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Immigrazione

Il miraggio della Meloni e del blocco navale. La realtà dell’anarco-tirannide dell’invasione kalergista

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Si potrebbe sperare che chi l’ha votata ora capisca. I sondaggi dicono che no, il gradimento diventa alto.

 

Giorgia Meloni riesce a stare a galla nonostante il tradimento totale delle sue promesse elettorali pluriennali – quelle sull’immigrazione, la vera raison d’etre di un partito che si vorrebbe, in teoria, populista, sovranista, etnonazionalista, o qualcosa del genere. La fiammella ancora presente del simbolo di Fratelli d’Italia dovrebbe collegarsi a tempi non troppo antichi in cui erano gli italiani ad andare in Africa – per fare un impero – e non gli africani a venire in Italia – per creare ghetti e degrado assassino.

 

Il tanto atteso blocco navale non si farà, e non si capisce perché. Forse perché poi per Giorgia andare a Bruxelles, al G20 e al G7, diventa più difficile: e insomma, fare gli occhi dolci a Biden e Trudeau e Zelens’kyj di persona è meglio che mantenere le promesse elettorali e difendere il proprio popolo stremato.

 

C’è da immaginarselo: metti le navi militari a proteggere la costa (e cos’altro dovrebbero fare, in effetti?) e poi eccoti le condanne internazionali, figure politiche internazionali, anche le più oscure, a dire che c’è il ritorno del fascismo in Italia (mentre foraggiano di miliardi e armamenti i tatuati neonazisti ucraini).

 

Eh sì che mica ci sarebbe da andare indietro nel tempo ai tempi della bella abissina (dove, ripetiamolo ancora una volta, era l’Italiano che andava in Africa, spesso a lavorare la terra con famiglia al seguito). Basterebbe prendere il modello australiano: deportazioni senza fine e navi che bloccano le imbarcazione che vengono dal resto dell’Asia, il cui sbarco viene impedito, e senza tanti complimenti. Sì, la «democratica» Australia, che di fatto per il COVID ha massacrato il suo popolo e costruito campi di concentramento, ma né il PD né Fratelli d’Italia se ne sono accorti.

 

Ripetete anche voi il mantra: il blocco navale «è irrealizzabile». Ce lo ripetono, in realtà, da un anno varie consorterie giornalistiche, catto-migrazioniste, euro-oligarchiche: «Il blocco navale è irrealizzabile, viola il diritto internazionale» tuonava nell’agosto 2022 a reti unificate l’ex comissario UE Dimitris Avramopoulos, quello che negoziò con Gheddafi l’intesa che fermò gli sbarchi a fine anni 2000: poi, come sappiamo, due dei maggiori Paesi europei bombardarono Tripoli e trucidarono il rais, con il risultato di una crisi migratoria di proporzioni incalcolabili.

 

Ora sono arrivati 122 mila immigrati illegali da inizio anno, il doppio rispetto al 2022, quando al potere c’era non un partito nazionalista, ma l’eurocrate Mario Draghi.

 

Pensiamo bene a questa cifra: centoventiduemila persone. È indicativamente la popolazione di Monza, o Trento, Sassari, Bergamo, Forlì, Siracusa, Ferrara, Salerno, Vicenza. In pratica è una nuova città. O meglio: una nostra città, ma interamente sostituita.

 

Però fermi: parlare di sostituzione etnica mica si può. Lo abbiamo visto, quando la parola scappò al cognato della premier, e fu sommerso di improperi dai giornali dell’oligarcato dello Stato-partito piddino, cosa che deve averlo ferito molto – si rimangiò tutto, precisando: il conte Kalergi? Chi era costui?

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Questo è uno dei maggiori problemi dell’ora presente: l’impossibilità di discutere di quello che sta accadendo, comprovata dal fatto che il vecchio progetto che spiega dettagliosamente cosa sta accadendo all’Europa in merito all’immigrazione – cioè il piano Kalergi, che è sotto i nostri occhi – non può essere nominato pubblicamente, nemmeno dagli uomini di destra (includiamo la Lega, che quella volta prese le distanze da Lollobrigida: del resto, il coraggio, diceva il Manzoni di Don Abbondio, uno non se lo può dare. La cultura, aggiungiamo noi, nemmeno.

 

 

E così eccoci davanti alle immagini devastanti di Lampedusa, senza nessuna guida alla comprensione. Gli africani invadono l’isola, creano il caos, tutto va fuori controllo. Quelli che ne hanno il cuore cercano di unire i puntini: oggi Lampedusa, domani le banlieues come quelle che abbiamo visto prendere fuoco in Francia nel corso dell’estate, tra razzie, spari di kalashnikov, grida ritmate «Allahu Akbar».

 

Chi ha presente cosa è diventata zona San Siro a Milano, chi ha visto cosa è successo al capodanno in Duomo, chi ha presente l’invasione di Peschiera (o di Riccione, e di chissà quante località «aperte» da orde immigrate in questi anni di infallibile spirale del silenzio) non può non capire che siamo davanti ad una situazione di gravità totale, il single point of failure dell’intera civiltà italiana… Abbiamo solo un Paese, un solo territorio, e se lo roviniamo, abbiamo rovinato l’Italia pure come idea e ricordo, qualcosa di cui ai nazionalisti, etno-nazionalisti, post-nazionalisti dovrebbe importare qualcosa.

 

Invece, niente.

 

E lo si era capito dalla significativa scelta di tener lontano dal ministero dell’Interno l’unico uomo che – è innegabile – nel suo anno al Viminale di fatto fermò l’invasione attraverso il Mediterraneo: Matteo Salvini. Di lui è lecito pensare quel che si vuole, specie dopo i disastri pandemici, il tradimento del green pass, etc. Tuttavia è innegabile che quel lavoro – bloccare l’immigrazione – aveva dimostrato di saperlo fare. Forse proprio per questo, e non per meri calcoli elettorali (la popolarità del «Capitano» è sempre in agguato…) vien da pensare, la Meloni lo ha tenuto lontano dalla stanza dei bottoni?

 

In questi giorni, un’operazione interregionale che ha interessato Veneto, Lombardia, Emilia, l’Antimafia e i carabinieri hanno arrestato una quantità nigeriani che gestivano una rete di spaccio di eroina e cocaina. Chi scrive sa di cosa parla: a pochi metri da casa le istituzioni hanno creato un micro-ghetto, nell’unico piccolo condominio di una tranquilla via residenziale. A quanto si apprende, dei 22 che ne hanno arrestati in giro per l’Italia, un po’ li hanno portati via da lì, dalla bidonville migratoria incistatasi davanti casa, dove famiglie e nonnine che fino a qualche anno fa vivevano negli appartamenti sono state via via sostituite da gruppi di maschi neri in età militare, con vestiti costosi e monopattini elettrici, TV 65 pollici e oltre, telefonini, etc.

 

Non è chiaro se il network che i giornali dicono ora «sgominato» (dopo un’indagine di due anni) sia composto di elementi propriamente appartenenti alla cosiddetta «mafia nigeriana» – il fatto che sia stata la Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia ad occuparsene sembrerebbe suggerirlo.

 

Nel caso si trattasse di «mafia nigeriana», cioè di movimenti che in patria chiamano «cultist» («sette»), se leggete Renovatio 21 sapete di cosa si tratta: organizzazioni criminali ramificate in tutto il mondo, che non disdegnano sacrifici umani, squartamenti, riti animisti con pezzi di corpo umano.

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Mettetevi, per un secondo, nei panni di qualcuno che deve pensare di poter avere davanti casa qualcosa del genere. Provate a pensare, oltre al rischio di pallottole vaganti (dove c’è droga, ci sono regolamenti di conti, specie tra mafie «nuove, appena insediate), ai bambini che devono crescere a pochi metri da tutto questo.

 

Siate pure veniali, per un momento, e pensate al valore immobiliare di tutte le case intorno, mutui pagati con decenni di duro lavoro, abitazioni che tengono viva la memoria di persone che non ci sono più.

 

Tutto è risucchiato nel buco nero: la sicurezza, la dignità, il benessere, la memoria.

 

Di questi buchi neri sono ovunque, in ogni città italiana. Vi dicono che dovete tollerarli perché sono grandi dimostrazioni umanitarie, sono spazi abitati da brave persone che «scappano dalla guerra» (quale?). Invece, sono i vostri quartieri conquistati pezzo per pazzo da sette infernali – e non è un’iperbole, è la realtà. Provate a ricordare quanto emerse con il caso di Pamela Mastropietro, il suo corpo sezionato con una perizia che, disse l’anatomopatologo, non si era mai vista…

 

Ora, anche questo dovrebbe essere noto a Giorgia Meloni. Perché da valchiria dell’opposizione, paladina dell’autoctonismo e nemica acerrima dell’invasione gommonautica, Giorgia, in teoria, scrisse sull’argomento un intero libro assieme allo psichiatra Alessandro Meluzzi, il primo che negli anni scorsi aveva lanciato l’allarme sulla presenza delle cosche massonico-esoteriche di Lagos nel territorio italiano, e della loro natura ferale.

 

Il libro si intitola direttamente Mafia nigeriana. Origini, rituali, crimini (2019) e lancia un allarme tragico e sconvolgente: «ci troviamo di fronte al più clamoroso esempio di come la presenza della mafia nigeriana stia progressivamente modificando il contesto della criminalità organizzata in Italia nelle sue manifestazioni più sanguinose» scrive la Meloni con Meluzzi.  «Un fenomeno globale che affonda le radici in rituali cannibalici e si mescola con l’anomia sovranista occidentale».

 

Ora che è al potere, ora che può fare qualcosa per guarire l’anomia, l’anemia di sovranità di cui soffriva lo Stato eurosottomesso dei Draghi e dei Conte, la Meloni si ricorderà di queste parole, in teoria scritte da lei stessa? Da cittadino alle cui finestre cui è inflitto lo spettacolo della distruzione nigeriana della società (non è finito, tutti ne siamo certi), dobbiamo rispondere: no.

 

Giorgia Meloni segue un’agenda che non è quella di difendere il proprio popolo: e lo avevamo capito quando nel 2011 votò la calata degli alieni di Mario Monti al governo, uno degli eventi politici più scioccanti della nostra vita, oltre esempio massimo dell’«anomia sovranista occidentale» con cui fino a qualche anno fa la ragazza si riempiva la bocca.

 

Il progetto è ovviamente quell’altro: come da visione del Kalergi e delle logge connesse, trasformare radicalmente la popolazione europea mischiandola con l’Africa e il Medio Oriente (il conte ci aveva la mamma giapponese, e secondo noi la cosa lo ha psicologicamente segnato, inabissandolo in un complesso di inferiorità totalmente razzista e autocommiserante, che può essere intuito leggendo i suoi scritti).

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Il progetto va portato avanti. Però, prima di avere l’europeo meticcio (il Kalergi lo chiama così), vi toccherà subirvi il macello della vostra esistenza tramite la società sconvolta e capovolta: ecco che sarà caricata, grazie agli squartatori nigeriani, agli spacciatori maghrebini, agli stupratori senegalesi, ai para-terroristi islamici di quartiere, quella che si chiama anarco-tirannia.

 

La vostra vita diventerà un inferno, perché continui scoppi di violenza renderanno insicuro lo stesso camminare per strada, mentre la proprietà (il vostro negozio, la vostra auto, la vostra casa) potrà ciclicamente essere attaccata da orde incontrollate. Sì, è esattamente quello che abbiamo visto nelle città francesi con le rivolte etniche di luglio, ma possiamo dirlo di averlo osservato benissimo, in un contesto in cui ciò sembrava ancora più artificialmente provocato, durante i moti razziali degli USA del 2020, Black Lives Matter, George Floyd etc.

 

Tuttavia lo Stato, nel frattempo, non rinuncerà a perseguitarvi se ritiene che non avete pagato le tasse, non smetterà di multarvi, magari anche di imbavagliarvi sui social e altrove. Furti, vandalismi, stupri da parte dell’orda afroislamica non saranno puniti, tuttavia la vostra soggezione di forze dell’ordine e tribunali rimarrà invariata, o forse aumenterà, visto che gli ordini che riceverete saranno sempre più contradditori, come lo sono già: mantieni questo Stato, anche se esso lavora per la tua distruzione.

 

Più l’orda ti tormenterà, e più spariranno in te pulsioni di cambio di sistema, perché sarai impegnato a difendere fisicamente la tua vita quotidiana, la tua famiglia, il tuo pezzo di pane che arriva col lavoro sempre più rado. Come nell’esperimento del cane, scosse continue ti deprimeranno al punto in cui nemmeno più cercherai la soluzione. Incasserai e basta. Ti spegnerai, con la depressione o il cancro.

 

Tutto questo sta accadendo. Tutto questo ti sta accadendo. Tutto questo ti sta accadendo perché parte di un piano preciso, ora davvero visibile ad occhio nudo.

 

La destra al governo è, oltre ogni ragionevole dubbio, complice: ha venduto miraggi, e ora prepara l’anarco-tirannide, fatta di diktat totalitari e caos sanguinario programmato tramite l’immigrazione di massa.

 

Per voi, per i vostri figli, stanno aprendo una prospettiva infernale: del resto questo è il governo che ha iniziato con l’inchino a Moloch, annunciando la continuazione del sacrificio degli italiani non nati.

 

Ora sta continuando organizzando il massacro di quelli che restano.

 

Roberto Dal Bosco

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Mons. Viganò contro la barbarie orchestrata

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Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò apparso su X a riguardo delle rivolte giovanili in Europa.   Le scene di guerriglia urbana che in questi giorni hanno devastato Parigi, Lione, Marsiglia, Limoges e – in Italia – Milano, Torino, Bologna e altre città non possono ridursi a semplici disordini di piazza: sono manifestazioni di violenza e di barbarie che trasformano le strade in campi di battaglia. Saccheggi, incendi di edifici pubblici e di negozi, attacchi alle forze dell’ordine, feriti a centinaia, arresti a migliaia: ciò che viene presentato come protesta contro il carovita è in realtà uno degli strumenti principali della pianificazione scientifica con cui l’élite tecnocratica globalista intende introdurre e alimentare focolai di guerra civile nella popolazione.   Il disagio economico è reale, ma viene scientemente esasperato e poi dirottato. Gruppi organizzati — black bloc, nuclei dell’ultra-sinistra, bande di giovani per lo più extra-comunitari che agiscono «senza ordini» secondo il modello francese — trasformano manifestazioni teoricamente pacifiche in caos controllato e fomentato.   L’obiettivo è chiaro: creare il pretesto per legittimare nuove forme di repressione, di controllo sociale e di compressione delle libertà residue. In tutto questo non vi è nulla di spontaneo.  

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Condanno la complicità dei governanti. Essi hanno contribuito a generare le condizioni di impoverimento e di alienazione, e ora si servono del disordine per rafforzare l’apparato repressivo, mentre pronunciano condanne di facciata.   Condanno altresì il tradimento della gerarchia della chiesa conciliare-sinodale, totalmente asservita all’élite tecnocratica globalista. Invece di richiamare le anime all’ordine, alla giustizia e alla Verità perenne, essa tace, o peggio acconsente, preferendo il dialogo con i poteri del mondo alla fedeltà al Vangelo e al Magistero di sempre.   Quando l’autorità — civile ed ecclesiastica — cessa di trattenere l’errore e ne diventa veicolo, si consuma quella frattura che San Paolo descrive come mysterium iniquitatis (2 Ts 2, 7-8).   La divisione è opera del divisore, Satana. Chi alimenta deliberatamente il caos per poi imporvi il proprio ordine non agisce per il bene delle anime, ma per il consolidamento di un potere che ha ripudiato Cristo Re. Finché questa pianificazione non sarà smascherata, ogni pretesto di «rinnovamento» o di «giustizia sociale» resterà al servizio dell’iniquità.   Raccogliamoci intorno alla Verità immutabile e alla Tradizione apostolica. Non ratifichiamo l’errore, non consentiamo alla menzogna.   «State saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso» (2 Ts 2, 15).  

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Il sacco di Milano della barbarie anarco-tirannica. Invochiamo il flagello di Ambrogio

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E così l’orda ha conquistato anche Milano. Perché il segnale, il sintomo, il comando, riguarda non la singola città, non il Paese, ma l’Europa e l’Occidente, la Civiltà tutta. L’anarco-tirannia ha rivendicato la capitale morale d’Italia, e non solo – usando lo schema medesimo della Francia, dove il progetto calergista è in stato più avanzato.

 

È il «sacco di Milano», andato in onda in mondovisione.

 

Lasciate perdere la manifestazione di facciata sul caro-vita, e pure le bandiere palestinesi, pardon, «pro-pal». Non facciamoci intortare dalla retorica profusa dallo Stato moderno (i suoi vertici, la sua stampa asservita) quella degli «infiltrati». C’era stato quel segmento televisivo involontariamente tragico e umoristico, ai tempi delle rivolte BLM, in cui l’inviato della TV americana parlava di «manifestazioni per lo più pacifiche» con alle spalle la città incendiata.

 

Ieri Macron ha parlato della legittimità degli obiettivi della protesta e dei casseurs infiltrati. Chiediamo di guardare le immagini: ma quali infiltrati? Ma quali obiettivi? Ma quale protesta?

 

È ovvio che non è una protesta, ma una devastazione programmata, il caos manifestato da chi sente il bisogno, o ha l’ordine, di farlo. Guardate questi giovinastri con la pelle scura, ben vestiti, ben nutriti, divertiti come neanche a Gardaland (anzi, nella vicina Peschiera…): quali obiettivi possono avere? Possiamo dire che sono «infiltrati», se poi per due giorni prendono possesso della città più importante d’Italia?

 

 

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Capite che per chi conosce Milano, e la ama, la portata simbolica di quanto è accaduto è enorme. Guardate voi stessi: piazza Duomo, luogo centrale della cristianità mondiale, assediata, sconvolta dalla teppa terzomondiale. L’invasore islamico, o islamo-nichilista, o semplicemente barbaro, espugna il luogo che i milanesi considerano con orgoglio il cuore assoluto della città.

 

Rimirate le immagini del Duomo, questo edifizio gotico meraviglioso, con dinanzi le fiamme. I milanesi ci hanno messo 578 anni per costruirlo, dalla posa della prima pietra di Gian Galeazzo Visconti nel 1386 al completamento principale con l’ultimo portone nel 1965. L’autore di questo miracolo architettonico, diceva Paolo VI, non c’è, o meglio – è l’intero popolo milanese.

 

Nel giro di poche ore, abbiamo compreso, il lavoro di mezzo millennio del popolo milanese può essere cancellato dai barbari, che pure non vengono dalla steppa, ma ora vivono a Milano, magari sovvenzionati dalle tasse dei milanesi. Se l’opera principale del popolo milanese può essere oltraggiata e financo distrutta, senza essere protetta, significa che il popolo milanese non esiste più.

 

 

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È così. sappiamo cosa è accaduto. La città che fu capitale dell’Impero romano, che fu la culla di santi incredibili, nel giro di un secolo si è venduta a famiglie di vampiri industriali, a politici inetti e corrotti, agli invertiti della moda, a catto-sette di ladri eunuchi, a caste di manager goscisti-elitisti. Nessuno di costoro aveva neanche lontanamente in mente di difendere Milano, ma di spolparla, di sfruttarla, di svenderla.

 

Siamo solo arrivati al momento in cui ciò è divenuto simbolicamente evidente.

 

 

Certamente non si tratta solo dei luoghi storici, le grandi piazze, le gallerie (dove sono rimasti, a permettersele, solo le multinazionali), i palazzi millenari. È la vita stessa dei milanesi che ora è minacciata. Guardate via Torino: un tempo luogo di baretti e negozietti, dove passeggiava, e comprava, la gente comune: c’era il negozio di scarpe, l’ottico bravo, la ricevitoria del lotto, la videoteca fornita, il pronto-moda a portata, la pizza al trancio, etc.

 

Ora dopo essere stata gentrificata – i negozi sono praticamente solo di grandi catene internazionali – via Torino viene razziata. Ecco che arrivano le immagini del looting di articoli sportivi, a quanto sembra amati dai baluba fino al punto di sfidare la legge per portarseli via aggratis.

 

Non che sia un fenomeno nuovo. Ricordiamo di averlo visto durante la rivolta di Los Angeles per il pestaggio di Rodney King nel 1992. Distintamente ricordiamo anche Londra nel 2011, quando vi furono disordini pre-olimpici nei quartieri immigrati che si riversarono poi ovunque vi fosse un negozio di scarpe da ginnastica da razziare. Per la Francia di questi anni, gli episodi non si contano.

 

Anche a Milano ora abbiamo la barbarie firmata, pronta a tutto pur di avere la felpa col loghetto figo. È un segnale chiarissimo: questa gente è disposta a tutto, per niente. Gli lancia una maglietta, e questi sono pronti a fare qualsiasi cosa. È il programma del conte Calergi: il meticcio, teorizzato in Praktischer Idealismus, è più «sentimentale», quindi più manovrabile, quindi ideale per la costruzione della «nuova Europa».

 

La «nuova Europa» sta nascendo tramite le razzie dei Footlocker. È la conclusione che dobbiamo trarne.

 

 

 

Notiamo anche: i negozi di libri possono essere distrutti senza portare via niente, come visibile alla Feltrinelli di Torino. I razziatori sono selettivi, lo sappiamo: lo scrittore William Gibson notava che nei saccheggi losangelini del 1992 venivano spaccati e depredati i negozi di TV Color, mentre quelli con in vetrina computer Apple da migliaia di dollari venivano lasciati intonsi (ora non è più così: ma abbiamo reso l’idea).

 

A colpire è soprattutto l’idea che l’incursione sia fatta in una libreria Feltrinelli, tempio della cultura goscista, cioè immigrazionista e permissivista, che ha consentito alla società di degenerare fino al punto di far vivere sul suo territorio individui simili. Il cane morde il padrone: o forse, il padrone non è mai stato padrone, era uno che dava da mangiare senza nemmeno sapere quello che faceva, ma credendosi, per questo, buono. La sinistra, e tutta la sua filiera economica, altro non è che una patologia narcisoide di una società che ha perduto la morale naturale.

 

 

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Milano non è stata l’unica città. Anche a Bologna, altra città invasa dagli immigrati, si sono avuti scontri. Tuttavia sono stati vicino alla stazione, lontani da San Petronio – che ha peraltro altre criticità: la macchina della polizia nei paraggi sta a significare la «protezione» dell’affresco dipinto da Giovanni da Modena tra il 1410 e il 1420 che raffigura il Giudizio Universale e l’Inferno con Maometto (indicato come «Machomet») nel girone dei seminatori di discordie e scismi come da Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri.

 

Siamo certi che, prima o poi, gli «studenti» e la loro «protesta» arriveranno anche lì.

 

 

Torniamo a Milano. L’assalto alla città, con la polizia praticamente inerme – fa il giro dei siti di informazione il dirigente di polizia in borghese con il sangue in testa perché colpito da un sanpietrino – segna non solo una vittoria per i rivoltosi, ma una direzione precisa delle forze dell’ordine: esse non sono in grado, o non vogliono, risolvere una cosa del genere.

 

Eppure noi di piazza Duomo avevamo altri, tristi, ricordi. Rammentate le proteste pandemiche? Noi sì. Milano era diventata, ogni sabato, teatro delle più massicce marce contro lockdown, vaccini greenpass. Roba che neanche Melbourne. Per quanto ci è possibile testimoniare, possiamo dire si trattava di manifestazioni completamente organiche, e quelli che volevano metterci il cappello (tra cui qualche vecchio arnese confuso) duravano poco.

 

La repressione fu pazzesca. Manifestanti bloccati in periferia dalla polizia, che chiudeva vie ed accessi, di fatto mettendoli in trappola. In piazza Duomo, che oggi viene lasciata tranquillamente bruciare, cominciarono ad arrestare chiunque, dalla signora di mezza età al pensionato con la bici colorata, a quelli che sembravano passanti che semplicemente reagivano agli agenti in borghese che affiancavano e prendevano gli sparuti personaggi che protestavano, pensate un po’, con la loro presenza. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva emanato il 10 novembre 2021 una direttiva per «limitare», cioè cancellare, le proteste contro le misure sanitarie COVID. Alla facciazza di qualche articolo della «Costituzione più bella del mondo».

 

Ricordo la malinconia totale che mi procuravano quelle immagini. Non solo perché vedevo quella stupenda protesta ridotta ad un cumulo di rauchi tizzoni che venivano spenti senza pietà. Ma perché quella era piazza del Duomo, il luogo più bello, più importante, più spirituale. San Carlo Borromeo è custodito proprio lì, nello Scurolo di San Carlo, ed è il santo che non aveva paura di andare dagli ammalati durante la peste, chiamata proprio Peste di San Carlo.

 

Milano aveva tradito se stessa. Lo Stato moderno aveva vinto contro il suo spirito antico.

 

Ora rivediamo in trasparenza lo stesso fenomeno, o meglio, ne vediamo la faccia ulteriore. L’anarco-tirannia vuole da una parte tiranneggiare il cittadino, schiacciargli la faccia sotto lo stivale dell’autorità (come visto col COVID), ma al contempo desidera lasciar libero l’elemento barbaro immigrato, così da creare quel caos sociale che permette alle élite di prosperare libere dalla responsabilità di nutrire e proteggere il popolo, divenuto troppo impegnato a proteggersi e nutrirsi da sé.

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Ecco spiegata l’impotenza, pubblicamente esposta, delle forze dell’ordine. Possono avere davvero l’ordine di reprimere gli immigrati le questure dove gli uffici per i loro documenti sono dozzine mentre l’ufficio per fare una denuncia è uno, con ore di attesa per dire alle autorità cosa ti è accaduto?

 

Curtis Yarvin, il teorico del Dark Illumnism fautore del ritorno ad una forma di governo puramente monarchica, ha scritto su X: «La racaille [in francese, la «teppa», con riferimento ai disordini di questi giorni, ndr], un piccolo problema, è sintomo di un problema ben più profondo: uno Stato restio a risolverlo. Una tale perversità non si era quasi mai vista nella storia dell’umanità».

 

È più difficile di così: lo Stato, in profondità, non vuole risolvere il problema perché non lo ritiene un problema, ma un obiettivo. POSIWID (The Purpose of a System is What it Does): lo scopo di un sistema è ciò che fa.

 

E quindi, quello che è programmato per noi e per i nostri figli è un futuro di imbarbarimento a cui nessuno sembra volersi opporre. Milano è, come sempre, la prima città ad anticiparlo chiaramente, come fu per l’industrialismo, il fascismo, il futurismo, il craxismo, etc.

 

È a questo punto che bisogna invocare il suo Santo – il nostro Santo. Ambrogio. Lo sapete che il flagello, lo scudiscio, è un attributo iconografico tipico del vescovo e patrono di Milano.

 

Immagine di Vassia Atanassova via Wikimedia CC BY-SA 4.0

 

Nell’arte cristiana a partire dal Medioevo (fine dell’XI secolo), il flagello viene messo in mano ad Ambrogio per simboleggiare la sua energica difesa della fede cattolica contro le eresie, in particolare l’arianesimo sulla Trinità e sulla natura di Cristo. Ambrogio applicava la tolleranza zero: non dovevano esserci, a Milano, aree in cui gli eretici ariani potessero stare tranquillamente: tradotto in termini attuali, Ambrogio combatteva le no-go zone. L’integrità di Milano, e della fede, era la priorità del Santo.

 

Nell’iconografia, quindi, il flagello di Ambrogio rappresenta la forza della sua parola e il suo ruolo di pastore deciso nel proteggere il popolo a lui affidato.

 

Eccoci: sconfiggere l’elemento tossico, proteggere il popolo. È esattamente quello che serve oggi a Milano, all’Italia, all’Europa, al mondo. Alla Civiltà – che altro non è se non la Civiltà cristiana.

 

Per questo, preghiamo Ambrogio. Ed agiamo, il prima possibile. Perché nulla potrebbe sopravvivere alla barbarie. Né Milano, né la nostra civiltà, né i nostri figli.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Città francesi messe a ferro e fuoco. Trump sui disordini immigrati: «la Francia brucia!»

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Le violenze urbane scatenatesi in Francia hanno provocato la reazione del presidente americano Donald J. Trump che ha dichiarato «La Francia sta bruciando!» su Truth Social. Il vertice dello Stato americano, a differenza di stampa a e politici europei, sembra aver compreso la vera natura dei disordini, e non ha certo paura di dichiararlo.   «L’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, persone con l’odio nel cuore, ha distrutto quel Paese un tempo glorioso. Chiudete i vostri confini e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi!» ha scritto Trump.   Il vicepresidente JD Vance ha commentato l’escalation di violenza di estrema sinistra su X, affermando: «I progressisti occidentali hanno importato il terzo mondo in Francia e in altri Paesi in nome della diversità e della compassione. Hanno ignorato questioni fondamentali di assimilazione e compatibilità. Era stato detto loro che avrebbe portato a questo, ma non hanno ascoltato».   Le immagini che arrivano da Parigi e dalle altre città francesi sono a dir poco sconcertanti.      

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La stampa locale ha riportato che i rivoltosi hanno saccheggiato 1.500 negozi in diverse grandi città.   «Il mio pensiero va anche ai 1.500 negozi appartenenti a tutte le altre catene di distribuzione e a tutti i commercianti che hanno subito la stessa inaccettabile violenza», ha dichiarato Alexandre Bompard, presidente e amministratore delegato del Gruppo Carrefour, al giornale. Ha affermato che i disordini sociali avrebbero avuto «notevoli conseguenze umane ed economiche».   Il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez ha dichiarato oggi che le rivolte del fine settimana hanno causato il ferimento di oltre 600 tra poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco, aggiungendo  che le autorità hanno arrestato più di 2.000 rivoltosi. La fase finale per la Francia si sta rapidamente avvicinando, poiché il suo generoso stato sociale non è più in grado di sostenere l’afflusso di migranti e i servizi si deteriorano.   Accuse si sono rivolte contro il presidente Macron, che mentre il suo Paese andava in fiamme, era con sua moglie a ballare al concerto di Céline Dion.   Come riportato da Renovatio 21, il medesimo momento neroniano si era avuto durante la rivolta etnica delle banlieues  del 2023, quando il presidente era invece a divertirsi al concerto del cantante omosessuale Elton John.  

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Nel suo ridicolo discorso alla nazione in seguito al caos, Macron ha tenuto a separare le legittime rivendicazioni pacifiche dei cittadini dalle azioni dei casseur e dei gruppi radicali «infiltrati». Il problema migratorio non è stato, ovviamente, neanche nominato per isbaglio.   Il declino della Francia, plasticamente reso dalla follia violenta visibile in istrada, è oggi un pensiero nella mente di tutti.  Difficile essere in disaccordo con questo meme: due guerre mondiali hanno fatto meno danni alla Francia che l’immigrazione.    

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