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Civiltà

Prepararsi. Confessioni e consigli

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Volevo pubblicare qualcosa già a fine gennaio, non lo ho fatto perché – forse ora posso ammetterlo – mi vergognavo.

 

Ho cominciato a fare scorte, cioè a prepararmi per un periodo completamente fuori dall’ordinario, un mese e mezzo fa. Certo, non ho cominciato con lo stesso ritmo di tre-quattro settimane fa, quando ho fatto, svenandomi, i carichi finali.

 

Ho continuato, da gennaio a febbraio, a lavorare, a fare conferenze, eventi, incontri. Ho resistito all’idea di stivare subito la quantità che reputo giusta (diciamo, un mese di scorte) perché una parte di me ci pensava giorno e notte, ma chiunque intorno a me mi trascinava verso il contrario. Mi limitavo a prendere, ad ogni spesa, una dose omeopatica di cibo di preparazione.

 

 Si stanno svegliando un po’ tutti. A quanti mi hanno dato retta nei primi giorni, ho risparmiato almeno la coda al supermercato. E forse anche (ma questo non lo sapremo mai) l’infezione del COVID-19

Poi, per fortuna, ho ascoltato solo me stesso, e ho completato la scorta. Almeno da quel punto di vista ora ho sistemato: e non è poco, in un mondo dove ad uscire di casa si rischia una denuncia, o un’infezione che può uccidere te o i tuoi cari.

 

Ho cominciato a scrivere del Coronavirus a gennaio, e lo ho preso sul serio perché all’epoca avevo preso sul serio H5N1 (qualcuno lo ricorda? io sì). Ma tutto fuori mi tirava da un’altra parte. I lavori vanno avanti, i bambini devono andare a scuola, le istituzioni fischiettano…

 

Puoi conoscere La Collina dei conigli, lo stupendo racconto con il coniglio che prevede la fine della sua conigliera ma viene preso per scemo, e quindi deve partire con pochi altri simili per salvarsi e continuare la società coniglia. Si tratta con evidenza della riedizione di miti ancestrali. Cassandra, Noè… ma anche questa storia – anche il mito – non ti aiutano a vincere il rumore di fondo del mondo moderno, la cui funzione precipua è, appunto, uccidere i miti.

 

Lo stigma sociale del resto è grande: sei un paranoico, sei uno strano. Diventerai, negli anni a venire, uno che citeremo nelle barzellette. Tu e le tue teorie: finché ce le racconti nei libri, a cena, alle conferenze, va bene. Ma dai, è cultura che hai, è intrattenimento che ci offri: non riguarda la nostra vita reale. 

 

Ora però vedo che si stanno svegliando un po’ tutti. A quanti mi hanno dato retta nei primi giorni, ho risparmiato almeno la coda al supermercato. E forse anche (ma questo non lo sapremo mai) l’infezione del COVID-19.

 

Lo stigma dei prepper (come chiamano in america quelli convinti dell’imminenza dell’apocalisse e che accumulano cibo a lunga conservazione e armi – queste ultime non consentite in Italia) non è sparito del tutto. Il prepping era associato alle sette religiose, alle «milizie» della destra americana, cose così. Tuttavia negli ultimi anni esso è balzato su un’altra nicchia, sociopoliticamente opposta: i ricchi.

 

Il prepping è diventato un fenomeno massivo per le élite miliardarie americane

Il prepping è diventato un fenomeno massivo per le élite miliardarie americane. I paperoni hanno tutti un piano di fuga in caso di fine del mondo. Ci sono agenzie specializzate in un pacchetto completo, per cui ti prelevano in elicottero ovunque tu sia, e ti portano subito su una barca per lasciare la terraferma in preda al caos. Ci sono ex hangar sotterranei che ospitavano i missili balistici riconvertiti ora in apocalittici condomini di lusso.

 

Peter Thiel, un investitore filosofo che ammiro molto (quello che, dando i primi 500.000 dollari a Facebook ha fatto il più grande investimento che si ricordi), da un decennio si è perfino procurato la cittadinanza neozelandese. La terra dei Kiwi è talmente lontana che forse l’apocalisse si dimentica di arrivare fin lì, o arriva tardi: e se hai una casa isolata nel verde, con l’acqua e gli animali, sei in teoria a posto. In teoria.

 

Il fatto che l’oculata élite miliardaria (in ispecie quella che ha fatto i soldi con la tecnologia e la finanza) spenda i suoi danari su questa prospettiva la dice già di per sé lunghissima su tante cose: sui loro meriti, sulla totale mancanza di collante tra i vertici della società e chi vi sta sotto. L’élite ha capito il sistema e trova che sia fragile al punto da poter crollare da un momento all’altro.

 

L’élite ha capito il sistema e trova che sia fragile al punto da poter crollare da un momento all’altro

Ho letto qualche anno fa una testimonianza grottesca, spiazzante. Un signore esperto di temi di sopravvivenza, invitato a parlare ad un simposio di ricconi, raccontava di aver ricevuto una domanda precisa: quando anche il danaro perde il suo valore, come faccio a ottenere ubbidienza dai miei sottoposti (dal mio cameriere, dall’autista, dal bodyguard, dall’amante)? La risposta che i miliardari per lo più davano  a se stessi si incentrava su collari in grado di dare delle scosse elettriche a comando, e chiedevano conferma all’esperto.

 

La questione della preparazione al collasso sociale, quindi, non riguarda più solo gli spostati – riguarda anche chi tiene in mano qualche filo (economico e quindi politico) della nostra vita.

 

Eh sì che si tratta di un istinto così radicato in me. Penso ai nonni, ai bisnonni, ai trisavoli – al granaio. A quell’accumulo nascosto che ti consente di superare l’inverno, come un animale letargico. E forse anche più di un inverno: magari riesci pure a sopravvivere ad un anno senza estate, come accadde nel 1816 – sì, lo abbiamo avuto, 203 anni prima di Greta Thunberg.

 

Ora rischiamo di passare chiusi in casa un anno senza estate, pur avendo, a differenza del 1816, l’estate. Per questo il granaio è ancora più importante. Perché ad impazzire non è la natura, o almeno non solo. Ad impazzire potrebbero essere gli uomini.

 

Confessioni

 

Poi ho visto che perfino Technology Review, la rivista di divulgazione del MIT di cui sono felice abbonato, ne ha parlato con franchezza.

 

Sono un lettore accanito di Antonio Regalado, il reporter scientifico delle questioni lifescience (le tecnologie legate alle scienze della vita), e da cui – per posizioni bioetiche – credo di essere lontano anni luce. Ho quindi visto con sorpresa quando ha pubblicato l’articolo «How to prepare for the coronavirus like a pro»,  «Come prepararsi al Coronavirus da professionista».

 

«Alcune delle persone più intelligenti che conosco si stanno preparando per una crisi»

Si scopre così che il prepping, con il fenomeno che gli americani chiamano trickle down (effetto a cascata) sta filtrando giù dall’élite verso anche la classe intellettuale. «Alcune delle persone più intelligenti che conosco si stanno preparando per una crisi, incluso me», dice.

 

Rispetto all’abituale ottimismo che il MIT squaderna al mondo a piene mani, il quadro che offre Regalado è piuttosto fosco. «Il modo in cui un prepper vede le cose, la nostra società è efficiente ma anche fragile».

 

«Il modo in cui un prepper vede le cose, la nostra società è efficiente ma anche fragile»

«Quanti giorni di cibo ha la tua città? Quante macchine di ventilazione extra ci sono nel tuo ospedale più vicino? Potrebbe essere meno di quanto pensi. Un mese fa, immagazzinare qualsiasi cosa a Boston sarebbe sembrato un po’ folle per qualcuno come me, lontano dal centro dell’epidemia di coronavirus che si diffonde in Cina. Quando ho iniziato ad accumulare  tute protettive, guanti sterili e sacchi di patate, non ho fatto pubblicità. Sarei sembrato quello strano, paranoico».

Benvenuto nel club, Antonio.

 

I Centri statunitensi per il controllo delle malattie hanno avvertito che una «perturbazione significativa» della vita americana è inevitabile e il dipartimento sanitario delle Hawaii ha consigliato alle persone di avere due settimane di forniture di emergenza a casa. Il mercato azionario è in caduta libera. Anche il vice presidente dell’Iran è malato.

 

«Mentre parlavo con i miei contatti – molti di loro scienziati, fondatori di startup e investitori che seguivano da vicino le tendenze tecnologiche – ho sentito storie di persone che affittano chalet in luoghi remoti e altri che hanno liquidato interamente i loro portafogli azionari».

 

Uno dei casi più interessanti è quello di Jamie Heywood un imprenditore sanitario e cofondatore di PatientsLikeMe. Egli, dice Regalado, «mi ha detto che è sempre pronto a sopravvivere per un lungo periodo senza risorse esterne. Ora ha aggiunto alcuni nuovi materiali, come le maschere respiratorie. Ha a casa quella che è fondamentalmente un’unità di terapia intensiva a bassa tecnologia. Se qualcuno nella sua famiglia si ammala, vuole essere in grado di prendersi cura di loro, nel caso in cui gli ospedali siano sopraffatti».

 

Il signor Heywood, che si scopre aver lavorato al CDC (il controverso centro statale per le malattie infettive americano), aveva previsto quello che la sanità italiana (e la politica, e tutti noi, e per decenni) ha mancato di vedere: le terapie intensive sono il punto debole della società. Si è fatto una T.I. privata, in grado di curare i suoi cari senza passare per il disordine in cui possono cadere gli ospedali, o le liste della morte utilitaristica che decidono che tua madre muore perché è arrivato un paziente più giovane e sano.

 

«La mia ipotesi è che tutti i membri della mia famiglia avranno questo virus ad un certo punto, ma penso che io possa ritardarlo. Il valore del ritardo può essere sostanziale, per la società e per me».

«La società just-in-time basata su Amazon è profondamente efficiente, ma molto non resistente»

 

La polemica per i respiratori in libera vendita su Alibaba, esauriti o scambiati a prezzi folli, assume un’altra luce. Sappiamo chi può averli comprati: coloro che hanno intuito ancora tempo fa cosa stava succedendo.

 

«La società just-in-time basata su Amazon è profondamente efficiente, ma molto non resistente»  afferma Heywood, preoccupato per quali significative interruzioni della catena di approvvigionamento possa significare per «una società con solo settimane di cibo sugli scaffali».

 

Poi parla del suo periodo presso il CDC: «la cosa con cui sono venuto via è una domanda sull’equilibrio tra efficienza, capitalismo, che porta la capacità di archiviazione il più vicino possibile allo zero e rende le reti di consegna il più sottili possibile. Funziona bene in un ambiente stabile. Ma che dire durante un’interruzione di tutto? Immagina che Amazon arrivi a Natale senza preparazione. Questa è una pandemia».

 

La filiera di approvvigionamento sulla quale viviamo non è affidabile. Non più

In due parole: anche quelli che lavoravano alle prospettive pandemiche nelle istituzioni, quelli intelligenti, quelli benestanti e non catastrofisti, quelli che in Italia voterebbero PD vi confessano spudoratamente: preparatevi. La filiera di approvvigionamento sulla quale viviamo non è affidabile. Non più.

 

Consigli

 

È oramai tardi, tuttavia ci permettiamo di darvi qualche consiglio, perché non lo è troppo: dall’Arizona e da Nuova York mi arrivano foto di amici che ritraggono scaffali vuoti, in Italia c’è ancora un po’ di disponibilità.

 

App per la spesa: se potete evitare di muovervi da casa, meglio

Amazon funziona ancora, così come – mi dicono – le app di alcune catene della GDO. Se potete evitare di muovervi da casa, meglio. Accertatevi che possano consegnarvi grosse quantità di merce. Grosse può significare: diversi carrelli.

 

Pensateci: anche se i supermercati non dovessero chiudere totalmente (come da prospettiva dell’hardcore prepper), potrebbe comunque divenire sempre più difficile, o sgradevole, andare a fare la spesa.

 

Procediamo con la lista, è semplice. Il cuore della scorta:

Un mese di cibo a lunga conservazione:

 

  • Un mese di cibo a lunga conservazione: cibo in scatola, soprattutto, minestroni, legumi, etc. Nei supermercati italiani abbiamo i pacchi da 5kg di pasta, non costano molto di più di €5. Lo stesso dicasi per il riso, ci sono i pacchi da 5kg, ma ne possono esistere anche da 10kg e ne ho visto sacchi di juta da 20kg. Le conserve di pomodoro già 2 settimane fa cominciavano a scarseggiare, esistono le latte maxi da diversi chili: attenzione, però, una volta che le aprite, dovete consumarle. L’olio in casa non deve mancare. Se siete di quelli che panificano, con la farina ricordatevi il lievito e gli altri ingredienti. Frutta secca. Nocciole, arachidi: non vanno a male e sono calorimetricamente potentissime, in un momento difficile possono essere molto utili. Molti stanno mettendo carne in freezer, non è sbagliato, tuttavia nello scenario in cui manchi la luce (anche temporaneamente) sarebbe un carico perso: a molti fa schifo, ma la Simmenthal è una soluzione, e non è ancora troppo considerata dal consumatore italiano. Personalmente, da produttore domestico di Biltong (specialità sudafricana), ho essicato vari chili di carne. Lo stesso discorso consideratelo per i surgelati in generale. Latte Zymil, a lunghissima conservazione.  Biscotti secchi a volontà, per i panificati, privilegiate. Se avete bambini, gli omogeneizzati non dimenticateveli, il latte in polvere di determinate marche già ad inizio della crisi cominciava temporaneamente a non esserci. Se nella vostra zona l’acqua pubblica non è un granché, procedete a prendere casse e casse di acqua minerale, facendo attenzione perché è economica ma voluminosa e difficile da portare fuori dal supermercato insieme al resto della scorta.

Medicine di cui avete la ricetta, antibiotici, aspirine

 

  • Medicine di cui avete la ricetta, antibiotici, aspirine: le farmacie al momento sono aperte, ma se mai dovessero chiudere per un mese se avete qualche cosa di fondamentale per la vostra salute prescritto dal medico (insulina, etc.) dovete trovare il modo di fare scorta. Gli antibiotici, medicinale che non posso amare, possono essere utili in situazioni avverse in mancanza di supporto diretto. Se avete a cuore l’uso di integratori parafarmaceutici, prendetene multipli di quello che prendereste normalmente.

Carta per pulire

 

  • Carta per pulire: la carta igienica, negli USA, è sparita subito. Anche gli altri tipi di carta da pulire (fazzoletti, panni, etc.) vanno accumulati ed usati in casa con parsimonia. Considerate che in caso di raffreddore, carta per l’igiene umana potrebbe essere usata in modo massivo. Chi ha bambini ricordi i pannolini (tanti). Le donne facciano un pensiero su quegli scaffali indicati pudicamente nei supermercati come «igiene periodica».

Disinfettante

 

  • Disinfettante: la prima cosa che nell’ilarità collettiva è scomparsa è l’amuchina. Oltre all’alcol disinfettante, o all’aceto, qualcuno ha fatto scorte di vodka in funzione non inebriante ma antisettica. Anche qui, Worst Case Scenario. Non me la sento di riderne. Al massimo ne sorrideremo alla fine di tutto, quando la si potrà usare con un cocktail spettacolare, magari con l’azoto liquido (scrivo così ma non so se giocherò mai più con l’azoto liquido).

Carburante

 

 

  • Carburante: se avete delle taniche, riempitele. Per il resto, fate il pieno il prima possibile, e il più spesso possibile.

 

Ci sono aggiunte a piacere alla lista. C’è chi ha aggiunto quantità di vitamina C (io ho con me polvere di acido ascorbico, più diversi barattoli di integratori di minerali e di vitamine varie comprati all’ingrosso). C’è chi necessita di rasoi. C’è chi aggiunge le trappole per topi: servono a proteggere la scorta in certi ambienti.

 

La spesa non è indifferente. Preparatevi a spendere centinaia di euro, forse un migliaio se la vostra famiglia è numerosa.

 

La spesa non è indifferente. Preparatevi a spendere centinaia di euro, forse un migliaio se la vostra famiglia è numerosa

Se volete comprare un elettrodomestico – i negozi di elettronica sono aperti – non posso che consigliare che una macchina per il sottovuoto, Oramai se ne trovano anche sui €50. Negli anni ne ho distribuite alle varie regioni della famiglia. Vi può aiutare a conservare il cibo, ed è utilissima per avanzi e frattaglie. Se la comprate, ricordatevi di comprare anche i sacchetti, della dimensione e della quantità giusta.

 

I supermercati nella pratica sono divenuti un luogo difficile. Già prima che si creassero le code – che capite bene che, almeno quelle, ho evitato – nei primi giorni di crisi era percepibile un certo nervosismo tra i clienti (una corsia è stretta e non assicura il metro di distanza richiesto), e la possibilità che esso degeneri è concreta. Parimenti, il metro di distanza non crea solo le code in entrata, crea code anche in uscita: la fila in cassa diviene più lunga, finisce tra gli scaffali, causando ancora più disordine.

I supermercati nella pratica sono divenuti un luogo difficile

 

Il consiglio che diamo quindi è trovare un supermercato che apre prestissimo (alle 8:00 o prima), come quelli che con una funzione tipo ingrosso servono anche le attività di ristorazione. A quell’ora c’è decisamente meno gente, soprattutto se ne scegliete uno raggiungibile solo con la macchina, fuori dall’area cittadina – certo, se esso non è quello pià prossimo andarci vi espone al rischio che ad un eventuale controllo vi chiedano «perché non è andato vicino a casa sua».

 

Portate con voi già i sacchetti da casa, ma non imbustate in cassa: dovete minimizzare il tempo di permanenza in un luogo dove l’infezione potrebbe avvenire, o dove comunque la tensione sale e qualcuno potrebbe uscire dal seminato.

Parcheggiate lontano dall’entrata

 

Parimenti, la quantità di cose che comprerete riempirà lo scivolo della cassa, quindi quello che dovete fare è mettere tutto subito nel carrello, sul cui gancio vanno appesi alcuni sacchetti (di quelli solidi, chiaro) che avrete portato da casa riempiti dei prodotti. Quello che non imbustate nei sacchetti appesi, lo imbusterete in macchina: parcheggiatela lontano dall’entrata, nelle file più remote dove in genere non c’è nessuno. Là, con il bagagliaio aperto, avrete tutto il tempo per insacchettare con calma e con raziocinio.

 

Pagate con la plastica

Cercate di pagare con la plastica.

 

Non è consentito fare la spesa in due, lo sapete. Questo è un problema perché un carrello non potrebbe bastarvi. Negli esercizi che lo hanno, prendete uno di quei carrelli bassi, tipo montacarichi. Soprattutto l’acqua minerale e la carta igienica portano via tantissimo spazio. In caso, prendete sia un carrello che quei carrellini tipo trolley, o le sporte. Sarete goffi a vedersi, ma non gliene frega niente a nessuno, e siete pure mascherati (e mi raccomando, guantati).

 

C’è un capitolo che manca: quello della difesa personale.

 

Il collasso sociale è possibile: prima gli ospedali, poi i supermercati, e solo dopo le prime irruzioni nelle abitazioni private

Chi mi segue sa come la penso: il collasso sociale è possibile, e con le rivolte simultanee nelle carceri e le bande che si picchiano in strada a Milano la parte più ferale ha fatto capire che sta odorando la debolezza dello Stato in questo momento. Dovrebbero collassare (predizione: prima a Napoli e al Sud, a Roma, forse a Milano) prima gli ospedali, quindi esserci disordini nei supermercati, e solo poi esserci le prime irruzioni nelle abitazioni private.

 

La casa è un tabù – se qualcuno ci sta dentro. Qualcuno che vi entra in casa lo fa a grande rischio: di beccarsi tanti anni di gabbio, ma anche di trovare qualcuno dentro che si difende. Questo non è detto che lo sappiano tutti, specialmente quando lo Stato che ti mette il gabbio arriva a perdere il controllo e i cittadini paiono degli animali in gabbia spaventati.

Nel caso, cercate la difesa senza nessuna esitazione. Difendete la vostra casa perché in questo momento dentro ci sono i vostri cari

 

Nella milionata di africani che abbiamo importato a nostre spese, sicuramente c’è qualcuno che una situazione di collasso dello Stato sa cos’è, perché magari proveniente da società in collasso permanente, dove le razzie dei villaggi non sono ricordi lontani.

 

Che ad ogni modo le prime bande ad agglutinarsi per il pillage siano africane, nordafricane o molisane (la regione meno positiva al C19 in Italia), pochissimo importa.

 

In Italia non abbiamo gli stupendi emendamenti della Costituzione americana, quindi nessuna arma in libera vendita. In Italia la giustizia poi ha dimostrato spesso di avere una sua idea della legittima difesa. Ciò detto, non posso fare che consigliare quello che sto dicendo a tutti coloro che me lo chiedono: nel caso succedesse, cercate la difesa senza nessuna esitazione. Difendete la vostra casa perché in questo momento dentro ci sono i vostri cari.

 

Non ho molto altro da aggiungere.

 

Fatelo subito prima che chiudano del tutto i supermercati

Posso dire che, anche per motivi fisici e spirituali, ma soprattutto per esperimento strategico funzionale al momento, in questi giorni sto digiunando. Sto riabituando il corpo, e lo spirito, alla privazione, perché quello che ci dipingono ora, anche nel post-C19, è un mondo in crash economico, nel quale chissà come sarà mangiare, uscire, viaggiare in aereo, far vacanza. Tutte cose che chissà se torneranno. Tutte cose di cui, da anni, ho imparato a fare a meno. 

 

Il digiuno ha come effetto principale la lucidità. Ho scritto quindi queste righe al massimo della precisione fisiologica della mia mente. Sicuramente però qualcosa mi sarà sfuggito: capiterà anche a voi, e come me dovrete tornare al supermercato a comprare.

 

Fatelo subito prima che lo chiudano del tutto, però.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

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Cina

Prove tecniche di cultura neoimperiale: Xi Jinping scrive sulla Civiltà cinese e della sua storia da un milione di anni

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Il numero del 15 luglio del giornale cinese Qiushi, il bimestrale di punta del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), ha pubblicato un articolo del presidente Xi Jinping su «Avanzare la ricerca della storia della civiltà cinese e sviluppare una maggiore consapevolezza della Storia mentre si costruisce fiducia nella cultura». Lo riporta l’agenzia di Stato cinese Xinhua.

 

L’articolo vergato dall’uomo forte di Pechino descrive che «il progetto per tracciare le origini della civiltà cinese, ha dimostrato che la storia della Cina include un milione di anni di umanità, 10.000 anni di cultura e più di 5.000 anni di civiltà, secondo l’articolo» scrive Xinhua.

 

«L’articolo sollecita sforzi per approfondire la ricerca sulle caratteristiche e le forme della civiltà cinese e promuovere la trasformazione creativa e lo sviluppo della raffinata cultura tradizionale cinese. Sottolinea inoltre la necessità di promuovere gli scambi e l’apprendimento reciproco tra le civiltà e promuovere lo sviluppo di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, e la necessità di fare in modo che le reliquie culturali e il patrimonio svolgano il proprio ruolo nello sviluppo culturale e creino un’atmosfera sociale che facilita gli sforzi per portare avanti la raffinata cultura tradizionale cinese».

 

È facile vedere come, dietro la solita lingua di legno pechinese, si intravede lo sforzo per creare i presupposti culturali ad un futuro neoimperiale per la Cina.

 

Parlando di Civiltà cinese antica – antichissima – si vuole affermare il diritto del Regno di Mezzo alla primazia mondiale, che con la patente decadenza degli USA di Biden (considerato da molti, appunto, un pupazzo di Xi e del Partito Comunista Cinese) è alla portata.

 

Forse può aver sorpreso il lettore il fantastico numero scritto da Xi, il milione di anni di storia della Cina, ma c’è una questione scientifica (e quindi politica, e geopolitica) precisa dietro l’incredibile cifra. La Cina è sostenitrice della cosiddetta teoria «Out of Asia» (o meglio «Out of China») che contesta la teoria per cui gli esseri umani si sarebbero evoluti a partire dagli ominidi dell’Africa (teoria detta «Out of Africa»).

 

Nonostante la teoria perdesse peso nel consenso scientifico internazionale, il paleoantropologo Jia Lanpo, il fondatore della disciplina nel suo Paese e scopritore dei resti del cosiddetto Sinanthropus pekinensis («L’uomo di Pechino», sottospecie dell’homo erectus), sostenne la teoria dell’umanità cinese fino alla sua morte nel 2001: per Jia la culla dell’uomo è situata nella Cina sud-occidentale.

 

In pratica, la Cina rivendica di essere la madre dell’umanità intera.

 

Il lettore può capire l’implicazione nazionalista, nonché sottilmente razzista dell’idea: del resto, la Cina è l’unica superpotenza tecnicamente monoetnica.

 

La Cina sta riscrivendo la storia in modo piuttosto pubblico Ai tempi delle Olimpiadi di Pechino, durante la colossale cerimonia di apertura dei giuochi creata dal regista Zhang Yimou, venne dato molto risalto alla storia del navigatore e diplomatico cinese Zhang He (1371-1411), una sorta di Cristoforo Colombo del Celeste Impero.

 

È stato sostenuto, e pure da miltiari americani, che oltre ad Asia e Africa, l’intrepido ammiraglio avrebbe scoperto perfino l’America circa 70 anni prima degli europei. Tale idea è chiamata «ipotesi 1421». Inutile dire che sia popolarissima in Cina.

 

La Cina si prepara a dominare il mondo. Non solo con i prodotti a basso costo e virus: anche con il revisionismo storico.

 

 

 

 

Immagine del teschio di Einsamer Schütze via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata.

 

 

 

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Civiltà

Potrebbero esserci fino a quattro civiltà malvagie nella nostra galassia: studio

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Un ricercatore calcola che ci sono fino a quattro civiltà aliene potenzialmente «dannose» solo nella nostra galassia, la Via Lattea.

 

Secondo un paper del ricercatore spagnuolo Alberto Caballero non è un azzardo presumere che gli alieni siano simili agli umani e cioè bellicosi e inclini a invadere territori altrui, e quindi pare ci possa essere una probabile potenziale minaccia per noi terrestri. 

 

Il Caballero non è un astrofisico, ma uno studente di dottorato di risoluzione dei conflitti presso l’Università spagnola di Vigo. Sull’argomento delle intelligenze extraterrestri ha però già pubblicato un articolo sull’International Journal of Astrobiology dell’Università di Cambridge sul famigerato segnale extraterrestre  chiamato WOW!.

 

Lo studio del Caballero, che sta tra l’esperimento mentale e la teoria dei giochi, trae le sue conclusioni utilizzando una formula che prende in considerazione come i progressi tecnologici sembrano rendere le civiltà meno propense a invadersi a vicenda.

 

Utilizzando i dati noti sui modi in cui gli esseri umani hanno storicamente invaso i territori degli altri e confrontandoli con il numero di presunti esopianeti abitabili nella Via Lattea, il ricercatore spagnuolo ha incentrato sulla risoluzione dei conflitti sugli alieni deducendone che potrebbero esserci fino a quattro civiltà aliene ostili nella nostra galassia.

 

Ciò detto, scrive Futurism, il rischio per il nostro pianeta è abbastanza ridotto, tanto che la Terra ha molte più probabilità di essere distrutta da un asteroide che di essere invasa da alieni conquistadores

 

«Ho scritto basandomi solo sulla vita come la conosciamo» ha detto Caballero a Vice.  «Non conosciamo la mente degli extraterrestri. Una civiltà extraterrestre potrebbe avere un cervello con una composizione chimica diversa e potrebbero non avere la nostra empatia o potrebbero avere comportamenti più psicopatologici».

 

Ci sono un sacco di presupposti di base nell’articolo di Caballero: primo, che una civiltà extraterrestre sarebbe anche abbastanza interessata all’umanità a tal punto da invaderci, e in secondo luogo che l’aumento dei progressi tecnologici li renderebbe meno bellicosi e non di più.

 

Come riportato da Renovatio 21, il direttore del programma pubblico USA per la ricerca di intelligenze extraterrestri SETI già aveva dichiarato che «probabilmente ci sono civiltà malevole altrove nell’universo, quindi è sicuramente qualcosa che dovremmo considerare mentre continuiamo a esplorare l’universo».

 

Il capo del programma spaziale russo ha invece detto di recente che  gli alieni ci starebbero già studiando e monitorando e tutto sta a capire se siano civiltà pacifiche o con intenzioni bellicose. 

 

 

 

 

Immagine di noble6211 via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

 

 

 

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Civiltà

Wormhole creati da civiltà aliene: un astrofisico dice che li abbiamo già visti

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È possibile che una civiltà aliena estremamente avanzata abbia creato in tutto l’universo un sistema di trasporto basato su wormhole – ossia cunicoli spazio-temporale –  e potremmo persino individuarli. Lo riporta Futurism.

 

Sebbene sia una teoria piuttosto bizzarra, secondo un nuovo articolo di BBC Science Focus, essa ha incuriosito alcuni scienziati.

 

L’astrofisico dell’Università di Nagoya, Fumio Abe, ha detto che potremmo aver già catturato le prove di una tale rete nelle osservazioni esistenti, ma le abbiamo perse nel mare di dati, portando alla prospettiva intrigante che la rianalisi delle vecchie osservazioni potrebbe portare a una svolta nel SETI.

 

«Se i wormhole hanno un raggio della gola compreso tra cento e dieci milioni di chilometri, sono legati alla nostra Galassia e sono comuni come le stelle ordinarie, il rilevamento potrebbe essere ottenuto rianalizzando i dati passati», ha detto Abe a Science Focus.

 

È una teoria allettante che suggerisce un percorso alternativo per capire una volta per tutte se gli esseri umani sono soli nell’universo.

 

Questi wormhole sono appunto tunnel teorici con due estremità in punti separati nel tempo e nello spazio. Sebbene non vìolino la teoria della relatività generale di Einstein, non abbiamo ancora certezza della loro effettiva esistenza, per non parlare poi di qualche civiltà decisamente avanzata che sarebbe in grado di produrli.

 

Perché un wormhole esista, però, ci vorrebbe una quantità enorme di energia. L’idea sarebbe che «se gli ET hanno creato una rete di wormhole, potrebbe essere rilevabile dal microlensing gravitazionale».

 

Questa tecnica è stata utilizzata in passato per rilevare migliaia di esopianeti e stelle distanti rilevando il modo in cui piegano la luce. Se possa essere utilizzato per rilevare i wormhole, per essere chiari, è una questione aperta.

 

Fortunatamente, individuare i wormhole non è la nostra unica possibilità di rilevare la vita in altre parti dell’universo.

 

Science Focus ha anche indicato la ricerca di megastrutture, ancora solo teoriche, che sfruttano l’energia di una stella racchiudendola completamente, o sostanze chimiche atmosferiche legate all’inquinamento umano, o veicoli spaziali riflettenti estremamente sottili chiamati vele di luce, ognuno dei quali potrebbe teoricamente portarci alla scoperta di una civiltà extraterrestre.

 

Le antenne radio per individuare segnali alieni sono sempre in allerta, come con questo misterioso segnale radio proveniente dal centro della Via Lattea che è stato captato dagli scienziati con il nome tecnico di ASKAP J173608.2-321635.

 

Il concetto di wormhole è una prospettiva allettante, soprattutto considerando il fatto che potrebbero dare a una civiltà aliena – o anche a noi – la capacità di viaggiare su vasti distese di spazio e tempo, un po’ come la porta che conduceva a un altro mondo nel kolossal hollywoodiano anni Novanta, Stargate.

 

 

 

Immagine di ErikShoemaker via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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