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La Francia si muove per vietare i social media ai minori
La camera bassa del Parlamento francese ha approvato un disegno di legge che vieta l’uso dei social media ai minori di 15 anni, una misura sostenuta dal presidente Emmanuel Macron per limitare il tempo eccessivo trascorso davanti agli schermi.
L’Assemblea Nazionale ha approvato la legge con 130 voti favorevoli e 21 contrari durante una sessione notturna tra lunedì e martedì. Il disegno di legge passerà ora al Senato prima di poter diventare legge.
Se approvata dal Senato, la Francia diventerebbe il secondo Paese, dopo l’Australia, a imporre restrizioni nazionali sui social media per i bambini.
La legge vieterebbe anche l’uso degli smartphone in tutte le scuole superiori francesi. Macron ha esortato i legislatori ad accelerare l’iter legislativo affinché entri in vigore entro l’inizio dell’anno scolastico a settembre.
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In un video condiviso sabato con l’emittente BFMTV, Macron ha affermato che il cervello e le emozioni dei bambini «non sono in vendita» e non dovrebbero essere manipolati «né dalle piattaforme americane né dagli algoritmi cinesi».
L’agenzia francese per la salute pubblica, ANSES, ha affermato all’inizio di questo mese che piattaforme come TikTok, Snapchat e Instagram possono avere effetti dannosi sugli adolescenti, in particolare sulle ragazze.
La legislazione francese si inserisce in un contesto di crescente pressione internazionale per regolamentare l’attività online dei minori. L’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso a piattaforme come TikTok, YouTube, Instagram e Facebook a dicembre. Le aziende che non si conformano a questa norma rischiano multe fino a 50 milioni di dollari australiani.
Anche i giganti dei social media statunitensi e cinesi Meta, TikTok e YouTube stanno affrontando il loro primo processo per responsabilità del prodotto a Los Angeles, con l’accusa di aver consapevolmente progettato le loro piattaforme per creare dipendenza nei bambini.
Meta è sottoposta a un controllo normativo e legale sempre più approfondito in tutto il mondo. Nell’UE, l’azienda è stata colpita da una multa antitrust di 797 milioni di euro legata a Facebook Marketplace ed è oggetto di diversi procedimenti giudiziari per violazione di copyright, protezione dei dati e pubblicità mirata in Spagna, Francia, Germania e Norvegia.
TikTok, di proprietà della cinese ByteDance, ha dovuto affrontare una serie di cause legali sin dal suo lancio, tra cui casi incentrati sulle sue pratiche di raccolta dati. Negli Stati Uniti, la piattaforma e la sua società madre sono state citate in giudizio per accuse di non aver tutelato adeguatamente la privacy dei minori.
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Giudice definisce Meta una «fonte di disturbo pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico
Un giudice del Nuovo Messico ha definito Meta una «fonte di disturbo pubblico», assimilando il colosso dei social media a una fabbrica inquinante. La sentenza impone all’azienda di costituire un fondo di risarcimento e di modificare alcune caratteristiche centrali delle sue piattaforme a causa dei presunti danni arrecati ai minori.
Giovedì il giudice Bryan Biedscheid ha ordinato alla società madre di Facebook e Instagram di versare ulteriori 567 milioni di dollari, elevando il totale delle sanzioni a 942 milioni di dollari dopo la condanna a 375 milioni già emessa a marzo.
A quanto risulta, si tratta della prima volta in cui un’impresa di social media viene dichiarata responsabile di un disturbo pubblico, figura giuridica tradizionalmente applicata a pericoli che colpiscono l’intera collettività, quali l’inquinamento atmosferico, i rifiuti tossici o l’acqua contaminata.
«Così come l’inquinamento nocivo prodotto dalla fabbrica può ledere il diritto del pubblico comune a un’aria ragionevolmente pulita, gli effetti dannosi delle piattaforme di Meta sui bambini non rimangono circoscritti alle sue piattaforme», ha scritto il giudice, secondo quanto riportato dal Financial Times.
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Nel 2023 il Nuovo Messico aveva citato in giudizio Meta, accusandola di aver esposto i minori a contenuti sessualmente espliciti, a predatori sessuali e a funzioni delle piattaforme capaci di generare dipendenza.
Il giudice Biedscheid ha richiamato evidenze secondo cui la crisi della salute mentale giovanile nello Stato si è acuita negli ultimi anni, con un aumento dei tassi di depressione, disturbi alimentari e suicidi tra gli adolescenti.
Il magistrato neomessicano ha quindi imposto a Meta di istituire un fondo destinato a mitigare tali danni, con 420 milioni di dollari riservati a programmi di salute clinica e comportamentale.
La sentenza obbliga inoltre l’azienda a impedire agli adulti di inviare messaggi ai minori, a cessare di suggerire agli adulti account di minori, a rimuovere il conteggio pubblico dei «mi piace» per gli utenti sotto i 18 anni, a limitare le notifiche push durante la notte e nelle ore scolastiche, a fissare un tetto mensile di utilizzo per i minori su Facebook e Instagram e a cancellare gli account degli utenti sotto i 13 anni insieme a tutte le informazioni personali raccolte su di essi.
Meta ha annunciato di non condividere la decisione e di presentare ricorso.
Il provvedimento si inserisce in un contesto di più ampia restrizione dell’uso dei social media da parte dei minori. L’Australia ha introdotto un’età minima di 16 anni per l’apertura di account, la Francia ha approvato un divieto per i minori di 15 anni e la Gran Bretagna ha rafforzato le norme sulla verifica dell’età e sulla sicurezza online dei bambini. Meta resta inoltre esposta a migliaia di azioni legali negli Stati Uniti, in cui si sostiene che le sue piattaforme abbiano pregiudicato la salute mentale dei giovani o non abbiano protetto in modo adeguato i minori.
Un altro processo di grande risonanza è stato avviato a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.
Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.
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Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,
Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico aveva fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.
Due settimane fa è emerso che un ingegnere Meta era stato arrestato a Nuova York per messaggi espliciti a quella che riteneva essere una ragazza minorenne.
Meta sta affrontando un processo anche in Texas, dove il procuratore generale ha intentato causa riguardo alla privacy di Whatsapp.
Come riportato da Renovatio 21, l’azienda in settimana ha dichiarato che una sua IA è impazzita e ha violato i sistemi di un’azienda terza.
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