Connettiti con Renovato 21

Necrocultura

Noi e la guerra nucleare della Necrocultura

Pubblicato

il

 

 

La notizia più sconvolgente della settimana: gli USA ammettono di aver aiutato a uccidere generali russi in Ucraina. Così, nero su bianco, sul New York Times. In pratica, si vantano.

 

Che sia vero o no (e sarà vero), non è nemmeno quello che conta: conta la volontà di renderlo pubblico, e su quello non abbiamo dubbi. Perché non si tratta di un leak: il NYT, il Washington Post e tutti gli altri giornali sono oramai ridotti a meri ripetitori di ciò che passano loro i servizi segreti – cioè il vero scheletro che sorregge il Paese, esattamente come il KGB lo è stato per la Russia durante le annate di caos eltsiniano e dopo.

 

Non si sono fermati lì. Ore dopo, sul canale NBC, hanno ostentato anche il fatto, se possibile ancora più allucinante, di aver passato l’Intelligence necessaria ad abbattere un cargo russo con a bordo centinaia di soldati.

 

Non è tutto: poco dopo hanno rincarato la dose, e fatto sapere di aver partecipato all’affondamento dell’incrociatore Moskva, 520 persone a bordo, l’imbarcazione militare russa più importante nel Mar Nero – lo schiaffo più plateale e doloroso subito dalla Russia in questa guerra. Poco dopo, gli americani mostrano un video dei test di una nuova torpedine che cola a picco una nave in un colpo solo.

 

C’è di che rimanere sbalorditi. C’è di che rimanere senza parole. Non è il danno bellico e umano: è l’intenzione che vi è dietro. È la mente in cui nasce, e il quadro verso cui tutto ciò conduce.

 

Non dovete aver dubbi: gli USA vogliono lo scontro diretto con la Russia. Gli americani vogliono la Terza Guerra Mondiale.

 

Un’altra spiegazione non può esserci. In realtà, non è possibile spiegare l’Ucraina di questi ultimi 8 anni in altro modo: una lunga, martellante, sanguinaria provocazione dell’orso atomico. Il quale, ricordiamolo en passant, è la più grande potenza nucleare del pianeta.

 

Qualcuno sta invocando la pioggia di fuoco termonucleare sulla terra – sull’Europa, subito. Vi prego di capire che non c’è altra analisi da fare. Il pupazzo Zelens’kyj, e prima di lui Poroshenko, e tutta la truppa infinita di ultras nazisti, a quello servono, e a nient’altro. Micce per la bomba atomica. Per le bombe atomiche: perché ce ne sono a migliaia e migliaia, e, come ha ricordato qualcuno, sono come le ciliegie: inizi con una e finisci per consumarle tutte.

 

Non è nemmeno esatto dire così, ci rendiamo conto. Putin ha parlato e riparlato di «strumenti» che possiede solo la Russia. Ci sono i missili ipersonici. C’è il drone subacqueo  termonucleare Poseidon, in grado di generare uno tsunami radioattivo che spazzerebbe via la Gran Bretagna e chissà cos’altro (le città USA più popolose, sono sulle coste dei due oceani).

 

Ma non è solo il Cremlino il problema. A quel punto, cosa tireranno fuori gli americani? Bombe a neutroni? Un’arma EMP, un impulso elettromagnetico che frigge ogni circuito elettrico della Russia e dell’Europa? Un’arma biologica di nuovo tipo? Un’invasione di insetti militarizzati? Armi a microonde? Milioni di sciami di microdroni assassini? Oppure un’alterazione genetica massiva con spargimento di gene drive sulla popolazione nemica, di cui per anni, come rivelato dallo stesso Putin, avrebbe raccolto il genoma?

 

Non lo sappiamo, non sappiamo immaginarlo: e nessuno può farlo. Perché in una situazione come questa il pianeta non si è trovato mai.

 

È bene che lo ripetiamo. È bene che lo capiamo: non c’è mai stato, nella storia della Terra, un momento come questo. Ci hanno portato, sul serio sull’orlo dell’abisso. Qualcuno ci ha accompagnati tenendoci per mano. Ora, ci vogliono spingere dentro.

 

Quante cose, capiamo a questo punto. Che cos’era il comunismo? Cos’era la lotta al comunismo? Era una scusa idiota, una foglia di fico. Il comunismo è finito, eppure la lotta contro la Russia si è fatta infinitamente più feroce.

 

Pensateci: al Paese invece, per lo meno nominalmente, il comunismo ancora c’è – la Repubblica Popolare Cinese – non ci chiedono di fare la guerra, anzi, dimentichiamoci dei campi di concentramento degli uiguri, dei martiri cattolici, delle centinaia di milioni di feti massacrati, facciamo affari con il Partito Comunista Cinese.

 

Quindi, cos’era l’anticomunismo? Cos’era la NATO?

 

La risposta più semplice che abbiamo in questo momento incredibile, è che essi erano solo copertura per la lotta alla Russia. Se guardiamo dentro all’ora presente, sappiamo che ciò è vero.

 

Perché? Perché la guerra totale alla Russia? Possiamo dare una risposta politica: la Russia, con il nuovo millennio, ha invertito il suo processo di assimilizzazione nella formula mondialista. Non riuscendo a globalizzarla, i padroni del vapore vogliono cancellarla. Una volta decapitata, la sua infinita superficie di risorse sarà annessa al mercato. Se volete, è la dottrina dell’ammiraglio americano Cebrowski: la guerra per ottenere risorse naturali per gli Stati globalizzati, per mantenere e potenziare la massa finanziaria che permetta la continuazione del neoliberismo e del Washington consensus.

 

Oppure: la guerra alla Russia come semplice continuazione del Grande Gioco ottocentesco, l’impero britannico contro la Russia, per il dominio dell’Asia, il ruolo poi passato all’Impero americano, la talassocrazia angloide contro la forza tellurica degli Zar, e bla bla bla.

 

Forse queste risposte possono bastarvi.

 

A me, francamente no. Da credente, non posso non pensare a Fatima. Non mi riesce di non tornare con la mente alla più grande apparizione di Nostra Signora, dove la Russia era citata esplicitamente. Ne abbiamo scritto.

 

Eppure, si può andare ancora più a fondo.

 

Perché chi sta spingendo questa follia, non sta prevedendo solo la distruzione della Russia, ma dell’intera umanità. Chi sta portando gli USA alla guerra diretta con Mosca non può non prevedere che il risultato potrebbe essere la devastazione atomica del globo.

 

Ergo, gli apprendisti stregoni hanno in mente la cancellazione della vita umano, o quantomeno la sua riduzione – il suo reset. Sappiamo infatti che la dottrina atomica circolante prevede che, alla fine, la guerra atomica possa essere sopravvissuta. Resterà un piccolo gruppo di umani, una società semplificata dove vigeranno le regole dell’utilitarismo più mortifero (per esempio, l’esclusione degli anziani e dei malati dalle riserve del cibo, etc.).

 

Sapete che negli USA esistono diversi complessi sotterranei che consentirebbero all’élite di sopravvivere. Robert Kennedy jr. in un’intervista recente ha raccontato che nei giorni della crisi missilistica di Cuba lui e suo cugino John John dovevano andare lì, ma alla fine il padre e lo zio hanno rinunciato per il segnale che questo poteva inviare alla popolazione. Oggi, ogni vero miliardario statunitense ha il suo bunker survivalista. Qualcuno, insomma, resterà. Questo lo hanno calcolato.

 

Tutto il resto, invece, potrebbe essere spazzato via. Il punto di tutto potrebbe essere proprio questo: il reset termonucleare del pianeta. Indiscutibile, inappellabile. Una (piccola) nuova società che riemerge, e l’orrido brulicare dell’umanità che viene curato per sempre. È il sogno dell’élite fatto realtà.

 

Ciò ci porta a fare una considerazione. Questa è una guerra per l’instaurazione della Necrocultura – a suon di atomiche. È la Cultura della Morte a guidare la mano sanguinaria che trascina il mondo nell’abisso della guerra.

 

La Necrocultura ucciderà milioni. Ma ancora di più, quando avrà finito il suo lavoro, sul poco che resterà, la Necrocultura imporrà la sua legge. La violenza diverrà l’unica regola. La crudeltà diverrà l’unica virtù. Il cannibalismo sarà una forma di alimentazione normale, forse dominante. La perversione non troverà più alcun argine. La bontà diverrà un disvalore. Cristo si ridurrà a un pallido miraggio nel cuore di pochissimi.

 

Capite cosa c’è dietro alle armi a Zelens’kyj, ai generali morti, alle navi affondate, alle bombe che seguiranno. Capite qual è il quadro: è la guerra termonucleare della Necrocultura.

 

A questo punto, ho pochi dubbi che si farà. Hanno messo lì un presidente demente, una marionetta che lancia minaccia dalla fabbrica del complesso militare-industriale: sul serio, genialmente, parla di armi agli ucraini dagli stabilimenti della Lockheed-Martin, nel caso vi servisse più chiarezza.

 

Biden è in totale assenza di cervello. Non è più nemmeno in grado di leggere i teleprompter. Nessuno oramai dice il contrario. Era così anche prima di essere eletto. Anzi, lo hanno eletto proprio per quello: un’altra marionetta, più vuota ancora di quella di Kiev, se possibile, per condurci all’inferno.

 

Sì, hanno truccato le elezioni per fare la guerra alla Russia, impedita dai quattro anni di Trump: ci è impossibile pensare il contrario, e non ci importa se dirlo ci costerà un altro ban, un’altra lista di proscrizione, un altro virus hacker a polverizzare il traffico su questo sito.

 

E quindi?

 

Tante persone ci chiedono se stiamo facendo provviste, come ci stiamo preparando, etc. Qualcosa abbiamo scritto. Un minimo siamo pronti, ma sappiamo perfettamente che non è vero, è una percezione fasulla: nessuno è pronto a quello che può succedere. Perché mai era accaduto prima, mai, nell’era dell’atomo, la Guerra Fredda è divenuta calda.

 

Amici mi chiedono se ho pensato di fuggire da mia sorella, nell’Africa nera. Lì, in effetti, potrebbe essere addirittura che si verrà risparmiati. Forse: il caldo è talmente insopportabile che nemmeno l’inverno nucleare (il  cambiamento materiale del clima indotto dalla guerra atomica teorizzato negli anni Sessanta) potrebbe cambiare le cose, verrebbe da scherzare. E l’abbondanza della natura non richiede nemmeno una vera filiera alimentare. Un bel paradosso: in teoria, in Africa la fame non può arrivare, almeno non da quelle parti.

 

No, non ho pensato di scappare. Nonostante i bambini. Nonostante il rischio che percepisco lucidamente. Sento, come i tantissimi che sentono quello che sento io, di di non dover cedere al ricatto dell’ansia atomica. È vero che abbiamo tutti i motivi per temere: viviamo a pochi metri da basi americane. Abbiamo un primo ministro che parrebbe aver imbastito con i vertici europei e americani la guerra economica contro la Russia, la prima della storia. Siamo tutti in pericolo, sì.

 

Eppure, per qualche motivo il pensiero non ci assilla come dovrebbe.

 

Forse, perché sentiamo anche qualcos’altro. Sentiamo che, se per qualche ragione, il Signore ci risparmiasse l’olocausto nucleare, ci sarebbe tanto, tantissimo da fare qui. Coloro che ci hanno portato dove siamo non possono restare dove sono, devono essere sostituiti – pena il reiterato pericolo dell’estinzione. Chi ha permesso che l’umanità fosse spinta verso il precipizio, deve essere ritenuto responsabile. Si tratta delle stesse forze che ci hanno imprigionato indefinitamente, per procedere alla nostra sottomissione e alla modifica genetica della popolazione umana.

 

La sete di giustizia che in tanti provano è immane. È più forte della paura dell’apocalisse.

 

È la voglia di restare per combattere con i pochi strumenti che ci sono rimasti. La preghiera. La volontà. L’energia della propria carne. La forza vitale di essere padri, madri, sposi. La potenza della Vita contro la Morte.

 

Se non disinstalleremo la Necrocultura dal vertice del mondo, saremo tutti gettati nella fornace della distruzione finale.

 

Se non cancelleremo le élite della Morte, esse cancelleranno noi.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di FireKDragon via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

 

 

Eutanasia

«È diventato tutto blu». Il vero significato del sacrificio umano di Archie Battersbee

Pubblicato

il

Da

Archie Battersbee è stato assassinato dal sistema sanitario e giudiziario britannico lo scorso 6 agosto.

 

Come riportato da Renovatio 21, i medici hanno staccato le macchine che lo tenevano in vita dopo le sentenze di tutti i gradi di giudizio dei tribunali britannici e la pilatesca decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo di «non interferire» con gli omicidi sanitari in Albione.

 

L’uccisione del bambino è stata portata avanti contro la disperata difesa dei genitori, che hanno lottato fino all’ultimo.  Essi sono stati quindi anche testimoni oculari della morte del figlio per mano della Cultura della Morte ospedaliera e dello Stato malvagio.

 

Le macchine sono state staccate alle 10 di quel giorno, ora di Greenwich. Alle 12:15 Archie è spirato.

 

Ella Carter, un’amica di famiglia, era presente. Ha raccontato l’orrore infinito a cui ha assistito.

 

«Gli sono stati tolti tutti i farmaci alle 10 e i suoi valori sono rimasti completamente stabili per due ore» ha detto la ragazza.

 

Poi «è diventato completamente blu».

 

Difficile scrollarsi dalla mente questa immagine: un bambino che cambia colore. E muore.

 

«Non c’è assolutamente nulla di dignitoso nel guardare un membro della famiglia o un bambino soffocare» ha dichiarato la Carter. «Nessuna famiglia dovrebbe mai passare quello che abbiamo passato noi, è barbaro».

 

 

La giovane sconvolta dice il vero. Dice esattamente quello che sta accadendo – e a livello storico, metastorico, metafisico.

 

Casi comi quelli di Archie servono esattamente a questo, ad abituarci alla fine della dignità umana: così, le persone ritenute inservibili potranno essere terminate, scartate, cancellate – se ci pensate è quello che succede già nei Paesi nordici, Islanda in testa, dove non nascono più feti con la sindrome di Down, perché uccisi subito.

 

Forzarci a vedere lo Stato che uccide un nostro parente, ancorché bambino innocente, è un esercizio che, a quanto pare, ritengono dobbiamo fare. Il popolo deve abituarsi: uccideremo i vostri cari, se lo riteniamo, dice il potere. Non c’è Ippocrate, non c’è giudice parruccone, non c’è forza che vi possa salvare. Siete senza scampo.

 

L’amica di famiglia, in lacrime, parla di «barbarie». Anche qui, coglie nel segno.

 

Una società che uccide i propri figli non fa più parte della Civiltà. Il contrario della Civiltà è, appunto, la barbarie – il quadro in cui regna la violenza priva di legge e di morale, una violenza totalmente arbitraria, che può decidere di ferire, violentare, ammazzare chiunque, anche i bambini.

 

La fine della Civiltà è necessaria, perché con la restaurazione della barbarie potrà tornare il sacrificio umano.

 

Il moltiplicarsi di questi casi rivoltanti indica esattamente questo: la celebrazione di sacrifici umani, consumati pubblicamente, a cui dobbiamo assistere tutti, senza fiatare.

 

Fino a che, reimmessa la giusta dose di tributi a Moloch, ciò diverrà normale, diverrà legge – in effetti, legge lo è già.

 

L’assassinio del bambino inglese, diventato tutto blu, è solo «gestione della barbarie». Come da titolo del libro fondamentale dell’ISIS: e infatti, questo ci stanno preparando, un mondo di terrore.

 

Eccoci a guardare attonite le anteprime atroci del crollo della Civiltà, piccole anticipazioni di quello che sarà il futuro del pianeta dominato dalla Necrocultura.

 

Tuttavia non è finita.

 

È possibile fermare questo processo? Sì.

 

E ponetevi anche la domanda successiva: sarà possibile punire i responsabili?

 

Un uomo che non se lo chiede almeno una volta al giorno non è un uomo, è un complice dell’Impero della Morte che ci divora i figli.

 

Una uomo, una donna, che davanti a tale scempio non pensa di reagire ha già abdicato alla sua umanità, entrando già moralmente nel transumano, nel post-umano, nel dis-umano.

 

Guardando questo panorama di devastazione, un essere umano che vuole rimanere tale una cosa sola ha nel cuore: la lotta per la Vita e la Civiltà.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine da Twitter

 

 

Continua a leggere

Necrocultura

Montini ha aiutato la bomba atomica. Bergoglio la bomba a mRNA

Pubblicato

il

Da

Sta per finire anche questo triduo atomico 2022. Non è una ricorrenza molto sentita qui, ci rendiamo conto: il bombardamento di Hiroshima il 6 agosto 1945 e di Nagasaki tre giorni dopo non colpisce l’immaginario di tutti – solo di qualche apocalittico che realizza la portata del fenomeno, ossia l’introduzione del concetto di potenziale annientamento dell’intero genere umano. In pratica, sì, l’apocalisse.

 

In questi tre giorni, a Hiroshima c’è una grande manifestazione serale, capeggiata dal sindaco, dove tutti, hibakusha (i «sopravvissuti alla bomba») in testa, depongono origami lungo il fiume, a lato del genbaku dome, un palazzo liberty che hanno lasciato devastato per farne un simbolo del martirio atomico della città.

 

A Nagasaki, la città cattolica, è diverso – malgrado la distruzione sia stata perfino maggiore, e assuma uno strano sapore religioso: la bomba cadde sulla cattedrale di Urakami, durante l’orario delle confessioni. Pochi metri più in là, la piazzetta dove trovarono il martirio decine di cristiani giapponesi – tra cui alcuni bambini – tra il XVI e il XVII secolo. Nagasaki, per qualche motivo, non pare intaccata del «dolorismo» che si respira ad Hiroshima.

 

Tuttavia, dico che sono rimasto ore a fissare, nel museo sotto la cattedrale ricostruita, un rosario dissolto dalla bomba atomica.

 

A pochi importa, perché in fondo la maggior parte delle persone ha confinato la possibilità di sterminio termonucleare alle due città giapponesi bombardate dal massone Truman. Al massimo, c’era da avere un po’ di paura durante la Guerra Fredda. Ma ora? Tutto è alle spalle. Giusto?

 

La realtà è che un uomo che possa dirsi tale non può non pensare alla possibilità di distruzione del mondo, anche più volte al giorno.

 

Quindi, non è lecito abbandonare il monito mostruoso di Hiroshima e Nagasaki.

 

Noi lo facciamo a modo nostro. Ogni anno, ripubblichiamo un articolo in particolare (quest’anno lo abbiamo segnalato nella Newslettera di sabato), quello secondo cui il Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, avrebbe stoppato il canale per gli accordi di pace che Tokyo voleva creare con Washington per tramite della Santa Sede, in cui da pochi mesi (abbiamo visto pochi anni fa una cerimonia per il 75° delle relazioni: un rito pagano in Vaticano) il Giappone aveva un ambasciatore, Ken Harada, e un rappresentante  piuttosto operativo, Masahide Kanayama. La storia dice, più o meno, che gli sforzi dei diplomatici nipponici si scontrarono contro il muro di Montini, noto per essere vicino al capo dei servizi americani James Jesus Angleton.

 

In pratica, il futuro papa, che all’epoca sostituto della Segreteria di Stato, non trasmise il programma di pace giapponese a Pio XII – il risultato fu la continuazione della guerra fino al suo doppio climax nucleare, una trovata americana utile a spaventare l’Unione Sovietica che da pochissimi giorni (cose che molti non sanno…) aveva  dichiarato guerra al Giappone, preparandosi con probabilità ad invadere la grande isola settentrionale dell’Hokkaido.

 

Il destino del Giappone poteva quindi essere quello di una Paese diviso in due da una spartizione delle superpotenze, come la Germania, e poi la Corea, il Vietnam, etc.

 

Ciò non accadde, perché la dimostrazione della potenza dell’atomo diede agli americani un vantaggio militare e decisionale sulla nuova epoca.

 

Quindi, qualcuno può arrivare a dire che, con le sue azioni volte forse a favorire gli USA, il Montini aprì la strada alla distruzione atomica delle due cittadine giapponesi, una delle quali pure l’unica cattolica in tutto il Sol Levante.

 

Si tratta di una visione storica abissale: un futuro papa… responsabile dello distruzione nucleare? Qualche studioso americano ammicca. Quali forse i motivi del favore concesso da Montini agli uomini di Washington, è motivo di speculazione. Ci sono quelli che, convinti, ricordano che si tratta del Paese con la bandiera piena di stelle a 5 punte, e che un identico pentacolo si trova anche nella mano della sue effigie scolpita in bronzo sulla Porta del Bene e del Male posta in uno degli ingressi del Vaticano.

 

 

Questa storia di Vaticano atomico, che in Italia praticamente abbiamo raccontato solo noi, ci è costata vari attacchi, lettere infuocate di persone indignate, qualche insulto.

 

È comprensibile. Se ciò fosse vero, riconosciamo quanto potrebbe essere difficile da accettare. Un uomo che diviene papa non può aver lavorato per la morte di centinaia di migliaia di persone – non è possibile.

 

Tuttavia, è un pensiero che deve tornarci in mente oggi, quasi 80 anni dopo.

 

Bergoglio, a quanto possiamo sapere, non ha tramato per accelerare l’annientamento cattolico di alcune città, tuttavia è innegabile che si sia speso, anche apertamente, per una bomba dagli effetti ancora più massivi: la bomba all’mRNA.

 

In molti hanno sottolineato che la campagna di vaccinazione mondiale, fatta senza conoscere i rischi a lungo termine di una tecnologia di modifica genetica mai prima provata sull’uomo,  possa dirsi una potenziale «bomba ad orologeria».

 

Non sappiamo quando scoppierà: al momento possiamo solo, come tentiamo di fare qui, registrare il numero impressionante di morti e feriti, dati che trovano la loro via nonostante la spirale del silenzio dei media, della politica e dell’infame classe medica che ora, per spiegare il massacro in corso, si è inventata la «morte in culla» per adulti.

 

Possiamo ritenere, tuttavia, che siamo solo all’inizio. Potremmo vedere altri effetti nei prossimi mesi, o anni. Per esempio, un calo delle nascite, dovuto al fatto oramai certo – nonostante i mesi di smentite dall’alto – che il vaccino possa interferire con il ciclo delle donne.

 

La bomba mRNA, quindi, possiamo dire che è bella che innescata.

 

Sappiamo come il Bergoglio abbia dato una grande mano. Ha cacciato chi in Vaticano si opponeva al siero genico. Ha creato il primo volo interamente vaccinato della storia, quello che lo ha portato in Iraq. Ha incontrato in segreto due volte Albert Bourla, il CEO di Pfizer. Ha fatto campagna per il vaccino in ogni modo, al punto da sembrare, come è stato detto, un piazzista di Big Pharma.

 

Soprattutto, Bergoglio ha agito con lo strumento definitivo per vaccinare tutti: il silenzio.

 

Il silenzio papale sull’origine maligna del siero – l’uso di linee cellulare da feto abortito – ha disintegrato l’unico scudo rimasto a chi voleva evitare la siringa, l’obiezione di coscienza. Questa grande foglia di fico della morale moderna, a cui però grati si sarebbero attaccati in milioni in tutto il mondo.

 

Non avvicinandosi nemmeno al tema, il papa ha direttamente reso inservibile l’argomento: medici, infermieri, soldati, in Italia come negli USA e ovunque, si sono visti così rigettate le proprie richieste di esenzione. È inutile ricordare che non era mai successo: l’obiezione di coscienza, qui come oltreoceano, era una vacca sacra, una riserva indiana che il potere della Cultura della Morte aveva deciso di lasciare intatta.

 

Ora, grazie a Francesco, non è più così.

 

Una parte considerevole dell’umanità, grazie al papa, è ora stata iniettata con una sostanza sintetica, che in natura è talmente potente da poter trasformare il bruco in farfalla: l’mRNA. Ossia, una molecola della vita, sempre più vicina a quella utilizzata dal Signore per creare l’uomo e la natura, che nei preti dovrebbe quindi incutere riverenza e timore.

 

Sappiamo dalle gole profonde scappate dalla filiera intorno a Pfizer quanto i laboratori reputassero importante quel che pensava la gerarchia cattolica, e quindi non è un mistero che la storia delle linee cellulari da aborto sia stata occultata, o passata nei media come una fake news. Non lo è.

 

Possiamo dire, di nostro, che questo è il lavoro che nel 2017, 2018 e 2019 aveva cominciato a fare Renovatio 21: spingere il mondo cattolico, cardinali inclusi, a rendersi conto del problema etico dei vaccini fatti con pezzi di bambino innocente. Se avessimo avuto successo, se dall’altra parte non vi fosse stato solo un Vaticano quasi interamente occupato dalle forze del male, possiamo dire che avremo dato un contributo nemmeno piccolo alla follia del 2021: sarebbe bastata una parola, da parte cattolica, e le esenzioni di milioni di persone in tutto il mondo sarebbero divenute valide.

 

Non è andata così. Abbiamo fallito noi. Soprattutto, però ci siamo scontrati ingenuamente con un piano che il papa stava già portando avanti da anni, visibilmente, per quanto ci riguarda, dal 2017, quando vescovi e preti si buttarono a pesce a difendere la legge Lorenzin.

 

Il papa aveva un suo disegno da portare avanti, evidentemente. Voleva arrivare, abbiamo scritto, a universalizzare quel «battesimo di Satana» che è il vaccino.

 

Ci è riuscito.

 

La bomba genetica è detonata in tutto il pianeta, in larga parte grazie a lui, che non ha concesso ai suoi fedeli di obiettare secondo lo Spirito.

 

Ora, se dovessimo fare un calcolo utilitarista… Montini e le bombe atomiche che (forse) avrebbe contribuito più o meno involontariamente ad organizzare, oppure Bergoglio, e i suoi spot in mondovisione al siero genico, la sua protervia nel punire i non vaccinati, la sua insistenza nell’infettare il gregge con l’mRNA alieno… ?

 

Ecco, non vogliamo dare una risposta. Il lettore se la dia da sé.

 

L’importante per noi era significare che c’è la bomba atomica, ma c’è anche la bomba genica. Non c’è solo la distruzione nucleare, ma anche la distruzione biomolecolare. E il papa ha decisamente le sue responsabilità in materia.

 

Il tema, ad ogni modo, è sempre lo stesso: la Necrocultura, che ha sovvertito anche i palazzi della divina istituzione fondata per combatterla.

 

Scrivevamo, all’inizio di questo articolo, di quegli uomini che, in quanto uomini, temono l’apocalisse.

Vi sono, con evidenza, uomini che l’apocalisse la desiderano.

 

Chi servono?

 

Chi è il signore di costoro?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Dark-Wayfarer via Deviantart pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0); immagine modificata nel colore.

 

 

 

Continua a leggere

Essere genitori

Hanno ammazzato anche Archie: lo Stato utilitarista uccide il ragazzo «nel suo miglior interesse».

Pubblicato

il

Da

Archie Battersbee, 12 anni, è morto ieri alle 12.15, ora del meridiano di Greenwich, al London Royal Hospital.

 

È morto soffocato: alle 10 le macchine che gli consentivano di respirare sono state spente, come da decisione dei medici e della magistratura britannica – con l’aggiunta della pilatesca Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, il cui pronunciamento era atteso con fiducia, ma che invece non si è opposta per «non interferire» con la giustizia di Albione.

 

A nulla sono valsi i ricorsi legali della famiglia, l’eco della protesta per mantenere in vita il figlio che ha varcato i confini nazionali. Non è mancata, al solito, l’offerta di spostare il bambino in Italia. Come era successo per Alfie, abbiamo visto quanto serve.

 

Tutti i gradi della magistratura parruccona hanno decretato che non era la famiglia a poter decidere se tenere vivo il bambino (concetto di per sé aberrante, ci rendiamo conto), ma i medici, che hanno agito nel suo «best interest».

 

Lo hanno ammazzato nel suo «miglior interesse». Lo hanno trucidato a suo vantaggio. Uccidere un bambino per «tutelarlo» Questa è l’irrazionalità assassina a cui è arrivato il mondo moderno, che si nutre oramai di oscene contraddizioni che provocano ondate di morte.

 

Il bambino era stato trovato privo di sensi nella sua casa del Sussex  lo scorso 7 aprile. Il lettore può notare, quindi, come i tempi nei quali si svolgono questo tipo di fenomeni – famiglie di comatosi contro medici e magistratura – si stiano accorciando. Non è escluso che a breve vedremo processi eutanatici per direttissima: vere e proprie sentenze di morte, comminate nel giro di poche ore.

 

Ricordiamo che erano stati i medici a chiedere alla magistratura di giudicare se fosse giusto proseguire a tener vivo il ragazzino con la ventilazione artificiale. I dottori infatti erano certi che il bambino non avesse possibilità di guarire.

 

Sappiamo cosa ha ucciso Archie. Non sono solo i medici e i giudici. È ciò che li contiene, li giustifica, li aizza nel loro lavoro di morte.

 

È lo Stato utilitarista. Per la filosofia utilitarista – che nasce proprio a Londra nel Settecento con l’inquietante filosofo Jeremy Bentham – il più debole può essere sacrificato al più forte, qualora quest’ultimo tragga dal sacrificio del primo un grande godimento. È la teoria per cui una minoranza della società è giusto che vada schiacciata a vantaggio del «piacere» (Bentham parla proprio di questo, con calcoli matematici) della maggioranza.  Chi ricorda i discorsi su vaccini, green pass e lockdown può capire di cosa stiamo parlando – perché l’utilitarismo è oramai il sistema operativo di ogni Stato moderno, che odia l’umanità e vuole umiliarla e ridurla.

 

Il più debole sacrificato al più forte. Il minore al maggiore. Tale sistema era perfetto per l’impero genocida che sterminava irlandesi e indiani, con carestie programmate, portandone vie le risorse, per il maggior godimento della società londinese.

 

Ecco quindi che l’utilitarismo diventa eugenetica, e chiama all’assassinio massivo degli stessi bambini britannici (Charlie, Alfie, Archie…): le loro vite sono divenute quelle che nella Germania di Hitler – grande discepolo delle teorie antropologiche angloamericane – veniva chiamata lebensunwerten leben, «vita indegna di essere vissuta».

 

Lo Stato utilitarista è quindi lo Stato della Necrocultura. L’utilitarismo è in fondo solo una elaborazione della Cultura della Morte.

 

Quindi, lo Stato utilitarista neonazista ha ucciso un altro bambino, sì: ma ne ammazza decine di migliaia ogni giorno con aborti, riproduzione in provetta, espianto di organi.

 

Perché è grazie agli orrori permessi dalla Necrocultura che lo Stato moderno può nutrirsi e prosperare.

 

 

 

 

Immagine da Twitter

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari