Droga
Ecco i droni dei cartelli della droga messicani: 9.000 incursioni di droni nello spazio aereo statunitense
I cartelli della droga messicani hanno condotto oltre 9.000 incursioni di droni nello spazio aereo statunitense nel solo 2021. Lo ha riferito il sito del gruppo attivista Judicial Watch la scorsa settimana.
Judicial Watch ha parlato con un alto funzionario della sicurezza interna, ha intervistato funzionari federali della Customs and Border Protection (CBP) del settore della Rio Grande Valley in Texas, e ha persino presentato una richiesta al Freedom of Information Act (FOIA) alla CBP per indagare sull’uso di droni da parte dei cartelli della droga messicani per sorvegliare le agenzie federali, statali, di contea e cittadine e condurre attività nefaste al confine.
I funzionari del CBP sul campo hanno detto al gruppo di attivisti conservatori che i cartelli hanno utilizzato droni per la sorveglianza durante il traffico di esseri umani e le operazioni di traffico di droga negli Stati Uniti. Hanno inoltre detto che i droni, molti dei quali possono essere facilmente acquistati su Internet o presso un grande rivenditore, vengono utilizzati per individuare le lacune nella copertura dei confini, oltre a creare deviazioni in alcune aree per confondere gli agenti del CBP mentre i trafficanti si muovono verso altre località.
Vi è inoltre un uso ulteriore per i droni: il trasporto di droghe letali.
Brandon Judd, il presidente del sindacato che rappresenta 20.000 agenti del CBP, ha detto a Judicial Watch che i droni stanno anche «lasciando cadere pacchi di fentanil» negli Stati Uniti.
«Volano in determinati luoghi, li lasciano cadere a terra il fentanil e tornano in Messico», ha detto Judd.
Judd ha detto che i droni non sono «di livello militare» e «possono essere acquistati ovunque». Non ha menzionato quali marchi di droni sono ampiamente utilizzati dai cartelli, ma si può solo presumere che sia il produttore cinese di droni DJI, popolarissimo anche qui da noi, e ben visibile anche nelle immagini del conflitto ucraino. Donald Trump fu il primo presidente USA a mettere al bando i droni cinesi per usi pubblici.
Il fentanil è una droga mortale che sta mietendo centinaia di migliaia di vittime: si tratta di un oppioide 50 volte più potente dell’eroina. In USA, da qualche lustro oramai, i morti di fentanil (come il musicista Prince, ad esempio) non si contano; molti sono reduci della crisi degli oppiodi, che divenuti dipendenti dalle sostanze a causa di prescrizioni mediche di Big Pharma (in particolare, l’oppioide a lento rilascio chiamato Oxycontin), trovano poi in strada il fentanil, che li uccide.
Come riportato da Renovatio 21, in USA si ritiene che il principale luogo di produzione del fentanil sia la Cina, che si serve poi dei cartelli messicani per far entrare la droga nel Paese, e devastare così il tessuto sociale americano. Si tratta, a guardarla di una prospettiva storica, di una bella vendetta sull’Occidente anglofono che umilià Pechino con le due Guerre dell’Oppio…
I cartelli della droga messicani già hanno usato i droni di recente, militarizzandoli: si sono viste immagini di un drone di un cartello che bombarda un cartello rivale.
Come riportato da Renovatio 21, lo stesso tipo di uso assassino dei droni è stato visto negli ultimi mesi in Siria e in Iraq.
Nel frattempo, gli USA scatenano sul confine robocani a caccia di immigrati clandestini. Mentre i narcotrafficanti gli volano sulla testa portando la sostanza della morte o magari anche vere e proprie bombe.
Così è l’America di Biden. Ritardata, inefficace, imbelle fino al grottesco.
Droga
Zelens’kyj e la cocaina, «segreto di Pulcinella»: parla l’ex portavoce
L’uso di droghe da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj è «un segreto di Pulcinella», ha affermato l’ex portavoce Yulia Mendel al Tucker Carlson Show.
Le accuse di consumo di stupefacenti erano emerse per la prima volta durante la campagna elettorale presidenziale del 2019, quando Zelens’kyj sconfisse Petro Poroshenko. Lo Zelens’kyj, ex attore, all’epoca aveva respinto le accuse definendole calunnie, ed entrambi i candidati si erano sottoposti a test per alcol e droghe.
La Mendel ha lavorato per Zelens’kyj dal 2019 al 2021 e in seguito è diventata molto critica nei confronti del suo ex capo. In un’intervista pubblicata lunedì, Carlson le ha chiesto se Zelensky facesse uso di droghe, al che Mendel ha risposto: «Questo è un segreto di Pulcinella».
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«Il fatto è che non l’ho mai visto assumere droghe. Tuttavia, mentre scrivevo il mio libro, ho incontrato molte persone che mi hanno confermato di averlo visto assumere droghe in diversi locali. Solo una persona l’ha visto assumere droghe nel 2021», ha affermato. Mendel ha aggiunto di aver appreso dell’esistenza di un presunto «fornitore» da una persona che lavorava presso Kvartal 95 Studio, la società di intrattenimento co-fondata da Zelens’kyj negli anni 2000.
«Tutte queste persone parlano di cocaina, sì», ha detto Mendel, aggiungendo che prima delle interviste Zelens’kyj aveva l’abitudine di passare 15 minuti in bagno e di uscirne «una persona diversa».
La Mendel ha descritto il suo ex capo come ossessionato dalla propria immagine pubblica, sia in patria che all’estero. Ha affermato che a un certo punto Zelens’kyj le disse: «Ho bisogno della propaganda di Goebbels, ho bisogno di migliaia di opinionisti», riferendosi al ministro della propaganda di Adolf Hitler, Joseph Goebbels.
La Mendel ha inoltre accusato Zelensky di aver mandato i critici, compresi i giornalisti, al fronte come punizione.
Gli oppositori politici, tra cui il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko, hanno spesso accusato Zelens’kyj di abuso di potere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito Zelens’kyj – il cui mandato presidenziale sarebbe scaduto nel 2024 – un dittatore per essersi rifiutato di indire nuove elezioni presidenziali.
Zelens’kyj ha sostenuto che le elezioni sono vietate dalla legge marziale e che sarebbe necessario un cessate il fuoco permanente con la Russia prima di poter tenere nuove consultazioni.
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La Mendel ora è stata messa nella lista nera dei nemici dell’Ucraina Mirotvorets. Nell’intervista ha parlato della sorte degli oppositore del regime di Kiev (che «somiglia a quello che abbiamo letto dell’URSS», ha detto), i queali spesso finiscono tartassati dai servizi, o in galera o misteriosamente morti.
L’ex portavoce ha accennato al caso del banchiere Alexander Adarich, precipitato dal quarto piano di un palazzo di Milano a febbraio. Secondo le indagini sarebbe morto per asfissia prima del lancio nel vuoto: secondo la Procura sarebbe stato il figlio ad organizzare il sequestro con dei complici.
La tesi della Mendel è che l’intenzione di Zelens’kyj è quella di continuare la guerra il più possibile: senza di essa, egli perderebbe tutto il suo potere, anche a fronte di quello che, dice, è il tracollo totale del suo consenso presso la popolazione stremata dal conflitto.
Carlson ha permesso alla Mendel di utilizzare gli ultimi minuti della trasmissione per mandare, in lingua russa, un messaggio al presidente russo Putin. Con la voce un po’ rotta dall’emozione, l’ex portavoce di Zelens’kyj ha detto che basta una parola per far finire le sofferenze nell’area di Kherson, da dove proviene, dove la gente è terrorizzata dai droni.
La donna dice inoltre di essere stata presente nell’unico incontro tra Putin e Zelens’kyj, nel quale quest’ultimo – appena eletto come il candidato che avrebbe riportato la pace con Mosca – avrebbe garantito di non voler entrare nella NATO.
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Immagine di pubblico dominio CCO via Flickr
Droga
Il traffico di droga e la copertura della CIA
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Droga
USA e Canada si riforniscono d’oro da miniere controllate dai cartelli della droga
Le zecche governative di Stati Uniti e Canada si riforniscono da anni di oro per le monete proveniente da miniere controllate dal cartello della droga colombiano Clan del Golfo, nonostante affermino che tutto il metallo prezioso venga estratto sul territorio nazionale. Lo riporta il New York Times.
La Zecca degli Stati Uniti afferma che le sue monete vengono prodotte «per ricollegarsi ai principi fondanti della nostra nazione» e la legge federale impone che l’oro utilizzato provenga da fonti nazionali. Tuttavia, secondo il quotidiano neoeboraceno, questo processo «si basa su una menzogna».
Il giornale ha affermato di aver rintracciato centinaia di milioni di dollari di oro estero entrati nella catena di approvvigionamento della Zecca. Parte del metallo era di seconda mano e di origine sconosciuta, mentre un’altra parte proveniva da Paesi come la Colombia e il Nicaragua, dove settori dell’industria aurifera sono controllati da gruppi criminali.
Parte dell’oro proviene dalla Colombia nord-occidentale, dove vaste aree sono controllate dal Clan del Golfo. I minatori di queste zone estraggono l’oro utilizzando il mercurio, una sostanza tossica che danneggia sia i lavoratori che l’ambiente.
Il NYT ha affermato che l’operazione illegale viene condotta con una tale noncuranza nei confronti delle autorità che alcuni operai sono stati visti estrarre oro all’interno di una base militare.
Successivamente, l’oro colombiano viene spedito alla Dillon Gage, una raffineria con sede in Texas e uno dei principali fornitori della Zecca degli Stati Uniti. L’azienda lo mescola con oro americano, riciclandolo di fatto, secondo l’inchiesta. La Zecca degli Stati Uniti non verifica la provenienza dell’oro, aggiunge il giornale di Nuova York.
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Interpellata in merito alla provenienza dell’oro, la Zecca ha inizialmente dichiarato al NYT che «il suo oro proveniva interamente dagli Stati Uniti, come previsto dalla legge». Tuttavia, una volta presentati i risultati dell’indagine, l’ente ha fatto marcia indietro, affermando che gli Stati Uniti erano la sua fonte «primaria» di metallo.
La catena di approvvigionamento si estende poi più a nord, fino al Canada, ha riferito il giornale. Mentre la Zecca degli Stati Uniti non ha verificato l’origine dell’oro, la sua controparte canadese aveva in atto procedure di controllo, ma ha comunque continuato ad approvvigionarsi..
Le autorità canadesi hanno descritto l’oro come «nordamericano», sostenendo che tale denominazione riflette il fatto che è stato mischiato in Texas. Questa classificazione implica che le autorità non siano tenute a verificare la provenienza originaria del metallo e si affidino invece ai controlli statunitensi, si legge nel rapporto.
Il quotidiano di Nuova York ha aggiunto che, anche se la Zecca canadese non avesse seguito le proprie linee guida, «non avrebbe subito alcuna conseguenza legale» perché manomettere la dicitura «Nord America» non è un reato.
L’indagine giunge in un momento in cui l’oro ha registrato negli ultimi anni un prolungato picco da record, dovuto in gran parte agli aggressivi acquisti delle banche centrali, ai tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense e alle tensioni geopolitiche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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