Ddl Zan, anteprima a Londra. Ma è uno specchietto per le allodole cattoliche

 

 

 

 

 

Un pastore evangelico a Londra è stato arrestato dalla polizia dopo che un membro del suo pubblico lo aveva denunciato per il commento «omofobico» secondo cui il matrimonio è  tra un uomo e una donna. Tutti i canali cattolici hanno trattato l’episodio come una preview londinese del ddl Zan una volta attuato. Non ci hanno nemmeno torto, se non fosse che, come spieghiamo più sotto, la situazione è un attimino più tragica di così.

 

Un pastore evangelico a Londra è stato arrestato dalla polizia dopo che un membro del suo pubblico lo aveva denunciato per il commento «omofobico» secondo cui il matrimonio è  tra un uomo e una donna

L’incidente in questione è avvenuto fuori dalla stazione di Uxbridge, a ovest della capitale inglese. Un video finito in rete mostra l’anziano pastore affrontato dalla polizia e ammanettato con forza prima di essere portato via.

 

«Non stavo facendo commenti omofobici, stavo solo definendo il matrimonio come una relazione tra un uomo e una donna. Dicevo solo quello che dice la Bibbia: non volevo ferire nessuno o offendere», ha dichiarato John Sherwood, che è pastore da 35 anni.

 

«Stavo facendo quello che dice la mia descrizione del lavoro, che è predicare il Vangelo all’aria aperta così come in una chiesa».

 

L’eco arriverà dritto anche da noi: in chiesa non sarà più possibile leggere San Paolo, o la Genesi, o il Deuteronomio – a meno che non facciano un emendamento salva-pretini, che è di fatto quello a cui puntano tutti, nel pieno spirito del compromesso con l’inferno che ci ha dato le catastrofi di aborto, provetta, divorzio: quest’ultimo è importante perché distruggendo la figura paterna ha contribuito a creare tanti, tanti omosessuali, tra cui un numero di certo consistente di sacerdoti moderni.

«Stavo facendo quello che dice la mia descrizione del lavoro, che è predicare il Vangelo all’aria aperta così come in una chiesa».

 

Ad ogni modo, il pastore Sherwood è stato arrestato ai sensi della legge britannica sull’ordine pubblico, per aver usato «parole offensive o offensive» che causano «danno» a un’altra persona dopo che un membro del pubblico ha denunciato gli ufficiali che lo hanno denunciato.

 

Sebbene il pastore sia stato rilasciato senza accusa dopo aver trascorso una notte in prigione, è ancora indagato dal Servizio della procura della Corona e potrebbe essere incriminato in un secondo momento.

 

«Quando la polizia si è avvicinata a me, ho spiegato che stavo esercitando la mia libertà religiosa e la mia coscienza. Sono stato tirato giù con la forza dai gradini e ho subito qualche infortunio al polso e al gomito. Credo di essere stato trattato in modo vergognoso. Non sarebbe mai dovuto accadere».

 

Si è caricata una psicopolizia post-orwelliana di cui il ddl Zan è solo un’appendice, tirata fuori per far abbaiare i cattolici, di modo che non si accorgano, magari, del fatto che saranno forzati a vaccinarsi con farmaci genetici derivanti dalla filiera dell’aborto. Stalking horse, specchietto per le allodole

 

«Il Regno Unito è noto per le leggi sui crimini d’odio in cui le autorità indagheranno sui presunti “episodi di odio” se la “vittima” si limita a percepire se stessa come vittima» scrive il sito britannico Summit News, che ha ricordato come gli agenti del Merseyside abbiano preso parte a una campagna pubblicitaria elettronica fuori da un supermercato che affermava che «essere offensivi è un reato».

 

Nel 2019, la polizia britannica ha indagato sul potenziale «crimine d’odio» di una donna transgender rifiutata per un ruolo porno dotata di pene. Un video pubblicato dal Ministero dell’Interno del governo britannico lo scorso anno ha anche suggerito che insultare l’aspetto di qualcuno ora costituisce un «crimine d’odio», nonostante ciò non sia la legge.

 

Legge diventerà, invece il ddl Zan, se la pressione da parte dell’onda omotransessualista continuerà così forte. Soprattutto, la Zan passerà se l’opposizione, pardon, i partiti di destra al governo (!?) andranno avanti in modo erratico o, peggio, con una programmatica resistenza simbolica. Sull’opposizione della gerarchia cattolica, che in un mondo normale sarebbe fisiologica, non parliamo nemmeno, ché ci vien da ridere.

 

Chiediamo al lettore di non fidarsi degli improbabili caporioni «cattolici» (in realtà servi dei vescovi, che tanto cattolici non sono) che lanciano crociate contro la legge Zan. Davvero, l’ora presente offre dilemmi infinitamente più urgenti – perfino l’habeas corpus è ora in questione, vi stanno dicendo che del vostro corpo si occupa lo Stato sanitario, della vostra genetica si occupa Big Pharma.

La Zan, tuttavia, non rappresenta il peggiore liberticidio che sta accadendo oggi in Italia. La libertà di parola è sotto attacco in contesti più vicini alla vita quotidiana – per tramite di campagne ossessive e della complicità dell’elettronica che censura e condanna qualsiasi embrione di pensiero difforme – e con essa la libertà di associazione, la libertà di cura, libertà di lavoro, la libertà di pensiero.

 

Sì, si è caricata una psicopolizia post-orwelliana di cui il ddl Zan è solo un’appendice, tirata fuori per far abbaiare i cattolici, di modo che non si accorgano, magari, del fatto che saranno forzati a vaccinarsi con farmaci genetici derivanti dalla filiera dell’aborto. Stalking horse, specchietto per le allodole.

 

Chiediamo al lettore di non fidarsi degli improbabili caporioni «cattolici» (in realtà servi dei vescovi, che tanto cattolici non sono) che lanciano crociate contro la legge Zan. Davvero, l’ora presente offre dilemmi infinitamente più urgenti – perfino l’habeas corpus è ora in questione, vi stanno dicendo che del vostro corpo si occupa lo Stato sanitario, della vostra genetica si occupa Big Pharma.

 

Mentre vi vogliono obbligare a ricombinare geneticamente il vostro sistema immunitario, volete davvero quindi immolarvi per il feticcio dell’omotransfobia?

 

Occupiamoci radicalmente del problema. La libertà di parola, oggi, nel delirio pandemico, non riguarda solo l’omostransfobia. Di più: la libertà di parola non è l’unica libertà che vi stanno togliendo

Pensate a questa evenienza: un giorno state rincasando con le borse della spesa; entrati vi rendete conto che la casa va a fuoco – in quel momento, decidete che la priorità è quella di mettere subito lo yogurt in frigo, sennò va a male? Ebbene, qualcuno vi sta cercando di convincere: mettete lo yogurt in frigo! Costui vuole che l’incendio divampi e che la vostra casa bruci, e con essa magari anche voi stessi.

 

Quindi, occupiamoci radicalmente del problema. La libertà di parola, oggi, nel delirio pandemico, non riguarda solo l’omostransfobia. Di più: la libertà di parola non è l’unica libertà che vi stanno togliendo.

 

Vi stanno togliendo il corpo, sin dentro il nucleo delle vostre cellule. Vi stanno togliendo l’anima.

 

Vi stanno togliendo il corpo, sin dentro il nucleo delle vostre cellule. Vi stanno togliendo l’anima.

Occupiamoci, per favore, delle cose serie.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube