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Immigrazione

Sionisti in festa per l’invasione di Ceuta. Perché?

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Mentre forse 70.000 nordafricani si riversavano nell’exclave spagnola di Ceuta si sono registrate le reazioni scherno e giubilo di politici israeliani ed altri sionisti, che hanno festeggiato l’invasione del territorio europeo come uno schiaffo in faccia al presidente spagnolo Pedro Sanchez, il cui governo è ostile allo Stato di Israele.

 

Sebbene politici e opinionisti israeliani abbiano trascorso decenni a lamentarsi della presunta «islamizzazione» dell’Europa, venerdì hanno festeggiato l’afflusso di decine di migliaia di musulmani nel territorio dell’UE. Dopo che il Sanchez ha definito la guerra di Israele a Gaza un «genocidio», ha vietato il transito di materiale militare verso Israele attraverso il suo territorio e ha negato agli Stati Uniti l’uso delle sue basi militari per colpire l’Iran, i commentatori sionisti hanno visto l’invasione di Ceuta come una giusta punizione per la Spagna.

 

L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha sfruttato la crisi per chiedere alla Spagna di cedere le sue due exclave nordafricane: Ceuta e Melilla.

 

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«La Spagna, che non perde mai l’occasione di fare la morale a Israele, ha dichiarato lo stato di emergenza a Ceuta in seguito alla crisi sulla sua politica migratoria», ha scritto su X, riferendosi alla dichiarazione di emergenza locale a Ceuta. «Forse, prima di continuare a farci la morale, è ora che spieghi al mondo perché mantiene ancora enclavi coloniali in Africa».

 

Nel frattempo, l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, delle alture del Golan e di alcune zone del Libano meridionale è considerata illegale ai sensi del diritto internazionale e delle Nazioni Unite. Sebbene Israele non appoggi ufficialmente le rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla, lo Stato ebraico ha rafforzato le relazioni con il Marocco dopo la firma degli Accordi di Abramo nel 2020

 

È riemerso pure un post del 2019 figlio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, Yair, che aveva lasciato intendere nel 2019 che suo padre avrebbe potuto «finanziare ONG che lo esortassero a cedere Ceuta e Melilla».

 

 

«Facciamo un patto: noi non finanzieremo le ONG nel vostro Paese che vi chiedono di cedere Ceuta e Melilla, e voi smetterete di finanziare le ONG nel nostro Paese che ci chiedono di cedere la Giudea e la Samaria». «Giudea e Samaria» è il modo in cui i sionisti chiamano la Cisgiordania, considerata come territorio che subirà l’annessione allo Stato Giudaico, di cui i coloni, sempre più violenti, sono l’avanguardia materiale.

 

Netanyahu junior, recentemente mostrato nel suo carattere spavaldo ed estremista sul documentario sul padre The Bibi Files, nel maggio 2019 aveva inoltre pubblicata una cartina dell’area tra Spagna e Marocco con un commento interessante: «Cari arabi e musulmani, volete liberare le terre arabo-islamiche occupate? Ecco un buon inizio!».

 

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Ora lo Yair, già in passato finito nelle peste per post che utilizzavano meme ritenuti paradossalmente antisemiti, si lamenta del fatto che qualcuno gli faccia notare quanto aveva scritto: «vedo che i teorici della cospirazione antisemiti stanno usando questo tweet del 2019 come “prova” per le loro assurde accuse del sangue contro gli ebrei e Israele. Questo è assurdo» ha dichiarato in un post di sabato.

 

Il giornalista israeliano Edy Cohen non è stato certo l’unico a festeggiare, ma in un lungo articolo su X ha presentato l’invasione come una punizione divina per la profanazione della bandiera israeliana avvenuta durante la «Corsa dei Tori» del mese scorso a Pamplona.

 

 

«Quando si vuole distruggere Israele, ci si rivolge ai giovani marocchini», scrisse. «Hanno issato uno striscione con scritto “Distruggete Israele”. Il destino, con un cinismo quasi divino, ne ha issato un altro per loro: “Accogliete il Marocco”».

 

Cohen ha fatto seguire al suo messaggio celebrativo una minaccia: «E non stupitevi se tra qualche anno quegli stessi giovani che hanno preso d’assalto Ceuta saranno quelli che scenderanno in piazza a Madrid e Barcellona gridando i nuovi slogan… chi invoca la distruzione dello Stato ebraico scoprirà improvvisamente che la distruzione può iniziare anche in casa propria».

 

Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, si è unito alle prese in giro, congratulandosi in spagnuolo con Sanchez «per il suo profondo impegno nell’accogliere l’immigrazione e la “diversità umana”». Il Ben-Gvir, che ha invocato la distruzione del Libano, l’esecuzione dei prigionieri palestinesi e l’uso della fame come arma di guerra, ha esortato Sanchez ad andare oltre e a contribuire allo spopolamento di Gaza.

 

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«Come persona che nutre grande preoccupazione per Hamas e per gli abitanti di Gaza», ha proseguito, «vi esorto a tradurre le parole in azioni: aprite le porte della Spagna e concedete asilo agli abitanti di Gaza che desiderano emigrare. Questa è un’ottima opportunità per contribuire un po’ di più alla “diversità umana” della Spagna».

 

L’influencer israeliano Yoav Kaufman ha proposto su X una soluzione inedita alla crisi: cedere metà del territorio spagnolo al Marocco, in una moderna rivisitazione della conquista islamica della Spagna. «Due Stati per due Nazioni. Vivono fianco a fianco. In pace e prosperità», ha scritto, ironizzando sul sostegno spagnolo alla creazione di uno Stato palestinese. Ironicamente, sul suo profilo X il Kaufman descrive Israele come colui che «combatte la guerra futura dell’Occidente».

 

La potente lobby israeliana negli Stati Uniti si è schierata contro la Spagna anche nella disputa su Ceuta. Michael Rubin, direttore delle politiche del think tank filo-israeliano Middle East Forum, ha suggerito che «se la Spagna restituisse Ceuta e Melilla occupate alla loro legittima sovranità marocchina, Madrid non si troverebbe in questo pasticcio». Per garantire che il suo ragionamento fosse ascoltato dal maggior numero possibile di persone, Rubin ha pubblicato un post in inglese, spagnolo, arabo e pure in berbero.

 

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In un articolo pubblicato ad aprile sul sito di notizie israeliano Ynet, il giornalista marocchino e membro del Middle East Forum, Amine Ayoub, ha esortato Israele ad aiutare il Marocco a «riconquistare Ceuta e Melilla», affinché Stati Uniti e Israele potessero «punire un membro della NATO che ha ripetutamente scelto l’ostruzionismo» e stabilire una presenza militare sullo Stretto di Gibilterra.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad aprile Netanyahu aveva attaccato duramente la Spagna per quella che ha definito una ripetuta opposizione a Israele e la «diffamazione» delle forze armate, dopo che Madrid ha condannato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) per gli attacchi in Libano. In un videomessaggio il premier israeliano aveva dichiarato di aver ordinato l’espulsione della Spagna dal centro di coordinamento di Kiryat Gat, sostenuto dagli Stati Uniti, che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza, definendola una punizione per la sua opposizione a Israele.

 

«Israele non resterà in silenzio di fronte a chi ci attacca. La Spagna ha diffamato i nostri eroi, i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, i soldati dell’esercito più morale del mondo», ha dichiarato Netanyahu. «La Spagna ha scelto ripetutamente di schierarsi contro Israele… Non intendo permettere a nessun Paese di intraprendere una guerra diplomatica contro di noi senza pagarne immediatamente il prezzo».

 


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Nel settembre scorso era emerso che la Spagna aveva cancellato quasi 1 miliardo di euro di contratti di difesa con aziende israeliane, la sua mossa più forte finora nell’ambito delle misure annunciate dal Sanchez contro lo Stato degli ebrei.

 

A maggio 2025 il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, durante una riunione di Paesi arabi ed europei svoltasi a Madrid, aveva affermato che la comunità internazionale dovrebbe valutare l’imposizione di sanzioni contro Israele per fermare la guerra a Gaza.

 

Il mese prima il Regno di Spagna ha denunciato i bombardamenti israeliani sul Libano e ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza, dopo le notizie secondo cui sarebbero state uccise più di 350 persone.

 

Madrid, assieme ad Irlanda, Norvegia, si era coordinata ancora mesi fa per il riconoscimento dello Stato palestinese, provocando il richiamo degli ambasciatori da parte di Israele.

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Durante la primavera 2024 la Spagna si era rifiutata di far attraccare nel porto di Cartagena una nave che trasportava armi verso Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, nell’ottobre 2024 il ministro spagnuolo per i diritti sociali Ione Belarra ha esortato i leader europei a intraprendere azioni immediate contro Israele, paventando la possibilità che altrimenti la UE diventi «complice del genocidio».

 

 

Come riportato da Renovatio 21, il Regno di Spagna, assieme all’Irlanda, ha chiesto che la UE sospenda l’accordo di libero scambio con Israele e accusa Netanyahu per gli attacchi all’UNIFIL dello scorso ottobre.

 

Il premier Sanchez aveva già chiesto alla comunità internazionale di interrompere le vendite di armi a Israele.

 

Nel frattempo, sul web circolano meme come questo.

 


Insomma, una narrativa tutta israeliana dei fatti di Ceuta non solo emerge dai commenti in rete, ma viene abbracciata apertamente da figure apicali del sionismo israeliano ed internazionale.

 

C’è una notoria parola yiddish per una tale situazione: chutzpah, termine che sta impudenza, spudoratezza offensiva, sfrontatezza estrema, un coraggio sfacciato o faccia tosta al limite dell’arroganza. Nell’umorismo yiddish un esempio è la storia di chi uccide i genitori e chiede clemenza al giudice perché è un orfano.

 

Per gli europei – che sono stati pure convinti, nell’inebetimento della propaganda battente, di avere radici «giudaico-cristiane» (ma giudaico-, perché?) – tuttavia al momento non c’è niente da ridere.

 

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Immigrazione

La Svezia contro la Spagna per l’amnistia ai migranti

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Il primo ministro svedese Ulf Kristersson si è allontanato dalla linea di solidarietà dell’UE verso la Spagna dopo la crisi di Ceuta, definendo l’amnistia per i migranti di Madrid una «pessima idea» che rischia di far ripetersi l’ondata migratoria del 2015 in Europa, mettendo in guardia sul fatto che la possibile regolarizzazione di oltre un milione di persone da parte della Spagna aprirebbe una via di fuga che consentirebbe ai migranti di muoversi verso Nord attraverso le frontiere aperte dell’Unione.   L’invasione marocchina di Ceuta, territorio UE, ha provocato critiche da altri leader europei, molti dei quali lo hanno collegato al piano spagnolo di regolarizzazione, destinato a 500.000 persone, anche se si teme che il numero possa raddoppiare. Di conseguenza, 22 Stati membri, tra cui la Svezia, hanno sottoscritto una lettera congiunta in cui chiedono alla Spagna controlli più rigorosi alle frontiere esterne.   In un’intervista al Financial Times, Kristersson ha ribadito le sue riserve sul programma di regolarizzazione di Madrid. «Simboleggia il fatto che dobbiamo ancora stare molto, molto attenti a non agire in un modo che possa anche solo avvicinarsi a quanto accaduto nel 2015», ha affermato. «Penso che la Spagna abbia recepito il messaggio… ma dimostra la nostra vulnerabilità».   Il primo ministro di Stoccolma aggiunto di aver segnalato alla leadership spagnola i rischi del piano di regolarizzazione, spiegando che esso consente ai migranti di spostarsi verso nord senza controlli grazie al sistema Schengen, e che l’afflusso potrebbe indebolire la solidarietà europea.

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«Non è il momento di abbassare la guardia… la stragrande maggioranza della popolazione svedese afferma di non poter tornare a una situazione fuori controllo», ha dichiarato Kristersson. «Fare cose che potrebbero compromettere una situazione stabile sarebbe una pessima idea».   La scorsa settimana il Commissario europeo per gli Affari interni Magnus Brunner ha dichiarato che esiste «piena solidarietà con la Spagna attorno al tavolo delle trattative», presentando la crisi di Ceuta come una prova superata dal blocco. Riguardo all’amnistia, Brunner ha affermato che la Commissione non individua «un collegamento diretto… tra le regolarizzazioni e gli incidenti di Ceuta».   La Svezia aveva espresso preoccupazioni sul programma già prima che migliaia di migranti prendessero d’assalto il confine spagnolo. Già a giugno, quasi due mesi prima dell’invasione di Ceuta, il ministro svedese per la migrazione Johan Forssell aveva avvertito che avrebbe messo a rischio la politica di rimpatrio dell’Unione Europea.   Dopo l’inizio della crisi ha criticato la Spagna, dichiarando: «Avevamo messo in guardia sui rischi. Quando si concedono amnistie di tale portata a persone che non hanno diritto all’asilo, si crea un incentivo… a venire in Europa».   Il ministro ha tracciato un parallelo con l’esperienza svedese di dieci anni prima, quando «250.000 persone arrivarono in due anni». «Abbiamo imparato la lezione», ha detto il Forssello. «Ecco perché abbiamo cambiato politica. Ma la Spagna ha intrapreso una direzione completamente diversa».   La Spagna ha respinto le accuse. Il primer ministro Pedro Sanchez ha definito la lettera congiunta dell’UE «egoistica, polarizzante e illegale», sostenendo che l’episodio di Ceuta costituiva «una violazione dell’integrità territoriale della Spagna» e non una conseguenza della sua politica migratoria.

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Tra i migranti marocchini giunti in Spagna c’erano anche terroristi islamici: rapporto

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Terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi nel Paese. Lo riportano varie testate.

 

Euronews riferisce, citando El Español e altri giornali, che ufficiali del Commissariato Generale per l’Informazione (CGI) della Polizia Nazionale e del Quartier Generale dell’Intelligence della Guardia Civile (JIGC) hanno individuato, nelle immagini di sorveglianza dei migranti, una serie di «individui che erano stati precedentemente arrestati, condannati e successivamente deportati in Marocco per reati legati al terrorismo jihadista».

 

Ciò conferma le valutazioni degli esperti secondo cui le attività jihadiste tendono a diventare meno centralizzate, facilitando lo sfruttamento di situazioni come questa.

 

Ufficialmente il governo cerca di sdrammatizzare: il ministero dell’Interno ha dichiarato: «non abbiamo mai confermato tali notizie. Le forze di sicurezza spagnole svolgono un lavoro continuo di monitoraggio e contrasto al terrorismo jihadista in tutto il Paese, non solo a Ceuta. Il pubblico spagnolo e gli abitanti di Ceuta possono essere certi che gli arrivi del 30 luglio non rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica».

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Non si tratta di una novità, ma di una tremenda realtà sottaciuta dalla stampa e dalla politica immigrazionista: con gli immigrati arrivano attivamente anche terroristi già programmati per uccidere gli europei.

 

È il caso dei terroristi del Bataclan, dove nel 2015 operativi dell’ISIS hanno finto di essere profughi per sbarcare in Grecia e muoversi verso il centro Europa con documenti falsi.

 

La grande porta del jihadismo immigrato in Europa è, ovviamente, l’isola di Lampedusa.

 

L’attentato ai mercatini di Natale di Berlino del dicembre 2016 è stato compiuto da Anis Amri, un cittadino tunisino che era arrivato in Europa sbarcando a Lampedusa nel 2011, dove si era finto minore registrandosi con generalità false prima di radicalizzarsi durante la detenzione in un carcere italiano.

 

Un altro caso emblematico di infiltrazione è l’attentato del 29 ottobre 2020 all’interno della cattedrale di Nizza, perpetrato da Brahim Aouissaoui, un ventunenne tunisino sbarcato a Lampedusa circa un mese prima e giunto in Francia in modo irregolare poco prima di colpire.

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Sacerdote invoca la «Reconquista» del Marocco dopo l’ondata di migranti islamici in Spagna

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Padre Javier Aizpun, un sacerdote dell’arcidiocesi di Pamplona e Tudela, è diventato virale negli ultimi giorni dopo aver invocato una «Reconquista» del Marocco al cattolicesimo in risposta all’afflusso di decine di migliaia di migranti in Spagna la scorsa settimana. Lo riporta LifeSite.   Secondo diverse testate giornalistiche spagnole, Aizpun, canonico della cattedrale di Pamplona, in una serie di post sui social media, poi cancellati, pubblicati in seguito all’afflusso di circa 50.000-60.000 migranti provenienti dal confine marocchino e diretti verso il piccolo territorio spagnolo di Ceuta la scorsa settimana, aveva chiesto l’intercessione della Madonna d’Africa, patrona della città, per promuovere la «Reconquista» del Marocco al cattolicesimo.   Il sacerdote ha inoltre chiesto che tutti i «colonizzatori arabi» vengano espulsi dalla regione settentrionale del Paese africano, chiamata «Mauretania Tingitana» dagli antichi romani, e che si rivendichi l’originaria «Hispania romana».

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«Che la Madonna d’Africa, patrona di Ceuta, spinga alla riconquista del Marocco e alla sua conversione al cristianesimo», scrisse il sacerdote in uno dei post ora cancellati. «Portiamo a termine ciò che la regina Isabella la Cattolica ha lasciato incompiuto».   «Dobbiamo riconquistare la Mauritania Tingitana ed espellere tutti i colonizzatori arabi. Lasciamo che rimangano solo i berberi (autoctoni)», ha scritto in un altro post.   «L’Hispania romana… la Spagna originaria… la Spagna che dobbiamo riconquistare. Che gli invasori arabi della nostra Mauritania Tingitana tornino nella penisola arabica – da dove non avrebbero mai dovuto andarsene – e ci restituiscano la nostra terra», ha aggiunto.   La Reconquista è il periodo storico durato circa 800 anni in cui i regni cristiani della penisola iberica combatterono per scacciare i governanti musulmani (Mori) e riprendere il controllo del territorio.   Il processo della riconquista per la ricristianizzazione della Spagna iniziò nel 718 con la battaglia di Covadonga, guidata dal nobile Pelagio, pochi anni dopo l’invasione islamica della penisola. Nel corso dei secoli, i regni di Leon, Castiglia, Aragona, Navarra e Portogallo unirono le forze e avanzarono progressivamente verso Sud. La svolta decisiva avvenne nel 1212 con la battaglia di Las Navas de Tolosa, che distrusse l’egemonia musulmana. La Reconquista si concluse ufficialmente il 2 gennaio 1492, quando i Re Cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia conquistarono il Regno di Granada, l’ultimo avamposto islamico.   Dopo la devastante ondata migratoria della scorsa settimana, l’arcivescovo Luis Argüello, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha criticato aspramente il recente afflusso di immigrati clandestini in territorio spagnolo, definendolo parte di una strategia delle «potenze globali» in cui i migranti vengono «sfruttati a fini di profitto e potere».   «La biopolitica è fondamentale per l’attuale potere globale. La vita viene manipolata e le persone – i loro sogni, la fame, la sessualità e i dati – vengono sfruttate in nome del profitto e del potere», ha scritto  monsignor Argüello domenica su X.

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Negli ultimi giorni è riemerso sui social media un estratto di un precedente intervento del vescovo Athanasius Schneider sull’«invasione» di migranti islamici in Europa, che a suo dire starebbero distruggendo il patrimonio cristiano del Paese, accompagnato da filmati dell’ondata migratoria della scorsa settimana.   «Ora stiamo assistendo a un’invasione. Non si tratta di rifugiati, no, questa è un’invasione dell’islamizzazione di massa dell’Europa», ha affermato il vescovo in un breve video. «E quindi questo è un piano politico globale dei potenti del mondo: distruggere l’Europa culturalmente e religiosamente, e in definitiva distruggere il cristianesimo in Europa».    

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