Pensiero
Leccatori di citofoni NATO
Che viviamo in un era che glorifica la perversione lo avete capito tutti, e non fateci dire di più, perché la cosa praticamente già non è più legale.
La questione è che in superficie affiorano oscene parafilie di cui non avevamo contezza. Molti non conoscevano, ad esempio, il radicamento della scena dei sadomasochisti (che chiamano S&M).
Quando nel 2002 saltò fuori che Jack McGeorge, uno degli ispettori mandati dall’ONU in Iraq, era un convinto sadomasochista, mi posi la domanda: scusate, ma se è sadico, potrebbe avere la tendenza di infliggere dolori al popolo iracheno?
Se è masochista, potrebbe arrecare un danno al suo stesso Paese? Se è una combo delle due… cosa può succedere?
Abbiamo visto in Iraq cosa è successo, ed in effetti è un mix delle due cose, tuttavia non siamo sicuri sia dipeso proprio dal signor ispettore S&M, ma rileva come il sadomasochismo avesse iniziato il suo percorso nella finestra di Overton. In un episodio della serie americana Billions, intitolato appunto Overton Window, il protagonista, candidato alle elezioni per il procuratore generale di New York, ricattato da una cricca che conosce il suo segreto, decide di fare outing e dichiarare all’elettorato di essere un sadomasochista. Viene eletto.
Ci sono cose possibilmente ancora più oscure: l’oggettofilia, ad esempio. Ci sono gruppi di persone che hanno «rapporti» con le automobili, il maggiolino Volkswagen, per esempio, ma anche le Porsche. In un film recente intitolato Titane, una fanciulla ha un rapporto con un’auto e ne rimane incinta. Non possiamo dire che si tratti di pura nicchia: la pellicola ha vinto al Festival di Cannes 2021 con grande scorno del cinematografaro della piddocrazia Nanni Moretti.
Insomma: le perversioni diventano mainstream, anche quelle che non sapevate bene esistessero.
È così che ci si può imbattere nella più bizzarra delle parafilie emerse nella maledizione del mondo moderno: il leccamento di citofoni.
A Salinas, in California, nella notte di capodanno 2019 la famiglia Dungan ha fatto una scoperta agghiacciante. Un uomo, nottetempo, si era posizionato sull’uscio della loro casa. L’uomo, un 33enne di origine ispanica, sembrava voler rubare le luci di Natale, o volersi appisolare nell’androne. Invece, d’un tratto, ha attaccato a fare una cosa incredibile, spaventosa.
Nel buio della notte, l’uomo inizia a leccare il citofono dei Dungan. Secondo alcune testate, lo avrebbe fatto per 3 ore di seguito, secondo altre solo per qualche minuto.
La telecamera di sorveglianza ha ripreso tutto.
Il signor Dungan, quando ha visionato il filmato il mattino dopo, non credeva ai suoi occhi: mai vista una cosa del genere. La polizia ha fatto lo stesso commento.
L’incidente ha attirato l’attenzione di tutti gli USA e ha rapidamente ispirato l’hashtag #doorbelllicker («leccatore di campanelli») su Twitter.
Ma non finisce qui.
In Florida, dall’altra parte del continente, è stato visto un altro leccatore di citofoni. Anche qui, notte fonda. Un personaggio improbabile, che in mano pare avere un elenco del telefono. D’un tratto, si mette a leccare senza pietà il campanello di una povera casa.
Insomma, quello del leccamento dei citofoni è un trend serio. Una perversione sottovalutata, che, improvvisamente, sta prendendo quota in quest’era di dissoluzione patente.
Ci dobbiamo porre qualche domanda.
Perché lo fanno?
Nella loro psiche, cosa sta a significare la saliva sul campanello altrui?
Possesso?
Sottomissione?
Desiderio sessuale?
Volontà di contatto?
Non ne abbiamo idea. Nessuno, con probabilità, ne ha. Neanche loro.
Vi parliamo di questo fenomeno perché crediamo sia utile per capire il fenomeno di perversione più vasta che ci sta investendo, e che sta minacciando la nostra esistenza quotidiana come il futuro dell’intera Civiltà umana (e non scherziamo): il leccaggio infinito di politica e media rispetto all’Ucraina, e cioè alla NATO e alla sua guerra alla Russia.
Innanzitutto: si tratta per forza di una perversione. Perché, pur danneggiando patentemente i propri interessi (bollette alle stelle, fabbriche chiuse, catena alimentare in bilico) e la propria decenza, questi stanno continuando a dare addosso alla Russia e a Putin con ogni balla, e arma, possibile.
Ad un certo punto, la propaganda si stinge in pura astrazione libidinale.
Il Corriere pubblica un libro intitolato Zelensky nella mente di un eroe. (Della mente del doppiatore dell’orsetto Paddington, delle sostanze che la abitano e delle sue angosce svasticate, ne abbiamo parlato anche noi in realtà)
Abbiamo sentito con le nostre orecchie membri di Fratelli d’Italia (l’opposizione, in teoria) dire in TV che fermare Putin potrebbe non bastare, perché chiaramente dopo il Donbass e la Crimea potrebbe volere molto di più, aggredire senza fine tutto e tutti, espandersi come nemmeno Gengis Khane.
Abbiamo visto partiti pacifisti e sedicenti democratici votare e spedire armi ai nazisti, sapendo pure che oltre a questi finiranno anche ai criminali e ai terroristi.
Abbiamo visto tutti i politici USA versare 40 miliardi (quaranta!) al Paese che fino a pochi mesi fa descrivevamo come inguaribilmente corrotto.
Abbiamo visto ministri tedeschi paventare, a causa del disastro energetico, rivolte nel loro Paese, senza però che facciano anche solo un centimetro di retromarcia nelle sanzioni a Mosca.
Ora, lo capisce anche il lettore: è chiaro che non è più propaganda, è pura perversione.
È un lavoro da leccatori di citofoni NATO.
Cosa possano ottenere, mostrandosi anche in video in simili oscenità, non ci è chiaro.
Sperano in un premio?
Forse no. Forse la faccenda è, appunto, patologica. Lo fanno perché lo sentono dentro, è come una pulsione impellente: il citofono NATO va leccato, per ore e ore, per 104 giorni e più.
Sì, siamo dalle parti dei sadomasochisti, quelli che nei film si fanno picchiare con una palla in bocca, e obbediscono a qualsiasi ordine impartito loro da chi, per contratto, ha potere su di essi.
La bava non deve fermarsi mai, bisogna continuare a dare di lingua sul campanello, senza requie.
Ecco i racconti agiografici dei nazisti Azov: leggono Kant, hanno mogli innamorate cui mandano lettere che Abelardo-Eloisa levatevi, sono veri patrioti. Slurp, slurp.
Ecco che la lingua batte sulle balle sulle stragi, il missile con su scritto «bambini», i martiri dell’Isola dei Serpenti, il fantasma di Kiev, i 30 mila soldati russi uccisi dagli invincibili ucraini, il teatro di Mariupol’, Mariana la ragazza morta assieme al suo bambino, etc.
Ecco che la lingua batte fino a che non spariscono i crimini di guerra ucraini, spariscono i vecchi articoli sugli ucronazisti, spariscono (perché vengono trucidati in pieno giorno dai loro connazionali) i negoziatori della prima ora.
Ecco che la lingua batte sulla lista dei Putinversteher, neologismo tedesco coniato per la bisogna dai kapò della stampa italiana.
Ecco che la lingua batte sulla blacklist degli «influencer» stilata, a quanto dice il primo quotidiano del nostro Paese, dai Servizi Segreti e passata ai nostri parlamentari preposti al loro controllo..
Non fermarti, lingua gloriosa, continua.
Cosa sperano? Che il citofono che stanno leccando senza pietà, ad una certa, gracchierà loro un grazie? Aprirà loro la porta?
Una cosa sappiamo: mentre leccano in estasi, fuori dall’androne si prepara una guerra totale.
Lo temiamo davvero, ci stiamo pensando nelle ultime ora.
Se leccano così duro, è perché si prepara qualcosa, e qualche vertice ne sarà informato.
Se iniziano davvero con le liste di proscrizione – cioè l’anticamera del plotone di esecuzione, e mica per iperbole – è perché stanno preparando l’operazione di pulizia cognitiva che prepara la guerra: il dissidente, l’oppositore politico, allo scoppio del conflitto diventa traditore.
Chiedete alle migliaia di cittadini americani di origine giapponese piazzati nei campi di concentramento dopo Pearl Harbor.
Chiedete a Zelens’kyj che ha dissolto innumeri partiti e TV, arrestato capi di partiti di opposizione sperando di usarli in scambi di prigionieri con Putin.
A questo serve l’accelerazione in corso: a conformare l’opinione pubblica e i media ad una guerra che si fa inevitabile, perché Putin sta vincendo sotto ogni profilo possibile: militare (deve solo decidere dove fermarsi…), economico (il rublo record, le risorse energetiche e minerarie alle stelle, la filiera alimentare di mezzo mondo nelle sue mani), morale (con fette immense della popolazione, in Europa e in USA, che di fatto tifano per l’unico adulto nella stanza, Vladimir).
Quindi: stanno stringendo le maglie, perché si preparano ad entrare in Ucraina, o forse anche in Russia? Si preparano a vedere Taiwan, finalmente priva dello «scudo dei microchip» a causa del conflitto russo-ucraino, invasa dal potere traballante di Xi?
Stanno leccando il citofono NATO con una nuova intensità perché sanno che esso a breve emetterà ordini soldateschi, razionamenti, annunci di blackout?
Non possiamo sapere nemmeno questo. Quello che sappiamo, tuttavia, è quanto ci faccia schifo questa cosa.
Non dimentichiamolo: abbiamo visto, nel recente passato, veder leccato il citofono dei cinesi. Leccavano, anche di nascosto, anche con decreti notturni, il 5G pechinese. Leccavano i monopattini della Repubblica Popolare.
Insomma, i citofoni possono essere anche diversi, ma rimane lo spettacolo di una classe dirigente inguardabile nella sua indecenza, nelle sue pulsioni perverse fino all’inspiegabile, nella sua sottomissione rivoltante al padrone del vapore.
Questo, del resto, è ciò che significa essere una Nazione a sovranità limitata, ed averlo accettato, da decenni.
Questo è il contrario di ciò di cui ha bisogno una Nazione per vivere: il rispetto. Il potere di essere onorati della fiducia reciproca degli altri Paesi, e dei cittadini.
Rispetto – uvazhenie – è del resto il fulcro ideale, sin da subito, della politica di Putin.
Non è quindi un mistero che lo vogliano far fuori: perché vogliono un mondo di leccatori di citofoni.
Un mondo di esseri perversi e quindi manovrabili, poveri e quindi sottomessi. Senza casa e senza dignità.
Senza legge naturale, senza rispetto per la vita umana.
E se vi state chiedendo perché oramai siano così superficiali e così schifosi nei loro lavoretti di saliva, beh, dobbiamo ripetervelo: non stanno parlando a voi. Stanno parlando alla massa vaccina, sperando che compatta essa continuerà a leccare il citofono NATO mRNA.
Staremo a vedere. Intanto, vomitiamo.
Roberto Dal Bosco
Cremazione
Lo Stato italiano contro i morti
Anche quest’anno festeggiamo lavorando l’inciviltà dello Stato moderno, nello specifico lo Stato italiano, che non permette di onorare i nostri defunti.
Pochi sono in grado di trovare una spiegazione al fatto che uno Stato – cioè un insieme di essere umani che, per ragioni ancestrali o anche solo di convenienza, si unisce – non debba permettere ai suoi cittadini un giorno di riposo per pensare ai cari estinti. Che sono nella quasi totalità, ricordiamolo bene, cittadini dello stesso Stato che hanno espletato, con la vita, tutte le funzioni (rispetto della legge, pagamento dei tributi, sopportazione dei soprusi) che lo stesso Stato ha loro demandato.
Si tratta, con evidenza, del disprezzo che lo Stato moderno ha per i suoi sudditi, e per gli esseri umani in generale. Quando diciamo che il sistema operativo dello Stato moderno è la Cultura della Morte, stiamo riferendoci all’atto di uccidere e basta: dal momento in cui l’umano, sempre eccedente e problematico, viene eliminato, la struttura se ne dimentica immediatamente, ed esige che i suoi infeudati facciano altrettanto.
È così: ogni anno, il 25 aprile (a danno di San Marco…) dobbiamo ricordarci della «Liberazione» (via saturation bombing angloamericani) dell’Italia, cioè del sacrificio del cinghialone col mascellone con tanto di pubblico ludibrio del corpo ignudo suo e dell’amante. Tuttavia un giorno di festa per pensare a chi è stato vicino a noi (chi ci ha conosciuto, chi ci ha procreato, chi ci ha allevato, chi ci ha amato, e perché no, chi ci ha odiato) no, lo Stato non può permettercelo.
Così: lo Stato che porta Halloween nelle scuole non lascia che i suoi cittadini vadano alla Messa dei defunti: perché, se non sei pensionato (quelli che ben presto finiranno nell’oblio dell’eutanasia pubblica, come quella varata poc’anzi dal Veneto apostata) è difficile che tu possa trovare il momento di andare in campo santo e pure in chiesa.
(Tra cattolici rimasti tali, sappiate, ci siamo comunque organizzati con celebrazioni, catafalchi, Dies Irae e teschi inclusi alle 18:30, per permettere a tutti i lavoratori, quelli a cui lo Stato sarebbe devoto sin dal primo articolo della Costituzione di partecipare. Ne daremo, magari, anche qualche immagini nei prossimi giorni – tanto per far capire davvero, nel momento delle città lasciate incendiare dai maranza, cosa significa oggi essere antisistema)
Bisogna capire che il 2 novembre non è mai stato un giorno di festa civile (ossia una festività nazionale riconosciuta dallo Stato con la conseguente chiusura di uffici, scuole e attività lavorative) in tutta la storia della Repubblica Italiana o del precedente Regno d’Italia, cioè del famoso Stato «laico».
A questo punto il lettore può iniziare ad intuire il perché: lo Stato dell’Italia unita è stato creato dai massoni, in senso totalmente contrario a quello della fede del popolo. L’Unità dell’Italia è stata voluta e programmata dalla Loggia, con tutti gli aiutini inglesi del caso, per spazzare via la superstizione cattolica da questa regione d’Europa, e trasformarla nel paradiso della religione del progresso che si merita.
I massoni odiano qualsiasi culto non sia quello esoterico della loro «scienza»: lo si vede ancora oggi in certi gruppetti di tizi dall’aspetto impiegatizio che passano il tempo a denigrare le credenze popolari (e ogni forma di religione, o di possibilità del paranormale); magari questi nemmeno sono massoni, ma ricordano certe parole di monsignor Delassus ne Il problema dell’ora presente, quando indica come i piani profondi della setta verde hanno bisogno di personaggi non accortissimi che stiano in superficie a fare pure pubblicità alla causa.
Ecco che quindi anche il culto dei morti – il più arcaico, il più umano – deve essere spazzato via. E quando diciamo spazzato via, è proprio letterale: i morti sono ridotti in cenere.
Sì, perché la massoneria ha avuto un ruolo fondamentale e determinante nell’introdurre, promuovere e legalizzare la cremazione moderna in Italia e in Europa nell’Ottocento. La pratica di incenerire i morti è stata vietata per secoli dal Cristianesimo, che imponeva l’inumazione (la sepoltura sotto terra) nel rispetto del dogma cattolico della risurrezione dei corpi. La rinascita della cremazione in epoca contemporanea fu una battaglia esplicitamente guidata in prima fila dalle Logge massoniche nel nome dello Stato «laico», cioè della sottomissione dell’umanità al Nulla grembiulista.
Subito dopo l’Unità d’Italia, medici, scienziati e intellettuali (molti dei quali appartenenti alla Massoneria e alla Sinistra risorgimentale) iniziarono a promuovere la cremazione per ragioni igienico-sanitarie, di progresso scientifico e per sottrarre il monopolio dei funerali alla Chiesa Cattolica. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, sorsero in tutta Italia le prime Società per la Cremazione ( SOCREM). Queste associazioni, nate per finanziare i primi templi crematori, furono fondate, dirette e sostenute economicamente quasi interamente da massoni.
Il primo forno crematorio d’Italia (e del mondo moderno) fu inaugurato a Milano nel 1876 per cremare la salma di Alberto Keller, un importante industriale filantropo di origini svizzere e noto massone, che lasciò i fondi necessari proprio per questa causa. Il forno fu progettato sfruttando anche gli studi scientifici del medico massone Malachia De Cristoforis. La legalizzazione si ebbe con la Legge Crispi (1888): La pratica divenne ufficialmente legale e regolamentata a livello nazionale grazie all’art. 59 della legge sulla sanità pubblica del 1888 promossa dall’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi, anch’egli tra i più celebri esponenti della Massoneria italiana dell’epoca, ancora oggi mattatore della toponomastica delle nostre città.
Proprio a causa dell’autoevidente attivismo massonico dietro questo movimento, la Chiesa Cattolica visse la diffusione della cremazione come un attacco diretto alla fede cristiana e ai propri rituali. Nel 1886, il Sant’Uffizio emanò una severissima condanna decretando la scomunica per chiunque scegliesse di farsi cremare o facesse propaganda per le società cremazioniste, escludendo i fautori della cremazione dai funerali religiosi e dalla sepoltura in terra consacrata.
Poi arrivò il 1963, anno in cui il Concilio Vaticano II e Papa Paolo VI rimossero il divieto canonico cattolico sulla cremazione, a patto che la scelta non fosse dettata da sentimenti esplicitamente anticristiani o di negazione dei dogmi della fede, una condizione che ricorda un po’ le scomuniche ai fedeli della Messa della Fraternità San Pio X, che arrivano solo se uno aderisce ad alcune posizioni (cattoliche).
Fu una delle prime cose che Paolo VI, l’amico del padre costituente Aldo Moro, fece una volta divenuto papa. Montini, quello che il 4 ottobre 1965 si rivolse a quelli dell’ONU dicendo «Quando voi uscite da questa aula il mondo guarda a voi come agli architetti». Alcuni dicono che con lo sdoganamento religioso dei forni crematori stesse ricambiando un favore di conclave. Vai a capire.
Ad ogni modo, quello che è la cremazione – annichilimento della tradizione, del passato, del presente, del futuro – lo abbiamo sentito dire bene, inaspettatamente, da Tucker Carlson, che en passant, in un suo recente monologo, ha parlato di come oggi l’idea di vivere e morire nella stessa cittadina dove sono sepolti i propri genitori è condannata dal potere neoliberale come un «privilegio» di cui vergognarsi, perché per il mondo moderno il mercato (cioè lo sradicamento dell’essere umano) vale più del rispetto di chi siamo e di ciò che trasmettiamo.
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La cremazione, ha detto Carlson, serve a questo: a disintegrare i nostri cari e a far finta che non sono mai esistiti.
Proprio così: ci vogliono schiavi in un eterno presente fatto di obbedienza e di consumo. Esattamente come nei social (che sono, una volta di più, prodromi della società del futuro prossimo): provate a cercare quello che avete sentito, o detto, qualche settimana fa.
Ecco perché oggi non ci consentono di stare a casa, e pensare ai nostri padri, o a continuare il lutto per chi ci stava vicino, e non c’è più. Non ci è consentita una pausa per meditare il mistero della morte: perché lo Stato massonico odia il Mistero, e ancora più significativamente lo teme.
Perché il Mistero risolve, guarisce, libera. Il Mistero è la Verità, la Via, e la Vita. Sì, il Mistero della Morte è il Mistero della Vita, e potete immaginare come un popolo che lo realizzi non sia più comandabile a piacimento, sia un popolo fatto, letteralmente, di anime libere.
Ecco spiegato, cari lettori, perché oggi state lavorando. Vi stanno facendo pensare ad altro.
Potete fare, ad ogni modo, un bell’atto di disobbedienza anche ora: chiudete gli occhi, e con la mente (è ancora permesso, ma non per molto), recitate: Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace.
Amen.
Roberto Dal Bosco
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Immagine: Cimitero Monumentale di Milano: Tomba Sommaruga-Faini, opera di Giannino Castiglioni, 1935.
Immagine di Santilio via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 Internationa
Pensiero
L’antico incidente dietro la Tesla volante
Turns out the future does have flying cars pic.twitter.com/6fexPp6SXI
— Elon Musk (@elonmusk) October 16, 2026
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E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia) Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato. La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile. La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?Mission S.
Authentic. Consistent. Timeless. A glimpse into the future – shaped by our heritage. Mid-engine architecture. A focus on the driver and the driving experience. Call it a love letter. https://t.co/R2BKMUzcyA — Porsche (@Porsche) October 15, 2026
Highlights of all four stunts Tesla showed off with the new Roadster today. pic.twitter.com/chP6QEuVMk
— Oli (@CARN0N) October 16, 2026
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Pensiero
La lettera di Charles Dickens contro le esecuzioni pubbliche
Si riaccende il dibattito sulla pena di morte, e più specificamente sulle sue modalità, nel momento in cui in America si ricomincia a parlare di esecuzioni pubbliche, con il segretario della guerra Pete Hegseth che dichiara di voler trasmettere in streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano maggiore Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 in una base militare in Texas costata , sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo. Lo Hasan, islamista, sarà giustiziato con plotone di esecuzione nella stessa base alla stessa ora della strage da lui perpetrata.
Quasi due secoli fa lo scrittore britannico Charles Dickens inviò al giornale londinese The Times in cui riportava il suo resoconto di un’esecuzione pubblica e auspica che la pratica di giustiziare i prigionieri avvenga a porte chiuse. Dickens assistette all’impiccagione pubblica di Frederick e Marie Manning (i coniugi condannati per il «delitto di Bermondsey», dove era stato assassinato e derubato l’amante della donna) fuori dal carcere di Horsemonger Lane a Londra, un evento a cui assistettero oltre 30.000 persone.
Renovatio 21 pubblica di seguito la traduzione della lettera che l’autore di Oliviero Twist scrisse al Times il 14 novembre 1849. Il Dickens è sconvolto non tanto dalla morte in sé, ma dal comportamento volgare, festoso e brutale della folla: risate, schiamazzi e bisticci. Dickens non affronta in modo astratto il concetto filosofico della pena capitale, ma chiede con forza che le esecuzioni fossero rimosse dalla vista del pubblico e svolte in forma privata all’interno delle mura del carcere, per evitare il degrado morale della società. Le sue denunce hanno contribuito al dibattito che portò, nel 1868, all’abolizione definitiva delle esecuzioni pubbliche nel Regno Unito.
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Al direttore del Times
Egregio signore,
Sono stato testimone dell’esecuzione a Horsemonger lane questa mattina. Mi sono recato qui con l’intenzione di osservare la folla radunatasi per assistere all’esecuzione, e ho avuto ottime opportunità di farlo, a intervalli per tutta la notte e ininterrottamente dall’alba fino a dopo la fine dello spettacolo.
Non mi rivolgo a voi con l’intenzione di discutere la questione astratta della pena capitale, né le argomentazioni dei suoi oppositori o sostenitori.
Desidero semplicemente trarre un vantaggio per il bene comune da questa terribile esperienza, ricorrendo al mezzo più immediato e pubblico per richiamare un’indicazione data da Sir G. Grey nell’ultima sessione del Parlamento, affinché il Governo fosse indotto a sostenere una misura che rendesse l’esecuzione della pena capitale una cerimonia privata all’interno delle mura carcerarie (con garanzie che l’ultima sentenza della legge venga eseguita in modo inesorabile e certo, tali da essere soddisfacenti per l’opinione pubblica), e supplicando con la massima insistenza Sir G. Grey, come solenne dovere verso la società e responsabilità che non può mai sottrarsi, di promuovere personalmente tale modifica legislativa.
Credo che uno spettacolo così inconcepibilmente orribile come la malvagità e la leggerezza dell’immensa folla radunatasi per l’esecuzione di questa mattina non possa essere immaginato da nessun uomo, né potrebbe essere presentato in nessun Paese pagano sotto il sole. Gli orrori del patibolo e del crimine che aveva condotto quei miserabili assassini su di esso, svanirono nella mia mente di fronte all’atroce comportamento, agli sguardi e al linguaggio degli spettatori riuniti.
Quando giunsi sulla scena a mezzanotte, l’acuto grido e gli ululati che si levavano di tanto in tanto, segno che provenivano da un gruppo di ragazzi e ragazze già radunati nei posti migliori, mi fecero gelare il sangue. Con il passare della notte, strilli, risate e urla in coro di parodie di melodie nere, con la sostituzione di «Mrs. Manning» a «Susannah» e simili, si aggiunsero a questi.
All’alba, ladri, prostitute di basso livello, teppisti e vagabondi di ogni genere si riversarono sul posto, dando vita a ogni sorta di comportamento offensivo e volgare. Risse, svenimenti, fischi, imitazioni di Punch, battute brutali, tumultuose dimostrazioni di indecente piacere quando donne svenevoli venivano trascinate fuori dalla folla dalla polizia con gli abiti in disordine, diedero nuovo slancio allo spettacolo generale.
Quando il sole sorse splendente – come accadde – indorava migliaia e migliaia di volti rivolti verso l’alto, così inesprimibilmente odiosi nella loro brutale allegria o insensibilità, che un uomo aveva smesso di vergognarsi del proprio aspetto e di ritrarsi da se stesso, come se fosse stato plasmato a immagine del Diavolo.
Quando le due miserabili creature che attiravano tutta quella vista orribile intorno a loro furono scagliate tremanti in aria, non c’era più emozione, non c’era più pietà, non c’era più il pensiero che le due anime immortali fossero andate al giudizio, non c’era più moderazione in nessuna delle precedenti oscenità, come se il nome di Cristo non fosse mai stato udito in questo mondo e non ci fosse tra gli uomini altra convinzione che perissero come bestie.
Ho visto, abitualmente, alcune delle peggiori fonti di contaminazione e corruzione in questo Paese, e credo che non ci siano molti aspetti della vita londinese che possano sorprendermi. Sono solennemente convinto che nulla di ciò che l’ingegno potrebbe escogitare in questa città, nello stesso arco di tempo, potrebbe causare una rovina simile a un’esecuzione pubblica, e rimango sbalordito e inorridito dalla malvagità che essa manifesta.
Non credo che una comunità possa prosperare laddove una scena di orrore e demoralizzazione come quella che si è consumata stamattina fuori dal carcere di Horsemonger lane si presenta proprio alle porte dei buoni cittadini, e passa inosservata, sconosciuta o dimenticata. E mentre, nelle nostre preghiere e nei nostri ringraziamenti per questo periodo, esprimiamo umilmente davanti a Dio il nostro desiderio di eliminare i mali morali del Paese, vorrei chiedere ai vostri lettori di considerare se non sia giunto il momento di pensare a questo e di estirparlo.
Sono, signore, il vostro fedele servitore,
Charles Dickens
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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