Droga
Il Pentagono annunzia l’«Operazione Lancia del Sud» contro i «narcoterroristi»
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rivelato il lancio di una nuova missione militare, denominata «Southern Spear» («Lancia del Sud»), volta a reprimere le azioni dei «narcoterroristi» in America Latina.
«Il presidente Trump ha disposto un intervento e il Dipartimento della Difesa sta attuando le sue direttive», ha dichiarato il segretario in un post su X giovedì sera.
«Oggi annuncio l’Operazione SOUTHERN SPEAR. Diretta dalla Joint Task Force Southern Spear e dal Comando Sud degli Stati Uniti, questa campagna salvaguarda la nostra Nazione, scaccia i narcoterroristi dal nostro emisfero e blinda il nostro territorio dalla droga che sta mietendo vittime tra la nostra gente. L’emisfero occidentale è il cortile di casa dell’America, e noi lo difenderemo», ha proseguito.
President Trump ordered action — and the Department of War is delivering.
Today, I’m announcing Operation SOUTHERN SPEAR.
Led by Joint Task Force Southern Spear and @SOUTHCOM, this mission defends our Homeland, removes narco-terrorists from our Hemisphere, and secures our…
— Secretary of War Pete Hegseth (@SecWar) November 13, 2025
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Mercoledì, Hegseth e altri alti comandi militari hanno conferito con il presidente Trump alla Casa Bianca per esaminare le alternative per operazioni armate contro il Venezuela, inclusi possibili colpi via terra.
Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno accresciuto una robusta presenza armata nei Caraibi, con caccia, unità navali da combattimento e contingenti di soldati. Un gruppo d’assalto aeronavale è stato riassegnato dal Mediterraneo all’area e ha raggiunto la destinazione mercoledì.
Dal settembre scorso, si sono registrati circa una dozzina di incursioni mortali contro natanti nei Caraibi e ora nel Pacifico, presuntamente impiegati per il contrabbando di stupefacenti verso gli Stati Uniti.
Il presidente Trump ha rivelato che è in agenda un’operazione militare terrestre, pur senza precisare la sede.
Il bersaglio primario della campagna è il Venezuela, etichettato dall’amministrazione Trump come «stato narcotico», con una taglia di 50 milioni di dollari per notizie che condurranno all’arresto del suo leader, Nicolás Maduro.
«In Venezuela abbiamo un regime narcotrafficante pilotato da un cartello», ha dichiarato la scorsa settimana ai cronisti il segretario di Stato Marco Rubio, interpellato sulla strategia bellica.
«Si tratta di un’operazione contro i narcoterroristi, l’Al-Qaeda dell’emisfero occidentale.»
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All’inizio di novembre, il presidente Trump ha riferito ai giornalisti che non sarebbero stati lanciati colpi militari all’interno del Venezuela, replicando a un reportage del Wall Street Journal che evocava la ponderazione di obiettivi terrestri nel territorio nazionale.
Secondo il WSJ, «l’amministrazione Trump ha individuato mire in Venezuela, tra cui installazioni militari adibite al contrabbando di droga, stando a funzionari statunitensi informati. Qualora il presidente Trump optasse per gli attacchi aerei, hanno precisato, i bersagli lancerebbero un segnale inequivocabile al capo di Stato venezuelano Nicolás Maduro: è tempo di rassegnare le dimissioni».
Pur non avendo ancora deliberato in via definitiva sull’ordine di offensive terrestri, i vertici hanno chiarito che un’eventuale campagna aerea si focalizzerebbe su obiettivi nevralgici nei legami tra gang di narcotrafficanti e apparato di Maduro. Trump e i suoi principali collaboratori hanno posto l’accento sul minare le basi del leader venezuelano, mentre le truppe USA hanno neutralizzato imbarcazioni cariche di droga nei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale.
«Stando a uno dei funzionari, tra le potenziali mire in esame vi sono scali marittimi e aeroporti sotto controllo militare, presumibilmente sfruttati per il narcotraffico, inclusi complessi navali e piste di decollo.»
La Casa Bianca accusa da tempo Maduro di guidare una rete di narcotrafficanti nota come «Cartel de los Soles», sebbene non vi siano prove schiaccianti o prove concrete che lo dimostrino, tuttavia lo scorso anno gli USA sono arrivati a sequestrare un aereo presumibilmente utilizzato dal presidente di Carcas. È stato anche accusato di aver trasformato l’immigrazione in un’arma.
Il presidente venezuelano ha respinto le accuse, affermando che il suo Paese è «libero dalla produzione di foglie di coca e di cocaina» e sta lottando contro il traffico di droga.
Come riportato da Renovatio 21, gli sviluppi recenti si inseriscono nel contesto delle annunciate operazioni cinetiche programmate dal presidente americano contro il narcotraffico. Ad inizio mandato era trapelata l’ipotesi di un utilizzo delle forze speciali contro i narcocartelli messicani. La prospettiva, respinta dal presidente messicano Claudia Sheinbaum, ha scatenato una rissa al Senato di Città del Messico
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa era emerso che Trump valutava l’ipotesi di attacchi in Venezuela e minaccia di abbatterne gli aerei.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Immagine da Twitter
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