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Mons. Viganò: crisi dell’Uomo e declino dell’Occidente

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Renovatio 21 pubblica l’intervista di Monsignor Carlo Maria Viganò concessa ad Armando Manocchia per Byoblu. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Eccellenza: siamo in bancarotta economica e finanziaria dove figura un debito pubblico di oltre 2.700 miliardi. A mio avviso il problema è la bancarotta morale ed etica non soltanto della classe dirigente ma anche di parte della popolazione. Cosa possiamo fare per ricostruire un tessuto sociale con una etica e una moralità?

 

La bancarotta è il risultato inevitabile di più fattori. Il primo è la cessione della sovranità monetaria dello Stato a un ente sovranazionale quale l’Unione Europea. La BCE è una banca privata, che presta denaro a tassi di interesse agli Stati membri, costringendoli a un perpetuo indebitamento. Ricordo, en passant, che la Banca Centrale Europea è ufficialmente di proprietà delle Banche Centrali degli Stati che ne fanno parte; quindi, dato che le Banche Centrali sono controllate da società private, la stessa BCE è sostanzialmente una società privata, e come tale agisce.

 

Il secondo fattore è il signoraggio, ossia il reddito che la Banca Centrale trae dall’emissione della moneta per conto dello Stato, che si indebita con lei non per il costo materiale della stampa delle banconote, ma per il loro valore nominale: un furto ai danni della collettività, perché il denaro appartiene ai cittadini e non a un soggetto privato composto da banche private. 

 

Il terzo fattore risiede nella politica economica e finanziaria dell’Unione Europea, che impone prestiti a interesse concedendo i fondi che i singoli Stati hanno precedentemente versato. L’Italia, che è contributore netto, si trova così a dover anticipare miliardi su cui non solo non percepisce interessi, ma che le vengono restituiti a usura come se non fossero suoi. 

 

Il quarto fattore è dovuto alle sciagurate politiche fiscali degli ultimi governi, su ordine perentorio della Troika, ossia del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea, che sono creditori ufficiali dei Paesi membri.

 

La sostanziale esenzione fiscale di grandi gruppi finanziari e imprenditoriali e la vessazione delle piccole imprese sono alla base del progressivo impoverimento del Paese e del fallimento di moltissime attività, con il conseguente incremento della disoccupazione e la creazione di manodopera a basso costo.

 

E non dimentichiamo che è sempre l’Unione Europea a imporre le cosiddette riforme, basate su una falsa narrazione – pensiamo al global warming o alla sovrappopolazione – con il ricatto dei prestiti ai Paesi membri: la parità di genere e altri orrori sono stati introdotti nelle legislazioni nazionali senza alcuna consultazione dei cittadini, anzi ben sapendo che essi erano contrari. 

 

Infine, l’azione eversiva dell’Agenda 2030 dell’ONU – ossia del Great Reset del World Economic Forum – ha come scopo dichiarato il trasferimento delle ricchezze degli Stati e dei privati a grandi fondi di investimento gestiti dalla mafia globalista.

 

Questa operazione eversiva deve essere denunciata e perseguita dai magistrati, perché costituisce un vero e proprio golpe bianco ai danni della collettività. 

 

Vorrei nondimeno far notare che l’aspetto economico è solo uno strumento per il raggiungimento di scopi ben più inquietanti, quali il controllo totale della popolazione mondiale e la sua riduzione in schiavitù: se si privano i cittadini della proprietà della casa; se si impedisce loro la libertà di impresa; se si provoca una disoccupazione endemica e la si accresce con l’immigrazione incontrollata e con emergenze sanitarie, riducendo il costo della manodopera; se si vessano gli Italiani con imposte esorbitanti; se si penalizza la famiglia tradizionale rendendo di fatto impossibile a due giovani di sposarsi e avere figli; se si distrugge l’istruzione sin dalle elementari e si crea il vuoto culturale frustrando il talento dei singoli; se si cancella la Storia patria e si rinnega la gloriosa eredità che ha reso grande l’Italia in nome dell’inclusività e della rinuncia alla propria identità, cosa ci si può aspettare, se non una società senza domani, senza speranze, senza voglia di lottare e impegnarsi? 

 

Per ricostruire il tessuto sociale è indispensabile anzitutto avere la consapevolezza del colpo di Stato in atto, realizzato con la complicità dei governanti e dell’intera classe politica.

 

Capire di essere stati defraudati dei nostri diritti inalienabili da un’organizzazione criminale internazionale è il primo, indispensabile passo da compiere.

 

Una volta compreso questo, specialmente da quella parte sana delle Istituzioni e della Magistratura, si potranno processare i traditori che hanno reso possibile questo golpe bianco, bandendoli per sempre dalla scena politica. Ovviamente l’Italia dovrà riappropriarsi della propria sovranità, anzitutto uscendo dall’Unione Europea. 

 

 

In quest’opera di ricostruzione, in cui l’Alleanza Antiglobalista da Lei auspicata svolgerà un ruolo determinante, quali saranno le prime iniziative a cui dar vita?

 

Sarà necessario attuare un progetto lungimirante e di ampio respiro, che abbia come scopo la formazione intellettuale, scientifica, culturale, politica ed anche religiosa della futura classe dirigente, dotandola di capacità di giudizio critico e di saldi riferimenti morali.

 

Si dovranno istituire scuole e fondazioni da cui esca una classe dirigente di cittadini retti, governanti onesti, imprenditori che sappiano conciliare le legittime esigenze di profitto con i diritti dei lavoratori e con la tutela dei consumatori. 

 

Chi ricopre incarichi pubblici, come ogni cittadino onesto, deve essere consapevole di avere la responsabilità dinanzi a Dio di quanto compie, e di dover anteporre il bene comune all’interesse personale, se vuole santificarsi nel ruolo che il Signore gli ha assegnato e meritare il Paradiso.

 

Dobbiamo educare i bambini e i giovani all’onestà, al senso del dovere e della disciplina, alla pratica delle virtù cardinali come coerente conseguenza delle virtù teologali.

 

Alla responsabilità di sapere che esiste Bene e Male, e che la nostra libertà consiste nel muoverci nell’ambito del Bene, perché così Dio ha voluto per noi. Siete miei amici, se farete ciò che vi comando, ha detto Nostro Signore (Gv 15, 14).

 

E questo vale anche per la cosa pubblica, dove la Morale è stata sostituita con la corruzione, il tornaconto personale, l’abuso delle leggi, il tradimento dei cittadini e l’asservimento vile a poteri ostili.

 

Prendiamo esempio dall’Allegoria del Buon Governo, raffigurata da Ambrogio Lorenzetti nelle sale del Palazzo Comunale di Siena: vi troveremo quella semplicità di principi che ha ispirato e guidato le autorità pubbliche nei Comuni italiani del Quattrocento.

 

 

In Italia, la non cultura politica degli ultimi 50 anni, dopo aver prodotto una classe dirigente corrotta, oggi, forse proprio a causa di questo, vige un regime totalitario. Il nostro amato e meraviglioso Paese sta subendo gli effetti più negativi della sua storia. Non pare di essere più in Europa o in Occidente. I cittadini, gli individui, non contano più nulla. I politici in primis, poi i Governi e ora gli Stati, sono asserviti ai diktat dell’Agenda Globalista del NWO. Oltre alla corruzione citata prima, c’è qualche correlazione con il fatto che l’Italia è stata la culla del Cristianesimo e la sede della Chiesa cattolica?

 

Ma è ovvio! La furia globalista si abbatte spietata e crudele soprattutto sulle Nazioni cattoliche, contro le quali da secoli continua ad accanirsi per cancellarne la Fede, l’identità, la cultura e le tradizioni.

 

Sono proprio i Paesi cattolici – l’Italia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda – quelli che maggiormente hanno subìto l’attacco dell’élite massonica, che viceversa privilegia le Nazioni protestanti in cui da secoli governa incontrastata la Massoneria.

 

Con la Rivoluzione Francese è stata distrutta la Monarchia capetingia; con la Prima Guerra Mondiale è stata distrutto l’Impero Austro-Ungarico, anch’esso cattolico, e l’Impero Russo, ortodosso.

 

Con la Seconda Guerra Mondiale è stata distrutta la Monarchia sabauda, complice del cosiddetto Risorgimento e poi sua vittima. Il regime change non è una prassi recente, al contrario. 

 

Vi sono Paesi che non tollerano che delle Nazioni cattoliche siano prospere e competitive, indipendenti e in pace, perché questo rappresenterebbe una prova che è possibile essere buoni Cristiani, avere leggi buone e giuste, tasse eque, politiche di aiuto alla famiglia, prosperità e pace. Non deve esserci un termine di paragone.

 

Per questo vogliono non solo la miseria della popolazione, ma la sua corruzione, l’abbruttimento dei vizi, l’egoismo cinico del profitto, l’asservimento alle passioni più basse.

 

Un popolo sano nell’anima e nel corpo, libero, indipendente e fiero della propria identità è temibile, perché non rinuncia facilmente a ciò che è e non si lascia sottomettere senza reagire.

 

Un popolo che onora Cristo come proprio Re sa che i suoi governanti si riconoscono Suoi vicari, e non despoti obbedienti a chi li arricchisce o dà loro potere. 

 

Non dimentichiamo che la Rivoluzione francese ha strappato la Corona regale a Gesù Cristo, erigendo contro i diritti sovrani di Dio i presunti «diritti dell’uomo e del cittadino».

 

Diritti che, svincolati dal rispetto della Legge morale naturale, includono l’aborto, l’eutanasia (anche dei poveri, come avviene oggi in Canada), il matrimonio con persone dello stesso sesso, con animali e addirittura con cose (avete capito bene: ci sono proposte di legge dei 5 Stelle), la teoria gender, l’ideologia LGBTQ e tutto il peggio che una società senza principi e senza Fede può reclamare.

 

La laicità dello Stato non è una conquista di civiltà, ma una scelta deliberata di imbarbarimento del corpo sociale, al quale viene imposta la presunta neutralità della cosa pubblica dinanzi alla Religione, che di fatto è una scelta religiosa di ateismo militante e anticattolico. E dove la manipolazione delle masse non riesce a costringerle a certe «riforme», subentra il ricatto dei fondi comunitari, elargiti solo a chi obbedisce ai diktat europei.

 

In sostanza, prima distruggono l’economia e tolgono la sovranità monetaria e l’autonomia decisionale in materia fiscale ed economica agli Stati, e poi vincolano gli aiuti all’accettazione di un modello di società corrotta ed egoista in cui nessuna persona onesta vorrebbe vivere.

 

«Ce lo chiede l’Europa!»: ossia una conventicola di tecnocrati non eletti da nessuno e che si ispira a principi totalmente inconciliabili con la Legge naturale e con la Fede cattolica.

 

Ma se il deep state si è mosso per cancellare la Religione Cattolica dalla vita pubblica delle Nazioni e dalla vita privata dei cittadini, dobbiamo riconoscere che la deep church ha dato il proprio contributo, sin dal Concilio Vaticano II, a questa laicizzazione, finendo per avvallare il laicismo pur condannato da Pio IX e relegando la dottrina della Regalità sociale di Cristo in una dimensione simbolica ed escatologica.

 

Dopo sessant’anni di dialogo con la mentalità del mondo, Gesù Cristo non è più Re nemmeno della Chiesa Cattolica, mentre Bergoglio rinuncia anche al titolo di Suo Vicario e preferisce baloccarsi con la Pachamama in San Pietro.

 

 

La psicopandemia artatamente creata ha prodotto psicosi, panico, terrore e sofferenze fisiche e psichiche che hanno lasciato un segno indelebile, un grave disagio sociale, qualcosa che non si era mai verificato nella storia dell’umanità. Hanno ridotto l’uomo a uno zombie. Qual è il messaggio che si può trasmettere di fronte a questa conformazione e formattazione della popolazione?

 

Lei ha usato giustamente il termine «formattazione», che in un certo senso richiama appunto il Great Reset inaugurato dalla psicopandemia e che oggi prosegue con l’emergenza bellica e energetica.

 

Dobbiamo chiederci cosa può aver indotto intere Nazioni ad apostatare la propria Fede, a cancellare senza rimorso la propria identità, a dimenticare le proprie tradizioni, lasciandosi plasmare sul modello del melting pot di matrice anglosassone.

 

Questa domanda vale specialmente per la nostra Italia, sfigurata da decenni di subalternità ideologica da un lato alla Sinistra francese o al Comunismo sovietico, dall’altro al Liberalismo americano neocon.

 

Oggi vediamo che Comunismo cinese e Liberalismo globalista si sono fusi insieme nel World Economic Forum di Davos, minacciando il mondo intero e il nostro Paese in particolare. 

 

Certo, la Seconda Guerra Mondiale ha creato le premesse per la colonizzazione dell’Italia, secondo un modello consolidato che vediamo adottato ancor oggi dalla NATO: distruggere, bombardare, radere al suolo vere o presunte dittature per sostituirle con regimi fantoccio al servizio di interessi stranieri.

 

Ritrovare l’orgoglio di affermare la propria identità e la propria sovranità è un passo imprescindibile per il riscatto dell’Italia e la ricostruzione di tutto quello che è stato distrutto. Ecco perché considero che il modello del multipolarismo sia una prospettiva interessante per combattere il Leviatano globalista che oggi ci minaccia in tutti gli aspetti del vivere quotidiano. 

 

La sconfitta del deep state da parte delle forze sane degli Stati Uniti d’America costituirà la premessa per una pacifica convivenza delle Nazioni, senza che ve ne sia una che si considera superiore e legittimata a soggiogare le altre.

 

Per questo Donald Trump è stato estromesso con la frode elettorale dalla Presidenza degli Stati Uniti, sostituendolo – ancora un regime change – con un personaggio tanto corrotto quanto incapace di governare senza essere manovrato.

 

 

Si può affermare che l’Occidente è in crisi perché rifiuta Dio e la Legge naturale e soprattutto perché sottovaluta il valore della vita ed ha compiuto un madornale errore dal punto di vista morale, economico e sociale che ha portato all’attuale deriva etica e al declino morale? 

 

Non credo si possa parlare di un «errore»; si tratta piuttosto di una frode, di un tradimento compiuto da chi, in ruoli di potere, ha colpevolmente deciso di trasformare l’Italia in una colonia ora della Germania (per l’economia), ora della Francia (per la cultura), ora degli Stati Uniti (per la politica internazionale), ora dell’intera Unione Europea (per la politica fiscale e le cosiddette riforme).

 

Siamo sempre asserviti a qualcuno, nonostante il nostro Paese abbia dimostrato – in tempi ben più difficili e travagliati – di poter competere egregiamente con grandi potenze straniere. 

 

Il problema di fondo è che i governi che abbiamo avuto – sin dai Savoia – sono stati completamente manovrati dalla Massoneria, decidendo riforme, dichiarando guerre, tracciando confini e stipulando trattati sempre e solo su ordine delle Logge.

 

Parlamentari notoriamente massoni, ministri massoni, professori universitari massoni, primari massoni, alti ufficiali massoni, editori massoni e Prelati massoni hanno obbedito al giuramento di fedeltà al Grand’Oriente e tradito gli interessi della Nazione.

 

Oggi la Massoneria si avvale del proprio «braccio secolare», il Forum di Davos, che detta l’agenda alle Nazioni Unite, all’Organizzazione Mondiale della Sanità, all’Unione Europea, alle Fondazioni «filantropiche», ai partiti e alla chiesa bergogliana. 

 

Ma che questo colpo di stato sia così vasto e ramificato non implica che sia meno reale, anzi la situazione presente è gravissima proprio perché coinvolge centinaia di Nazioni che di fatto sono governate da un’unica élite di cospiratori criminali.

 

D’altra parte, non occorre citare i «complottisti»: basta sentire quel che ha detto lo scorso 23 Maggio, parlando al Forum di Davos, il principale artefice del Great Reset, Klaus Schwab: «Il futuro non si costruisce da solo: siamo noi [del World Economic Forum, ndr] a costruire il futuro. Noi abbiamo i mezzi per imporre il mondo che vogliamo. E possiamo farlo agendo come «stakeholder» delle comunità e collaborando tra di noi» (qui e qui).

 

Anche la crisi ucraina rientra in questo piano: «Con la giusta narrazione useremo la guerra per farvi diventare green».

 

Il consigliere di Schwab, Yuval Noah Harari – che somma in sé tutte le «doti» dell’intellettuale woke, essendo israeliano, omosessuale, animalista vegano, antiputiniano e antirusso, oltre che ferocemente contro Trump – arriva ad affermare senza pudore: «Tra dieci anni, tutti avranno un impianto cerebrale e la vita eterna nel regno digitale… Google e Microsoft decideranno quale libro dobbiamo leggere, chi sposare, dove lavorare e per chi votare…» (qui).

 

Harari è autore, tra gli altri saggi, di Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità (2011) e di Homo Deus. Breve storia del futuro (2015). Vi farnetica dell’uomo transumano che sconfigge la morte e si fa dio. 

 

La frode ai danni degli Italiani è stata di far credere loro, sin dall’Ottocento, che fosse loro volontà liberarsi dal giogo della tirannide degli Stati preunitari, sotto l’egida dei Piemontesi obbedienti alla Massoneria; che fosse loro volontà ribellarsi all’autorità dei Sovrani legittimi in nome della «libertà», senza capire che si sarebbero consegnati a ben peggiori corrotti; che fosse loro volontà disfarsi dei Savoia nell’immediato dopoguerra, per proclamare la Repubblica; che fosse loro volontà aderire all’Unione Europea col miraggio dell’Eldorado, per poi scoprire quale inganno tutto ciò rappresentasse.

 

E chi c’era dietro a queste istanze di libertà, di democrazia, di progresso? Sempre e solo la Massoneria, coi suoi servi infiltrati ovunque.

 

Forse è giunto il momento che gli Italiani comincino a decidere del proprio futuro senza farselo dettare da conclamati traditori.

 

E che i traditori siano giudicati per quel che sono, criminali cospiratori, estromettendoli per sempre dalla politica e da qualsiasi possibilità di interferire con la vita del Paese.

 

Ricordino i magistrati e le forze dell’ordine che molto presto chi ha assecondato questo regime dittatoriale sarà considerato un collaborazionista e come tale condannato. Un sussulto di dignità e onore da parte loro, adesso, sarebbe ancora credibile. 

 

 

Perché l’Occidente, così ricco di storia e di cultura, non considera gli effetti di tale atteggiamento e contraddice e nega la Legge naturale? Come può l’uomo razionale negarla?

 

L’uomo è razionale, sì. Ma è anche soggetto alle passioni, alla concupiscenza, alle seduzioni del mondo. Solo nella vita della Grazia soprannaturale l’uomo è aiutato da Dio a conservarsi nella Sua amicizia e può agire nel Bene.

 

Ma cosa ci ha insegnato il tanto celebrato Romanticismo, se non che la ragione deve cedere al sentimento, e che la volontà non può governare le passioni, che «al cuor non si comanda», mentre è vero il contrario?

 

Anche qui vediamo come, con operazioni di manipolazione delle masse relativamente banali – a iniziare da Giuseppe Verdi, tutta l’opera lirica e i romanzi – si sia cancellata nel popolo e nella borghesia la percezione del dovere morale, sostituendola con l’asservimento all’irrazionalità, alla passione momentanea, con tutti i danni che ne sono conseguiti. 

 

All’origine della negazione della Legge di Natura vi è il relativismo, il considerare tutte le idee accettabili e legittime, il negare un principio trascendente inscritto nell’uomo dal Creatore. Storia, cultura, arte diventano allora fenomeni da analizzare in chiave sociologica o psicologica, e non sono più ciò che costituisce una civiltà.

 

Ma attenzione: chi nega Dio come Creatore e Redentore non lo fa per consentire a chi non è Cristiano di praticare la sua religione, ma per impedire a chi lo è di plasmare la società secondo i principi della dottrina sociale e del bene comune. Dietro tutto questo vi sono persone che odiano Nostro Signore. 

 

La domanda che mi pone, dottor Manocchia, dovrebbe allora essere: «Perché i servi di Satana dovrebbero smettere di detestare tutto ciò che ricorda anche lontanamente Cristo, visto che lo hanno sempre fatto?»

 

Pensare di poter avere un dialogo con un nemico che ci vuole distruggere è da irresponsabili o da criminali: vi sono nemici che vanno sconfitti senza alcuno scrupolo, in quanto votati al male. 

 

La colpa dell’Occidente è di aver creduto alle menzogne della Rivoluzione, – fu anch’essa un Great Reset – di essersi lasciato trascinare in un gorgo di ribellione e di apostasia, di violenza e di morte.

 

Ma non è alla fine ciò che è accaduto anche a Adamo ed Eva, quando si lasciarono tentare dal Serpente? Anche allora la promessa di Satana era palesemente falsa e mendace, ma Adamo ed Eva cedettero alle parole del tentatore – Sarete come dei! – e scoprirono di essere stati ingannati. 

 

Cosa credevamo di ottenere, noi Occidentali, tagliando le teste ai re, ai nobili e ai prelati?

 

Cosa pensavamo potesse migliorare, con personaggi come Fouchet, Danton, Robespierre e tutta la congerie di corrotti assassini che avrebbe dovuto sostituire i ghigliottinati?

 

Davvero qualcuno di noi ha pensato che permettere il divorzio fosse un progresso?

 

O che dare alla madre il diritto di uccidere il figlio che porta nel ventre fosse una conquista di libertà? 

 

O che avvelenare nel sonno l’anziano o il malato o il povero sia segno di civiltà?

 

C’è chi è onestamente persuaso che l’ostentazione dei più abominevoli vizi sia un diritto fondamentale, o che una persona possa cambiare il proprio sesso, modificando grottescamente ciò che la Natura ha già deciso?

 

Chi accetta questi orrori lo fa solo perché sono portati a modello di civiltà e progresso, e vuole seguire il gregge senza distinguersi.

 

Il problema è che l’uomo contemporaneo è figlio della Rivoluzione, inconsapevolmente indottrinato al «politicamente corretto», al relativismo, all’idea che non esista una verità oggettiva e che tutte le idee siano indifferentemente accettabili.

 

Questa malattia del pensiero è la causa prima del successo degli avversari, perché molte persone si rendono loro alleati con l’accettarne i principi, senza capire che sono proprio quelle idee che hanno consentito di trasformare la nostra società. 

 

L’asservimento all’Unione Europea – e alla sua ideologia infernale – è stato solo uno degli ultimi passi con cui dare all’Italia il colpo di grazia.

 

Ecco perché, quando sento elogiare la Rivoluzione, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, l’Illuminismo, il Risorgimento e l’epopea dei Mille mi vengono i brividi: il globalismo è la metastasi di tutti gli errori moderni, che solo la Chiesa – sin dall’inizio – seppe condannare con lungimiranza.

 

E infatti, se il globalismo ha conosciuto un’accelerazione, lo dobbiamo proprio al fatto che dal Vaticano II la Gerarchia, da nemica giurata della cospirazione massonica, ne è diventata sua zelante alleata. 

 

 

L’Occidente sta subendo un costante e inarrestabile calo demografico, con tutte le conseguenze che esso comporta. La vulgata corrente sostiene che è un fenomeno preoccupante per l’umanità, perché causerebbe una maggiore povertà. Il declino demografico potrebbe essere la principale causa del declino economico? Questo fenomeno non sembra preoccupare i governi dei Paesi occidentali. Per quale motivo secondo lei?

 

Sappiamo, per esplicita ammissione dei globalisti, che il loro scopo principale è ridurre drasticamente la popolazione mondiale. Il ministro Cingolani (…) sostiene che il Pianeta è «progettato» per non più di tre miliardi di persone.

 

Dovrebbe graziosamente spiegarci come pensa di eliminare la differenza, e soprattutto chi mai abbia autorizzato lui, il suo Governo, l’Unione Europea, l’ONU, l’OMS e tutta la mafia mondialista a decidere motu proprio a procedere in tal senso con aborto, eutanasia, pandemie, sieri sperimentali, guerre, carestie, omosessualizzazione di massa.

 

Chi li ha nominati «cavalieri dell’Apocalisse»?

 

Chi ha approvato con il voto il loro progetto, ammesso che un progetto del genere possa esser proposto all’approvazione dei cittadini? 

 

Non mi stupisce quindi che i leader occidentali non si preoccupino della denatalità, i cui dati per il nostro Paese sono in gran parte sfalsati dalla presenza di molti extracomunitari ben più prolifici degli Italiani.

 

La diminuzione della popolazione è l’esito delle premesse che sono state poste proprio per questo scopo, così come i lockdown servivano per distruggere l’economia già prostrata dalla concorrenza delle multinazionali e dall’iniqua imposizione fiscale.

 

Insomma: siamo governati da esponenti di una lobby globale di criminali cospiratori che ci dicono di volerci eliminare, e noi stiamo a chiederci perché si debbano indossare le mascherine sugli autobus e non nei ristoranti. 

 

 

Chi non accetta le teorie nichiliste e neo-malthusiane, magari perché è fedele ai principi del Cristianesimo, rischia l’allontanamento dai posti di potere?

 

Ma è ovvio: chi non asseconda la narrazione psicopandemica, la teoria gender, l’ideologia LGBTQ, il liberismo collettivista del WEF, il Nuovo Ordine Mondiale e la grande religione universale è ostracizzato, delegittimato, fatto passare per pazzo o per criminale.

 

Una voce dissenziente è scomoda, quando il potere si regge sulla violenza psicologica e sulla manipolazione di massa.

 

Accade al medico che non accetta i protocolli di Speranza, al docente che non discrimina i non vaccinati, al giornalista che riporta la verità sui neonazisti ucraini, al parroco che non si vuole sottoporre all’inoculazione, al Cardinale che denuncia l’asservimento del Vaticano alla dittatura cinese. 

 

 

Parlare di vita e Legge naturale significa anche parlare della colonna portante della società, la famiglia. A parte la denatalità, quali sono le conseguenze della crisi economica sulla famiglia?

 

La famiglia è certamente al centro dell’attacco dei globalisti.

 

Famiglia significa tradizione, identità, fede, aiuto e sostegno reciproco, trasmissione di principi e di valori.

 

amiglia significa padre e madre, ciascuno con il proprio ruolo specifico, insostituibile e non intercambiabile tanto nel rapporto tra i coniugi quanto nell’educazione dei figli e nei confronti della comunità.

 

Famiglia significa religione vissuta, comunicata con i piccoli gesti, le buone abitudini, la formazione della coscienza e del senso morale. 

 

Potete ben comprendere che colpire la famiglia conduce indefettibilmente alla dissoluzione del corpo sociale, che per natura è incapace di sopperire al ruolo della famiglia. Quindi: divorzio, aborto, nozze omosessuali, adozione a single o a coppie irregolari, privazione della potestà genitoriale per motivi ideologici, eliminazione dei nonni e dei parenti dalla vita domestica, condizioni di lavoro per le madri che non consentono di assolvere ai compiti familiari, penalizzazione delle donne sposate o con figli nelle assunzioni, indottrinamento dei figli sin dalla scuola primaria. Anche in questo campo occorre un’azione coraggiosa e determinata, per la difesa della famiglia naturale e per la tutela dei diritti dei genitori nell’educazione dei figli, che non sono proprietà dello Stato. 

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Rhian-Skyblade via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

 

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Ecco l’Holodomor dell’Occidente

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Questo sito ha scritto tanto del prossimo ritorno della fame.

 

In realtà, noi ne abbiamo parlato perché negli ultimi mesi ce lo hanno ripetuto tutti: brasiliani, russi, cinesi, la Banca Mondiale, ogni possibile sigla ONU, Biden, Putin – chiunque.

 

Questo sito ha scritto tanto del collasso economico imminente.

 

Anche qui, lo abbiamo fatto perché di un crollo finanziario – il meltdown dell’economia mondiale – parlano banche di investimento ed economisti, politici e analisti. Abbiamo ministri e gestori di Hedge Fund miliardari che ci ripetono: ci saranno disordini, ci saranno guerre civili…

 

La catastrofe è alle porte. Possiamo far finta di nulla, ma non troveremo nessuno disposto a dibattere, magari dicendoci che va tutto benissimo, è solo colpa dei disfattisti, dei complottisti, degli ignoranti, etc. Il cataclisma è solo una percezione: davvero, conoscete qualcuno disposto a sostenerlo?

 

Cerchiamo di capire l’effetto di ciò sulle nostre vite. Piano piano – memento Overton –  ci hanno portato a rendere accettabili i razionamenti. Si raziona già l’acqua: se volete lavarvi l’auto a casa, non potete farlo.

 

In autunno si razionalizzerà il riscaldamento: rammenterete il profetico spot tedesco dell’anno scorso su condomini che stanno insieme per sopravvivere al termosifone reso inservibile.

 

Si razionalizzerà il gas per le industrie – cioè, per quelle che sono ancora aperte. Qui raccogliamo le confidenze, non verificabile, di qualche imprenditore, che se lo aspetta con certezza.

 

Si razionalizzerà la corrente elettrica, con blackout (un altro tema su cui Renovatio 21 vi ha disturbato in continuazione) organizzati, e magari qualche puntatina anche di blackout «selvaggi», tanto per spaventare ancora di più la popolazione e farla sentire in colpa.

 

«L’uomo che accetta il razionamento, così come quello che ha accettato il confinamento, è un uomo morto» mi dice lo scrittore Camillo Langone.  In effetti, il mistero più grande è come sia possibile che milioni di uomini accettino tutto questo.

 

Nulla è così diverso rispetto a prima: se ci penso, la Russia è ancora lì con il suo gas e le sue risorse, siamo noi che abbiamo deciso di non parlarle più. Per millenni generazioni di europei hanno vissuto siccità e inondazioni, e con tecnologia abissalmente inferiori. E i crolli finanziari: si sono susseguiti per un secolo, pare incredibile che non vi siano mezzi per prevenire e contrastare simili evenienze (nel 1929, l’Italia non fu così danneggiata…)

 

Il sospetto che sale a chiunque è che questa sia una fame artificiale, una carestia programmata, una demolizione controllata.

 

«Il potere si nutre di emergenze» mi dice Camillo. «Quindi ne crea in continuazione».

 

«Non so, ma quello che stiamo vivendo mi sembra ogni giorno di più l’Holodomor dell’Occidente».

 

Ho passato un giorno a meditare sulle parole di Langone. Holodomor. È un termine impegnativo.

 

La grande carestia ucraina 1933-1934, uccise milioni e milioni di persone: gli ucraini dicono 7, uno in più della cifra del massacro degli ebrei. La parola viene dalla crasi di holod (fame) e moryty, che significa affamare, uccidere. L’Ucraina, assieme a vari Paesi occidentali (tranne, buffamente, gli USA) lo considera un crimine contro l’umanità, con tanto di risoluzione al Parlamento Europeo (2008) e dichiarazione congiunta dell’ONU (2003).

 

Si è trattato di un genocidio per fame, il programma di Stalin per piegare le campagne esaurendo l’umanità contadina. Per anni e anni non se ne è parlato. Anche perché la spirale del silenzio era iniziata subito: prendete il caso di Walter Duranty, capo del bureau moscovita del New York Times dal 1922 al 1936, che dell’URSS e dell’Ucraina in particolare scrisse che «non c’è carestia o fame effettiva né è probabile che ci sia».

 

Sì, anche allora, i grandi media propalavano fake news assassine. Già, ricorda, in parallelo qualcosa…

 

Nonostante tutto, l’Holodomor è molto presente nella memoria degli ucraini.

 

A Kiev, davanti a un bicchiere di kvas, una anziana signora mi raccontò di cosa aveva subito la sua famiglia durante la carestia, con racconti agghiaccianti. Sentivo che la sua avversione per i russi veniva da lì. Non escludevo, mentre ascoltavo orrore dopo orrore, che qualcuno stesse soffiando su quell’odio. Tuttavia, il sentimento c’era tutto, ed era incontrovertibile.

 

Dell’Holodomor mi aveva parlato pochi giorni fa un’amica ucraina, ma filorussa, mentre suo figlio giocava con il mio sull’erba. Raccontava degli effetti psicologici della fame in Ucraina. Diceva che c’è come una scala graduale, e forse chi ti affama lo sa, perché la volontà forse è, oltre che ucciderti, farti impazzire. Spiegava che dopo tot tempo i bambini cominciano a rischiare. «Cannibalismo. Ci arrivi quando sei alla denutrizione a lungo termine. Nei villaggi ci sono stati casi di genitori che hanno ucciso i figli per cibarsene».

 

È raccapricciante. Tuttavia, se dobbiamo parlare della fame, dobbiamo trattare anche di questo.

 

Chi è al governo, dovrebbe saperlo – dovrebbe esistere per il solo compito di evitarlo. E invece qui siamo all’esatto opposto: l’Holodomor occidentale in arrivo è studiato, voluto, preparato e lanciato dalle nostre élite.

 

È la distruzione del popolo occidentale stesso per mezzo della sua classe dirigente tossica. L’Holodomor dell’Ovest è voluto dai suoi stessi rappresentati democratici, dai signori del danaro, dai leader istituzionali e dai saltimbanco usati per narcotizzarci.

 

È uno strumento politico efficace: si eliminano attività umane, ed esseri umani, considerati in eccesso. Tutti gli altri poi, traumatizzati, obbediscono. È andata così con Stalin. Ma non dimentichiamo che i maestri della carestia come arma sono stati i britannici: in Irlanda (1845-1849) è andata così, e pure in India nel corso di tre secoli. Pragmaticamente: un milione di morti in Irlanda e 29 milioni in India.

 

Sappiamo che gli inglesi non si fanno problemi: liberatisi del senso di comunione dell’Europa cattolica, hanno aperto le porte ad ogni possibile male elitista (del resto, se il capo della tua religione è il tuo re, cosa ti aspetti), cioè, di fatto, massonico. L’élite, più o meno segreta, comanda – e gode. Tutto il resto è sacrificabile. La dottrina filosofico-politica dell’utilitarismo, che segretamente è stata installata oramai in ogni società avanzata, deriva da qui.

 

Possiamo dire che mondo moderno stesso è fondato su questo principio: puoi uccidere feti, bambini, malati, vecchi, se è nell’interesse di chi ti comanda. Puoi sottoporre chiunque a cure sperimentali obbligatorie, che non sai se, nel giro di qualche tempo, possano uccidere. Il genocidio come politica naturale: è innegabile che la maggior parte degli Stati vive con questo sistema operativo. I padroni del mondo ordinano e uccidono, e chi sopravvive viene drogato e turlupinato con il concetto di libertà.

 

Ora, il signore del vapore chiede ancora uno sforzo. Una purga, una catarsi, una «pulizia» del sistema, perché le cose continuino secondo il suo disegno.

 

Quindi, solve et coagula. Per rifare il mondo come vorranno, ci faranno transitare per un’era buia. Deindustrializzazione. Povertà. Fame. Malattie. Caos. Stragi indiscriminate, sacrifici di vagonate di esseri umani nell’indifferenza assoluta.

 

Il Grande Reset della Civiltà, altro non può essere che un regno di barbarie. Sulla quale, al massimo, qualcuno praticherà la gestione della ferocia, come da titolo del livre de chevet dell’ISIS.

 

Non è un nemico esterno ad attaccarci: come per l’arma immigratoria, anche la fame sarà uno strumento di morte che l’Europa e l’America rivolgono contro se stesse, o meglio, contro la loro popolazione.

 

L’Holodomor occidentale è oramai qui. E, per cominciare, la cosa che dobbiamo fare è non accettarlo.

 

È curioso che a far da perno a questa cosa ci sia, cento anni dopo, sempre l’Ucraina.

 

Una spiegazione però ce la abbiamo: è qui che, per qualche motivo, demoni sanguinari sono stati liberati dal sottosuolo. Sappiamo cosa vogliono. Sappiamo come andrà a finire se non ci opporremo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Leonid Denysenko via Wikimedia pubblicata su licenza Copyleft Free Art License.

 

 

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Pensiero

Lasciateci vivere. Almeno a Messa

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La realtà di quanto è accaduto  in questi ultimi due anni è ben riflessa nella chiesa, che ha assorbito tutte le norme anti-COVID possibili.

 

Le gerarchie vaticane fin da subito si son piegate alla volontà e ai diktat dei padroni del mondo, chiudendo tempestivamente tutte le chiese e proibendo formalmente qualsiasi sacra celebrazione: chiese serrate a chiave, Messe sospese, nessun Rosario o qualsivoglia preghiera, nessuna benedizione per le case, nulla di nulla.

 

Vescovi rinchiusi nei sacri palazzi e preti segregati nelle canoniche. Fedeli invitati a seguire la Messa via streaming. Già da lì abbiamo potuto intuire che non avremmo trovato appoggio nella sacra istituzione nel contrastare i divieti covidioti

 

Il grande senso di vuoto ce lo ha ben mostrato Bergoglio quando, in pieno lockdown, si presentò sotto una balaustra posticcia di fronte a una piazza San Pietro desolatamente vuota. Il distacco, il senso di smarrimento, la solitudine dei poveri fedeli confinati forzatamente nelle loro abitazioni nei confronti di quella chiesa vissuta quotidianamente o festivamente, era tremendamente evidente e disarmante.

 

Alcuni preti, che io sappia, hanno celebrato comunque la Santa Messa trasgredendo ai famigerati DPCM emanati dal Churchill pandemico de’noantri , il Giuseppi Conte.

 

Ricordiamo Don Lino Viola che fu interrotto proprio al momento della consacrazione da  un giovane carabiniere che invitava il povero parroco a interrompere la funzione. Il prete resistette e terminò giustamente la funzione, come documentato da un poi video postato su YouTube.

 

La cosa sconcertante fu che nessuna alta carica dello stato e nessun porporato ne prese le difese né nelle sedi opportune, né in TV. Solo la pirotecnica ribelle di Vittorio Sgarbi si espresse con veemenza e sdegno nei confronti di uno Stato che, per mano dell’Arma dei Carabinieri, si era macchiato di un fatto di tale gravità.

 

 

Quando, sempre secondo i DPCM , ci fu gentilmente concesso di assistere nuovamente alle funzioni, siamo stati spettatori di un altro teatrino stucchevole e invadente.

 

Ve li ricordate i «civici»? Quei soggetti vestiti con tute fluorescenti che giravano per le strade invitando la gente a tenere su la mascherina?

 

Bene, le chiese non potevano essere da meno rispetto al resto del mondo, ci mancherebbe, e quindi ci siamo ritrovati questi personaggi variopinti a dirigere il traffico dei fedeli durante la comunione e, cosa ancor più sconcertante, andare dai fedeli nel momento di preghiera più intenso e profondo, mentre si è inginocchiati al cospetto di Nostro Signore, a dirgli: «Scusi, può tirarsi su la mascherina?».

 

Ad un certo punto, finalmente, i civici sono spariti, ma non di certo le pezze sul grugno. Quelle che ci dovrebbero preservare dall’infezione quando stiamo troppo vicini a un altra persona.

 

Ebbene, chi scrive frequenta quotidianamente la Santa Messa e spesso mi capita di non andare sempre nella stessa parrocchia. Ne vedo di ogni. Parroci che celebrano la messa feriale pomeridiana in una cattedrale semi deserta con la FFP2 sempre addosso. Cambio di microfoni tra una lettura e un’altra. Organisti che suonano in solitudine muniti rigorosamente di maschera. Fedeli che per prendere la comunione brandiscono le ostie intrecciandole con le loro mascherine. Acquasantiere ancora vuote. Distanziamenti siderali in chiese con cinque o sei fedeli presenti. Ci manca che per entrare nel luogo sacro ci chiedano il lasciapassare verde, ma non faccio fatica a credere che qualcuno con manie di protagonismo l’abbia quantomeno pensato.

 

Ecco, ciò detto, vediamo con disarmante sconforto che oramai la chiesa segue pedissequamente gli ordini deliranti di uno stato che appare completamente allo sbando sulla questione vairus.

 

Anche oggi che l’obbligo di indossare la mascherina in luoghi chiusi è quasi sparito (chissà per quanto), ci sono fedeli e parroci ancora ancorati a questa usanza che, dati alla mano, pare arginare ben poco le innumerevoli sottovarianti COVID, ma che oramai per molti di noi questo dispositivo di protezione individuale è alla stregua di un amuleto portafortuna: strofinandolo di tanto in tanto tengo lontana la sfiga così come tirandosi su la mascherina ogni qualvolta si incontra un’altra persona si tiene alla larga il virus.

 

Lasciateci vivere, lasciateci respirare, lasciateci il nostro volto esprimere i nostri sorrisi e le nostre preoccupazioni al cospetto del prossimo, ma soprattutto lasciateci pregare in pace con la consapevolezza che solo Nostro Signore ci salverà da questo sfacelo etico e morale.

 

 

Francesco Rondolini

 

 

 

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Pensiero

L’ideologia del battaglione Azov: uno Stato nello Stato che disprezza Russia e Occidente

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Nonostante la resa del Battaglione Azov presso l’acciaieria Azovstal durante i combattimenti a Mariupol’ il mese scorso, il comando ucraino ha già annunciato la creazione di nuove forze per le operazioni speciali Azov a Kharkov e Kiev.

 

Un articolo apparso sul sito governativo russo RT a firma del giornalista politico esperto di storia degli stati ex sovietici Dmitry Plotnikov cerca di comprendere la radici ideologiche dell’Azov.

 

Come noto, di recente è stato effettuato un parziale rebranding:  lo stemma ucraino – il simbolo araldico medievale del tridente composto da tre spade – ha sostituito nel logo e nelle mostrine la runa Wolfsangel («uncino del lupo») al centro di tante critiche che lo davano come evidente simbolo della matrice nazista del gruppo.

 

Come noto, il Wolfsangel è stato utilizzato sui risvolti delle divisioni Das Reich e Landstorm Nederland delle SS, nonché sul logo del Partito nazista olandese.

 

Gli azoviti hanno respinto tutte queste accuse, sostenendo che il loro simbolo del reggimento non era un Wolfsangel, ma piuttosto le prime lettere dell’espressione «Ideja Natsii», «Idea Nazionale», presumibilmente scritta in un antico alfabeto ucraino, mistura di lettere cirilliche e latine.

 

Non si tratta, spiega Pltonikov, del primo rebranding di Azov: a sua volta, il Wolfsangel sui loro galloni aveva sostituito il più occulto ancora simbolo del «sole nero», quel Sonnenrad che era usato nei rituali delle SS e decorava il pavimento del castello dell’ordine a Wewelsburg, tana prediletta dello spietato gerarca nazista capo delle SS Heinrich Himmler. Va notato come all’epoca, gli azoviti non si preoccupassero di spiegare come quel «sole nero» avesse una qualche radice fittizia.

 

Lo studioso russo spiega che anche questo ultimo rebranding (inteso principalmente per dare a giornalisti, politici e popolazioni occidentali un argomento del tipo: «prima eravamo di estrema destra, ma ora è tutto passato») non segna in alcun modo un cambiamento dell’ideologia di Azov, anzi, potrebbe significarne un rafforzamento.

 

«Per capirlo basta guardare ad Azov non solo come un movimento militare, ma anche come un progetto politico» scrive Plotnikov.

 

Azov è stata fondata da radicali provenienti dai Patrioti dell’Ucraina. Questa organizzazione aveva sede a Kharkov, una città nel nord-est del paese, che ha sempre avuto una popolazione prevalentemente di lingua russa. Pertanto, il tipo di nazionalismo di Azov era diverso.

 

A differenza dei nazionalisti ucraini, non si sono concentrati su questioni relative alla lingua, all’etnia o alla religione dell’Ucraina. Percepivano la nazione come un progetto statalista nello spirito del fascismo italiano.

 

In realtà, il principale ideologo dei Patrioti dell’Ucraina, il pubblicista ucraino del XX secolo Dmitry Dontsov (le cui idee hanno avuto anche una grande influenza sui collaboratori nazisti dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, l’OUN di Stepan Bandera), ha definito la sua ideologia del «nazionalismo integrale» la versione ucraina del nazionalismo sviluppata negli anni ’20,

 

Allo stesso tempo, Dontsov ha equiparato i concetti di nazione e razza. Quest’ultima si divide in razze padrone e di schiavi.

 

«Secondo Dontsov, gli ucraini sono una razza di padroni, mentre i russi sono una razza di schiavi che cercano di rendere schiavi gli ucraini» scrive Plotnikov. «Lo scontro tra ucraini e russi è di natura assoluta, esistenziale e può finire solo con la distruzione di una delle parti, credeva Dontsov».

 

«Il romanticismo gioca un ruolo chiave in questa lotta, che definisce come la volontà di sacrificio, la coerenza della volontà di più individui di raggiungere il potere e dirigere tutti gli sforzi verso un obiettivo: la costruzione di una nazione ucraina. È questo romanticismo che assicura che l’individuo appartenga all’insieme collettivo e dirige la nazione sulla via dell’espansione».

 

Il romanticismo di Dontsov si basa sul mito della «battaglia finale» del paganesimo tedesco-scandinavo, il cosiddetto Ragnarok, l’apocalisse odinista, quel Crepuscolo degli Dei cantato da Richard Wagner. La rinascita del mondo, quindi, è legata ad una sua previa distruzione.

 

«Il culto dell’idea sposata in questo mito deve assumere la forma del fanatismo religioso. Questo è l’unico modo in cui un’idea può penetrare nell’intimo santuario del carattere di una persona e realizzare quella che Dontsov chiama una rivoluzione radicale nella psiche umana».

 

«L’aggressività verso i portatori di altre opinioni dovrebbe essere generata negli aderenti a questa idea, consentendo loro di rifiutare la moralità universale e le idee sul bene e sul male» scrive lo studioso russo. «La nuova morale dovrebbe essere antiumanista, basata solo sulla volontà di prendere il potere. Gli interessi personali devono sottomettersi al bene comune, tutto ciò che rende più forte la nazione deve essere considerato etico e tutto ciò che lo impedisce deve essere dichiarato immorale».

 

Non sfugge all’occhio dell’osservatore il fatto che la filosofia del Dontsov sia intimamente elitista. Per egli il popolo è solo una massa inerte senza volontà indipendente. Le masse sono private della capacità di sviluppare le proprie idee; possono solo assorbirli passivamente. Il ruolo principale è riservato alla minoranza attiva, cioè un gruppo capace di formulare un’idea per le masse inconsce di facile comprensione e di motivarle a impegnarsi nella lotta. Secondo il pensatore ucrainista, la minoranza attiva dovrebbe sempre essere a capo della nazione.

 

Ciò che gli azoviti hanno preso dai nazisti tedeschi è stata la loro strategia per raggiungere il potere.

Essi «hanno cercato di creare uno “stato nello stato” ombra che avrebbe dovuto prendere il controllo di tutte le istituzioni governative in un momento di acuta crisi politica. Una vasta rete di organizzazioni civili è cresciuta attorno al reggimento Azov negli otto anni della sua esistenza. Questi includono editori di libri, progetti educativi, club di scouting, palestre e altre associazioni».

 

L’Azov «ha pure il suo partito politico, il Corpo Nazionale, con un’ala paramilitare soprannominata Milizia Nazionale. I veterani del reggimento qui giocano un ruolo chiave ».

 

«Con l’aiuto di queste organizzazioni, sono state arruolate reclute sia per il reggimento stesso che per il movimento civile di Azov. I veterani di Azov si sono anche uniti attivamente alle forze armate ucraine e alle forze dell’ordine, tra cui la polizia, l’esercito e i servizi di sicurezza, dove hanno continuato a diffondere l’ideologia del nazionalismo integrale di Azov» racconta Plotnikov.

 

Una seria componente rituale permea tutti gli aspetti della vita all’interno del reggimento Azov stesso e del suo movimento civile. La prova sono alcuni riti notturni, con fiamme e scudi, ancora visibili in rete.

 

Ecco che quindi torniamo a prestare attenzione al nuovo simbolo del reggimento: le tre spade ora raffigurate sui galloni dell’Azov rebrandizzato sarebbero in realtà il riflesso, scrive Plotnikov, di complesso cerimoniale con tre spade di legno fu costruito presso la base principale di Azov nella città di Urzuf vicino a Mariupol’, dove si svolgevano quasi tutti i rituali del reggimento.

 

La più significativa di queste è la commemorazione dei compagni caduti. Durante il rituale, gli Azoviti reggono scudi di legno e torce. Gli scudi portano i simboli principali del reggimento: il «sole nero”»e il Wolfsangel, nonché i nomi dei membri caduti. Il maestro della cerimonia chiama ciascuno dei loro nomi, dopodiché un soldato con lo scudo corrispondente accende una luce commemorativa e dice « Ricordiamo!» al che gli altri rispondono: «Ci vendicheremo!» Questo e altri rituali sarebbero stati sviluppati da un’unità ideologica speciale all’interno di Azov.

 

L’autore passa ad esaminare la scelta del tridente, che potrebbe essere stata dettata da una sorta di marketing generazionale.

 

«Una nuova generazione sta entrando nelle prime posizioni di Azov. Questi non sono più i turbolenti tifosi di calcio che un tempo crearono il battaglione e per i quali sfoggiare i simboli delle SS e sputare ideologia nazista era una forma di protesta. Ora, lo spettacolo è condotto da persone che sono state educate all’interno del sistema Azov con l’ideologia di Azov del nazionalismo integrale».

 

«I legami con l’estrema destra europea, il cosiddetto movimento “nazionalista bianco”, non sono più così importanti per loro. Il centro della loro visione del mondo è lo stato ucraino e la nazione ucraina, condannata a combattere sia contro la Russia che contro i valori liberali dell’Occidente. Naturalmente, per gli azoviti, la parte migliore della nazione ucraina sono loro stessi».

 

La resa della parte principale del reggimento ad Azovstal ha solo cristallizzato l’ideologia Azov, spiega l’articolo di RT. Per gli azoviti, l’attuale conflitto russo-ucraino è diventato la vera «battaglia finale» escatologica rappresentata nell’opera di Wagner. Va combattuta contro i russi e l’Occidente liberale, che non vuole fornire sufficiente assistenza militare o entrare in uno scontro aperto con Mosca.

 

E «se necessario, sarà anche combattuta contro il proprio governo, che ha promesso di evacuare i difensori dell’Azovstal ma non ha mantenuto la parola data».

 

«L’ultima battaglia deve essere combattuta fino alla fine, e agli azoviti non potrebbe importare di meno quanti cittadini ucraini bruceranno nel suo fuoco in nome dell’imposizione della loro “Idea Nazionale”».

 

È la conclusione amara dell’articolo di Plotnikov su un gruppo sostenuto fortemente dai Paesi occidentali (compresa l’Italia, ma senza dimenticare gli sforzi di addestramento di USA e Canada e Regno Unito), ma che i nostri giornalisti ci hanno assicurato non essere in alcun modo nazista, anzi, sono raffinati, romantici lettori di Kant, amorevoli con tutti, e bisogna creder loro perché quando mai i media ci hanno propinato frottole.

 

Della componente neopagana di Azov Renovatio 21 ha parlato subito allo scoppio della guerra, quando, con l’attenzione su Mariupol’, ci si ricordò del tempio al dio paleoslavo del tuono Perun eretto dai militanti di Azov.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

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