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Giocatrice di rugby gravemente ferita da un avversario transgender

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Una giocatrice di rugby femminile neerlandese è rimasta ferita durante uno scontro con un avversario transgender. Lo riporta il giornale britannico Daily Mail.

 

La giovane atleta è stata vista rimasta a urlare di dolore dopo che un rivale transgender le ha rotto i legamenti del ginocchio. Ora deve affrontare «un dolore che dura tutta la vita e sei mesi di fisioterapia solo per tornare a correre», riporta il quotidiano di Albione. La giocatrice, la ventenne Elena King, ha la rottura del legamento crociato anteriore e del legamento collaterale mediale e «ha accusato i dirigenti sportivi di averla delusa».

 

King ha dichiarato al Times che gli infortuni subiti durante la Premier League olandese a gennaio non erano dovuti semplicemente all’aggressività dello sport, ma al fatto che stava gareggiando contro un uomo, sebbene, pur protestando per il trattamento ricevuto, King abbia comunque obbedientemente utilizzato il linguaggio dell’ideologia di genere.

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«Ho sentito la forza usata contro di me: non è niente che io possa spiegare perché io stessa non ho quella forza», ha detto. «Una donna cis [cioè «cisgender», termine del gergo trans che indica una persona che si identifica naturalmente con il proprio sesso biologico, ndr] non avrebbe potuto slogarmi la gamba… Ho sentito un botto fortissimo. È stato allora che ho iniziato a urlare. La mia gamba era in fiamme. Non voglio che accada mai più a nessuno perché non voglio che accada a me. Si sarebbe potuto evitare».

 

In un post sul blog intitolato «Infortuni e conseguenze», pubblicato il 2 maggio, la King racconta di essere stata nervosa prima della partita.

 

«La mattina del 26/01/2025 ero sul pullman del rugby, diretta a una partita in trasferta», ha scritto la ragazza. «Ero emozionata di giocare, dato che non giocavo da un po’. Devo anche dire che ero un po’ nervosa all’idea di giocare contro un uomo biologico. Ero nervosa perché avevo già visto questa giocatrice in campo, quando non giocavo. È stata una partita dura, in cui la giocatrice transgender si è procurata un occhio nero, una lesione alle costole e alla spina dorsale, e una delle mie adorabili compagne di squadra è uscita dal campo piangendo perché era stata placcata così duramente».

 

Ma quando la King si è rivolta ai superiori, le sue preoccupazioni sono state respinte. «Dopo la partita precedente, avevo parlato con alcune persone di alto livello nel mio club, chiedendo come fosse possibile una cosa del genere. La risposta che ho ricevuto è stata: «Sì, la lega dice che va bene». Non vedevo alcun motivo per cui non dovessi fidarmi della Nederlandse Rugby Bond, perché, si sa, la federazione è lì per proteggere la sicurezza dei suoi giocatori».

 

 

«E così, sono stato messa in campo come mediano di mischia all’inizio del secondo tempo. Ho giocato solo 5 minuti. C’era una penalità che ho subito cercando spazio. Sono corsa nella linea avversaria e sono stato bloccato in posizione verticale da due donne. Si stava formando una maul e la giocatrice transgender è arrivata bassa dal lato sinistro. La donna transgender mi ha afferrato la parte inferiore della gamba sinistra – per chi non sa tutto di rugby, si suppone che si debbano placcare due gambe, e certamente non quando si sta formando una maul – e poiché ero tenuto in posizione verticale da altre due donne, non sono riuscito a liberarmi dalla presa molto forte della transgender. Ero bloccato. Ho abbassato lo sguardo e ho visto la transgender tirarmi la gamba».

 

«La sua spalla era appena sotto la rotula e le sue braccia erano avvolte intorno alla mia caviglia, non potevo muovermi. Tenete presente che la giocatrice transgender è arrivata dal lato sinistro e il mio ginocchio non si piega in quel modo. Quindi la giocatrice transgender ha spinto la sua spalla contro il mio ginocchio e con immensa forza ha tirato le braccia più vicino a sé. Poi ho sentito un enorme schiocco. Ho urlato a squarciagola. La giocatrice trans mi aveva strappato il bel ginocchio dalla sede e rotto il legamento collaterale mediale e il legamento crociato anteriore in un solo movimento».

 

«Più tardi ho sentito che i miei compagni di squadra in campo hanno dovuto andarsene tappandosi le orecchie perché le mie urla sembravano troppo dolorose».

 

La squadra di rugby avversaria non ha fornito una barella e King ha dovuto essere portata fuori dal campo dalle sue compagne di squadra. «Mentre ero seduta lì a bordo campo, il tempo si è fermato», ha scritto. «Sapevo che era una cosa seria, non sentivo alcun legame con il ginocchio, più tardi avrei scoperto che i miei nervi erano a terra perché i legamenti erano completamente strappati. Ho capito che ieri era troppo lontano e che domani non sarebbe stato lo stesso».

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«Continuavo a ripensare a quel momento in cui ho sentito la forza maschile di questa giocatrice transgender», ha continuato. «È qualcosa che mi frulla ancora per la testa. Era un tipo di forza che sentivo solo in parte quando giocavo con i ragazzi più grandi da giovane. Il tipo di forza che le donne non possono eguagliare. Le donne non possiedono quella forza. Non riesco a fare pace con qualcosa che ho sentito come un attacco al mio corpo. Non riesco a fare pace con la consapevolezza che se la Federazione Olandese di Rugby avesse protetto la mia sicurezza non permettendo alle persone transgender di partecipare alle competizioni femminili, non mi sarei ritrovata con il mio bel ginocchio strappato dalla sua sede».

 

A marzo, ha raccontato la sua storia alla Federazione Olandese di Rugby, che le ha semplicemente chiesto se si fosse sentita sotto pressione per giocare. «Sono uscita da quell’incontro incredibilmente delusa”, ha detto King. “Per me era chiaro che la Federazione Olandese di Rugby non voleva avere nulla a che fare con questa questione. Antepongono l’inclusione alla sicurezza nel nostro sport». La Federazione Olandese di Rugby non ha ancora una politica formale sui giocatori transgender e King sta attualmente cercando una consulenza legale.

 

Come riportato da Renovatio 21, traumi ad atlete causate da avversari transessuali si sono visti in vari sport, come la pallavolo, l’hockey, la BMX, Ju-jitsu, MMA.

 

Nel frattempo, i record di ogni possibile disciplina femminile vengono stracciati dai transessuali, ma forse ora si tratta di un dettaglio minore: ora a essere minacciati non sono i risultati sportivi, ma i copri stessi delle atlete.

 

Polemica e scandalo si sono avuti anche alle tremende Olimpiadi di Parigi, dove i due partecipanti sospettati di essere trans hanno vinto tranquillamente l’oro nella loro categoria di pugilato.

 

 

Nonostante negli USA l’amministrazione Trump abbia tentato di limitare la presenza maschile negli sport femminili, nelle scorse settimane una schermitrice è stata squalificata ed espulsa da un torneo di scherma degli USA dopo essersi inginocchiata per protestare contro un avversario transgender biologicamente maschio.

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Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»

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I migranti LGBT sono stati deportati dall’amministrazione Trump verso Paesi terzi «ostili». Lo riporta l’agenzia Reuters.   Almeno 40 migranti LGBT sono stati rimandati in Paesi africani che criminalizzano le relazioni omosessuali o che il Dipartimento di Stato americano ha definito «ostili» a tali relazioni.   «Reuters ha seguito il destino di tutte e 40 le persone, provenienti da tutta l’Africa, nonché da Iraq, Giamaica e Russia, intervistando una dozzina di deportati e avvocati specializzati in immigrazione e analizzando centinaia di pagine di documenti legali», riporta l’agenzia.   «Sedici di loro si trovano ancora nei paesi in cui sono stati deportati e alcuni sono tuttora detenuti. Altri sedici (…) sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine contro la loro volontà. Nove si nascondono in Paesi terzi. Un uomo ghanese non è più in contatto con i suoi avvocati o parenti», hanno affermato.   I Paesi indicati come ostili sono la Sierra Leone, la Guinea Equatoriale, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo e l’Eswatini, in precedenza Swaziland.

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Le espulsioni verso Paesi terzi, cioè i casi in cui una persona viene rimpatriata in un Paese diverso da quello di residenza, erano rare durante la prima amministrazione Trump, ma sono diventate una delle politiche migratorie centrali della seconda. La misura, adottata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna nel marzo 2025, consente ai funzionari di espellere cittadini stranieri in sole sei ore.   L’amministrazione Trump ha accordi con diverse decine di Paesi per accogliere deportati che non sono loro cittadini. In Africa figurano Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea Equatoriale, Ghana, Ruanda e Uganda. In America Latina hanno accettato di accogliere migranti di Paesi terzi anche Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Honduras.   Reuters afferma che almeno 40.000 persone sono state deportate in Paesi terzi, di cui circa 900 in Africa.   A metà settembre una corte d’appello ha bloccato la politica, sostenendo che l’amministrazione non permetteva ai migranti di esprimere le proprie preoccupazioni sui maltrattamenti prima di essere deportati.

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Gli adolescenti americani stanno tornando eterosessuali: nuove statistiche

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La quota di adolescenti americani che si definiscono omosessuali o bisessuali sarebbe in diminuzione, stando agli ultimi dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Lo riporta LifeSite.

 

Il CDC ha diffuso l’indagine biennale nazionale sui comportamenti a rischio tra i giovani, che «fornisce un’istantanea della salute e del benessere degli studenti delle scuole superiori negli Stati Uniti nel 2025 e dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 2 e 10 anni» su alimentazione, attività fisica, sonno, comportamento online, salute mentale e rischio di suicidio.

 

Il rapporto evidenzia solo una parte delle questioni che il CDC giudica statisticamente significative. Jean Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, ha però esaminato i dati completi del sistema del CDC e ha rilevato che «gli adolescenti più giovani sono ora molto meno propensi a dichiararsi lesbiche, gay o bisessuali».

 

Il 16% dei ragazzi di 17-18 anni si è identificato come «LGB» (lesbiche, gay o bisessuali), la quota più alta tra i sottogruppi, ma in calo di due punti rispetto al 2023. Tutti i gruppi più giovani erano meno numerosi e hanno registrato flessioni più marcate: il calo maggiore riguarda i 14-15enni, passati dal 17% che si identificava come LGBT nel 2023 all’11% nel 2025.

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La Twenge, che in passato si era espressa in modo contrastante sulla validità di queste dichiarazioni, ha definito il risultato «sorprendente» e ha detto che «sembra davvero un crollo verticale», e che «apparentemente è dovuto quasi esclusivamente alle ragazze». Il cambiamento dipenderebbe in larga parte dal fatto che le ragazze hanno smesso di definirsi bisessuali: dal 26% delle ragazze del nono anno nel 2021 al 13% nel 2025.

 

L’aumento precedente rende il ribaltamento più netto. «Tra il 2015 e il 2021, il numero di ragazze in età scolare che si identificano come LGB è aumentato del 128%, mentre l’autoidentificazione come LGB dei ragazzi è quasi raddoppiata, con un aumento del 99% tra il 2015 e il 2023», osserva il Daily Caller. «Pertanto, le ragazze del primo anno delle superiori sono state il fattore principale nell’ultimo calo, con la percentuale di ragazze che si identificano come LGB quasi dimezzata, passando dal 30% nel 2021 al 17% nel 2025».

 

I dati indicano anche un calo dei sentimenti di tristezza o disperazione, dal 40% nel 2023 al 33% nel 2025, e dei problemi di salute mentale, dal 29% al 23%. Ancora più netto il ridimensionamento degli studenti che pianificavano il suicidio, dal 16% al 12%, e dei tentativi effettivi, dal 9% al 6%.

 

Twenge non ha indicato una possibile causa del mutamento nell’autoidentificazione sessuale. Altri vi hanno visto un’ulteriore prova che queste tendenze, tra giovani suggestionabili, dipendano almeno in parte da influenze culturali e non da un’attrazione sessuale innata e stabile. Una spiegazione possibile sarebbe il numero di ragazze adolescenti che negli ultimi anni hanno subìto le conseguenze dell’«adattamento» dei ragazzi biologici transgender negli sport, nei bagni e negli spogliatoi femminili.

 

Questi risultati arrivano mentre una reazione culturale diffusa alla difesa aggressiva dei diritti delle persone transgender da parte della lobby LGBT sembra essersi estesa a uno spostamento, minore ma percepibile, che si allontana sia da «LGB» sia da «T». A luglio un sondaggio Economist/YouGov ha rilevato per la seconda volta che il sostegno al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso è sceso al 54%: resta una maggioranza, ma è molto al di sotto del 65% e oltre registrato in precedenza da Gallup.

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Fauci omaggiato dagli LGBT. Una volta gli attivisti gay lo chiamavano «assassino»

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All’inizio di questa settimana, nel ritirare un riconoscimento da un’organizzazione per i diritti omotransessualisti, il dottor Anthony Fauci si è rivolto a una platea di omosessuali e transgender con queste parole: «sono profondamente onorato di far parte della vostra storia». L’affermazione non è falsa, ma piuttosto bizzarra, come lo è il premio: Fauci per decenni è stato visto come un nemico della comunità omosessuale.   Domenica Fauci era a Filadelfia per ricevere un premio dall’Equality Forum, l’ente che coordina il Mese della Storia LGBT, segue la richiesta e l’installazione di targhe commemorative LGBT approvate dalle istituzioni, produce documentari e porta avanti altre «iniziative di grande impatto», come si legge sul suo sito, come riporta LifeSite.   «Nel corso di questi decenni, non ho semplicemente ammirato la comunità, ma ho sinceramente apprezzato far parte del dialogo con essa», ha detto Fauci ai presenti. «Ho apprezzato le discussioni, i dibattiti, i disaccordi, l’umorismo, l’amicizia e soprattutto lo straordinario impegno per alleviare la sofferenza e prevenire la morte prematura delle persone che vivono con l’HIV». E ha concluso: «Sono grato all’Equality Forum per questo premio. Sono grato alla comunità LGBTQ per avermi permesso, nel corso di tutti questi anni, di partecipare alla vostra lotta e sono profondamente onorato di far parte della vostra storia».

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La serata ha inaugurato anche il «Mese della storia LGBT», che renderà omaggio a 31 «Icone LGBT», una per ogni giorno di ottobre. Quest’anno l’Equality Forum ha inserito fra le sue icone persino il presidente Abramo Lincoln. Da decenni, del resto, storici revisionisti cercano con ostinazione di dimostrare che il Lincoln fosse omosessuale, esattamente come hanno fatto con Davide e Gionata nell’Antico Testamento e con Gesù e il giovane apostolo Giovanni nel Nuovo.   Sembra che oggi si assista in diretta a una revisione storica anche per quanto riguarda Fauci e il suo rapporto con gli attivisti gay. Non perché lo si voglia dichiarare uno di loro, ma perché se ne sta edulcorando la storia dei rapporti con lui.   Circa quarant’anni fa, nel pieno dell’epidemia di AIDS, Fauci era considerato dagli omosessuali che stavano morendo decimati dalla nuova malattia venerea come un mostro.   Una requisitoria durissima contro di lui, scritta nel 1988 da un importante attivista gay, Larry Kramer, quando gli effetti devastanti dell’AIDS erano ancora al culmine, esordiva così: «Ho urlato contro i National Institutes of Health fin da quando ho visitato per la prima volta la vostra Casa degli Orrori nel 1984. Allora vi chiamavo mostri… e ora vi chiamo assassini».   «La comunità gay, per cinque anni, ha detto al NIH quali farmaci testare perché sappiamo e sentiamo prima cosa sta funzionando su alcuni di noi. Non te ne potrebbe fregare di meno di quello che diciamo. Non risponderai alle nostre telefonate o lettere, né ascolterai nessuno nella nostra comunità colpita».   «Lei ha ammesso di essere un idiota incompetente» continuava la lettera da 1.900 parole che descrivevano la sua gestione di quella che allora fu definita «la peggiore epidemia della storia moderna».   Da lì in poi i toni non fecero che inasprirsi: «Lei è responsabile della supervisione di tutti i programmi di ricerca sulla cura dell’AIDS finanziati dal governo. In nome della giustizia, prende decisioni che costano la vita ad altre persone. Io lo chiamo omicidio».   Durante le audizioni del 29 aprile davanti al deputato Ted Weiss e alla sua sottocommissione per le risorse umane della Camera, dopo quasi otto anni della peggiore epidemia della storia moderna, forse la peggiore di tutta la storia, sei stato costretto ad ammettere pubblicamente ciò che alcuni di noi sostengono da quando hai assunto l’incarico tre anni fa.   L’autore della lettera aperta, Larry Kramer, era un drammaturgo e scrittore affermato, diventato la voce più autorevole del Paese nel denunciare sia l’apatia degli uomini gay di fronte alla gravissima crisi, sia la lentezza esasperante con cui rispondeva il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, guidato da Fauci. Kramer fu tra i cofondatori della Gay Men’s Health Crisis, nata per mobilitare risorse e affrontare il problema in modo efficace.   La missiva del 1988 proseguiva così: «Da cinque anni, la comunità gay dice al NIH quali farmaci testare perché sappiamo e veniamo a sapere per primi cosa funziona per alcuni di noi, da qualche parte. A voi non importa niente di quello che diciamo. Non rispondete alle nostre telefonate o lettere, né ascoltate nessuno della nostra comunità sofferente. Che tragica presunzione!»   Forse per il timore di essere accusato ancora una volta di omofobia, nelle prime fasi del rigido lockdown per il COVID Fauci si mostrò con gli omosessuali più indulgente di quasi chiunque altro, concedendo loro carta bianca per continuare a cercare incontri sessuali anonimi tramite Grindr o altri canali.   Negli anni Ottanta il Fauci fu frequentatore delle saune gay era, per motivi di studio, il dottor Anthony Fauci, che all’epoca si era lanciato nella ricerca del morbo che decimava gli omosessuali. Gli errori ascritti a Fauci sono di portata mostruosa: promuovendo come cura il farmaco anticancro AZT avrebbe cagionato la morte di migliaia di omosessuali. La storia è in parte raccontata nel film Texas Buyers Club (2013).   Come riportato da Renovatio 21, Fauci anche a quel tempo pontificava beato sui media sparando bufale a tavoletta, come quando disse che l’HIV poteva trasmettersi in casa senza contatto.  

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Fauci era divenuto quindi una sorta di nemico pubblico del movimento omosessuale, con un attivista che arrivò a scrivergli una storica lettera pubblica in cui lo definiva «idiota e incompetente».   Secondo il libro di John F. Kennedy jr. The Real Anthony Fauci, il dottore avrebbe eseguito studi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.   Fauci, che è come lo definisce Robert Kennedy jr. il tessitore della narrazione pandemica era anche il socio di Robert Gallo, l’altro virologo connesso alla scoperta dell’AIDS. Montagnier e Gallo si disputarono la scoperta e la scienza dell’AIDS per anni. Anche in un ambiente non prono alle scenate, come quello dell’alta medicina, fu uno spettacolo poco edificante, tenuto in piedi anche da Fauci, che secondo alcuni ha favorito come ha potuto – con il potere sanitario che già accumulava – il socio Gallo. Alla fine, a risolvere furono, addirittura, i presidenti di USA e Francia, che siglarono una pace per le pretese scientifiche e soprattutto le questioni di brevetti e proprietà intellettuale.  

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