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I network pedofili si connettono su Instagram. Voi invece magari siete bannati

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I pedofili si connettono piuttosto liberamente su uno dei principali social network. È la conclusione sconvolgente di un lungo articolo che sta facendo tremare la rete.

 

Una corposa inchiesta del Wall Street Journal e dello Stanford Internet Observatory assieme alla University of Massachusetts Amherst rivela che Instagram – società di proprietà di Meta, cioè Facebook – ospiterebbe una rete organizzata e massiccia di pedofili.

 

L’articolo sostiene che sono gli stessi algoritmi di Instagram che promuoverebbero contenuti pedofili ad altri pedofili, mentre i pedofili stessi userebbero emoji codificati, come l’immagine di una mappa o una fetta di pizza al formaggio – la famosa «cheese pizza» (le iniziali dell’espressione inglese per «pedopornografia») di cui si era sentito parlare all’altezza dello scandalo del 2016 chiamato Pizzagate, poi dichiarato in lungo e in largo una bufala, una «fake news».

 

«Instagram collega i pedofili e li guida ai venditori di contenuti tramite sistemi di raccomandazione che eccellono nel collegare coloro che condividono interessi di nicchia, hanno scoperto il Journal e i ricercatori accademici» scrive l’articolo.

 

«I ricercatori hanno scoperto che gli account pedofili su Instagram mescolano sfacciataggine con sforzi superficiali per velare la loro attività. Alcuni emoji funzionano come una sorta di codice, come l’immagine di una mappa – abbreviazione di “minor-attracted person” [persona attratta dai minori, ndr] – o quella di “cheese pizza”, che condivide le sue iniziali con “pornografia infantile”, secondo Levine di UMass. Molti si dichiarano “amanti delle piccole cose della vita”».

 

Secondo i ricercatori, Instagram avrebbe addirittura consentito ai pedofili di cercare contenuti con hashtag espliciti come #pedowhore e #preteensex, che sono stati poi utilizzati per collegarli ad account che pubblicizzano materiale pedopornografico in vendita da utenti con nomi come «little slut for you» («piccola troia per te»).

 

«In molti casi, Instagram ha permesso agli utenti di cercare termini che i suoi stessi algoritmi sanno possono essere associati a materiale illegale. In tali casi, una schermata pop-up per gli utenti ha avvertito che “Questi risultati possono contenere immagini di abusi sessuali su minori” e ha osservato che la produzione e il consumo di tale materiale causano “danni estremi” ai bambini. Lo schermo offriva due opzioni per gli utenti: “Ottieni risorse” e “Vedi comunque i risultati”. In risposta alle domande del Journal, Instagram ha rimosso l’opzione per gli utenti di visualizzare i risultati di ricerca per termini che potrebbero produrre immagini illegali. La società ha rifiutato di dire perché aveva offerto l’opzione».

 

Secondo il pezzo, i venditori di pornografia infantile spesso trasmettono in modo lievemente criptato l’età presunta del bambino, dicendo che sono «al capitolo 14» o «31 anni» con però un’emoji di una freccia inversa.

 

Meta, la società che possiede Instagram e anche Facebook, afferma di aver rimosso 27 reti di pedofili negli ultimi due anni e afferma di pianificare ulteriori rimozioni.

 

I ricercatori avrebbero creato account fittizi all’interno dei network dei pedofili, per essere immediatamente inondati di consigli (del tipo «suggeriti per te») con contenuti di sesso infantile, nonché account che si collegavano a siti di scambio fuori piattaforma.

 

«I creatori e gli acquirenti di contenuti sessuali per minorenni sono solo un angolo di un ecosistema più ampio dedicato ai contenuti di bambini sessualizzati» scrive l’articolo del WSJ. «Altri account nella comunità pedofila su Instagram aggregano meme pro-pedofilia o discutono del loro accesso ai bambini. Gli attuali ed ex dipendenti di Meta che hanno lavorato alle iniziative per la sicurezza dei bambini di Instagram stimano che il numero di account esistenti principalmente per seguire tali contenuti sia nell’ordine delle centinaia di migliaia, se non milioni».

 

«Instagram è una rampa verso luoghi su Internet dove ci sono abusi sessuali su minori più espliciti», secondo Brian Levine, direttore dell’UMass Rescue Lab. Levine ha scritto un rapporto del 2022 per il National Institute of Justice del DOJ sullo sfruttamento dei minori su Internet.

 

L’articolo del WSJ quindi cita National Center for Missing & Exploited Children («Centro nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati»): «Meta rappresenterebbe l’85% delle segnalazioni di pornografia infantile presentate al centro, inclusi circa 5 milioni da Instagram».

 

«Meta ha faticato più di altre piattaforme sia a causa della debole applicazione che delle caratteristiche di progettazione che promuovono la scoperta di contenuti legali e illeciti» avrebbe detto lo Stanford Internet Observatory.

 

Il Journal prosegue raccontando la storia agghiacciante di una madre attivista contro lo sfruttamento minorile in rete.

 

«Sarah Adams, una madre canadese di due figli, ha costruito un pubblico su Instagram discutendo dello sfruttamento dei minori e dei pericoli dell’eccessiva condivisione sui social media. Data la sua attenzione, i seguaci di Adams a volte le inviano cose inquietanti che hanno incontrato sulla piattaforma. A febbraio, ha detto, uno le ha inviato un messaggio con un account marchiato con il termine “incest toddlers” (“bambini piccoli incesti”, ndr)».

 

«Adams ha affermato di aver effettuato l’accesso all’account, una raccolta di meme a favore dell’incesto con oltre 10.000 follower, solo per i pochi secondi necessari per segnalare a Instagram, quindi ha cercato di dimenticarsene. Tuttavia nel corso dei giorni successivi, iniziò a sentire i genitori inorriditi. Quando hanno guardato il profilo Instagram di Adams, ha detto che erano stati consigliati come “incest toddlers” a seguito del contatto di Adams con quell’account. Un portavoce di Meta ha affermato che i “incest toddlers” hanno violato le sue regole e che Instagram ha commesso un errore nell’applicazione».

 

«Il team di Stanford ha trovato 128 account che offrivano di vendere materiale pedopornografico su Twitter, meno di un terzo del numero che hanno trovato su Instagram, che ha una base di utenti complessiva molto più ampia di Twitter» continua il WSJ. «Twitter non ha consigliato tali account nella stessa misura di Instagram e li ha eliminati molto più rapidamente, ha scoperto il team». Come emerso di recente, il nuovo proprietario di Twitter Elon Musk si è preso l’impegno personale di cancellare dalla sua piattaforma la pedofilia e la sua propaganda.

 

Mark Zuckerberg, vertice di Meta e quindi di Instagram, in questi giorni tuttavia ha deciso di andare sui giornali per altro – e non sappiamo se sia una strategia.

 

Se mesi fa aveva approfittato di un’ospitata del popolarissimo podcast di Joe Rogan per sganciare la dichiarazione bomba per cui l’FBI poco prima delle elezioni del 2020 li aveva avvisati di una campagna di disinformazione riguardante il laptop di Hunter Biden (rivelatosi poi verissimo), in settimana ha scelto per fare altrettanto il podcast di Lex Fridman, giovane professore di Intelligenza Artificiale rifugiato in USA con la sua famiglia russo-ebraica, nonché figura che in quanto a emotività e apparenza robotica può davvero rivaleggiare con lo Zuckerberg (sul fatto che il padrone di Meta sia in realtà un androide ci sono pletore di meme in rete).

 

Così Zuckerberg ha rivelato che sì, durante la pandemia Facebook ha censurato anche notizie vere, incolpando «l’establishment» che lo avrebbe incoraggiato a cancellare tante cose… «hanno chiesto di censurare un sacco di cose che, in retrospettiva, sono risultate più discutibili o vere».

 

 

Non è chiaro come questa intervista, destinata a fare rumore come l’ammissione riguardo l’FBI e il laptop, possa essere temporizzata con l’atroce scoop del Journal. L’articolo è uscito il 7 giugno, l’intervista con l’insopportabile Fridman il 9. Dall’articolo del WSJ è possibile comprendere che Meta avesse contezza che si stesse lavorando ad un exposé sul tema.

 

Ad ogni modo, il chiasso generato da questa sua ultima uscita – in cui si discolpa, perché sono stati gli altri a fargli fare quelle cose – non ha coperto del tutto la questione della pedofilia su Instagram.

 

Si è svegliato il Commissario Europeo per il mercato interno e i servizi Thierry Breton, che ha chiesto risposte da Zuckerberg per il contenuto dell’articolo del Wall Street Journal.

 

«Il codice volontario di #Meta sulla protezione dei minori sembra non funzionare. Mark Zuckerberg deve ora spiegare e agire immediatamente» ha scritto il Breton su Twitter.

 

«Mark Zuckerberg deve ora spiegare e agire immediatamente».

 

«Discuterò con lui al quartier generale di Meta a Menlo Park il 23 giugno. Dopo il 25 agosto, sotto il DSA Meta deve dimostrarci le misure o affrontare pesanti sanzioni». Il DSA sta per il Digital Service Act, un regolamento dell’Unione Europea pubblicato ad ottobre del 2022 che costituisce la direttiva comunitaria sul commercio elettronico in relazione ai contenuti illegali, alla pubblicità trasparente e alla disinformazione.

 

L’Unione Europea contro Instagram per la presenza di pedofili, quindi. Immaginiamo quante cose passino ora per la mente del lettore, ma non abbiamo voglia di aggiungere altro.

 

In realtà, è facile farsi prendere da un grande senso di scoramento. Perché, mentre i pedofili scorrazzano liberi sui social a scambiarsi immagini di incesti e di bambini piccoli, ben serviti dall’algoritmo, quantità di persone che combattono cause giuste ne vengono espulsi senza pietà, andando a cagionare – nel momento in cui l’opinione pubblica, il mercato delle idee, le proprie relazioni interpersonali esistono quasi solo su quelle uniche piattaforme – un danno immane, irreparabile.

 

È successo a Robert Kennedy jr, pure da candidato presidenziale, bannato da Instagram. È successo su Facebook, come sapete, a Renovatio 21. È successo a tantissimi lettori: che lo sappiano o no, l’algoritmo della piattaforma ha manipolato i loro feed, e magari reso invisibili agli altri i contenuti che caricavano (un articolo di giornale, una vignetta, una foto, un video) – oppure li ha censurati punto e basta, magari pure disintegrando tutti gli account, come è successo a noi.

 

È successo a chiunque abbia espresso una certa idea, in pandemia o fuori – che poi, come pure ora ammesso strategicamente dal ragazzino miliardario a capo di tutto, si è rivelata vera.

 

In pratica, voi, per aver detto la verità siete stati puniti. Siete stati bannati, banditi.

 

I pedofili no: possono continuare, supportati perfino dall’informatica.

 

Sì, pensate bene: è il mondo rovesciato. Dove chi difende i bambini viene rinchiuso, mentre chi li usa nei modi più osceni viene lasciato libero.

 

Cosa vi aspettate? L’alta moda lascia indizi orrendi, in questo senso. Organismi ONU cercano di depenalizzare il sesso con i minori. L’OMS spinge la «masturbazione della prima infanzia». Professori parlano della «destigmatizzazione» della pedofilia, anzi qualcuno dice che è un «errore» pensare che sia sbagliata. Le serie in streaming mostrano bambine ultrasessualizzate. Idee allucinanti riecheggiano in discorsi di ministri di Paesi europei. Ai giornalisti australiani viene detto che non possono più dire la parola «pedofilia». Programmi di Intelligenza Artificiale vengono usati per spogliare foto di minorenni. In TV gli adulti, anche transessuali, si spogliano davanti ai bambini. Le bambole ora gemono in modo osceno. Bambini robot si approntano per soddisfare «eticamente» gli orchi. Opere indicibili vengono difese dal presidente della Repubblica di Francia. Trafficanti pedofili venivano accolti alla Casa Bianca e nei possedimenti della Regina inglese. Si celebra Don Milani, nonostante quelle storie terribili.

 

È il mondo invertito.

 

È il Regno Sociale di Satana.

 

 

 

 

 

 

 

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Ingegnere Meta delle «esperienze digitali per bambini» arrestato per messaggi espliciti verso un’utente ritenuta minorenne

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Un ingegnere newyorkese che sosteneva di occuparsi della creazione di «esperienze digitali per bambini» presso il gigante dei social media Meta è stato arrestato dopo aver confessato di aver cercato di inviare messaggi a sfondo sessuale a una ragazza di tredici anni nel corso di un’operazione sotto copertura. Lo riporta il quotidiano New York Post.

 

L’uomo, 44 anni, al momento in congedo dall’azienda che controlla Facebook, ha ammesso di aver adescato e scambiato messaggi a sfondo sessuale con qualcuno che riteneva essere una minorenne, nell’ambito di un’operazione condotta sotto copertura dai Predator Poachers Long Island, un collettivo di vigilantes impegnato a smascherare potenziali pedofili.

 

«Anche se erano già successe cose inappropriate, vorrei quasi essere suo padre», avrebbe dichiarato — sposato e padre di un bambino piccolo — a un membro del gruppo che si fingeva la nonna della presunta vittima, come emerge dal filmato dell’incontro che sarà diffuso lunedì.

 

L’uomo, che in un profilo LinkedIn ormai rimosso si descriveva come responsabile ingegneristico per lo sviluppo di «esperienze digitali per bambini» presso Meta, aveva contattato a maggio l’account civetta del gruppo, operativo da tredici anni, continuando poi a scambiare messaggi con loro con regolarità, secondo quanto riferito dall’organizzazione.

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L’uomo avrebbe fatto poi affermazioni specifiche, arrivando a tentare di spiegare alla ragazza come masturbarsi, a inviarle diverse foto e video di sé mentre faceva lo stesso, e persino a provare a organizzare incontri dal vivo, ha raccontato al NY Post Mike Villani, uno degli specialisti nella cattura di predatori sessuali che ha coordinato l’operazione.

 

Mercoledì il gruppo lo ha affrontato di sorpresa fuori dal suo appartamento. L’uomo in un primo momento ha tentato di allontanarsi, ma ha poi accettato di fermarsi a parlare in un luogo nelle vicinanze, poiché sua suocera si trovava in casa e non voleva che lo sentisse mentre tradiva la moglie adescando quella che riteneva fosse una minorenne, come si vede nel video.

 

Messo davanti alle proprie conversazioni, l’uomo  ha ammesso di aver scambiato messaggi con quella che credeva fosse la giovane adolescente — in realtà mai esistita — e ha rivelato che non si trattava del primo episodio del genere, secondo quanto mostrato nel filmato.

 

«L’ho già fatto una volta con un’altra ragazza minorenne», ha detto, arrivando a paragonare in modo inquietante le adolescenti a «qualsiasi porto sicuro in caso di tempesta».

 

L’uomo ha poi attribuito in modo bizzarro la responsabilità alla moglie e al loro matrimonio privo di vita sessuale, sostenendo che questo avesse alimentato le sue fantasie morbose, spingendolo verso gli angoli più oscuri di internet.

 

L’incontro con il gruppo, durato quasi due ore, si è concluso con l’arrivo della polizia poco dopo la fine della sua confessione, e con il suo arresto a pochi isolati dall’appartamento di Manhattan. Egli è accusato di diffusione di materiale osceno a minori e di messa in pericolo del benessere di un minore.

 

Giovedì, durante l’udienza preliminare, si è dichiarato non colpevole e tornerà in tribunale il 9 settembre.

 

Un portavoce di Meta ha riferito al giornale neoeboraceno che l’uomo è stato posto in congedo. «Collaboreremo con le forze dell’ordine nelle indagini», ha dichiarato il portavoce.

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Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, è stata condannata dal dipartimento di Giustizia dello Stato del Nuovo Messico  a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media. Un altro processo di grande risonanza è a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.

 

Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.

 

Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no.

 

Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social.

 


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I fratelli Tate arrestati a Miami: via all’estradizione in Gran Bretagna

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Gli influencer dei social media Andrew e Tristan Tate sono stati arrestati negli Stati Uniti dopo che i procuratori britannici hanno presentato ulteriori accuse contro di loro e ne hanno richiesto l’estradizione.   I due fratelli, che possiedono sia la cittadinanza statunitense che quella britannica, sono stati arrestati sabato a Miami in virtù di un mandato di cattura sigillato. Gli agenti federali del distretto meridionale della Florida hanno effettuato gli arresti «in conformità con le procedure di estradizione», ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Giustizia alla CBS News.   Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito all’Associated Press che i due dovrebbero comparire davanti al tribunale federale all’inizio di questa settimana.  

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Nella stessa giornata, il Crown Prosecution Service (CPS) del Regno Unito ha annunciato di aver deciso di formulare 38 ulteriori capi d’accusa relativi a quattro presunte vittime, portando il totale complessivo a 59 capi d’accusa riguardanti sette presunte vittime. I reati sarebbero stati commessi tra luglio 2010 e agosto 2017.   Andrew Tate, 39 anni, già più volte campione del mondo di kickboxing, ora deve rispondere di 42 capi d’accusa. Le nuove accuse includono sette capi d’imputazione per stupro, tre per favoreggiamento della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, tre per aggressione con lesioni personali e 19 reati relativi a immagini indecenti di minori e pornografia estrema.   Tristan Tate, 38 anni, deve rispondere complessivamente di 17 capi d’accusa, tra cui sei nuovi: due per stupro, uno per violenza sessuale e tre per favoreggiamento della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale.   Entrambi gli uomini negano ogni accusa. Il loro avvocato statunitense, Joseph McBride, ha definito le nuove accuse «sporcizia e calunnia» volte a far deragliare le cause per diffamazione intentate dai fratelli negli Stati Uniti.   Le accuse erano partite da Londra ancora un anno fa. «Stanno facendo di tutto per assicurarsi che questi individui non abbiano mai la possibilità di comparire in tribunale», ha dichiarato all’AP.   Andrew, ora convertito all’Islam, ha attirato per la prima volta l’attenzione del grande pubblico dopo la sua partecipazione al reality show britannico Big Brother nel 2016, per poi costruirsi un ampio seguito online promuovendo uno stile di vita ipermascolino tra auto di lusso e belle fanciulle ad abundantiam. Il Tate ha spesso criticato le autorità britanniche e l’establishment politico del Paese.   I fratelli si sono trasferiti in Romania nel 2016 e sono stati arrestati lì nel dicembre 2022 con l’accusa di traffico di esseri umani e di aver formato un’organizzazione criminale. Andrew è stato anche accusato di stupro, trascorrendo tre mesi in carcere in custodia cautelare prima di essere trasferiti agli arresti domiciliari e successivamente posti sotto sorveglianza giudiziaria.

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Un tribunale rumeno ha successivamente rinviato il caso originale alla procura per irregolarità legali e procedurali, ma le accuse non sono state archiviate.   La Romania ha revocato le restrizioni di viaggio imposte ai fratelli nel febbraio 2025, consentendo loro di volare in giro per il mondo. La decisione è giunta dopo le indiscrezioni secondo cui funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero sollevato la questione con Bucarest, sebbene i funzionari rumeni abbiano negato di aver subito pressioni dagli Stati Uniti.   Era stato persino ipotizzato che fondi dell’ente di aiuto internazionale USAID, chiuso da Trump in un blitz appena reinsediatosi alla Casa Bianca, fossero stati utilizzati per spingere la persecuzione giudiziaria romena dei due fratelli.   I Tate si sono mossi spesso negli ultimi mesi, andando a soggiornare a Dubai nel momento in cui la città veniva bombardate dall’Iran e facendo una capatina in Russia solo poche settimane fa. Quando i fratelli l’anno scorso arrivarono in Florida, il governatore Ron DeSantis prese subito le distanze, dichiarando pubblicamente che non erano i benvenuti nello Stato.   Andrew Tate, chiamato dai fan «Top G», è stato quattro volte campione mondiale di kickboxing, arte marziale competitiva molto impegnativa e non troppo retribuita, dove era conosciuto con il nome di «King Cobra». È figlio di Emory Tate, il primo grande campione di scacchi di origini afroamericane; Andrew, che era divenuto un fenomeno della scacchiera già da bambino, sostiene oggi che il padre avesse lavorato anche per la CIA.   Inseparabile dal fratello Tristan, Andrew ha raccontato la sua versione dei fatti in una lunga intervista con Tucker Carlson, che ha poi sentito anche Tristan Tate. Andrew, dopo anni di ateismo manifesto, si è convertito all’islam a Dubai lo scorso anno, mentre Tristan avrebbe riscoperto la religione cristiana grazie al padre della madre di sua figlia, un religioso ortodosso romeno.

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Andrew Tate è una figura di spicco sui social media dopo essere apparso nella versione britannica del reality «Grande Fratello» nel 2016, mantenendo nei suoi post un atteggiamento sfacciato per molti irritante, vantandosi della sua grande ricchezza e incoraggiando i suoi giovani seguaci maschi a frequentare e pagare corsi in cui promette di aiutarli a superare il loro insuccesso con il denaro e le donne.   I critici hanno accusato Tate di diffondere misoginia e di avere una cattiva influenza sui giovani. Lui ha sempre negato con forza tali accuse.   I suoi discorsi, che spesso colpiscono per profondità ed articolazione, hanno molti estimatori ben al di fuori della cosiddetta «manosphere», ossia la sottocultura che rivendica il ruolo dei maschi nella società.   Tate fu uno delle prime figure pubbliche a rifiutare la narrazione pandemica, trasferendosi, allo scoppio del COVID, in Svezia, Paese che definiva «noioso» ma dove non c’era restrizioni, come mostravano i suoi tanti video con ragazze nei locali, pubblicati mentre il resto del mondo era chiuso in casa dai lockdown.   Poco dopo, d’improvviso, i suoi canali social furono chiusi, mentre partirono quantità di articoli e servizi che contenevano contro di lui e il fratello accuse sessuali e criminali.   Alcuni ritengono che l’origine dei problemi di Tate potrebbero essere proprio in meccaniche profonde del Dipartimento di Stato USA, o forse ancora più in alto, dove l’ideologia gender de-mascolinizzante è penetrata al punto da divenire una policy precisa, come peraltro dimostrerebbe l’avversione materiale per i Paesi africani che hanno istituito leggi anti-sodomia – lo stesso portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) di Biden, l’ammiraglio John Kirby, ha di fatto definito pubblicamente i diritti LGBT come «il fondamento della politica estera americana».   Andrew ha più volte preconizzato pubblicamente il ritorno di una persecuzione giudiziaria da parte della Gran Bretagna, che considera il suo vero Paese.   Le istituzioni britanniche sembrano infatti davvero preoccupate di come il messaggio di Tate si stia diffondendo tra i giovani maschi delle scuole britanniche. Ciò è provato dall’interesse che lo stesso governo britannico ha dimostrato per la serie Netflix Adolescence, dove ad usare violenza non sono i maranza d’Albione ma i seguaci della «manosfera» di Tate.      

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L’UE emana una maxi-multa a Google: rimpinguato il bilancio pro-Ucraina

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L’UE si appresta a utilizzare una multa antitrust multimiliardaria inflitta a Google per contribuire ad alleviare la pressione sul bilancio del blocco, dopo anni di aumento delle spese militari e degli aiuti all’Ucraina.

 

Il colosso tecnologico statunitense ha pagato 4,6 miliardi di euro, interessi inclusi, dopo aver perso una lunga battaglia legale sulle restrizioni legate al suo sistema operativo Android. La somma equivale a oltre il 2% del bilancio dell’UE per il 2026.

 

La Commissione Europea ha imposto la sanzione nel 2018, accusando Google di abuso di posizione dominante sul mercato di Android, obbligando i produttori di smartphone a preinstallare Google Search e Chrome. All’inizio di questo mese, la Corte di giustizia dell’UE ha confermato la sanzione, aprendo la strada al pagamento.

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In base alle norme di bilancio dell’UE, le sanzioni riscosse dalla Commissione vengono versate nel bilancio comune del blocco, riducendo i contributi basati sul reddito nazionale lordo richiesti agli Stati membri.

 

Tuttavia, questa inattesa entrata non fornirà alcun sollievo diretto ai contribuenti, poiché i governi europei continuano a ridurre la spesa sociale, aumentando al contempo i bilanci militari e finanziando l’Ucraina.

 

Si prevede che il deficit dell’UE raggiungerà il 3,6% del PIL entro il 2027. Nonostante le difficoltà di bilancio, Bruxelles ha approvato un prestito di sostegno all’Ucraina di 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, mentre Kiev continua a essere coinvolta in ripetuti scandali di corruzione che interessano alti funzionari e figure vicine a Volodymyr Zelens’kyj. I membri della NATO hanno inoltre promesso 70 miliardi di euro in aiuti militari, addestramento e attrezzature per l’Ucraina quest’anno, con l’intenzione di mantenere un sostegno simile anche nel 2027.

 

Allo stesso tempo, i governi europei sono stati sollecitati ad aumentare drasticamente la spesa militare, con Bruxelles che cita una presunta minaccia russa per giustificare il suo programma di riarmo. Mosca ha respinto tali affermazioni definendole «assurdità» volte a legittimare l’aumento vertiginoso dei bilanci militari a scapito dei programmi sociali.

 

Il cambiamento è già visibile nei bilanci nazionali. La Francia, ad esempio, ha tagliato circa 9 miliardi di euro da diversi ministeri, stanziando al contempo 6,5 miliardi di euro aggiuntivi per le forze armate.

 

In diversi paesi dell’UE, tra cui Ungheria e Slovacchia, i critici sostengono che Bruxelles stia scaricando il costo del suo sostegno incondizionato a un’Ucraina dilaniata dalla corruzione sui cittadini europei.

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L’ex primo ministro ungherese Viktor Orban ha definito la politica dell’UE nei confronti dell’Ucraina una «tragedia finanziaria», mentre il primo ministro slovacco Robert Fico ha etichettato i piani per l’eliminazione graduale dell’energia russa come un «suicidio economico» e ha promesso di opporsi a ulteriori prestiti militari per Kiev.

 

Come riportato da Renovatio 21, in passato l’UE ha multato Apple per 2 miliardi di dollari La corte UE aveva in seguito ordinato ad Apple di pagare all’Irlanda 13 miliardi di euro in tasse arretrate. X, dopo una lunga diatriba diretta con Elone Musk, era stata invece multata per 120 milioni.

 

La Russia quattro anni fa aveva multato Google per 366 milioni, per poi replicare nel 2024 con un’incredibile richiesta di 20 decimilioni di dollari a Google per le emittenti russe bandite da YouTube.

 

Un decimilione, parola sconosciuta sinora a moltissimi, è un numero costituito da un 1 seguito da 60 zeri. Per cui la mora inflitta dalla Federazione Russa alla società americana ammonta a 20. 000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000. dollari.

 

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Immagine di GiullermoJM via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

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