Gender
DDL Zan. Per favore, andiamo oltre
Qualche lettore si sarà accorto di come abbiamo ignorato la questione della disfatta del DDL Zan.
L’affossamento del decreto sull’omotransfobia ha scaldato il cuore delle destre, e galvanizzato i residui di cattolicesimo para-istituzionale rimasto.
Calderoli al Corriere ha dichiarato di aver «goduto» quando ha visto in azione la sua tagliola: il giornale di via Solferino riconosce al dentista orobico una capacità ineguagliata di creare trappole grazie alla sua maxi-competenza delle regole del Parlamento.
Il video dei deputati che applaudono a DDL sconfitto ha fatto il giro della rete.
All estimate and respect for the state of Italy#DDLZan pic.twitter.com/Gy34vaEBnT
— DarkZone (@WdfSay) October 27, 2021
Tutta questa storia è fantozziana, grottesca, orrorifica.
A noi ricorda, non sappiamo bene perché, una scena fantozziana.
E mentre vai in paradiso…92 minuti di applausi solo per Te. Ciao Paolo Villaggio… #rip pic.twitter.com/2y3n2KCwBm
— Andrea P. ???? (@andpom147) July 3, 2017
Perché fantozziana è tutta questa storia. Fantozziana, grottesca, orrorifica.
I migliori amici di Zan sono i cattolici «attivisti». Sono quelli che, portati dal guinzaglio del manovratore ad abbaiare sul sintomo, ignorano totalmente il quadro generale, e quindi la gravità dell’azione del Male. Sono loro che stanno dando una vera mano alla riedificazione di Sodoma – non i liberali, i goscisti, i massoni già conquistati fuori, ma dentro chissà…
Hanno evitato il problema grazie ai voti di quello che ha istituito in Italia le «unioni civili», cioè il matrimonio gay detto in lingua orwelliana.
Lui è in volo verso il paradiso spiritual–liberale dell’Arabia Saudita, dove la liwat – la sodomia – è punita con lapidazione fino alla morte se l’uomo è sposato, mentre se è scapolo solo 100 frustate in pubblica piazza e esilio per un anno.
Aggiungeteci che il suo ospite wahabita, che da buon fiorentino Renzi definisce un principe rinascimentale, è accusato di essere mandante dello squartamento del giornalista Jamal Khashoggi. Chissà se il leader di Italia Viva, già esperto di docuserie TV, ha visto il documentario Netflix The Dissident, dove fa rabbrividire un dettaglio rivelato: Khashoggi sarebbe stato ucciso nella stanza riunioni del consolato, dove c’è un dispositivo per le teleconferenze.
Hanno evitato il problema grazie ai voti di quello che ha istituito in Italia le «unioni civili», cioè il matrimonio gay detto in lingua orwelliana.
Ma stiamo divagando.
Cosa credono di aver risolto? Credono che non si ripresenterà tra sei mesi, più agguerrito che mai, magari con il vento in poppa della UE, della CEDU, del Dipartimento di Stato USA, di papa Francesco?
Credono davvero – seguaci della scienza della tachipirina più vigile attesa – che curando il sintomo sparisca la malattia?
La malattia, loro, la sanno nominare? No, perché essi stessi ne sono infetti. Quelli che gioiscono, e si spellano le mani per il tracollo del DDL del bavaglio genderista, sono in realtà degli zombie. Da decenni.
La malattia si chiama Stato moderno. Esso è fondato sulla corruzione progressiva dell’integrità spirituale dell’uomo. Compromesso dopo compromesso, partiti di destra e cattolici hanno accettato tutto – e generato il mostro che adesso fingono di saper, voler combattere.
Cosa credono di aver risolto? Credono che non si ripresenterà tra sei mesi, più agguerrito che mai, magari con il vento in poppa della UE, della CEDU, del Dipartimento di Stato USA, di papa Francesco?
Hanno accettato il divorzio, e come risultato abbiamo avuto la disintegrazione della famiglia e un cospicuo aumento di omosessuali: senza il padre per casa, può capitare.
Hanno accettato la contraccezione, e come risultato abbiamo avuto lo sdoganamento dell’aborto.
Hanno accettato l’aborto, e come risultato abbiamo avuto l’accettazione delle fecondazione in provetta, che oggi uccide più embrioni di quanti ne uccida la legge 194/78.
Hanno accettato (anzi, hanno promosso) la riproduzione artificiale in vitro, e il risultato è che ci troviamo con feti torturati in laboratorio per produrre vaccini e ogni altra ricerca scientifica, ratti umanizzati, embrioni chimera, SHEEFS («entità umane sintetiche con caratteristiche embrionali») e via, giù per l’abisso della biologia sintetica.
Credono davvero – come la scienza della tachipirina più vigile attesa – che curando il sintomo sparisca la malattia?
Ora, dovremmo gioire perché hanno fermato una legge che riguarda i travestiti?
Davvero: siete seri?
Nel momento in cui ogni vostro diritto costituzionale è calpestato, ogni vostra libertà infusa in voi dalla legge naturale è violata, state a difendere questa micro-cazzata?
La malattia, loro, la sanno nominare? No, perché essi stessi ne sono infetti. Quelli che gioiscono, e si spellano le mani per il tracollo del DDL del bavaglio genderista, sono in realtà degli zombie. Da decenni.
Sì. Perché questo è quello che sono, oramai da anni, le lotte «cattoliche» in Italia: un’arma di distrazione di massa. Ti fanno ringhiare contro la liberticida legge Zan, mentre il manovratore permette ad una multinazionale straniera di toglierti la libertà di espressione.
Davvero: con Facebook che censura e espelle probabilmente una buona parte del pensiero conservatore del Paese, ci parlate della libertà di parola salvata con l’affossamento della Zan? Finché i politici non muovono un dito per ripristinare la sovranità della legge italiana (e della civiltà del diritto) sui server dei social media, come si fa a non sentirsi presi per i fondelli?
Svegliatevi: la Zan non sarà passata, ma se provate a dire cosa pensate sui social media, venite cancellati in un nanosecondo. Mica solo in Italia: guardate al caso del deputato USA Jim Banks, sospeso da Twitter perché aveva osato dire che Rachel Levine, nato Richard Levine – la prima assistente segretaria alla Salute transessuale nella storia del governo americano – è un uomo (il Levine ci aveva messo del suo: è stata fotografato con una uniforme da ammiraglio).
Non c’è che dire: la libertà di parola, grazie alla destra italiana e ai grupponi pro-vita, ora è salva.
La malattia si chiama Stato moderno. Esso è fondato sulla corruzione progressiva dell’integrità spirituale dell’uomo. Compromesso dopo compromesso, partiti di destra e cattolici hanno accettato tutto – e generato il mostro che adesso fingono di saper, voler combattere.
Che volete farci. Dovete accettarlo, e rallegrarvi sommamente. Dovete focalizzarvi sulle baruffe chiozzotte di Fedez con barbuti pro-life a caso, cui si dà massima copertura mediatica: nel frattempo, il manovratore inietta a voi e ai vostri figli tanti barili di mRNA da trasformarvi, se vogliono, in un caimano jacaré.
Gioite perché potete ancora dire «transessuale» ad un transessuale, in un mondo dove però se volete andare a lavorare come prima ci sono lacrimogeni e manganelli. Alé applausi. Goduria.
È il solito discorso. Specchietto per le allodole. Stalking horse. Tutti vi dicono di sbavare contro un bersaglio di cartapesta, così non vi accorgete che la manovra per fregarvi è un’altra.
Per un momento, quindi, ci siamo pure sentiti sollevati, ammettiamo: ma non per la legge affossata, ma perché abbiamo immaginato la soffitta per tutta la ridda di enti inutili che hanno messo in scena la battaglia cosmetica contro l’omosessualismo istituzionale di questi anni. I vari Family Day in vacanza, in naftalina, in freezer, nel cassonetto differenziato, dove volete, basta non vederli più. Dai, hanno vinto. Un po’ di meritato riposo, no?
Nel momento in cui ogni vostro diritto costituzionale è calpestato, ogni vostra libertà infusa in voi dalla legge naturale è violata, state a difendere questa micro-cazzata?
La lista degli enti inutili divenuti ora ancora più inutili, dai partiti in giù, è lunghissima. Tuttavia c’è un pensiero che ci assilla.
Come sia possibile credere che vari gruppi che prendono gli ordini da una realtà ora costituita probabilmente in maggioranza da omosessuali – la chiesa cattolica moderna – stiano davvero facendo una lotta al gender, davvero non lo comprendiamo.
La cosa porterebbe al paradosso dei paradossi, che in realtà conosciamo bene: i migliori amici di Zan e Fedez sono proprio quelli con cui si azzannano sui media. Sono quei cattolici che «ho tanti amici gay», «niente contro i gay», «ognuno è libero», etc. Sono loro che stanno dando una vera mano alla riedificazione di Sodoma – non i liberali, i goscisti, i massoni: quelli sono già conquistati fuori, ma dentro chissà…
Come sia possibile credere che vari gruppi che prendono gli ordini da una realtà costituita oramai in maggioranza da omosessuali – la chiesa cattolica moderna – stiano davvero facendo una lotta al gender, davvero non lo comprendiamo.
No, i migliori amici di Zan sono i cattolici «attivisti». Sono quelli che, portati dal guinzaglio del manovratore ad abbaiare sul sintomo, ignorano totalmente il quadro generale, e quindi la gravità dell’azione del Male.
Se hai accettato il divorzio, cioè la distruzione della famiglia, come puoi opporti al matrimonio omosessuale?
Se hai accettato l’aborto, cioè il sacrificio umano, come puoi opporti alla fecondazione in provetta?
E se hai accettato la fecondazione in provetta, come puoi opporti all’utero in affitto, e quindi alla possibilità dei gay di «avere» figli, perfino con relazione semi-genetica?
E da lì, ti potrai opporre al trapianto di utero? E all’utero artificiale? E alla gametogenesi? E all’obbligo del bambino interamente sintetico creato con il CRISPR?
Non puoi. Non logicamente, non giuridicamente, non all’interno di quello Stato moderno basato su una (supposta, molto supposta) assenza di etica. Ed è il motivo per cui la battaglia della democristianeria, ora festante per qualche minuto ancora, è persa in partenza.
Nell’ora presente, dove il mondo è divenuto un’inferno di sorveglianza bioelettronica, dove ci è impedito di riunirci, di esprimerci, di abbracciarci, di mostrare il nostro volto, dove la guerra civile biotica potrebbe essere alle porte, dove la libertà di movimento è compromessa, dove l’abominio del sacrificio umano dell’innocente è distribuito via ago a miliardi di esseri umani, della legge Zan e del suo iter parlamentare davvero non ce ne frega un cazzo
Quindi, scusate se tiriamo dritto. Andiamo oltre senza curarci di questa paginetta ridicola nella storia della lotta contro la Necrocultura.
Nell’ora presente, dove il mondo è divenuto un’inferno di sorveglianza bioelettronica, dove ci è impedito di riunirci, di esprimerci, di abbracciarci, di mostrare il nostro volto, dove l’apartheid biomolecolare è realtà, dove la guerra civile biotica potrebbe essere alle porte, dove la libertà di movimento è compromessa, dove l’abominio del sacrificio umano dell’innocente è distribuito via ago a miliardi di esseri umani, della legge Zan e del suo iter parlamentare davvero non ce ne frega un cazzo.
Perdonate il francesismo. Ma è proprio così.
Per favore, passiamo oltre.
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Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»
I migranti LGBT sono stati deportati dall’amministrazione Trump verso Paesi terzi «ostili». Lo riporta l’agenzia Reuters.
Almeno 40 migranti LGBT sono stati rimandati in Paesi africani che criminalizzano le relazioni omosessuali o che il Dipartimento di Stato americano ha definito «ostili» a tali relazioni.
«Reuters ha seguito il destino di tutte e 40 le persone, provenienti da tutta l’Africa, nonché da Iraq, Giamaica e Russia, intervistando una dozzina di deportati e avvocati specializzati in immigrazione e analizzando centinaia di pagine di documenti legali», riporta l’agenzia.
«Sedici di loro si trovano ancora nei paesi in cui sono stati deportati e alcuni sono tuttora detenuti. Altri sedici (…) sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine contro la loro volontà. Nove si nascondono in Paesi terzi. Un uomo ghanese non è più in contatto con i suoi avvocati o parenti», hanno affermato.
I Paesi indicati come ostili sono la Sierra Leone, la Guinea Equatoriale, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo e l’Eswatini, in precedenza Swaziland.
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Le espulsioni verso Paesi terzi, cioè i casi in cui una persona viene rimpatriata in un Paese diverso da quello di residenza, erano rare durante la prima amministrazione Trump, ma sono diventate una delle politiche migratorie centrali della seconda. La misura, adottata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna nel marzo 2025, consente ai funzionari di espellere cittadini stranieri in sole sei ore.
L’amministrazione Trump ha accordi con diverse decine di Paesi per accogliere deportati che non sono loro cittadini. In Africa figurano Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea Equatoriale, Ghana, Ruanda e Uganda. In America Latina hanno accettato di accogliere migranti di Paesi terzi anche Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Honduras.
Reuters afferma che almeno 40.000 persone sono state deportate in Paesi terzi, di cui circa 900 in Africa.
A metà settembre una corte d’appello ha bloccato la politica, sostenendo che l’amministrazione non permetteva ai migranti di esprimere le proprie preoccupazioni sui maltrattamenti prima di essere deportati.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Gli adolescenti americani stanno tornando eterosessuali: nuove statistiche
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Fauci omaggiato dagli LGBT. Una volta gli attivisti gay lo chiamavano «assassino»
All’inizio di questa settimana, nel ritirare un riconoscimento da un’organizzazione per i diritti omotransessualisti, il dottor Anthony Fauci si è rivolto a una platea di omosessuali e transgender con queste parole: «sono profondamente onorato di far parte della vostra storia». L’affermazione non è falsa, ma piuttosto bizzarra, come lo è il premio: Fauci per decenni è stato visto come un nemico della comunità omosessuale.
Domenica Fauci era a Filadelfia per ricevere un premio dall’Equality Forum, l’ente che coordina il Mese della Storia LGBT, segue la richiesta e l’installazione di targhe commemorative LGBT approvate dalle istituzioni, produce documentari e porta avanti altre «iniziative di grande impatto», come si legge sul suo sito, come riporta LifeSite.
«Nel corso di questi decenni, non ho semplicemente ammirato la comunità, ma ho sinceramente apprezzato far parte del dialogo con essa», ha detto Fauci ai presenti. «Ho apprezzato le discussioni, i dibattiti, i disaccordi, l’umorismo, l’amicizia e soprattutto lo straordinario impegno per alleviare la sofferenza e prevenire la morte prematura delle persone che vivono con l’HIV». E ha concluso: «Sono grato all’Equality Forum per questo premio. Sono grato alla comunità LGBTQ per avermi permesso, nel corso di tutti questi anni, di partecipare alla vostra lotta e sono profondamente onorato di far parte della vostra storia».
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La serata ha inaugurato anche il «Mese della storia LGBT», che renderà omaggio a 31 «Icone LGBT», una per ogni giorno di ottobre. Quest’anno l’Equality Forum ha inserito fra le sue icone persino il presidente Abramo Lincoln. Da decenni, del resto, storici revisionisti cercano con ostinazione di dimostrare che il Lincoln fosse omosessuale, esattamente come hanno fatto con Davide e Gionata nell’Antico Testamento e con Gesù e il giovane apostolo Giovanni nel Nuovo.
Sembra che oggi si assista in diretta a una revisione storica anche per quanto riguarda Fauci e il suo rapporto con gli attivisti gay. Non perché lo si voglia dichiarare uno di loro, ma perché se ne sta edulcorando la storia dei rapporti con lui.
Circa quarant’anni fa, nel pieno dell’epidemia di AIDS, Fauci era considerato dagli omosessuali che stavano morendo decimati dalla nuova malattia venerea come un mostro.
Una requisitoria durissima contro di lui, scritta nel 1988 da un importante attivista gay, Larry Kramer, quando gli effetti devastanti dell’AIDS erano ancora al culmine, esordiva così: «Ho urlato contro i National Institutes of Health fin da quando ho visitato per la prima volta la vostra Casa degli Orrori nel 1984. Allora vi chiamavo mostri… e ora vi chiamo assassini».
«La comunità gay, per cinque anni, ha detto al NIH quali farmaci testare perché sappiamo e sentiamo prima cosa sta funzionando su alcuni di noi. Non te ne potrebbe fregare di meno di quello che diciamo. Non risponderai alle nostre telefonate o lettere, né ascolterai nessuno nella nostra comunità colpita».
«Lei ha ammesso di essere un idiota incompetente» continuava la lettera da 1.900 parole che descrivevano la sua gestione di quella che allora fu definita «la peggiore epidemia della storia moderna».
Da lì in poi i toni non fecero che inasprirsi: «Lei è responsabile della supervisione di tutti i programmi di ricerca sulla cura dell’AIDS finanziati dal governo. In nome della giustizia, prende decisioni che costano la vita ad altre persone. Io lo chiamo omicidio».
Durante le audizioni del 29 aprile davanti al deputato Ted Weiss e alla sua sottocommissione per le risorse umane della Camera, dopo quasi otto anni della peggiore epidemia della storia moderna, forse la peggiore di tutta la storia, sei stato costretto ad ammettere pubblicamente ciò che alcuni di noi sostengono da quando hai assunto l’incarico tre anni fa.
L’autore della lettera aperta, Larry Kramer, era un drammaturgo e scrittore affermato, diventato la voce più autorevole del Paese nel denunciare sia l’apatia degli uomini gay di fronte alla gravissima crisi, sia la lentezza esasperante con cui rispondeva il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, guidato da Fauci. Kramer fu tra i cofondatori della Gay Men’s Health Crisis, nata per mobilitare risorse e affrontare il problema in modo efficace.
La missiva del 1988 proseguiva così: «Da cinque anni, la comunità gay dice al NIH quali farmaci testare perché sappiamo e veniamo a sapere per primi cosa funziona per alcuni di noi, da qualche parte. A voi non importa niente di quello che diciamo. Non rispondete alle nostre telefonate o lettere, né ascoltate nessuno della nostra comunità sofferente. Che tragica presunzione!»
Forse per il timore di essere accusato ancora una volta di omofobia, nelle prime fasi del rigido lockdown per il COVID Fauci si mostrò con gli omosessuali più indulgente di quasi chiunque altro, concedendo loro carta bianca per continuare a cercare incontri sessuali anonimi tramite Grindr o altri canali.
Negli anni Ottanta il Fauci fu frequentatore delle saune gay era, per motivi di studio, il dottor Anthony Fauci, che all’epoca si era lanciato nella ricerca del morbo che decimava gli omosessuali. Gli errori ascritti a Fauci sono di portata mostruosa: promuovendo come cura il farmaco anticancro AZT avrebbe cagionato la morte di migliaia di omosessuali. La storia è in parte raccontata nel film Texas Buyers Club (2013).
Come riportato da Renovatio 21, Fauci anche a quel tempo pontificava beato sui media sparando bufale a tavoletta, come quando disse che l’HIV poteva trasmettersi in casa senza contatto.
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Fauci era divenuto quindi una sorta di nemico pubblico del movimento omosessuale, con un attivista che arrivò a scrivergli una storica lettera pubblica in cui lo definiva «idiota e incompetente».
Secondo il libro di John F. Kennedy jr. The Real Anthony Fauci, il dottore avrebbe eseguito studi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.
Fauci, che è come lo definisce Robert Kennedy jr. il tessitore della narrazione pandemica era anche il socio di Robert Gallo, l’altro virologo connesso alla scoperta dell’AIDS. Montagnier e Gallo si disputarono la scoperta e la scienza dell’AIDS per anni. Anche in un ambiente non prono alle scenate, come quello dell’alta medicina, fu uno spettacolo poco edificante, tenuto in piedi anche da Fauci, che secondo alcuni ha favorito come ha potuto – con il potere sanitario che già accumulava – il socio Gallo. Alla fine, a risolvere furono, addirittura, i presidenti di USA e Francia, che siglarono una pace per le pretese scientifiche e soprattutto le questioni di brevetti e proprietà intellettuale.
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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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