Da due decenni il Pentagono applica al «Medio Oriente Allargato» la dottrina Rumsfeld/Cebrowski. Ha più volte valutato se estenderla al «Bacino dei Caraibi», ma vi ha sempre rinunciato, concentrandosi sul primo obiettivo. Il Pentagono agisce come centro decisionale autonomo che di fatto sfugge al potere del presidente. È un’amministrazione civile-militare che impone i suoi obiettivi agli altri settori militari.
Geopolitica
La dottrina Rumsfeld/Cebrowski
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21
Le cose si chiarirono solo nel 2005, quando il colonnello Ralph Peters pubblicò la famosa carta del Consiglio dei capi di stato-maggiore: la carta del «rimodellamento» del Medio Oriente Allargato
A marzo 2002, nel libro L’incredibile menzogna (1) (2) scrivevo che gli attentati dell’11 Settembre avevano l’obiettivo di far accettare agli statunitensi:
- all’interno, un sistema di sorveglianza di massa (il Patriot Act);
- all’estero, la ripresa della politica imperiale, su cui all’epoca non esistevano documenti.
Le cose si chiarirono solo nel 2005, quando il colonnello Ralph Peters − allora commentatore di Fox News − pubblicò la famosa carta del Consiglio dei capi di stato-maggiore: la carta del «rimodellamento» del Medio Oriente Allargato (3). Fu uno choc per tutte le cancellerie: il Pentagono prevedeva di ridisegnare le frontiere ereditate dalla colonizzazione franco-britannica (gli Accordi di Sykes-Picot-Sazonov del 1916) senza riguardo verso alcuno Stato, nemico o alleato che fosse.
Fu uno choc per tutte le cancellerie: il Pentagono prevedeva di ridisegnare le frontiere ereditate dalla colonizzazione franco-britannica (gli Accordi di Sykes-Picot-Sazonov del 1916) senza riguardo verso alcuno Stato, nemico o alleato che fosse


Da allora ogni Stato della regione cercò con ogni mezzo di evitare che la tempesta si abbattesse sulla propria popolazione. Invece di allearsi con i Paesi limitrofi per fronteggiare il comune nemico, ogni Paese tentò di spostare le grinfie del Pentagono sui vicini. Il caso più emblematico fu la Turchia, che più volte cambiò di spalla al fucile, dando di sé la fuorviante immagine di cane impazzito.
La carta rivelata dal colonnello Peters − che detestava il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld − non permetteva di cogliere l’insieme del progetto. Subito dopo gli attentati dell’11 Settembre, Peters pubblicò un articolo sulla rivista dell’esercito USA, Parameters (4), ove alludeva alla mappa − che tuttavia pubblicherà quattro anni più tardi − facendo intendere che il Comitato dei capi di stato-maggiore s’apprestava a realizzarla per mezzo di crimini atroci, che avrebbe appaltato per non sporcarsi le mani. Sul momento si pensò a eserciti privati, ma la storia dimostrò che nemmeno questi potevano imbarcarsi in crimini contro l’umanità.
Peters pubblicò un articolo sulla rivista dell’esercito USA, Parameters (4), ove alludeva alla mappa − che tuttavia pubblicherà quattro anni più tardi − facendo intendere che il Comitato dei capi di stato-maggiore s’apprestava a realizzarla per mezzo di crimini atroci, che avrebbe appaltato per non sporcarsi le mani. Sul momento si pensò a eserciti privati

La chiave di volta del progetto era nell’Ufficio di Trasformazione della Forza (Office of Force Transformation) del Pentagono, creato da Rumsfeld nel periodo successivo all’11 Settembre. Lo dirigeva l’ammiraglio Arthur Cebrowski, celebre stratega, ideatore dell’informatizzazione delle forze armate (5). Si pensò che questo nuovo Ufficio fosse uno strumento per portare a compimento il progetto, benché nessuno più contestasse la riorganizzazione. Ebbene no, Cebrowski era lì per trasformare la missione delle forze armate USA, come attestano alcune registrazioni delle conferenze da lui tenute nelle accademie militari.
Per tre anni Cebrowski tenne lezioni a tutti gli ufficiali superiori USA, dunque a tutti coloro che oggi sono generali.
L’insegnamento impartito da Cebrowski nelle accademie militari era piuttosto semplice: l’economia mondiale si stava globalizzando; per rimanere la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti dovevano adattarsi al capitalismo finanziario
L’insegnamento impartito da Cebrowski nelle accademie militari era piuttosto semplice: l’economia mondiale si stava globalizzando; per rimanere la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti dovevano adattarsi al capitalismo finanziario.
Il mezzo migliore era garantire ai Paesi sviluppati lo sfruttamento delle risorse naturali dei Paesi poveri, senza dover affrontare ostacoli politici. Partendo da questo presupposto, divise il mondo in due: da un lato le economie globalizzate (incluse Russia e Cina), destinate a essere mercati stabili e, dall’altro, i Paesi rimanenti, che avrebbero dovuto essere privati delle strutture statali e fatti precipitare nel caos, in modo che le multinazionali potessero sfruttarne le ricchezze senza incontrare resistenze. Per conseguire il risultato, i popoli non-globalizzati devono essere divisi secondo criteri etnici e manovrati ideologicamente.
Il primo obiettivo avrebbe dovuto essere la zona arabo-mussulmana che si estende dal Marocco al Pakistan, a eccezione di Israele, nonché di due micro-Stati contermini, la Giordania e il Libano; questi tre Stati avrebbero dovuto far da barriera alla propagazione dell’incendio. È la zona che il Pentagono ha denominato Medio Oriente Allargato. Una zona definita non in funzione delle riserve petrolifere, bensì dei comuni elementi culturali degli abitanti.
Il mezzo migliore era garantire ai Paesi sviluppati lo sfruttamento delle risorse naturali dei Paesi poveri, senza dover affrontare ostacoli politici. Partendo da questo presupposto, divise il mondo in due: da un lato le economie globalizzate (incluse Russia e Cina), destinate a essere mercati stabili e, dall’altro, i Paesi rimanenti, che avrebbero dovuto essere privati delle strutture statali e fatti precipitare nel caos, in modo che le multinazionali potessero sfruttarne le ricchezze senza incontrare resistenze
La guerra immaginata dall’ammiraglio Cebrowski avrebbe dovuto riguardare in prima battuta l’intera regione. Non si dovevano più fare i conti con le divisioni della guerra fredda. Ormai gli Stati Uniti non avevano più gli amici o i nemici di un tempo. Non era più l’ideologia (i comunisti) o la religione (scontro di civiltà) che identificava i nemici, ma solo la loro non-integrazione nell’economia globalizzata del capitalismo finanziario. Niente poteva più proteggere coloro che avevano la sfortuna di non essere pecoroni, ossia di essere indipendenti.

Questa guerra non doveva ottenere lo sfruttamento delle risorse naturali soltanto per gli Stati Uniti − com’era accaduto nelle guerre precedenti − ma per tutti gli Stati globalizzati. Del resto, gli Stati Uniti non erano più prioritariamente interessati all’appropriazione delle risorse naturali; volevano soprattutto dividere il lavoro su scala planetaria e fare lavorare gli altri per loro.
Ciò comportava cambiamenti tattici nel modo di condurre la guerra, visto che non si trattava, come in precedenza, di ottenere la vittoria, ma di portare avanti una «guerra senza fine», secondo l’espressione del presidente George W. Bush. In effetti, le guerre iniziate dopo l’11 Settembre su cinque fronti sono tutt’ora in corso: in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Yemen.
Poco importa che i governi alleati interpretino queste guerre come vuole la propaganda statunitense; la realtà è che non sono guerre civili, ma tappe di un piano prefissato del Pentagono.

La «dottrina Cebrowski» causò uno scossone nelle forze armate USA. L’assistente di Cebrowski, Thomas Barnett, fece un articolo per Esquire Magazine (5) e in seguito pubblicò un libro per meglio illustrare al grande pubblico la sua teoria: La Nuova carta del Pentagono (6).
Per conseguire il risultato, i popoli non-globalizzati devono essere divisi secondo criteri etnici e manovrati ideologicamente

Il fatto che nel libro, pubblicato dopo la morte dell’ammiraglio Cebrowski, Barnett si sia attribuito la paternità della dottrina non deve trarre in inganno. È solo un mezzo del Pentagono per disconoscerne la paternità. Lo stesso accadde, per esempio, con lo «scontro di civiltà». All’inizio si trattava della «dottrina Lewis», uno stratagemma comunicativo studiato all’interno del Consiglio di Sicurezza Nazionale per vendere nuove guerre all’opinione pubblica. La dottrina fu poi esposta al grande pubblico dall’assistente di Bernard Lewis, Samuel Huntington, che la presentò come dissertazione universitaria su una realtà ineluttabile.
Non era più l’ideologia (i comunisti) o la religione (scontro di civiltà) che identificava i nemici, ma solo la loro non-integrazione nell’economia globalizzata del capitalismo finanziario
L’attuazione della dottrina Rumsfeld/Cebrowski è incorsa in innumerevoli disavventure, alcune esito dell’azione del Pentagono stesso, altre per merito dei popoli che il Pentagono voleva annientare.
Così le dimissioni del comandante del Central Command, ammiraglio William Fallon, furono orchestrate per punirlo, perché aveva negoziato di propria iniziativa una pace ragionata con l’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Furono provocate da… Barnett stesso, con la pubblicazione di un articolo in cui accusava Fallon di discorsi ingiuriosi nei confronti del presidente Bush.
Oppure il fallimento della disorganizzazione della Siria, imputabile al popolo siriano e all’entrata in gioco dell’esercito russo. Il Pentagono è arrivato a incendiare i raccolti e a organizzare un embargo per affamare il Paese: azioni di ritorsione che ne dimostrano l’incapacità di distruggere le strutture statali siriane.
Durante la campagna elettorale, Donald Trump si era schierato contro la guerra senza fine e per il rientro dei GI’s in patria. Durante il mandato è riuscito a evitare di aprire nuovi fronti e a rimpatriare qualche soldato, ma non è riuscito a domare il Pentagono
Durante la campagna elettorale, Donald Trump si era schierato contro la guerra senza fine e per il rientro dei GI’s in patria. Durante il mandato è riuscito a evitare di aprire nuovi fronti e a rimpatriare qualche soldato, ma non è riuscito a domare il Pentagono. Quest’ultimo ha ampliato le Forze speciali senza «semiclandestine» ed è riuscito a distruggere lo Stato libanese senza far ricorso a uomini in uniforme. È la stessa strategia che sta mettendo in atto anche in Israele, ove organizza pogrom anti-arabi e anti-ebrei sfruttando lo scontro fra Hamas e Israele.
Il Pentagono ha più volte tentato di allargare la «dottrina Rumsfeld/Cebrowski» al Bacino dei Caraibi. Ha pianificato il rovesciamento, non già del regime di Nicolás Maduro, bensì della Repubblica bolivariana del Venezuela, ma è stato costretto alla fine a rinviarlo.
Si deve prendere atto che il Pentagono è diventato un potere autonomo. Dispone di un budget annuale gigantesco, quasi il doppio di quello dell’intero Stato francese (escluse collettività territoriali e sicurezza sociale).
In pratica, il suo potere si estende ben al di là degli Stati Uniti, dal momento che controlla l’insieme degli Stati membri dell’Alleanza Atlantica. Dovrebbe rendere conto della propria attività al presidente degli Stati Uniti, ma le esperienze dei presidenti Barack Obama e Donald Trump dimostrano il contrario. Il primo non è riuscito a imporre al generale John Allen la propria politica nei confronti di Daesh, il secondo si è lasciato trarre in inganno dal Central Command. Niente fa supporre che andrà diversamente con il presidente Joe Biden.
Il Pentagono ha più volte tentato di allargare la «dottrina Rumsfeld/Cebrowski» al Bacino dei Caraibi. Ha pianificato il rovesciamento, non già del regime di Nicolás Maduro, bensì della Repubblica bolivariana del Venezuela, ma è stato costretto alla fine a rinviarlo
La recente lettera aperta di ex generali USA (7) dimostra che più nessuno sa chi dirige le forze armate USA. Quel che conta non è la loro analisi politica − degna della guerra fredda − che non inficia la loro presa d’atto: amministrazione federale e generali non sono sulla stessa lunghezza d’onda.
Le analisi di William Arkin, pubblicate sullo Wasghington Post, hanno dimostrato che, dopo gli attentati dell’11 Settembre, lo Stato federale ha organizzato una nebulosa di agenzie, sottoposte alla supervisione del dipartimento per la Sicurezza della Patria (8).
Nel segreto più assoluto, esse intercettano e archiviano le comunicazioni di tutte le persone che vivono negli Stati Uniti. Arkin ha ora rivelato su Newsweek che il Dipartimento della Difesa ha creato forze speciali segrete, distinte da quelle in uniforme (9). Sono queste ad avere in carico la dottrina Rumsfeld/Cebrowski, quali che siano l’inquilino della Casa Bianca e la sua politica estera.
Si deve prendere atto che il Pentagono è diventato un potere autonomo. Dispone di un budget annuale gigantesco, quasi il doppio di quello dell’intero Stato francese
Quando nel 2001 il Pentagono attaccò l’Afghanistan e poi l’Iraq ricorse alle proprie forze armate classiche − non ne aveva altre a disposizione− e a quelle dell’alleato britannico.
Durante la «guerra senza fine» in Iraq, ha però costituito forze jihadiste irachene − sunnite e sciite − per far precipitare il Paese nella guerra civile (10). Una di queste forze, costola di Al Qaeda, fu utilizzata in Libia nel 2011; un’altra in Iraq nel 2014, sotto il nome di Daesh. Questi gruppi si sono progressivamente sostituiti alle forze armate USA per fare il lavoro sporco di cui parlava il colonnello Ralph Peters nel 2001.
Oggi nessuno vede soldati USA in uniforme in Yemen, Libano o Israele. Lo stesso Pentagono s’è fatto vanto del loro ritiro. In realtà, 60 mila uomini delle Forze speciali USA clandestine, ossia senza uniforme, attraverso la guerra civile seminano caos in questi Paesi.
La recente lettera aperta di ex generali USA (7) dimostra che più nessuno sa chi dirige le forze armate USA
Thierry Meyssan
NOTE
1) L’incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono, Thierry Meyssan, Fandango (2002).
2) Diversamente da quanto generalmente si crede, questo libro non riguarda gli attentati dell’11 Settembre. Soltanto la prima parte («Sanguinosa messinscena») dimostra l’impossibilità materiale della versione dominante. Le due parti successive riguardano la politica di controllo di massa («Morte della democrazia in America») e sul progetto imperiale futuro («L’impero attacca»)
3) «Blood borders. How a better Middle East would look», Ralph Peters, Armed Forces Journal, 1 giugno, 2006.
4) «Stability. America’s ennemy», Ralph Peters, Parameters, #31-4, Inverno 2001.
5) Transforming Military Force. The Legacy of Arthur Cebrowski and Network Centric Warfare, James R. Blaker, Praeger Security International (2007).
6) The Pentagon’s New Map: War and Peace in the Twenty-first Century, Thomas P. M. Barnett, Paw Prints (2004).
7) «Open Letter from Retired Generals and Admirals», Voltaire Network, 9 maggio 2021.
8) Top Secret America: The Rise of the New American Security State, William M. Arkin & Dana Priest, Back Bay Books (2012).
9) «Exclusive: Inside the Military’s Secret Undercover Army», William M. Arkin, Newsweek, May 17, 2021.
10) Sotto i nostri occhi, Capitolo «La fusione dei due Gladio e la preparazione di Daesh», Thierry Meyssan, edizioni La Vela (2018).
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «La dottrina Rumsfeld/Cebrowski», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25maggio 2021
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Geopolitica
Colono ebreo armato accusato della morte di un leader palestinese in Cisgiordania
Giovedì i procuratori israeliani hanno formalizzato l’accusa di omicidio colposo a carico del colono ebreo Yinon Levi in relazione all’uccisione a colpi d’arma da fuoco, avvenuta nel 2025 nella Cisgiordania occupata, della leader della comunità palestinese Awdah Hathaleen. Si tratta della prima incriminazione di questo genere in sette anni.
Hathaleen, insegnante di 31 anni, è stata uccisa il 28 luglio durante uno scontro con un gruppo di coloni che avevano introdotto escavatori nel villaggio di Umm al-Khair per livellare il terreno e realizzare un nuovo avamposto. Gli insediamenti ebraici in Cisgiordania sono considerati illegali dal diritto internazionale, poiché le Nazioni Unite li ritengono un ostacolo alla nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Le immagini dell’episodio mostrano Levi mentre brandisce una pistola durante lo scontro con i residenti e apre il fuoco contro la folla. Si odono alcuni degli uomini che lo circondano gridare «Sparatemi» in inglese. Secondo l’atto d’accusa, citato da Haaretz, Levi ha esploso un colpo verso degli edifici «agendo in modo sconsiderato, consapevole della possibilità che le sue azioni potessero causare la morte di qualcuno».
Se dichiarato colpevole, rischia fino a 12 anni di reclusione. Levi era stato inserito nella lista degli «estremisti violenti» dall’amministrazione Biden, ma il presidente statunitense Donald Trump lo ha cancellato dalle sanzioni americane nel 2025. Resta comunque soggetto alle sanzioni dell’Unione europea.
El grupo DDHH B’Tselem publica vídeo del periodista palestino Awdah Hathaleen filmando su propio asesinato a manos del colono israelí Yinon Levi
Como es habitual en Israel, juez liberó rápidamente a Levi, a pesar d q las imágenes muestran q le disparó a Hathaleen a sangre fría pic.twitter.com/788KmMSqRc
— aapayés (@aapayes) August 11, 2025
This is the settler who killed our dear friend ‘Awdah Hathaleen.
At the end of the video, he fires the bullet that took the life of ‘Awdah
Today, the apartheid court decided to release him to house arrest.
Yinon Levi, a settler sanctioned by 9 countries (now 8, because of Trump) pic.twitter.com/pwFBFVmBkc— Basel Adra (@basel_adra) July 29, 2025
An Israeli settler just shot Odeh Hadalin in the lungs, a remarkable activist who helped us film No Other Land in Masafer Yatta. Residents identified Yinon Levi, sanctioned by the EU and US, as the shooter. This is him in the video firing like crazy. pic.twitter.com/xH1Uo6L1wN
— Yuval Abraham יובל אברהם (@yuval_abraham) July 28, 2025
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, coloni e soldati israeliani hanno ucciso almeno 1.100 palestinesi in Cisgiordania dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas a Gaza nell’ottobre 2023.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din evidenzia che Levi è il primo civile israeliano a essere incriminato per la morte di un palestinese in Cisgiordania dal 2019. I dati dell’associazione, riportati dai media israeliani, indicano che tra il 2005 e il 2025 oltre il 90% dei casi non ha portato ad alcuna incriminazione e soltanto il 3% si è concluso con una condanna.
Negli ultimi anni Israele ha intensificato l’espansione degli insediamenti, una politica sostenuta da esponenti politici tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Il mese scorso Smotrich ha annunciato lo stanziamento di circa 440 milioni di dollari per la creazione di 34 nuovi insediamenti, provocando la condanna delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata. Una moschea è stata data alle fiamme nel villaggio palestinese di Tal.
Due settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.
I coloni due mesi fa hanno incendiato la città cristiana di Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.
L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.
A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».
La Knesset ha votato la proposta di legge di Ben-Gvir (che gira con una spilla a forma di cappio e festeggia il compleanno con torte sempre a tema di impiccagione) per dare la pena di morte ai «terroristi», intendendo per questi solo i palestinesi.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Attacco su vasta scala Houthi contro le forze sostenute dai sauditi
Reports are emerging of a significant Houthi assault on the Saudi backed Yemen Emergency Forces encampment near Marib, Yemen with several casualties reported. This video purports to show the aftermath of one of the attacks, though it has not been verified.
Marib is the… pic.twitter.com/6LmQyHkhW2 — OSINTdefender (@sentdefender) August 6, 2026
From point-blank range: Very powerful footage showing Yemeni army forces storming positions of the Iran-backed Houthi group on the Marib front.
– Yemeni army soldiers are seen assaulting Houthi positions. pic.twitter.com/gKpOt91Gnu — The Middle East (@A_M_R_M1) August 7, 2026
Footage shows a large fire erupting in Saudi Arabia’s Najran region just hours after Yemen said it targeted a military facility there with a rocket attack.
A Yemeni drone attack targeted Saudi-backed militia positions in the Hadhramaut province. LOUD explosions. U.S. media… pic.twitter.com/HQsZZGtbUh — Ryan Rozbiani (@RyanRozbiani) August 7, 2026
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Israele effettua il più pesante bombardamento del Libano dalla tregua di giugno
Mercoledì Israele ha attaccato diversi obiettivi nel sud del Libano in quella che è stata definita la campagna di bombardamenti più intensa dall’entrata in vigore del cessate il fuoco all’inizio di giugno. Gli attacchi si sono verificati mentre negoziatori israeliani e libanesi conducevano colloqui mediati dagli Stati Uniti a Roma.
Un uomo è deceduto e altri dodici sono rimasti feriti a Tibnin quando un proiettile israeliano ha colpito il tetto di una sala di preghiera all’interno di un cimitero, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute libanese.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno inoltre bombardato Al-Mansouri e in seguito hanno colpito Burj el-Shamali, vicino a Tiro. Le IDF hanno diramato il loro primo ordine di evacuazione dopo circa due mesi.
VIDEO | Footage documents the moment Israeli artillery shelling targeted Al-Hanniye in south Lebanon’s Tyre District amid ongoing attacks. pic.twitter.com/xXn0k7w9UY
— The Cradle (@TheCradleMedia) August 5, 2026
Following Hezbollah breaking the ceasefire and attempting to target Israeli forces, the IDF launched multiple airstrikes in Bourj El Shemali, a suburb of the city of Tyre in Lebanon. pic.twitter.com/RIkE1wCBfx
— Israel Military Channel (@IsraelMilitaryC) August 5, 2026
Sostieni Renovatio 21
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver ripreso gli attacchi in risposta a «una palese violazione» del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, senza fornire ulteriori dettagli. Mercoledì, diverse testate giornalistiche avevano riferito la morte di due soldati israeliani a seguito di un’esplosione all’interno di un edificio minato nella città libanese di Majdal Zoun.
L’escalation si è verificata mentre, secondo le Nazioni Unite, oltre 820.000 libanesi sfollati a causa di raid aerei e ordini di evacuazione stavano facendo ritorno alle proprie abitazioni.
Il settimo round di colloqui israelo-libanesi è stato interrotto mercoledì pomeriggio su richiesta di Israele, secondo quanto riportato dal Times of Israel e da Al-Monitor.
Secondo i media israeliani, l’ambasciatore del Paese negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha accusato la delegazione libanese di aver ripetutamente diffuso informazioni false alla stampa. I colloqui dovrebbero riprendere giovedì.
L’IDF ha occupato alcune zone del Libano meridionale nell’ambito di quella che definiscono una zona di sicurezza, con l’obiettivo di dissuadere Hezbollah dal lanciare razzi e colpi di mortaio oltre confine.
In base alla tregua del 3 giugno, Israele aveva accettato di ritirarsi progressivamente e di trasferire il controllo delle «zone pilota» all’esercito libanese, a condizione che Hezbollah non potesse più sferrare attacchi da quelle aree. Hezbollah ha respinto l’accordo definendolo «umiliante» e chiedendo il ritiro completo di Israele e rifiutando il disarmo.
Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro della Difesa dello Stato Giudaico Israele Katz aveva dichiarato che l’occupazione ebraica di parti Libano, Gaza e Siria sarà a tempo indeterminato.
Il ministro della sicurezza dello Stato Ebraico Itamar Ben-Gvir settimane fa ha dichiarato che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi di Israele». Due mesi fa aveva, detto che «tutto il Libano deve bruciare». Pochi giorni prima Israele aveva bombardato il Paese dei cedri subito dopo l’accordo per il cessate il fuoco.
La violenza militare israeliana aveva toccato anche il castello di Beaufort, una fortezza costruita dai Crociati 900 anni fa nel Libano meridionale, dichiarato dallo Stato degli ebrei come «zona di combattimento».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
-



Gender1 settimana faMons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…
-



Arte6 giorni faPatti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa
-



Gender2 settimane faMons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
-



Immigrazione1 settimana faL’invasione è incontrovertibile. Immagini da Ceuta
-



Ambiente1 settimana faLa Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini
-



Salute1 settimana faI malori della 31ª settimana 2026
-



Epidemie7 giorni faMons. Viganò: Vaticano complice di Fauci
-



Spirito2 settimane faUn esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità














