Droga
Attacchi USA contro il Messico, Trump: per me OK
Il presidente statunitense Donald Trump ha manifestato apertura all’ipotesi di ordinare incursioni nel Messico per smantellare i cartelli della droga, incurante delle obiezioni delle autorità messicane.
Lunedì, nel corso di un confronto con i giornalisti, Trump è stato interpellato sulla possibilità di lanciare operazioni nel Messico o di dispiegare contingenti USA per arginare il narcotraffico. Ha replicato che per lui sarebbe «accettabile».
«Avrei autorizzato raid in Messico per bloccare la droga? Per me va bene, compiamo qualunque passo necessario per fermare le sostanze stupefacenti», ha dichiarato Trump. Ha evitato di specificare se richiederebbe l’assenso di Città del Messico, ma ha osservato che i vertici del Paese «conoscono il mio punto di vista».
«Siamo a conoscenza di ogni itinerario, di ogni recapito dei boss della droga», ha proseguito Trump. «Stanno massacrando la nostra popolazione. È come una guerra. Lo farei? Ne andrei fiero».
Gli USA hanno progressivamente intensificato le accuse al Messico per l’incapacità di contrastare le reti di spaccio, in particolare quelle che veicolano fentanyl negli Stati Uniti, e nei primi mesi dell’anno hanno irrogato sanzioni severe su banche, imprese e presunti affiliati ai cartelli messicani, unitamente a una tariffa del 25% sulle importazioni dal Messico.
Sebbene il Messico abbia cooperato con Washington nella lotta alla droga, rigetta categoricamente qualunque presenza armata straniera. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha più volte ribadito che un intervento militare USA in suolo nazionale senza il suo avallo non avrà luogo e ha respinto la proposta di Trump di inviare soldati nel Paese, argomentando che lede la sovranità messicana.
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Eventuali offensive in Messico estenderebbero quella che l’amministrazione Trump qualifica come una crociata contro il narcotraffico in America Centrale e Meridionale. Trump ha bollato il presidente colombiano Gustavo Petro e il leader venezuelano Nicolás Maduro come «capi della droga» e, nei primi mesi dell’anno, ha inviato una flotta aeronavale nei Caraibi occidentali con il pretesto di reprimere lo spaccio. Dal settembre scorso, le unità USA hanno neutralizzato 21 presunte imbarcazioni dedite al traffico, causando oltre 80 morti.
Nel dialogo con i reporter, Trump ha asserito che andrebbe «fiero» di colpire i laboratori di cocaina in Colombia e non ha escluso l’invio di truppe in Venezuela per contrastare i cartelli della droga.
L’acuirsi delle tensioni e gli assalti USA hanno indotto Petro – sanzionato da Washington lo scorso mese – a denunciare Trump come «un barbaro». Maduro, che smentisce ogni nesso con i cartelli della droga, ha ammonito che le mosse di Trump potrebbero innescare una «guerra perpetua» nella regione.
Come riportato da Renovatio 21, gli sviluppi recenti si inseriscono nel contesto delle annunciate operazioni cinetiche programmate dal presidente americano contro il narcotraffico. Ad inizio mandato era trapelata l’ipotesi di un utilizzo delle forze speciali contro i narcocartelli messicani. La prospettiva, respinta dal presidente messicano Claudia Sheinbaum, ha scatenato una rissa al Senato di Città del Messico
All’inizio di questo mese, il presidente Trump avrebbe emesso una nuova direttiva che autorizza il Pentagono a condurre operazioni militari dirette contro alcuni cartelli della droga latinoamericani designati come Organizzazioni Terroristiche Estere (FTO).
Negli scorsi giorni il Pentagono annunzia l’«Operazione Lancia del Sud» contro i «narcoterroristi».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Le carceri canadesi forniranno ai detenuti kit per l’inalazione sicura di droghe
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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