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Immigrazione

Chi sta aggredendo gli studenti della Bocconi al parco?

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Una notizia davvero disturbante è stata diffusa dai giornali negli ultimi giorni.

 

L’Università Bocconi, ateneo privato tra i più prestigiosi d’Europa, ha deciso di istituire un servizio di accompagnamento per gli studenti dalle aule alle residenze universitarie.

 

L’inedita decisione è stata presa a seguito di un crescente numero di aggressioni verificatesi al vicino parco Ravizza.

 

«Nonostante le segnalazioni e le denunce di questi episodi, anche di recente, non sono arrivate risposte efficaci dal Comune di Milano, per cui abbiamo chiesto all’ateneo di intervenire e per fortuna ci è venuto incontro» ha dichiarato il capogruppo di B.Lab-Unilab Network, realtà studentesca interna alla Bocconi.

 

Il servizio di scorta è già attivo da questi giorni, da lunedì al sabato dalle 18 alle 00:30, con partenza ogni 30 minuti dalla panchina rossa di via Gobbi 5. Vi è impegnato personale dell’Università, che scorterà studenti e studentesse ai loro alloggi nelle residenze Spadolini, Dubini e Isonzo.

 

L’idea, il linguaggio in cui è espressa (scorte, coordinate pedonali espresse in panchina) è piuttosto allarmante. Che razza di situazione si è creata?

 

Si tratta certamente di un fenomeno in completa controtendenza con la narrazione della Milano del sindaco Sala, appena rieletto: una città sicura, accogliente, avanzatissima, di cui i sinceri democratici (ma anche i residui dei centri sociali finiti a fare i pubblicitari, a meno che non avessero già dietro i soldi del papi) sono fieri fino a scoppiare – e questo nonostante la tragedia delle ragazze violentate dal branco di capodanno in piazza Duomo.

 

Tuttavia, riteniamo che la notizia, data un po’ ovunque, sia, come dire, monca. Sia manchevole di qualcosa.

 

Leggiamo i titoli.

 

«Milano, Bocconi: troppe aggressioni (di sera) al parco Ravizza, studenti accompagnati a casa» (Il Corriere della Sera)

 

«Milano, gli studenti della Bocconi denunciano aggressioni al parco Ravizza» (Il Fatto Quotidiano)

 

«Troppe aggressioni al Parco Ravizza: 6 denunce in due mesi. Servizio di accompagnamento per gli studenti Bocconi» (La Repubblica)

 

«Milano, il parco Ravizza è pericoloso: universitarie sotto scorta dalle 18» (Il Giorno)

 

Manca qualcosa, ribadiamo: manca il chi. Da chi sono aggrediti gli studenti e (magari soprattutto) le studentesse?

 

Manca qualcosa, ribadiamo: manca il chi. Da chi sono aggrediti gli studenti e (magari soprattutto) le studentesse?

Invano potete leggere tutti questi articoli e trovare questa fondamentale informazione. Insomma: se questo è un fenomeno reiterato nei mesi, gli aggressori dovrebbero essere, per lo meno tipologicamente, identificabili. Chi si nasconde nel vicino parco Ravizza – un tempo tranquillo paradiso della socializzazione via cane o via jogging – al punto dal renderlo invivibile, minaccioso, violento?

 

Leggendo i giornali nazionali questa informazione non salta fuori. Così come non è chiaro un altro punto che per il giornalismo dovrebbe essere fondamentale: perché. Perché le continue aggressioni agli studenti della Bocconi? Qual è il movente? Si tratta di un gruppo di bocciati di Economia? Studenti rivali di un altro grande ateneo privato meneghino? Ex elettori del partito Scelta Civica delusi dal presidente dell’Università Mario Monti? Uno non sa davvero cosa pensare.

 

Non ti dicono il soggetto del presunto crimine, figurati se giornaloni e giornalini ti raccontano il motivo delle sue azioni.

 

Così come non è chiaro un altro punto che per il giornalismo dovrebbe essere fondamentale: perché. Perché le continue aggressioni agli studenti della Bocconi? Qual è il movente?

Del resto, ci possono dire, la notizia mica è sulle aggressioni, ma sul servizio di scorta «pedibus» (sic) per gli studenti, descritto da tutti i giornali nello stesso orario, come sopra: orari, luoghi, etc. In pratica, vi stanno dicendo: guardate il dito, mica la luna. Come all’idiota nel proverbio cinese.

 

Così, tocca di vedere che Il Giornale osa invece titolare in altro modo: «La Bocconi costretta a “scortare” i suoi studenti: troppe aggressioni nel parco degli extracomunitari».

 

Qui il soggetto c’è. Il chi è bello evidente.

 

In pratica, vi stanno dicendo: guardate il dito, mica la luna. Come all’idiota nel proverbio cinese

Il quotidiano della famiglia Berlusconi riporta quindi il commento di Silvia Sardone, consigliere comunale della Lega:

 

«I fallimenti della sinistra buonista e accogliente solo a parole sono più evidenti che mai. Parco Ravizza è diventato negli ultimi anni l’ennesimo fortino d’illegalità, un’area verde requisita da extracomunitari e balordi così come tante altre in città. Gli studenti avevano più volte segnalato aggressioni e criticità ma da Palazzo Marino nessuna risposta».

 

Nell’articolo sul sito de Il Giornale la parola «extracomunitari» è messa in neretto.

 

Non siamo sicuri che il titolo del quotidiano che fu di Indro Montanelli sia a prova di Carta di Roma – cioè sia lecito giornalisticamente.

 

Per chi non lo sapesse, la Carta di Roma, è il «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista», e implementata sulla popolazione dei gazzettieri con corsi deontologici obbligatori.

 

In tali corsi è spiegato, ad esempio che, come scrivono le linee guida della Carta di Roma bisogna «evitare l’utilizzo di parole stigmatizzanti. La parola “clandestino” è tornata sui titoli di prima pagina. Opportunamente Carta di Roma ha osservato che “Il termine clandestino è una delle colonne portanti dei discorsi di odio, dell’hate speech; è uno strumento della cattiva politica, un termine usato dalla propaganda della paura per dare un nome al “nemico”, e quindi per questo va cancellato dal linguaggio giornalistico, perché produce una percezione distorta del fenomeno migratorio”».

 

Ancora un’esempio tratto dalle linee guida consultabili sul sito della Carta di Roma: «titolare un articolo “Boom di reati degli stranieri”, omettendo di dire che i dati riportati si riferiscono ai reati denunciati (e non a quelli commessi che sono molti di più), di cui si conoscono gli autori (che costituiscono una percentuale minima dei reati denunciati e commessi), non è corretto. L’utilizzo di un lessico enfatico (boom) e una narrazione non corretta dei dati disponibili hanno l’effetto di produrre e alimentare stigmatizzazioni».

 

Quindi, «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia». Titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato.

 

L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazioni». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.

 

«Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».

 

Ecco, nel caso del parco possiamo dire con certezza che, al di là dei censurabili virgolettati del consigliere leghista riportati dal Giornale berlusconiano, non abbiamo compressione di cosa sia successo. Davvero, non abbiamo capito niente.

 

Chi attacca gli studenti (e le studentesse) della Bocconi nel parco Ravizza?

 

Perché?

 

Mistero insondabile della Milano odierna. La Milano di Beppe Sala, del COVID che ha svuotato negozi e ristoranti, delle violenze di gruppo in Piazza Duomo, dei funerali in chiesa ai suicidi assistiti, del quartiere ipermoderno di Porta Nuova comprato dal Qatar, di Chiara Ferragni, delle proteste pandemiche cancellate da una repressione massiva.

 

Come sempre, Renovatio 21 chiede umilmente a chi ne sa di più di scriverci due righe per spiegarci. Ricordando che per i messaggi privati le linee guida deontologiche non valgono.

 

Per il momento.

 

 

 

 

Immagine di Marcuscalabresus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Immigrazione

I politici tedeschi chiedono la «massima pena» per i giovani della canzoncina critica dell’immigrazione di massa

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I politici tedeschi chiedono che i giovani finiti in un video virale che li riprende mentre cantano una canzoncina contro l’immigrazione senza restrizioni vengano imprigionati.

 

Come noto, si tratta di un gruppo di giovani tedeschi in vacanza nel patio di un bar di Sylt, piccola isola turistica nel Mare del Nord. Le persone hanno cantato «Deutschland den Deutschen, Auslander raus!» («La Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri!») sulle note di «L’amours toujours», hit del 1999 del DJ italiano Gigi D’Agostino.

 

La notizia è scoppiata dopo che un video di pochi secondi dell’incidente è diventato virale nelle notizie e nei social media tedeschi, mandando praticamente l’intero paese in delirio con i politici che sostenevano che i giovani fossero simpatizzanti del leader nazista tedesco Adolf Hitler.

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Il cancelliere tedesco Olaf Scholz è addirittura intervenuto per condannare il video, definendo i giovani concittadini come «ripugnanti» e le loro azioni «inaccettabili».

 

«Questo video è preoccupante perché mostra che non sono solo le persone prive di diritti civili a radicalizzarsi, ma che la radicalizzazione proviene anche dal cuore della società», ha accusato il presidente federale Frank-Walter Steinmeier nella sua dichiarazione.

 

Il presidente del Bundestag (il Parlamento tedesco) Barbel Bas, appartenente al Partito socialdemocratico di sinistra attualmente al governo, ha chiesto che i giovani ricevano la punizione più dura possibile, inclusa «forse anche la massima pena».

 

I giovani sono accusati di aver violato la sezione 86ª del codice penale tedesco, che fa riferimento a «simboli incostituzionali». Se giudicati colpevoli, i giovani potrebbero essere condannati fino a tre anni di carcere. Se i ragazzi venissero giudicati colpevoli anche di «istigazione contro il popolo», potrebbero essere condannati ad altri cinque anni di reclusione.

 

«Questo video esiste e alcune persone possono essere identificate», ha detto Bas. Ha aggiunto che «cose del genere, slogan anticostituzionali, devono essere punite… spero che ricevano una punizione decente».

 

Come riportato da Renovatio 21, il canto è diffusissimo in Germania, ed è stato udito nelle discoteche, negli stadi, per strada e persino nei luoghi di vacanza preferiti dai tedeschi come Maiorca.

 

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Denes Albert, scrivendo per il sito di notizie incentrato sulle questioni europee ReMix, ha osservato che mentre alcuni dei politici tedeschi di più alto livello intervengono su un video in cui i giovani non sono violenti e «nessuno è stato aggredito fisicamente, violentato o mutilato», stranieri e persone con origini straniere continuano a commettere atti di estrema violenza in tutta la Germania in incidenti che vengono anche video e condivisi sui social media.

 

«Il governo tedesco non li commenta perché questi video non si adattano alla narrazione», ha avvertito Albert.

 

«È importante notare che questi giovani non hanno commesso alcuna rapina violenta, non hanno violentato nessuno, né si sono lanciati addosso i machete alla luce del giorno», scrive l’Albert. «Per quanto riguarda la categoria degli stupri di gruppo, la Germania sta registrando numeri record e questo è, in poche parole, guidato dall’immigrazione di massa – questo è un fatto statistico. Eppure, questi dati hanno suscitato a malapena anche la più piccola frazione dell’indignazione che questo video ha prodotto, inclusa la copertura giornalistica 24 ore su 24 e i commenti pubblici dei massimi politici, compreso il Cancelliere».

 

Il partito conservatore e anti-immigrazione di massa Alternativa per la Germania (AfD) ha osservato che gli episodi di stupri di gruppo hanno raggiunto un livello record in Germania nel 2022, con alcuni giorni in cui si sono verificati fino a due incidenti segnalati, e con il numero totale per l’anno che ha raggiunto 789, superiore ai 677 dell’anno precedente e al precedente record di 710 nel 2019.

 

«Anche le cifre sulla composizione dei responsabili sono chiare e mostrano che tutte le affermazioni secondo cui non esiste alcun collegamento tra l’immigrazione di massa e il crollo della sicurezza interna sono bugie», ha scritto l’AfD sulla sua pagina Facebook ufficiale. «I presunti colpevoli con passaporto tedesco erano 471 contro 472 stranieri – quindi circa la metà dei colpevoli sono stranieri, anche se la loro quota rispetto alla popolazione totale ammonta “solo” al 14% circa. Tuttavia, il 50% non comprende il numero dei sospettati tedeschi con origini straniere! I principali Paesi d’origine dei sospettati stranieri sono stati ancora una volta la Siria e l’Afghanistan».

 

Mentre il governo tedesco si occupa dei «Rich Kids of Sylt» (così è stato definito sui tabloidi lo sventurato gruppo di ragazzi) chiedendone la carcerazione, come sono stati definiti, l’opinione pubblica tedesca è stata sconvolta dai fatti di Mannheim, dove un immigrato afghano ha accoltellato un politico anti-islam che stava alla sua bancarella per poi avventarsi contro un poliziotto che aveva, per qualche ragione, placcato non l’aggressore straniero ma chi cercava di disarmarlo.

 

L’agente è morto a seguito delle ferite riportate.

 

 

Una situazione non dissimile si sarebbe appena ripetuta a Vienna, in Austria, dove un immigrato giordano ha improvvisamente attaccato un agente di polizia pugnalandolo. Il poliziotto si è salvato solo grazie al corpetto protettivo.

 


Come riportato da Renovatio 21, in Germania si è arrivati al punto che una giovane esponente dell’AfD è stata condannata in tribunale per aver citato i dati ufficiali governativi sugli stupri perpetrati dagli immigrati afghani.

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Immagine di Deutsche Bundesbank via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Immigrazione

Sondaggio: un tedesco su cinque vorrebbe una nazionale di calcio «più bianca»

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Il 21% dei tedeschi vorrebbe vedere più giocatori dalla pelle bianca rappresentare il proprio paese nei tornei internazionali di calcio, secondo un recente sondaggio. Gli utenti dei social media e gli operatori professionali si sono affrettati ad attaccare l’emittente statale ARD per aver posto la domanda in primo luogo.   L’indagine è stata condotta all’inizio di aprile dal sondaggista Infratest dimap e ha intervistato 1.304 tedeschi aventi diritto di voto. Lo studio è stato commissionato nell’ambito di un documentario intitolato «Unità, giustizia e diversità – La squadra nazionale tra razzismo e identificazione».   Secondo i risultati del sondaggio pubblicato sabato, il 21% degli intervistati è d’accordo con l’affermazione: «Preferirei che più giocatori bianchi giocassero nella nazionale tedesca». Questo sentimento non è stato condiviso dal 65% degli intervistati.   Inoltre, il 17% ha dichiarato al sondaggista di non essere soddisfatto del fatto che la squadra sia guidata da Ilkay Gundogan a causa delle sue origini turche. Al contrario, il 67% degli intervistati non ha avuto problemi con l’etnia del capitano.   Dall’indagine è emerso che tra i sostenitori del partito Alternativa per la Germania (AFD), il 47% afferma che vorrebbe vedere una squadra «più bianca”. Gli elettori dei Gruene, il Partito dei Verdi, si collocano all’estremità opposta dello spettro, con solo il 5% che lo dice.   Joshua Kimmich, membro della nazionale di calcio tedesca, ha espresso sgomento sabato, definendo i risultati «assolutamente razzisti». «Il calcio può unire diversi colori di pelle e religioni», ha affermato.

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La stella del Bayern Monaco ha inveito contro anche l’emittente che ha commissionato il sondaggio. «È assolutamente assurdo porre una domanda del genere prima degli Europei di calcio casalinghi, quando in realtà si tratta di unire l’intero Paese», ha affermato il giocatore.   «Questo sondaggio dell’ARD è assolutamente controproducente», ha concluso il Kimmich.   «Noi stessi siamo scioccati dal fatto che i risultati siano così come sono, ma sono anche una rappresentazione della situazione sociale nella Germania di oggi», hanno sottolineato i realizzatori dell’inchiesta demografica.   Nel frattempo nel Paese e pure fuori impazza il coro «Ausländer raus», che i giovani germanici intonano ovunque (negli stadi, nelle discoteche, al mare, per strada, a Maiorca) sulle note della hit dance di un quarto di secolo fa «L’amour toujour» del DJ torinese Gigi D’Agostino.   «Ausländer raus! Ausländer raus! Deutschland den Deutschen, Ausländer raus!» dice il canto tratto dalla canzone elettronica tunza-tunza. «Fuori gli stranieri». Fuori gli stranieri. La Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri».   Non solo il coro, ma pure la canzone stessa è stata proibita dall’Oktoberfest.  

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Immagine di Jimmy Baikovicius via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Immigrazione

Leader AfD attacca la Meloni: ha consentito l’apertura delle frontiere e sostenuto la guerra in Ucraina

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Il cofondatore del partito tedesco Alternativa per la Germania (AfD) che ora critica apertamente il primo ministro italiano Giorgia Meloni per aver presieduto un enorme aumento dell’immigrazione in Italia e le sue posizioni a favore della guerra nel conflitto in Ucraina.

 

«Non piegheremo il nostro programma per nessuno. Questo deve essere chiaro anche per noi, comprese le nostre posizioni politiche, che sono corrette, che ci hanno portato attualmente al secondo posto nei sondaggi in Germania, che offrono argomenti di forza unici e che non piegheremo a favore delle posizioni europee solo perché siamo più attraenti per alcuni» ha detto il copresidente dell’AfD Tino Chrupalla alla conferenza dell’AfD in Sassonia.

 

«Lo vediamo in Italia. Sotto il Primo Ministro Giorgia Meloni la migrazione è effettivamente raddoppiata. Confini aperti invece di blocchi. La Meloni è anche favorevole a più armi nella guerra in Ucraina e al confronto con la Russia invece che alla pace e alla diplomazia per l’Europa. Voglio chiarire che questa melonizzazione non avverrà da noi».

 

«Per noi gli interessi tedeschi vengono sempre al primo posto», ha aggiunto il Chrupalla.

 

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Le aspre critiche rivolte alla Meloni – con la creazione di un sostantivo tedesco specifico, melonisierung, «melonizzazione» – arrivano dopo che l’AfD è stato espulso dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese. In particolare, Marine Le Pen e il suo Rassemblement National francese hanno spinto affinché l’AfD venisse espulso dal gruppo dopo che l’eurodeputato dell’AfD Maximilian Krah aveva commentato che non tutti i soldati che prestavano servizio nelle Waffen-SS erano criminali di guerra.

 

La mossa della Le Pen poco prima delle elezioni parlamentari europee è stata vista come un grave tradimento nei confronti di un partner della coalizione europea e un tentativo disperato di migliorare l’immagine del suo partito agli occhi dell’opinione pubblica francese, scrive il sito Remix news.

 

Secondo voci, la Le Pen potrebbe prepararsi a formare un nuovo gruppo di destra insieme a Fratelli d’Italia, o ad unirsi potenzialmente al gruppo di Meloni, i Conservatori e Riformisti europei (ECR).

 

I critici, tra cui molti esponenti dell’AfD, sostengono che Meloni e Le Pen non rappresentano più la destra, sostenendo che la retorica della Meloni sull’immigrazione è cambiata radicalmente da quando ha preso il potere.

 

Sebbene molti nella destra europea siano stati critici nei confronti di Meloni e Le Pen, i loro partiti rimangono al vertice sia in Italia che in Francia. Il sostegno della Meloni è diminuito solo leggermente nell’ultimo anno e attualmente rimane il partito più popolare con il 27% di sostegno. Le Pen ha visto aumentare il suo consenso e attualmente si trova al 34%.

 

Nonostante l’Alternativa tedesca per la Germania (AfD) sia stata espulsa dal suo gruppo parlamentare a Bruxelles, il partito non è senza alleati.

 

Kostadin Kostadinov, leader del partito populista bulgaro di destra Vazrazhdane («Rinnovamento»), ha esteso un’offerta per collaborare con AfD dopo le elezioni nel tentativo di creare un ottavo gruppo al Parlamento europeo. Una tale formazione rappresenterebbe il terzo blocco conservatore nazionale, il più a destra nella tavolozza politica di Bruxelles.

 

Secondo il post sui social media di Kostadinov, l’esclusione dell’AfD dal gruppo Identità e Democrazia (ID) non è stata una sorpresa e lui se l’aspettava da tempo.

 

Tuttavia, questa è un’ottima notizia perché ora avremo l’opportunità di creare un vero gruppo conservatore e sovranista nel Parlamento europeo. Il leader del partito bulgaro ha anche rivelato che sono già stati compiuti «passi» per costituire il nuovo gruppo, invitando ufficialmente l’AfD a partecipare al processo.

 

«Non permetteremo che l’attuale regime liberal-fascista [dell’UE] al potere continui», ha scritto Kostadinov. «I nostri amici tedeschi possono contare su di noi, così come tutte le altre forze politiche europee che la pensano come noi».

 

L’unica possibilità che l’AfD ha per evitare di perdere le risorse e la rappresentanza che derivano dall’appartenenza a un gruppo è quella di creare un blocco proprio, insieme ad altre fazioni populiste di destra emergenti che finora non lo hanno fatto o lo hanno fatto. non riuscivano a trovare un posto per se stessi.

 

La creazione di un nuovo gruppo parlamentare e dovrebbe includere almeno 23 deputati in rappresentanza di almeno 7 Stati membri. Con l’AfD che contribuisce facilmente con 16-17 seggi da solo, il progetto ha la possibilità di diventare realtà.

 

Ma quali sarebbero gli altri Paesi coinvolti? Innanzitutto Vazrazhdane è al secondo posto con il 15% e si aspetta di ottenere 3 seggi a Bruxelles. Anche il Movimento ungherese per la nostra patria (MHM), che ha stretti rapporti con entrambi, potrebbe contribuire con uno o due seggi, così come il partito polacco Konfederacja. Anche il Forum olandese per la democrazia (FvD) di Thierry Baudet fa parte della stessa alleanza informale, ma è improbabile che ottenga un solo seggio in Parlamento quest’anno.

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I leader del Vazrazhdane, del MHM e del FvD (insieme all’SPD, membro ceco dell’ID, e ai Democratici svedesi, membro dell’ECR) si sono incontrati l’anno scorso a Budapest per firmare una dichiarazione di cooperazione e amicizia, intitolata «Per un’Europa libera delle nazioni».

 

Poi ci sono partiti che attualmente siedono o sono stati seduti in gruppi di sinistra ma potrebbero essere costretti a riconsiderare la loro posizione tra i partiti sovranisti di Bruxelles. Questi includono lo slovacco SMER del Primo Ministro Robert Fico, che è stato espulso dal gruppo socialdemocratico l’anno scorso; così come l’ANO dell’ex primo ministro ceco Andrej Babiš, che per lo stesso motivo sta rapidamente litigando con i suoi attuali alleati nel gruppo liberale Renew.

 

Secondo l’European Conservative, che cita fonti, l’eurodeputato che ha causato la sospensione dell’AfD dall’ID, Maximilian Krah, e la sua fazione hanno sempre cercato di lasciare il gruppo dominato dai francesi per fondarne un altro che l’AfD avrebbe invece guidato incontrastato. Tuttavia, la maggioranza della leadership del partito ha fatto tutto il possibile per prendere le distanze da Krah e rimanere nell’ID, il che significa che potrebbero provare a rinegoziare la propria appartenenza al gruppo dopo le elezioni.

 

«Sotto condizione di anonimato, il funzionario di Bruxelles ha spiegato che l’AfD non ha bisogno di piccoli partiti come quello bulgaro. “Sono i bulgari che hanno bisogno urgentemente dell’aiuto dell’AfD nella campagna, lo fanno solo per rendersi interessanti”» scrive la testata. «Invece di pensare a nuovi gruppi, il piano è quello di “tacere e aspettare”, ha detto. “Non abbiamo bisogno di ulteriori conflitti ed escalation, in modo che ogni membro del gruppo ID ottenga i migliori risultati possibili”».

 

«Poi, lunedì mattina [del 10 giugno, ndr], ci siederemo e vedremo a che punto siamo in termini di numeri. L’obiettivo è quello di avere una minoranza di blocco [tra ECR e ID]; ciò richiede almeno 125 deputati», ha detto, aggiungendo che «il gran numero di seggi dell’AfD – più di quelli di Lega e Fidesz messi insieme – non può essere ignorato dall’ID».

 

L’attacco del Chrupalla alla destra romana di governo non è privo di basi fattuali.

 

Come riportato da Renovatio 21, sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

 

Il Chrupalla, che guida AfD assieme ad Alice Weidel, l’anno scorso ha subito un processo di debancarizzazione – cioè chiusura immotivata ed improvvisa dei suoi conti da parte degli istituti bancari – e pure, secondo resoconti, un misterioso attacco per strada, in cui gli è stata iniettata una qualche sostanza con una siringa. L’uomo era in seguito collassato ad un evento elettorale nella città di Ingolstadt.

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