Essere genitori
Benvenuti nella battaglia biologica per gli asili. Quella per togliervi i figli per davvero
La settimana scorsa ha cominciato a circolare un’immagine che il PD avrebbe postato su Twitter. L’ho cercata, ho trovato solo ricondivisioni dello screenshot, l’originale mi sfugge.
Non ho idea se l’abbiano tolta, o è semplicemente stata inghiottita dall’algoritmo.
La cosa non ha importanza, perché si tratta di una storia vecchia, che credo di poter dire – avendo pagato le conseguenze della sua prima barbara implementazione – di conoscerla bene.
Si tratta del tema della scuola dell’infanzia. Gli asili dei nostri figli.
Ah ah, il PD vuole istituire l’asilo OBBLIGATORIO. Tipo in Cina insomma pic.twitter.com/AkbTcTLmEL
— Massimo Cavazzini (@maxkava) August 7, 2022
La card messa in giro riprende semplicemente un discorso sul programma elettorale del leader PD Enrico Letta, pubblicato su Facebook (oggi si usa così: quelli che da Facebook sono bannati, del resto, mica possono votare PD.
«La scuola dell’infanzia obbligatoria e gratuita. Oggi in Italia 1 bambino su 10 non frequenta la scuola dell’infanzia, iniziamo a lasciarli indietro prima ancora di insegnargli a leggere e scrivere, creando le prime odiose diseguaglianze nell’accesso a un sistema educativo idoneo e ad un’alimentazione sana. La scuola, invece, deve accompagnare tutti i genitori, le bambine e i bambini, dai primissimi anni di vita».
Un vero e proprio punto di programma: i genitori costretti dallo Stato a separarsi dal figlio piccolo. In barba al fatto che, secondo la legge italiana, anche la scuola dell’obbligo può essere, volendo, fatta a casa – l’homeschooling e le scuole parentali sono in pericolo, lo sappiamo, e ne parleremo tra un attimo.
Non crediate che si tratti di una questione nuova. Nel 2019 Matteo Renzi, allora ancora dentro al Partito Democratico, in un duello TV con Salvini da Vespa, disse che i bambini devono andare all’asilo nido anche se i genitori possono tenerli a casa, perché sarebbe un «fatto educativo» acclarato da «pedagogisti» – cioè gli «esperti», la categoria politica che più abbiamo imparato a conoscere nel biennio pandemico (immaginate, i «virologi della puericultura»).
Gli fece eco il governatore emiliano Stefano Bonaccini, che ad un convegno della FISM (Federazione italiana scuole materne) ha dichiarato di confidare «che il servizio educativo 0-3 anni possa diventare scuola dell’obbligo».
Ancora: forti di dati forniti da ONG come Save The Children, a inizio 2020 – prima cioè che gli asili, invece che mandarci tutti i bambini, li chiudessero ermeticamente a chiunque, anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti propose l’asilo obbligatorio. L’idea fu ripresa al governo dal viceministro Anna Ascani.
«L’intenzione della maggioranza è quella di far partire l’obbligo entro la fine della legislatura, per il 2023. Ma le scuole paritarie, che oggi garantiscono una buona parte del servizio senza le quali mezzo milione di bambini resterebbe a casa, non resteranno escluse: hanno un’attività molto presente e ben radicata sul territorio e si trovano soprattutto in quelle aree dove mancano le strutture pubbliche, quindi la loro presenza è strategica. L’idea è quella di attivare convenzioni come già accade per gli asili nido nei singoli comuni» disse il viceministro perugino piddino.
Il Corriere spiegò che «già ai tempi del governo Renzi, il disegno di legge di Francesca Puglisi, sullo 0-6, che in parte confluì nei decreti attuativi della 107, la Buona scuola, voleva far diventare la scuola materna l’inizio del percorso di istruzione, considerata sia l’importanza della scolarizzazione precoce che il tasso di disoccupazione femminile, che raggiunge picchi altissimi nelle regioni dove i bambini non possono frequentare l’asilo».
Abbiamo capito: tutto si muove, da tempo, per estendere la scuola – cioè, l’infusione della cultura di Stato – ai bambini piccolissimi. Lo Stato moderno, come sappiamo, non è l’unico che punta a formattare il cervello dei bambini sempre più piccoli: abbiamo tanti esempi di movimenti e organizzazioni, in giro per il mondo, che stanno facendo lo stesso, in genere con il placet dei genitori succubi del dominio della Necrocultura sessuale dominante.
Ecco quindi che i «conservatori» si svegliano e si lanciano nella dura critica dell’asilo obbligatorio: è una cosa sovietica, non è giusto, stanno attaccando la famiglia, vogliono arrivare a togliere i bambini ai genitori, ecco il caso Bibbiano, ecco il caso dei demoni della bassa, e blah blah.
I «conservatori» non possono rendersi conto che la situazione è già molto, molto peggiore di quello che possono vedere loro, con i loro monocoli borghesi tipo fondo di bottiglia. La situazione è compromessa e da anni. Lo è da leggi draconiane dello Stato, firmate in ambiti internazionali, perfino, quasi una diecina di anni fa, alla Casa Bianca.
Per fortuna, siamo in tanti a poterlo testimoniare. La battaglia per gli asili è iniziata da tanto tempo. E non si tratta di questioni di diritti, di «famiglia», e di tutti i binari su cui vogliono portarvi con la diatriba tra la posizione PD e quella del centrodestra.
Non è un dibattito. È una battaglia materiale: una battaglia biologica. La lotta per l’asilo, è stata il primo vero capitolo della guerra civile biotica in Italia, esplosa poi sotto gli occhi di tutti nel biennio pandemico, tra obbligo di sierizzazione mRNA e green pass vari.
Perché, se non ci avete fatto caso, nel rilancio dell’asilo obbligatorio fatto dal PD in questi giorni è implicita una piccola conseguenza: i bambini dei no-vax non potranno alla scuola materna dell’obbligo non ci potranno andare, a causa della legge Lorenzin, che è in vigore dal 2017.
Forse non eravate fra i nostri, quindi non potete ricordarlo: il DDL Lorenzin, poi convertito in legge, prevede dieci vaccinazioni obbligatorie tra zero e 16 anni. Con una strettoia immensa in partenza: mentre il bambino non vaccinato può frequentare la scuola dell’obbligo (vi sarebbe, altrimenti, un conflitto di diritti costituzionali), non può entrare in un asilo pubblico.
La grande protesta dell’estate 2017 nacque così: di fatto si era introdotta una discriminazione biologica tra i cittadini, andandoli a colpire su quanto hanno di più importante, la prole. La gran parte delle famiglie ha la mamma e il papà che lavorano – ecco quale era la base del ricatto: se vuoi lasciare tuo figlio alla scuola materna, devi sottometterti e farci siringare il pargolo con vaccini polivalenti. Ricordiamo, en passant, che il quadrivalente obbligatorio in Italia è prodotto su linea cellulare diploide umana MRC-5, cioè su pezzi di feto abortito.
Il movimento no-vax che poi si affacciò, a dire il vero un po’ spaesato, all’era COVID si era addensato lì, dinanzi a quella infame ingiustizia. Masse di persone, anni prima di Wuhan, cominciarono a trovarsi in piazza a protestare, e a comprendere cosa stava succedendo. Per esempio, quel giorno del 2014 in cui alla Casa Bianca, alla presenza del presidente Barack Obama, l’’Italia fu «designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo». A ricevere il solenne compito, il ministro Beatrice Lorenzin.
«Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa (…) Abbiamo già sufficiente esperienza per coordinare campagne di prevenzione contro nuove possibili epidemie» disse profeticamente la politica già berlusconiana, poi scissionista con il partito neoCD, poi ancora piazzata nel collegio elettorale di Modena con il PD (dove fu eletta, pur non sapendo distinguere tra Gino Paoli ed Enzo Ferrari).
Nella foto ancora visibile sul sito dell’AIFA, a fianco del ministro, un altro personaggio di rilevanza internazionale che avremmo imparato a conoscere: Ranieri Guerra, descritto come «Consigliere Scientifico Ambasciata a Washington».
Chi protestava in quell’estate 2017 cominciava a capire, insomma, che il disegno che impediva al proprio figlio di andare all’asilo come tutti gli altri bambini aveva radici profonde, che partivano da oceani di potere lontanissimi…
Ricordiamo bene lo shock dei primi episodi di apartheid biotica infantile. Chi scrive rammenta una conferenza di una sigla dell’antivaccinismo storico poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, quando tutti erano impauriti e nessuno sapeva cosa sarebbe successo. L’avvocato dell’associazione, con stampata perennemente sul volto un’espressione un po’ insolentita, disse – dopo aver sbottato contro la situazione infame – che alla fine si poteva portare i bambini all’asilo, perché voleva vedere, lui, come il personale scolastico avrebbe mai potuto chiamare le forze dell’ordine per impedire al bambino di entrare.
Venne il giorno. Trac. Agenti delle forze dell’ordine fuori dagli asili.
Mi sa che in molti, pure tra quelli che credevano di vivere nella dimensione dell’antivaccinismo apocalittico, avevano preso male le misure.
Un gruppo di genitori emiliano che collaborava con Renovatio 21 dopo una conferenza ci raccontò di scene impressionanti: personale scolastico che si barrica a scuola, perché non vuole i bambini in classe, né parlare con i genitori, che invece pretendono che i bimbi entrino. Tutte e due le parti chiamano i carabinieri. Possiamo solo immaginare i grattacapi degli appuntati accorsi sul luogo.
Gli episodi di esclusione scolastica furono una serie pressoché infinita, distribuita su tutto lo Stivale. Non iniziamo nemmeno ad elencarli; ricordiamo tuttavia un film più cupo del pur raccapricciante psicodramma del primo giorno di scuola 2021.
Gli incontri fra bambini non vaccinati e forze dell’ordine – anzi, forze armate – mica finì lì.
Chi scrive ha notizia di una visita nel 2019 del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità – i celebri NAS – ad un gruppo giochi, quindi non ad un asilo, di sensibilità culturale e pedagogica antica e specifica.
I NAS, ricordiamolo, sono carabinieri. Sono quindi parte delle forze armate.
Quindi, dipingete nella mente questo quadretto: uno spazio associativo con dentro una trentina di bambini dai 3 ai 6 anni, due maestre sopra i sessanta e una ventenne. Vi entrano, letteralmente, le forze armate.
Volevano la lista dei bambini vaccinati? Il gruppo giochi, ovviamente, non poteva averla. Alcuni genitori non capivano: ma scusate, lo status vaccinale di mio figlio lo sa la Sanità e lo sa la Regione, quindi come mai mandano i soldati?
Semplice: chiunque avesse mandato i NAS, non aveva un mandato tale da superare la barriera legale per entrare nel silo dei dati vaccinali. Questo, per lo meno, è il modo in cui ho ricostruito la dinamica degli eventi.
Il lettore stia tranquillo, perché cose del genere non succederanno più: con il decreto «Riaperture» (il DCPM del 2 marzo 2022) si è stabilito che i dati personali di qualsiasi tipo possono circolare liberamente tra un database (silos) statale ad un altro. In pratica, non devono più venirvelo a chiedere, tantomeno devono mandarvi l’Arma.
Non sono in grado di verificare ora la voce per cui tanti gruppi giochi in varie parti d’Italia con la medesima impostazione (dove spesso, diciamo, finiscono famiglie contrarie alle vaccinazione pediatriche) hanno subito visite analoghe. Mi riprometto di farlo a breve, così magari da raccontare più chiaramente.
Ciò che conta, tuttavia, è capire che la guerra contro l’istruzione non-statale, e non-parificata, è in stato avanzato, ed è partita da molto prima che con il COVID il nodo venisse al pettine.
A gennaio di quest’anno, la Lorenzin (c’è ancora, sì) va in TV: «Queste scuole parentali sono contro la legge, è un reato». L’ex ministro ricorda che ne sorsero parecchie dopo il suo DDL. Ora, ovviamente, il fenomeno si è allargato.
Per tutto il 2021, a intermittenza, sono saltati fuori sui giornali locali e nazionali titoloni su queste «scuole clandestine per i figli dei no-vax».
Bisogna comprendere una questione speciosa, quanto importante: le scuole parentali, l’homeschooling, sono perfettamente legali in Italia. Di più: hanno copertura costituzionale. Articolo 30 della Carta: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli (…) Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti». Quindi, in merito all’educazione, i genitori vengono prima dello Stato, che anzi si può porre come alternativa di riserva.
È chiaro che si tratta tuttavia di un diritto vestigiale, completamente incompatibile con lo Stato moderno, un po’ come il porto d’armi, che ci pare, in una società del controllo sempre più capillare, una misteriosa libertà residuale arrivataci da qualche tradizione umana non ancora pienamente disinstallabile (in una parola: la caccia e i cacciatori, i loro voti, soprattutto).
Ciò non toglie, che la guerra dello Stato-partito contro l’educazione famigliare andrà avanti. E ce lo stanno dicendo in faccia.
Anzi, ci stanno dicendo qualcosa di più chiaro: lo Stato non decide solo della cultura dei vostri figli. Decide dei loro corpi, perfino a livello biomolecolare.
Quindi, se l’obbligo si estenderà all’asilo, stante la legge Lorenzin, dovrete iniettare nel corpo della vostra discendenza i 10 vaccini, più i richiami, più con estrema probabilità quello del COVID. E questo, come oramai abbiamo capito, ogni anno – considerando in aggiunta, come ci sta dicendo il direttore di Moderna, che saranno basati su mRNA anche altri vaccini che finiranno nel polivalente genico in preparazione. (Mettetevela via: ogni vaccino diverrà un vaccino mRNA)
E se non lo faceste? Se non accettaste di siringare il bambino piccolo? Beh, allora, già a tre anni, stareste sottraendo il minore alla scuola dell’obbligo… quindi andreste incontro, chiaramente, a grane giudiziarie, tanto per cominciare un’attenuazione della vostra patria potestà.
Non è un tabù per nessuno, non lo era neanche cinque anni fa: la finestra di Overton sui figli da togliere ai no-vax è spalancata da mo’. In alcuni casi, che abbiamo documentato su Renovatio 21, ha già avuto esiti agghiaccianti. In Italia, su vaccini e scelte dei genitori, ci sono già sentenze piuttosto nette.
Posso raccontarvi qui, di una grandiosa famiglia che mi ha fatto da esempio, formata da una coppia antivaccinista della prima ora e da tre figli stupendi, nessuno sierizzato, anche quando c’era la regola infame: non vaccini il figli, perdi una parte della patria potestà. Proprio così, come una patente a punti, la Regione dove risiedevano, allora, ti mandava in tribunale dove di fatto ti toglievano percentuali dei tuoi figli.
«In pratica, dopo essere stati declassati per le vaccinazioni mancate dei primi due figli, eravamo nella situazione che con un nonnulla, magari una calunnia su uno schiaffo che mai potremo dare ai nostri figli, ci portavano via tutta la famiglia» mi disse il pater familias.
La legge regionale nel frattempo è cambiata. La tendenza di fondo, no. Anzi. Ora sta tornando, accresciuta, agguerrita, armata.
Dicono che vogliono l’asilo obbligatorio sapendo che una parte della popolazione – quella di cui non avranno mai il voto, quella che quindi considerano sacrificabile – potrebbe perdere i figli e vederseli poi bucati con l’mRNA di Stato e ogni altro possibile intruglio, feti abortiti, sì, sempre inclusi.
I «conservatori», quelli che si scandalizzano per l’obbligo «sovietico» dell’asilo piddino, non hanno capito nulla. Non ti vogliono traviare il figlio, te lo vogliono proprio portar via. E non vogliono inquinare la sua mente, ma riprogrammare il suo corpo.
In breve, con le parole che usiamo qui su Renovatio 21: non è più questione di sovranità famigliare, quella se ne è andata da un pezzo assieme a quella economica e politica. Si tratta della sovranità biologica.
Siamo un gradino più in basso, siamo al livello delle cellule della nostra prole.
E, purtroppo, non è finita ancora.
Questo progetto va avanti da secoli sotto i nostri occhi, attraverso i vaccini e la corruzione della donna, la perversione della famiglia.
Esso è finanziato dai miliardi degli uomini più ricchi del mondo.
Esso esiste perché non abbiamo ancora fatto abbastanza per fermarlo.
Roberto Dal Bosco
Essere genitori
Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo
Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.
La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.
Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.
Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».
‼️🇦🇹 Sexually abused 12y.o. girl jumps out of a window to escape “Pedagogical Managing Director” at a private youth welfare organization in Vienna — Kronen Zeitung
The girl had developed an acute, paralyzing phobia of men before being scheduled for transfer into the care of the… pic.twitter.com/jkzDkrJwAt
— Lord Bebo (@MyLordBebo) July 26, 2026
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I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.
«Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.
L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.
La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.
«Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.
Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.
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Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.
Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.
Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.
Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.
In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.
All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.
All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.
Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Essere genitori
Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni
Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».
Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).
Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.
Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.
Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.
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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.
La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.
Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.
Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.
Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.
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