Immigrazione
I festeggiamenti per la nazionale del Marocco: simbolo perfetto del fallimento dell’integrazione
Il Marocco ha vinto 3-0 contro la Spagna, passando ai quarti di finale dell’osceno mondiale qatariota.
L’avere vinto con la Spagna deve dare ai vicini marocchini, con cui non sono poche le frizioni (Ceuta, Melilla) un certo gusto.
Così, per festeggiare, i marocchini immigrati in Ispagna hanno pensato bene di mettere in piedi rivolte e devastazioni in varie città del Paese.
Los hinchas de Marruecos están tomando españa JSJAJS
El mundial va a causar más daño a europa que las 2 guerras mundiales pic.twitter.com/Ptynj0k3eM— ElBuni (@therealbuni) December 6, 2022
En Reus han ardido al menos 19 contenedores durante las celebraciones de los marroquíes tras la victoria de Marruecos contra España. pic.twitter.com/eZyvx840Vq
— Jorge Bayer (@Jorgebsaez) December 6, 2022
Morocco fans celebrating in Barcelona after their victory against Spain pic.twitter.com/lppb7gAI9A
— Samer Hamawi (@Samerskills) December 6, 2022
#SpagnaMarocco
Qualcuno sta festeggiando???? pic.twitter.com/C52n5V24IH— Ipertesa (@Ipertesa) December 6, 2022
Non è una novità: il tollerante Belgio, dove ha sede l’ineffabile paradiso di bontà umanitaria che è l’Unione Europea, era stato messo a ferro e fuoco per i festeggiamenti del passaggio agli ottavi. Ricordiamo che Bruxelles è nota per le sue no-go zones, come il quartiere di Molenbek, da cui sarebbero partiti anche membri del commando ISIS che sterminò i ragazzini al Bataclan nel 2015.
Faslıların çeyrek final sevinci.. yer Brüksel #Morocco #FIFAWorldCup #Bruxelles pic.twitter.com/ghuyRvUdXD
— namelessone (@goxelx) December 7, 2022
Non è noto se per il trauma, anche stavolta, i poliziotti belgi hanno organizzato un’orgia in caserma, così per farsela passare.
Qualche fuocherello lo si è visto anche in Francia. Celerini in tenuta antisommossa bersagliati da razzi e petardi. Incendi. Urla d’inferno. Così festeggiano, se perdono non abbiamo idea.
Lille : la situation est hors de contrôle. La police charge entre les flammes. Les Marocains répliquent avec des mortiers #ESPMAR pic.twitter.com/FBb1JCsZsO
— Fdesouche.com est une revue de presse (@F_Desouche) December 6, 2022
Gustose anche le rivolte per la vittoria calcistica all’Aia ed Amsterdam – dove, come sa il lettore di Renovatio 21, i marocchini, con la loro mafia detta «Mocro», controllano il traffico di droga e sono la criminalità organizzata più efferata e spudorata, che fanno dei Paesi Bassi «un narco-Stato 2.0».
Nel frattempo a l'aia…. pic.twitter.com/FaqEnMX5jO
— Wbfe3???????? (@ravel80262268) November 27, 2022
Ma veniamo a noi. Ecco l’Italia marocchina in festa perché hanno vinto contro la Spagna. Tanti ragazzotti felici. I marocchini in Italia sono tantissimi, al punto tale che, impropriamente e in modo politicamente scorrettissimo, alcuni chiamano qualsiasi immigrato nordafricano «marocchino».
Il censimento 2011 segnalava che vi sarebbero nel nostro Paese 452.424 marocchini, cioè 0,74% del totale degli abitanti dello Stivale. Ovviamente, questi sono quelli registrati. Non abbiamo idea di quanto dobbiamo moltiplicare questo numero se vogliamo provare a pensare quanti sono con gli irregolari: il doppio, il triplo, dieci volte? Non sappiamo. Ma sono tantissimi. E, ad occhio, non sono molto diversi da quelli che stanno in Belgio o in Spagna.
Ecco Milano l’altra sera, con una folla immensa di marocchini che festeggia i quarti di finale andando giù per Corso Buenos Aires.
Milano, folla in corso Buenos Aires dopo la vittoria del Marocco contro la Spagna agli ottavi di finale di Qatar 2022 #MaroccoSpagna #Qatar2022 #Milano #localteam pic.twitter.com/lChhtvHMdD
— Local Team (@localteamtv) December 6, 2022
Diversamente milanesi festeggiano la vittoria del Marocco sulla Spagna, tuttapposto. pic.twitter.com/BJlWUbPFAk
— ANSIA (@ansia_tw) December 7, 2022
A Milano, Corso Buenos Aires bloccato dai tifosi del Marocco in festa per la vittoria sulla Spagna.
EVVIVA St. Ambrose (S.Ambrogio per i non milanesi) ???????? pic.twitter.com/yVx04SYFmN
— Ambrosino Raffaele Salvatore (@Ambrosino6) December 7, 2022
Questa parrebbe essere la famosa piazza Gae Aulenti a Milano, dove è stato allestito un megaschermo. Singolare modo di festeggiare, tirando oggetti.
Vergogna. Mi dispiace ma io in Italia non ci posso più vivere. Non mi sento al sicuro con sta gente. Andrò in un altro continente che ancora non è stato invaso. pic.twitter.com/8v3fbfCxRn
— ???????? (@e7oro) December 6, 2022
Bologna, fumogeno con inedito coretto «Allahu Akbar» in versione stadio. Eccezio.
Bologna: pic.twitter.com/EbQEblgncL
— Fiatbarchetta – Legio XI (@fiatbarchetta19) December 6, 2022
Questa è la città di Vicenza. Il traffico di viale Milano, la zona degli immigrati, con le sue laterali piene di negozietti per stranieri, bloccato da auto con il clacson continuo.
Insomma è festa grande.
Dobbiamo dire che sono immagini che ci ricordano altro: la finale del mondiale 2006, quando migliaia di milanesi si riversavano verso piazza San Babila e piazza Duomo.
Chi scrive viveva a Milano all’epoca e ricorda perfettamente quel momento: c’era. In viale Venezia, dove la fiumana partita da Buenos Aires transitava per buttarsi nella fontana della divinità padana voluta da Formentini protoleghista, nessuna macchina veniva strattonata. Nessun fumogeno, nessun petardo, razzetto: e avevamo vinto la coppa del Mondo contro la Francia, squadra nemesi della nostra nazionale, in una partita pazzesca (testate, rigori, Materazzi…)
La cosa più strana che si potè vedere, testimoniamo, fu che ad una certa da un balcone di un palazzo di viale Venezia spuntò fuori Dino Meneghin. Altissimo, altissimissimo, tirò fuori una bandiera dell’Italia, con il sorrisone che gli riconosciamo. Sotto, un gruppetto di tifosi lo acclamavano. Bum: la vittoria ai mondiali aveva unificato perfino chi al calcio preferisce (giustamente) il basket.
Diciamo pure, l’atmosfera era tanto, tanto diversa da quella che si vedono in queste immagini, che, di fatto, non è che fanno molto per farci evitare di pensare ad una vera «grande sostituzione» in corso. Laddove c’erano i tifosi italiani, che festeggiavano civilmente, ora ci sono i marocchini, che tirano roba.
Non che la cosa stupisca. Renovatio 21 ha parlato del caso bizzarro della Bocconi, che ha un servizio per riaccompagnare a casa gli studenti attraverso il parco antistante, pubblicizzando la cosa senza mai dire perché ve ne sia bisogno.
E abbiamo presente cosa è diventata, a capodanno, viale Milano. Negli anni duemila abbiamo visto il bombardamento di petardi dei gruppetti di giovani (ma anche uomini maturi, a dire il vero), dall’aspetto maghrebino, rendere inavvicinabile la piazza della Madonnina a San Silvestro.
Non che all’estero sia diverso: ricordo, nel 2001, un capodanno ad Amsterdam: fuggimmo da Piazza Dam, divenuta un inferno di nordafricani che tiravano petardi addosso alla gente – lo posso testimoniare, perché lo vidi con i miei occhi: quei fuochi di artificio che in Italia si mettono in un angolo per allontanarsi con le dita nelle orecchie, quelli li scagliavano apposta contro gruppi di persone inconsapevoli. Poi ridevano.
Ricordo bene quella sera: scappando da quella situazione, finimmo in una piazzetta interna, dove assistemmo ad un alterco tra due levantini circondati da un gruppo; quando uno dei due che urlava fece vedere che aveva una pistola infilata nei pantaloni sotto la maglietta, presi con forza la mano della fidanzata, e ce ne andammo anche da lì con rapidità.
Il pomeriggio del 1° gennaio, quando tutto sembrava più calmo perché gli stronzi che hanno fatto le ore piccole magari sono a letto, facemmo una passeggiata. Ad un angolo della strada un ragazzo seduto a terra suonava un didgeridoo, lo strumento a fiato australiano, come una grande pipa di legno che, appoggiata al suolo, fa quei suoni tipo bordone – drone. Feci in tempo a vedere tutta la scena: un tizio, anche quello levantino, con il gruppetto di amici levantini, gli buttò un raudo di quelli belli potenti dentro il didgeridoo, senza che il ragazzo si accorgesse o avesse il tempo di reagire. Gli scoppiò praticamente a pochi centimetri dalla bocca, facendogli prendere un colpo. Reagì solo urlando «Happy New Year» in modo sarcastico, mentre i tizi stranieri lo deridevano.
Il problema è che si è andati molto oltre, poi. È l’escalation «Eros e Thanatos» che possiamo aspettarci: Dopo i petardi, le violenze sessuali.
Prima vi fu Colonia, dove durante il capodanno furono molestate qualcosa come 650 donne. Dapprima, silenzio. Poi emerse che erano in maggioranza provenienti dal Nordafrica, e che avevano usato violenza contro una quantità crescente di donne che, superate le reticenze, cominciarono a parlare: in tutta la Germania, saltò fuori che erano 1200 le donne che avevano sporto denuncia, con 400 nella sola Amburgo – la punta dell’iceberg, ovviamente,
Dal Duomo di Colonia al Duomo di Milano: ecco le violenze sessuali in serie sotto il Duomo di Milano, dove agli stranieri con evidenza il petardo molesto non basta più. Almeno dieci ragazze vengono circondate ed aggredite dal branco. I nomi dei fermati paiono tutti nordafricani.
Ma tranquilli, va tutto bene. Il fenomeno avrebbe pure un nome in arabo: taharrush gamea, la «molestia collettiva», che abbiamo visto al Cairo violare la giornalista Lara Logan, salvatasi per miracolo da una violenza sessuale di massa di crudeltà incomprensibile.
Non ci vuole davvero molto a comprendere, quindi, che queste immagini di incontenibile «gioia» delle masse immigrate marocchine che mettono a soqquadro tutte le città d’Europa siano la prova definitiva del fallimento dell’integrazione, e del fatto che l’immigrazione è solo un programma di distruzione e sostituzione della società preesistente.
Perché mai un marocchino, che vive in Italia, mangia in Italia, magari pure vota in Italia – ius soli! Ius scholae subito! – dovrebbe gioire devastando la città che lo ospita? Ubi panem ibi patria, dicevano gli antichi, ma ciò non sembra essere vero per i nostri immigrati. Sono andati via del Marocco, per venire da noi. Epperò tifano il Marocco, e vandalizzano la nostra terra se questo vince.
Che cosa ci stiamo perdendo del ragionamento?
La verità è che, con buona pace delle balle propalate dall’oligarcato con contorno di PD, cooperative-mangiatoia, giornali e chiesa cattolica, l’immigrato in nessun modo vuole integrarsi.
Non lo dice Renovatio 21, ma un rilievo dell’ISTAT dell’ottobre 2016: due immigrati di seconda generazione su 3 non si identificano nella Nazione o nel popolo italiani: si sente italiano il 38% e il 43% dichiara di «non sentirsi di appartenere all’Italia per quanto riguarda i doveri che avere la cittadinanza comporta».
Avete letto bene: il 66,6% dei figli degli immigrati non si sente italiano – e sono quelli cresciuti con la nostra lingua, la nostra scuola, la nostra TV, etc. Non sente di dover sottostare, quindi, alla legge italiana.
Ricordate l’origine del concetto di cittadinanza: nell’antichità, lo status di cittadino romano apparteneva ai membri della comunità politica romana, in quanto cittadini della città di Roma (civis romanus); non era legato all’essere un abitante di uno dei domini romani, almeno fino alla Constitutio Antoniniana, emanata dall’imperatore Caracalla nel 212, che concedeva la cittadinanza a tutte le popolazioni abitanti entro i confini dell’Impero.
Dire «civis romanus sum», «sono un cittadino romano», era motivo di orgoglio, perché era qualcosa che si era guadagnati duramente, e che dava prestigio e diritti.
Oggi invece, secondo la statistica, i figli degli immigrati ci dicono in faccia «civis romanus non sum», e godono.
Ora, vi è più chiaro da dove vengono le immagini che stiamo vedendo.
Uno chiede: ma allora, se non si sentono italiani, cosa si sentono? In queste sere, magari, si identificano come marocchini. Ma abbiamo visto altre forme acute di dis-identificazione con il Paese che li ospita: Peschiera del Garda. Ricordate? L’estate scorsa, il Garda invaso da migliaia e migliaia di ragazzini richiamati da uno strano messaggio «panafricano» diffuso sul social cinese TikTok, con volontà dichiarata di invadere la località lacustre per liberarla, provvisoriamente, dal controllo «italiano». Ricorderete anche cosa successe alle ragazze in treno: molestate nemmeno più per questioni sessuali, ma perché «italiane» che non potevano stare nel vagone occupato dallo sciame di teenager africani e nordafricani.
Come avevamo scritto all’epoca, questa identità «africana», che esiste solo come artificio per opporsi al nemico italiano, sparirà dalle vite dei bimbi nordafricani in pochi anni; a sostituirla, sarò magari un’identificazione con la ummah, la comunità islamica, secondo qualche predicazione salafita o wahabita dell’imam locale, e di lì il senso di appartenenza ancora più grande – più grande del calcio, della musica trap, della spavalderia giovanile – sarà fornito loro dalla jihad.
Quindi, vedere i marocchini che spaccano le città europee perché la loro squadra vince non è solo la plastica immagine del fallimento definitivo dell’integrazione e di ogni sua aspettativa: no, è il prodromo di una violenza molto più grande, e organizzata, che potrà essere portata sulle nostre città – e magari con qualche arma «scappata» all’Ucraina.
Qualcuno ci ha fatto finire qui. C’è un disegno, lo sapete.
Sarebbe anche arrivato il momento di cominciare a combatterlo davvero – perché la destra al governo, se non l’avete capito, sta facendo finta anche qui.
Roberto Dal Bosco
Immagine screenshot da YouTube
Immigrazione
Remigrazione, l’UE respinge il «Save Europe Act» nonostante 600.000 firme raccolte
La Commissione europea ha respinto una petizione di cittadini che chiedeva di fermare l’immigrazione extra-occidentale in Europa e di espellere i residenti extra-europei «non integrati», nonostante l’iniziativa fosse sostenuta da quasi 600.000 firmatari.
Il 22 luglio, la Commissione europea ha rifiutato di registrare il «Save Europe Act» come iniziativa dei cittadini europei (ICE), sostenendo che la proposta di bloccare l’immigrazione extraoccidentale e promuovere il rimpatrio è incompatibile con i valori fondamentali dell’Unione europea.
Reagendo alla decisione, l’attivista olandese Eva Vlaardingerbroek ha dichiarato in un video pubblicato su YouTube: «la Commissione afferma che voler mantenere l’Europa europea e non voler diventare una minoranza nelle nostre patrie va contro i valori europei… Non permetteremo alla Commissione di nascondersi dietro principi così vaghi che sembra ritenere di avere il diritto di definire. Porteremo la questione in tribunale».
The European Commission rejected the registration of the @SaveEuropeAct.
They claim it’s “racist” and goes against “European values” to want to keep Europe, European.
We’re not accepting the madness anymore.
Europe belongs to us.
See you in court. pic.twitter.com/OoqE5W5xBw
— Eva Vlaardingerbroek (@EvaVlaar) July 22, 2026
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La Commissione Europea ha sostenuto che la proposta discrimina «sulla base della razza e dell’origine etnica» e pertanto non può essere approvata. La Commissione ha inoltre affermato che il meccanismo delle iniziative europee di comunicazione (ICE) non può essere utilizzato per promuovere messaggi «manifestamente contrari» ai principi stabiliti nei trattati dell’UE.
Il «Save Europe Act» fu organizzato da un comitato di cui facevano parte Vlaardingerbroek e l’attivista austriaco Martin Sellner. La loro proposta prevedeva la sospensione temporanea dei canali di immigrazione extra-occidentali, inclusi i visti per ricongiungimento familiare e di studio. Inoltre, auspicava il rimpatrio non solo dei migranti irregolari, ma anche dei cittadini extra-europei legalmente residenti considerati «non integrati» o un grave onere culturale o finanziario per i paesi ospitanti, verso il loro Paese d’origine.
In seguito alla decisione della Commissione, gli organizzatori della campagna hanno annunciato azioni legali e manifestazioni pubbliche. «La Commissione ha agito contro il diritto europeo impedendo ai cittadini di chiedere misure specifiche», ha dichiarato Sellner a Euronews. Ha aggiunto che il team legale della campagna intende presentare ricorso contro la decisione.
Un’iniziativa di interesse pubblico ammissibile deve essere formalmente presa in considerazione dalle istituzioni dell’UE una volta che abbia raccolto almeno un milione di firme di cittadini di sette o più Stati membri.
La Vlaardingerbroek ha inoltre definito la decisione della Commissione «una scandalosa violazione dei diritti democratici dei popoli autoctoni d’Europa», sostenendo che gli europei hanno il diritto di preservare la propria continuità demografica e aggiungendo che la campagna sarebbe continuata nonostante il rifiuto di registrare l’iniziativa.
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La scorsa settimana, circa 200 sostenitori hanno manifestato davanti al Parlamento Europeo a Bruxelles, in Belgio, chiedendo alla Commissione di consentire all’iniziativa di procedere.
La protesta è stata contrastata da una contro-manifestazione organizzata da diversi membri del Parlamento europeo, tra cui l’eurodeputata italiana dei Verdi Cristina Guarda. La Guarda ha difeso la decisione della Commissione, definendo il rifiuto «un atto giusto» e descrivendo la petizione come «propaganda d’odio promossa dall’estrema destra».
Il «Save Europe Act» è sostenuto anche da leader nazionalisti come Viktor Orban, lo spagnolo Santiago Abascal, il rumeno George Simion e in Italia dal generale Roberto Vannacci.
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Immigrazione
Islamabad ascrive i crimini del pedofilo pakistano all’educazione britannica
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Immigrazione
Il 53% dei sospettati di stupro di gruppo in Germania sono stranieri
Nel 2025, la percentuale di stranieri coinvolti in stupri di gruppo ha raggiunto un livello record, attestandosi al 53%. In totale, 751 vittime sono state vittime di stupri di gruppo nel Paese. I dati provengono da una risposta del governo federale tedesco a una richiesta parlamentare del partito Alternativa per la Germania (AfD).
Secondo le statistiche, il 53% dei sospettati – per un totale di 574 persone – non possedeva la cittadinanza tedesca nei casi di stupro di gruppo. Suddivisi per nazionalità, 110 sospettati provenivano dalla Siria, 64 dall’Afghanistan, 46 dall’Iraq, 44 dalla Turchia e i restanti da altri Paesi, come riportato da Focus Online. Tra le vittime, l’80% erano cittadini tedeschi.
Sebbene il rapporto riveli che 509 sospettati provenissero dalla Germania, i dati relativi a un possibile background migratorio tra i cittadini tedeschi non sono stati registrati separatamente. Studi precedenti hanno dimostrato che, analizzando i nomi di battesimo dei sospettati di stupro di gruppo, il 75% dei casi è commesso da individui con un nome di battesimo straniero.
L’elevato numero di stranieri coinvolti in casi di stupro di gruppo si verifica in un momento in cui sempre più stranieri hanno ottenuto la cittadinanza tedesca, scrive Remix News. Milioni di migranti possiedono inoltre la doppia cittadinanza e, ogni volta che commettono stupri, omicidi o furti, i loro crimini vengono registrati come «tedeschi» nelle statistiche federali sulla criminalità.
L’AfD ha chiesto al ministero dell’Interno tedesco di iniziare a suddividere le statistiche sulla criminalità non solo in base alla cittadinanza, ma anche in base al background migratorio, il che consentirebbe alle autorità tedesche di valutare il livello di integrazione e i tassi di criminalità tra i cittadini tedeschi di origine straniera.
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«Sebbene la questione sia all’ordine del giorno politico da anni, è evidente la mancanza di misure politiche e legali efficaci per prevenire questi crimini», ha dichiarato a Die Welt Stephan Brandner, politico dell’AfD, commentando il fatto che il 72% di tutti i casi risolti riguarda un sospettato già noto alle forze dell’ordine.
«Questo dimostra un fallimento clamoroso della magistratura, delle autorità di sicurezza e della politica. Ciò richiede un’azione penale coerente, procedure più rapide, sanzioni più severe e, nel caso di autori stranieri, la revoca sistematica del permesso di soggiorno. Solo in questo modo le donne possono essere efficacemente protette da tali atti», ha affermato Brandner.
Durante una seduta del Bundestag all’inizio di questo mese, la leader di Alternativa per la Germania (AfD), Alice Weidel, ha descritto un caso di Norimberga in cui alcuni migranti avrebbero soggiogato delle ragazze minorenni con droghe e le avrebbero costrette alla prostituzione. Il suo intervento è stato accolto da forti interruzioni in plenaria, tra cui risate. Secondo i verbali ufficiali del Bundestag, una deputata in particolare, Katrin Fey del partito Die Linke, ha riso proprio in quel punto del discorso.
La Weidel ha poi parlato delle conseguenze delle politiche migratorie sulla sicurezza interna. Weidel ha affermato che «i reati violenti, sessuali e osceni non sono ‘fredde statistiche’, ma compagni quotidiani di paura e “preoccupazione per i nostri figli”».
La presidente dell’AfD ha poi illustrato nel dettaglio il caso avvenuto alla stazione centrale di Norimberga, dove giovani uomini provenienti da Siria, Iraq, Pakistan e paesi del Nord Africa avrebbero spinto ragazze di età compresa tra i 13 e i 18 anni, provenienti da situazioni di precarietà, verso la tossicodipendenza per costringerle alla prostituzione.
Nel marzo di quest’anno, Jan van Aken, all’epoca co-leader del partito della Sinistra tedesca, ha affermato, durante la sua partecipazione a un podcast condotto da Ben Berndt, che i casi più eclatanti di stupro di gruppo coinvolgevano esclusivamente uomini bianchi.
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Immagine generata artificialmente
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