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«Stessa agenda antiumana e anticristica»: mons. Viganò commenta la sponsorizzazione da parte di Gates dell’evento multireligioso di Assisi
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la notizia recente secondo cui l’evento interreligioso di Assisi, continuato da Leone nello spirito di Giovanni Paolo II, godeva della sponsorizzazione della Fondazione del magnate informatico-vaccinale Bill Gates.
«Il Pantheon di Assisi conta fra i suoi «main sponsors» la Fondazione di un criminale genocida – con i suoi virus ingegnerizzati e i suoi vaccini micidiali concepiti per decimare la popolazione mondiale» scrive Sua Eccellenza. «L’élite della chiesa sinodal-sincretista e la “Gates Foundation” perseguono gli stessi interessi, parlano la stessa lingua, attuano la stessa agenda antiumana e anticristica».
Il Pantheon di Assisi conta fra i suoi “main sponsors” la Fondazione di un criminale genocida – con i suoi virus ingegnerizzati e i suoi vaccini micidiali concepiti per decimare la popolazione mondiale. L’élite della chiesa sinodal-sincretista e la “Gates Foundation” perseguono gli stessi interessi, parlano la stessa lingua, attuano la stessa agenda antiumana e anticristica.
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 31, 2026
Come riportato da Renovatio 21, monsignore si era scagliato contro l’evento di Assisi già a settembre ricordando la fallacia di chi crede che possa esservi salvezza al di fuori della Chiesa. « San Cipriano è il Padre che ha consegnato alla Chiesa la formula salus extra Ecclesiam non est. Egli ha insegnato che non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Sotto la sua protezione si pubblica un documento che, per sessanta paragrafi, si guarda bene dal ripetere quella verità; anzi, in molti modi la contraddice e la nega. E si tratta del Dicastero che fu il Sant’Uffizio. L’organo istituito per custodire la Fede Cattolica ora ne firma la liquidazione».
Difendendo mesi fa l’avvocato tedesco contrario alle restrizione pandemiche Reiner Fuellmich, l’arcivescovo esclamò che forse era il magnate quello che, assieme ad altri, avrebbe dovuto essere mandato il galera: «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali».
Lo scorso anno era emersa la notizia di una collaborazione della Santa Sede con la multinazionale di Bill Gates Microsoft.
Nel maggio 2025 il prelato lombardo aveva attaccato la complicità del vaticano di papa Francesco con il progetto mondialista di Gates: «l’azione di Bergoglio nella Chiesa è stata l’indispensabile corollario del golpe sanitario dell’OMS, finanziato da Bill Gates e dalle case farmaceutiche. Lo scopo era l’inoculazione di un siero a tecnologia mRNA che inducesse modifiche a livello genetico, distruggesse il sistema immunitario, provocasse gravi patologie tra cui tumori e sterilità e in molti casi fosse mortale».
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Mons. Schneider: la FSSPX è «provvidenziale»
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Fernandez riconosce che il suo documento non interessa a nessuno
È appena uscito un nuovo documento romano sulla trasmissione della fede, ma si scontra con un’indifferenza glaciale.
Il cardinale Victor Manuel Fernandez non si faceva molte illusioni sull’accoglienza riservata al suo ultimo documento, Venite ad me, pubblicato il 22 ottobre 2026 e dedicato alla trasmissione della fede. In un’intervista concessa il 27 ottobre alla testata spagnola Religión Confidencial, il prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede riconosce che il suo testo non ha suscitato molto interesse, senza sembrare particolarmente sorpreso. Quando gli si chiede se sperasse in una risonanza maggiore, risponde semplicemente: «In realtà, no. Ero realista».
Precisa che numerose conferenze episcopali avevano risposto alla consultazione preliminare, ma partecipare all’elaborazione di un documento è una cosa, riceverlo e applicarlo è un’altra, e il cardinale sapeva manifestamente che questa seconda tappa sarebbe stata molto più difficile.
Fernandez distribuisce i voti negativi
Il cardinale Fernandez non risparmia nessuna tendenza dell’episcopato, ritenendo che «nei paesi in cui i vescovi sono più progressisti, non si vede preoccupazione per incoraggiare un incontro intenso con Cristo», ma che la situazione non sia molto migliore negli ambienti più classici o conservatori. Secondo lui, i progressisti si appassionano ai «cambiamenti strutturali e al dialogo con la società», mentre i conservatori si preoccupano soprattutto della «trasmissione della morale sessuale».
Li liquida così entrambi senza dar ragione a nessuno, mettendo sullo stesso piano i progetti di trasformazione della Chiesa e la preoccupazione di trasmettere i comandamenti di Dio. Una posizione ben in linea con quella di colui che ha firmato, nel dicembre 2023, la dichiarazione Fiducia supplicans, che autorizza la benedizione di coppie in situazione irregolare o dello stesso sesso. Dopo aver egli stesso provocato un vivo scandalo su una questione morale, il cardinale Fernández rimprovera ora ai conservatori di darvi troppa importanza.
Va persino oltre, ritenendo che progressisti e conservatori trovino quasi «romantica» l’idea di suscitare nei fedeli «un’esperienza avvincente del Cristo vivo, che offre la sua amicizia e la sua vita nuova». Rimprovera loro così di perdere di vista l’essenziale, ma sembra dimenticare egli stesso che la trasmissione della dottrina e della morale cattoliche fa parte della missione affidata da Nostro Signore alla sua Chiesa.
Un mattone di 144 paragrafi per annunciare il Vangelo
Bisogna anzitutto avere il coraggio di affrontare Venite ad me. Otto capitoli, 144 paragrafi numerati, circa 30 000 parole, note comprese: il Dicastero per la Dottrina della fede non ha lesinato sulla carta per spiegare come annunciare più efficacemente il Vangelo.
L’indice basta a dare le vertigini. Si passa dall’amore del Padre alla luce della fede, dalla famiglia alle comunità ecclesiali, dalla crisi della trasmissione alle tecnologie digitali, dal kerygma alle questioni di linguaggio, dalla liturgia all’arte e alla bellezza, prima di affrontare i rapporti tra fede e cultura, alcune preoccupazioni particolari e, per finire, una serie di testimonianze.
Gli sviluppi si accumulano, i riferimenti agli ultimi pontificati si moltiplicano e gli appelli al rinnovamento missionario ritornano in forme diverse, senza che il discorso guadagni in chiarezza né in forza. Difficile non vedere l’ironia della situazione: Roma pubblica un vero mattone per insegnare alla Chiesa ad annunciare il
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Vangelo con parole semplici e capaci di toccare le anime
E che cosa si trova al termine di questa lunga lettura? Le stesse ricette già ripetute da decenni: rinnovare il linguaggio, favorire l’incontro personale con Cristo, adattare l’annuncio alle culture contemporanee, privilegiare la testimonianza e ricercare nuove forme di presenza missionaria.
Ancora più rivelatore, il testo afferma al numero 29 che «la fede non si trasmette anzitutto come un insieme di contenuti dottrinali o di informazioni religiose, ma come una forma di vita ecclesiale nella quale il credente è progressivamente introdotto». Un orientamento annunciato fin dall’introduzione, dove si precisa che si tratta di «considerazioni» e non di una nota dottrinale, la riflessione sull’esperienza della fede prendendo così il sopravvento sulla trasmissione del deposito rivelato. È il metodo stesso del modernismo, denunciato da san Pio X nella Pascendi.
Il cardinale Fernandez si rammarica del poco interesse suscitato dal suo testo, ma che cosa sperare di più da un nuovo catalogo di ricette pastorali, redatto nell’abituale gergo astruso dei documenti postconciliari?
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Una conferenza stampa? Assolutamente no!
L’intervista rivela anche le difficoltà incontrate dal cardinale per far conoscere il suo testo. Perché non aver organizzato una conferenza stampa, come per altri documenti del dicastero? La sua risposta è rivelatrice: «Nel contesto attuale, mi avrebbero interrogato su altri argomenti e non su quello di questo documento. Penso che sarebbe stato controproducente». Difficile non pensare agli scandali dottrinali e morali che hanno costellato il suo mandato, o ancora alla scomunica ingiusta che colpisce la Fraternità San Pio X.
Il cardinale Fernandez non intende tuttavia rinunciare e conta ormai sull’amministrazione romana: «No, persisto. È per questa ragione che abbiamo chiesto l’aiuto della Segreteria di Stato per sollecitare dalle conferenze episcopali uno sforzo di recezione e di applicazione. Speriamo di ottenere qualcosa per questa via. Vedremo».
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Fernandez riconosce il fallimento degli appelli di Francesco
Il cardinale Fernandez riconosce anche il fallimento degli orientamenti missionari del precedente pontificato. «L’appello di papa Francesco a un annuncio missionario rinnovato del kerygma non ha modificato i progetti pastorali delle diocesi e dei movimenti»; così constata, prima di evocare l’enciclica Dilexit nos, dedicata al Sacro Cuore di Gesù e pubblicata nell’ottobre 2024: «Nessuno l’ha criticata, né a sinistra né a destra, ma quali effetti ha prodotto negli episcopati, nelle diocesi e nei movimenti?». Un’ammissione imbarazzante per colui che fu uno dei più stretti collaboratori dottrinali di Francesco.
Il cardinale Fernandez non sembra tuttavia prendere in considerazione che i princìpi stessi di questa pastorale possano essere in causa. «Siamo migrati dal cuore del Vangelo verso altre questioni che non si comprendono e non seducono senza questo cuore», spiega.
Ma di quali questioni parla esattamente? Dal Vaticano II, Roma non ha smesso di promuovere il dialogo con il mondo, l’ecumenismo, la libertà religiosa e gli adattamenti pastorali, mentre la riforma liturgica ha contribuito a oscurare nella mente di numerosi fedeli il carattere sacrificale della messa. Come sperare di ristabilire la trasmissione della fede senza rimettere in discussione questi orientamenti che hanno contribuito a sfigurare la Chiesa e a snaturarne la missione?
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Roma moltiplica i rimedi, ma rifiuta di guardare la malattia
Il cardinale Fernandez conclude la sua intervista con questa dichiarazione: «Mi preoccupa. Perché non credo che la Chiesa possa rinnovarsi senza tornare là dove trova la sua vera origine». Ma tornare alle origini della Chiesa, non è proprio tornare alla Tradizione cattolica, trasmessa fedelmente dagli Apostoli in poi?
Da sessant’anni, Roma moltiplica i documenti, le consultazioni e i nuovi metodi pastorali, mentre, nei paesi di antica cristianità, le chiese si svuotano, le vocazioni si mantengono a livelli storicamente bassi e l’ignoranza religiosa guadagna terreno.
Di fronte a questa constatazione schiacciante, le autorità romane persistono tuttavia negli stessi orientamenti, senza voler esaminare le conseguenze disastrose delle riforme che hanno sconvolto la vita della Chiesa. Cercano ancora come presentare diversamente il messaggio cristiano, come se il problema stesse nel modo di annunciarlo piuttosto che nelle verità che hanno smesso di insegnare chiaramente.
Quanti fallimenti ci vorranno ancora prima che Roma accetti di riconoscerne le vere cause?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Dal 1° all’8 novembre, indulgenze per le anime del Purgatorio
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Che cos’è un’indulgenza?
L’indulgenza è la remissione, davanti a Dio, della pena temporale dovuta ai peccati di cui la colpa è già stata perdonata. Non sostituisce dunque il sacramento della penitenza e non concede il perdono dei peccati, ma permette di ottenere la remissione delle pene che restano da espiare dopo la loro assoluzione. Per concedere questa remissione, la Chiesa attinge al suo tesoro spirituale, costituito dai meriti sovrabbondanti di Nostro Signore Gesù Cristo, della Santissima Vergine Maria e dei santi. Esistono due specie di indulgenze. L’indulgenza plenaria rimette la totalità della pena temporale dovuta ai peccati, di modo che un’anima che morisse dopo averla ottenuta, senza aver contratto un nuovo debito verso la giustizia divina, entrerebbe direttamente in Cielo. L’indulgenza parziale, da parte sua, ne rimette solo una parte. Concedendo queste indulgenze, la Chiesa viene in soccorso alla debolezza umana, che rende così difficile l’espiazione completa delle colpe durante la vita terrena. Incoraggia così le opere di pietà e di carità, ricordando al tempo stesso la necessità di soddisfare la giustizia divina. Questa misericordia può giovare anche ai defunti, ai quali i fedeli possono applicare le indulgenze a modo di suffragio. È per questo che la Chiesa prevede, all’inizio del mese di novembre, diverse occasioni di ottenere un’indulgenza plenaria a favore delle anime del purgatorio.Come ottenere un’indulgenza per i defunti?
Il 2 novembre, giorno della commemorazione dei fedeli defunti, si può ottenere un’indulgenza plenaria applicabile alle sole anime del purgatorio visitando piamente una chiesa o un oratorio e recitandovi un Padre nostro e un Credo, fatte salve le consuete condizioni. Dal 1° all’8 novembre inclusi, i fedeli possono inoltre ottenere ogni giorno un’indulgenza plenaria applicabile ai defunti visitando piamente un cimitero e pregando per loro, anche solo mentalmente. Questa preghiera è libera: non è imposta alcuna formula particolare. In entrambi i casi, il compimento dell’opera prescritta deve essere accompagnato dalle disposizioni generali richieste dalla Chiesa:- Essere in stato di grazia e compiere l’opera prescritta.
- Confessarsi nei giorni che precedono o seguono l’opera.
- Ricevere la santa comunione.
- Pregare secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per esempio recitando un Padre nostro e un’Ave Maria.
- Essere distaccati da ogni affetto al peccato, anche veniale.
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Un atto di carità alla portata di tutti
La visita a un cimitero, spesso compiuta per fedeltà familiare, assume così una dimensione soprannaturale quando è accompagnata dalla preghiera e dalle disposizioni richieste dalla Chiesa. Non si tratta più soltanto di mantenere vivo il ricordo di coloro che ci hanno lasciato, ma di portare loro un soccorso vero, contribuendo alla loro liberazione dalle pene del purgatorio. Questi primi giorni di novembre sono dunque un invito a non dimenticare i defunti, in particolare le anime più abbandonate, per le quali nessuno prega più. E se oggi abbiamo il potere di aiutarle, forse domani avremo bisogno, a nostra volta, delle preghiere di coloro che ci sopravvivranno.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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