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Due secoli di obbligo vaccinale in Italia

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Sbaglia chi crede che l’obbligo vaccinale sia una novità introdotta dalle leggi liberticide degli ultimi governi.

 

In realtà è la libertà vaccinale ad essere un’eccezione nella penisola, anche prima dell’unificazione politica agita dalla massoneria (cioè, il «Risorgimento»), che come scritto di recente da Renovatio 21, ha dimostrato sempre una fortissima inclinazione verso la vaccinazione dell’intera popolazione.

 

L’obbligo vaccinale si diffonde con una velocità impressionante in tutta Europa già nel primissimo Ottocento, a poco più di una manciata di anni dagli esperimenti disumani di Jenner.

L’obbligo vaccinale si diffonde con una velocità impressionante in tutta Europa già nel primissimo Ottocento, a poco più di una manciata di anni dagli esperimenti disumani di Jenner.

 

Nel 1805 Napoleone stabilì la necessita per le sue reclute di ricevere il vaccino contro il vaiolo. Già da primo console, nel 1800, lo aveva istituzionalizzato. Bonaparte obbligò anche le popolazioni finite sotto l’amministrazione francese.

 

Nel 1806 è registrato forse il primo obbligo in terra italiana, quello del principato di Piombino e Lucca per la vaccinazione anti-vaiolosa estesa ai neonati nei primi due mesi di vita. Era altresì ordinata la vaccinazione di tutta la popolazione che non avesse già contrato il morbo.

 

Seguì nel 1812 il Regno delle due Sicilie. Già introdotta sotto i Borboni, la vaccinazione non si interruppe durante il regno del cognato di Napoleone Gioacchino Murat, Re di Napoli e delle due Sicilie nonché Supremo Consiglio di Napoli (detto delle Due Sicilie) del Rito Scozzese Antico e Accettato della Massoneria, di cui fu il primo Sovrano Gran Commendatore fino al 1815.

 

La legge Crispi-Pagliani prevedeva che i Comuni avessero l’obbligo di segnalare le malattie infettive. Era inoltre previsto, quindi, l’obbligo vaccinale per tutti i nuovi nati

Da Sud al Nord: nel 1859 l’obbligo dell’anti-vaiolosa fu stabilito nel Regno di Sardegna, che seguiva di pochi anni l’obbligo introdotto dal suo grande fiancheggiatore e finanziatore nell’impresa unitaria, Londa: la Gran Bretagna fu obbligata al vaccino dal 1853, con la partenza delle sanzioni per gli inadempienti dal 1867. La Prussia avrebbe poi obbligato i suoi militari al vaccino nel 1870. La Prussia e il Regno di Sardegna avevano di fatto già avuto un obbligo vaccinale per i soldati nel 1834: ciascun militare era tenuto ad avere con sé un libretto che attestasse l’avvenuta immunizzazione.

 

Nel 1888 il Regno d’Italia promulgo la prima legge del sistema sanitario nazionale, la legge Crispi-Pagliani. Entrambi i personaggi erano massoni di alto livello.

 

Crispi, presidente successore dell’ultimo governo del massone trasformista Depretis, fu il cerimoniere che assegnò a Garibaldi in un rito nella Loggia di Palermo tutti i gradi dal 4° al 33°; Pagliani, medico, era particolarmente interessato anche ad un altro tema assai caro alla massoneria, la cremazione: nel 1883 fondava Società di cremazione, per poi divenirne presidente per tre decenni dal 1902 al 1932; scrisse il libello La cremazione dei cadaveri quale costumanza civile, economica, igienica e religiosa (1904); quindi inserì la cremazione nella legge sanitaria firmata col «fratello» libero muratore Crispi.

 

La Crispi-Pagliani spostava il concetto di malattia da una questione di polizia  ad una questione sanitaria. Fu questa legge ad introdurre nei Comuni i medici condotti, dottori pagati dagli enti che seguissero la salute nelle varie zone del Regno. Veniva inoltre ordinata la provvista di acque potabili e la creazione di statistiche sanitarie vere e proprie.

 

La legge inoltre prevedeva che i Comuni avessero l’obbligo di segnalare le malattie infettive. Era inoltre previsto, quindi, l’obbligo vaccinale per tutti i nuovi nati.

 

Negli anni Sessanta era prevista, con l’obbligatorietà, anche una sanzione penale per i genitori che non vaccinavano i figli: omessa vaccinazione

La Crispi-Pagliani rimase in vigore sino al 1978, cioè all’introduzione della 833/1978 che creò l’Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Le sue funzioni che secondo la Crispi-Pagliani affidava ai Comuni vennero di fatto trasferite alle unità sanitarie locali (USL) poi divenute azienda sanitarie locali (ASL).

 

La politica di vaccinazione obbligatoria tuttavia venne ritoccata varie volte nella storia anche per l’introduzione di nuovi tipi di vaccino.

 

Nel 1929 arrivò la disponibilità del vaccino contro antidifterite, che venne reso obbligatorio di tutti i bambini nel 1939 (decreto legge n. 891) e inoculato in combinazione con quello antivaiolo.

 

Nel 1959 arrivò il vaccino per la polio, prima con la formula di Salk e poi con quella di Sabin: tutti i nuovi nati italiani saranno obbligati a subire questo vaccino dal 1966. I vaccini antipolio sia Salk che Sabin, prodotti con cellule di rene di macaco, infettarono miliardi di esseri umani del virus SV-40, latente e asintomatico nella scimmia ma sospettato di essere alla base dell’insorgenza di tumori (mesoteliomi, osteosarcomi) una volta introdotto negli esseri umani.

 

Nel 1963 arrivò l’obbligo dell’antitetanica per i lavoratori ritenuti a rischio («lavoratori agricoli, pastori, allevatori di bestiame, stallieri, fantini, sorveglianti o addetti al lavori di sistemazione e di preparazione delle piste negli ippodromi, spazzini, cantonieri, stradini, operai e manovali addetti all’edilizia, asfaltisti, straccivendoli, operai addetti alla manipolazione delle immondizie, operai addetti alla fabbricazione della carta e dei cartoni»); nel 1968 l’obbligo venne esteso a tutta la popolazione neonata.

 

Negli anni Sessanta era prevista, con l’obbligatorietà, anche una sanzione penale per i genitori che non vaccinavano i figli: omessa vaccinazione. Le scuole avevano il dovere di verificare lo status vaccinale dell’alunno, pena l’esclusione dalla frequenza scolastica. La depenalizzazione della mancata vaccinazione dei figli sarebbe arrivata solo con la legge 689/1981, che trasformava il reato in illecito amministrativo.

 

Con la legge Lorenzin, l’Italia divenne il primo Paese al mondo a autoinfliggersi la nuova ondata dell’obbligo vaccinale globale. La Francia seguirà a ruota, e così altri Paesi. Dietro vi sono gli sforzi di enti transnazionali come l’OMS o l’ONG semi-privata GAVI, così come altre sigle ancora che hanno tutte in comune il lauto finanziamento (parliamo di miliardi di dollari) della Fondazione Bill & Melinda Gates

La legge 833/1978 (l’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale)  aveva ridotto l’aspetto repressivo della vaccinazione, assicurando che i vaccini introdotti successivamente fossero non obbligatori, ma «raccomandati». Parola che non sempre riesce a convincerci.

 

Nel 1991 vi fu l’entrata in vigore dell’obbligo per il vaccino contro l’epatite B (legge 165/1991), una malattia che contagia per lo più per contatto sessuale ma per la quale si vogliono misteriosamente vaccinare i bambini piccoli. Una scelta, quella del governo, ritenuta da alcuni sospetta: «a prendere questa decisione fu l’allora ministro della Sanità, Francesco De Lorenzo che, insieme al responsabile del settore farmaceutico del ministero, Duilio Poggiolini, intascò ben 600 milioni di lire dall’azienda Glaxo-SmithKline, unica produttrice del vaccino Engerix B» scrive nel 2013 Yahoo! Finanza. Nonostante questa storia, il vaccino oggi resta obbligatorio per tutti i bimbi italiani.

 

Sempre il ministro De Lorenzo (medico e figlio dell’ex sottogretario alla Sanità Ferruccio De Lorenzo) nel 1992 varò la legge 210, «Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati»: la famosa legge che sposta sullo Stato i costi del danno da vaccino e da trasfusione, qualora sia provato il nesso causale («ragionevole probabilità scientifica») tra la malattia e il farmaco in assenza di altre cause.

 

La riparazione del danno poteva essere richiesta da «chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica». Anche i non vaccinati, danneggiati dal contatto con i vaccinati, potevano chiedere l’indennizzo; tuttavia esso riguardava esclusivamente i vaccini determinati come «obbligatori» e non quelli «consigliati», che verranno inclusi nelle riparazioni solo con la sentenza 107/2012 della Corte Costituzionale.

 

Nel 1998 si ebbe l’importante pronunciamento della Corte Costituzionale (sentenza 27) la quale stabiliva che «se il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività (art. 32 della Costituzione) giustifica l’imposizione per legge di trattamenti sanitari obbligatori, esso non postula il sacrificio della salute individuale a quella collettiva. Cosicché, ove tali trattamenti obbligatori comportino il rischio di conseguenze negative sulla salute di chi a essi è stato sottoposto, il dovere di solidarietà previsto dall’art. 2 della Costituzione impone alla collettività, e per essa allo Stato, di predisporre in suo favore i mezzi di una protezione specifica consistente in una equa indennità, fermo restando, ove se ne realizzino i presupposti, il diritto al risarcimento del danno».

 

L’obbligo, come abbiamo visto, non è un’eccezione: è la norma dello Stato moderno.

Forte dell’articolo 34 della Costituzione («La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita»), nel 1999 vide la luce un decreto del Presidente della Repubblica Ciampi (il n.355) che aboliva l’esclusione dalle aule per il bambino non  vaccinato.

 

Nel 2017 si è avuto il decreto legge sull’obbligo vaccinale chiamato per semplicità «decreto vaccini» o «legge Lorenzin». I vaccini obbligatori sono inizialmente 12, ma alla fine ci si accontenta solo di 10: antipolio, antidifterica, antitetanica, anti-epatite B, antipertosse e anti-Haemophilus influenzae tipo B,  antimorbillo, antirosolia, antiparotite e antivaricella.  4 ulteriori sieri vengono quindi «fortemente consigliati» dalle ASL e inoculati a spese del contribuente: anti-meningococco C e B, anti-rotavirus e anti-pneumococco.

 

Il decreto Lorenzin subordina l’ingresso a scuola all’avvenuta vaccinazione. Le scuole per l’infanzia non possono accettare iscrizioni di bambini non-vaccinati, mentre le scuole elementari possono farlo ma con la prospettiva di multa ai genitori. Non sono mancate tensioni di presidi e direttori scolastici che hanno imposto un regime perfino più rigido di quello richiesto dal governo.

 

Come noto, l’avventura dell’obbligo vaccinale per l’infanzia inizia alla Casa Bianca di Obama nel 2014, quando il ministro Lorenzin firmò un protocollo che rendeva l’Italia «designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo».

 

Il governo della massoneria e della Cultura della Morte, cosa altro poteva produrre se non decenni e secoli di obbligo alla siringa?

Con la Lorenzin, l’Italia divenne il primo Paese al mondo a autoinfliggersi la nuova ondata dell’obbligo vaccinale globale. La Francia seguirà a ruota, e così altri Paesi. Dietro vi sono gli sforzi di enti transnazionali come l’OMS o l’ONG semi-privata Global Alliance for Vaccine Initiative (GAVI), così come altre sigle ancora che hanno tutte in comune il lauto finanziamento (parliamo di miliardi di dollari) della Fondazione Bill & Melinda Gates.

 

Il 2017, amiamo ripetere qui a Renovatio 21, altro non era se non il prodromo del 2021: ecco quindi la legge 44/2021, che introduce l’obbligo vaccinale più draconiano per i sanitari. Poco più in là, obbligheranno gli insegnanti… E ora l’obbligo vaccinale (pardon, di green pass) coinvolge tutte le categorie di lavoratori, praticamente senza eccezione (sì, gli avvocati ne possono fare a meno, per qualche misterioso motivo).

 

La storia tuttavia non è finita.

 

L’obbligo, come abbiamo visto, non è un’eccezione: è la norma dello Stato moderno.

 

Il governo della massoneria e della Cultura della Morte, cosa altro poteva produrre se non decenni e secoli di obbligo alla siringa?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di Wellcome Images via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Pensiero

Il biofascismo contro i «fascisti»

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Robert Kennedy junior, quando l’anno scorso prese la parola all’oceanica manifestazione di Berlino a fine estate, già lo diceva senza esitazione: «Negli Stati Uniti stanno dicendo che sono venuto qui per parlare a 5.000 nazisti. E domani scriveranno che sì, sono stato qui, e ho parlato 3.000 o 5.000 nazisti».

 

Era chiaro da tempo, e in tutto l’Occidente, che l’establishment aveva il programmino semplice-semplice di dipingere nella mente del cittadino globale l’equazione rifiuto del vaccino = estremismo di destra. In America, quelli che dissentono nei confronti della discriminazione biologica (lì li chiamano anti-vaxxer) sono ovviamente dichiarati trumpiani. In Germania sono neonazisti. In Italia sono fascisti.

 

Non poteva essere altrimenti: in America si fa leva sull’eiezione di Trump dal discorso pubblico (bandito dai media e dai social, il suo popolo accusato e messo in galera per i fatti del 6 gennaio), in Europa si capitalizza su settanta e passa anni di demonizzazione del totalitarismo nero, babau del XX e XXI secolo.

 

Per farci paura, il potere ha tirato fuori l’uomo nero. Del resto, sappiamo che hanno poca fantasia. Perché, ricordatelo, spesso nella più alta stanza dei bottoni ci sono uomini mediocri

Ebbene sì: per farci paura, il potere ha tirato fuori l’uomo nero. Del resto, sappiamo che hanno poca fantasia. Perché, ricordatelo, spesso nella più alta stanza dei bottoni ci sono uomini mediocri – e forse per questo di crudeltà pericolosa.

 

Ora, tuttavia, siamo davanti ad un paradosso pleateale, anche se ignoto totalmente ai giornali.

 

Lo Stato che ti obbliga a operazioni corporali, lo Stato che ti ricatta sul lavoro se non prendi una tessera, lo Stato che ti controlla in ogni movimento, lo Stato che proibisce gli assembramenti, lo Stato che tollera la limitazione della libertà di stampa e di parola, lo Stato che nega i diritti umani fondamentali (perfino quelli previsti dalla suo stesso documento legittimante, la Costituzione), accusa i suoi oppositori di essere «fascisti».

 

No, sul serio. Il bue che dice cornuto all’asino è un dilettante. Lo avevamo visto di recente: terroristi che dicono «terroristi» ai cittadini.

 

L’uomo nero, il «fascista di ritorno», è il vero problema contro cui scagliarci per il bene dell’attuale assetto sociale – che non è quello democratico, è quello di sottomissione biologica, qualcosa a cui il fascismo non era completamente arrivato.

 

Perché, ci chiediamo: il fascismo chiedeva una tremenda sottomissione «sociale», del foro esteriore.  Non aveva i mezzi, tuttavia, per chiedere quella del foro interiore. Lo Stato pandemico invece vuole la sottomissione del «foro interiore»: devi essere tu a vaccinarti; devi tu prenotarti il buco mRNA, perché non puoi reggere altrimenti la tua vita e quella della tua famiglia; devi tu firmare tutti i documenti che manlevano la responsabilità degli altri, vaccinatori e multinazionali farmaceutiche.

 

Il fascismo storico solo con le orrende leggi razziali è arrivato alla discriminazione biologica. Ora siamo ad un livello perfino inferiore, sotto il foro interiore, sotto la coscienza, sotto il proprio gruppo etnico: si è all’apartheid biomolecolare

Di più: il fascismo storico solo con le orrende leggi razziali è arrivato alla discriminazione biologica. Ora siamo ad un livello perfino inferiore, sotto il foro interiore, sotto la coscienza, sotto il proprio gruppo etnico: si è all’apartheid biomolecolare.

 

Andiamo ancora oltre: lo Stato nazifascista e lo Stato pandemico hanno la medesima base strutturale – la cancellazione della legge naturale a favore del diritto positivo. La legge è tale non perché si accorda alla natura umana e al disegno del creato; la legge è tale perché la si pone, cioè impone, per arbitrio del potere. Dura lex sed lex. Punto.

 

È un fatto che qualcuno può, al contrario di quanto ora strilla il potere costituito, vedere lo Stato pandemico come diretta continuazione dello Stato fascista. Vi sono dei rimandi storici precisi: pensiamo alle leggi di vaccinazione obbligatoria promosse sotto il fascismo (in continuazione con quelle precedenti dell’era unitaria, presenti anche negli altri Paesi europei più o meno retti dalla massoneria ottocentesca).

 

Ma pensiamo, soprattutto, anche a casi come quello della cosiddetta «Strage di Gruaro»: nel 1933, in piena era fascista, un paesino intero costretto ad un vaccino sperimentale (un siero contro la difterite). 253 bambini tra i 13 mesi e gli otto anni inoculati, con reazione avversa massiva, e 28 di loro che muoiono miseramente. Nessuna inchiesta, e le autorità fasciste che passano sotto silenzio l’intero episodio.

 

Andiamo ancora oltre: lo Stato nazifascista e lo Stato pandemico hanno la medesima base strutturale – la cancellazione della legge naturale a favore del diritto positivo

Ricorda qualcosa? Vaccini sperimentali, obblighi, tombali silenzi della stampa (ricordate, per caso, tutti quei morti di inizio anno? Giovani e vecchi, militari e civili? Che fine hanno fatto? Qualcuno sa dove si trova Tiffany Dover?)…

 

Se il fascismo è uno stato basato sul controllo capillare e repressivo, uno Stato che implementa un medesimo controllo arrivando perfino al piano biologico può essere chiamato «biofascista». Tutti i fan scatenati di Foucault, che si sono riempiti la bocca per decenni con la parola «biopolitica», alla parola «biofascista» non sono arrivati.

 

Ora abbiamo quindi il biofascismo che dice che il pericolo sono i «fascisti».

 

Ora abbiamo quindi il biofascismo che dice che il pericolo sono i «fascisti»

I quali, secondo varie testimonianze e pure l’uso della logica, in nessun modo possono costituire la totalità della manifestazione. Ci hanno detto: qualche decina, come sempre. Dietro decine di migliaia, se non milioni in tutta Italia, di persone comuni, operai. mamme, studenti, pensionati. Vi basta guadare le immagini della manifestazione di Milano – dove, stranamente, non c’è stata violenza… – per capire che quella del bollino «uomo nero» è davvero una mossa di discredito del dissenso piuttosto disperata, stupida.

 

 

Tuttavia, niente, trovare qualcuno disposto ad ammettere questa semplice verità – ma quali fascisti, è una enorme massa trasversale a tutta la società italiana quella che sta protestando! – è impossibile.

 

Perfino quando manganellano una giornalista, che peraltro garantisce che i manganellati non avevano fatto niente, non si trova un’anima viva (nel sindacato, nella politica, nelle associazioni di vergini&prefiche) a chiedersi cosa stia succedendo. La minaccia autoritaria, per loro, fino a pochi anni fa era Silvio Berlusconi… e niente, rendiamoci conto, non c’è nemmeno da riderci sopra, visto che le bastonate testimoniate dall’inviata de La Stampa parrebbero vere.

«Sono rimasta da sola tra i no vax. Io avevo un telefonino in mano e gli altri nulla. Era un momento di calma, nessuno lanciava oggetti. Caricati e manganellati».

 

Lo avete visto. Il ragazzo va a parlare al poliziotto, gli dice frasi insulse, innocue, «dai ragazzi, noi siamo il popolo, come voi», una cosa così. Quello neanche lo sta a sentire, guarda la posizione dei colleghi, poi alza il bastone e urla: «carica!». E giubbotte.

 

A filmare tutto, finendo nella mischia, ripetiamo, è una giornalista. Nel momento in cui la stampa è manganellata, davvero vogliamo parlare di pericolo «fascista»? Ma davvero è stato esaurito il senso dei ridicolo sino a questo punto?

Il senso del ridicolo è sparito assieme al principio di realtà

 

Il senso del ridicolo è sparito assieme al principio di realtà. Ritengo che sia la conseguenza di avere al governo Draghi, tecnocrate che mai ha vissuto il conflitto, mai ha conosciuto la gente – i politici che lo hanno fatto con tutta la gavetta, da Salvini a qualche vecchio piddino, sono diventati con i loro partiti organi vestigiali del potere, sono decori ininfluenti dello Stato. Se comanda Draghi significa che la politica – quella che è fatta di esseri umani, quindi di parola, di opinione, di ascolto – è sparita, si è imboscata, oppure è finita impiccata come Antigone.

 

Draghi e il suo potere, ho scritto in passato, non possono avere lo stesso principio di realtà che ha il comune cittadino. Quindi, mi dicevo, è possibile che ad un certo punto si possa spaventare, davanti ad un dissenso sempre più massivo e materiale del quale potrebbe comprendere infine di non avere né controllo né contezza. Quando mai si è vita una sede del sindacato assaltato? Quando mai si sono viste manifestazioni di decine di migliaia di persone ogni sabato (si badi: il sabato, non un giorno qualsiasi in cui si può scioperare)? Quando mai si sono viste le forze dell’ordine che possono sfilare tra i manifestanti, quando non tengono la linea, senza temere di essere attaccare (guardate, sempre, le scene di Milano)? Quando mai si sono viste signore anziane marciare assieme agli studenti e ai portuali?

 

Mi sbagliavo, forse. Il fatto che ci troviamo in terra incognita, in un angolo della storia dove non ci sono mappe, forse non li intimorisce. Forse non hanno capito, non so. Oppure, come ho pensato altre volte, preparano una repressione ancora più grande.

 

I biofascisti mentiranno, e reprimeranno, fino a che non ne potremo più, fino a che gli obiettori non saranno sacrificati. Gli altri si beccheranno i lockdown climatici, i lockdown inflattivi, gli OGM CRISPR firmati UE, magari anche una spruzzata di geoingegneria, più qualche misura consistente di controllo delle nascite

Siamo solo all’inizio dell’autunno. Il bollino di «fascista» su chi dissentirà da qualsiasi cosa vogliono fare accadere (licenziamenti di massa, caro bollette, e magari infine l’obbligo vaccinale definitivo) certo fa comodo. Ma alla lunga non credo che sarà sostenibile. Perché la realtà, ad un certo punto, torna sempre a bussare alla porta.

 

Il progetto del mondo biofascista non prevede la realtà: mentiranno, e reprimeranno, fino a che non ne potremo più, fino a che gli obiettori non saranno sacrificati. Gli altri si beccheranno i lockdown climatici, i lockdown inflattivi, gli OGM CRISPR firmati UE, magari anche una spruzzata di geoingegneria, più qualche misura consistente di controllo delle nascite (il vero, grande obiettivo di tutto questo – il senso ultimo di ogni fascismo biotico).

 

Purtroppo per i biofascisti, la realtà, invece, esiste. Siamo noi. I nostri corpi, le nostri anime, la nostra volontà. La nostra dignità.

 

Credevate davvero che fosse così facile toglierci tutto?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

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Le elezioni del niente

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Sono passate oramai 72 ore dall’evento politico della stagione  e ora forse è arrivato il momento di dire cosa esso rappresenti: il niente. Sono state le elezioni del niente.

 

Più che dai risultati, siamo basiti dal vedere con quanta serietà hanno trattato la cosa i giornali. Paginate e paginate, lenzuolate trionfanti – perché il derby lo ha vinto il partito-sistema – come, appunto, se la cosa avesse la benché minima importanza.

 

Come se, davvero, qualcuno credesse che le elezioni, magari quelle dei sindaci, possono cambiare effettivamente qualcosa.

Lo dobbiamo prendere come un bonario rito arcaico, a cui lo stipendiato sistemico si attacca per dare una parvenza di legittimità alla sua esistenza e a quella della supposta istituzione che serve: partito, ministero, giornale etc.

 

Lo dobbiamo prendere come un bonario rito arcaico, a cui lo stipendiato sistemico si attacca per dare una parvenza di legittimità alla sua esistenza e a quella della supposta istituzione che serve: partito, ministero, giornale etc. Vi si agganciano come gli ubriachi ai lampioni. O forse la metafora più ficcante è quella del film di Romero, con gli zombi che tornano nei centri commerciali per una coazione a ripetere che vince perfino sulla demenza.

 

Nessuno, davvero nessuno, che ha voluto soffermarsi sul serio sul dato più eclatante: l’affluenza al 54,69%. E non ci vengano a raccontare che era un bel weekend in cui andare al mare – non lo era. O che alla gente non importasse votare per il sindaco, governatore, etc. In realtà, nei luoghi che contano hanno votato ancora in meno Milano, 47,69%; Torino, 48,06%; Roma, 48,83%; Napoli; 47,18%. Meno di un cittadino su due ha votato.

 

Non che ai sistemici sia dispiaciuto: i numeri non hanno rovinato il loro campionatino di biglie. Anzi, se qualcuno deve parlare dell’astensione, ecco pronto la vera spiegazione – la gente non è andata a votare perché è felice di Draghi e del suo governo. La gente è contenta così. La gente in realtà non vuole votare perché è troppo serena. La gente ha votato Draghi senza votare. Insomma, avete capito. Il popolo ha eletto, senza elezioni, uno che in effetti non è mai stato eletto. Non una grinza.

 

E quindi, cosa hanno rappresentato queste elezioni? Niente. Il niente. Letteralmente: il vero significato è stato il non-voto. Perché è quello che nei prossimi mesi sarà decisivo

Si sono convinti, che in un momento come questo, l’elettore non senta il bisogno di essere rappresentato. Chiaro: va tutto benissimo. Quando c’è la salute c’è tutto. E poi c’è anche il danaro e la prosperità, che scorrono a fiumi. Il futuro è roseo: chiunque lo sente. La democrazia rappresentativa è arrivata al capolinea, diceva qualche politologo anni fa. In Parlamento l’attuale primo partito predicava la «democrazia diretta», la Jamahiriya di Gheddafi ma fatta con internet, ma poi non si è vista, e nessuno si è strappato i capelli – specie gli stipendiati a 5 stelle.

 

È certo: la gente non ha votato per una overdose di fiducia nel sistema. No?

 

No. Perché il collasso della credibilità delle Istituzioni è sotto gli occhi di tutti. Ogni settimana ci sono manifestazioni da milioni di persone in tutto il mondo. Come abbiamo notato in queste pagine, la tensione, da Melbourne a Parigi, da Berlino a Milano, sta aumentando. Non è, da nessuna parte, un déjà vu. Le forze dell’ordine talvolta reprimono in modo mostruoso, talaltra paiono simpatizzare con i manifestanti, che ovunque sventolano bandiere nazionali. Mai visto, non sappiamo cosa sia questa cosa, non sappiamo cosa sta succedendo.

 

Come si agglutineranno i milioni di persone rivoltate, che in nessun modo si rivedono nei partiti esistenti, che mai e poi mai voteranno un’altra volta: questo è l’elefante nella stanza di cui nessuno sta parlando

Non lo sa soprattutto il funzionario del nulla che perde il suo tempo con le biglie elettorali di domenica scorsa. Non lo sa perché non lo vede – non glielo mostrano, oppure è lui stesso a non farlo vedere. Perché nei TG non si vedano gli embrioni dei disordini civili, qualche tempo fa sarebbe stato un mistero. Oggi, per noi che abbiamo capito che viviamo immersi dalla menzogna e dalla censura, non lo è più.

 

E quindi, cosa hanno rappresentato queste elezioni? Niente. Il niente. Letteralmente: il vero significato è stato il non-voto. Perché è quello che nei prossimi mesi sarà decisivo. Come si agglutineranno i milioni di persone rivoltate, che in nessun modo si rivedono nei partiti esistenti, che mai e poi mai voteranno un’altra volta: questo è l’elefante nella stanza di cui nessuno sta parlando.

 

Anzi, fanno ancora tutto come se niente fosse. Perfino gli usuali complottini e i tramacci mediatico-giudiziari: ecco il caso dello spin doctor incastrato con l’app dei festini omo-chemsex; ecco l’inchiesta sui fondi neri dei «fascisti» (tono su tono); ecco ora, perfino, l’attacco al collega di studio legale del numero uno (non eletto nemmeno quello) del partito fu-populista ora completamente addomesticato (lo è sempre stato…).

 

Tipo l’orchestra sul Titanic. Suonano lo spartito di sempre, mentre il transatlantico cola a picco in acque gelide e nere.

 

I partiti ora hanno rimosso il popolo: e questo, anche solo a vedere i dati di affluenza, è evidente. I giornali hanno brindato: queste elezioni hanno eliminato i populisti! In realtà, queste elezioni hanno, concettualmente e numericamente, abrogato il popolo

Non hanno idea di cosa accadrà, ma forse non interessa loro più. O non sono in grado di immaginarlo.

 

Abbiamo avuto una prova plastica di tutta la dinamica qualche sabato fa in Piazza Duomo a Milano. La Meloni – quella che rappresenterebbe «l’opposizione» decide di fare un comizio elettorale proprio il sabato, proprio nel luogo dove passano ogni settimane le masse dei no-green pass. Cordoni di polizia in assetto antisommossa a proteggere la piazza del comizio; la folla dei no-green pass viene su dalla Galleria Vittorio Emanuele e punta verso il palco, ma viene fermata dalle forze dell’ordine.

 

Qualche supporter di Giorgia, sempre più smilzo e stempiato – non ci sono più i sani skinhead ciccioni tatuati di una volta – si avvicina aggressivo ai manifestanti, magari brandendo una bandiera con il logo del partito inventato da La Russa.

 

 

La scena è paradossale: perché i «Fratelli d’Italia» sono nervosi verso i no-green pass? Perché Giorgia Meloni non ha tentato in qualche modo di inglobare la manifestazione, visto che ha scelto proprio quel luogo e quella data? Perché non ritengono osceno far vedere che oggi un comizio di un partito di destra deve venire difeso dai celerini? Perché non c’è vergogna nel mostrare che chi ti contesta non è più lo sgherro del centro sociale, ma il cittadino comune?

Il rimosso tornerà, e chiederà conto delle menzogne e delle finzioni. Ecco perché siamo sconvolti nel vedere che la gente perde tempo dietro le elezioni del niente

 

Il tutto mi ha riportato alla mente Freud e il suo discorso sul «ritorno del rimosso». C’è una realtà che, per quanto la vuoi ricacciare via, tornerà spaventosamente verso di te, disturbandoti, svergognandoti, facendoti soffrire. Una realtà imponente, magmatica, vitale, imprevista che ciclicamente sbuca fuori contro la finzione ordinata con le transenne, le bandierine, le gerarchie, i microfoni.

 

I partiti ora hanno rimosso il popolo: e questo, anche solo a vedere i dati di affluenza, è evidente. I giornali hanno brindato: queste elezioni hanno eliminato i populisti! In realtà, queste elezioni hanno, concettualmente e numericamente, abrogato il popolo.

 

Per questo a vincere è stato, come lo è da dieci anni (senza mai, però, una vittoria vera), e come lo sarà sempre in questo assetto dello Stato, il PD. Perché il PD è il partito-sistema (il partito-Stato, direbbe Formicapar excellence. Per il PD non solo non conta più il popolo (di cui magari, con operazioni come quella delle sardine, si può offrire un ologramma a buon mercato) ma non conta più nemmeno la stessa dirigenza del partito: prendete i segretari, uno dopo l’altro, a offrire scene imbarazzanti. Bersani con le sue metafore che viene sbertucciato in streaming, Renzi che frantuma sadicamente il partito, Zingaretti che fa aperitivi e pizze collettanee gusto COVID… e ora Letta, sempre più magro e tetro, ossessivo fino all’autismo politico, lontano dal moderatismo per cui lo si conosceva, incapace, anche lui, di essere davvero stimato dai suoi stessi tesserati.

 

Il PD, confusionario e minoritario, schizofrenico (ve lo ricordate LeU?) e ridicolo, comanda perché più di ogni altro è avanzato nella sua trasformazione in innesto partitico dell’establishment superficiale e profondo, nella sua mutazione macchinale in partito-Stato dove il popolo e più in generale l’umanità  possono tranquillamente sparire.

 

Questo è tuttavia proprio il rischio più grande: perché una rivolta contro i partiti fusi con lo Stato sfocia necessariamente in una rivolta contro lo Stato. Così, in ballo non ci sono più solo i numerini elettorali, le palline colorate dei Salvini e dei D’Alema: c’è l’intera architettura del sistema

Questo è tuttavia proprio il rischio più grande: perché una rivolta contro i partiti fusi con lo Stato sfocia necessariamente in una rivolta contro lo Stato. Così, in ballo non ci sono più solo i numerini elettorali, le palline colorate dei Salvini e dei D’Alema: c’è l’intera architettura del sistema. Il quale, si badi bene, è stata messa in discussione dapprima dal sistema stesso, che ha sospeso i diritti fondamentali, e rivelato pragmaticamente qualcosa di indicibile: la carta costituzionale su cui posa la sua legittimità, i suoi valori, le sue leggi, non valgono nulla di fronte all’arbitrio dell’autocrazia pandemica romana.

 

Il rimosso tornerà, e chiederà conto delle menzogne e delle finzioni. Ecco perché siamo sconvolti nel vedere che la gente perde tempo dietro le elezioni del niente.

 

Ciò che abbiamo davanti è la più grande incognita politica del secolo, qualcosa che potrebbe davvero avviare un’altra Repubblica, ma sta volta non solo per definizione giornalistica, ma sul serio. Potete far finta di niente, tanto arriverà alle transenne e cercherà di entrare, interrompendo il vostro discorsetto politico.

 

Masse di disoccupati. Masse di discriminati biologici. Masse di nuovi poveri, incattiviti per soprammercato dall’apartheid biotica. Periferie abitate da bande afro-islamiche d’importazione. Carenza di beni di consumo. Conflitti internazionali. Terrore epidemico sempre presente. Totale crollo della morale civile e religiosa. Gli ingredienti nel pentolone del collasso ci sono tutti.

 

Energie immani si stanno per liberare. E ciò sarà il contrario del nulla i cui percentili elettorali questi sfigati stanno ancora perdendo tempo a contare

 

 

Roberto Dal Bosco

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Stato

Ecco lo Stato-partito

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«La crisi dei partiti ha investito le istituzioni, ed è una crisi che si vorrebbe risolvere dicendo che non c’è più destra e sinistra ma c’è l’istituzione. Questo porta a una novità: le istituzioni si fanno partito politico. Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato».

 

L’ex ministro Rino Formica, classe 1927, ha scritto sul quotidiano Domani un’analisi chiarissima del processo politico in corso.

 

In una situazione dove oramai la differenza dei partiti non conta più nulla, lo Stato stesso si trasforma in partito, nella forza politica che dovrebbe rappresentare direttamente l’opinione e il voto della popolazione.

 

«Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato»

Ciò, ritiene Formica, è visibile perfino nelle cronache politiche infrapartitiche di questi ultimi giorni.

 

«Ecco la pericolosa tentazione che vediamo oggi quando il governo e il suo presidente del Consiglio sostengono il superamento di destra e sinistra. Nei partiti politici è in atto la scissione fra componente governativa ed extragovernativa. La polemica fra Giorgetti e Salvini nella Lega, o tra Brunetta e Berlusconi in Forza Italia, nella sostanza racconta che quelli che stanno al governo stanno diventando membri del partito-Stato».

 

Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato»

Il partito-Stato non ha idee, se non quelle che trasmette il governo – che per l’appunto è presieduto da un apparatčik proveniente dal potere transnazionale.

 

«Il governo è la direzione generale del partito-stato. La quale direzione entra in conflitto non con i partiti in via di estinzione, ormai residuali. Tant’è che i segretari non vengono consultati e il governo, partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo coordinato da un presidente che ha già sperimentato come si guida una istituzione senza stato, come la Banca centrale europea – che è senza Stato ma ha i poteri di un superstato».

 

«I segretari non vengono consultati e il governo, partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo coordinato da un presidente che ha già sperimentato come si guida una istituzione senza stato, come la Banca centrale europea – che è senza Stato ma ha i poteri di un superstato»

Gli impasse dello Stato-partito non mancheranno. Formica ritiene che come prossimo presidente della Repubblica si tenterà di eleggere «una figura scialba, semplice, irrilevante, e non sarà possibile» . Secondariamente, nota significativamente che «anche dopo le elezioni tedesche, sostenere che senza Merkel l’Italia con Draghi comanderà in Europa è un’illusione bottegaia e meschina».

 

L’ex ministro scrive che il problema di questa nuovo mostro sarà lo scontro con la realtà: «lo Stato che diventa partito non può assorbire i conflitti che ci sono nel Paese, che invece continua a tenere aperti i problemi del conflitto sociale e civile nell’interno del Paese». Non è chiaro a cosa qui ci si riferisca, ma noi stiamo pensando ai milioni di persone discriminate dal green pass e distrutte economicamente e esistenzialmente da 18 mesi di lockdown.

 

«La scorciatoia dello Stato che diventa partito è un’illusione con uno sbocco autoritario. Lo Stato non può assorbire i conflitti che sono nell’interno della società senza una via democratica»

La conseguenza è logica: un governo fuso con tutta la politica e con lo stesso sistema amministrativo, senza alcuna  finestra sulla realtà popolare, senza alcun collegamento con il Paese reale, altro non è che un tunnel verso la tirannia. Lo Stato-partito, non può non finire ad assomigliare a quelli che gli storici hanno chiamato partiti-Stato.

 

«La scorciatoia dello Stato che diventa partito è un’illusione con uno sbocco autoritario. Lo Stato non può assorbire i conflitti che sono nell’interno della società senza una via democratica».

 

Renovatio 21 ritiene che il nascente  Stato-partito, in verità, non sia nemmeno del tutto consapevole dei conflitti che si stanno creando nel Paese – e nel mondo intero.

 

«Lo Stato che diventa partito non può assorbire i conflitti che ci sono nel Paese, che invece continua a tenere aperti i problemi del conflitto sociale e civile nell’interno del Paese»

Esso disconosce sia le loro dimensioni che la loro natura, profonda e superficiale.

 

Il conflitto in corso, del resto, pare averlo scatenato proprio lo Stato con i partiti accodati. E si tratta solo del primo, perché a cascata nessuno può dire quali conseguenze possono esservi in questo nuovo assetto che va preparandosi, senza che esso sia accettato dalla popolazione, senza che quest’ultima abbia più la stessa fiducia nelle istituzioni.

 

 

 

 

 

Immagine di Governo Italiano – Presidenza del Consiglio dei Ministri via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata con filtri.

 

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