Droga
Trump scatenerà le forze speciali contro i cartelli dei narcos messicani?
Secondo tre diverse fonti vicine a Donald Trump intenderebbe inviare squadre sotto copertura di soldati delle forze speciali per assassinare i boss della droga in Messico.
Secondo quanto riportato dalla rivista Rolling Stone ancora prima delle elezioni, Trump avrebbe appoggiato privatamente il piano, con l’intenzione di affrontare direttamente la crisi del fentanyl che sta travolgendo gli Stati Uniti, con almeno 100 mila morti l’anno causati da overdose di oppiodi.
Secondo le indiscrezioni, Trump ritiene che eliminare i leader dei cartelli e «muovere loro guerra» avrà un impatto significativo sull’attività delle bande criminali che trasportano stupefacenti attraverso il confine.
Le fonti, una delle quali è un parlamentare repubblicano, affermano che Trump crede fermamente che l’esercito americano abbia «assassini più duri dei loro» e ritiene che il piano avrebbe dovuto essere già stato messo in atto.
Trump vuole che gli Stati Uniti abbiano una «lista di uccisioni dei signori della droga» e li trattino allo stesso modo dei leader terroristi come l’ex leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi, eliminato in un raid militare statunitense ordinato da Trump nel 2019.
Trump ha precedentemente promesso di «fare un uso appropriato delle forze speciali, della guerra informatica e di altre azioni palesi e segrete per infliggere il massimo danno alla leadership, alle infrastrutture e alle operazioni del cartello».
Anche l’ex segretario alla Difesa Mark Esper ha affermato che durante la sua presidenza Trump aveva preso in considerazione l’idea di colpire i laboratori dei cartelli della droga con attacchi missilistici. In precedenza il governatore della Florida Ron DeSantis ha avanzato l’idea di attaccare militarmente i cartelli come strategia politica per la sua campagna elettorale, scrive Modernity News.
Mentre il governo messicano ha definito «offensiva» l’idea di attacchi militari statunitensi sul suo territorio, i senatori repubblicani Lindsey Graham e John Neely Kennedy hanno entrambi recentemente sostenuto una legge che «darebbe all’esercito l’autorità di perseguire queste organizzazioni ovunque esse esistano».
Tom Homan, il nuovo «zar» del confine nominato dal presidente eletto Trump, ha affermato che la nuova amministrazione intende eliminare i cartelli.
In un’intervista con il giornalista di Fox Sean Hannity, lo Homan ha osservato che «questi cartelli sono animali. Ed è per questo che il presidente Trump li cancellerà dalla faccia della Terra», aggiungendo che Trump intende «utilizzare tutta la potenza delle operazioni speciali degli Stati Uniti per eliminarli».
Lo Homan ha inoltre sottolineato che «il 31% delle donne che intraprendono il loro viaggio vengono stuprate dai cartelli criminali… I bambini vengono stuprati. Ho parlato con bambine di appena nove anni che sono state stuprate più volte».
NEW: Donald Trump’s ‘Border Czar’ Tom Homan says they are going to use US Special Operations to wipe cartels off the face of the Earth.
“The illegal animals coming across the border… 31% of women that make their journey get r*ped by criminal cartels.”
“Children get r*ped.… pic.twitter.com/DshXIkG4ru
— Collin Rugg (@CollinRugg) November 12, 2024
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Ancora durante l’intervista, Homan ha attaccato duramente le conduttrici del popolare programma televisivo The View, di assoluta fede antitrumpiana, definendo la trasmissione «un’isola di giocattoli disadattati» in seguito all’affermazione della presentatrice Ana Navarro secondo cui Trump deporterà gli americani.
«Se sei nel paese illegalmente, non dovresti sentirti a tuo agio, assolutamente no. Non mi sentirò a mio agio se sono nel paese illegalmente. Se sono in un altro paese illegalmente, non mi sentirò a mio agio (…) Quando entri illegalmente in questo Paese, hai commesso un crimine. Sei un criminale», ha dichiarato Homan, smentendo l’affermazione della sinistra secondo cui Trump prenderà di mira i cittadini americani utilizzando l’esercito e i «campi di concentramento».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Mafia, droga, CIA e flussi finanziari coperti
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Gli scienziati affermano che la marijuana non allevia l’ansia o altri disturbi mentali
Secondo due nuove analisi considerate gold standard nella ricerca, l’uso di marijuana a scopo medico o ricreativo non risulta efficace per alleviare i sintomi di numerose patologie mentali.
La cannabis terapeutica include prodotti con cannabidiolo (CBD) e delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il componente psicoattivo che produce euforia.
«Non abbiamo trovato alcuna prova che la cannabis, in qualsiasi sua forma, sia efficace nel trattamento dell’ansia, della depressione o del disturbo da stress post-traumatico, che sono tre delle principali ragioni per cui la cannabis viene prescritta», ha dichiarato Jack Wilson, ricercatore post-dottorato presso il Matilda Centre for Research in Mental Health and Substance Use dell’Università di Sydney.
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Wilson è autore principale di uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry, che ha esaminato 54 studi clinici randomizzati e controllati dal 1980 al 2025. «I farmaci a base di cannabis somministrati in questi studi erano perlopiù formulazioni orali, come capsule, spray o oli», ha precisato. «Nella vita reale, le persone in genere fumano cannabis e ci sono ancora meno prove della sua efficacia per la salute mentale».
Secondo lo Wilson, la marijuana non ha mostrato benefici nemmeno per anoressia nervosa, disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo o disturbi psicotici come la schizofrenia.
Deepak Cyril D’Souza, professore di psichiatria a Yale e direttore del Centro per la Scienza della Cannabis e dei Cannabinoidi, ha commentato un articolo su JAMA che arriva a conclusioni simili analizzando forme naturali e sintetiche di CBD e THC.
«Questi due studi dimostrano chiaramente che non ci sono prove a sostegno dell’uso della cannabis o dei suoi derivati per il trattamento dei disturbi mentali», ha affermato D’Souza. «Eppure quasi tutti gli stati degli Stati Uniti approvano la marijuana terapeutica per le patologie mentali».
Nonostante la scarsità di evidenze positive, l’uso di marijuana per la salute mentale è in forte aumento: circa il 27% delle persone tra i 16 e i 65 anni negli Stati Uniti e in Canada l’ha utilizzata a scopo terapeutico, e «circa la metà la usa per gestire la propria salute mentale», ha riferito lo Wilson.
«Nonostante la mancanza di prove di efficacia, i medici continuano a prescrivere la cannabis terapeutica per curare i disturbi mentali», ha aggiunto. «Inoltre, l’industria della cannabis ha legami con alcuni di questi studi, il che rappresenta un conflitto di interessi che potrebbe influenzare i risultati.»
Gli esperti avvertono che la marijuana ad alta potenza può essere pericolosa, specialmente per adolescenti, giovani adulti e donne in gravidanza, interferendo con lo sviluppo cerebrale. Nei soggetti vulnerabili è associata a maggiore rischio di autolesionismo, tentativi di suicidio, morte, sviluppo di disturbi psicotici e peggioramento di depressione o disturbo bipolare.
«Se, ad esempio, si fa uso quotidiano di cannabis ad alta potenza, si ha una probabilità sei volte maggiore di sviluppare un disturbo psicotico come la schizofrenia o il disturbo bipolare rispetto a chi non ha mai fatto uso di cannabis», ha dichiarato D’Souza.
La potenza della marijuana è aumentata drasticamente: il contenuto medio di THC è passato dal 4% negli anni ’70 al 18-20% attuale, con prodotti in dispensario che raggiungono il 35% e concentrati fino all’80%.
Negli Stati Uniti circa 3 persone su 10 che usano marijuana sviluppano disturbo da uso di cannabis (dipendenza), caratterizzato da irrequietezza, inappetenza, irritabilità, disturbi dell’umore e del sonno dopo l’interruzione.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese un nuovo studio longitudinale pubblicato su Jama Health Forum ha indicato che gli adolescenti che consumano cannabis presentano il doppio del rischio di sviluppare disturbi psicotici e bipolari. In media, l’uso di cannabis precede le diagnosi psichiatriche da 1,7 a 2,3 anni.
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Come riportato da Renovatio 21, dati provenienti da Paesi che hanno legalizzato la cannabis mostrano un aumento di casi di persone ricoverate al Pronto Soccorso per «psicosi da cannabis». Gli USA discutono di psicosi e suicidi indotti dalla cannabis da diverso tempo. Nonostante questo, il Paese è diviso tra Stati che hanno liberalizzato, e altri che hanno le carceri strapiene di cittadini condannati per reati di cannabis.
Secondo uno studio danese, fino al 30% delle diagnosi di psicosi negli uomini fra 21 e 30 anni avrebbe potuto essere evitato se costoro non avessero fatto un forte uso di marijuana.
Di particolare rilevanza anche gli studi, oramai accettati, che provano i danni della marijuana al cervello dei giovani sotto i 25 anni, età in cui il corpo umano finisce di svilupparsi. Secondo i pediatri, inoltri, la marie-jeanne andrebbe evitata anche dalle madri che allattano.
La Germania ha iniziato la liberalizzazione della cannabis ad uso ricreativo due anni fa.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi si è scoperto che il THC viene inserito anche in caramelle alla cannabis pubblicizzate ai bambini sui social media.
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Droga
Gli Stati Uniti conducono un attacco contro i narcotrafficanti in Ecuador
On March 3, Ecuadorian and U.S. military forces launched operations against Designated Terrorist Organizations in Ecuador. The operations are a powerful example of the commitment of partners in Latin America and the Caribbean to combat the scourge of narco-terrorism. Together,… pic.twitter.com/MrkKZcrDbs
— U.S. Southern Command (@Southcom) March 4, 2026
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