anno perché sono detonati come una bomba terrorista nel tempio d’oro dei ricordi, lasciando voragini dove un tempo era il giardino degli anni più belli.

R., come L. e A., si è suicidato.

 

 

Epidemia

L’Istituto Superiore di Sanità, ente che in realtà non gode della mia simpatia, dà la sua definizione: un’epidemia «si verifica quando un soggetto ammalato contagia più di una persona e il numero dei casi di malattia aumenta rapidamente in breve tempo. L’infezione si diffonde, dunque, in una popolazione costituita da un numero sufficiente di soggetti suscettibili. Spesso si riferisce al termine di epidemia con un aumento del numero dei casi oltre l’atteso in una particolare area e in uno specifico intervallo temporale».

Hanno gridato varie volte all’epidemia di morbillo, per giustificare l’obbligo – cioè il consumo coatto per la gioia della Glaxo – dei vaccini. Lo hanno fatto magari davanti a due o tre casi di bambini contagiati.

Quindi, sono qui io davanti ad una epidemia vera, reale, pericolosa? Certamente.

Del resto la contagiosità del suicidio è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (un altro monstrum superstatale che avverso).

Del resto, iscritto all’Ordine dei Giornalisti – quindi obbligato a seguire ogni anno corsi deontologici pena la radiazione – sono informato del fatto che dei suicidi io non dovrei scrivere, neanche in questo momento:

«Le norme deontologiche indicano chiaramente le cautele con cui devono essere esposti questi casi per non provocare dei fenomeni di emulazione: ci sono dati dell’Organizzazione mondiale della sanità che dimostrano in modo chiaro che parlare dei suicidi fa aumentare il numero delle persone che decidono di togliersi la vita. E raccomandano anche la necessità di tenere al riparo da un’inutile e crudele pubblicità i familiari e i parenti già provati da un così forte dolore.

Per questo, a parte pochi, straordinari casi nei quali il diritto e il dovere di cronaca prevale sul rispetto della privacy, non devono essere divulgate le generalità di chi ha deciso di togliersi la vita e altri particolari che rendano il suicida identificabile, nel pieno rispetto della persona, che è uno dei cardini della professione, come ricordano i principi della Carta dei doveri del giornalista».

 

Necrocultura

State pensando a DJ Fabo? A Welby? Ai suicidi in Isvizzera filmati con gaudio dalle Iene? Alla piccola epidemia di suicidi tra registi scoppiata con Lizzani e Monicelli? Alla Ripa di Meana?

Sì? Se lo state facendo, è perché, lapalissianamente, i giornalisti se ne fottono: delle stesse patetiche regole che si vogliono dare, della dignità dei morti, e soprattutto della responsabilità innanzi a chi potrebbe emulare.

Vi raccontano tutto con dovizia di particolari, perché la cosa è di estrema importanza per i loro padroni: ai Signori della Necrocultura la cronaca suicida importa eccome, perché sappiamo che è in agenda.

“Il suicidio è oramai legale in Italia, e nella formula del feticidio 194/78: come morte di Stato”

 

La morte volontaria è overtonizzata da mo’. Una cosa impensabile un tempo (il girone del settimo cerchio in Dante), diviene radicale («lo fanno i samurai, i kamikaze»), poi razionale («in fondo è giusto che ognuno decida per sé»), quindi popolare («lo fanno i famosi, da Hemingway a Cleopatra»), infine legalizzata: e qui sappiamo che parliamo di una questione freschissima. Come ha titolato splendidamente Repubblica lo scorso 31 gennaio: «Biotestamento: da oggi i desideri dei malati sono legge».

Il suicidio è oramai legale in Italia, e nella formula del feticidio 194/78: come morte di Stato.

Inutile nascondersi dietro ai «paletti» democristiani: oggi riguarda il fine-vita, ma, visto che abbiamo gli esempi neerlandesi e belgi, sappiamo che si fa prestissimo a domandarsi cos’è il fine-vita, e a garantire il suicidio a carico del contribuente a giovani depressi, a persone che considerano la propria vita «completa», oppure semplicemente ad ammazzare le persone senza il loro consenso (431 eutanatizzati senza il loro consenso in Olanda nel 2015), inclusi i bambini.

Ma non è nemmeno questo quello che voglio scrivere davvero: di geremiadi politiche pro-vita, nel Paese dei Soloni antiabortisti eunuchi e dei leader cattolici sterili o esibizionisti e della demenza pro-life generalizzata, ne abbiamo già troppe.

Vorrei scrivere qualcosa di più semplice, ma al contempo profondo, e tecnico.

I suicidi che in questo stesso momento stanno bombardando la mia esistenza sono l’effetto preciso di un fenomeno epocale non molto dibattuto, del cambio di paradigma umano che interessa l’umanità occidentale da oramai più di due secoli.

 

Utilitarismo

Nella mente del mondo è stato installato un nuovo software: l’Utilitarismo.

L’Utilitarismo, che di rado si studia al liceo e nemmeno all’Università, è quella dottrina filosofica per la quale il Bene è ciò che aumenta la felicità – cioè, il piacere – degli esseri senzienti.

Nell’algebra morale degli utilitaristi, la società deve perseguire con ogni mezzo quelle azioni che aumentano la quantità di piacere della popolazione, anche a discapito di una minoranza, che può essere tranquillamente sacrificata per il bene maggiore, cioè per il piacere maggiore ( sì, la logica neo-cattolica del male minore passa soprattutto da qui).

Non stupisce che l’Utilitarismo fiorisca tra il Settecento e l’Ottocento in Inghilterra, quando la Corona d’Albione intraprendeva il saccheggio cruento dell’Africa, dell’India, e della Cina. Al sacrificio dei selvaggi depredati, corrispondeva l’estasi della borsa di Londra, che ne trasse il lucro di immani piaceri imperiali.

“Nella mente del mondo è stato installato un nuovo software: l’Utilitarismo”

 

Jeremy Bentham, oggi considerabile come il pensatore principale dell’Utilitarismo, nei suoi discorsi trattò della libertà personale ed economica (è uno dei diòscuri del liberalismo), della divisione di stato e chiesa (come da tradizione di Enrico VIII), e poi dei dei diritti degli animali (di cui fu pioniere assoluto, come riconosciuto dal padre dell’animalismo contemporaneo, il super-utilitarista ultra-abortista Peter Singer), delle punizioni corporali (alle quali preferiva un potere che estendesse un subdolo e costante controllo su tutti, inventando la prigione a Panopticon, che tanto mi ricorda, oggi, internet, dove con poco sforzo ogni tuo singolo pensiero può essere scrutato e sorvegliato), il diritto al divorzio, il diritto all’usura (scrisse Difesa dell’usura), il diritto alla sodomia (scrisse Difesa dell’omosessualità).

Come potete ben vedere, il mondo moderno ha avuto una programmazione piuttosto evidente, leggibile, direi quasi open-source.

Il mondo dei diritti, il mondo del desiderio liberato dalle rivoluzioni «civili» e «sessuali» ha fatto leva sul piacere, tanto da divenire indistinguibile dalla legge stessa dello Stato: ho diritto a ciò che desidero, ho diritto a ciò che mi dà piacere, come da morale utilitarista.

Un matrimonio invertito, una droga sintetica, un bambino in provetta.

 

Piacere

Senza la trappola del piacere, tale riprogrammazione dell’umanità non avrebbe trovato clienti.

Un’umanità fatta di puro piacere, vecchia promessa degli anni delle rivolte giovanili, sembra tutt’ora la destinazione finale del progresso.

La medicina vuole curare ogni male: Mark Zuckerberg, il padrone di Facebook e di tutti i vostri dati, ha già detto che userà i suoi miliardi per eliminare ogni malattia entro la fine del XXI secolo.

In Nordamerica sono in corso sperimentazioni di neurotecnologie per fare sparire i cattivi ricordi, così come si può essere denunciati per aver provocato sconforto in una persona semplicemente per aver parlato di un tema per loro intimamente traumatico (è il cosiddetto Trigger Warning, strumento d’azione del politicamente corretto).

Sappiamo inoltre come la principale causa di morte negli Stati Uniti in questo mondo sia l’overdose da oppioidi: droghe che i dottori americani (spalleggiati da colossi farmaceutici come la Purdue) hanno prescritto a tonnellate per eliminare il dolore dei loro pazianti.

La vita moderna, insomma, coincide con il piacere che può percepire, nell’identità assoluta dei due elementi.

Una vita disgiunta dal piacere deve terminare, perché priva del suo senso.

“La vita moderna, insomma, coincide con il piacere che può percepire, nell’identità assoluta dei due elementi. Una vita disgiunta dal piacere deve terminare, perché priva del suo senso. L’Utilitarismo è penetrato nella logica profonda dell’uomo comune. Senza piacere, cosa è la mia vita? Il depresso, convinto nel profondo che la vita sia solo piacere, non può che essere legittimato a togliersela.”

 

L’Utilitarismo è penetrato nella logica profonda dell’uomo comune. Senza piacere, cosa è la mia vita?

Essa diviene lebenunswerten leben, espressione tedesca che dai pionieri uncinati degli anni Trenta è passata a definire con esattezza la nostra epoca: «vita indegna di essere vissuta».

Lo capite bene: chi è depresso è giocoforza tagliato fuori dalla logica utilitaria – la depressione è appunto definita come anedonia, cioè incapacità di provare piacere davanti a qualsiasi esperienza.

Il depresso, convinto nel profondo che la vita sia solo piacere, non può che essere legittimato a togliersela.

E questo ammesso che la depressione esista, e non sia – come sostiene qualche psichiatra controcorrente – solo un’etichetta medica affibbiata alle umanissime condizioni della miseria e della maliconia, etichetta stampata per far vendere qualche milione di ore di psicoterapia (a differenza del Sacramento della Confessione, si paga) e qualche trilione di pastiglie psicotrope, i cui effetti-paradosso sono talmente noti che in America devono recare nel bugiardino il Black Box Warning (gli antidepressivi, debbono scrivere i foglietti illutrativi bordando il tutto con colore nero, possono amentare il rischio di suicidio).

Gli psicofarmaci, per inciso, sono l’unica vera costante di tutte le stragi nelle scuole americane (per sapere il nome del farmaco a cui era sottoposto lo sparatore bisogna in genere aspettare mesi, perché i giornali non hanno voglia di dare un dispiacere alle Big Pharma che comprano loro tanta pubblicità) e non solo quelle, basti pensare allo Zoloft di cui era imbottito il pilota della Germanwings che fece schiantare il suo aereo con tutti i passeggeri, pochi anni fa.

Il depresso, nella logica utilitarista che è oggi il software del mondo, è disfunzionale, non performante, forse neppure autonomo (aspetto principale della bioetica utilitarian di Peter Singer, che sostiene che l’handicappato o il bambino piccolo possano essere ammazzati tranquillamente: non sono autonomi né funzionali).

Il malinconico va eutanatizzato: al momento lo fa da sé, ma da ora gli darà sempre più una mano anche lo Stato biotestamentario.

“Gli psicofarmaci, per inciso, sono l’unica vera costante di tutte le stragi nelle scuole americane”

 

Consideriamo che oltre che letteralmente inutile, egli può risultare addirittura pericoloso: il suo male sporca il principio di piacere generale, potrebbe estendersi per contagio presso la restante massa gaudente.

Ci sarebbe da chiedersi quindi: e prima du tutto questo, cosa c’era?

 

Croce

Prima, cari lettori, c’era la Croce. Prima c’era la Civiltà. La Civiltà cristiana – l’unica vera Civiltà, circondata da tradizioni umane fatte di suicidi e sacrifici umani che, se sono rimaste in piedi, è solamente perché hanno copiato lo slancio dell’Europa – aveva una base semplice, chiarissima.

A quel tempo, il mondo era unito dalla Passione.

La Civiltà adorava un Dio che soffriva.

Un Dio torturato a morte, umiliato, sconfitto.

Ogni città aveva mille croci sulle sue strade e nelle sue case: sopra le Chiese, dentro le Chiese, sopra le case, dentro le case, nei racconti e nei cuori delle persone.

Che il dolore fosse una parte integrante della vita era naturale: il dolore era la cifra stessa del sacrificio di Dio per l’umanità.

“La Civiltà adorava un Dio che soffriva. Un Dio torturato a morte, umiliato, sconfitto”

 

Di più. Il dolore non solo era connaturato alla vita stessa, ma era collegato con ciò che vi stava oltre: la vita eterna domandava sacrifici, nei casi dei Santi Martiri così come delle persone comuni.

Non è il piacere che ti porta in Paradiso, e ciò – il rovescio chirale della modernità – era iscritto nella logica profonda anche del più misero uomo.

La scristianizzazione era necessaria alla costruzione della nuova umanità.

Togliere Cristo per far dimenticare il dolore, esorcizzarlo, demonizzarlo.

Sconvolgere per sempre l’insiemistica dell’esistenza: la vita non contiene il piacere e il dolore, la vita coincide con il solo piacere, se vi è dolore non è vita, quindi meglio darsi alla morte.

Credo che questa sia la motivazione primaria dell’ecatombe di amici che sto vedendo innanzi a me.

Drogati dal paradigma del piacere utilitarista, nessuno di noi oggi riesce a sentire davvero il significato vitale del dolore.

 

Terrore

Non ho scritto di loro, anche se ne avevo tanto bisogno.

Scriverò qualcosa di me, allora, e con l’ovvia vergogna del caso. Tanto per aggiungere un pensiero cristiano in più.

Perché io ho avuto tanta fortuna, più di loro, e questo adesso mi fa pure un po’ soffrire.

Ho anche io, come una enorme porzione di altri uomini, attraversato momenti di tenebra vera, assoluta. Momenti in cui il mondo aveva spezzato ogni singola fibra del mio essere, e ogni pensiero si trasformava in un’apocalisse che si inghiottiva tutto.

Ne sono uscito talvolta con uno slancio di raziocinio eroico, per esempio la comprensione che, appunto, la mia vita non coincideva con quello che mi accadeva, ma era un insieme più grande: «sono più forte di qualsiasi pensiero, di qualsiasi sensazione io possa avere», mi ritrovai un giorno a scrivere in una lettera a mia sorella. L’essere, questo dono mistico che non mi era permesso di comprendere del tutto, era più grande di qualsiasi accidente terreno. La vita era più del mio dolore e più della mia mente: comprenderlo cambiava per sempre il gioco.

“Drogati dal paradigma del piacere utilitarista, nessuno di noi oggi riesce a sentire davvero il significato vitale del dolore”

 

Altre volte, invece, ho avuto una fortuna più grande: ho avuto paura. Giunto sull’orlo terminale, ho sentito lo spavento emanato dall’unica cosa che veramente un uomo debba temere: l’Inferno.

Davanti alla reale prospettiva dell’Inferno, tutto cambiava: un oceano di dolore infinito, senza redenzione, un sistema illimitato di dolore sterile, dolore che – a differenza di quello della croce – non produce nulla, se non la propria dannazione.

Timor Dei est initium sapientiae.

Il terrore più estremo è stato il mio più grande alleato, la mia sfortuna sfacciata.

Sì.

 

Catastrofe

Voi lo capite: anche io, come quel santo vescovo francese, accuso il Concilio.

Togliere l’Inferno, svuotarlo, dimenticarlo, abolirlo come ha fatto la neo-chiesa dei Von Balthazar e dei Bergoglio è stato, al contrario, popolarlo – e, sulla Terra, aumentare a dismisura il numero dei suicidi. E degli aborti. E financo degli omicidi.

Il Concilio si mostra, anche in questo frangente, come la più grande catastrofe nella Storia dell’Uomo, in quanto esso ha permesso la riprogrammazione dell’Uomo verso la sua estinzione – e la sua dannazione.

Celebrare pubblicamente i funerali di un suicida, come oramai perfettamente normale, aggiunge una dimensione pragmatica al vortice di morte.

R., che ci ha lasciato sabato, era presente alla cerimonia in chiesa di A., che ci ha lasciato un anno fa. Al funerale di A., cui scelsi di non partecipare, vennero lette tante belle cose, vennero ascoltate le musiche preferite dell’amico morto. Nella mente di un ulteriore potenziale suicida, non un clic da poco: se me ne vado, mi ricorderanno così, tutti uniti, affranti sì, ma finalmente insieme sotto il mio segno…

“L’Ordine dei giornalisti e l’OMS quanto meno sulla carta si preoccupano del carattere contagioso del suicidio; la Chiesa di oggi invece no”

 

L’Ordine dei giornalisti e l’OMS, ho detto all’inizio, quanto meno sulla carta si preoccupano del carattere contagioso del suicidio; la Chiesa di oggi invece no.

Perché la Chiesa di oggi è davvero un ente stupido quanto assassino.

Perché la Chiesa di oggi è il vero problema, il vero nemico dell’Umanità e del Dio della Vita.

 

La vita tutta intera

Ho scritto abbastanza.

Infine, voglio dirvelo: A., L., R., e poi andando indietro ancora, P., M., G., vi ho voluto bene. Pagherei qualsiasi cosa, ora, per avervi potuto parlare anche solo per un minuto in più. Per godere di questa sostanza preziosissima, che ora mi sarà negata senza appello.

Nella mia stupida posizione di sopravvissuto, voglio farvi questa promessa.

Io lotterò per conservare la ferita che ci avete inferto: perché il dolore che sento è il centro della mia umanità, come lo è stato per l’umanità di Dio.

E quindi, la chiave della mia sopravvivenza.

Perché la vita senza il dolore, ho capito, è solo desiderio di annientamento, è morte.

E di voi invece io voglio celebrare la vita, tutta intera.

Che è stata – che è – immensamente più grande del dolore e del piacere.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Bioetica

I dilemmi bioetici dei medici francesi in missione militare nel Sahel

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I medici nei Paesi sviluppati si occupano sempre di questioni etiche, ma raramente sono drammatiche o strazianti. Un articolo su BMC Medical Ethics descrive alcune delle questioni etiche che devono affrontare i medici che lavorano con i militari francesi in Mali e Ciad nell’Operazione Barkhane.

 

Ci sono circa 200 medici e infermieri con i militari francesi dispiegati nella regione del Sahel. L’obiettivo della Francia è aiutare a combattere il terrorismo islamico, oltre a contribuire allo sviluppo politico ed economico.

 

I Paesi di quest’area sono tra i più poveri al mondo. Una cifra dice tutto. La cifra globale per i letti ospedalieri è di 26 per 10.000 persone. In Mali è 1 – e gli ospedali sono nelle città, lontano dalla maggior parte della popolazione.

 

Tutte le decisioni difficili relative al trattamento dei civili o dei prigionieri (PUC).

 

Le seguenti citazioni sono tratte da interviste realizzate dagli autori dell’articolo.

 

Chi serve un medico militare?

 

«È discutibile quanto senso abbia portare un’arma e uno stetoscopio nella stessa borsa. Mi vedo come un supporto, non come un combattente. La mia arma è lì solo per autodifesa».

 

Chi dovrebbero curare?

 

«Ho dovuto fare i conti con risorse limitate. Il primo giorno, ho in mente questa immagine di me e i miei 25 coupon di consulenza in mano e diverse centinaia di persone intorno, e ho dovuto scegliere. L’infermiera ciadiana stava dicendo: “devi fare i soldati locali”, e ho avuto 30 bambini che morivano».

 

I civili gravemente malati dovrebbero essere curati?

 

«Una volta ho avuto un paziente con un’escara dell’anca ulcerata con esposizione ossea; abbiamo deciso di non curarlo nonostante fosse giovane, perché questo ci avrebbe portato in un percorso di cura che non saremmo stati in grado di portare a termine, con notevoli tempi di personale e costi di materiale».

 

Chi viene curato per primo: soldati francesi o civili nemici?

 

«Si è posta la domanda su quale scelta avremmo fatto se fossero arrivate due vittime, tra un paziente francese e un nemico. Se le loro condizioni fossero state simili o anche se le condizioni del paziente francese fossero state meno gravi, avremmo operato prima il ferito francese. Anche se per motivi normativi o etici ci venisse detto che non dovremmo farlo, lo avremmo fatto comunque. Compromettere l’esito funzionale di un compagno per curare una vittima nemica, non sarebbe stato apprezzato dagli altri soldati sulla scena e sarebbe stato difficile a livello personale».

 

Chi determina il livello di cura: i generali oi medici?

 

«Le istruzioni che abbiamo ricevuto dalle autorità militari erano di concentrarsi sulla quantità, vedere il maggior numero di pazienti possibile. Avevano visto mio caso, mi hanno detto che non stavo andando abbastanza veloce, che avrei dovuto vedere 70 pazienti in due ore. Non ero d’accordo. Avrebbero dovuto esserci meno persone per non fare scorciatoie. I pazienti sanno bene che se gli dai solo una scatola di pillole, non è abbastanza. …Questo potrebbe essere ingenuo da parte mia, ma ero lì per i pazienti. So che il MAC [assistenza medica, ndr] è una politica per rendere accettabile la presenza delle truppe. Non c’è bisogno di medici in questo».

 

I combattenti nemici dovrebbero ricevere lo stesso livello di cure?

 

«Riguardo al trattamento di un PUC, ho sentito dai miei subordinati: “perché stiamo trattando i terroristi: ce l’hanno chiesto!” Alcuni pensavano che non dovessimo trattarli. C’era anche il razzismo. Non tutti hanno buone intenzioni. Questo mi tornerà presto in mente e farei un punto con la squadra per ricordare a tutti le regole».

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di Mission de l’ONU a Mali via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

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Bioetica

I medici stanno tradendo per profitto il loro giuramento?

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Un reumatologo australiano e un chirurgo ortopedico hanno scritto una dura condanna della medicina moderna come «non adatta allo scopo» e un pericolo per la salute umana.

 

In Hippocrasy: How Doctors are Betraying loro Oath, Rachelle Buchbinder e Ian Harris affermano che «l’assistenza medica moderna è progettata per massimizzare il numero di incontri con il sistema, prescrivendo, operando, testando e scansionando costantemente e dando priorità al business rispetto alla scienza. È un sistema pieno di incentivi perversi e conseguenze indesiderate che producono assistenza sanitaria senza necessariamente migliorare la salute dei destinatari di tale assistenza».

 

Una dura condanna della medicina moderna come «non adatta allo scopo» e un pericolo per la salute umana

Il libro è strutturato attorno a una versione moderna del giuramento di Ippocrate, con un capitolo su ciascuno dei dieci impegni.

 

La loro lista di trattamenti che spesso sembrano essere più legati al portafoglio dei medici che al benessere del paziente è lunga: imaging non necessario, oppiacei, chirurgia per mal di schiena non grave; chirurgia artroscopica per artrosi del ginocchio; decompressione subacromiale per il dolore alla spalla; iniezioni di plasma ricco di piastrine per tendinopatie e artrosi; vertebroplastica per fratture vertebrali acute; stent cardiaco per l’angina stabile, screening dell’antigene prostatico specifico per il cancro alla prostata e trattamento eccessivo nelle cure di fine vita».

 

«L’assistenza medica moderna è progettata per massimizzare il numero di incontri con il sistema, prescrivendo, operando, testando e scansionando costantemente e dando priorità al business rispetto alla scienza. È un sistema pieno di incentivi perversi e conseguenze indesiderate che producono assistenza sanitaria senza necessariamente migliorare la salute dei destinatari di tale assistenza

Scrivono sul BMJ che:

 

«I medici devono capire che i loro pregiudizi personali e la mancanza di rigore scientifico stanno contribuendo allo spreco e ai danni della medicina moderna e distolgono le risorse dalla fornitura di cure efficaci. Nessuna singola soluzione funzionerà isolatamente, ma tutti dobbiamo iniziare a porre domande che mettano in discussione lo status quo. Coloro che hanno il potere devono anche affrontare gli incentivi perversi e gli interessi acquisiti inerenti a un sistema che promuove più medicine».

 

 

 

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Bioetica

Autopsia-show a pagamento, mercificazione di un cadavere «donato alla Scienza»

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La vedova di un 95enne veterano di guerra della Louisiana i morto di COVID-19 è rimasta scioccata nello scoprire che il corpo di suo marito, che aveva donato alla scienza, è finito su un tavolo di dissezione durante un evento di Portland (Oregon) i cui biglietti costavano 500 dollari.

 

David Saunders è morto ad agosto e sua moglie Elsie ha cercato di donare il suo corpo alla Louisiana State University. Era stato rifiutato perché era morto di COVID-19.

 

Lo ha quindi dato a una società di Las Vegas chiamata Med Ed Labs, che lo ha venduto a una società chiamata Death Science che tiene corsi e conferenze pubbliche sulla morte: dissezione, sepoltura, imbalsamazione, decadimento, indagini sulla scena del crimine e altre caratteristiche macabre.

 

Questa azienda ha ospitato una lezione di dissezione dalle 9 alle 17 (con una pausa pranzo) usando il corpo del signor Saunders nella sala da ballo di un hotel Marriott.

 

 

Un evento chiamato The Oddities and Curiosities Expo, che si è tenuto il giorno prima della lezione di dissezione, ha fornito una piattaforma di biglietteria per idare una sbirciata al cadavere.

 

«Per quanto mi riguarda, è orribile, immorale e non ho le parole per descriverlo», ha dichiarato la vedova . «Ho tutte queste scartoffie che dicono che il suo corpo sarebbe stato usato per la scienza, niente riguardo alla commercializzazione della sua morte»

Promette mostre di «tassidermia, esemplari conservati, opere d’arte originali, pezzi ispirati all’horror/Halloween, oggetti d’antiquariato, stranezze artigianali, dispositivi medici ciarlatani, vestiti inquietanti, gioielli strani, teschi/ossa, oggetti da collezione funerari e molto altro … qualcosa di strano per tutti».

 

La lezione di dissezione faceva parte dello spirito dell’Expo, anche se non era un evento ufficiale.

 

«Per quanto mi riguarda, è orribile, immorale e non ho le parole per descriverlo», ha dichiarato la vedova . «Ho tutte queste scartoffie che dicono che il suo corpo sarebbe stato usato per la scienza, niente riguardo alla commercializzazione della sua morte».

 

E un direttore di pompe funebri locale ha detto: «Ero totalmente inorridito. Tutto il nostro staff era inorridito dal fatto che questo fosse quello che era successo a un gentiluomo che lui e la sua famiglia pensavano che il suo corpo fosse destinato al progresso degli studenti di medicina».

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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