Connettiti con Renovato 21

Misteri

Sparano agli UFO. Quindi credeteci

Pubblicato

il

Era iniziata col pallone sonda cinese di due settimane fa. Gli americani scoprivano così che un velivolo cinese aveva sorvolato l’intero Paese, anzi tutto il continente, dall’Alaska all’Atlantico, soffermandosi – si era detto – su siti di interesse strategico-nucleare.

 

Il lettore di Renovatio 21 ricorderà che proprio in questi giorni è partita l’isteria americana sul fatto che la Cina avrebbe più missili intercontinentali.

 

Per giorni non si è fatto niente. La Casa Bianca, dove risiede un presidente forse compromesso con la Cina per via degli affari suoi e del figlio (lo sostengono i dissidenti cinesi, lo sostengono i cinesi stessi) non sembrava interessata a reagire: del resto, si tratta solo la dimostrazione che lo spazio aereo americano può essere infiltrato da chiunque. Il Pentagono aveva dato una delle sue conferenze stampa più surreali: sì, è un pallone sonda cinese, ma non lo abbattiamo, per motivi di sicurezza, e poi non ha inviato nessun dato a Pechino (una cosa che non sappiamo come abbiano determinato, e che risulta comunque difficile da credere). L’antiaerea americana praticamente non esiste, così come il pudore, e il senso del ridicolo.

 

Dopo giorni di tentennamento, il pallone viene abbattuto da un caccia. L’ordine, insomma, è arrivato. Biden dice che per ripicca contro il Dragone disdice il suo viaggio diplomatico (facendo pensare a qualcuno che forse l’esitazione nel tirare giù l’apparecchio della superpotenza avversaria derivava proprio dalla incongrua volontà di non rovinarsi la missione); i cinesi dal canto loro dicono che la visita del presidente USA non era in programma.

 

Sembrava morta lì, con la relativa, per quanto bizzarra e a tratti sconvolgente, polemica politica: anche nell’era Trump c’erano tutti questi avvisatamente, è una cosa normale – anzi no, perché Trump e i suoi negano, anzi no, i palloni sonda c’erano ma chi li avvistava non diceva niente al presidente temendo che reagisse male. Di contro, in settimana era saltato fuori immediatamente un pallone sonda dichiarato dalla Cina nel suo spazio aereo, più qualche altro in Sud America.

 

Insomma, il fuoco non si poteva alimentare a lungo. Invece c’è stato l’incendio, l’escalation. Escalation verso, è il caso di dire, l’ignoto. Verso l’infinito. E oltre.

 

Ecco che un caccia americano tira giù un altro oggetto volante non identificato – tecnicamente, un UFO – in Alaska. Dicono che il velivolo aveva le dimensioni di un’auto, e, secondo quanto riportato, avrebbe interferito con la strumentazione dell’aereo militare che lo avrebbe poi abbattuto.

 

Un altro UFO viene trovato e colpito in Canada. Lo dice lo stesso Just Trudeau, capo del gabinetto di Ottawa «penetrato» dal Klaus Schwab, dichiarando che su segnalazione del NORAD (il centro di intercettazione dello spazio aereo del Nord America) ha poi dato il via libera ad un altro caccia americano.

 

Ne spunta uno ulteriore che levita sopra Lake Huron, nella regione dei grandi laghi statunitensi. Viene anche quello disintegrato da un aereo da combattimento dello Zio Sam. Siamo già arrivati al punto, tuttavia, in cui non si parla più né di palloni sonda, né di cinesi. Pare invece partito un processo per rendere il più enigmatico possibile il fenomeno: il velivolo del Lago Huron, aveva una «forma ottagonale», con dei fili attaccati ad esso.

 

Compaiono video in rete di comuni cittadini che se li vede sopra.

 

 

«Questi oggetti non assomigliavano molto ed erano molto più piccoli del pallone della Repubblica Popolare Cinese, e non li caratterizzeremo in modo definitivo fino a quando non saremo in grado di recuperare i detriti, su cui stiamo lavorando», aveva detto alla CNN un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale USA. Il generale Mark Milley, il più alto ufficiale militare degli Stati Uniti (nonché quello che aveva telefonato all’omologo cinese per dirgli che in caso a fine amministrazione Trump gli fosse ordinato un attacco alla Cina lui non lo farebbe), ha riconosciuto in una conferenza stampa a Bruxelles che il primo tentativo di abbattere l’oggetto sul Lago Huron è fallito. Il primo missile «è atterrato in modo innocuo» nell’acqua mentre un secondo missile ha abbattuto con successo l’oggetto, ha detto Milley.

 

Quindi, questi oggetti sono a prova di missile? Voi capite che l’idea del pallone sonda è oramai completamente abbandonata. Nella mente del cittadino sincero democratico che legge le notizie passate dal regime americano coi suoi soldati alle testate giornalistiche si dipingono altri quadri.

 

La domanda salta fuori subito: ma quindi, questi velivoli erano extraterrestri? I militari rispondono che non possono escluderlo. Bingo. Anche se poi la Casa Bianca negherà che si tratta di alieni, la macchina oramai è partita, la Finestra di Overton si è aperta: potremmo essere in presenza di un contatto – drammatico, violento – con gli alieni. Anzi, di più: potremmo essere agli albori di un’invasione aliena.

 

Per chi negli anni ha seguito l’argomento, la cosa può sembrare un po’ scioccante. È solo qualche anno che l’aviazione USA (così come hanno fatto nelle ultime due tre decadi altri generali belgi o messicani) ha cominciato a pubblicare i video degli avvistamenti di UFO, che adesso chiamato UAP («fenomeni aerei sconosciuti»), da parte dei piloti militari. Avvistamenti che, a quanto finalmente riportato, sono praticamente abituali. Ne abbiamo parlato su questo sito, e non sappiamo il motivo per cui improvvisamente stiano desecretando tutto il materiale; avevamo registrato, tuttavia, le prime reazioni politiche consistenti, come quella del senatore della Florida Marco Rubio, che cominciava a parlare degli UFO in termini di sicurezza nazionale, cioè dando una connotazione non più di fenomeni mistici o inspiegabili, ma di minacce militari.

 

Se ricordate quei video, notate come anche solo «agganciare» – cioè centrare l’oggetto volante nel bersaglio visivo del sistema d’arma – fosse arduo assai, al punto che circola quel filmato con le risate di soddisfazione del pilota yankee che riesce ad agganciare l’UFO. Gli aviatori cominciano a parlare: questi oggetti si muovono a velocità incredibili, con accelerazioni non naturali, ed ancora più innaturali sono le manovre con le quali cambiano direzione in modo repentino, irrazionale. Alcuni dicono che possono tranquillamente andare sott’acqua con i medesimi movimenti.

 

 

Sparare agli UFO, in tutti questi racconti, non solo è materialmente impossibile: è qualcosa che non verrebbe mai ordinato dai vertici. Di più: difficile non ricordare l’incidente Mantell. Nel 1948 un 25enne pilota militare del Kentucky guidò uno squadrone di caccia verso Maysville, in Kentucky, dove decine di persone dicevano di aver avvistato qualcosa in cielo. La squadra lo trovò, e lo descrisse come un oggetto metallico di grandi dimensioni, privo di ali, che in velocità si nascose dietro le nuvole. I piloti decisero di tornare alla base, ma non il capitano Mantell. «Mi sto avvicinando per dare un’occhiata. È proprio davanti, sopra di me e si muove ad una velocità pari alla metà della mia. Sembra un velivolo gigantesco, senza ali. Sto salendo e se non riuscirò ad avvicinarmi, abbandonerò l’inseguimento». Da qui si perse il contatto. Poche ore dopo, i resti del P-51 di Mantell furono trovati vicino alla cittadina di Franklin distribuiti su un territorio di 800 metri quadrati. Fu rivenuto il cadavere del capitano, il cui orologio da polso si era fermato, bizzarramente, alle 15.19 (gli aerei erano decollati alle 13:45). Le indagini dissero che probabilmente Mantell aveva perso conoscenza per mancanza di ossigeno, e che aveva scambiato per un UFO il pianeta Venere o – ma guarda – un pallone sonda Skyhook. Per chi invece vuole credere all’altra ipotesi, si tratta tecnicamente di un Incontro Ravvicinato del VII tipo, ossia il tipo di contatto alieno che cagiona la morte dell’umano.

 

Forse anche per episodi come questo la guerra UFO, anche per questo caso, è stata da sempre un tabù. Per qualche motivo, ora stanno spingendo, più o meno a livello subliminale, l’idea di una guerra con gli alieni.

 

Stiamo testimoniano ora un rovesciamento scioccante. Chi scrive una ventina di anni fa partecipò ad una conferenza in provincia, eventi piccoli e innocui fatti dalle associazioni ufologiche nazionali. Niente di che: c’era un chimico che faceva vedere un materiale che si riteneva provenisse dallo spazio, forse in un momento e in un luogo di avvistamenti, se ricordo bene. La serata fu funestata da un signore che interrompeva ad alta voce in continuazione per spiegare che quegli avvistamenti, come ogni altro, era semplicemente un pallone sonda. Continuava a ripeterlo: prima con interventi lunghi, poi con frasi più brevi, poi ripetendo sinteticamente pallone sonda. Pallone sonda. Pallone sonda. Ad un certo punto la sala cominciava pure a ridere, e forse avevo contribuito anche io perché all’ennesimo «pallone sonda» avevo istintivamente fatto il verso del cane che abbaia.

 

Il signore, probabilmente del giro degli scettici professionisti, non faceva che ripetere coraggiosamente quello che era l’argomento principe del «negazionismo ufologico» (massì, chiamiamolo così): tu credi di aver visto un UFO, invece era solo un pallone sonda. Un ufologo mi confidò che l’argomentazione era talmente radicata che addirittura le Forze dell’Ordine, bombardate da telefonate del paesino dove sarebbe apparso qualcosa in cielo, l’indomani tirerebbero fuori il pallone, magari anche fisicamente, sonda per sedare la dissonanza cognitiva generale ingeneratasi. Quanto mi si raccontava potrebbe essere solo acido complottismo pro-ufologico di provincia. Tuttavia è innegabile: laddove c’era uno scettico di UFO, c’era il pallone sonda.

 

Ora sia all’inversione totale: laddove c’è il pallone sonda, ci dicono che potrebbe essere un UFO.

 

Si tratta di qualcosa di enorme, perché gli effetti sulla popolazione di una rivelazione dell’esistenza della vita extraterrestre sono sconosciuti, e nessun amministratore, che sia il sindaco del paesino o il presidente degli Stati Uniti, vorrebbe mai trovarsi a gestire una cosa del genere: anzi, proprio per questo, per decenni si è buttata acqua sul fuoco.

 

E quindi? Perché lo stanno facendo? Perché ci parlano ora di aerei militari che abbattono dischi volanti?

 

Qualcuno dice che è per distogliere l’attenzione da fenomeni più macrologici, come le accuse di Seymour Hersh sulla responsabilità della Casa Bianca e della Marina USA sulla distruzione dei gasdotti Nord Stream. Oppure il fatto che l’Ucraina si appresta ad essere travolta dalla nuova fase dell’operazione militare russa.

 

Qualcun altro ha ripescato invece una vecchia teoria della cospirazione che girava nei primi anni Novanta, il Progetto Blue Beam, una parola che è diventata trend su Twitter non appena i militari americani hanno cominciato a parlare degli abbattimenti senza specificare che si trattava di palloni sonda cinese (secondo quanto riportato dai media, con fonti interne, gli ulti abbattuti sarebbero invece proprio palloni sonda americani: stanno sparando a loro stessi…).

 

Il Progetto Blue Beam era uno dei cavalli di battaglia di Serge Monast (1945-1996), giornalista e saggista canadese che si dedicò anima e corpo allo studio delle cospirazioni massoniche globaliste, cioè il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. Un personaggio conosciuto, anche se non troppo, in certi ambienti. Qualcuno dice che il personaggio di Mel Gibson nella pellicola hollywoodiana Ipotesi di Complotto sia ispirata a lui.

 

Nel 1994 il Monast diede alle stampe il suo libro più conosciuto, Project Blue Beam (NASA), in cui affermava che l’ente spaziale americano, in combutta con l’ONU, stava tentando di imporre una nuova religione mondiale dell’Anticristo per mezzo di una tecnologia in grado di proiettare in cielo immensi ologrammi, che avrebbero potuto, oltre che rappresentare un’invasione aliena, anche simulare visualmente qualcosa che sarebbe stato interpretato come la Seconda Venuta di Gesù Cristo.

 

Dai tempi di Monast e del proto-complottismo pre-internet, quello degli «olografari» è purtroppo un problema che affligge tutta la scena di chi non si beve le versioni ufficiali: nel 2001 dissero che gli aerei che colpirono le Torri Gemelle erano ologrammi, ed ecco che chiunque volesse mettere in dubbio la versione ufficiale (quella per cui la Torre 7 sarebbe caduta di suo, così, per simpatia) si ritrovava seduta in autobus a fianco del complottista olografico, che oggi vive per lo più spacciando video commerciali trovati in rete come fossero realtà, ad esempio il video della balena che emerge nella palestra della scuola: di fatto, uno spot tutto fatto in computer grafica di Magic Leap, una deludente società statunitense di realtà aumentata (avete presente: si fa con occhiali visori specifici o con il vostro telefonino), che dopo anni in cui prendeva immani finanziamenti di venture capital senza mostrare niente ad un certo punto cominciò a pubblicare video come questi. Gli ologrammi non c’entrano nulla.

 

 

 

 

Tuttavia, non è sbagliato pensare all’intera operazione degli alieni come ad un processo di «ingegneria religiosa».

 

Lo disse Ronald Reagan, che aveva una sincerità intellettuale tutta sua, in un memorabile discorso alle Nazioni Unite: ogni divergenza tra le Nazioni sarebbe spazzata via se ci rendessimo conto di una minaccia esterna al pianeta.

 

Un governo mondiale, quindi, potrebbe tranquillamente essere installato una volta manifestatasi concretamente la minaccia, o anche la sola esistenza, di una razza aliena.

 

Di più: la «rivelazione aliena», secondo alcuni studi di think tank vecchi di settant’anni, agirebbe come solvente della religione, in particolare quella cristiana, perché attacco diretto all’Incarnazione, da cui discende, per logica, il cosiddetto «eccezionalismo umano» (quello che tanti animalisti o ecologisti ora contestano): l’uomo non sarebbe più, definitivamente, al centro del Creato, e nemmeno la religione potrebbe più rivendicare l’umanità come figlia prediletta di Dio, che l’ha fatta a sua immagine e somiglianza.

 

Insomma, è innegabili che tutto il racconto degli alieni può essere uno degli strumenti per il Reset definitivo dell’Ordine dei secoli e per la conseguente ricostruzione del pianeta secondo i dettami del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Dobbiamo dire che i tempi non sembrano in nessun modo maturi, ma c’è da dire che ci lavorano da anni. Pensate al film del 1951 Ultimatum alla Terra. Trama: da un disco volante scende l’alieno umanoide Klaatu, che prende il nome terrestre Carpenter («falegname»: sì, come Gesù). Egli comunica che se i Paesi non saranno disarmati e formeranno un governo mondiale la Terra verrà distrutta; ha lì un robot gigante di nome Gort, dotato di laser distruttivo, a dimostrare che non si scherza. Klaatu, per convincere le autorità ad ascoltarlo, genera anche dei blackout della corrente elettrica in tutto il pianeta (sì). La polizia ad un certo punto gli spara, la ragazza del film riesce a fermare la rappresaglia del robottone. Klaatu risorge grazie ad un macchinario contenuto nel suo disco volante.

 

Un falegname sceso dal cielo per avvisarci, messo a morte dalle autorità umane ma poi risorto. Praticamente un racconto ispirato alla religione cristiana (con tanto di «Madonna» che intercede per fermare l’Ira di Dio), solo che in palio qui c’è proprio il governo mondiale contro cui ci mette in guardia San Giovanni nell’Apocalisse. Quindi, più che per Cristo, questa antica cine-storia aliena è tutta per l’Anticristo.

 

Faccio l’esempio di questo vecchissimo film perché le ditate che ci possiamo trovare sopra sono interessanti. Il produttore esecutivo, Darryl Zanuck, era un buon amico dell’esperto di guerra psicologica Charles Douglas Jackson, che ufficialmente era dirigente della rivista Time, ma che lavorava anche come stratega chiave nel Consiglio di strategia psicologica, un programma istituito dalla CIA per diffondere determinate idee e influenzare l’opinione pubblica a favore del governo. C.D. Jackson, uomo della campagna elettorale di Eisenhower con un posto all’ONU, per lo più lo chiamano così, è considerato anche come il principale attore del tentavo di controllo da parte degli USA della credenza religiosa, in particolare tramite l’infiltrazione del Vaticano del dopoguerra. (Diciamo pure che è l’uomo che comprò immediatamente il filmato Zapruder, quello che mostrava l’assassinio di Kennedy, e lo mise in un caveau del palazzo di Time a Manhattan, cono scopo di «proteggere l’integrità del film»).

 

Certo, ci lavorano da tanto tempo – e con tanti soldi. Anche la sceneggiatura dell’invasione aliena, circola da un pezzo, e con gli scopi che oramai il lettore conosce, scopi che sappiamo esistere da secoli.

 

Ogni tanto la vogliono riattivare. Può servire per distrarci, momentaneamente. A lungo termine, sappiamo tuttavia a cosa serve: a togliere agli esseri umani la loro dignità, a renderli manipolabili, spendibili, manovrabili ed eliminabili a piacere.

 

Gli alieni e le loro storie servono a de-umanizzare il pianeta, e non potrebbe essere altrimenti. De-umanizzare, de-cristianizzare, de-sovranizzare. E una grande opera di ingegneria sociale e religiosa, politica e financo biologica.

 

A questo punto ci ritorna in mente un’altra opera audiovisiva, ritenuta più bassa, forse con meno impronte del Deep State sopra. Ricorderete la mini-serie TV in tre episodi, seguitissimi anche da noi, che in Italia fu chiamata impropriamente Visitors – quella con la sigla inquietante ed irresistibile. Parlava dell’arrivo degli alieni sulla terra: scendono dai loro dischi volanti eleganti, diplomatici, ordinati, impeccabili nella loro promessa di aiutare l’umanità. Vengono in pace ed amicizia. Presidenti e maggioranze mondiali si esaltano. Un gruppo di persone realizza invece che si tratta di una razza di rettili antropomorfi appena mascherata, il cui fine è sottomettere l’umanità e probabilmente mangiarsela pure. Questa Resistenza di esseri umani che hanno capito la colossale, apocalittica menzogna in cui vivono, decide di colpire gli alieni in un momento preciso, la cerimonia con la quale essi vogliono donare agli umani e alle loro autorità collaboratrici un vaccino contro il cancro.

 

Eh. Sì. Vabbeh. Ci siamo capiti. Bella intuizione. State certi che una trama del genere, oggi, non sarebbe possibile farla passare in TV.

 

Non è che servono i palloni sonda UFO o gli ologrammi Blue Beam. Il programma è tutto in bella vista, e qui non facciamo che ripetervelo. Perché riguarda davvero le vostre vite. Materialmente, a livello biomolecolare.

 

Qualcosa di alieno è stato appena sparato nelle cellule della maggioranza degli esseri umani. Questo è l’Incontro ravvicinato che dovrebbe interessarvi di più. Il resto, in effetti, è spettacolo di contorno, è arma di distrazione di massa, una parte della propaganda del sistema transnazionale della Cultura della Morte.

 

«Credeghe ai UFO», credici agli UFO, è un’espressione con cui in Veneto si apostrofa l’ingenuità e la dabbenaggine di qualcuno. Ebbene, ora ce lo stanno ordinando, raccontandoci pure degli F-22 che li abbattono.

 

La situazione è, davvero, alienante.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Misteri

Storie misconosciute dell’11 settembre

Pubblicato

il

Da

C’è una storia che pochi conoscono sull’11 settembre, ma che è molto istruttiva. Ricorda un’altra vicenda misconosciuta della quale su Renovatio 21 vi abbiamo parlato, quella dei dirottamento fallito del quinto aereo, del quale ufficialmente si sa pochissimo. Poi, vi sono altre storie ancora più misconosciute, che sono, però, in grado di porre domande definitive sul massacro di quel giorno.

 

Il 1° agosto 2001 James Woods è in prima classe su un volo Boston-Los Angeles. Oltre a lui, nello scompartimento ci sono solo quattro uomini, ben vestiti, di aspetto mediorientale, che viaggiano insieme. Non mangiano, non bevono, non dormono, non leggono. Parlano a bassa voce. Restano dritti nei sedili. Woods, attore abituato a osservare i volti, prova un disagio netto.

 

Non è un profiling razzista: è il dettaglio che non torna. Va dall’assistente di volo e dice, con la consapevolezza di quanto pesi quella parola a bordo: «penso che questo aereo verrà dirottato», avrebbe detto l’attore di C’era una volta in America, Videodrome e Casino alla hostess. Il divo chiede di parlare con i piloti. Il primo ufficiale lo rassicura: la porta della cabina resterà chiusa. L’aereo atterra. L’equipaggio, secondo i resoconti successivi, segnala il fatto alla FAA. Non succede nulla di particolare.

 

Quella segnalazione è il cuore della storia, e anche il punto in cui la leggenda la distorce. Woods non chiama l’FBI un mese prima dell’11 settembre. Lo dirà lui stesso al giornalista TV Bill O’Reilly nel febbraio 2002, per correggere i giornali: «non ho denunciato questo all’FBI prima dell’11 settembre». La sera degli attacchi, a casa, un amico gli rammenta il volo di agosto. Woods ci ha pensato tutto il giorno. Il 12 settembre chiama l’ufficio federale. Il 13 gli agenti sono sotto casa Woods alle sei del mattino. «Siamo l’FBI», gli dicono quando chiede come abbiano fatto a trovare l’indirizzo.

 

Woods crede di riconoscere due volti tra i 19 dirottatori: Hamza al-Ghamdi, sul volo United 175 che colpì la Torre Sud, e Khalid al-Mihdhar, sull’American 77 diretto al Pentagono. Dice di aver saputo, non dall’FBI ma da una fonte informale di livello più alto, che tutti e quattro gli uomini di quella prima classe erano coinvolti e che il volo era una prova. Un funzionario federale intervistato dal New Yorker nel 2002 è più cauto: l’ufficio ha indagato il racconto, ma non ha trovato prove che quei dirottatori fossero proprio su quel volo. Resta il fatto, confermato da più inchieste, che nei mesi precedenti alcuni hijacker fecero voli di ricognizione, anche da Boston.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La storia di Woods apre a una problematica profonda. Un passeggero vede un comportamento anomalo, lo dice a chi di dovere in volo, la segnalazione sale almeno fino alla FAA, e il sistema pre-11 settembre non ha gli strumenti, o la volontà, per trattare un sospetto «tenue» come un pericolo reale. Dopo le Torri, tutto diventa ovvio. Prima, quattro uomini silenziosi in prima classe erano solo quattro uomini silenziosi. Woods aveva visto qualcosa. Lo Stato, quel giorno di agosto, non sapeva ancora come guardare.

 

O forse non voleva guardare: molto si è scritto su come le agenzie americane ne avessero prescienza: sapevano del fatto che i terroristi erano sul suolo americano. Forse lo sapeva la CIA e non l’aveva detto all’FBI. Forse lo sapeva anche all’FBI. Compaiono strani legami con personaggi e persino funzionari diplomatici sauditi.

 

Innanzitutto, Fahad al-Thumairy, un imam e funzionario del ministero degli Affari islamici, accreditato al consolato di Los Angeles: fonti FBI indicano che ricevette i due dirottatori all’arrivo e li mise in contatto con il misterioso Omar al-Bayoumi. Il religioso ha detto di non ricordarli.

 

Il Bayoumi accolse i terroristi a Los Angeles, e li aiutò a trovare un appartamento a San Diego, firmò come garante del contratto, li introdusse nella comunità. Per anni si presentò come studente. Documenti FBI declassificati (memo del 2017) lo descrivono invece come cooptee dei servizi sauditi (GIP), pagato con uno stipendio mensile veicolato tramite l’ambasciata e il canale dell’allora ambasciatore principe Bandar bin Sultan al Saud, detto anche «Bandar Bush» per la sua prossimità con il casato presidenziale texano. In seguito Bandar sarebbe divenuto capo dell’Intelligence saudita.

 

Il compito dichiarato del Bayoumi, secondo l’FBI, era raccogliere informazioni sulla comunità saudita e riferire a Bandar. Riad continua a negare che fosse un agente. Bayoumi, nei primi mesi del 2000, telefonò decine di volte a consolato, ambasciata e missione culturale saudita.

 

La moglie di Bandar, principessa Haifa bint Faisal, inviò per anni assegni mensili (in genere circa 2.000 dollari) alla moglie di Osama Bassnan, che viveva vicino ai futuri dirortattori, presentati come aiuto medico. Secono un informatore FBI, dopo gli attentati il Bassnan vantò di aver fatto «più di Bayoumi» per loro.

 

In casa Bassnan l’FBI trovò assegni per circa 74.000 dollari. Almeno un assegno da 15.000 dollari partì dal conto dello stesso Bandar. Parte di quegli assegni fu girata alla moglie di Bayoumi. I sauditi parlano di beneficenza inconsapevole: domanda di aiuto all’ambasciata, prassi reale nel mondo saudita. I critici notano la tempistica (i pagamenti coincidono con l’arrivo e il soggiorno dei due dirottatori) e il fatto che i beneficiari erano proprio chi li stava sistemando.

 

Le «28 pagine» dell’inchiesta congressuale del 2002, declassificate nel 2016, aggiungono un altro dettaglio: nella rubrica di Abu Zubaydah compariva un numero non in elenco di una società che gestiva la proprietà di Bandar ad Aspen. È un collegamento indiretto, non una prova di comando.

 

Il sospetto è che, tuttavia, anche altri governi potrebbero essere coinvolti nel mega-attentato. Compresi gli stessi Stati Uniti.

 

Gli USA ha fatto una «scelta deliberata» per «contribuire a creare» gli stessi estremisti che hanno ideato e realizzato il più grande attacco su suolo americano, la distruzione delle Torri gemelle di Nuova York, di parte del Pentagono e di quattro aerei di linea. A sostenerlo è stato tre anni Peter Kuznick, professore di storia all’Università americana.

 

«Sapevamo esattamente chi erano queste persone e come erano le loro organizzazioni», ha detto il coautore del libro Untold History of the United States («storia non detta degli Stati Uniti»). «Gli Stati Uniti hanno contribuito ad addestrare, reclutare, armare ed educare gli estremisti islamici che poi avrebbero agito contro gli Stati Uniti l’11 settembre», ha affermato il professor Kuznick.

Sostieni Renovatio 21

Gli Stati Uniti credevano che gli attacchi dell’11 settembre fossero stati pianificati dal leader di Al Qaeda Osama bin Laden, che all’epoca si trovava in Afghanistan sotto la protezione dei talebani, al potere dal 1996. È un fatto ben documentato che Washington ha finanziato Maktab al-Khidamat, il precursore di Al Qaeda, fondata, tra gli altri, da Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ayman al-Zawahiri, medico già leader dei Fratelli Musulmani in Egitto, è stato successivamente ucciso da un attacco di droni statunitensi a Kabul, in Afghanistan, nel 2022.

 

Per quanto riguarda materialmente gli attacchi dell’11 settembre, è divenuto chiaro, da vari incartamenti tribunalizi emersi di recente, che quantomeno la CIA ha mentito su quel che si sapeva, lasciando agenti sauditi liberi di entrare ed operare in territorio americano.

 

Trump aveva promesso di desecretare i segreti sull’11 settembre, assieme a quelli su John Kennedy, Bob Kennedy e Martin Luther Kingo. Non abbiamo visto nulla: soprattutto, non abbiamo visto i file su Epstein, almeno non nella loro totalità.

 

In un podcast recente, il giornalista Tucker Carlson – a cui, si sospetta, Trump avrebbe detto anni fa che è stata la CIA ad uccidere JFK – lamentando il tradimento di Trump ha suggerito velatamente che Epstein potrebbe avere a che fare con l’11 settembre: il riferimento è alle giocate di borsa contro le linee aeree coinvolte e su industrie di armi, manovre che chiaramente mostravano una precognizione della catastrofe.

 

Ricordiamo anche come Trump nelle ore successive al disastro andava in giro a dire a TV e giornali che era impossibile che le due torri fossero venute giù perché colpite da aerei – concetto che ribadiva spiegando che lui stesso è un costruttore di grattacieli…

 

È passato un quarto di secolo, e osserviamo come l’idea che possa essersi trattato di una demolizione deliberata, un tempo pensiero etichettato come allucinato e complottista, oramai abbia quasi raggiunto il mainstream. Sempre nel programma del Carlson, è intervenuto nell’ultimo anno Curt Weldon, un personaggio significativo tra chi vuoel far luce nella vicenda.

 

Weldon è stato deputato repubblicano della Pennsylvania per vent’anni (1987-2007), nonché vicepresidente della Commissione Armed Services e della Commissione Homeland Security della Camera. È il politico che nel 2005 ha portato in aula Able Danger: il programma militare di data mining che, secondo lui e alcuni ufficiali coinvolti, aveva identificato Mohamed Atta e una cellula di al-Qaeda a New York più di un anno prima dell’11 settembre, e che non poté passare i dati all’FBI per ostacoli legali e burocratici.

Iscriviti al canale Telegram

La Commissione 11 settembre e poi il Pentagono e il Senato hanno smentito che Able Danger avesse identificato Atta prima degli attentati. Weldon ripete le sue accuse nel libro appena pubblicato Able Danger: What the 9/11 Commission Never Told You.

 

Il 16 ottobre 2006, tre settimane prima delle elezioni di midterm, l’FBI perquisì la casa di Karen Weldon a Filadelfia, quella del socio Charles Sexton, gli uffici della loro società Solutions North America e altri indirizzi in Pennsylvania e Florida (tra cui Itera, società energetica russa). L’inchiesta riguardava se Weldon avesse usato la carica per procurare alla figlia e all’ex responsabile della raccolta fondi contratti di lobbying da circa un milione di dollari (clienti russi e un imprenditore serbo legato al presidente serbo Slodoban Milosevic). Weldon e la figlia non furono mai incriminati. Una lobbyista collegata, Cecilia Grimes, fu poi accusata di aver distrutto prove. Weldon perse il seggio a favore dello sconosciuto Joe Sestak.

 

Weldon ha sempre detto che il raid era politico: timing elettorale, fuga di notizie, perquisizioni spettacolari senza poi capi d’accusa. In interviste recenti (anche da Tucker Carlson) sostiene che fosse una ritorsione per Able Danger e per aver accusato l’amministrazione di aver ignorato Intelligence pre-11 settembre. Non accadde nulla: nessuna conseguenza, se non l’esclusione dall’arena politica, dove l’ex pompiere Weldon era determinato a trovare la verità sui 300 colleghi morti.

 

Lo Weldon ha ricordato un particolare importante, espresso in chiarezza da un documento pubblico: le registrazioni radio del dipartimento dei vigili del fuoco di Nuova York (FDNY) del battaglione 7, in particolare il Battalion Chief Orio Palmer nella Torre Sud.

 

Secondo quanto ricostruito, il Palmer entra nella South Tower, ripara un ascensore, sale al 40° piano e in radio dice che è lì e che salgono le scale. Ogni tanto aggiorna: 50°, 60°, tutto sotto controllo. Arriva al 78°, piano dell’impatto, esce dalla torre scale e dice, in sostanza: siamo al piano dell’impatto, ci sono due focolai e li possiamo gestire («Ci sono due incendi e li possiamo gestire»). Poco dopo la torre crolla. Lo Weldon sottolinea che Palmer non parla di un incendio incontrollabile né di un edificio in procinto di crollare.

Quelle voci esistono. Nel 2002 il New York Times le descrisse dopo il ritrovamento del nastro (circa 78 minuti) a 5 World Trade Center: Palmer e Ladder 15 sul 78°, feriti da evacuare, nessuna traccia che i pompieri capissero che la torre stava per cadere. Furono rese pubbliche dopo una causa FOIA del Times, nel 2005. Weldon lo usa per dire che il racconto ufficiale sul collasso non torna con quello che i vigili vedevano dal piano colpito.

 

È, sotto sotto, la teoria degli esplosivi nascosti nei palazzi che sarebbero stati fatti esplodere, come in una demolizione controllata, subito dopo l’impatto degli aerei. La stessa teoria che sembra l’unica a poter spiegare il famigerato crollo della torre 7, il palazzo che non era stato colpito da alcun aereo, ma che all’interno aveva tanti uffici significativi tra cui un ufficio clandestiono della CIA, uno dell’IRS (il fisco USA), la SEC (cioè la CONSOB americana), il Secret Service (cioè l’agenzia che protegge il presidente) e pure l’ufficio emergenze del sindaco di Nuova York, a quel tempo Rudy Giuliani.

Aiuta Renovatio 21

Un’altra storia che oramai vediamo sdoganata negli USA è quella degli «israeliani danzanti», una storia anche quella proibita in questi decenni.

 

L’11 settembre 2001, dal Nuovo Jersey, una testimone di nome Maria vide tre uomini sul tetto di un furgone bianco nel parcheggio dei Doric Towers a Union City. Di fronte, le Torri Gemelle in fiamme. Lei disse all’FBI che sembravano allegri: sorrisi, abbracci, high five, foto con lo skyline che bruciava. Non disse che ballavano. Il soprannome «israeliani danzanti» arrivò dopo. I rapporti FBI li chiamano piuttosto «High Fivers».

 

I cinque erano cittadini israeliani e lavoravano per Urban Moving Systems di Weehawken, società di traslochi del connazionale Dominik Suter. Il furgone fu fermato nel pomeriggio sulla Route 3, vicino a Giants Stadium. In macchina: passaporti (uno tedesco), circa 4.700 dollari in un calzino, taglierini da scatole, biglietti aerei. Uno di essidisse ai poliziotti: «siamo israeliani. Non siamo il vostro problema. I palestinesi sono il problema».

 

Un altro lasciò gli Stati Uniti dopo un colloquio FBI. Lo studio aveva molti computer per una ditta piccola; alcuni lo dipinsero come un front, una copertura del Mossad. Forward e ABC riportarono che almeno due dei cinque comparivano in banche dati come legati ai servizi israeliani: si tratta di segnalazioni grezze, non di prove chiuse.

 

Restarono in carcere circa 71 giorni, tra i centinaia di fermati per visti dopo l’attacco. Firma di espulsione per irregolarità immigratorie, poi Israele. L’FBI, in un memo interno del 24 settembre 2001, scrisse che Newark e Nuova York non avevano trovato «conoscenza preventiva» dell’attacco né attività di intelligence clandestina in corso.

 

Tornarono in patria e furono invitati ad uno show TV israeliano stile David Letterman.

 

 

È solo una delle tante altre storie che si possono raccontare, altre sono ancora più incredibili.

 

La storia finisce qui solo se permettiamo ai padroni della narrazione di farl finire. Perché, come il COVID, l’11 settembre è stata un’operazione di successo: una manipolazione psicologica globale immensa, un trauma portato all’intera Civiltà – probabilmente, non dal solo Osama Bin Laden, ma di figure ben più potenti e crudeli, che odiano la Civiltà più di quanto non la odino i fondamentalisti, che altro non sono che strumenti di questa guerra occulta.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

 

Continua a leggere

Misteri

Multa se guidi con le ciabatte: leggenda metropolitana? Ecco la verità

Pubblicato

il

Da

È estate e si ripropone il più antico degli enigmi dell’italico cittadino della modernità: se le autorità mi fermano mentre guido con le ciabatte, sono passibile di multa, o perfino di denunzia?   Per anni in molti vi hanno creduto. Poi si è sparsa la voce opposto: ma no, si tratta solo di una leggenda metropolitana.,   Renovatio 21 cerca di far luce anche su codesto mistero. Diciamo che si tratta di un mito urbano in parte, ma in parte no — insomma è una via di mezzo.   Non esiste un divieto specifico sulle ciabatte. Il Codice della Strada non contiene nessun articolo che imponga scarpe chiuse o che proibisca infradito, sandali o calzature aperte: un divieto del genere esisteva nel vecchio regolamento, ma è stato abrogato nel 1993. Nel vecchio codice era scritto che le scarpe dovevano essere consone alla guida.   Il vecchio testo del 1959 – il «Testo Unico delle norme sulla circolazione stradale, D.P.R. 393/1959, che fu sostituito dal Codice del 1992 – non parlava esplicitamente di «ciabatte» in questi termini colloquiali, ma imponeva l’obbligo di indossare calzature idonee alla guida. Da quando è entrato in vigore l’attuale Codice, questa prescrizione specifica sul tipo di calzatura è stata eliminata.   Quindi, in teoria, oggidì non puoi essere fermato e multato «per aver indossato le ciabatte» come tale.

Sostieni Renovatio 21

Tuttavia gli articoli 141, 141 e 169 del Codice della Strada attuale (D.Lgs. 285/1992) obbligano a mantenere sempre il pieno controllo del veicolo e la massima libertà di movimento per manovre d’emergenza in sicurezza. Quindi se un agente ritiene che la calzatura abbia effettivamente compromesso la guida — ad esempio se accerta che una guida indecisa o una frenata tardiva sono state causate da una calzatura inappropriata — può comunque contestare l’infrazione, non per «ciabatte» ma per mancato controllo del veicolo. La sanzione prevista in questi casi va da 42 a 173 euro (29,40 se paghi entro 5 giorni).   E quindi «multa per le ciabatte» in sé è leggenda metropolitana, ma la «multa per guida non sicura causata dalle ciabatte» è reale, anche se rara in pratica (bisogna che sia dimostrato un nesso concreto). Lo stesso vale per guidare scalzi o con infradito.   Un dato interessante è che le polizze RC Auto standard coprono l’imprudenza e generalmente non contengono una clausola specifica di rivalsa per le calzature, quindi anche il tanto citato «rischio assicurativo» legato alle ciabatte è più teorico che documentato nella pratica.   Guidare in ciabatte, dunque, purtroppo, si può , ma resta rilevante ai fini di eventuale responsabilità in caso di incidente, in base agli articoli 140 («Gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale») e 141 del Codice attuale («il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza») e 169 («in tutti i veicoli il conducente deve avere la più ampia libertà di movimento per effettuare le manovre necessarie per la guida»).   Ci chiediamo, a questo punto, quante multe hanno preso le signore con tacco 12. E quanti incidenti hanno causato?   E ancora: non sarebbe il caso di reinstaurare la legge anti-ciabatta, ora che siamo tutti minacciati dalla bruta violenza anarco-tirannica degli immigrati ciabattoni?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Misteri

Aumento record degli avvistamenti UFO in Germania

Pubblicato

il

Da

Secondo il Central Research Network for Extraordinary Celestial Phenomena (CENAP), la più grande rete privata tedesca dedicata alla segnalazione e all’indagine sugli UFO, si è registrato un netto aumento delle segnalazioni di avvistamenti UFO, fenomeno che in gergo ufologico viene definito flap.

 

Tale incremento coincide con la diffusione da parte del Pentagono di documenti declassificati riguardanti fenomeni ritenuti potenzialmente collegati ad attività extraterrestri.

 

Il direttore Hansjuergen Koehler ha dichiarato che il CENAP non ha mai ricevuto un numero così elevato di segnalazioni di fenomeni anomali non identificati – la denominazione ufficiale degli UFO – come quello attuale.

 

«Riceviamo tra le tre e le sei segnalazioni al giorno», ha affermato in un’intervista concessa domenica a Euronews. Entro agosto 2026 lui e il suo team avevano esaminato circa 14.000 segnalazioni di avvistamenti, senza tuttavia precisare l’arco temporale di riferimento.

Sostieni Renovatio 21

Il Koehler non ha escluso che «ci sia vita là fuori», ma ha dichiarato di mantenere uno scetticismo sulla stragrande maggioranza degli avvistamenti, osservando che la quasi totalità si rivela essere costituita da aerei, stadi di razzi, satelliti, meteore, pianeti, palloni aerostatici o addirittura laser visibili a chilometri di distanza. Alcuni casi restano irrisolti perché gli investigatori non dispongono di elementi fondamentali, come video ad alta risoluzione.

 

Il Koehler ha comunque precisato che «inspiegabile» non equivale necessariamente a «extraterrestre», e ha consigliato agli aspiranti cacciatori di UFO di utilizzare le app di astronomia gratuite, in grado di identificare i corpi celesti semplicemente puntando un telefono verso il cielo.

 

Il dibattito sui fenomeni extraterrestri ha guadagnato nuovo slancio dopo la pubblicazione da parte del Pentagono di materiale in precedenza secretato relativo a presunti avvistamenti alieni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato la divulgazione a febbraio, dopo che l’ex presidente Barack Obama aveva dichiarato in un’intervista podcast che gli alieni erano «reali».

 

Trump aveva accusato Obama di aver rivelato indebitamente informazioni secretate e si era impegnato a desecretare i documenti. L’operazione di divulgazione è iniziata a maggio con circa 160 documenti, cui sono seguiti altri quattro lotti di filmati e testimonianze.

 

Venerdì il Pentagono ha reso pubblico il quinto lotto di documenti. I 41 file comprendono più di una dozzina di video, tre immagini e circa 20 documenti PDF che illustrano avvistamenti dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico. I documenti provengono dal Pentagono, dall’FBI, dalla CIA, dal Dipartimento di Stato e dall’Ufficio esecutivo del Presidente, e coprono il periodo dal 1953 fino all’anno in corso.

 

Gran parte del materiale diffuso consiste in filmati sgranati di oggetti non identificati, tra cui apparenti sfere luminose e luci, ripresi da sensori e telecamere militari. Sei video documentano un incontro avvenuto nel settembre 2021 tra forze speciali a bordo di un aereo da combattimento AC-130J sul Golfo dell’Oman.

 

Un altro filmato, registrato quest’anno da un «agente speciale del governo statunitense» nella parte occidentale degli Stati Uniti, mostra due aree «nerastre e incandescenti» in lento movimento nelle immagini a infrarossi. Il lotto include inoltre otto moduli di intervista ai testimoni dell’FBI (FBI 302) accompagnati da ricostruzioni artistiche degli oggetti segnalati.

 

Nonostante l’aumento della documentazione disponibile, i funzionari statunitensi continuano a sostenere che non esistano prove certe di vita extraterrestre, di tecnologia aliena o di insabbiamenti governativi. Molti avvistamenti trovano spiegazioni chiaramente terrestri, dalle distorsioni a infrarossi e dalle tracce termiche degli aerei ai voli di prova classificati. Nel presentare l’ultima pubblicazione, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha dichiarato che altri documenti saranno resi noti «progressivamente».

 

A febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al dipartimento della Guerra di divulgare «ogni singola informazione» relativa agli UAP (Unidentified Aerial Phenomenon, «fenomeni aerei indentificati», o, più di recente, «fenomeni anomali indentificati»). L’ordine è emerso in un clima di rinnovato interesse pubblico per la tematica, che comprendeva anche i commenti dell’ex presidente Barack Obama sulla possibilità di vita extraterrestre.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che scoprirà insieme al pubblico americano se il suo dipartimento possiede documenti che dimostrano l’esistenza degli alieni. Nel frattempo Trump ha ripetutamente dichiarato che avrebbe desecretato i file UFO, l’ultima volta mesi fa.

Aiuta Renovatio 21

Secondo il deputato statunitense Tim Burchett, che cita fonti governative anonime, gli alieni avrebbero visitato il nostro pianeta a bordo di un’astronave extraterrestre e avrebbero preso contatto con gli esseri umani. Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni il Pentagono ha ripetuto di non possedere «alcuna prova che indichi che vita extraterrestre abbia visitato il pianeta».

 

L’anno passato il vicepresidente americano JD Vance si è detto «ossessionato» dal tema degli UFO. Lo stesso ha dichiarato due mesi fa che secondo lui gli alieni sono in realtà demoni. L’affermazione, ripetuta dall’ esorcista monsignor Stephen Rossetti negli scorsi giorni, è costata al sacerdote un licenziamento da parte dell’arcivescovo di Washington cardinale Robert McElroy.

 

Le affermazioni dell’esorcista e del Vance hanno fatto il giro della rete, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il generale in pensione William Neil McCasland, la cui carriera militare sarebbe stata legata alla tecnologia UFO, è sparito senza lasciar traccia. il McCasland fa parte di una sequela di almeno una dozzina di scienziati ed esperti di tecnologia nucleare e UFO spariti negli ultimi mesi, sulla cui scomparsa l’FBI starebbe indagando. Settimane fa era stato trovato morto suicida l’esperto di UFO David Wilcock, che aveva varie volte dichiarato che non si sarebbe mai suicidato.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine generata artificialmente

 

Continua a leggere

Più popolari