Geopolitica
Al teatro di Mariupol non è morto nessuno: l’impero della menzogna dei media è senza limite alcuno
Sorpresa, al teatro di Mariupol, dove fino a ieri erano morti centinaia di civili lì riparati durante l’assedio della città, non è morto nessuno: c’è stato un ferito, e basta. A rivelarlo sono le stesse autorità ucraine.
Ci avevano raccontato che il teatro era stato bombardato nonostante avessero scritto sul tetto «deti», cioè bambini.
Qualcuno nelle scorse ore aveva sollevato qualche dubbio: mancavano le immagini dei morti cavati fuori dalle macerie, tuttavia qualche giornale ha provveduto montando altre foto di palazzi distrutti.
Ora le autorità ucraine hanno fatto sapere che sarebbero uscite vive dal teatro almeno 130 persone, tuttavia non vi sono immagini nemmeno di queste.
La propaganda dell’attacco al teatro nel frattempo ha funzionato, e hanno abboccato anche pesci di importanza internazionale, come il ministro della Cultura italiano Dario Franceschini, che ha fatto sapere di aver proposto e fatto approvare in Consiglio dei Ministri la ricostruzione del teatro ad opera dell’Italia. Qualcuno, su Twitter, gli ha fatto notare che in effetti il teatro di Mariupol (città roccaforte dei neonazisti del Battaglione Azov) è una priorità del Paese, mentre per Amatrice abbiamo ancora tempo.
L’Italia pronta a ricostruire il Teatro di #Mariupol. Approvata dal Consiglio dei Ministri la mia proposta di offrire all’#Ucraina mezzi e risorse per riedificarlo appena sarà possibile. I teatri di ogni paese appartengono a tutta l’umanità. #WorldHeritage pic.twitter.com/TS4MyMkHO7
— Dario Franceschini (@dariofrance) March 17, 2022
Tuttavia, al di là della patetica politica estera pubblicitaria nostrana e dei suoi moralismi mediatici, dovrebbe rimanere a tutti un senso di sconcerto profondo: possibile che ci mentano in questo modo? Possibile che ci facciano bere l’esistenza di una strage quando invece non è morto nessuno?
Ci stiamo bevendo qualsiasi cosa. Gli eroi martiri sfanculatori dell‘Isola dei serpenti (anche quelli, dovevano essere tutti morti, invece sono tutti vivi). Il fantasma di Kiev. Putin malato di Long COVID, anzi di Alzheimer, anzi di «rabbia di Roid» (anche questo, il nome di un dottore che non esiste…).
Ci stanno mentendo in modo sfrontato: non le spie, ma i giornali, i «professionisti dell’informazione». I media dell’establishment sono ridotti a poco più che ripetitori della propaganda NATO. È osceno, è mostruoso. Il livello di falsità raggiunto non ha più alcun limite.
Putin, nel discorso che fece da ouverture della guerra, parlò di «impero della menzogna». Quanta ragione aveva?
Geopolitica
Putin e Witkoff concludono i colloqui di pace «costruttivi e sostanziali»
I negoziati tra Russia e Stati Uniti sul conflitto in Ucraina si sono conclusi al Cremlino, dopo quasi cinque ore di colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff.
Le discussioni si sono concentrate sugli elementi chiave di un quadro di pace sostenuto dagli Stati Uniti, che inizialmente ruotava attorno a una bozza di 28 punti trapelata ai media il mese scorso, lasciando i sostenitori dell’Europa occidentale di Volodymyr Zelens’kyj colti di sorpresa e messi da parte.
Secondo l’assistente presidenziale russo Yuri Ushakov, durante i colloqui al Cremlino la delegazione statunitense ha presentato altri quattro documenti riguardanti l’accordo di pace.
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Sono state discusse le questioni chiave relative al territorio, su cui Zelens’kyj ha messo in guardia nei suoi commenti ai media, le garanzie di sicurezza, le aspirazioni della NATO e le restrizioni all’esercito ucraino, tutte ampiamente segnalate da Mosca come fattori di rottura degli accordi, con Ushakov che ha risposto a una domanda sull’argomento facendo riferimento al “vasto potenziale” di cooperazione tra Russia e Stati Uniti.
Dall’inizio dell’ultima iniziativa di pace statunitense, la corruzione della cerchia ristretta di Zelens’kyj è stata smascherata, mentre le sue forze armate hanno subito ingenti perdite territoriali in prima linea. Il presunto documento di pace iniziale è stato anche oggetto di diversi cicli di colloqui e di molta diplomazia tramite megafono.
Prima dei colloqui di martedì a Mosca, Witkoff ha incontrato una delegazione ucraina – escluso l’ex collaboratore di Zelens’kyj, Andrey Yermak, che è stato licenziato – in Florida per quattro ore, un’esperienza che i funzionari hanno descritto come produttiva, ma che fonti dei media hanno definito «non facile», riferendosi ampiamente alla questione territoriale.
Sebbene Zelens’kyj abbia ufficialmente escluso qualsiasi concessione a Mosca, si prevedeva che i colloqui nella capitale russa si sarebbero concentrati sulle questioni territoriali, esacerbate dai molteplici insuccessi di Kiev in prima linea, tra le richieste massimaliste dell’UE e la diplomazia in corso degli Stati Uniti.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Il premier belga: la convinzione della sconfitta russa è «una totale illusione»
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Kuleba: l’Ucraina deve accettare la «sconfitta tattica»
L’ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha dichiarato che Kiev è chiamata ad abbracciare un «patto indigesto a chiunque» per scongiurare ulteriori anni di ostilità con Mosca e un possibile tracollo complessivo.
Relatore lunedì a un forum tenutosi nella capitale ucraina, Kuleba – in carica dal 2020 al 2024 – ha osservato che tanto l’Ucraina quanto la Russia dispongono di risorse sufficienti per protrarre lo scontro a oltranza, anticipando però che il fronte «avanzerebbe di un tratto ogni dodici mesi» in assenza di una determinazione politica.
«Ci troviamo in un frangente in cui Mosca possiede la potenza per annientarci e noi non siamo sufficientemente robusti per tutelarci del tutto», ha esplicitato, precisando che soltanto un’intesa «sgradita a tutti», capace di assicurare una «sconfitta operativa e un trionfo strategico», potrebbe evitare «altri lustri di belligeranza… ancor più devastanti».
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Le sue parole si collocano in un clima di congetture sul progetto di pace statunitense per l’Ucraina. La sua bozza preliminare imporrebbe a Kiev di cedere le porzioni del Donbass tuttora sotto il suo dominio, di rinunciare alle aspirazioni atlantiste e di accettare vincoli sull’entità delle proprie truppe. In contropartita, l’Ucraina otterrebbe precise tutele di sicurezza dall’Occidente.
Nell’ambito delle iniziative diplomatiche in atto, una rappresentanza ucraina ha conferito domenica con esponenti americani a Miami; i resoconti giornalistici hanno descritto le consultazioni, durate quattro ore, come «non agevoli» e hanno indicato che «la caccia a redazioni e rimedi prosegue».
Pur qualificando gli incontri fruttuosi, il capo di Stato ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha rimarcato che le vertenze territoriali persistono tra gli scogli più ardui da superare. Ha più volte escluso qualsivoglia cessione di suolo patrio.
Nel frattempo, l’emissario presidenziale statunitense Steve Witkoff – intervenuto alle trattative di Miami e assurto a fulcro del dialogo americano con il Cremlino – dovrebbe incontrare martedì il presidente russo Vladimir Putin.
Putin ha ventilato che la bozza americana «potrebbe fungere da fondamento per un’intesa di pace risolutiva», riaffermando però che la cessazione delle ostilità presuppone il compimento delle finalità russe nell’operazione militare speciale. Mosca ha ribadito che una pace stabile è concepibile unicamente attraverso la neutralità ucraina, la smilitarizzazione, la denazificazione e l’avallo della configurazione territoriale vigente.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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