Gender
Il gender è entrato nella Costituzione Italiana. Forse è giusto così
La parola gender è entrata materialmente nella Costituzione Italiana. La cosa induce a qualche riflessione.
A darne notizia uno scoop del quotidiano milanese La Verità. Il termine «gender», che connota tutta la nota «teoria» – ora dominante nelle istituzioni occidentali, per cui la sessualità psicologica non si basa su quella somatica – è stato inserito, forse addirittura in una revisione di anni fa, nella traduzione ufficiale della Carta costituzionale presente sul sito del Senato.
Il vocabolo, che sta alla base del pensiero maggioritario LGBT, compariva nella traduzione anglofona dell’art. 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». (Corsivo nostro).
La parola «sesso» era stata tradotta, nella versione precedente, con la parola equivalente inglese «sex». Sempre così è tradotta anche nella versione inglese della Costituzione sul sito della camera, mentre in quella francese è scritto «sexe».
Nel pdf caricato sul sito del Senato invece è possibile leggere, ancora nel momento in cui scriviamo, questa traduzione:
«All citizens shall have equal social dignity and shall be equal before the law, without distinction of gender, race, language, religion, political opinion, personal and social conditions». (Enfasi nostra)
Il giornalista de La Verità Alessandro Rico nota anche un significativo cambiamento nell’uso dei verbi. Nella traduzione precedente l’articolo 3, si scriveva: «All citizens have equal social dignity and are equal before the law». I verbi have («avere») e are (cioè to be, «essere») sono coniugati a quello che in inglese si chiama present simple, il presente semplice, che ha natura affermativa. Nella traduzione genderizzata, invece «siamo passati alla costruzione con la particella “shall“, che veicola più correttamente l’idea di una prescrizione, di un’esortazione rivolta al futuro, che è poi il modo nel quale noi intendiamo i verbi all’indicativo del dettato costituzionale».
Ad ogni modo, la modifica più significativa riguarda l’ingresso della parola gender nella Carta, «come se, ai lettori internazionali, chi ha riadattato il testo volesse comunicare che lo spirito dei Padri costituenti non solo richiede l’identica protezione di maschi e femmine e dei loro diversi orientamenti sessuali (…), bensì riconosce pure l’esistenza di molteplice, al limite infiniti, generi, in quanto distinti dal sesso naturale».
Le ramificazioni di una simile alterazione sono immani: quanti persone non italofone, quanti specialisti, studenti, comuni cittadini si erano fidati di leggere la Costituzione, sul sito di Palazzo Madama, che rappresenta una fonte di massima ufficialità?
«Con un tratto di penna – o meglio, di tastiera del PC – qualcuno ha emendato la Costituzione senza passare dal Parlamento. Non potendo agire su quella in lingua italiana, si è sbizzarrito con la versione inglese, trasmettendo a un pubblico potenzialmente globale un’impressione sbagliata: che la nostra legge fondamentale sposi l’ideologia gender».
L’articolo del quotidiano meneghino non lo ricorda ai lettori, ma l’idea per cui il gender fosse in qualche modo nella mente dei padri costituenti e quindi nella Carta è già stata spesa pubblicamente negli anni.
Nel 2014, il futuro ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli – allora senatrice e vicepresidente del Senato – a presentare un disegno di legge per l’«Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università». Ci chiediamo quanto l’espressione «prospettiva di genere» sia sovrapponibile a «teoria del gender».
La parola «genere», in inglese «gender», era già preferita al termine costituzionale «sesso» già nel testo del disegno di legge.
Il DDL , di cui la Fedeli era prima firmataria, aveva l’obiettivo di «piena attuazione dell’articolo 3 della Costituzione italiana, che dice di non discriminare in base alla religione o all’orientamento sessuale». Badate alle parole: anche qui, il lemma costituzionale «sesso» è scartato a favore di «orientamento sessuale», espressione in uso da qualche lustro dopo varie Finestre di Overton LGBT.
In altre occasioni, come in interviste radio finite sui social, la Fedeli sembrava alludere a tale «genere costituzionale», passando acutamente però da un’espressione di fase precedente, quella della «violenza di genere», alla quale, come noto, è attaccata un’altra parola in grado di disarmare ogni protesta, «femminicidio», altro termine orwelliano il cui uso è incrementato misteriosamente proprio in quegli anni.
Su 27esimaora, un blog del Corriere della Sera, nel 2015 la Fedeli difendeva «l’emendamento che prevede l’insegnamento della parità di genere, già approvato dalla Camera, e ora all’esame del Senato (…) Lo deve fare con coraggio, con umiltà, con la coerenza di promuovere, veramente, l’articolo 3 della nostra Costituzione, visto che la discriminazione, la violenza di genere, gli stereotipi, di fatto, limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana».
«Vogliamo continuare soltanto ad indignarci davanti ai femminicidi, ai dati sulla violenza di genere, ai fatti di cronaca che vedono i nostri ragazzi e le nostre ragazze vittime e protagonisti di bullismo, omofobia, misoginia?» si legge nel pezzo.
Nello stesso articolo, vecchio di quasi una decade, fa quasi tenerezza vedere la negazione dell’esistenza della teoria del gender, che allora fu una trovata che la sinistra italiana si inventò contro le proteste di chi voleva evitare ai figli una scuola dove si parla di omotransessualità.
«Come detto e ripetuto da tante e tanti scienziati e intellettuali di diverse discipline e di diversi orientamenti culturali, compresi eminenti teologi, non esiste una “Teoria Gender”: esistono invece gli studi di genere che si prefiggono di cancellare le discriminazioni riprodotte, a tutti i livelli della società, in base alle differenze» dice la Fedeli, che anni dopo, ricordiamo en passant, sarebbe entrata nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Agnelli.
Per chi non rammenta: il gender-negazionismo, il mantra secondo cui «la teoria del gender non esiste» veniva ripetuto ad ogni piè sospinto. Ora che la parola è entrata in qualche modo nella Costituzione, ci chiediamo se abbia iniziato ad esistere, o se siamo nel dramma parmenideo in cui la Carta d’improvviso si mette a parlare di qualcosa che non esiste, del non-essere.
È passata un po’ acqua sotto il ponte. Il gender è penetrato nelle istituzioni al punto di non essere solo una questione scolastica e civile, ma perfino chirurgica, con conseguenze sanitarie piuttosto sensibili.
Dieci anni fa la figura che ti presentavano, per modificare le leggi, era la coppia omosessuale, che si vuole bene, e quindi vuole «unirsi» in una specie di matrimonio, così da avere «i diritti di tutti». L’ulteriore figura che veniva descritta da giornali e politici, era quella del povero ragazzino che veniva «spinto» al suicidio perché vittima dell’omofobia dei compagni, che quindi andavano rieducati con i programmi di cui parlava il DDL Fedeli che si faceva scudo proprio del famoso articolo 3 della Costituzione.
Guardate come le cose sono cambiate: a venire sovrarappresentati dai media, ad essere invocati dai politici come classe da proteggere, non sono più le coppiette omosessuali, sono i transessuali – che, come visibile in Nord America, offrono episodi si picchiano manifestanti, occupano Campidogli, bruciano libri, organizzano «giorni della vendetta», pretendono di gareggiare negli sport femminili (e, ovviamente, stravincere).
E la figura pietosa del bambino vittima dell’omofobia passa in secondo piano, davanti alla giovane transessuale che ammazza bambini e adulti in una scuola cristiana, assicurandosi nel processo di sparare anche alla vetrata della chiesa adiacente che raffigura Adamo. Il manifesto della stragista transgender di Nashville, ci crediate o no, non è ancora stato pubblicato, nonostante sia nelle mani delle autorità da mesi e mesi, e pare pure che chi ha intenzione di renderlo pubblico sia stato minacciato.
Notata, inoltre, come sia cambiata la loro bandiera: non più il semplice arcobaleno rovesciato LGBT a cui siamo abituati, ora compare ovunque – anche sulle finestre delle ambasciate presso la Santa Sede – una bandiera iridata ma integrata da un triangolo con un altro fascio di colori, che sta a significare il transgenderismo. La bandiera omotransessualista nuova versione ha sventolato pure fuori dalla Casa Bianca, piazzata, incredibile, in posizione centrale, mentre le bandiere a stelle e strisce della Nazione, divenute secondarie, stavano ai lati.
The flag of the United States of America should be in the center and at the highest point of the group.
Biden Violates Flag Code Basics to Advance Transgender Revolution Targeting Children .
How difficult and painful that America's enemies penetrated and captured the White House pic.twitter.com/Y9RXtzRAaU— MAGA Fan (@MAGAfanBella) June 11, 2023
Il mondo è davvero cambiato. E quindi, perché anche la Costituzione non dovrebbe cambiare? Prendiamo ad esempio la Germania: ha cambiato la Grundgesetz, la sua carta costituzionale, per aumentare il budget militare, che poi magari finisce a Kiev, dove il portavoce dell’Esercito è, di fatto, un trans.
Come dire, tutto è davvero in grande mutamento, ma politica e telefilm, leggi e guerre, paiono tutti convergere verso un unico nobile concetto: il transessualismo. O meglio, la liquefazione – psicologica, chirurgica – dell’identità sessuale, teoricamente più coriacea dell’identità religiosa (dissolta, in Occidente, dal Concilio Vaticano II) e di quella nazionale (grazie all’Europa e al cosmopolitismo visto come virtù).
Lo sradicamento, quindi, passa anche per la negazione del significato dei propri cromosomi sessuali, scritti in ogni cellula del proprio corpo (con l’eccezione di qualche cellula sessuale). Il genderismo è uno strumento tecnico a cui il Nuovo Ordine non può rinunziare, neanche se di mezzo vi si mettono le leggi fondamentali, un tempo considerate sacre dagli establishment goscisti e non solo da quelli.
Abbiamo visto tanti articoli della Costituzione, a partire dal 1°, venire devastati durante il biennio pandemico. Come è stato possibile? Semplicemente, quando c’è stato il bisogno, ci è stata data una diversa lettura degli stessi (vero: a volte neanche a fatto finta di farlo, sì), di modo di adattare la Carta all’ora presente, cioè spalmarla sul mondo col virus.
Quindi, ci vien da pensare, forse è giusto così. Perché scandalizzarci, quindi, se, nella Carta in via di liquefazione, ci aggiungono la parolina che piace loro tanto, e che aiuta?
L’azione in corso, abbiamo detto, riguarda le radici delle persone, le radici dell’essere. E quindi quando capiremo che la soluzione da trovare è, giocoforza, radicale?
Quando affronteremo, prima delle leggi e delle costituzioni, il mostruoso problema spirituale al centro del mondo moderno?
Roberto Dal Bosco
Gender
Candace Owens esonerata dalla causa in cui si affermava che «Brigitte Macron è un uomo»
Un magistrato ha archiviato integralmente le accuse mosse personalmente contro la podcaster Candace Owens nella causa per diffamazione avviata dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla moglie Brigitte, pur permettendo che il procedimento prosegua nei confronti di due società da lei registrate nel Delaware.
Come noto, la coppia è stata oggetto di continue speculazioni pure riguardo al sesso di nascita della première dame, accuse che hanno ripetutamente negato e contro cui hanno intrapreso azioni legali anche in Francia. Anche qui, sono piovute le smentite più categoriche dell’Eliseo.
Martedì il giudice Sheldon Rennie della Corte Superiore del Delaware ha dichiarato che la corte non disponeva di giurisdizione personale su Owens, residente nel Tennessee. «Il semplice fatto che la signora Owens abbia creato le entità per pubblicare commenti politici e giornalismo investigativo – l’ampia categoria di attività che ha dato origine a questa controversia – non è sufficiente», ha scritto il giudice.
La decisione implica che la Owens non risponderebbe personalmente di un eventuale esito favorevole ai Macron; qualsiasi risarcimento resterebbe limitato alle sue società, Candace Owens LLC e GeorgeTom Inc.
Su X la Owens ha commentato poco dopo la sentenza.
🚨BREAKING NEWS:
I was just personally dismissed from the Macron lawsuit filed against me in Delaware.
This case represents one of the grossest, legal overreaches by a foreign government leader in human history—a sitting President’s attempt to personally bankrupt a single podcaster from outside the nation in which he governs.
And to formally reiterate since many reporters willfully lied about this most important detail: I was NEVER being sued for stating that Brigitte Macron was born a male. I was instead being sued for discussing MK Ultra and for allegedly accusing the “First Lady” of theft from her sister.
I am tremendously grateful to the Delaware courts and to the presiding Judge for looking at this case objectively, despite false media depictions and government pressures.
— Candace Owens (@RealCandaceO) October 27, 2026
«Sono stato appena prosciolta personalmente dalla causa intentata contro di me da Macron nel Delaware. Questo caso rappresenta uno dei più gravi abusi legali commessi da un leader di governo straniero nella storia dell’umanità: il tentativo di un Presidente in carica di mandare in bancarotta un singolo podcaster proveniente da fuori della nazione che governa (…) E per ribadirlo formalmente, visto che molti giornalisti hanno deliberatamente mentito su questo dettaglio importantissimo: NON sono MAI stata citata in giudizio per aver affermato che Brigitte Macron è nata maschio. Sono stata invece citata in giudizio per aver parlato di MK Ultra e per aver presumibilmente accusato la “First Lady” di furto ai danni di sua sorella».
In un successivo intervento, pubblicato tre ore dopo, ha manifestato sollievo: «Sono di ottimo umore per la destituzione di Macron. È come se un anno e mezzo in cui la mia famiglia ha dovuto sopportare bugie deliranti riguardanti fallimenti imminenti, conti segreti e piani per fuggire dal paese, fosse finalmente giunto al termine».
La Owens ha osservato che i Macron avevano indicato due entità commerciali e «hanno ammesso durante l’udienza di non essere sicuri se una o entrambe queste entità ospitassero il podcast», sostenendo che una di esse «non ha assolutamente nulla a che fare con il podcast in alcun modo».
La corte ha inoltre accolto l’argomentazione di Owens secondo cui il diritto francese dovrebbe regolare i termini di prescrizione. In Francia le azioni per diffamazione devono generalmente essere proposte entro tre mesi, termine che può estendersi a un anno nei casi che riguardano sesso, orientamento sessuale o genere.
Owens ha riferito che il proprio team ha sostenuto che i Macron stavano «cercando intenzionalmente il foro più conveniente perché, essendo vincolati al termine di prescrizione francese di 3 mesi, le loro pretese sarebbero naturalmente scadute». Il giudice ha disposto ulteriori memorie per determinare quale termine di prescrizione francese si applichi prima di decidere sulle restanti domande della società.
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«Credo sia opportuno ribadire che la coppia NON ha mai citato in giudizio nessuno per questioni relative al sesso, all’orientamento sessuale o al genere (nonostante le intenzionali distorsioni mediatiche), bensì per diffamazione in relazione ad affermazioni riguardanti il progetto MK Ultra e il furto» ha dichiarato la podcasterra cattolica, riferendosi al programma di controllo mentale condotto nei decenni del dopoguerra dalla CIA.
Gli avvocati dei Macron si sono detti soddisfatti che la causa contro le aziende sia andata a buon fine e hanno affermato che prenderanno in considerazione «altri modi» per ritenere la Owens personalmente responsabile.
«Cosa intende esattamente l’avvocato di Macron quando afferma che prenderanno in considerazione “altri modi” per ritenermi personalmente responsabile nonostante la sentenza? Il suo cliente è il presidente in carica di un Paese straniero attualmente in fiamme. Forse dovrebbe riflettere e valutare come assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei suoi connazionali» ha dichiarato la Owens,
Le parti presenteranno ora ulteriori memorie difensive basate sul diritto francese prima che il giudice decida il destino delle richieste di risarcimento contro le società della Owensa.
La battaglia tra i Macron e la Owens nasconde in realtà una guerra tellurica, profondissima, nell’anima della Francia e dell’Occidente tutto: lo scontro metapolitico tra la Francia cattolica e quella rivoluzionaria, una questione vecchia di secoli che perdura ancora oggi, e i cui effetti sono nelle nostre vite di sudditi dello Stato moderno «laico» introdotto con il sangue della Rivoluzione massonica.
Come riportato da Renovatio 21, Candace si è convertita al cattolicesimo, la religione del marito, il devotissimo e coltissimo (e bellissimo) teologo George Farmer, figlio di Lord Michael Farmer, miliardario già ministro britannico – George e Candace hanno praticamente fatto quattro figli in quattro anni di matrimonio – la conversione giocoforza doveva arrivare, e l’ha celebrata a Londra, presumibilmente in ambienti cattolici molto conservatori se non apertamente tradizionisti.
In un evento pubblico in cui raccontava ad un pubblico cattolico la sua conversione, alla domanda su quale santo prediligesse, lei disse, alla faccia del marito inglese, che ad ispirarla era Santa Giovanna d’Arco, la patrona di Francia. Non è impossibile, pensiamo a questo punto, che sia imbeccata da determinati milieu tradizionalisti e monarchici, ostili alla Macronie (chiamano così il regno di Macron) come mai prima.
Come ha già scritto Renovatio 21: «ora è chiaro che quello che è in atto, nello scontro tra la Owens e i Macron, è più di quello che sembra: la Francia antica, la Francia cattolicissima, la Francia dei re – una Francia che si pensa sia morta e sepolta, ma con evidenza non è così – ha trovato incredibilmente un’eroina in una ragazza nera americana, contro la Francia rivoluzionaria, la Francia che odiava, odia e odierà per sempre trono e altare, la Francia che uccide e i re e, ancora oggi, incendia le chiese».
«È la Francia che (…) rese le Olimpiadi uno spettacolo sadico – nel senso letterale di relativo De Sade, pornografo della violenza crudele che fu ispiratore della Rivoluzione, celebrata in ogni modo nella cerimonia di apertura, con – oltre al Cristo-Dioniso-Shiva circondato da trans – la regina Maria Antonietta decapitata tra cascate di sangue che dal palazzo della sua prigionia si riversavano in istrada».
«Per il lettore di Renovatio 21 è tutto molto chiaro. La Francia della Corona e della Croce, la Francia di Santa Giovanna, contro la Francia del 1789, la Francia di De Sade e Robespierre, non ancora paga delle catastrofi umane che ha cagionato.
Di base, il conflitto è questo: è qualcosa di metapolitico, è metastoria francese. Per questo il processo che scaturirà dalla denuncia avrà molta più importanza di quanto i giornali internazionali daranno a vedere.
E l’esito di questa battaglia metafisica avrà effetto ben al di là di Parigi».
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Immagine di Cabinet Secretariat via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Gender
Il campione Enes Kanter buttato fuori dalla lega di pallacanestro femminile
Nel video, Freedom, affiancato da agenti di polizia, si avvicina a un ingresso della State Farm Arena e viene fermato da un membro dello staff, che gli dice: «Prima di entrare, devi accettare di andare nella suite». Freedom risponde di aver acquistato i biglietti e di voler «sedersi al suo posto». Dopo un breve scambio di battute, il video passa a una clip in cui un agente elenca diverse zone in cui Freedom potrebbe andare, per poi dire: «Non può stare qui». Freedom lascia quindi l’arena, allarga le braccia e dice alla telecamera: «Mi hanno cacciato dalla partita per aver difeso le donne». Un portavoce delle Dream ha dichiarato che a Freedom è stata offerta la possibilità di tornare all’arena in qualsiasi momento, a condizione che fosse disposto a rimanere nella suite, in base alle sue preoccupazioni per la sicurezza. «Sono appena stata cacciata da una partita della @WNBA per la seconda volta di fila per aver sostenuto le DONNE!» ha scritto Freedom sul post di X che mostrava il video. «Pensateci bene, AMERICA!» L’opposizione agli atleti transgender è diventata una causa celebre per Freedom, che ha giocato 748 partite in 11 stagioni nella NBA e ha disputato la sua ultima partita nel 2022. Quattro giorni prima di Gara 3, Freedom ha annunciato che sarebbe stato tra il pubblico e ha menzionato la pivot delle Dream Angel Reese e l’ala delle Golden State Valkyries Gabby Williams in un post sui social media. In precedenza, ad agosto, aveva assistito a una partita delle Chicago Sky indossando una maglietta con la scritta «WOMAN sostantivo adulto umano femmina» ed era stato allontanato dal suo posto a bordo campo dopo un acceso scambio verbale con la guardia delle Sky, Natasha Cloud. Le Sky hanno vietato a Freedom l’accesso alla loro arena dopo l’episodio, e Freedom ha intentato una causa contro la franchigia, sostenendo che i suoi diritti sanciti dal Primo Emendamento erano stati violati. Freedom ha iniziato a pubblicare post sulle minacce ricevute dopo aver annunciato la sua intenzione di assistere alla partita di mercoledì. Nei giorni precedenti la partita, né la WNBA né le Dream hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla presenza di Freedom, sebbene fosse previsto un significativo rafforzamento delle misure di sicurezza. Le Dream hanno diffuso il comunicato relativo alla disposizione dei posti a sedere di Freedom circa 40 minuti prima dell’inizio di Gara 3. «La sicurezza dei nostri ospiti e dei membri del nostro team è la nostra massima priorità», si legge nella dichiarazione delle Dream. Prima della partita, le squadre hanno evitato in gran parte di commentare la questione della libertà. «Ovviamente, i media hanno una responsabilità nella scelta degli argomenti da trattare», ha detto Williams prima del riscaldamento. L’allenatore di Atlanta, Karl Smesko, ha dichiarato: «Tutti sono qui per assistere a una grande partita di basket tra due grandi squadre, con alcuni dei migliori giocatori al mondo. Noi siamo concentrati su questo». Come riportato da Renovatio 21, Kanter Freedom, alto 2,08 metri e con undici stagioni alle spalle (Utah Jazz, Oklahoma City Thunder, New York Knicks, Portland Trail Blazers e Boston Celtics), aveva il mese scorso annunciato di volersi candidare al draft (l‘evento annuale in cui le squadre scelgono i nuovi giocatori giovani provenienti dai college o da altre nazioni) del campionato di pallacanestro femminile WNBA del 2027.I just got kicked out of a @WNBA game for the second time in a row for supporting WOMEN!
Let that sink in, AMERICA! 🇺🇸 https://t.co/nNmwa9U4xn — Enes Kanter FREEDOM (@EnesFreedom) October 22, 2026
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Gender
Gesuita suggerisce che i santi siano «spesso» gay
Padre James Keenan, SJ, durante il discorso di apertura della conferenza annuale di sensibilizzazione di quest’anno, ha citato blasfemamente un «teologo queer» per suggerire che i santi sono «spesso» omosessuali. Lo riporta LifeSiteNews.
Nel suo discorso di apertura alla Conferenza di sensibilizzazione del 2026 presso l’Università di Georgetown, il gesuita ha citato il lavoro di Flora Tang per affermare che i santi sono «spesso essi stessi istruttivi in quanto santi queer».
Padre Keenan, che ha insegnato teologia al Boston College, un’istituzione nominalmente cattolica, per oltre 20 anni, ha anche paragonato i «teologi queer» agli attivisti per i diritti civili e alle cosiddette «femministe cattoliche».
«Flora Tang chiarisce in What Queer Theory Taught Me About the Saints che i santi stessi, in quanto santi queer, sono spesso fonte di insegnamento», ha affermato Keenan durante il suo intervento. «Eppure ci spinge ad andare oltre l’attaccamento alle narrazioni di certezza queer e ad aprirci a narrazioni frammentate che non si limitano a dare voce al lutto e alle speranze deluse di una chiesa queer e decolonizzata».
L’articolo della Tang del 2022 per Political Theology Network insinuava blasfemamente che diversi santi fossero omosessuali, tra cui San Sergio e San Bacco, soldati romani del IV secolo martirizzati insieme per essersi rifiutati di offrire sacrifici agli dei romani, e le sante Perpetua e Felicita, martiri compagne del III secolo, entrambe con figli.
Le accuse sembrano derivare dalla sessualizzazione di storie riguardanti alcuni grandi santi che avevano amicizie cristiane del tutto platoniche.
Keenan ha proseguito nel suo intervento: «permettetemi di aggiungere che non credo che la prudenza dei teologi queer sia molto diversa dalla prudenza degli attivisti per i diritti civili, né degli attivisti cattolici per la pace, né delle femministe cattoliche».
Il sacerdote ha volutamente omesso qualsiasi riferimento all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica sul «matrimonio» tra persone dello stesso sesso. Mentre Keenan paragona in termini entusiastici i «teologi queer» alle «femministe cattoliche», ignora l’insegnamento della Chiesa che condanna chiaramente questa ideologia.
Padre Keenan, come il suo confratello gesuita padre James Martin , fondatore di Outreach, ha una lunga storia di esplicita opposizione all’insegnamento della Chiesa sul “matrimonio” tra persone dello stesso sesso.
A differenza di padre Martin, padre Keenan possiede tre titoli teologici, tra cui una Licenza in Teologia Sacra e un Dottorato in Teologia Sacrapresso la Pontificia Università Gregoriana, e ha lavorato come professore di teologia per quasi 40 anni in diverse università nominalmente cattoliche.
In particolare, nel 2003 Keenan testimoniò contro la H.3190, una proposta di emendamento costituzionale in Massachusetts che avrebbe definito il matrimonio come un’unione stabile tra un uomo e una donna, sulla base dell’erronea motivazione che fosse «contraria all’insegnamento cattolico sulla giustizia sociale».
«In quanto sacerdote e teologo morale, non riesco a capire come qualcuno possa usare la tradizione cattolica romana per sostenere la proposta di legge H. 3190», affermò falsamente il sacerdote all’epoca.
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Preoccupanti affermazioni non dissimili da quelle del gesuita Keenan furono fatte dal frate cappuccino italiano Roberto Pasolini, nominato nel 2024 predicatore della Casa Pontificia da papa Francesco. In una conferenza, padre Pasolini si era concentrato sulle cosiddette «coppie omosessuali», che egli disse di aver individuato nell’Antico Testamento. «Ad esempio, Pasolini afferma una relazione omosessuale tra Gionata e Davide [nell’Antico Testamento], e nel Nuovo Testamento fantastica su una relazione omosessuale tra il centurione romano e il suo servo malato aveva scritto Giuseppe Nardi. «Così, molto semplicemente. Pasolini dice apertamente: “Abbiamo ancora il diritto di fantasticare un po’. Il fatto che il cappuccino debba violare il testo biblico non sembra rappresentare per lui un problema”».
«Informazione Cattolica parla di “affermazioni preoccupanti” e scrive: scorrendo le sue omelie registrate su Internet, sentiamo purtroppo alcune dichiarazioni pubbliche sull’omosessualità che risultano dolorose e preoccupanti» continua il sito Katholisches. «Il 2 febbraio 2024 ha tenuto un lungo discorso presso il convento dei Cappuccini di Varese sul tema “Omosessualità e vita cristiana”».
L’Università di Georgetown, tra le più antiche della storia USA, fondata dai gesuiti e considerata come uno dei fuclri che prepara l’élite statale americana (sopratutto Dipartimento di Stato, CIA, FBI), è da molti anni al centro di polemiche per la sua eterodossia: prima i corsi di Yoga (grande passione dei nuovi gesuiti), poi l’inclusione di accademici pro-aborto.
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Immagine: Università di Georgetown, Washington
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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