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Gli UFO hanno «un vero impatto» sui piloti miltari: para il capo della sicurezza nazionale USA

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Il Pentagono torna a parlare apertamente di UFO.

 

In vista di un’importante udienza che si terrà alla Camera USA la prossima settimana, il coordinatore del Consiglio di Sicurezza Nazionale John Kirby ha detto ai giornalisti martedì scorso che gli UFO stanno avendo un «impatto reale» sulla capacità di operare dei piloti dell’aeronautica americana.

 

«Non avremmo creato un’organizzazione al Pentagono per analizzare e cercare di raccogliere e coordinare il modo in cui vengono segnalati questi avvistamenti se non l’avessimo preso sul serio», ha detto Kirby rispondendo a una domanda su quelli che ora chiamano UAP, «fenomeni aerei non identificati».

 

«Voglio dire, alcuni di questi fenomeni che conosciamo hanno già avuto un impatto sui nostri intervalli di addestramento perché, sai, quando i piloti provano ad addestrarsi in aria e vedono queste cose, non sono sicuri di cosa siano e può avere un impatto sulla loro capacità di perfezionare le loro abilità. Quindi hanno già avuto un impatto», ha detto Kirby, ammettendo che i militari non sanno «cosa siano». Si tratta della stessa conclusione dichiarata due anni fa dal senatore repubblicano Marco Rubio.

 

«Ora non stiamo dicendo cosa sono o cosa non sono, stiamo dicendo che c’è qualcosa che i nostri piloti stanno vedendo, stiamo dicendo che ha avuto un effetto su alcune delle nostre operazioni di addestramento, e quindi vogliamo arrivare fino in fondo. Vogliamo capirlo meglio», ha aggiunto Kirby.

 

 

Annunciando l’imminente udienza sulla questione, il rappresentante repubblicano del Tennessee Tim Burchett ha twittato «We’re done with the cover-ups», cioè «Non ne possiamo più degli insabbiamenti».

 

L’annuncio è arrivato sulla scia dei senatori democratici Chuck Schumer e Mike Rounds che hanno presentato un emendamento al National Defense Authorization Act che imporrebbe di «portare la presunzione di divulgazione» ai documenti governativi relativi agli UAP.

 

Schumer ha detto che «è da tempo che [gli americani] ottengono delle risposte (…) Il pubblico americano ha il diritto di conoscere tecnologie di origini sconosciute, intelligenza non umana e fenomeni inspiegabili».

 

L’udienza al Congresso arriva dopo i presunti abbattimenti di UFO da parte di caccia americani ad inizio anno, dove si sospetta tuttavia si trattasse di palloni-spia cinesi o palloni-sonda amatoriali di gruppi scientifici dilettantistici.

 

Il sospetto è che, come sembrerebbe succedere negli ultimi tempi, l’amministrazione Biden tiri fuori storie sugli alieni per distrarre la popolazione da questioni più scottanti: l’aumento insostenibile dei costi energetici, lo strapotere della Cina negli USA e forse ora la partenza di una guerra cinetica diretta tra USA-NATO e Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, un militare americano ha rivelato due mesi fa l’esistenza di un programma di recupero di relitti UFO da parte delle autorità di Washington. È altresì vero che due anni fa il Congresso USA doveva approvare un disegno di legge per il finanziamento della retroingegneria di tecnologia aliena.

 

Ad ogni modo, il giornalista TV Tucker Carlson, che nei suoi ultimi mesi di lavoro a Fox News aveva cominciato ad indagare seriamente sul tema UFO, ha raccontato di aver intervistato un medico dell’esercito che ha curato piloti dell’aviazione USA colpiti da malattia da radiazione dopo «incontri» aerei con gli UFO. Il dottore in questione avrebbe rappresentato i soldati feriti dagli UFO anche nel processo per i danni subiti.

 

 

 

 

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Misteri, complotti e stranezze dell’ultimo attentato a Trump

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D’un tratto, la stampa mondiale s’è svegliata complottista. Chi ha visto i giornaloni italiani (perfino) avrà notato: l’ultimo attentato a Trump è stato una messa in scena, fanno capire, tra occhiolini e gomitatine al lettore.

 

Massì dai: Trump vuole una nuova Sala da Ballo per la Casa Bianca, indi per cui ecco che ha usato il suo tentato omicidio alla White House Corrispondent Dinner (evento secolare, dove il presidente USA in smoking si incontra con i giornalisti, e pletore di celebrità varie ed avariate, per scherzare e farsi scherzare) come casus belli per il suo appetito architettonico: un giudice ha bloccato i lavori della nuova ala del Palazzo, dove dovrebbe sorgere un salone per ricevimenti dedicato a Charlie Kirk.

 

Si parlava l’anno scorso dell’ascesa di BlueAnon, nome con cui si indicava i complottismo di sinistra, imperante in certi social pro-democrat (come Blue Sky) che sparavano teorie ancora più allucinanti di quelle di QAnon. Ora ad essere blueanonizzata è l’intero establishment: tutti a puntare il dito contro la povera Karoline Leavitt, la portavoce molto incinta della Casa Bianca.

 

Nell’anticipare alla TV i contenuti del discorso del presidente – che in genere alla WHCD è ben divertente – aveva detto che «there will be shots fire», cioè «saranno sparati dei colpi». Sapeva qualcosa e voleva rivelarlo in mondovisione tutta tirata in abito da sera? Oppure si è trattato di un’espressione invecchiata mostruosamente nel giro di poche ore, come si è chiesto Tucker Carlson?

 

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I guai per la portavoce mica finiscono lì. Dopo l’allarme, una giornalista di Fox, presente sul posto, si collega al telefono con la diretta TV, e racconta di aver parlato col marito della Leavitt, il palazzinaro Nicholas Riccio (32 anni più anziano, ricordiamo en passant) che avrebbe detto alla Leavitt di «fare molta attenzione stasera». La linea, bizzarramente, cade mentre la corrispondente cerca di dire qualcosa di più.

 

 

Il giornalistone sincero democratico ha delle certezze: era tutto falso, guardate come fanno scappare via prima il vicepresidente Vance e poi Trump, che in effetti non pare fare un plissé (è abbastanza abituato, oramai). In realtà, non sembrano impanicati nemmeno gli ospiti, che hanno offerto l’immagine più plastica del loro mestiere: eccoteli beccati che, mentre uomini armati salgono sul palco per controllare la sala, si lanciano nella razzìa delle bottiglie di champagne. Si tratta della sintesi visiva migliore del mestiere del giornalismo oggi.

 

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Prima di procedere, vorremmo ricordare che fu a quella stessa cena che di fatto cominciò, sempre a partire da teorie della cospirazione discusse e derise, l’era politica di Trump. Nel 2011 The Donald era uno degli ospiti, e Obama, nel suo discorso che voleva essere divertente, si indirizzò direttamente a lui, canzonandolo perché notoriamente dubbioso sul certificato di nascita del presidente di padre kenyota (e mamma probabilmente CIA) cresciuto in Indonesia, Pakistan etc.

 

All’epoca Trump era il protagonista della trasmissione TV più popolare del Paese. Obama, rivolgendosi direttamente al biondo ospite, lo derise come complottista, paragonandolo a quelli che non credono allo sbarco sulla Luna . «Cosa è davvero accaduto a Roswell?» andò avanti il presidente negro tra le sghignazzate. «Dove sono Biggie e Tupac?», cioè i due rapper spariti probabilmente in faide tra ghenghe di cantanti-spacciatori afroamericani.

 

Battute scadute in maniera drammatica: a non credere allo sbarco sulla Luna ora sono in moltissimi, oggi. Di Roswell e gli UFO proprio Obama si è messo a parlare di recente, mentre è sparito nel nulla, con un’altra diecina di scienziati, un generale dell’aeronautica che lavorava nel mitico Hangar 18. Mentre riguardo ai neri morti, sappiamo che con la storia di Puff Daddy, da alcuni sospettato di essere il mandante, è emerso un giro epsteinante incredibile.

 

 

Insomma, meglio non ridere di certi misteri. E, aggiungiamo, anche di Trump. Chi lo derideva, come il presidente dalla sessualità discussa, poi se l’è ritrovato alla Casa Bianca. Questa però è un’altra storia.

 

Ci sono incongruenze maggiori. La prima è un tweet risalente al 2023, da parte di un utente sconosciuto che non ha postato altro, che non segue nessuno, che non fa nulla. Si chiama Henry Martinez.

 

L’unico tweet del tizio, con Pepe, il meme del rospo trumpiano, come foto di profilo, ha solo due parole: nome e cognome dell’attentatore.

 


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Osserviamo meglio. Il rospo del profilo è in smoking, esattamente come Trump. Il post non ha nulla: né hashtag, né trend, né contesto.

 

Tutto questo è ovviamente allucinante. Ma in Italia abbiamo la fortuna di avere David Puente, il mitico debunker che lavorava per Casaleggio prima e per Mentana poi, che c’ha la spiega in canna: «Questa tecnica è ben nota: 1) crea un account 2) imposta il profilo come privato con post nascosti 3) scrivi post con nomi o eventi (ad esempio, la data della morte del Papa) 4) se l’evento si verifica, cancella tutto il resto e lascia solo il post corrispondente 5) rendi pubblico il profilo 6) il profilo diventa virale e guadagna follower Quanti post ha l’utente? Solo uno: quello con il nome».

 

Genio. Ricordiamo il Puentes quando tentò di smontare, dal suo computerino, l’inchiesta di mesi di Seymour Hersh, premio Pulitzer, 60 anni di mestiere, fonti abissali dentro gli apparati americani, sul bombardamento del Nord Stream da parte di Biden. Lo avevamo apprezzato ancora quando – un po’ come Cato, il domestico dell’ispettore Closeau, addestrato ad attaccare chiunque entrasse, compreso lo stesso padrone di casa – quando si scagliò contro la sua stessa testata, Open, caduta in una fake news antirussa a caso, quella delle code di russi alla dogana con la Finlandia.

 

Con buona pace del David, spunta un’altra cosa ancora. L’immagine di copertina della pagina X (allora Twitter) di Martinez è uno strano insieme di colori digitali. Alcuni dentro – pareidolia, può dire lo scettico – ci vedono dentro una foto. L’immagine iconica di Trump che alza il braccio sotto la bandiera americana dopo l’attentato di Butler, Pennsylvania.

 

 

Qui si va verso la fantascienza: impazziscono, a questo punto, i forum reddit riguardanti il viaggio nel tempo. Tuttavia, nel concreto, la fantascienza più oscura, quanto concreta, fa capolino dietro alla figura dell’attentatore.

 

Non si tratta di un ebete qualsiasi, di quelli visti berciare e picchiare la gente in Minnesota in protesta con l’espulsione dei clandestini. Cole Allen, che si definisce «mezzo bianco e mezzo nero» (rara avis: prendete lo stesso Obama, cresciuto da mamma e nonni bianchissimi ma autodefinentesi afro) ha studiato in una delle università più prestigiose ed esclusive del pianeta, il politecnico californiano Caltech. Si tratta dell’accademia che fornisce gli scienziati alla NASA, che ha un’amplissima base a Los Angeles.

 

Non solo: l’Allen ha fatto una interneship presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL), il centro di ricerca a finanziamento federale che sviluppa i missili per lo spazio. Il lettore di Renovatio 21 conosce la storia: il JPL fu fondato dal giovane pioniere della missilistica Jack Parsons, la cui matrice culturale era fatta dapprima dalla protofantascienza dei racconti nelle rivista pulp del primo Novecento, poi dalla cosiddetta religione di Thelema: Parsons era il più prominente discepolo americano dell’inventore del satanismo moderno Aleister Crowley.

 

Una serie TV di un lustro fa chiamata Strange Angel, realizzata con piglio viscontiano e poi cancellata dalla rete, raccontava la vita di Parsons dagli esordi (dove bazzicava proprio il Caltech) ai megacontratti con l’aeronautica americana in guerra col Giappone, mentre la fede crowleyana lo impegnava in orge e banchetti con ogni freak della zona – compare nella sua villa, ad un certo punto, il fondatore di Scientology, allora semplice scrittore di sci-fi, L. Ron Hubbard – e riti esoterici complessi (la cosiddetta «messa cattolica gnostica»).

 

Ebbene sì: la conquista dello spazio da parte degli USA non solo è stata resa possibile dagli scienziati nazisti importati a fine conflitto con l’Operazione Paperclip, ma è stata iniziata da un vero e proprio zelota del satanismo applicato, che più tardi nella vita, prima di morire nel 1952 a 37 anni a causa di una violenta esplosione nel suo laboratorio casalingo a Pasadena, era stato ingaggiato dal neonato Stato di Israele, mentre di suo lavorava all’avvento dell’anticristo sulla Terra («il lavoro di Babalon», secondo il suo linguaggio).

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Come riportato da Renovatio 21, le storie attorno al JPL e alla vicenda di Parsons sono tornate alla ribalta negli ultimi mesi a causa della sequela di scienziati ed esperti di tecnologia avanzata (aerospazio, fusione, forse persino retroingegneria UFO) non più negabile, al punto che persino Trump ne ha parlato e l’FBI ha cominciato ad indagare. Le antenne si sono alzate, inoltre, quando il vicepresidente JD Vance ha dichiarato di credere che gli UFO siano in realtà demoni, una teoria che avanza sempre più nella neodestra americana.

 

Se un collegamento tra l’attentatore e il lato oscuro della NASA può sembrare tenue, più preoccupante è quello che riguarda il «mago» che era esattamente al fianco di Trump quando è scoppiato l’allarme in sala.

 

Parliamo di Oz Pearlman, un «mentalista» – cioè una sorta di prestigiatore che indovina le cose – che aveva fatto molto parlare di sé nell’ultimo anno. Nel 2025 il Pearlman era stato ospite del primo podcast del mondo, The Joe Rogan Experience, dove aveva sconvolto – ed irritato assai – il suo ospite.

 

Il mentalista, fronte alta e sorrisone viscido che hanno un po’ tutti quelli del mestiere (ricordiamo le antiche apparizioni in RAI di Uri Geller, quello, conterraneo del nostro, che piegava i cucchiaini), chiede a Rogan di pensare al PIN della sua carta, ma di dirgli un altro numero da lui inventato: il Pearlman dice che è in grado di indovinarlo. Rogan dapprima rifiuta, poi accetta di farselo scrivere su un foglietto nascosto al pubblico.

 

Rogan quindi fornisce il codice «falso»: 2020 (in American i PIN hanno quattro cifre). Pearlman comincia a sparare una serie di spiegazioni francamente poco credibili – i maschi mentono sparando numeri più piccoli, assicura, e poi lui è in grado di prendere dati dalla reazione corporale di Rogan… – poi mostra al podcaster un foglietto.

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«È questo il tuo PIN», chiede il prestigiatore. «Sì, lo è» dice Rogan con espressione molto infastidita. «La cosa è che lo ho ricevuto per mail. Questa cosa non mi piace» dice il podcasterro al limite dell’imbarazzo e del fastidio.

 

A questo punto alcuni rivelano un possibile trucchetto dietro le capacità incredibili del mentalista: il Pearlman è un sabra, ossia un ebreo nato in Israele. Il padre ingegnere, emigrato nel 1985 negli USA, aveva il ruolo di tenente comandante nella marina israeliana. A questo punto si scatena la rete: un’informazione del genere la può aver ottenuta tramite database che gli hacker di Stato israeliano bucano come vogliono. È il pensiero di Alex Jones – recentemente dissato come «stupido» e «in bancarotta» dal presidente stesso – che assicura che il suo amico Rogan non metterebbe mai in scena una cosa del genere, e che non vi è altra spiegazione possibile.

 

E quindi, cosa sta succedendo? L’israeliano va nel podcast più seguito al mondo, ospitato da un uomo di cui tutti si fidano – onesto, diretto, intelligente, diligente: il sogno dell’americano medio odierno – ad umiliarlo dimostrandogli che nemmeno il suo conto in banca è al sicuro?

 

Cos’era, un messaggio, neanche tanto subliminale, a tutta la popolazione mondiale?

 

Domande che fioccavano già giorni fa. Poi arriva il nuovo attentato e, indovinate chi era esattamente al fianco di Trump nel momento del parapiglia?

 

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Massì, lui, il mago Pearlmanno, in piedi tra il presidente e Melania, con in mano un fogliettino per un giochetto suo.

 

Nel momento in cui non è più controverso dire che Trump è stato dirottato da Netanyahu nell’avventura disastrosa della guerra iraniana – e i meme sono inclementi –, nell’ora in cui apertis verbis improvvisamente si può parlare della sudditanza del gigante USA verso il nano Israele, dobbiamo pensare che sia una coincidenza?

 

O per caso era anche questo qui un messaggio preciso?

 

Carlson e tutta la fazione in rivolta contro la guerra in Iran – come il dimissionario capo dell’antiterrorismo Joe Kent – iniziano ad essere poco criptici: perché hanno bloccato le indagini sull’eventuale influenza straniera nell’attentato di Butler e nell’assassinio di Charlie Kirk?

 

La base MAGA, o ex MAGA, pure ribolle. Marjorie Taylor Green ha rilanciato negli scorsi giorni un lungo post su X di una politica locale repubblicana che racconta dei dubbi che comincia ad avere rispetto a Butler, in particolare dice di aver incontrato con altri colleghi Trump poco dopo l’attentato, e questi avrebbe fatto un discorso strano, dicendo che non avrebbe mai più parlato dell’accaduto.

 

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Di fatto le indagini – anche nel caso dell’altro attentatore, il filo-ucraino oltranzista Ryan Routh – sono mancate (il figlio però è stato subito arrestato per pedopornografia), e le pochissime cose che ci erano state dette sull’attentatore, Thomas Crooks, erano false: non era vero, ad esempio, che il nostro non aveva alcuna traccia in rete. Perché, quindi, questo insabbiamento? Perché la stessa vittima dell’attentato non vuole parlarne, né cercare la verità? Qui mancano davvero dei tasselli.

 

C’è molto che non sappiamo, ma possiamo immaginare. Una forza oscura, e millenaria, si muove sulla scena, ora in modo tracotante, al punto da lasciarsi vedere. È un grande errore. Ma, nel paradosso, una buona notizia per l’umanità.

 

Obbliga il nemico a rivelarsi, dice Sun Tzu. Il nemico, tra misteri e bizzarrie, tra stragi ed atti sorverchianti, si sta rivelando. Forse perché sa di avere poco tempo, il suo regno è in scadenza. E quindi, ha perso la saggezza, e la strategia.

 

No, il nemico non è più lucido. La sua hybris trascina nell’abisso anche Trump. Che con grande probabilità sapeva, ma, come in una storia antica, è comunque andato incontro alla sua tyche, al fato molesto che consegue alla sua scelta scellerata.

 

Più che una teoria della cospirazione, è una tragedia classica.

 

Roberto Dal Bosco

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Un altro scienziato della NASA morto: esperto di propulsione nucleare trovato carbonizzato all’interno di una Tesla

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La notizia della morte di un altro ingegnere nucleare di alto livello della NASA, deceduto in un incidente aereo, ha fatto scalpore, aggiungendosi al quadro oscuro e misterioso di esperti legati alla propulsione avanzata e ai segreti spaziali apparentemente presi di mira.   Joshua LeBlanc, 29 anni, responsabile di un team sui progetti più all’avanguardia della NASA in materia di propulsione termica nucleare, è stato trovato carbonizzato e irriconoscibile all’interno della sua Tesla, dopo essere scomparso dalla sua casa di Huntsville, in Alabama. La sua famiglia ha immediatamente temuto un rapimento. Aveva lasciato a casa il telefono e il portafoglio, un gesto che, a detta loro, era del tutto insolito per lui.   I dati della modalità Sentry di Tesla hanno successivamente mostrato che il veicolo era rimasto immobile all’aeroporto internazionale di Huntsville per quattro ore la mattina del 22 luglio 2025. L’auto è stata ritrovata nel pomeriggio dopo essersi scontrata con un guardrail, aver urtato contro degli alberi e aver preso fuoco. Le autorità hanno confermato l’identità del conducente alcuni giorni dopo tramite esami forensi.   LeBlanc aveva lavorato alla NASA per oltre cinque anni, inizialmente come responsabile del team per il progetto di maturazione della strumentazione e del controllo della propulsione nucleare spaziale (SNP), poi a capo del razzo dimostrativo per operazioni cislunari agili (DRACO) della NASA, un motore a propulsione termica nucleare progettato per ridurre drasticamente i tempi di viaggio verso Marte e oltre.   La sua famiglia ha dichiarato ai media locali che il viaggio verso ovest non era mai stato nei suoi piani per la giornata e che era rimasto in contatto regolarmente fino al momento della sua scomparsa. «Temevano che fosse stato rapito», hanno confermato le fonti.

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Questo caso si inserisce a pieno titolo nella preoccupante ondata di morti e sparizioni tra gli scienziati che lavorano su tecnologie nucleari, di propulsione e spaziali, per un totale di almeno tredici casi dal 2022. La morte di LeBlanc giunge mentre il presidente Trump ha ripetutamente manifestato l’intenzione di rendere pubblici i documenti governativi sugli UFO.   Il collegamento con l’aeroporto di Huntsville è particolarmente intrigante. La Tesla di LeBlanc è rimasta lì per ore prima del fatale incidente, a pochi chilometri dal Marshall Space Flight Center della NASA, un centro nevralgico proprio per il tipo di lavoro classificato sulla propulsione nucleare che lui dirigeva.   Come abbiamo riportato ieri, James «Tony» Moffatt, specialista della NASA addetto al carico utile, e tutta la sua famiglia, anch’essi originari di Huntsville, in Alabama, sono rimasti uccisi la scorsa settimana in un incidente aereo.   Ciò rispecchia gli schemi evidenziati nei nostri precedenti articoli sul mistero della morte dello scienziato, ora esplicitamente collegato alla NASA.   L’FBI ha ora confermato di aver avviato un’indagine, in collaborazione con i Dipartimenti dell’Energia e della Difesa, su possibili collegamenti tra gli scienziati scomparsi e quelli deceduti. Lo stesso Trump ha affrontato la questione la settimana scorsa: «Spero sia casuale, ma lo sapremo entro una settimana e mezza. Ho appena terminato una riunione su questo argomento».   Si tratta di una serie concreta di scienziati all’avanguardia nella fusione nucleare, nella propulsione esotica, nella metallurgia avanzata e nella sorveglianza spaziale vengano messi a tacere.   Va segnalata la scomparsa, avvenuta nel febbraio 2026, del generale di brigata in pensione dell’aeronautica militare Neil McCasland, ex comandante del Laboratorio di ricerca dell’aeronautica militare presso la base aerea di Wright-Patterson, presunto deposito dei materiali relativi a Roswell. McCasland è svanito nel nulla dalla sua casa di Albuquerque otto giorni dopo che Trump aveva ordinato al Pentagono di iniziare a pubblicare i documenti sugli UFO. McCasland ha lasciato a casa il telefono, gli occhiali e lo smartwatch. Nonostante le massicce ricerche, nessuna traccia.   Alcuni collegano la scomparsa del McCasland a quella, avvenuta nel giugno 2025, di Monica Reza, scienziata dei materiali della NASA e co-inventrice di una rivoluzionaria superlega a base di nichel per motori a razzo di nuova generazione, sviluppata proprio nel laboratorio che un tempo era stato diretto da McCasland. La Reza è svanita nel nulla durante un’escursione, a circa 9 metri dal suo gruppo.   Al quadro si aggiunge l’assassinio, avvenuto nel dicembre 2025, del fisico della fusione nucleare del MIT Nuno Loureiro, ucciso sulla soglia di casa sua, e l’omicidio, nel febbraio 2026, dell’astronomo del Caltech Carl Grillmair, che lavorava al potente Osservatorio Vera Rubin, capace di individuare oggetti anomali in orbita terrestre.   I dati della stessa Tesla nel caso di LeBlanc sollevano ulteriori interrogativi sulle possibilità di accesso remoto nei veicoli moderni, una capacità riconosciuta da tempo negli ambienti dell’Intelligence.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è morto, in quello che è stato dichiarato come un bizzarro suicidio, l’esperto di UFO David Wilcock.   Huntsville, Alabama, nota come Rocket City, è la città che ha segnato la storia dell’esplorazione spaziale americana, da quando negli anni Cinquanta il Redstone Arsenal divenne il centro di sviluppo missilistico degli Stati Uniti. Nel 1960 nacque il Marshall Space Flight Center della NASA, diretto da Wernher von Braun. Qui furono progettati i razzi Redstone, Jupiter e soprattutto il gigantesco Saturn V, che portò l’uomo sulla Luna con il programma Apollo.   La storia di Huntsville è legata all’Operazione Paperclip: dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli USA importarono segretamente oltre 1.600 scienziati tedeschi, molti ex-nazisti, per battere l’Unione Sovietica nella corsa agli armamenti e allo spazio. Von Braun e il suo team (circa 120-125 scienziati del Terzo Reich), responsabili del missile V-2 durante il Terzo Reich, furono trasferiti a Huntsville nel 1950. Le loro competenze furono fondamentali per trasformare una piccola città agricola in un polo tecnologico di livello mondiale.  

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Ritrovata l’Arca di Noè?

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Nuove scansioni radar in un sito in Turchia ritenuto il luogo di sepoltura dell’Arca di Noè mostrano uno scafo a forma di nave conservato in profondità nel terreno, così come cavità simili a corridoi, secondo i ricercatori. Lo riporta LifeSite.

 

Secondo un ricercatore, questi risultati «entusiasmanti» potrebbero dimostrare che l’Arca di Noè è reale. Nel 1959 un capitano dell’esercito turco scoprì una grande formazione rocciosa e minerale a forma di barca, incastonata nel terreno a circa 18 miglia a sud del monte Ararat, un luogo che, secondo le Scritture, coincide con il punto in cui si posò l’Arca di Noè. Il libro della Genesi afferma che «l’arca si posò sui monti dell’Ararat» (Gen 8,4).

 

I ricercatori hanno successivamente fatto notare che la lunghezza della formazione corrisponde esattamente alla lunghezza dell’Arca di Noè descritta nel libro della Genesi: 300 cubiti, ovvero 515 piedi.

 


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Mentre alcuni geologi ritengono che la formazione geologica, composta in gran parte da limonite, sia interamente naturale, altri ricercatori credono che indichi il luogo di riposo dell’Arca di Noè e che potrebbe addirittura trattarsi dei suoi resti pietrificati.

 

Andrew Jones, ricercatore presso Noah’s Ark Scans, ha recentemente dichiarato a GB News che nuove scansioni radar hanno rivelato cavità parallele al di sotto della formazione, disposte come corridoi di una nave. «La cosa interessante è che questi vuoti si allineano sotto terra, e non sono casuali», ha affermato.

 

Secondo il New York Post, questi «corridoi» conducono a una cavità centrale che Jones chiama «l’atrio». Inoltre, le immagini termiche mostrano uno «scafo a forma di nave ancora conservato in profondità nel terreno», ha detto Jones a GB News.

 

Jones ha affermato che il suo gruppo di ricerca sta pianificando ulteriori indagini su queste cavità.

 

«Abbiamo un team che sta progettando un dispositivo robotico telecomandato in grado di scendere all’interno dei cunicoli ed esplorare i tunnel», ha affermato.

 

Il team di ricerca di Noah’s Ark Scans ha indicato quella che, a loro dire, è un’ulteriore prova che la formazione a forma di barca indicherebbe il luogo di riposo dell’Arca di Noè.

 

Le analisi dei campioni di terreno prelevati all’interno della formazione a forma di arca mostrano una quantità di materia organica tre volte superiore e una concentrazione di potassio superiore del 38% all’interno della struttura rispetto all’esterno.

 

«Questi cambiamenti sono coerenti con il processo di decomposizione del legno», ha affermato il team di ricerca. Noah’s Ark Scans afferma di essere «l’unico team a eseguire scansioni sotterranee avanzate» del sito geologico.

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