Pensiero
I sindaci si arrendono a Fleximanno. Lo Stato moderno non lo farà mai
Fleximan è l’eroe del momento, la cosa è indiscutibile.
I giornali ieri dicono che sarebbe arrivato a quota 13. A Villa del Conte, in provincia di Padova, sarebbe stata lasciata anche una rivendicazione, una minaccia, un annuncio: «Fleximan sta arrivando». Ha colpito in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. In una sola settimana è riuscito a colpire cinque volte.
L’uomo che col flessibile, sterminatore di autovelox, è divenuto popolare come nessuno. Fleximan, che noi vogliamo chiamare Fleximanno (perché Norman–>Normanno; Herman –>Ermanno; Batman –>Batmanno) sembra trionfare nel cuore del popolo italiano.
Le discussioni nei bar d’Italia, città e campagna finalmente all’unisono, non possono vertere su altro. Giornali e telegiornali lo chiamano «vandalo», ma al popolo pare non importare.
I social traboccano di suoi ammiratori, tanto che un giudice ha già detto che potrebbe configurarsi per tutti il reato di apologia di reato: il lettore è avvisato, sapete che da lustri oramai si può venire rinviati a giudizio per un like, e in massa, e non scherziamo. (Va detto che vi sono avvocati in rete che dicono che, secondo una sentenza di qualche anno fa, il danneggiamento di autovelox comporterebbe invece una multa, peraltro di entità inferiore a molte multe per eccesso di velocità)
Siti e organizzazioni hanno prodotto con l’Intelligenza Artifiziale quantità di immagini del supereroe stradale padano, e anche Renovatio 21, come vedete qui sopra, ci ha dato dentro come poteva. (Apprezzerete la nostra versione, che prevede un elmo stile cavaliere medievale al neon, stile crociato del secolo XXI, e ovviamente il mantello, che forse è un tabarro portato in maniera ribalda).
A Padova è spuntato un murales che lo celebra sotto le forme della figlia dell’oscuro tibetologo consacrato portavoce del Dalai Lama Robert Thurman, Uma, nei panni della spadaccina vendicatrice della pellicola Kill Bill (2004): ornata della tuta giallonera di Bruce Lee ne L’ultimo combattimento di Chen (1978), in una mano tiene la katana, nell’altra un autovelox amputato.
Fleximan, murales nel centro di Padova: la giustiziera di Kill Bill in omaggio al “tagliatore” di autovelox https://t.co/jgU9CiHAJD . Leggi l'articolo⤵️
— il Resto del Carlino (@qn_carlino) January 24, 2024
Sono saltati fuori degli emulatori: quello piemontese però è stato beccato, identificato e denunziato.
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La notizia, tuttavia, è la resa dei sindaci. Testate nazionali riportano che un numero di primi cittadini veneti avrebbe alzato bandiera bianca: il segnale che daranno è che non piazzeranno autovelox nuovi al posto di quelli abbattuti dalla furia fleximanna.
Il sindaco di Villanova (PD) rifiuta l’idea di una reinstallazione: «in quella stessa strada ce n’è già un altro, e poi dobbiamo tenere conto anche del dissenso delle persone, se c’è chi arriva a tanto non possiamo ignorarlo».
Il sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro: «già non ero molto convinto prima, ora con quello che è successo, le indagini e tutto il resto, ho deciso di non reinstallare nulla».
Il sindaco di Tribano Massimo Cavazzana: «dobbiamo fare una riflessione, la nostra strada è battuta da molti camion e le auto vanno spesso in sorpasso, però dobbiamo anche trovare un dialogo con la popolazione, magari potremmo accenderlo a fasce orarie e mettere degli avvisi quando è funzionante».
Fleximanno ha vinto per lo meno nel padovano: nel rodigino invece un sindaco ha detto che «non possiamo certo darla vinta a questi criminali», un altro sta cercando di sostituire l’autovelox abbattuto alla viglia di Natale.
Ora, che i sindaci indicano la ritirata è un segno potente: l’autorità, sentita la vox populi, arretra. Mica capita spesso, anzi. Ma è facile capire cosa stia succedendo: i sindaci dei piccoli comuni non sono solitamente scarrozzati da autoblu con lampeggiante. Sono, cioè, politici non divorziati dalla realtà – anche dalla realtà stradale – come lo sono quelli romani, quelli che fanno leggi e decreti, e poi calpestano il traffico con il macchinone la scorta.
Il sindaco del piccolo comune, sempre a differenza di molti politici romani, non è stato sempre sindaco: e quindi si ricorda come anche lui, negli anni, è stato molestato dagli automi implacabili che misurano la tua velocità – e vogliamo dire che proprio da quelle parti c’è un Paese dove, se vi si passa, è impossibile non prendere una multa (lo scrivente, che è uno che tendenzialmente guida pianissimo, ne ha prese due a distanza di pochi giorni) e una tangenziale dove possono arrivarti more per eccesso di 1 chilometro all’ora sul limite.
Insomma, il sindaco, nonostante sia entrato dentro il meccanismo dello Stato italiano, potrebbe essere d’accordo: con gli autovelox si è esagerato.
L’idea di essere multati senza nessun contatto umano – ti controlla una macchina, una vera Intelligenza Artificiale ante litteram – è snervante per chiunque, per alcuni estremisti non dovrebbe nemmeno essere legale. E i casi di autovelox truccati sono noti: nel 2011 si parlava di 146 comuni coinvolti, centinaia di indagati, una cifra di almeno 82 mila multe emesse ingiustamente.
C’è la questione poi del costo: una multa, per molti di noi, è qualcosa che ti cambia l’economia del mese. Il popolo che arranca per arrivare a fine mese apre tremando al postino che porta la raccomandata. Non è così, invece per gli abbienti: anzi, possono considerare la mora come un costo compreso nello spostamento.
Un caso del genere lo si è visto a Vicenza pochi giorni fa: un signore con una stupenda Lamborghini ha parcheggiato dinanzi a Piazza dei Signori, Sancta Sanctorum della pedonalità della città più pedonale d’Italia, piazza dove in teoria nemmeno le biciclette potrebbero transitare. Quando i vigili gli hanno detto che dovevano procedere con la multa di ben 100 euro, il ricco personaggio «avrebbe immediatamente mostrato una certa insofferenza e cominciato a darsi delle arie con gli agenti della pattuglia che gli chiedevano di esibire patente e libretto», e poi «avrebbe deriso anche quella cifra, sottolineando che l’avrebbe pagata senza battere ciglio perché per lui sarebbe un importo irrisorio» ha scritto Il Giornale di Vicenza.
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Insomma, le multe, come le tasse, sono un mezzo per spremere i poveri facendoli soffrire, mentre i ricchi possono permettersi di pagarle – o di non pagarle.
Il gettito delle multe non è, per lo Stato, una voce da sottovalutare: nel 2022 il «mercato» valeva 3 miliardi, con città come Milano che incassano 150 milioni di euro in un anno dalle contravvenzioni.
Lo Stato può rinunziare ad una simile manna? Sono cifre da piccola manovra, sono quello che si definisce nel linguaggio politico-giornalistico un «tesoretto».
E quindi: no, il governo non può rinunziarvi, sono tanti soldi. O forse… anche sì?
Ipotizziamo: se montasse una vera ondata di malcontento, non è impossibile che l’autorità possa iniziare a considerare di smetterla di depredare le tasche dei cittadini con un sistema percepito via via sempre più come un sopruso. Scelte antieconomico in passato sono già state fatte: pensate dalla denuclearizzazione del Paese seguita al referendum del 1986.
È possibile, quindi, che anche al governo possano iniziare a pensarla come i sindaci padovani, i quali, va ricordato, si arrendono al Fleximanno lasciando sul piatto il gruzzoletto annuo delle multe.
Tuttavia, bisogna capire che se mai si farà a meno all’autovelox, sarà per istituire un sistema di controllo più. Perché lo Stato moderno non può esistere senza il controllo – diffuso, capillare, digitale, totale – sul cittadino.
Il controllo, numerico e biologico, è il fondamento dello Stato moderno. Lo Stato che in realtà è «piattaforma», e il cittadino «utente», dove non ci sono diritti, ma «accessi», tutto sotto la gestione del sistema che richiede non la cooperazione del cittadino, ma la sua sottomissione.
Ne abbiamo avuto la prova con il green pass: lo Stato che controllava la tua persona a livello biomolecolare, e che a seconda di esso ti proibiva di uscire e di lavorare, rispetto agli abusi delle contravvenzioni automatiche è avanti di anni luce in fatto di sorveglianza totale.
La realtà è che parlare di autovelox, oggi, è come parlare di carrozze e cavalli invece che di auto elettriche. Già vi sono mille sistemi più pervasivi, e non abbattibili, non fleximannabili, per controllare non solo quanto veloce correte, ma dove andate, quante volte, quando, perché.
Ci sono i satelliti, ci sono le telecamere intelligenti, magari con il riconoscimento facciale, ci sono i droni – anche quelli visti durante i lockdown, prova generale per la società del controllo, per la tecnocrazia che l’élite sogna di infliggere al resto dell’umanità almeno dai tempi della Repubblica di Platone.
Ci sono, soprattutto, i vostri telefonini: lo sapete, vi seguono, vi tracciano, prevedono i vostri spostamenti – e rivendono l’informazione a qualcuno che sui vostri dati lucrerà.
Di più: sapete anche che i vostri telefonini vi ascoltano, anche se hanno pure il coraggio di negarlo. Orwell in 1984 raccontava degli incontri dei protagonisti nei boschi, dove si sperava non vi fossero i microfoni del Grande Fratello, anche se il dubbio c’era. Nel XXI secolo, i microfoni del potere totalitario li portiamo appresso da noi, si chiamano smartphone, e che ci spiano senza pietà oramai è cosa che abbiamo perfino accettato, come il protagonista nel tremendo finale del romanzo.
Vogliono controllare ogni parte della vostra vita: vogliono stabilire quello che potete e non potete dire su internet (lo fanno già da anni), vogliono stabilire quello che dovete mangiare (dite addio alla carne) , quanto dovete spostarvi (perché, anche solo respirando, emetterete CO2, la sostanza che sta alla base della vita), cosa dovete comprare, quando dovete farlo, dove potrete farlo (le CBDC, l’euro digitale, sono qui) vogliono entrarvi nel cervello con microchip che renderanno le elezioni inutili, dice Klaus Schwab.
La tecnocrazia ha già messo i sensori in ogni ambito della nostra vita, e glielo abbiamo lasciato fare, con i computer e con il COVID.
Che cosa potrà mai essere, quindi, un autovelox abbattuto, se il mondo intero sta divenendo un’immane, ineludibile, matrice di controllo?
Quale Fleximan occorre, per fermare l’incubo biototalitario che si sta caricando in tutto l’Occidente?
Roberto Dal Bosco
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Civiltà
Valpurga e oltre: le origini esoteriche del 1° maggio
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Pensiero
Il manifesto di Palantir in sintesi
La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.
Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.
L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.
Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.
La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.
Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.
Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.
In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.
8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.
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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.
12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.
14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.
19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.
20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Pensiero
La nuova religione civile dell’America è l’israelismo
Why Did Trump Alter The AI Trump-Jesus Image To Have A Luciferian/Ancient Sun God Behind Him?
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Quindi tutto questo in poco più di una settimana. Cosa significa? Perché certamente significa qualcosa. Non si tratta tanto di un paio di meme. Queste sono… Queste sono icone. Questi sono tentativi di inviare una dichiarazione sulla fede. Quale dichiarazione sta inviando il presidente? Beh, non una coerente. Non si tratta di una vera e propria teologia. È derisione. Sta deridendo Gesù. Sta prendendosi gioco del Cristianesimo. La figura centrale della religione viene sollevata. E la sua descrizione di come tutto ciò sia trapelato è di per sé una derisione. Una presa in giro dell’idea di verità. Un giorno dice: «sì, l’ho fatto». Il giorno dopo dice: «no, non l’ho fatto». Entrambe le affermazioni sono state registrate in video. Non si tratta di una bugia, è più di una bugia, è più di una semplice frase. È un attacco, non solo a una serie specifica di fatti. È un attacco all’idea stessa che esistano dei fatti. È un attacco alla verità, apertamente. Nessuno lo nasconde. La cosa è stata in qualche modo accantonata dopo un putiferio online durato qualche ora, con la gente indignata, poi placata, con la scusa di avere altre cose di cui preoccuparsi, e passata oltre. Ma per le persone sincere e religiose, per i cristiani che hanno a cuore Gesù e ciò che è vero e ciò che non lo è, molti si sono rivolti alla Bibbia per cercare di capire cosa stessero guardando, e molti hanno trovato un paio di versetti che sembravano adattarsi a ciò che stavano vedendo. Se sei un cristiano sincero o conosci qualcuno che lo è, forse hai ricevuto questi messaggi, ma li leggeremo comunque per farti sapere come molte persone di fede li interpretavano. Il primo è tratto dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Capitolo 2,Un versetto molto noto in cui descrive ciò che accadrà al ritorno di Gesù, e dice che sentirete dire che Gesù sta tornando. Non credete a ciò che sentite. Una serie di cose devono accadere prima che ritorni sulla terra, redima il mondo e la storia finisca. E saprete che sta tornando da questi eventi e tra questi ci sarà la rivolta. La figura che descrive come l’uomo dell’iniquità, a volte descritto come l’anticristo, ma l’uomo dell’iniquità è l’espressione tratta dalla sua seconda lettera ai Tessalonicesi, e dice questo: ci sarà una grande ribellione contro Dio guidata da quell’uomo dell’iniquità. Quest’uomo, cito testualmente, si opporrà e si innalzerà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, tanto da insediarsi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Si atteggerà a Dio. Si farà beffe degli altri dèi e si metterà al loro posto. Questo è tratto dalla seconda lettera ai Tessalonicesi. Ma questo non è il primo passo nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, in cui viene descritto qualcosa del genere. Varianti di ciò si trovano in numerose profezie di quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, comprese quelle contenute nel libro di Daniele. Il profeta Daniele descrive qualcosa di molto simile alla fine della storia, e descrive questo periodo, come spesso accade nei profeti, come una punizione. Una punizione per l’infedeltà e il peccato. Il popolo di Dio viene punito per non aver seguito Dio, e questa punizione, descritta in parte nel capitolo 11 del libro di Daniele, predice la venuta di un re, e stiamo citando, un re che farà ciò che gli piace. Si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni Dio e dirà cose inaudite contro il Dio degli Dei. Avrà successo finché non sarà compiuto il tempo dell’ira. Perché ciò che è stato stabilito deve accadere. È tutto ordinato, in altre parole, preordinato. Non mostrerà alcun riguardo per gli dèi dei suoi antenati, né alcun altro dio, ma si innalzerà al di sopra di tutti. Quindi, per molti cristiani o persone che conoscono bene la Bibbia e ci credono, queste profezie sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ce ne sono altre, sembrano adattarsi a ciò che stavamo osservando.Trump Posts AI Photo With Jesus—Days After He Was Slammed For ‘Blasphemy’https://t.co/1KDCpX1NXo pic.twitter.com/QZTIiik115
— Forbes (@Forbes) April 15, 2026
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Sen. Lindsey Graham:
“To the Pope: you’re a good, holy man. You don’t understand the evil of Iran, you’re miscalculating here. The Catholic Church, God bless it, in the 1930s didn’t really get Hitler. And to the Pope: you really don’t get this regime, the Ayatollah and his… pic.twitter.com/C3guM3N7IF — Open Source Intel (@Osint613) April 14, 2026
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I’ve never seen so much anti-Catholic bigotry from the Right. It’s as if Trump’s screed against the pope has given them all a green light to start attacking the Church and the Vicar of Christ.
Here’s podcaster Patrick Bet David (3 million followers) slandering Catholics and… pic.twitter.com/2FWpLLIZY4 — Christine Niles (@ChristineNiles1) April 15, 2026
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The Holocaust Museum for Holocaust Remembrance Day had young members of the US military light a menorah at the Capitol and declare, “I’m [insert name and title], and I remember.” https://t.co/pkTtiLQWVM pic.twitter.com/XPp4UXe7LL
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This has to be seen to be believed.
Hannity facts check the Pope’s anti-war message, says there’s conflict through975 the Bible, like the battle of David versus Goliath. pic.twitter.com/LbsSPF9uzo — Richard Hanania (@RichardHanania) April 17, 2026
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