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Immigrazione

I festeggiamenti per la nazionale del Marocco: simbolo perfetto del fallimento dell’integrazione

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Il Marocco ha vinto 3-0 contro la Spagna, passando ai quarti di finale dell’osceno mondiale qatariota.

 

L’avere vinto con la Spagna deve dare ai vicini marocchini, con cui non sono poche le frizioni (Ceuta, Melilla) un certo gusto.

 

Così, per festeggiare, i marocchini immigrati in Ispagna hanno pensato bene di mettere in piedi rivolte e devastazioni in varie città del Paese.

 

 

 

 

 

Non è una novità: il tollerante Belgio, dove ha sede l’ineffabile paradiso di bontà umanitaria che è l’Unione Europea, era stato messo a ferro e fuoco per i festeggiamenti del passaggio agli ottavi. Ricordiamo che Bruxelles è nota per le sue no-go zones, come il quartiere di Molenbek, da cui sarebbero partiti anche membri del commando ISIS che sterminò i ragazzini al Bataclan nel 2015.

 

 

 

Non è noto se per il trauma, anche stavolta, i poliziotti belgi hanno organizzato un’orgia in caserma, così per farsela passare.

 

Qualche fuocherello lo si è visto anche in Francia. Celerini in tenuta antisommossa bersagliati da razzi e petardi. Incendi. Urla d’inferno. Così festeggiano, se perdono non abbiamo idea.

 

 

Gustose anche le rivolte per la vittoria calcistica all’Aia ed Amsterdam – dove, come sa il lettore di Renovatio 21, i marocchini, con la loro mafia detta «Mocro», controllano il traffico di droga e sono la criminalità organizzata più efferata e spudorata, che fanno dei Paesi Bassi «un narco-Stato 2.0».

 

 

Ma veniamo a noi. Ecco l’Italia marocchina in festa perché hanno vinto contro la Spagna. Tanti ragazzotti felici. I marocchini in Italia sono tantissimi, al punto tale che, impropriamente e in modo politicamente scorrettissimo, alcuni chiamano qualsiasi immigrato nordafricano «marocchino».

 

Il censimento 2011 segnalava che vi sarebbero nel nostro Paese 452.424 marocchini, cioè 0,74% del totale degli abitanti dello Stivale. Ovviamente, questi sono quelli registrati. Non abbiamo idea di quanto dobbiamo moltiplicare questo numero se vogliamo provare a pensare quanti sono con gli irregolari: il doppio, il triplo, dieci volte? Non sappiamo. Ma sono tantissimi. E, ad occhio, non sono molto diversi da quelli che stanno in Belgio o in Spagna.

 

Ecco Milano l’altra sera, con una folla immensa di marocchini che festeggia i quarti di finale andando giù per Corso Buenos Aires.

 

 

 

 

 

 

Questa parrebbe essere la famosa piazza Gae Aulenti a Milano, dove è stato allestito un megaschermo. Singolare modo di festeggiare, tirando oggetti.

 

 

Bologna, fumogeno con inedito coretto «Allahu Akbar» in versione stadio. Eccezio.

 

 

Questa è la città di Vicenza. Il traffico di viale Milano, la zona degli immigrati, con le sue laterali piene di negozietti per stranieri, bloccato da auto con il clacson continuo.

 

 

Insomma è festa grande.

 

Dobbiamo dire che sono immagini che ci ricordano altro: la finale del mondiale 2006, quando migliaia di milanesi si riversavano verso piazza San Babila e piazza Duomo.

 

Chi scrive viveva a Milano all’epoca e ricorda perfettamente quel momento: c’era. In viale Venezia, dove la fiumana partita da Buenos Aires transitava per buttarsi nella fontana della divinità padana voluta da Formentini protoleghista, nessuna macchina veniva strattonata. Nessun fumogeno, nessun petardo, razzetto: e avevamo vinto la coppa del Mondo contro la Francia, squadra nemesi della nostra nazionale, in una partita pazzesca (testate, rigori, Materazzi…)

 

La cosa più strana che si potè vedere, testimoniamo, fu che ad una certa da un balcone di un palazzo di viale Venezia spuntò fuori Dino Meneghin. Altissimo, altissimissimo, tirò fuori una bandiera dell’Italia, con il sorrisone che gli riconosciamo. Sotto, un gruppetto di tifosi lo acclamavano. Bum: la vittoria ai mondiali aveva unificato perfino chi al calcio preferisce (giustamente) il basket.

 

Diciamo pure, l’atmosfera era tanto, tanto diversa da quella che si vedono in queste immagini, che, di fatto, non è che fanno molto per farci evitare di pensare ad una vera «grande sostituzione» in corso. Laddove c’erano i tifosi italiani, che festeggiavano civilmente, ora ci sono i marocchini, che tirano roba.

 

Non che la cosa stupisca. Renovatio 21 ha parlato del caso bizzarro della Bocconi, che ha un servizio per riaccompagnare a casa gli studenti attraverso il parco antistante, pubblicizzando la cosa senza mai dire perché ve ne sia bisogno.

 

E abbiamo presente cosa è diventata, a capodanno, viale Milano. Negli anni duemila abbiamo visto il bombardamento di petardi dei gruppetti di giovani (ma anche uomini maturi, a dire il vero), dall’aspetto maghrebino, rendere inavvicinabile la piazza della Madonnina a San Silvestro.

 

Non che all’estero sia diverso: ricordo, nel 2001, un capodanno ad Amsterdam: fuggimmo da Piazza Dam, divenuta un inferno di nordafricani che tiravano petardi addosso alla gente – lo posso testimoniare, perché lo vidi con i miei occhi: quei fuochi di artificio che in Italia si mettono in un angolo per allontanarsi con le dita nelle orecchie, quelli li scagliavano apposta contro gruppi di persone inconsapevoli. Poi ridevano.

 

Ricordo bene quella sera: scappando da quella situazione, finimmo in una piazzetta interna, dove assistemmo ad un alterco tra due levantini circondati da un gruppo; quando uno dei due che urlava fece vedere che aveva una pistola infilata nei pantaloni sotto la maglietta, presi con forza la mano della fidanzata, e ce ne andammo anche da lì con rapidità.

 

Il pomeriggio del 1° gennaio, quando tutto sembrava più calmo perché gli stronzi che hanno fatto le ore piccole magari sono a letto, facemmo una passeggiata. Ad un angolo della strada un ragazzo seduto a terra suonava un didgeridoo, lo strumento a fiato australiano, come una grande pipa di legno che, appoggiata al suolo, fa quei suoni tipo bordone – drone. Feci in tempo a vedere tutta la scena: un tizio, anche quello levantino, con il gruppetto di amici levantini, gli buttò un raudo di quelli belli potenti dentro il didgeridoo, senza che il ragazzo si accorgesse o avesse il tempo di reagire. Gli scoppiò praticamente a pochi centimetri dalla bocca, facendogli prendere un colpo. Reagì solo urlando «Happy New Year» in modo sarcastico, mentre i tizi stranieri lo deridevano.

 

Il problema è che si è andati molto oltre, poi. È l’escalation «Eros e Thanatos» che possiamo aspettarci: Dopo i petardi, le violenze sessuali.

 

Prima vi fu Colonia, dove durante il capodanno furono molestate qualcosa come 650 donne. Dapprima, silenzio. Poi emerse che erano in maggioranza provenienti dal Nordafrica, e che avevano usato violenza contro una quantità crescente di donne che, superate le reticenze, cominciarono a parlare: in tutta la Germania, saltò fuori che erano 1200 le donne che avevano sporto denuncia, con 400 nella sola Amburgo – la punta dell’iceberg, ovviamente,

 

Dal Duomo di Colonia al Duomo di Milano: ecco le violenze sessuali in serie sotto il Duomo di Milano, dove agli stranieri con evidenza il petardo molesto non basta più. Almeno dieci ragazze vengono circondate ed aggredite dal branco. I nomi dei fermati paiono tutti nordafricani.

 

Ma tranquilli, va tutto bene. Il fenomeno avrebbe pure un nome in arabo: taharrush gamea, la «molestia collettiva», che abbiamo visto al Cairo violare la giornalista Lara Logan, salvatasi per miracolo da una violenza sessuale di massa di crudeltà incomprensibile.

 

Non ci vuole davvero molto a comprendere, quindi, che queste immagini di incontenibile «gioia» delle masse immigrate marocchine che mettono a soqquadro tutte le città d’Europa siano la prova definitiva del fallimento dell’integrazione, e del fatto che l’immigrazione è solo un programma di distruzione e sostituzione della società preesistente.

 

Perché mai un marocchino, che vive in Italia, mangia in Italia, magari pure vota in Italia – ius soli! Ius scholae subito! – dovrebbe gioire devastando la città che lo ospita? Ubi panem ibi patria, dicevano gli antichi, ma ciò non sembra essere vero per i nostri immigrati. Sono andati via del Marocco, per venire da noi. Epperò tifano il Marocco, e vandalizzano la nostra terra se questo vince.

 

Che cosa ci stiamo perdendo del ragionamento?

 

La verità è che, con buona pace delle balle propalate dall’oligarcato con contorno di PD, cooperative-mangiatoia, giornali e chiesa cattolica, l’immigrato in nessun modo vuole integrarsi.

 

Non lo dice Renovatio 21, ma un rilievo dell’ISTAT dell’ottobre 2016: due immigrati di seconda generazione su 3 non si identificano nella Nazione o nel popolo italiani: si sente italiano il 38% e il 43% dichiara di «non sentirsi di appartenere all’Italia per quanto riguarda i doveri che avere la cittadinanza comporta».

 

Avete letto bene: il 66,6% dei figli degli immigrati non si sente italiano – e sono quelli cresciuti con la nostra lingua, la nostra scuola, la nostra TV, etc. Non sente di dover sottostare, quindi, alla legge italiana.

 

Ricordate l’origine del concetto di cittadinanza: nell’antichità, lo status di cittadino romano apparteneva ai membri della comunità politica romana, in quanto cittadini della città di Roma (civis romanus); non era legato all’essere un abitante di uno dei domini romani, almeno fino alla Constitutio Antoniniana, emanata dall’imperatore Caracalla nel 212, che concedeva la cittadinanza a tutte le popolazioni abitanti entro i confini dell’Impero.

 

Dire «civis romanus sum», «sono un cittadino romano», era motivo di orgoglio, perché era qualcosa che si era guadagnati duramente, e che dava prestigio e diritti.

 

Oggi invece, secondo la statistica, i figli degli immigrati ci dicono in faccia «civis romanus non sum», e godono.

 

Ora, vi è più chiaro da dove vengono le immagini che stiamo vedendo.

 

Uno chiede: ma allora, se non si sentono italiani, cosa si sentono? In queste sere, magari, si identificano come marocchini. Ma abbiamo visto altre forme acute di dis-identificazione con il Paese che li ospita: Peschiera del Garda. Ricordate? L’estate scorsa, il Garda invaso da migliaia e migliaia di ragazzini richiamati da uno strano messaggio «panafricano» diffuso sul social cinese TikTok, con volontà dichiarata di invadere la località lacustre per liberarla, provvisoriamente, dal controllo «italiano». Ricorderete anche cosa successe alle ragazze in treno: molestate nemmeno più per questioni sessuali, ma perché «italiane» che non potevano stare nel vagone occupato dallo sciame di teenager africani e nordafricani.

 

Come avevamo scritto all’epoca, questa identità «africana», che esiste solo come artificio per opporsi al nemico italiano, sparirà dalle vite dei bimbi nordafricani in pochi anni; a sostituirla, sarò magari un’identificazione con la ummah, la comunità islamica, secondo qualche predicazione salafita o wahabita dell’imam locale, e di lì il senso di appartenenza ancora più grande – più grande del calcio, della musica trap, della spavalderia giovanile – sarà fornito loro dalla jihad.

 

Quindi, vedere i marocchini che spaccano le città europee perché la loro squadra vince non è solo la plastica immagine del fallimento definitivo dell’integrazione e di ogni sua aspettativa: no, è il prodromo di una violenza molto più grande, e organizzata, che potrà essere portata sulle nostre città – e magari con qualche arma «scappata» all’Ucraina.

 

Qualcuno ci ha fatto finire qui. C’è un disegno, lo sapete.

 

Sarebbe anche arrivato il momento di cominciare a combatterlo davvero – perché la destra al governo, se non l’avete capito, sta facendo finta anche qui.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

 

Immigrazione

I politici tedeschi chiedono la «massima pena» per i giovani della canzoncina critica dell’immigrazione di massa

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I politici tedeschi chiedono che i giovani finiti in un video virale che li riprende mentre cantano una canzoncina contro l’immigrazione senza restrizioni vengano imprigionati.

 

Come noto, si tratta di un gruppo di giovani tedeschi in vacanza nel patio di un bar di Sylt, piccola isola turistica nel Mare del Nord. Le persone hanno cantato «Deutschland den Deutschen, Auslander raus!» («La Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri!») sulle note di «L’amours toujours», hit del 1999 del DJ italiano Gigi D’Agostino.

 

La notizia è scoppiata dopo che un video di pochi secondi dell’incidente è diventato virale nelle notizie e nei social media tedeschi, mandando praticamente l’intero paese in delirio con i politici che sostenevano che i giovani fossero simpatizzanti del leader nazista tedesco Adolf Hitler.

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Il cancelliere tedesco Olaf Scholz è addirittura intervenuto per condannare il video, definendo i giovani concittadini come «ripugnanti» e le loro azioni «inaccettabili».

 

«Questo video è preoccupante perché mostra che non sono solo le persone prive di diritti civili a radicalizzarsi, ma che la radicalizzazione proviene anche dal cuore della società», ha accusato il presidente federale Frank-Walter Steinmeier nella sua dichiarazione.

 

Il presidente del Bundestag (il Parlamento tedesco) Barbel Bas, appartenente al Partito socialdemocratico di sinistra attualmente al governo, ha chiesto che i giovani ricevano la punizione più dura possibile, inclusa «forse anche la massima pena».

 

I giovani sono accusati di aver violato la sezione 86ª del codice penale tedesco, che fa riferimento a «simboli incostituzionali». Se giudicati colpevoli, i giovani potrebbero essere condannati fino a tre anni di carcere. Se i ragazzi venissero giudicati colpevoli anche di «istigazione contro il popolo», potrebbero essere condannati ad altri cinque anni di reclusione.

 

«Questo video esiste e alcune persone possono essere identificate», ha detto Bas. Ha aggiunto che «cose del genere, slogan anticostituzionali, devono essere punite… spero che ricevano una punizione decente».

 

Come riportato da Renovatio 21, il canto è diffusissimo in Germania, ed è stato udito nelle discoteche, negli stadi, per strada e persino nei luoghi di vacanza preferiti dai tedeschi come Maiorca.

 

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Denes Albert, scrivendo per il sito di notizie incentrato sulle questioni europee ReMix, ha osservato che mentre alcuni dei politici tedeschi di più alto livello intervengono su un video in cui i giovani non sono violenti e «nessuno è stato aggredito fisicamente, violentato o mutilato», stranieri e persone con origini straniere continuano a commettere atti di estrema violenza in tutta la Germania in incidenti che vengono anche video e condivisi sui social media.

 

«Il governo tedesco non li commenta perché questi video non si adattano alla narrazione», ha avvertito Albert.

 

«È importante notare che questi giovani non hanno commesso alcuna rapina violenta, non hanno violentato nessuno, né si sono lanciati addosso i machete alla luce del giorno», scrive l’Albert. «Per quanto riguarda la categoria degli stupri di gruppo, la Germania sta registrando numeri record e questo è, in poche parole, guidato dall’immigrazione di massa – questo è un fatto statistico. Eppure, questi dati hanno suscitato a malapena anche la più piccola frazione dell’indignazione che questo video ha prodotto, inclusa la copertura giornalistica 24 ore su 24 e i commenti pubblici dei massimi politici, compreso il Cancelliere».

 

Il partito conservatore e anti-immigrazione di massa Alternativa per la Germania (AfD) ha osservato che gli episodi di stupri di gruppo hanno raggiunto un livello record in Germania nel 2022, con alcuni giorni in cui si sono verificati fino a due incidenti segnalati, e con il numero totale per l’anno che ha raggiunto 789, superiore ai 677 dell’anno precedente e al precedente record di 710 nel 2019.

 

«Anche le cifre sulla composizione dei responsabili sono chiare e mostrano che tutte le affermazioni secondo cui non esiste alcun collegamento tra l’immigrazione di massa e il crollo della sicurezza interna sono bugie», ha scritto l’AfD sulla sua pagina Facebook ufficiale. «I presunti colpevoli con passaporto tedesco erano 471 contro 472 stranieri – quindi circa la metà dei colpevoli sono stranieri, anche se la loro quota rispetto alla popolazione totale ammonta “solo” al 14% circa. Tuttavia, il 50% non comprende il numero dei sospettati tedeschi con origini straniere! I principali Paesi d’origine dei sospettati stranieri sono stati ancora una volta la Siria e l’Afghanistan».

 

Mentre il governo tedesco si occupa dei «Rich Kids of Sylt» (così è stato definito sui tabloidi lo sventurato gruppo di ragazzi) chiedendone la carcerazione, come sono stati definiti, l’opinione pubblica tedesca è stata sconvolta dai fatti di Mannheim, dove un immigrato afghano ha accoltellato un politico anti-islam che stava alla sua bancarella per poi avventarsi contro un poliziotto che aveva, per qualche ragione, placcato non l’aggressore straniero ma chi cercava di disarmarlo.

 

L’agente è morto a seguito delle ferite riportate.

 

 

Una situazione non dissimile si sarebbe appena ripetuta a Vienna, in Austria, dove un immigrato giordano ha improvvisamente attaccato un agente di polizia pugnalandolo. Il poliziotto si è salvato solo grazie al corpetto protettivo.

 


Come riportato da Renovatio 21, in Germania si è arrivati al punto che una giovane esponente dell’AfD è stata condannata in tribunale per aver citato i dati ufficiali governativi sugli stupri perpetrati dagli immigrati afghani.

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Immagine di Deutsche Bundesbank via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Immigrazione

Sondaggio: un tedesco su cinque vorrebbe una nazionale di calcio «più bianca»

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Il 21% dei tedeschi vorrebbe vedere più giocatori dalla pelle bianca rappresentare il proprio paese nei tornei internazionali di calcio, secondo un recente sondaggio. Gli utenti dei social media e gli operatori professionali si sono affrettati ad attaccare l’emittente statale ARD per aver posto la domanda in primo luogo.   L’indagine è stata condotta all’inizio di aprile dal sondaggista Infratest dimap e ha intervistato 1.304 tedeschi aventi diritto di voto. Lo studio è stato commissionato nell’ambito di un documentario intitolato «Unità, giustizia e diversità – La squadra nazionale tra razzismo e identificazione».   Secondo i risultati del sondaggio pubblicato sabato, il 21% degli intervistati è d’accordo con l’affermazione: «Preferirei che più giocatori bianchi giocassero nella nazionale tedesca». Questo sentimento non è stato condiviso dal 65% degli intervistati.   Inoltre, il 17% ha dichiarato al sondaggista di non essere soddisfatto del fatto che la squadra sia guidata da Ilkay Gundogan a causa delle sue origini turche. Al contrario, il 67% degli intervistati non ha avuto problemi con l’etnia del capitano.   Dall’indagine è emerso che tra i sostenitori del partito Alternativa per la Germania (AFD), il 47% afferma che vorrebbe vedere una squadra «più bianca”. Gli elettori dei Gruene, il Partito dei Verdi, si collocano all’estremità opposta dello spettro, con solo il 5% che lo dice.   Joshua Kimmich, membro della nazionale di calcio tedesca, ha espresso sgomento sabato, definendo i risultati «assolutamente razzisti». «Il calcio può unire diversi colori di pelle e religioni», ha affermato.

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La stella del Bayern Monaco ha inveito contro anche l’emittente che ha commissionato il sondaggio. «È assolutamente assurdo porre una domanda del genere prima degli Europei di calcio casalinghi, quando in realtà si tratta di unire l’intero Paese», ha affermato il giocatore.   «Questo sondaggio dell’ARD è assolutamente controproducente», ha concluso il Kimmich.   «Noi stessi siamo scioccati dal fatto che i risultati siano così come sono, ma sono anche una rappresentazione della situazione sociale nella Germania di oggi», hanno sottolineato i realizzatori dell’inchiesta demografica.   Nel frattempo nel Paese e pure fuori impazza il coro «Ausländer raus», che i giovani germanici intonano ovunque (negli stadi, nelle discoteche, al mare, per strada, a Maiorca) sulle note della hit dance di un quarto di secolo fa «L’amour toujour» del DJ torinese Gigi D’Agostino.   «Ausländer raus! Ausländer raus! Deutschland den Deutschen, Ausländer raus!» dice il canto tratto dalla canzone elettronica tunza-tunza. «Fuori gli stranieri». Fuori gli stranieri. La Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri».   Non solo il coro, ma pure la canzone stessa è stata proibita dall’Oktoberfest.  

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Immagine di Jimmy Baikovicius via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Leader AfD attacca la Meloni: ha consentito l’apertura delle frontiere e sostenuto la guerra in Ucraina

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Il cofondatore del partito tedesco Alternativa per la Germania (AfD) che ora critica apertamente il primo ministro italiano Giorgia Meloni per aver presieduto un enorme aumento dell’immigrazione in Italia e le sue posizioni a favore della guerra nel conflitto in Ucraina.

 

«Non piegheremo il nostro programma per nessuno. Questo deve essere chiaro anche per noi, comprese le nostre posizioni politiche, che sono corrette, che ci hanno portato attualmente al secondo posto nei sondaggi in Germania, che offrono argomenti di forza unici e che non piegheremo a favore delle posizioni europee solo perché siamo più attraenti per alcuni» ha detto il copresidente dell’AfD Tino Chrupalla alla conferenza dell’AfD in Sassonia.

 

«Lo vediamo in Italia. Sotto il Primo Ministro Giorgia Meloni la migrazione è effettivamente raddoppiata. Confini aperti invece di blocchi. La Meloni è anche favorevole a più armi nella guerra in Ucraina e al confronto con la Russia invece che alla pace e alla diplomazia per l’Europa. Voglio chiarire che questa melonizzazione non avverrà da noi».

 

«Per noi gli interessi tedeschi vengono sempre al primo posto», ha aggiunto il Chrupalla.

 

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Le aspre critiche rivolte alla Meloni – con la creazione di un sostantivo tedesco specifico, melonisierung, «melonizzazione» – arrivano dopo che l’AfD è stato espulso dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese. In particolare, Marine Le Pen e il suo Rassemblement National francese hanno spinto affinché l’AfD venisse espulso dal gruppo dopo che l’eurodeputato dell’AfD Maximilian Krah aveva commentato che non tutti i soldati che prestavano servizio nelle Waffen-SS erano criminali di guerra.

 

La mossa della Le Pen poco prima delle elezioni parlamentari europee è stata vista come un grave tradimento nei confronti di un partner della coalizione europea e un tentativo disperato di migliorare l’immagine del suo partito agli occhi dell’opinione pubblica francese, scrive il sito Remix news.

 

Secondo voci, la Le Pen potrebbe prepararsi a formare un nuovo gruppo di destra insieme a Fratelli d’Italia, o ad unirsi potenzialmente al gruppo di Meloni, i Conservatori e Riformisti europei (ECR).

 

I critici, tra cui molti esponenti dell’AfD, sostengono che Meloni e Le Pen non rappresentano più la destra, sostenendo che la retorica della Meloni sull’immigrazione è cambiata radicalmente da quando ha preso il potere.

 

Sebbene molti nella destra europea siano stati critici nei confronti di Meloni e Le Pen, i loro partiti rimangono al vertice sia in Italia che in Francia. Il sostegno della Meloni è diminuito solo leggermente nell’ultimo anno e attualmente rimane il partito più popolare con il 27% di sostegno. Le Pen ha visto aumentare il suo consenso e attualmente si trova al 34%.

 

Nonostante l’Alternativa tedesca per la Germania (AfD) sia stata espulsa dal suo gruppo parlamentare a Bruxelles, il partito non è senza alleati.

 

Kostadin Kostadinov, leader del partito populista bulgaro di destra Vazrazhdane («Rinnovamento»), ha esteso un’offerta per collaborare con AfD dopo le elezioni nel tentativo di creare un ottavo gruppo al Parlamento europeo. Una tale formazione rappresenterebbe il terzo blocco conservatore nazionale, il più a destra nella tavolozza politica di Bruxelles.

 

Secondo il post sui social media di Kostadinov, l’esclusione dell’AfD dal gruppo Identità e Democrazia (ID) non è stata una sorpresa e lui se l’aspettava da tempo.

 

Tuttavia, questa è un’ottima notizia perché ora avremo l’opportunità di creare un vero gruppo conservatore e sovranista nel Parlamento europeo. Il leader del partito bulgaro ha anche rivelato che sono già stati compiuti «passi» per costituire il nuovo gruppo, invitando ufficialmente l’AfD a partecipare al processo.

 

«Non permetteremo che l’attuale regime liberal-fascista [dell’UE] al potere continui», ha scritto Kostadinov. «I nostri amici tedeschi possono contare su di noi, così come tutte le altre forze politiche europee che la pensano come noi».

 

L’unica possibilità che l’AfD ha per evitare di perdere le risorse e la rappresentanza che derivano dall’appartenenza a un gruppo è quella di creare un blocco proprio, insieme ad altre fazioni populiste di destra emergenti che finora non lo hanno fatto o lo hanno fatto. non riuscivano a trovare un posto per se stessi.

 

La creazione di un nuovo gruppo parlamentare e dovrebbe includere almeno 23 deputati in rappresentanza di almeno 7 Stati membri. Con l’AfD che contribuisce facilmente con 16-17 seggi da solo, il progetto ha la possibilità di diventare realtà.

 

Ma quali sarebbero gli altri Paesi coinvolti? Innanzitutto Vazrazhdane è al secondo posto con il 15% e si aspetta di ottenere 3 seggi a Bruxelles. Anche il Movimento ungherese per la nostra patria (MHM), che ha stretti rapporti con entrambi, potrebbe contribuire con uno o due seggi, così come il partito polacco Konfederacja. Anche il Forum olandese per la democrazia (FvD) di Thierry Baudet fa parte della stessa alleanza informale, ma è improbabile che ottenga un solo seggio in Parlamento quest’anno.

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I leader del Vazrazhdane, del MHM e del FvD (insieme all’SPD, membro ceco dell’ID, e ai Democratici svedesi, membro dell’ECR) si sono incontrati l’anno scorso a Budapest per firmare una dichiarazione di cooperazione e amicizia, intitolata «Per un’Europa libera delle nazioni».

 

Poi ci sono partiti che attualmente siedono o sono stati seduti in gruppi di sinistra ma potrebbero essere costretti a riconsiderare la loro posizione tra i partiti sovranisti di Bruxelles. Questi includono lo slovacco SMER del Primo Ministro Robert Fico, che è stato espulso dal gruppo socialdemocratico l’anno scorso; così come l’ANO dell’ex primo ministro ceco Andrej Babiš, che per lo stesso motivo sta rapidamente litigando con i suoi attuali alleati nel gruppo liberale Renew.

 

Secondo l’European Conservative, che cita fonti, l’eurodeputato che ha causato la sospensione dell’AfD dall’ID, Maximilian Krah, e la sua fazione hanno sempre cercato di lasciare il gruppo dominato dai francesi per fondarne un altro che l’AfD avrebbe invece guidato incontrastato. Tuttavia, la maggioranza della leadership del partito ha fatto tutto il possibile per prendere le distanze da Krah e rimanere nell’ID, il che significa che potrebbero provare a rinegoziare la propria appartenenza al gruppo dopo le elezioni.

 

«Sotto condizione di anonimato, il funzionario di Bruxelles ha spiegato che l’AfD non ha bisogno di piccoli partiti come quello bulgaro. “Sono i bulgari che hanno bisogno urgentemente dell’aiuto dell’AfD nella campagna, lo fanno solo per rendersi interessanti”» scrive la testata. «Invece di pensare a nuovi gruppi, il piano è quello di “tacere e aspettare”, ha detto. “Non abbiamo bisogno di ulteriori conflitti ed escalation, in modo che ogni membro del gruppo ID ottenga i migliori risultati possibili”».

 

«Poi, lunedì mattina [del 10 giugno, ndr], ci siederemo e vedremo a che punto siamo in termini di numeri. L’obiettivo è quello di avere una minoranza di blocco [tra ECR e ID]; ciò richiede almeno 125 deputati», ha detto, aggiungendo che «il gran numero di seggi dell’AfD – più di quelli di Lega e Fidesz messi insieme – non può essere ignorato dall’ID».

 

L’attacco del Chrupalla alla destra romana di governo non è privo di basi fattuali.

 

Come riportato da Renovatio 21, sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

 

Il Chrupalla, che guida AfD assieme ad Alice Weidel, l’anno scorso ha subito un processo di debancarizzazione – cioè chiusura immotivata ed improvvisa dei suoi conti da parte degli istituti bancari – e pure, secondo resoconti, un misterioso attacco per strada, in cui gli è stata iniettata una qualche sostanza con una siringa. L’uomo era in seguito collassato ad un evento elettorale nella città di Ingolstadt.

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