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Oligarcato e potere spaziale. Perché Mattarella ha attaccato Elon Musk?

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Il presidente Mattarella ha spiazzato chi credeva che nel suo penultimo discorso dell’anno volesse dire la sua sulla posizione politica italiana, che ribolle pazzamente dalla bocciatura del MES. La mancata ratifica del fondo salva-Stati, cioè salva-banche, potrebbe costituire un punto di catastrofe per la storia dell’eurofilismo italiana, nella quale il partito da cui proviene il presidente, così come praticamente tutto l’apparato dello Stato (lo Stato-partito), è per qualche ragione immerso.

 

E invece il presidente l’ha lanciata altissima, nell’iperuranio della storia della civiltà, parlando di «una rivoluzione enormemente più profonda, più veloce e globale di quella industriale» di due secoli fa, e denunciando la minaccia di un «contropotere» si espande nel pianeta mettendo a rischio la nostra libertà.

 

Messa così, parrebbe musica per le orecchie dei complottisti. No? Il presidente che parla di deriva tecnologica dell’umanità e di libertà negate come può non piacerci? Certo, bisogna dimenticare un paio di cose, come il fatto che si tratta del presidente degli anni dell’Italia in lockdown – cioè quando la vostra libertà è stata negata con mezzi biotecnologici (tamponi, green-pass).

 

Ma ascoltiamo il presidente: «il modello culturale dell’Occidente è sotto sfida» dice Mattarella, che, porta improvvisamente l’attenzione su Intelligenza artificiale e le multinazionali dei social network: «bisogna evitare che pochi gruppi possano condizionare la democrazia».

 

Parole durissime, che tuttavia non avevamo sentito quando nel maggio 2022 Mark Zuckerberg calò in Italia venendo ricevuto a Palazzo Chigi dal premier Mario Draghi (che era presente all’ultimo discorso di Mattarella) e dal ministro della Transizione Digitale Vittorio Colao.

 

Tuttavia qui l’obbiettivo non era Zuckerberg, con la sua piattaforma che cancella chissà quanti italiani e la loro libera espressioni teoricamente prevista dalla Costituzione. Nel suo discorso, secondo l’ANSA, il presidente avrebbe lanciato l’allarme «su quello che viene chiamato “il modello Musk”».

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Elon però mai è citato nello speech presidenziale, ma i tratti che descrivono tale modello non possono ricondurre che all’imprenditore sudafricano naturalizzato americano.

 

Mattarella parla di un potente «modello di condizionamento», di proporzioni gigantesche che impediscono la regolamentazione: pare, pensiamo noi, quasi delineare la questione di un monopolio, come quello dei Rockefeller, divenuti così potenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento, da potersi fagocitare l’intera economia degli USA, che si salvarono grazie alla creazione di leggi antitrust.

 

Leggi di questo tipo sono state invocate di recente contro Facebook, contro Amazon (la principale carica dell’antitrust americana, la presidenza della Federal Trade Commission è finita alla giovane giurista Lina Khan autrice di tesi articolate sul monopolio Jeff Bezos), tuttavia mai avevamo sentito questi rilievi nei confronti di Musk.

 

Anzi, ricordiamo come Elon abbia ribadito, nella sua già leggendaria comparsata all’evento del New York Times in cui ha mandato a farsi fottere la Disney e gli altri investitori che stanno boicottando Twitter, che le sue aziende operano praticamente senza brevetti: non cercano di squalificare la concorrenza in nessun modo, ci sono altre aziende che fanno satelliti, auto elettriche, social media – tuttavia nessuna ha implementato un’execution come quella delle imprese di Musk, ha rivendicato lui stesso.

 

Dalle parole del presidente, invece, potrebbe trasparire la visione di un Musk monopolista, di un Musk «oligarca» – un’immagine diametralmente opposta da quella che invece ha costruito specie in questi anni, in cui tra streaming delle sue partite a Diablo, meme ripostati e incontri con i ragazzotti della rete (più che con giornalisti e habitués di Davos), Elon ha creato un’immagine antitetica rispetto a quella classica del satrapo ultracapitalista, genericamente incapace di comunicare (o disinteressato) e racchiuso in un involucro opaco.

 

La parola «oligarca» ad un certo punto arriva, letterale: «oligarchi di diversa estrazione si sfidano nell’esplorazione sottomarina, in nuove missioni spaziali, nella messa a punto di costosissimi sistemi satellitari (con implicazioni militari) e nel controllo di piattaforme di comunicazione social, agendo, sempre più spesso, come veri e propri contropoteri» dice Mattarella.

 

Qui vi è il riferimento più preciso che mai a Musk: i «costosissimi sistemi satellitari con implicazioni militari» sono quelli di Starlink, che Musk si è messo da solo in orbita grazie alla tecnologia dei razzi riutilizzabili con cui ha sfidato, e vinto, l’intera storia dell’ingegneria astronautica.

 

E il riferimento bellico è certo allo scandalo di qualche mese fa, montato sui giornali americani e tracimato nel resto dei Paesi NATO, per il quale Musk si sarebbe permesso di «spegnere» i collegamenti satellitari che aveva regalato agli ucraini quando aveva capito che stavano pianificando, basandosi sulle connessioni spaziali, un attacco in grande stile alla Crimea, un evento che, nel suo pensiero, avrebbe potuto scatenare la Terza Guerra Mondiale e di conseguenza un «civisational risk», un «rischio per la civiltà», concetto sul quale torna in continuazione, sia che si parla di guerra atomica che di AI o perfino di «woke mind virus» e della cultura dell’establishment globalista come «death cult» – il suo modo, immaginiamo, di definire la Cultura della Morte.

 

Ebbene, questo potere dal cielo che Elon Musk detiene fa decisamente impressione – e lo abbiamo detto, al punto che Renovatio 21 si è spinta a chiedersi se non sia lui l’anticristo di cui parlano le Scritture: perché, ricordarselo sempre, l’anticristo piacerà a tantissima gente. Con i suoi satelliti, Musk si è inserito nel gioco geopolitico totale come attore di rilievo. George Soros, è stato detto, è l’unica persona al mondo con una sua politica estera. Elon Musk è l’unica persona al mondo con una sua geopolitica spaziale, cioè una geopolitica planetaria ed esoplanetaria – e i mezzi materiali per attuarla.

 

Non sappiamo leggere del tutto il riferimento così preciso del presidente: voleva manifestare scorno per il mancato supporto satellitare all’attacco alla Crimea? Oppure è qualcosa di diverso? È bizzarro: sta davvero attaccando l’uomo che fornisce i lanciatori per mettere in orbita la gran parte del programma spaziale europeo? Senza SpaceX, esattamente cosa farebbe l’ESA nei prossimi anni? Si tratta di un rilievo di questo tipo? Dobbiamo pensare ad un risentimento delle istituzioni continentali verso l’uomo che ha aperto lo spazio come esse – che rappresentano mezzo miliardo di cittadini della parte più avanzata (in teoria) del pianeta – non sono riuscite a fare?

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A chi ha scritto il discorso presidenziale, il complottista non dilettante può ricordare, en passant, anche altro: il potere di Musk non deriva dal nulla.

 

Ci sono stati, pubblicamente, i miliardi statali che Obama diede a Tesla (un investimento pubblico che poi, a differenza del caso degli Agnelli, tornarono indietro). C’è questo viaggio che Musk ha fatto in Russia nei primi anni Duemila, quando prese i soldi per la vendita di PayPal, in cerca di tecnologia spaziale sovietica: con lui, si dice, c’era anche una figura dell’apparato americano.

 

C’è il fatto che SpaceX, un appaltatore tenuto in piedi dalle commesse dello Stato americano (che senza i lanci a basso costo muskiani non potrebbe operare ora e tantomeno pensare di partecipare alla nuova corsa allo spazio), ha dietro anche Peter Thiel, già socio di Musk, geniale miliardario rabdomante i cui rapporti con i servizi americani sono sempre chiacchierati, e meno noti sono tuttavia i suoi interessi per i satelliti.

 

Mattarella prosegue nel discorso ammonendo che questi nuovi personaggi – cioè, Elon – avrebbero «la presunzione di divenire loro i protagonisti che dettano le regole, anziché essere destinatari di regolamentazione».

 

È buffo, perché, come abbiamo tante volte registrato su questo sito, Musk è capofila mondiale di chi chiede proprio regolamentazioni per l’Intelligenza Artificiale, creando startup (OpenAi fu fondata da lui come ente no-profit; ora ci sta riprovando con l’AI di Twitter chiamata Grok) partecipando a grandi meeting pubblico-privati (come quello recente a Londra con Sunak, dove era presente pure la Meloni) e soprattutto firmando in testa a centinaia di altri esperti per la moratoria sull’AI.

 

La stessa moratoria che fu snobbata e attaccata da Bill Gates, un vero oligarca monopolista (secondo la vecchia Unione Europea, che lo multò salatamente) che però non sembra aver mai suscitato gli strali presidenziali, nonostante la sua opera consistente di intromissione nelle nostre vite via vaccini e regolamentazioni sanitarie che è in grado di infliggere al mondo grazie al suo dominio sull’OMS, di cui è primo finanziatore. Alle iniziative vaccinali dell’oligarca miliardario Gates, anzi, lo Stato italiano promette, come nel caso del governo Conte bis, 287,5 milioni di euro.

 

Chi ha seguito minimamente le recenti uscite di Musk – nel senso, oltre a quella di Atreju – lo ha sentito varie volte ribadire che di fatto egli non è contro le regolamentazioni, anzi: si trova in disaccordo con esse «once in a blue moon», una volta ogni morti di papa, disse in un’intervista a Tucker Carlson, quando spiegò che facendo missili e automobili le regolamentazioni che le sue aziende debbono rispettare sono milioni, al punto che solo le carte riempiono intere stanze.

 

Il concetto è stato ribadito chiaramente anche durante l’incontro del New York Times, quando ha spiegato la difficoltà di seguire tutto senza mai piegare veramente il sistema – già, perché non sappiamo quanti lobbysti abbia Musk, né quante leggi a suo favore siano state effettivamente fatte. Lo stesso non possiamo dire, in USA e in Italia, per tante aziende notissime, i cui megadirettori magari sono incontrati cerimonialmente dai vertici del nostro Stato.

 

Mattarella però non ha finito, e scende in trincea contro il pericolo totalitario del XXI secolo: «Immaginiamo solo per un momento, applicando lo scenario descritto nel libro 1984, cosa avrebbe potuto significare una distorsione nell’uso di queste tecnologie al servizio di una dittatura del Novecento. Sono in gioco i presupposti della sovranità dei cittadini». Ecco, dal complottismo, il presidente passa al sovranismo. Sergio è ora one of the boys, e stiamo per regalargli un abbonamento gratuito a Renovatio 21.

 

La realtà è che queste parole, che fanno pensare alle polemiche su Twitter, sono arrivate nello stesso momento in cui l’Unione Europea, risaputo covo di hater del Twitter muskiano sin da subito, ha avviato una «procedura formale di infrazione» contro X, che potrebbe portare persino alla sua chiusura in territorio UE. L’accusa è quella di non riuscire a contrastare i contenuti illeciti e la disinformazione, di mancanza di trasparenza sulla pubblicità e di pratiche di progettazione «ingannevoli». Bruxelles ha quindi materialmente promesso di chiuderla definitivamente se la piattaforma non vieterà immediatamente i media alternativi.

 

«Le prove che abbiamo attualmente sono sufficienti per aprire formalmente un procedimento contro X», ha detto in una nota Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo che supervisiona la politica digitale. «La Commissione indagherà attentamente sulla conformità di X con il [Digital Services Act] DSA, per garantire che i cittadini europei siano tutelati online».

 

Nel frattempo, Thierry Breton, il Commissario Europeo responsabile dell’applicazione della legge, ha scritto in un post su Twitter che «Oggi apriamo una procedura formale di infrazione contro X».

 

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Si tratta, dice il Commissario Europeo alla concorrenza, risposta a una «sospetta violazione degli obblighi, contrasto i contenuti illegali e la disinformazione; sospetta violazione degli obblighi di trasparenza».

 

In pratica, stanno dando seguito al bavaglio universale promesso con il DSA: le voci dissonanti, come quella del sito che state leggendo, potranno essere annientate, nel tentativo di far tornare la popolazione a «informarsi» solo sui giornaloni mendaci pagati da Stati e interessi oligarchici.

 

Inizieranno con Twitter, e la cosa, nel momento in cui in America, pure a livello istituzionale, si discute di pedofili che scorrazzano liberi sulle piattaforme di Zuckerberg, farebbe anche ridere, se non fosse impudicizia che diviene orrore puro.

 

Ma che importa? Il presidente degli italiani lockdownati mette l’elmetto: «contrastare quello che può insidiare le nostre libertà è l’impegno prioritario che si pone davanti a noi». Il capo dello Stato contro gli oligarchi: ci avevate mai pensato?

 

A dire il vero, riguardo ad oligarchi monopolisti, non esattamente amanti della libertà e dell’umanità in generale, ci sovviene un’altra memoria con al centro il presidente.

 

Nel 2016, la riunione plenaria della Commissione Trilaterale si fece a Roma, nientemeno che al Palazzo del Quirinale. Il presidente della Repubblica Mattarella accolse i membri dell’esclusivo club di potenti e magnati con un intervento in cui non mancò di citare elogiativamente il vero fondatore del gruppo: David Rockefeller.

 

«Sono davvero lieto di ricevere al Palazzo del Quirinale i partecipanti alla riunione Plenaria della Commissione Trilaterale» disse la Prima carica dello Stato italiano. «Quando, oltre quaranta anni fa, David Rockfeller ebbe l’intuizione di dar vita alla Commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali in America, Europa e Giappone, per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra Governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni».

 

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I Rockefeller sapete chi sono: la famiglia di oligarchi par excellence, contro cui, come dicevamo sopra, gli USA di inizio Novecento crearono con successo le leggi antitrust: perché, si diceva, si sarebbero espansi sino a divorare persino le botteghe di alimentari in strada.

 

Quello dei Rockefeller è il casato che si trasmette geneticamente, da più di cinque generazioni, l’impellente necessità di ridurre la popolazione terrestre, e ora pure l’imperativo dell’accettazione del vaccino: del loro impatto sul mondo – dalla medicina al costume all’industria alimentare – abbiamo scritto tanto, e il loro uomo di fiducia, Henry Kissinger, è morto qualche giorno fa, riportandoci alla mente il documento NSSM-200, con il quale l’uomo dei Rockefeller impiantato nel cuore dello Stato americano programmava la depopolazione del pianeta come priorità occulta della politica estera americana.

 

La Trilaterale, che Mattarella onorò 8 anni fa a casa Sua (cioè la casa usurpata dai Savoia ai papi – il Quirinale), si dice sia stato un ulteriore parto dei Rockefeller per piazzarvi un altro dei loro intelligentoni fatti infiltrare nello Stato profondo: Zbig Brzezinski. L’uomo che odiava la Russia più di ogni altra cosa (forse era una questione personale: la sua aristocratica famiglia polacca regnava sul voivodato di Ternopoli, ma sarebbe stata scacciata dai sovietici) viene ricordato come la mente dietro all’Operazione Ciclone, ossia il sostegno agli islamisti (allora mujaheddin) contro l’invasione russa dell’Afghanistan. Il risultato, il lettore lo sa, è stato Al Qaeda.

 

Tuttavia il genio strategico di Brzezinski andava ben al di là delle contingenze geopolitiche. Letti oggi, i suoi libri dei primi anni Settanta come Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era («Tra due ere: il ruolo dell’America nell’era tecnotronica») lasciano a bocca aperta: parla della morte delle Nazioni da indurre programmaticamente con il consumismo, parla di istruzione telematizzata (anni prima di Zoom), di geoingegneria (sì), di sistemi di narcotizzazione delle masse come il tittytainment (cioè, letteralmente, l’intrattenimento a base di tette, politica evidente sulle TV quanto sui rotocalchi o su Instagram).

 

Brzezinski non aveva un vero interesse per il suprematismo americano: la sua idea è, più che altro, quella dell’inevitabile governo tecnocratico mondiale. Il che lo rende perfetto per l’oligarcato dei Rockefeller, che ora continua nell’oligarcato dei Gates e degli altri padroni del vapore che stanno infliggendo il biototalitarismo elettronico del XXI secolo, di cui abbiamo avuto un assaggio materiale con il COVID.

 

Ma non dobbiamo farla tanto complicata: magari non si tratta di politica spaziale, magari è una questione di politica più spicciola – che l’uomo più ricco del mondo scenda in Italia per partecipare ad un evento di partito non si era mai visto, e il PD schiuma di rabbia: eccoti l’onorevole gay Zan che si scaglia contro Musk e la Meloni adducendo che il bambino ha portato sul palco è fatto con la surrogata – cosa falsa, è figlio naturale della cantante Grimes, forse pure l’unico, da quando morì il primogenito per SIDS (che Elon si stia svegliando anche su quello?), a non essere fatto con la provetta. Lo ammettiamo, il fatto che l’unico bambino avuto naturalmente sia quello che si porti dovunque (a quanto pare, lontano dalla madre) è anche un po’ inquietante: ma non sono queste sottigliezze che stanno lanciando i piddini con le loro fake news, magari ripetute proprio su Twitter.

 

Si tratta quindi solo di uno schizzetto di politica interna, che per dare una stoccata al partito di governo (che, con Ignazio La Russa, aveva appena colpito il presidente riguardo al premierato) utilizzando fantascienza apocalittico-oligarchica?

 

In realtà, non lo sappiamo. Registriamo come tutta la questione intorno al discorso appaia superficiale, contraddittoria, a suo modo bizzarra.

 

Ma forse siamo gli unici a notarlo. Del resto, lo sapete, la maggior parte delle volte non stanno parlando a voi.

 

Roberto Dal Bosco

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Oligarcato

Modellaro legato ad Epstein è stato trovato morto nei pressi di Parigi

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Un talent scout del settore della moda francese, legato al defunto pedofilo Jeffrey Epstein, è stato trovato morto nei pressi di Parigi, hanno comunicato i pubblici ministeri all’AFP mercoledì.   Daniel Siad, di 69 anni, sarebbe stato rinvenuto privo di sensi nella sua cucina lunedì da una donna di 28 anni che conviveva con lui. «A seguito del ritrovamento, lunedì sera è stata aperta un’indagine per accertare le cause del decesso», hanno dichiarato i procuratori francesi in un comunicato stampa ripreso dai media locali. Nell’ambito dell’inchiesta verrà eseguita un’autopsia.   Al momento della sua morte, Siad era sottoposto a un’indagine della procura francese a seguito di diverse denunce, tra cui accuse di stupro. L’inchiesta era stata affidata a un ufficio specializzato nella lotta contro la tratta di esseri umani.

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Diverse ex modelle hanno accusato Siad di aver sfruttato la sua posizione di talent scout per adescare giovani donne promettendo loro carriere nel mondo della moda, per poi abusarne sessualmente o presentarle a uomini potenti.   Il nome di Siad compare più di 2.000 volte nei documenti relativi al caso Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Questi documenti contengono corrispondenza tra Siad ed Epstein, in cui il talent scout francese suggerisce diverse modelle al defunto pedofilo, gli chiede denaro e si scambia battute a sfondo sessuale.   L’ex talent scout non è stato il primo degli ex collaboratori di Epstein a morire prima di poter testimoniare in tribunale. Jean-Luc Brunel, fondatore di un’agenzia di modelle creata con il sostegno finanziario di Epstein, fu arrestato nel 2020 con l’accusa di stupro e traffico sessuale di minori.   Morì in carcere nel 2022, in attesa di processo. Le autorità francesi classificarono la sua morte come suicidio. Il Brunel, accusato di aver preso parte al presunto giro di traffico sessuale gestito dal magnate caduto in disgrazia, era stato arrestato il 16 dicembre 2020 e accusato dai pubblici ministeri francesi di stupro di minore.   Il fondatore dell’agenzia di modelle MC2, che ha lavorato con Christy Turlington, Angie Everheart, Sharon Stone e Milla Jovovich, era stato incriminato a dicembre per stupro di minore e molestie sessuali nell’ambito dell’indagine riguardante Jeffrey Epstein.   Il Brunel sosteneva di aver lanciato la carriera anche della modella texana Jerry Hall ex miss Mick Jagger, ora moglie del media moghul Rupert Murdoch.   Nel 2019 era stata riportata di una sua fuga in Brasile. Pare che l’uomo, per un periodo, abbia vissuto anche in un appartamento della Trump Tower a New York.   Brunel aveva incontrato la «dama» di Epstein Ghislaine Maxwell, che ha cittadinanza francese, negli anni ’80. Fu la Maxwell, ora in carcere dopo la condanna di poche settimane fa, che lo presentò all’uomo d’affari e sono stati i finanziamenti di Epstein «fino a un milione di dollari» nel 2004 che hanno aiutato lo scout francese a lanciare la sua agenzia di modelle.

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Il francese aveva citato in giudizio Epstein nel 2015, sostenendo che lui e la sua agenzia «hanno perso numerosi contatti e affari nel settore delle modelle a causa delle azioni illegali di Epstein».   Nel settembre 2019, la casa e gli uffici di Brunel a Parigi sono stati perquisiti da investigatori francesi nell’ambito dell’indagine Epstein. Il 16 dicembre 2020 Brunel è stato intercettato dalla polizia all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. È stato rinviato in custodia cautelare per accuse relative a stupro, aggressione sessuale, associazione a delinquere e traffico di esseri umani.   Brunel era stato formalmente incriminato nel settembre 2021 con un’unica di stupro, derivante dall’accusa di aver drogato una modella di 17 anni in una discoteca e di averla violentata negli anni ’90.  

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Cina

Peter Thiel ad Aspen: il papa «lavora per i comunisti cinesi»

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Il miliardario e investitore tecnologico Peter Thiel ha lanciato una serie di avvertimenti e previsioni provocatorie sul futuro dell’intelligenza artificiale e dell’Occidente, accusando papa Leone XIV di agire involontariamente come «agente comunista cinese» per aver chiesto una regolamentazione dell’IA. Lo riporta la CNN.

 

Nel suo intervento all’Aspen Ideas Festival in Colorado, ha anche messo in guardia contro una «presa di potere democratico-socialista» del Partito Democratico degli Stati Uniti.

 

Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica. Il Thiel tenuto il suo intervento durante un dibattito non registrato, insieme al politologo, noto per la sua teoria sulla «fine della storia», Francis Fukuyama. Ai giornalisti è stato permesso di prendere appunti.

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Durante l’evento, il Thiel ha attaccato direttamente il Vaticano, accusando Papa Leone XIV – il primo papa statunitense – di aver involontariamente favorito gli interessi cinesi promuovendo una maggiore supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale.

 

A maggio, Leone XIV, con la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, ha dichiarato che l’intelligenza artificiale «deve essere disarmata» e ha chiesto una maggiore regolamentazione internazionale di questa tecnologia. Poiché il messaggio del papa potrebbe influenzare alcuni americani, ma difficilmente verrebbe recepito dai cinesi, ha sostenuto Thiel, l’enciclica rischiava di rallentare solo una delle due parti della «corsa tra Stati Uniti e Cina» per lo sviluppo dell’IA.

 

Ciò significa che Leone «lavora per i comunisti cinesi», ha detto il Thiel. Il pubblico di Aspen ha accolto con risate la sua descrizione del papa come agente cinese.

 

Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.

 

Thiel ha sostenuto che l’Anticristo potrebbe manifestarsi non come un individuo, bensì come un governo mondiale che prende il potere promettendo di proteggere l’umanità da minacce esistenziali come l’IA o il riscaldamento globale.

 

La discussione tra Thiel e Fukuyama, intitolata «L’umanità alla fine della storia», ha rappresentato una netta svolta rispetto all’ultimo dibattito tra i due, avvenuto 14 anni prima.

 

Nel 2012, i due si sono concentrati principalmente sulle cause di quella che Thiel definisce «stagnazione tecnologica», discutendo di disuguaglianza di reddito, dei fallimenti delle tecnologie per le energie pulite e dello stallo dei progetti infrastrutturali statunitensi, come la ferrovia ad alta velocità.

 

Mentre il loro precedente confronto si era concentrato su questioni economiche, questa volta i due hanno inquadrato il destino della democrazia occidentale in termini più drastici. Fukuyama è noto per la sua tesi sulla «fine della storia», in cui ipotizzava che, dopo la Guerra Fredda, la democrazia liberale potesse rappresentare la forma di governo definitiva. Durante il dibattito ad Aspen, Fukuyama ha sostenuto che il pericolo maggiore risiede nell’abbandono delle istituzioni che hanno sostenuto la democrazia.

 

Thiel ha replicato affermando che quelle stesse istituzioni sono diventate motori di paralisi e che decenni di stagnazione tecnologica hanno spinto la politica occidentale verso una maggiore instabilità: «le strane modalità con cui la politica è andata fuori controllo mi stanno dicendo qualcosa di molto profondo».

 

Le posizioni politiche di Thiel hanno suscitato critiche da parte di alcuni scrittori e intellettuali, i quali sostengono che la sua sfiducia nelle istituzioni democratiche e il suo entusiasmo per un governo guidato dalle élite costituiscano una forma di «tecno-autoritarismo».

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In risposta all’argomentazione di Fukuyama secondo cui, nonostante il crescente estremismo, la democrazia liberale rimane il miglior sistema politico dell’umanità, Thiel ha avvertito che le forze di estrema sinistra stanno dominando sempre più la politica americana.

 

«Credo che ci sarà una presa di potere democratico-socialista all’interno del Partito Democratico», ha affermato Thiel.

 

Le sue dichiarazioni giungono in un momento in cui i socialisti democratici autoproclamati hanno guadagnato influenza all’interno del Partito Democratico, in particolare con l’elezione dello scorso anno del sindaco di New York Zohran Mamdani, seguita quest’anno da una serie di vittorie di candidati socialisti democratici alle primarie per la carica di sindaco e per il Congresso.

 

«Il Partito Repubblicano non conta poi molto. È quello meno importante», ha detto Thiel. «Quando il Partito Democratico andrà al potere, questo Paese sarà finito».

 

Alla vigilia del 250° anniversario dell’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza da parte degli Stati Uniti, Thiel ha anche sostenuto che la Rivoluzione americana è stata fondamentalmente fraintesa. «Ci sono tutte queste proteste anti-Trump: non vogliamo re, vogliamo lo stato di diritto», ha detto Thiel. Il finanziere ha inquadrato la Rivoluzione americana non come una campagna contro Re Giorgio III, ma come una rivolta contro un Parlamento britannico onnipotente, i cui legislatori esercitavano un controllo «totalitario».

 

Secondo la versione di Thiel, la Costituzione degli Stati Uniti fu concepita come correttivo al «governo tirannico degli avvocati» in Gran Bretagna, con una presidenza, a suo dire, pensata per essere «più potente di quella di Re Giorgio III». Il multimiliardario ha quindi contrapposto il sistema costituzionale degli Stati Uniti a quello dell’attuale Unione Europea, che ha descritto come una burocrazia stagnante e rigidamente regolamentata, in cui le persone sono «NPC» (i personaggi non giocabili dei videogiochi, espressione gergale odierna con cui si descrivono persone comuni senza particolare coscienza di ciò che accade) senza alcun potere decisionale.

 

«L’UE è l’imperio del diritto [Rule of Law]», ha affermato Thiel. «È come un’Intelligenza Artificiale difettosa.»

 

Thiel ha parlato di Palantir, la società di software da lui co-fondata, e della sua stretta collaborazione con agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono e l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE).

 

Nonostante intrattenga rapporti commerciali per miliardi di dollari con le istituzioni preposte alla sicurezza nazionale, l’azienda «non è indissolubilmente legata» al «deep state statunitense», ha affermato Thiel, definendo i dirigenti dell’azienda «persone leali ma dissidenti» e ha dichiarato che né lui né l’attuale CEO di Palantir, Alex Karp.

 

Come riportato da Renovatio 21, recentemente Palantir, per mezzo di Karp, ha lanciato un vero e proprio manifesto riguardo allo Stato americano e alla situazione storica mondiale.

 

L’enorme influenza esercitata dalle aziende tecnologiche, ha affermato Thiel, è «uno degli aspetti davvero positivi degli Stati Uniti», perché significa che «i centri di potere sono distribuiti sul territorio nazionale».

 

Come esempio dei molteplici centri di potere, ha avanzato un’affermazione complottista infondata secondo cui l’azienda di Intelligenza Artificiale Anthropic, una «società progressista woke» a cui ha attribuito il merito di aver «vinto la corsa all’IA», e «truccato le elezioni del 2028» a sostegno dei Democratici. Anthropic, ha affermato Thiel, potrebbe utilizzare i suoi modelli di IA leader del settore per «sbaragliare completamente» qualsiasi tentativo ideologico che Elon Musk possa intraprendere nella direzione opposta attraverso X.

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Nonostante le sue posizioni politiche libertario-destroidi, Thiel ha affermato di preferire l’idea che gli Stati Uniti abbiano centri di potere concorrenti a una situazione come «Roma o Russia», poiché «non si vuole che tutto si concentri a Washington».

 

Thiel ha anche parlato del nome di Palantir, ispirato alle pietre magiche veggenti de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. I critici hanno notato che i personaggi che cercano di usare i poteri del palantír finiscono per essere manipolati dall’arcinemico della storia, Sauron.

 

Thiel sostenne che quelle persone fraintendono la storia di Tolkien. «Verso la fine, viene usata dai buoni», disse Thiel. L’eroe e futuro re, Aragorn, usa un palantír per affrontare Sauron, mostrandogli di essere ora in possesso della spada riforgiata dei suoi antenati. Sauron poi interpreta male questa informazione, commettendo un fatale errore strategico. «Chiunque vi racconti una versione diversa di Tolkien», ha affermato Thiel, «non sa nemmeno di cosa sta parlando, dal punto di vista letterario».

 

Dichiarazioni di Thiel contro la Cina si sono susseguite negli anni, comprendendo anche l’allarme secondo cui il Bitcoin sarebbe un’arma finanziaria della Repubblica Popolare creata per distruggere l’economia americana. È noto che il Thiel a sua volta ha fatto immani investimenti nella criptovalute, per poi uscirne poco prima di un crash, e dicendo anche di essere sicuro di aver incontrato il misterioro creatore del bitconio, Satoshi Nakamoto, «sulla spiaggia di Anguilla nel febbraio del 2000» ad un evento prodromico dell’era delle criptovalute.

 

L’interesse di Thiel e del CEO di Palantir Alex Karp per il Vaticano e il pensiero cattolico sono note. Thiel è discepolo diretto a Stanford del filosofo cattolico del sacrificio Réné Girard sulla cui teoria mimetica ha impostato la sua fortunatissima filosofia di investimento. Thiel è figlio di genitori tedeschi protestanti emigrati in America, e nonostante le sue posizioni para-transumaniste ha dichiarato in passato che il cristianesimo è la verità. Ora si sarebbe trasferito in Argentina temendo l’apocalisse.

 

Il Karp ha studiato in Germania con il filosofo dell’ermeneutica Jürgen Habermas, che con papa Ratzinger aveva vergato i libri Etica, religione e Stato liberale e Ragione e fede in Dialogo.

 

L’Aspen Institute è un elitario think tank internazionale nato negli Stati Uniti nel 1949, ufficialmente focalizzato sulla promozione della leadership e del dialogo su tematiche globali. Attraverso dibattiti e seminari geopolitici, unisce leader politici, accademici ed esponenti del mondo economico.

 

Tra le figure legate a questo network di potere spicca Giorgia Meloni, entrata a far parte dei soci della divisione italiana nel 2021. La premier italiana ha consolidato forti legami con l’establishment internazionale e, in particolare, con il magnate Elon Musk, che l’ha pubblicamente elogiata a New York nel 2024 definendola «onesta e premurosa». L’autore dell’ultima biografia estensiva su Musk, Walter Isaacson, è stato prima presidente della CNN e poi presidente dell’Aspen Institute, ruolo che ha ricoperto dal 2003 al 2018.

 

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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Oligarcato

Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»

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Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.   Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.   L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.

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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.   Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.   Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».   In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.   In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.   Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.   L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.

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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.   La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.   Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.   Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.

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Immagine di Prime Minister’s Office of the United Kingdom via Wikimedia pubblicate su licenza Open Government Licence v3.0
 
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