Spirito
Pugile attribuisce alla Santa Trinità la sua spettacolare vittoria al campionato dei pesi massimi
Il pugile croato trentaquattrenne Filip Hrgovic è diventato campione dei pesi massimi della Federazione Internazionale di Pugilato (IBF) il 29 agosto, attribuendo il suo successo a Gesù Cristo dal ring dopo aver sconfitto il ventunenne inglese Moses Itauma.
Itauma sembrava avere la meglio all’inizio dell’incontro, aprendo con un’offensiva aggressiva che ha «dominato» Hrgovic nel primo round. Tuttavia la pazienza ha avuto la meglio, poiché «alla fine del sesto round, Hrgovic ha percepito la stanchezza dell’avversario e ha bombardato Itauma di pugni, non riuscendo miracolosamente a mandarlo al tappeto». Itauma ha iniziato a rallentare nel settimo round e alla fine ha gettato la spugna nel nono.
Nell’intervista rilasciata subito dopo la vittoria, Hrgovic ha attribuito il merito del suo successo a una forza superiore.
«Lasciatemi dire una cosa», disse. «Non sono stato io stasera. È stato Gesù Cristo in me. Lo Spirito Santo. Padre, Figlio e Spirito Santo. Non sono stato io. Stavo perdendo ogni round. Sono stato surclassato. E non so da dove ho preso l’energia in quel (nono) round. E non era davvero la mia forza. Era lo Spirito Santo».
🚨 Filip Hrgovic vs Moses Itauma HIGHLIGHTS
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— Boxing News (@BoxingNewsED) August 29, 2026
🇺🇸🥊 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗜𝗡𝗙𝗢 — « Ce n’était pas moi. C’était Jésus-Christ en moi », a déclaré le boxeur croate Filip Hrgović après être devenu champion du monde poids lourds IBF, devenant ainsi le premier champion du monde poids lourds de l’histoire de la Croatie.
(Source : DAZN) pic.twitter.com/uwRyG3GrTW
— L’Écho Chrétien (@lechochretien) August 31, 2026
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«Mi ha dato la forza in questo ritiro per sopportare tutto, per fare il miglior ritiro della mia vita. Mi ha messo in contatto con questo grande allenatore, Abel Sanchez», ha continuato il pugile. «Ero nella migliore forma della mia vita grazie a lui. Mi ha messo in contatto con il mio manager, Keith Connolly, che mi ha cambiato la vita, il miglior manager in circolazione. E tutta la mia squadra, mio nipote Antonio, il mio chef, il mio fisioterapista, i miei sparring partner – ha organizzato tutto per avere un ritiro perfetto e un incontro perfetto. Quindi, grazie al mio Signore Gesù Cristo».
Il pugilatore croato ha un rapporto dichiaratamente forte e pubblico con la fede cattolica. Già nel 2015 si definì apertamente cattolico, dicendo di frequentare la messa domenicale. Nel tempo il suo modo di parlarne è cambiato: se nelle prime interviste la religione era solo un tratto biografico di un giovane atleta, negli anni successivi è diventata il linguaggio con cui racconta esperienze, difficoltà, stato psicologico e percorso professionale, tanto da poterlo descrivere non solo come «cattolico praticante» ma come testimone pubblico della propria fede cristiana.
Nel 2015, al quotidiano croato Večernji list, aveva risposto senza esitazioni alla domanda sulla fede:«credo in Dio, sono cattolico», aggiungendo di frequentare la messa domenicale. Il campione porta con sé una Bibbia nei ritiri di allenamento da circa dieci anni. «Porto la Parola di Dio in ogni campo da dieci anni. Mi dà forza per restare unito a Dio». Il boxeur porta con sé anche l’acqua santa.
«Il rapporto con Dio è la cosa più importante nella vita. I soldi e la gloria sono vuoti, tanto moriremo tutti» ha dichiarato lo Hrgovic. Sposato in chiesa a Sesvete, considera l’esito del match secondario rispetto alla volontà di Dio e alla salvezza dell’anima.
L’incontro ha rappresentato la prima sconfitta da professionista per Itauma e il 22° per Hrgovic. Il suo prossimo avversario dovrebbe essere il pugile cubano Frank Sanchez.
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Spirito
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Intelligenza Artificiale
Icona di Carlo Acutis fatta con l’IA. Polemiche
Una chiesa cattolica in Bielorussia ha suscitato polemiche per aver utilizzato l’intelligenza artificiale per generare un’icona di Carlo Acutis e farla benedire. Lo riporta LifeSite.
Euroradio riferisce che il ritratto eretto nella Chiesa di Santa Maria Maddalena sarebbe la prima icona religiosa di questo tipo in Bielorussia, e potenzialmente al mondo intero. Raffigura Acutis, soprannominato l’«apostolo cibernetico» e patrono dei giovani e di Internet. L’icona è stata benedetta l’11 ottobre dall’arcivescovo emerito Tadeusz Kondrusiewicz.
Secondo quanto riportato Acutis «aveva una devozione così intensa per il Santissimo Sacramento da aver creato un sito web che documentava tutti i miracoli eucaristici e le apparizioni mariane approvati. Durante la sua vita, Acutis si riferiva all’Eucaristia come alla «mia autostrada per il paradiso». Morì nel 2006 all’età di 15 anni a causa di una leucemia promielocitica acuta. Ora è acclamato come il primo «santo millenial».
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La santificazione di Acutis è stata oggetto di polemiche. Il percorso che ha portato alla santità in circa diciannove anni dalla sua morte (e con un’accelerazione mediatica e burocratica molto marcata negli ultimi anni) è stato definito da diversi osservatori un’operazione di «storytelling» e marketing pastorale. Alcuni critici evidenziano come la Chiesa utilizzi queste figure per tentare un aggancio rapido con i giovani e il mondo dei social media.
Diversi osservatori hanno ridimensionato l’etichetta di «patrono di internet» o «genio dell’informatica», spiegando che le sue competenze digitali si limitavano a lavoretti scolastici e a un sito amatoriale di catalogazione dei miracoli eucaristici, trasformato poi a posteriori in un’operazione simbolica massiccia. Non manca chi ha lamentato le origini alto-borghesi della famiglia di Acutis.
Sebbene l’uso dell’IA sia in linea con l’associazione di Acutis con la tecnologia, molti osservatori hanno reagito ritenendo inappropriato creare un’icona religiosa con mezzi diversi dalle mani umane.
«Orribile. Quando si dipinge un’icona, ogni tratto è una preghiera. Intelligenza artificiale? Niente», ha commentato un utente di X. «Sono scarabocchi vuoti senza alcun significato. Vi garantisco che lo percepite anche voi guardando le immagini.»
⛪ Belarus has blessed its first AI-generated religious icon
The icon depicts Carlo Acutis, an Italian teenager who was canonized in 2025 and became known as the “Cyber Apostle.”
The icon was installed in a Catholic church in Novolukoml, where Archbishop Tadeusz Kondrusiewicz… pic.twitter.com/vawCVEK8aX
— NEXTA (@nexta_tv) October 12, 2026
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«Questo è un passo troppo azzardato», ha affermato un altro cattolico autodefinitosi «tradizionalista». «Le immagini generate dall’IA OVVIAMENTE non possono essere venerate!»
«L’arte religiosa dovrebbe essere creata dagli esseri umani, poiché l’atto stesso di creare un’opera d’arte è come comporre un canto o un’opera religiosa, per glorificare e al contempo nutrire l’anima dell’artista», ha spiegato un terzo utente. «L’intelligenza artificiale non può glorificare, quindi qualsiasi opera d’arte creata da essa è superficiale e vana.»
L’icona aveva anche alcuni difensori, uno dei quali sosteneva che l’uso dell’IA non fosse diverso dall’adozione della stampa o della televisione: «Le chiese hanno utilizzato ogni nuovo mezzo per raccontare la loro storia… Lo strumento non è mai stato la parte sacra».
Il mese scorso, l’arcivescovo Josafá Menezes da Silva di Aracaju, in Brasile, ha pubblicato le regole per l’uso dell’AI da parte della Chiesa, che includono «una revisione umana obbligatoria prima della pubblicazione» di qualsiasi materiale realizzato con l’ausilio dell’IA. Gli strumenti tecnologici possono essere utilizzati per la progettazione grafica e il fotoritocco, con i limiti descritti di seguito. L’arcivescovo ha approvato il loro utilizzo per «creare sfondi, creare texture, generare elementi astratti, creare illustrazioni, suggerire layout, lavorare con i colori, assistere nella composizione, assistere nel montaggio e contribuire alla creazione di concetti visivi», secondo ACI Digital, ma non per fotografie o omelie.
Monsignor Menezes ha affermato che «l’Intelligenza Artificiale generativa non deve essere utilizzata per ricostruire o simulare l’aspetto di un vescovo, un sacerdote o un diacono quando il risultato sostituisce la loro fotografia reale o potrebbe essere interpretato come una rappresentazione autentica del loro aspetto o di una situazione da loro vissuta», e lo stesso divieto si applica anche alla voce di un ecclesiastico.
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Spirito
Mons. Schneider: «non possiamo continuare con il Novus Ordo»
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