Pedofilia
Pedofilia, professore universitario chiede la «destigmatizzazione»
Un «professore di etica» norvegese ha affermato che la pedofilia dovrebbe essere classificata come una «sessualità innata» e che informazioni sulla pedofilia dovrebbero essere insegnate nelle scuole.
Il sito femminista Reduxx riferisce che Ole Martin Moen dell’Università Metropolitana di Oslo chiede la «destigmatizzazione» dei pedofili, sostenendo che «lo stato mentale di trovare bambini sessualmente attraenti è molto comune».
Moen, secondo Wikipedia, è gay e si identifica come «queer».
Egli scrive che «una certa percentuale di studenti delle scuole superiori sono o diventeranno pedofili e al momento non viene dato loro alcun consiglio su come gestire la propria sessualità».
Il professor Moen nel 2015 ha scritto un articolo intitolato «L’etica della pedofilia», in cui si chiedeva «quanto è grave» la pedofilia, «e in che modo, e per quali ragioni, è negativa?».
Il paper è stato poi ripubblicato nel 2018 in The Palgrave Handbook of Philosophy and Public Policy, un libro di testo ampiamente disponibile nelle università di tutto il mondo.
«In questo articolo si sostiene che la pedofilia è un male solo perché, e solo nella misura in cui arreca danno ai bambini, e che la pedofilia stessa, così come le espressioni e le pratiche pedofile che non causano danni ai bambini, sono moralmente a posto» scrive l’abstract dell’articolo.
«Sosteniamo che non è immorale essere un pedofilo, è immorale per i pedofili cercare contatti sessuali con i bambini a causa del danno previsto per i bambini ed è moralmente consentito per i pedofili soddisfare le loro preferenze sessuali in modi che non coinvolgono nessun bambino vero».
Tra le altre argomentazioni vi è l’idea che un po’ tutti possano essere stati in realtà pedofili perché quando eravamo tutti bambini abbiamo tutti sperimentato desideri sessuali per altri bambini.
«Molti di noi sono stati pedofili a un certo punto», sostiene Moen, aggiungendo che «quando avevate 11 anni, non è improbabile che fossi sessualmente attratto dai bambini in età prepuberale».
Un’altra idea del Moen sè il fatto che i pedofili dovrebbero essere in grado di guardare pedopornografia, purché generata dal computer e non reale, in modo che possano soddisfare i loro desideri.
Aggiunge che è «ingiusto» condannare le persone che hanno desideri pedofili e che dovrebbero effettivamente essere «lodate» per la loro «ammirevole forza di volontà», se riescono ad astenersi dal fare sesso con i bambini, scrive Wikipedia.
Moen, che sempre secondo Reduxx farebbe anche parte del comitato consultivo di un gruppo norvegese per i diritti dei trans, la Patient Organization for Gender-Incongruence, avrebbe recentemente preso di mira ripetutamente la femminista norvegese Christina Ellingsen, che rischia fino a tre anni di prigione per aver twittato che un maschio biologico non può diventare una donna lesbica.
Il processo di normalizzazione filosofica, psichiatrica e perfino «biologica» della pedofilia è oramai pienamente visibile nella società moderna.
Come scrive Elisabetta Frezza nel libro Malascuola, «una miriade di dati oggettivi e documentali sta a dimostrare come la pedofilia sia ormai lanciata sulla strada della normalizzazione attraverso le fasi della finestra di Overton, per diventare nella percezione diffusa una mera forma del comportamento sessuale».
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno un professore universitario americano aveva asserito che dire sarebbe un «errore» pensare che la pedofilia sia sbagliata.
Sempre poche settimane fa la testata americana USA Today ha cancellato frettolosamente una serie di tweet dopo che alcuni utenti si erano scandalizzati e avevano cominciato a sostenere che equivalevano alla «normalizzazione della pedofilia». Il giornale, nominando con sicumera «la scienza», affermava che la pedofilia era «determinata nel grembo materno».
Dell’anno scorso invece la notizia che i giornalisti australiani non possono più usare la parola pedofilia.
Nel 2018, una conferenza TED Talk in Germania, tolta dalla rete e spesso ricaricata da alcuni utenti, destò scandalo perché la speaker sosteneva che la pedofilia non era una scelta, ma un tratto immutabile della persona.
Singolare ricordare come a Dublino due anni fa una protesta contro la pedofilia abbia subito l’irruzione di un gruppo Antifa.
Più inquietante ancora il racconto di una madre, di cui si è dato conto su Renovatio 21, su un incontro con uno sconosciuto che osservava il di lei figlio al campo sportivo.
«”È un bel ragazzino… esce con qualcuno?” Io pensai che la domanda fosse bizzarra, ma risposi con un solido “No, perché chiedi?” ”Perché sono un MAP”, disse lui. “Un cosa?” dissi io. “Un MAP” ripeté lui».
«Credo di aver riso e di aver detto “e cosa diavolo è”? Lui semplicemente sorrise ne questo modo strano, quasi compiaciuto e mi disse di “studiare”. Poi si voltò e andò via».
La povera madre non lo sapeva: MAP è l’acronimo di Minor attracted person – persone attratte dai minori. In pratica, un nome sanitarizzato per i pedofili.
Come da finestra di Overton: il primo passo, è cambiare le parole, renderle inoffensive, quasi scientifiche.
Insomma, ci siamo.
Il mondo invaso dagli orchi.
Bizzarria
Retata contro i pedofili: Babbo Natale arrestato
Un uomo di 75 anni di New Orleans, che aveva legalmente cambiato il suo nome in Santa Claus («Babbo Natale»), è stato arrestato dopo aver presumibilmente tentato di incontrare una persona che credeva essere un ragazzo di 15 anni per compiere atti sessuali, secondo quanto annunciato dalla polizia.
Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe contattato un adolescente tramite un’app di incontri prima di organizzare un incontro di persona durante un’operazione sotto copertura nella periferia della città.
Il dipartimento di polizia di Kenner ha annunciato l’arresto lunedì, dopo che la sua unità specializzata in crimini informatici ha condotto un’operazione nel fine settimana contro presunti pedofili online. L’uomo avrebbe scambiato messaggi a sfondo sessuale con un agente sotto copertura che si spacciava per un ragazzo di 15 anni, e avrebbe discusso di «compiere atti sessuali» prima di organizzare un incontro con il minore a Kenner.
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Secondo la polizia, gli investigatori hanno arrestato Babbo Natale senza incidenti al suo arrivo nel luogo d’incontro concordato. È stato accusato di adescamento di minore tramite computer e atti osceni con un minore. I registri carcerari citati dai media statunitensi mostrano che è stato incarcerato presso il Jefferson Parish Correctional Center, con una cauzione fissata a 20.000 dollari (17.500 euro) per ciascuna accusa.
Il capo della polizia di Kenner, Keith Conley, ha dichiarato ai giornalisti che gli investigatori hanno trovato fotografie dell’uomo vestito da Babbo Natale e che questi aveva legalmente cambiato nome dopo essersi trasferito dal Texas alla Louisiana.
L’uomo era tra gli 11 sospetti arrestati nell’operazione, mentre sono stati emessi mandati di cattura per altri 10. La polizia ha dichiarato che l’operazione era mirata ad adulti che presumibilmente cercavano contatti sessuali con minori online.
«Tutti questi imputati rappresentano un pericolo per i nostri giovani e per la società», ha dichiarato Conley in un comunicato. «Ogni giorno mettiamo in guardia sulla vulnerabilità dei nostri figli sui social media e sulle piattaforme di gioco, e ora abbiamo arrestato una persona che si traveste da Babbo Natale, invitando i genitori a fargli prendere in braccio i loro bambini per delle foto. Questa storia dovrebbe servire da monito per i genitori e i tutori».
L’arresto di Santa Claus arriva due mesi dopo che un uomo della Florida, noto per interpretare Babbo Natale agli eventi natalizi della comunità, era stato accusato di aver tentato di incontrare una persona che credeva essere una ragazzina di 13 anni durante un’altra operazione sotto copertura contro i pedofili.
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Pedofilia
Pedofilo stupratore condannato restituisce il titolo di cavaliere britannico
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Pedofilia
Omosessuale condannato all’ergastolo senza condizionale per aver abusato e ucciso un bambino che aveva adottato
Un omosessuale che ha abusato sessualmente e fisicamente e poi ucciso il bambino che aveva adottato con il suo compagno è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale giovedì. Lo riporta LifeSite.
La storia aveva scioccato l’opinione pubblica britannica e mondiale ancora l’anno scorso.
Jamie Varley, insegnante di inglese di 37 anni, è stato condannato lunedì per omicidio, due capi d’accusa di violenza sessuale con penetrazione, cinque capi d’accusa di maltrattamenti su minore, violenza sessuale su minore e molteplici capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico. John McGown-Fazakerley, il suo compagno omosessuale, è stato riconosciuto colpevole di due capi d’accusa di maltrattamenti su minore, violenza sessuale su minore e aver causato o permesso la morte di un minore.
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Il Varley ha dichiarato alla polizia che Preston Davey, che aveva 13 mesi quando è stato ucciso, era annegato accidentalmente nella vasca da bagno. Tuttavia, il medico legale ha riscontrato segni di almeno 40 lesioni sul corpo del bambino.
Quando è stato annunciato il verdetto, il Varley è caduto in ginocchio e ha iniziato a vomitare. Karen Tonge del Crown Prosecution Service ha definito il caso uno dei «casi più scioccanti e orribili che abbia mai affrontato nella mia carriera».
Preston aveva nove mesi quando fu adottato da una coppia omosessuale a Blackpool e morì solo quattro mesi dopo. Il giudice Turner ha affermato che Preston aveva subito «abusi e negligenze incessanti» prima di essere uccisa da Varley durante un’aggressione sessuale.
«Sei stato tu a farlo. Lo hai assassinato», ha detto al Varley durante la lettura della sentenza, secondo quanto riportato dalla BBC. «L’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale è una sentenza di ultima istanza, riservata ai casi di estrema gravità. Questo è un caso di estrema gravità. Dovrai rimanere in prigione per il resto della tua vita. Non potrai mai beneficiare della libertà condizionale.»
Il McGowan-Fazakerley, 32 anni, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale, maltrattamenti su minori e di aver causato la morte di un bambino, ed è stato condannato a 25 anni di carcere. In una dichiarazione letta a nome della madre biologica di Preston, Sarah Davey, si afferma che la vittima soffre per l’«inimmaginabile dolore di chiedersi» cosa abbia passato suo figlio negli ultimi mesi della sua vita.
«Quei pensieri non mi abbandonano», ha detto. «Mi accompagnano quando mi sveglio e mi perseguitano quando cerco di dormire. La realtà di come ha sofferto è qualcosa che mi porterò dentro per il resto della mia vita».
In una dichiarazione letta a nome di Gary Nolan, padre biologico di Preston, si legge: «Preston era il figlio che non ho mai conosciuto e che ora non conoscerò mai».
«Quando ho sentito la notizia, ricordo che gli agenti mi hanno afferrato e io ho perso i sensi. La cosa successiva che ricordo è di essermi svegliata in ospedale due giorni dopo. Mi hanno detto che ero isterica e piangevo e che ero stata portata in ospedale per la mia stessa sicurezza. Chiaramente, dovevo trovarmi in un brutto stato mentale.»
Nei mesi precedenti alla sua morte, Preston fu portato in ospedale con segni di maltrattamenti, tra cui lividi, ma questi furono ignorati dal personale medico.
Debbie Davey, la nonna di Preston, con il cuore spezzato, ha dichiarato al Telegraph che gli abusi subiti dal nipote avrebbero dovuto essere individuati prima, soprattutto considerando che era stato portato in ospedale con un braccio rotto, e si è chiesta se la paura di essere accusati di «omofobia» abbia reso gli assistenti sociali riluttanti a denunciare l’accaduto.
La psicologa Jo Hemmings è stata schietta durante la sua apparizione televisiva. «Alcuni degli errori potrebbero essere dovuti al fatto che si tratta di una coppia di uomini gay. Le persone sentono di dover essere più caute quando si tratta di una coppia omosessuale», ha affermato.
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Si tratta di un’idea, quella della giustizia two-tiered (a due livelli), che si fa largo in Gran Bretagna: certi crimini di supposte «minoranze» non vengono indagati e puniti per paura, da parte delle autorità di passare per razzisti. L’intero caso delle grooming gang, con un quarto di milione di bambine stuprate da bande di pedofili pakistani, sta a dimostrare il fenomeno.
Il caso britannico ricorda quello della coppia omosessuale sposata nello Stato americano della Georgia arrestata due anni fa in relazione all’accusa di aver usato due ragazzini che avevano adottato per produrre materiale pedopornografico.
Come riportato da Renovatio 21, i due uomini di 32 e 35 anni avevano adottato i due giovani fratelli nel 2018, dopo il loro «matrimonio» del 2016. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Walton, i due erano stati arrestati per «aver commesso atti sessualmente violenti e video che documentano l’abuso» dei ragazzi che erano stati affidati alle loro cure.
Viene in mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata.
Alcuni osservatori ritengono che casi come questi portino a riconsiderare la questione delle adozioni alle coppie omosessuali, sulle quali c’è un divieto in molti Paesi del mondo.
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