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Mons. Viganò: crisi dell’Uomo e declino dell’Occidente

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Renovatio 21 pubblica l’intervista di Monsignor Carlo Maria Viganò concessa ad Armando Manocchia per Byoblu. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Eccellenza: siamo in bancarotta economica e finanziaria dove figura un debito pubblico di oltre 2.700 miliardi. A mio avviso il problema è la bancarotta morale ed etica non soltanto della classe dirigente ma anche di parte della popolazione. Cosa possiamo fare per ricostruire un tessuto sociale con una etica e una moralità?

 

La bancarotta è il risultato inevitabile di più fattori. Il primo è la cessione della sovranità monetaria dello Stato a un ente sovranazionale quale l’Unione Europea. La BCE è una banca privata, che presta denaro a tassi di interesse agli Stati membri, costringendoli a un perpetuo indebitamento. Ricordo, en passant, che la Banca Centrale Europea è ufficialmente di proprietà delle Banche Centrali degli Stati che ne fanno parte; quindi, dato che le Banche Centrali sono controllate da società private, la stessa BCE è sostanzialmente una società privata, e come tale agisce.

 

Il secondo fattore è il signoraggio, ossia il reddito che la Banca Centrale trae dall’emissione della moneta per conto dello Stato, che si indebita con lei non per il costo materiale della stampa delle banconote, ma per il loro valore nominale: un furto ai danni della collettività, perché il denaro appartiene ai cittadini e non a un soggetto privato composto da banche private. 

 

Il terzo fattore risiede nella politica economica e finanziaria dell’Unione Europea, che impone prestiti a interesse concedendo i fondi che i singoli Stati hanno precedentemente versato. L’Italia, che è contributore netto, si trova così a dover anticipare miliardi su cui non solo non percepisce interessi, ma che le vengono restituiti a usura come se non fossero suoi. 

 

Il quarto fattore è dovuto alle sciagurate politiche fiscali degli ultimi governi, su ordine perentorio della Troika, ossia del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea, che sono creditori ufficiali dei Paesi membri.

 

La sostanziale esenzione fiscale di grandi gruppi finanziari e imprenditoriali e la vessazione delle piccole imprese sono alla base del progressivo impoverimento del Paese e del fallimento di moltissime attività, con il conseguente incremento della disoccupazione e la creazione di manodopera a basso costo.

 

E non dimentichiamo che è sempre l’Unione Europea a imporre le cosiddette riforme, basate su una falsa narrazione – pensiamo al global warming o alla sovrappopolazione – con il ricatto dei prestiti ai Paesi membri: la parità di genere e altri orrori sono stati introdotti nelle legislazioni nazionali senza alcuna consultazione dei cittadini, anzi ben sapendo che essi erano contrari. 

 

Infine, l’azione eversiva dell’Agenda 2030 dell’ONU – ossia del Great Reset del World Economic Forum – ha come scopo dichiarato il trasferimento delle ricchezze degli Stati e dei privati a grandi fondi di investimento gestiti dalla mafia globalista.

 

Questa operazione eversiva deve essere denunciata e perseguita dai magistrati, perché costituisce un vero e proprio golpe bianco ai danni della collettività. 

 

Vorrei nondimeno far notare che l’aspetto economico è solo uno strumento per il raggiungimento di scopi ben più inquietanti, quali il controllo totale della popolazione mondiale e la sua riduzione in schiavitù: se si privano i cittadini della proprietà della casa; se si impedisce loro la libertà di impresa; se si provoca una disoccupazione endemica e la si accresce con l’immigrazione incontrollata e con emergenze sanitarie, riducendo il costo della manodopera; se si vessano gli Italiani con imposte esorbitanti; se si penalizza la famiglia tradizionale rendendo di fatto impossibile a due giovani di sposarsi e avere figli; se si distrugge l’istruzione sin dalle elementari e si crea il vuoto culturale frustrando il talento dei singoli; se si cancella la Storia patria e si rinnega la gloriosa eredità che ha reso grande l’Italia in nome dell’inclusività e della rinuncia alla propria identità, cosa ci si può aspettare, se non una società senza domani, senza speranze, senza voglia di lottare e impegnarsi? 

 

Per ricostruire il tessuto sociale è indispensabile anzitutto avere la consapevolezza del colpo di Stato in atto, realizzato con la complicità dei governanti e dell’intera classe politica.

 

Capire di essere stati defraudati dei nostri diritti inalienabili da un’organizzazione criminale internazionale è il primo, indispensabile passo da compiere.

 

Una volta compreso questo, specialmente da quella parte sana delle Istituzioni e della Magistratura, si potranno processare i traditori che hanno reso possibile questo golpe bianco, bandendoli per sempre dalla scena politica. Ovviamente l’Italia dovrà riappropriarsi della propria sovranità, anzitutto uscendo dall’Unione Europea. 

 

 

In quest’opera di ricostruzione, in cui l’Alleanza Antiglobalista da Lei auspicata svolgerà un ruolo determinante, quali saranno le prime iniziative a cui dar vita?

 

Sarà necessario attuare un progetto lungimirante e di ampio respiro, che abbia come scopo la formazione intellettuale, scientifica, culturale, politica ed anche religiosa della futura classe dirigente, dotandola di capacità di giudizio critico e di saldi riferimenti morali.

 

Si dovranno istituire scuole e fondazioni da cui esca una classe dirigente di cittadini retti, governanti onesti, imprenditori che sappiano conciliare le legittime esigenze di profitto con i diritti dei lavoratori e con la tutela dei consumatori. 

 

Chi ricopre incarichi pubblici, come ogni cittadino onesto, deve essere consapevole di avere la responsabilità dinanzi a Dio di quanto compie, e di dover anteporre il bene comune all’interesse personale, se vuole santificarsi nel ruolo che il Signore gli ha assegnato e meritare il Paradiso.

 

Dobbiamo educare i bambini e i giovani all’onestà, al senso del dovere e della disciplina, alla pratica delle virtù cardinali come coerente conseguenza delle virtù teologali.

 

Alla responsabilità di sapere che esiste Bene e Male, e che la nostra libertà consiste nel muoverci nell’ambito del Bene, perché così Dio ha voluto per noi. Siete miei amici, se farete ciò che vi comando, ha detto Nostro Signore (Gv 15, 14).

 

E questo vale anche per la cosa pubblica, dove la Morale è stata sostituita con la corruzione, il tornaconto personale, l’abuso delle leggi, il tradimento dei cittadini e l’asservimento vile a poteri ostili.

 

Prendiamo esempio dall’Allegoria del Buon Governo, raffigurata da Ambrogio Lorenzetti nelle sale del Palazzo Comunale di Siena: vi troveremo quella semplicità di principi che ha ispirato e guidato le autorità pubbliche nei Comuni italiani del Quattrocento.

 

 

In Italia, la non cultura politica degli ultimi 50 anni, dopo aver prodotto una classe dirigente corrotta, oggi, forse proprio a causa di questo, vige un regime totalitario. Il nostro amato e meraviglioso Paese sta subendo gli effetti più negativi della sua storia. Non pare di essere più in Europa o in Occidente. I cittadini, gli individui, non contano più nulla. I politici in primis, poi i Governi e ora gli Stati, sono asserviti ai diktat dell’Agenda Globalista del NWO. Oltre alla corruzione citata prima, c’è qualche correlazione con il fatto che l’Italia è stata la culla del Cristianesimo e la sede della Chiesa cattolica?

 

Ma è ovvio! La furia globalista si abbatte spietata e crudele soprattutto sulle Nazioni cattoliche, contro le quali da secoli continua ad accanirsi per cancellarne la Fede, l’identità, la cultura e le tradizioni.

 

Sono proprio i Paesi cattolici – l’Italia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda – quelli che maggiormente hanno subìto l’attacco dell’élite massonica, che viceversa privilegia le Nazioni protestanti in cui da secoli governa incontrastata la Massoneria.

 

Con la Rivoluzione Francese è stata distrutta la Monarchia capetingia; con la Prima Guerra Mondiale è stata distrutto l’Impero Austro-Ungarico, anch’esso cattolico, e l’Impero Russo, ortodosso.

 

Con la Seconda Guerra Mondiale è stata distrutta la Monarchia sabauda, complice del cosiddetto Risorgimento e poi sua vittima. Il regime change non è una prassi recente, al contrario. 

 

Vi sono Paesi che non tollerano che delle Nazioni cattoliche siano prospere e competitive, indipendenti e in pace, perché questo rappresenterebbe una prova che è possibile essere buoni Cristiani, avere leggi buone e giuste, tasse eque, politiche di aiuto alla famiglia, prosperità e pace. Non deve esserci un termine di paragone.

 

Per questo vogliono non solo la miseria della popolazione, ma la sua corruzione, l’abbruttimento dei vizi, l’egoismo cinico del profitto, l’asservimento alle passioni più basse.

 

Un popolo sano nell’anima e nel corpo, libero, indipendente e fiero della propria identità è temibile, perché non rinuncia facilmente a ciò che è e non si lascia sottomettere senza reagire.

 

Un popolo che onora Cristo come proprio Re sa che i suoi governanti si riconoscono Suoi vicari, e non despoti obbedienti a chi li arricchisce o dà loro potere. 

 

Non dimentichiamo che la Rivoluzione francese ha strappato la Corona regale a Gesù Cristo, erigendo contro i diritti sovrani di Dio i presunti «diritti dell’uomo e del cittadino».

 

Diritti che, svincolati dal rispetto della Legge morale naturale, includono l’aborto, l’eutanasia (anche dei poveri, come avviene oggi in Canada), il matrimonio con persone dello stesso sesso, con animali e addirittura con cose (avete capito bene: ci sono proposte di legge dei 5 Stelle), la teoria gender, l’ideologia LGBTQ e tutto il peggio che una società senza principi e senza Fede può reclamare.

 

La laicità dello Stato non è una conquista di civiltà, ma una scelta deliberata di imbarbarimento del corpo sociale, al quale viene imposta la presunta neutralità della cosa pubblica dinanzi alla Religione, che di fatto è una scelta religiosa di ateismo militante e anticattolico. E dove la manipolazione delle masse non riesce a costringerle a certe «riforme», subentra il ricatto dei fondi comunitari, elargiti solo a chi obbedisce ai diktat europei.

 

In sostanza, prima distruggono l’economia e tolgono la sovranità monetaria e l’autonomia decisionale in materia fiscale ed economica agli Stati, e poi vincolano gli aiuti all’accettazione di un modello di società corrotta ed egoista in cui nessuna persona onesta vorrebbe vivere.

 

«Ce lo chiede l’Europa!»: ossia una conventicola di tecnocrati non eletti da nessuno e che si ispira a principi totalmente inconciliabili con la Legge naturale e con la Fede cattolica.

 

Ma se il deep state si è mosso per cancellare la Religione Cattolica dalla vita pubblica delle Nazioni e dalla vita privata dei cittadini, dobbiamo riconoscere che la deep church ha dato il proprio contributo, sin dal Concilio Vaticano II, a questa laicizzazione, finendo per avvallare il laicismo pur condannato da Pio IX e relegando la dottrina della Regalità sociale di Cristo in una dimensione simbolica ed escatologica.

 

Dopo sessant’anni di dialogo con la mentalità del mondo, Gesù Cristo non è più Re nemmeno della Chiesa Cattolica, mentre Bergoglio rinuncia anche al titolo di Suo Vicario e preferisce baloccarsi con la Pachamama in San Pietro.

 

 

La psicopandemia artatamente creata ha prodotto psicosi, panico, terrore e sofferenze fisiche e psichiche che hanno lasciato un segno indelebile, un grave disagio sociale, qualcosa che non si era mai verificato nella storia dell’umanità. Hanno ridotto l’uomo a uno zombie. Qual è il messaggio che si può trasmettere di fronte a questa conformazione e formattazione della popolazione?

 

Lei ha usato giustamente il termine «formattazione», che in un certo senso richiama appunto il Great Reset inaugurato dalla psicopandemia e che oggi prosegue con l’emergenza bellica e energetica.

 

Dobbiamo chiederci cosa può aver indotto intere Nazioni ad apostatare la propria Fede, a cancellare senza rimorso la propria identità, a dimenticare le proprie tradizioni, lasciandosi plasmare sul modello del melting pot di matrice anglosassone.

 

Questa domanda vale specialmente per la nostra Italia, sfigurata da decenni di subalternità ideologica da un lato alla Sinistra francese o al Comunismo sovietico, dall’altro al Liberalismo americano neocon.

 

Oggi vediamo che Comunismo cinese e Liberalismo globalista si sono fusi insieme nel World Economic Forum di Davos, minacciando il mondo intero e il nostro Paese in particolare. 

 

Certo, la Seconda Guerra Mondiale ha creato le premesse per la colonizzazione dell’Italia, secondo un modello consolidato che vediamo adottato ancor oggi dalla NATO: distruggere, bombardare, radere al suolo vere o presunte dittature per sostituirle con regimi fantoccio al servizio di interessi stranieri.

 

Ritrovare l’orgoglio di affermare la propria identità e la propria sovranità è un passo imprescindibile per il riscatto dell’Italia e la ricostruzione di tutto quello che è stato distrutto. Ecco perché considero che il modello del multipolarismo sia una prospettiva interessante per combattere il Leviatano globalista che oggi ci minaccia in tutti gli aspetti del vivere quotidiano. 

 

La sconfitta del deep state da parte delle forze sane degli Stati Uniti d’America costituirà la premessa per una pacifica convivenza delle Nazioni, senza che ve ne sia una che si considera superiore e legittimata a soggiogare le altre.

 

Per questo Donald Trump è stato estromesso con la frode elettorale dalla Presidenza degli Stati Uniti, sostituendolo – ancora un regime change – con un personaggio tanto corrotto quanto incapace di governare senza essere manovrato.

 

 

Si può affermare che l’Occidente è in crisi perché rifiuta Dio e la Legge naturale e soprattutto perché sottovaluta il valore della vita ed ha compiuto un madornale errore dal punto di vista morale, economico e sociale che ha portato all’attuale deriva etica e al declino morale? 

 

Non credo si possa parlare di un «errore»; si tratta piuttosto di una frode, di un tradimento compiuto da chi, in ruoli di potere, ha colpevolmente deciso di trasformare l’Italia in una colonia ora della Germania (per l’economia), ora della Francia (per la cultura), ora degli Stati Uniti (per la politica internazionale), ora dell’intera Unione Europea (per la politica fiscale e le cosiddette riforme).

 

Siamo sempre asserviti a qualcuno, nonostante il nostro Paese abbia dimostrato – in tempi ben più difficili e travagliati – di poter competere egregiamente con grandi potenze straniere. 

 

Il problema di fondo è che i governi che abbiamo avuto – sin dai Savoia – sono stati completamente manovrati dalla Massoneria, decidendo riforme, dichiarando guerre, tracciando confini e stipulando trattati sempre e solo su ordine delle Logge.

 

Parlamentari notoriamente massoni, ministri massoni, professori universitari massoni, primari massoni, alti ufficiali massoni, editori massoni e Prelati massoni hanno obbedito al giuramento di fedeltà al Grand’Oriente e tradito gli interessi della Nazione.

 

Oggi la Massoneria si avvale del proprio «braccio secolare», il Forum di Davos, che detta l’agenda alle Nazioni Unite, all’Organizzazione Mondiale della Sanità, all’Unione Europea, alle Fondazioni «filantropiche», ai partiti e alla chiesa bergogliana. 

 

Ma che questo colpo di stato sia così vasto e ramificato non implica che sia meno reale, anzi la situazione presente è gravissima proprio perché coinvolge centinaia di Nazioni che di fatto sono governate da un’unica élite di cospiratori criminali.

 

D’altra parte, non occorre citare i «complottisti»: basta sentire quel che ha detto lo scorso 23 Maggio, parlando al Forum di Davos, il principale artefice del Great Reset, Klaus Schwab: «Il futuro non si costruisce da solo: siamo noi [del World Economic Forum, ndr] a costruire il futuro. Noi abbiamo i mezzi per imporre il mondo che vogliamo. E possiamo farlo agendo come «stakeholder» delle comunità e collaborando tra di noi» (qui e qui).

 

Anche la crisi ucraina rientra in questo piano: «Con la giusta narrazione useremo la guerra per farvi diventare green».

 

Il consigliere di Schwab, Yuval Noah Harari – che somma in sé tutte le «doti» dell’intellettuale woke, essendo israeliano, omosessuale, animalista vegano, antiputiniano e antirusso, oltre che ferocemente contro Trump – arriva ad affermare senza pudore: «Tra dieci anni, tutti avranno un impianto cerebrale e la vita eterna nel regno digitale… Google e Microsoft decideranno quale libro dobbiamo leggere, chi sposare, dove lavorare e per chi votare…» (qui).

 

Harari è autore, tra gli altri saggi, di Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità (2011) e di Homo Deus. Breve storia del futuro (2015). Vi farnetica dell’uomo transumano che sconfigge la morte e si fa dio. 

 

La frode ai danni degli Italiani è stata di far credere loro, sin dall’Ottocento, che fosse loro volontà liberarsi dal giogo della tirannide degli Stati preunitari, sotto l’egida dei Piemontesi obbedienti alla Massoneria; che fosse loro volontà ribellarsi all’autorità dei Sovrani legittimi in nome della «libertà», senza capire che si sarebbero consegnati a ben peggiori corrotti; che fosse loro volontà disfarsi dei Savoia nell’immediato dopoguerra, per proclamare la Repubblica; che fosse loro volontà aderire all’Unione Europea col miraggio dell’Eldorado, per poi scoprire quale inganno tutto ciò rappresentasse.

 

E chi c’era dietro a queste istanze di libertà, di democrazia, di progresso? Sempre e solo la Massoneria, coi suoi servi infiltrati ovunque.

 

Forse è giunto il momento che gli Italiani comincino a decidere del proprio futuro senza farselo dettare da conclamati traditori.

 

E che i traditori siano giudicati per quel che sono, criminali cospiratori, estromettendoli per sempre dalla politica e da qualsiasi possibilità di interferire con la vita del Paese.

 

Ricordino i magistrati e le forze dell’ordine che molto presto chi ha assecondato questo regime dittatoriale sarà considerato un collaborazionista e come tale condannato. Un sussulto di dignità e onore da parte loro, adesso, sarebbe ancora credibile. 

 

 

Perché l’Occidente, così ricco di storia e di cultura, non considera gli effetti di tale atteggiamento e contraddice e nega la Legge naturale? Come può l’uomo razionale negarla?

 

L’uomo è razionale, sì. Ma è anche soggetto alle passioni, alla concupiscenza, alle seduzioni del mondo. Solo nella vita della Grazia soprannaturale l’uomo è aiutato da Dio a conservarsi nella Sua amicizia e può agire nel Bene.

 

Ma cosa ci ha insegnato il tanto celebrato Romanticismo, se non che la ragione deve cedere al sentimento, e che la volontà non può governare le passioni, che «al cuor non si comanda», mentre è vero il contrario?

 

Anche qui vediamo come, con operazioni di manipolazione delle masse relativamente banali – a iniziare da Giuseppe Verdi, tutta l’opera lirica e i romanzi – si sia cancellata nel popolo e nella borghesia la percezione del dovere morale, sostituendola con l’asservimento all’irrazionalità, alla passione momentanea, con tutti i danni che ne sono conseguiti. 

 

All’origine della negazione della Legge di Natura vi è il relativismo, il considerare tutte le idee accettabili e legittime, il negare un principio trascendente inscritto nell’uomo dal Creatore. Storia, cultura, arte diventano allora fenomeni da analizzare in chiave sociologica o psicologica, e non sono più ciò che costituisce una civiltà.

 

Ma attenzione: chi nega Dio come Creatore e Redentore non lo fa per consentire a chi non è Cristiano di praticare la sua religione, ma per impedire a chi lo è di plasmare la società secondo i principi della dottrina sociale e del bene comune. Dietro tutto questo vi sono persone che odiano Nostro Signore. 

 

La domanda che mi pone, dottor Manocchia, dovrebbe allora essere: «Perché i servi di Satana dovrebbero smettere di detestare tutto ciò che ricorda anche lontanamente Cristo, visto che lo hanno sempre fatto?»

 

Pensare di poter avere un dialogo con un nemico che ci vuole distruggere è da irresponsabili o da criminali: vi sono nemici che vanno sconfitti senza alcuno scrupolo, in quanto votati al male. 

 

La colpa dell’Occidente è di aver creduto alle menzogne della Rivoluzione, – fu anch’essa un Great Reset – di essersi lasciato trascinare in un gorgo di ribellione e di apostasia, di violenza e di morte.

 

Ma non è alla fine ciò che è accaduto anche a Adamo ed Eva, quando si lasciarono tentare dal Serpente? Anche allora la promessa di Satana era palesemente falsa e mendace, ma Adamo ed Eva cedettero alle parole del tentatore – Sarete come dei! – e scoprirono di essere stati ingannati. 

 

Cosa credevamo di ottenere, noi Occidentali, tagliando le teste ai re, ai nobili e ai prelati?

 

Cosa pensavamo potesse migliorare, con personaggi come Fouchet, Danton, Robespierre e tutta la congerie di corrotti assassini che avrebbe dovuto sostituire i ghigliottinati?

 

Davvero qualcuno di noi ha pensato che permettere il divorzio fosse un progresso?

 

O che dare alla madre il diritto di uccidere il figlio che porta nel ventre fosse una conquista di libertà? 

 

O che avvelenare nel sonno l’anziano o il malato o il povero sia segno di civiltà?

 

C’è chi è onestamente persuaso che l’ostentazione dei più abominevoli vizi sia un diritto fondamentale, o che una persona possa cambiare il proprio sesso, modificando grottescamente ciò che la Natura ha già deciso?

 

Chi accetta questi orrori lo fa solo perché sono portati a modello di civiltà e progresso, e vuole seguire il gregge senza distinguersi.

 

Il problema è che l’uomo contemporaneo è figlio della Rivoluzione, inconsapevolmente indottrinato al «politicamente corretto», al relativismo, all’idea che non esista una verità oggettiva e che tutte le idee siano indifferentemente accettabili.

 

Questa malattia del pensiero è la causa prima del successo degli avversari, perché molte persone si rendono loro alleati con l’accettarne i principi, senza capire che sono proprio quelle idee che hanno consentito di trasformare la nostra società. 

 

L’asservimento all’Unione Europea – e alla sua ideologia infernale – è stato solo uno degli ultimi passi con cui dare all’Italia il colpo di grazia.

 

Ecco perché, quando sento elogiare la Rivoluzione, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, l’Illuminismo, il Risorgimento e l’epopea dei Mille mi vengono i brividi: il globalismo è la metastasi di tutti gli errori moderni, che solo la Chiesa – sin dall’inizio – seppe condannare con lungimiranza.

 

E infatti, se il globalismo ha conosciuto un’accelerazione, lo dobbiamo proprio al fatto che dal Vaticano II la Gerarchia, da nemica giurata della cospirazione massonica, ne è diventata sua zelante alleata. 

 

 

L’Occidente sta subendo un costante e inarrestabile calo demografico, con tutte le conseguenze che esso comporta. La vulgata corrente sostiene che è un fenomeno preoccupante per l’umanità, perché causerebbe una maggiore povertà. Il declino demografico potrebbe essere la principale causa del declino economico? Questo fenomeno non sembra preoccupare i governi dei Paesi occidentali. Per quale motivo secondo lei?

 

Sappiamo, per esplicita ammissione dei globalisti, che il loro scopo principale è ridurre drasticamente la popolazione mondiale. Il ministro Cingolani (…) sostiene che il Pianeta è «progettato» per non più di tre miliardi di persone.

 

Dovrebbe graziosamente spiegarci come pensa di eliminare la differenza, e soprattutto chi mai abbia autorizzato lui, il suo Governo, l’Unione Europea, l’ONU, l’OMS e tutta la mafia mondialista a decidere motu proprio a procedere in tal senso con aborto, eutanasia, pandemie, sieri sperimentali, guerre, carestie, omosessualizzazione di massa.

 

Chi li ha nominati «cavalieri dell’Apocalisse»?

 

Chi ha approvato con il voto il loro progetto, ammesso che un progetto del genere possa esser proposto all’approvazione dei cittadini? 

 

Non mi stupisce quindi che i leader occidentali non si preoccupino della denatalità, i cui dati per il nostro Paese sono in gran parte sfalsati dalla presenza di molti extracomunitari ben più prolifici degli Italiani.

 

La diminuzione della popolazione è l’esito delle premesse che sono state poste proprio per questo scopo, così come i lockdown servivano per distruggere l’economia già prostrata dalla concorrenza delle multinazionali e dall’iniqua imposizione fiscale.

 

Insomma: siamo governati da esponenti di una lobby globale di criminali cospiratori che ci dicono di volerci eliminare, e noi stiamo a chiederci perché si debbano indossare le mascherine sugli autobus e non nei ristoranti. 

 

 

Chi non accetta le teorie nichiliste e neo-malthusiane, magari perché è fedele ai principi del Cristianesimo, rischia l’allontanamento dai posti di potere?

 

Ma è ovvio: chi non asseconda la narrazione psicopandemica, la teoria gender, l’ideologia LGBTQ, il liberismo collettivista del WEF, il Nuovo Ordine Mondiale e la grande religione universale è ostracizzato, delegittimato, fatto passare per pazzo o per criminale.

 

Una voce dissenziente è scomoda, quando il potere si regge sulla violenza psicologica e sulla manipolazione di massa.

 

Accade al medico che non accetta i protocolli di Speranza, al docente che non discrimina i non vaccinati, al giornalista che riporta la verità sui neonazisti ucraini, al parroco che non si vuole sottoporre all’inoculazione, al Cardinale che denuncia l’asservimento del Vaticano alla dittatura cinese. 

 

 

Parlare di vita e Legge naturale significa anche parlare della colonna portante della società, la famiglia. A parte la denatalità, quali sono le conseguenze della crisi economica sulla famiglia?

 

La famiglia è certamente al centro dell’attacco dei globalisti.

 

Famiglia significa tradizione, identità, fede, aiuto e sostegno reciproco, trasmissione di principi e di valori.

 

amiglia significa padre e madre, ciascuno con il proprio ruolo specifico, insostituibile e non intercambiabile tanto nel rapporto tra i coniugi quanto nell’educazione dei figli e nei confronti della comunità.

 

Famiglia significa religione vissuta, comunicata con i piccoli gesti, le buone abitudini, la formazione della coscienza e del senso morale. 

 

Potete ben comprendere che colpire la famiglia conduce indefettibilmente alla dissoluzione del corpo sociale, che per natura è incapace di sopperire al ruolo della famiglia. Quindi: divorzio, aborto, nozze omosessuali, adozione a single o a coppie irregolari, privazione della potestà genitoriale per motivi ideologici, eliminazione dei nonni e dei parenti dalla vita domestica, condizioni di lavoro per le madri che non consentono di assolvere ai compiti familiari, penalizzazione delle donne sposate o con figli nelle assunzioni, indottrinamento dei figli sin dalla scuola primaria. Anche in questo campo occorre un’azione coraggiosa e determinata, per la difesa della famiglia naturale e per la tutela dei diritti dei genitori nell’educazione dei figli, che non sono proprietà dello Stato. 

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Rhian-Skyblade via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

 

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Utopia ed estinzione: il «paradiso dei topi» e noi

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Ciclicamente torna alla mente l’esperimento del paradiso dei topi del dottor John Calhoun. Si tratta di una storia scientifica sconvolgente che, a 60 anni di distanza, ancora non cessa di parlare all’uomo e alla sua società.

 

John Bumpass Calhoun (1917-1995) era un etologo americano che voleva studiare gli effetti della densità della popolazione sul comportamento animale. Utilizzando alcune colonie di ratti (dal 1958 al 1962) e di topi (dal 1968 al 1972), lo scienziato decise di creare quello che poteva chiamarsi un «paradiso dei topi», una situazione in cui la popolazione delle bestiole avrebbe goduto, senza sforzo alcuno, di tutto ciò di cui avevano bisogno: cibo, acqua, spazio, assenza di predatori.

 

Iniziò con quattro topolini, che nell’utopia murina creata da Calhoun si riprodussero velocemente. Tuttavia, nonostante l’abbondanza delle risorse, la popolazione del paradiso muride si estinse in quattro anni. Tale risultato lasciò perplesso lo scienziato: i topi disponevano di ogni risorsa per la sopravvivenza, tuttavia la loro società era collassata.

 

Calhoun quindi ripeté l’esperimento usando topi e ratti. Tuttavia il risultato era praticamente lo stesso: l’estinzione totale della popolazione subentrava in 1588 giorni. La società dei topi, tuttavia, sembrava iniziare a crollare già a partire dal 560° giorno.

 

Per descrivere il fenomeno del collasso della società animale, Calhoun inventò il termine di «behavioural sink» («fogna del comportamento»), termine che doveva rendere conto delle aberrazioni comportamentali a cui aveva assistito durante i suoi esperimenti. In un articolo intitolato Densità di popolazione e patologia sociale, pubblicato nel 1962 dal settimanale Scientific American, lo scienziato tentò di descrivere quanto accadeva ai topi del suo paradiso.

 

«Molti (esemplari femmine) non erano in grado di portare avanti una gravidanza sino al termine, o di sopravvivere al parto se fossero giunte alla fine. Un numero anche maggiore, dopo essere riuscite a partorire, vennero meno alle proprie funzioni materne».

 

«Tra i soggetti maschi, le distorsioni comportamentali variarono dal cannibalismo all’iperattività frenetica, all’emergere di un isolamento patologico, a causa del quale gli individui isolati uscivano per mangiare, dormire e muoversi solo quando tutti gli altri membri della comunità stavano dormendo. Anche l’organizzazione sociale degli animali ha mostrato uguale disgregazione»

 

«L’origine comune di questi disturbi divenne notevolmente manifesta nelle popolazioni della nostra prima serie di tre esperimenti, nei quali abbiamo osservato lo sviluppo di quello che abbiamo chiamato fogna del comportamento. Gli animali si affollavano insieme in grande numero in uno dei quattro nidi di interconnessione sui quali era mantenuta la colonia».

 

«Dai 60 agli 80 ratti si assembravano in un solo nido durante il periodo di alimentazione. I ratti singoli raramente avrebbero mangiato se non in compagnia di altri ratti. Come risultato, il nido scelto per mangiare aveva una densità di popolazione estrema, lasciando gli altri tre quasi vuoti. Negli esperimenti in cui si era sviluppata una fogna del comportamento, la mortalità infantile raggiunge quote del 96% tra i gruppi più disturbati della popolazione»

 

Nel suo esperimento più famoso della serie, chiamato «Universo 25», la popolazione raggiunse il picco di 2.200 topi e da allora in poi ha mostrato una varietà di comportamenti anormali, spesso distruttivi, tra cui il rifiuto di impegnarsi nel corteggiamento, le femmine che abbandonano i loro piccoli e l’omosessualità. Entro il 600° giorno, la popolazione era sulla via dell’estinzione.

 

Sebbene fisicamente in grado di riprodursi, i topi avevano perso le abilità sociali necessarie per accoppiarsi.

 

In pratica, l’Universo 25 era un mondo in cui vi erano più individui che ruoli sociali. La gerarchia dei topi era quindi instabile, poiché i ruoli erano sempre in discussione. I maschi alfa vivevano in preda allo stress di difendere il proprio territorio e le proprie femmine, fino al punto di rinunziare completamente al loro ruolo, divenuto psicologicamente e fisicamente insostenibile.

 

Con la conseguenza scomparsa dell’ordine sociale, i normali rapporti sociali divennero rapporti antisociali completamente distruttivi. I topi avevano perso ogni capacità di produrre legami fra loro.

 

Alcuni maschi divennero aggressivi al punto di formare bande che attaccavano le donne e i cuccioli. Altri divennero famelici pansessuali, cercavano di consumare rapporti sessuali con chiunque, maschio o femmina, giovane o vecchio.

 

Le femmine, esaurite dagli attacchi, si erano ritirate nelle parti più alte della colonia, formando gruppi di sole femmine. Tali esemplari «femministi», interessati più che mai a difendere il territorio e il loro gruppo, dimenticavano il ruolo di madri: non solo abbandonavano i piccoli, ma talvolta li attaccavano – di qui l’immane mortalità infantile che sfiorava il 100%.

 

Fu notato, inoltre, che vi erano casi di cannibalismo, un qualcosa che era del tutto immotivato, almeno dal punto di vista alimentare: il cibo, nel paradiso dei topi, era fornito in costanza ed abbondanza.

 

John Calhoun in uno spazio dell’esperimento, 1979

 

L’Universo 25 vedeva quindi crearsi tre categorie di topi.

 

I più deboli, psicologicamente instabili ma ancora sani nel corpo, si piazzavano al centro della colonia lasciando scorrere la vita nella noia, con sparuti e improvvisi atti autodistruttivi.

 

Le femmine, come abbiamo detto, formavano i loro gruppi monosessuali nelle parti alte della colonia.

 

Il gruppo interessante era quello che Calhoun chiamò dei «belli»: topi che erano sempre stati lontani da lotte violente e che non avevano mai mostrato interesse per la riproduzione, che sembravano assorbito solo dal piacere individuale dalla cura di sé. I «belli» passavano la vita a mangiare, dormire e lisciarsi scrupolosamente il pelo. Era pienamente distinguibili perché sul corpo, a differenza degli altri, non si vedevano ferite, ma solo un pelo bianco e lucido.

 

Altri gruppi intanto affogavano nel cannibalismo insensato, nell’omosessualità vorace e nei comportamenti violenti. A neanche 600 giorni dalla sua creazione, l’Universo 25 collassava. L’estinzione definitiva era segnata.

 

Il bioeticista polacco

Jan Kuba ha tracciato uno schema analitico dell’esperimento nelle fasi di sviluppo e distruzione della società dei topi.

 

Fase A. Giorno 1,Periodo di lotta. Stabilire territori e fare nidi. Primi figli nati.

 

Fase B. Giorno 105. Periodo di sfruttamento. Rapida crescita della popolazione. Gerarchia sociale stabilita. Prole più alta in quelli con dominio sociale.

 

Fase C. Giorno 315. Fase di stagnazione. La crescita della popolazione rallenta. I maschi diventano femminizzati. Le femmine diventano aggressive, assumendo ruoli di maschi. La violenza diventa comune. Il disordine sociale sale alle stelle. I topi maschi iniziano ad assumere ruoli femminili (transgenderismo del topo). L’omosessualità del topo inizia a emergere. La pedofilia dilaga: «iniziano a montare i giovani». La fertilità diminuisce nelle femmine. Le madri rifiutano i loro piccoli.

 

Fase D. Giorno 560. Fase della morte. La popolazione crolla. «Nessun giovane sopravvissuto». Le femmine non riproduttrici ricorrono a mangiare, pulirsi e dormire. Nessun interesse per la socializzazione. Nessuna abilità sociale appresa dai sopravvissuti rimanenti. Nessuna capacità di essere aggressivi, il che significa nessuna capacità di difendere i loro piccoli oi loro nidi. Evitamento di tutte le attività stressanti, incluso qualsiasi cosa che assomigli alla competizione. Preoccupazione per la cura e l’attrattiva fisica. Incapacità di affrontare le sfide del mondo reale. Solo l’apparenza esteriore di essere superiore, ma privo di capacità cognitive e sociali. Totalmente incapace di riprodursi, allevare cuccioli o competere per qualsiasi cosa.

 

In un articolo scientifico in cui cercava di tirare le somme dei suoi esperimenti, Calhoun arrivò a parlare di «morte al quadrato», cercando di scrivere l’equazione del declino della società.

 

«Mortalità, morte del corpo = la seconda morte

Drastica riduzione della mortalità = morte della seconda morte = morte al quadrato = (morte)²

(Morte)² porta al disfacimento dell’organizzazione sociale = morte delle classi dominanti

Morte delle classi dominanti porta alla morte spirituale = perdita della capacità di impegnarsi in comportamenti essenziali per la sopravvivenza della specie = la prima morte

Quindi: (Morte)² = la prima morte»

 

L’esperimento di Calhoun si inseriva nel giro di quelli che tentavano di dare dimostrazione pratica dell’allarme per la sovrappopolazione  – poi rivelatosi, come sappiamo, una bufala mandata in giro, per decenni, dai signori della Necrocultura, una balla che, Greta docet, ancora va avanti.

 

Tuttavia, il paradiso dei topi negava il fondamento stesso del pensiero depopolazionista (vedi Paul Ehrlich, ora ovviamente invitato in Vaticano), ossia il malthusianesimo: le società crollavano non per mancanza di risorse, ma al contrario, per l’abbondanza di esse. Alle bestiole dell’utopia muride non mancò mai nulla. Cibo. Acqua. Protezione dai predatori e dalle intemperie: erano schermati dalla morte e dal rischio, dallo sforzo e dal dolore. E, a quanto pare proprio per questo, il loro mondo implodeva nell’orrore e nell’aberrazione.

 

È impossibile a chiunque non vedere oggi dei paralleli inquietanti con la società umana dell’ora presente.

 

– La nostra società celebra le donne che uccidono i loro figli, per aborto o per infanticidio. Il femminismo, l’idea di una società anche solo composta da femmine dove il maschio è assente, è fonte di ispirazione.

 

– Omosessualità e transgenderismo sono apparsi nella nostra società in modo impellente. Non solo il loro fenomeno è evidente, ma è oramai inevitabile la loro nobilitazione.

 

– Stessa cosa dicasi per la pedofilia e il cannibalismo, che, come riconosce il lettore di Renovatio 21, stanno facendo il loro viaggio attraverso la Finestra di Overton. I giovani e i vecchi sono abusati e sfruttati: uccisi, eutanatizzati, usati come parti di ricambio dalla scienza farmaceutica o come concime dalle nuove leggi di inumazione dei cadaveri.

 

– La nostra società è aperta a elementi si violenza improvvisa e gratuita, talvolta anche diretta contro se stessi.

 

– Le capacità di legame sociale sono terminate: la quantità di stronzi che vi hanno urlato di mettervi la mascherina nel biennio COVID e quella di coloro vi suonano col clacson mentre vi speronano con l’automobile ne sono la dimostrazione lampante.

 

– Il narcisismo domina ampi settori della società: i selfie, i vestiti della moda costosa sino al parossismo lo stanno dimostrando. Così come la celebrazione dell’edonismo di chi, come il gruppo dei topi «belli», passa il tempo a godere dei piaceri della vita, il cibo degli chef, il relax alla spa, e poi tante ore a truccarsi ed agghindarsi, come le serque di influencer, di Instagram model che arrivano dritte al vostro telefonino. (Che la moda poi possa riflettere sempre più il collasso sociale rappresentato dai suoi stessi clienti, è significativo)

 

– Il crollo della fertilità maschile e femminile è un dato su cui poniamo sempre attenzione: ora, con il vaccino COVID, possiamo dire che la cosa è stata perfino accelerata dal programma.

 

– Tribalizzazione della società, con polarizzazione estrema tra gruppi sociali.

 

– Disinteresse totale per la riproduzione umana, vista anzi come problema per il godimento edonista dell’individuo e per l’esistenza stessa del pianeta, disinteresse che si riflette pienamente nell’ascesa delle perversioni sessuali che divengono sempre più mainstream.

 

– Il tutto accade in un modo sempre più intriso della mistica del welfare state, uno «stato sociale» onnipervadente che rende ogni lavoro inutile, in quanto il «reddito di cittadinanza» è, come per i topi, garantito fino alla fine del mondo.

 

Diteci, per favore, quale di queste voci non vi sentiate di spuntare.

 

«In sintesi, la popolazione in sé non è il problema. Il collettivismo e lo stato sociale sono ciò che porterà all’auto-annientamento dell’umanità» scrive Mike Adams di Natural News, che ha ritirato fuori  con saggezza l’esperimento del paradiso topolino. Come afferma l’economista afroamericano Thomas Sowell, «lo stato sociale protegge le persone dalle conseguenze dei propri errori, consentendo all’irresponsabilità di continuare e di prosperare tra circoli sempre più ampi di persone».

 

«La mancanza di sfide rovina gradualmente il comportamento delle generazioni successive di una popolazione. Questa degenerazione è inevitabile e porta all’eventuale autoestinzione. A causa della mancanza di sfide, l’estinzione di una popolazione è inevitabile. Dura diverse generazioni, ma è inesorabile» concludeva il bioetico Kuban.

 

Dove cibo e altre risorse sono prontamente disponibili, i bambini non imparano a conoscere la competizione, la scarsità, le abilità, la socializzazione o il merito. Per quanto possa sembrare controintuitivo, è la scarsità che si traduce in apprendimento e leadership, e senza scarsità c’è solo ingordigia, apatia e collasso.

 

Nota bene, quindi: il crollo della società passa anche soprattutto per il crollo dell’educazione, con i bambini che, quando non sono cannibalizzati o stuprati, non trovano più alcun modello di comportamento offerto dagli adulti, divenuti accidiosi, pazzi e orrendi. Senza un’immagine superiore da seguire – un’immagine spirituale, verrebbe da dire – la prole è destinata a morire o diventare parte dell’orgia di sangue in cui si trasforma la società.

 

Insomma: il paradiso dei topi è una bella fotografia di quello che sta succedendo. A noi. Ora.

 

Non è improbabile che coloro che controllano il gioco conoscano questo esperimento, e non stiano facendo altro che accelerarlo, osservando la nostra disintegrazione con sadica soddisfazione.

 

Del resto, da più di due anni a questa parte, il nostro status di cavie – cioè di topi da laboratorio – è conclamato.

 

Fino a quando accetteremo di essere i topolini dei loro esperimenti, non c’è speranza che possiamo evitare il declino rivoltante della nostra società, e la probabile estinzione.

 

Credo che questo possa avvenire già entro 80 anni – a meno che non ci impegniamo nella rigenerazione dell’umanità del XXI secolo.

 

Non è una cosa da poco. Ma non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo fare la fine del topo. No.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Pensiero

Il totalitarismo politico globale

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Renovatio 21 pubblica il Parere (n. 18) sul totalitarismo biopolitico globale del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

 

Contro ogni ragionevole probabilità, negli ultimi mesi una parte degli Italiani si è ostinata ad auspicare o ad attendere fiduciosa l’intervento nell’affaire COVID di organismi che, per vocazione e per tradizione, sono organici e funzionali ai centri di potere, nelle sue diverse istanze, con la speranza di vedere ristabilite verità e giustizia in una vicenda che da più di due anni costituisce il più grave attentato ai diritti e alle libertà fondamentali dell’intera storia repubblicana.

 

La tanto attesa pronuncia si è fatalmente limitata a legittimare l’illegalità di atti e fatti di cui è stata vittima quella stessa parte degli Italiani, in ciò fornendo, forse inconsapevolmente, nuova attualità all’analisi fornita da Carl Schmitt nel suo Legalità e legittimità, pubblicato nel 1932 alla vigilia dell’ascesa al potere del totalitarismo nazista e dell’estinzione della Repubblica di Weimar.

 

Ed è singolare che la pronuncia in questione sia stata anticipata da un comunicato-stampa, intitolato «Obbligo vaccinale e tutela della salute» (1), che, dietro lo schermo costituito da viete espressioni e da paludati tecnicismi, oblitera l’oggetto intrinseco della vicenda, ossia l’aspirazione dei cittadini a vedere tutelata la salute da un ordinamento la cui carta fondamentale pone garanzie apparentemente stringenti in materia, come quella secondo cui, qualora una legge dovesse imporre un trattamento sanitario obbligatorio, la stessa legge «non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». (2)

 

È infatti di dominio pubblico, anche perché ammesso dalla stessa azienda produttrice, che i cosiddetti vaccini anti-COVID non prevengono la trasmissione né del virus SARS-CoV-2, né della malattia COVID, ma anzi producono una miriade di effetti avversi, ampiamente documentati. Stupisce, quindi, che la pronuncia in questione abbia omesso di considerare le evidenze scientifiche emerse fin dall’inizio della campagna di somministrazione di un farmaco sperimentale fondato su una tecnica dagli effetti incerti e controversi, quale è la tecnica dell’mRNA, ma di cui è appurata la capacità di interagire e modificare il DNA dei soggetti riceventi. (4)

 

In breve, ci troviamo di fronte a un palese e lampante corto circuito: le leggi e gli atti aventi forza di legge dovrebbero essere promulgati a tutela dei diritti e della salute dei cittadini, ma quelli sottoposti al vaglio dell’organismo evocato non hanno tutelato né i diritti, né la salute: e ciò nonostante sono stati legittimati, pur a costo di delegittimare i diritti fondamentali dei cittadini.

 

Alla luce di questa pronuncia, le cui conseguenze non possono certamente sfuggire ai suoi autori –  che in quanto tali saranno giudicati in una prospettiva storica – il CIEB ricorda che non è inseguendo le pronunce di questo o di quell’organismo che i cittadini troveranno verità e giustizia e che, diversamente, l’unico modo per contrastare la deriva totalitaria in atto è assumere piena consapevolezza della portata e delle modalità del piano ideato dalle élite finanziarie transnazionali e dai suoi accoliti per soggiogare la popolazione mondiale.

 

Eccezion fatta per chi non dispone – o rifiuta di disporre – dei necessari strumenti cognitivi, e di chi è colluso con quelle élite, dovrebbe essere evidente a chiunque che la vicenda COVID si inserisce in un piano preordinato all’asservimento degli individui mediante minacce, reali o mendaci, rivolte direttamente contro la salute e l’integrità psico-fisica di ogni essere umano, nonché l’utilizzo sempre più pervasivo, a fini di controllo, degli strumenti della tecnologia digitale.

 

Questo piano, che prima del COVID sarebbe stato tenacemente occultato dai suoi ideatori, è ora ammesso in modo esplicito da quegli organismi creati espressamente allo scopo di favorire gli interessi e le dinamiche del capitalismo ultra-finanziario: ossia, prima ancora della globalizzazione delle economie e dei mercati, la perdita dell’identità e la trasmutazione della dimensione antropologica e culturale dell’essere umano. 

 

È il caso del G20 tenutosi a Bali il 15-16 novembre 2022 che – nell’ambito del programma One Health fondato sulla «resilienza del sistema sanitario globale», sull’armonizzazione dei «protocolli sanitari mondiali» e sull’espansione degli «hub globali di produzione e ricerca» – ha auspicato l’introduzione di «reti sanitarie digitali globali» destinate a «rafforzare la prevenzione e la risposta alle future pandemie» sulla base di campagne vaccinali sempre più capillari, dove per vaccini devono intendersi le sopra citate terapie geniche incentrate sulla tecnica dell’mRNA.  (5)

 

Ed è il caso della Commissione europea che, con una raccomandazione del dicembre 2018, ossia ben prima della cosiddetta pandemia, equiparava ai «grandi flagelli» ogni malattia prevenibile mediante vaccino (testualmente: «le malattie prevenibili da vaccino sono grandi flagelli») e, muovendo da questo singolare presupposto, invitava gli Stati ad attuare piani di vaccinazione comprendenti «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita», nonché a «sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie … di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini … che … raccolgano dati aggiornati sulla copertura vaccinale per tutte le fasce di età». (6)

 

Il piano in questione, trionfalisticamente presentato dai media quale ennesima tappa di un progresso tecno-scientifico che procede senza esitazioni alla «velocità della scienza», è destinato a essere realizzato prioritariamente attraverso il cambio di paradigma dei sistemi sanitari pubblici che, complice la pretesa scarsità di risorse disponibili, non saranno più rivolti a erogare prestazioni terapeutiche e assistenziali a beneficio dei malati, ma a promuovere – con buona pace della ricerca, della diagnostica, del miglioramento dell’efficienza delle strutture sanitarie – una medicina «preventiva» fondata su farmaci e vaccini sviluppati da aziende e organismi privati la cui assunzione costituirà, secondo l’approccio di tipo premiale sdoganato dal COVID, la condizione sine qua non per la titolarità e l’esercizio di diritti e libertà individuali: dall’istruzione, al lavoro, alla previdenza, alle stesse cure mediche.

 

Come ha affermato il G20 di Bali, infatti, «occorre capitalizzare … (il) successo degli standard esistenti e dei certificati digitali COVID-19»: ossia il successo del Green Pass fondato sull’obbligo vaccinale.

 

Il piano in questione comprende ulteriori profili, finora sottovalutati. L’impiego di farmaci e vaccini fondati su una tecnica ancora sperimentale, quale è la tecnica dell’mRNA, presuppone e comporta necessariamente – come è successo col pretesto della pandemia per il «vaccino anti-COVID» – l’azzeramento dei tempi, delle procedure e delle garanzie sanciti dalla normativa in materia di sperimentazione clinica di medicinale.

 

Farmaci e vaccini siffatti, inoltre, potrebbero condurre – in modo non imprevedibile e forse non imprevisto – a reazioni ed eventi avversi i cui effetti sconosciuti tanto nel breve quanto nel medio e lungo periodo potrebbero a loro volta costituire – oltreché l’occasione per ridurre tout court la popolazione mondiale – il pretesto per l’introduzione di nuovi stati emergenziali, di nuovi farmaci e di ulteriori meccanismi e strumenti premiali variamente denominati. (7)

 

Questo piano va contrastato prima di tutto e necessariamente sul piano culturale. A tal fine occorre prendere coscienza, senza esitazioni o infingimenti, del fatto che la medicina e la scienza non svolgono più da tempo alcuna funzione sociale; e procedere conseguentemente alla «demedicalizzazione» della società, oltreché a una profonda revisione della nozione stessa di progresso tecno-scientifico.

 

In questa prospettiva non va dimenticato che già nel 1977 i vertici di una delle più note case farmaceutiche affermavano pubblicamente, e impunemente, che «il nostro sogno è vendere farmaci a gente sana» (8), sebbene tre anni prima Ivan Illich, nel suo Medical Nemesis, avesse denunciato la tendenza alla «medicalizzazione» estrema della società mediante la costante creazione di nuovi bisogni terapeutici. (9)

 

Allo stesso modo occorre prendere coscienza del fatto che il nostro ordinamento giuridico, nella temperie creata dal capitalismo ultra-finanziario e dalle sue élite, non è più in grado di fornire garanzie reali ed effettive ai diritti fondamentali dell’uomo, e procedere conseguentemente allo smantellamento dei diktat dell’agenda globalista che ormai appaiono a molti per quello che sono, ossia minacce sempre più gravi alla dignità e all’integrità psico-fisica dell’essere umano, ma che taluni continuano a spacciare per feticci intoccabili in quanto viatici di pace, di democrazia e di benessere, a cominciare dal primato del diritto dell’Unione europea sul diritto interno.  

 

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB:

 

  • condanna il silenzio delle istituzioni, e in particolare degli organismi istituzionalmente preposti a stimolare il dibattito pubblico sui temi di rilevanza bioetica, in merito ai rischi del cambio di paradigma sanitario poc’anzi descritto;

 

  • denuncia i rischi per la salute pubblica collegati e conseguenti all’eventuale introduzione, nel nuovo Codice di deontologia medica, di regole che vietino ai medici di sconsigliare il ricorso ai vaccini, con specifico riferimento ai vaccini fondati sulla tecnica dell’mRNA, nonché all’utilizzo delle terapie geniche;

 

  • sollecita ancora una volta l’opinione pubblica a prendere coscienza del piano descritto nel presente Parere, che prima di ogni altra cosa è volto a svilire il principio del primato dell’essere umano sugli interessi della scienza, dell’economia e della società codificato da convenzioni internazionali e fatto proprio anche dall’art. 32, secondo comma, della Costituzione italiana;

 

  • invita la parte raziocinante della società civile, nell’inerzia del Governo e del Parlamento, a farsi parte dirigente e a utilizzare ogni mezzo lecito – richiedendo segnatamente una chiara e netta presa di posizione dei propri rappresentanti politici a ogni livello istituzionale – per opporsi alla dittatura sanitaria prefigurata dal piano poc’anzi descritto, che a sua volta costituisce il preludio all’instaurazione di un regime di totalitarismo biopolitico globale fondato sul ricorso a stati permanenti e strutturali di emergenza.

 

 

CIEB

 

 

2 dicembre 2022

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

  

 

NOTE

 

1)  Cfr. https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20221201194237.pdf.

2) Cfr. l’art. 32, secondo comma, della Costituzione: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

3)  Cfr. S.A. Meo et Al., COVID-19 vaccines: Comparison of biological, pharmacological characteristics and adverse effects of Pfizer/BioNTech and Moderna vaccines, in Eur. Rev. Med. Ph. Sci., 2021, 25(3), pp. 1663-1679; A. Pormohammad et Al., Efficacy and safety of covid-19 vaccines: A systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials, in Vaccines, 2021, 9(5),467; D. Zaçe et Al., The impact of COVID-19 vaccines on fertility-A systematic review and meta-analysis, ibidem, 2022, 40(42), pp. 6023-6034.

4) Cfr. T. Domazet-Lošo, mRNA Vaccines: Why Is the Biology of Retroposition Ignored?, in Genes., 2022, 13(5),719; I. Feliciello-A. Procino, mRNA vaccines: Why and how they should be modified, in J. Biolog. Res., 2021, 94(2), pp. 82-83; W. Doerfler, Adenoviral Vector DNA- and SARS-CoV-2 mRNA-Based Covid-19 Vaccines: Possible Integration into the Human Genome – Are Adenoviral Genes Expressed in Vector-based Vaccines?, in Virus Res., 2021, 302,198466; L. Zhang et Al., Reverse-transcribed SARS-CoV-2 RNA can integrate into the genome of cultured human cells and can be expressed in patient-derived tissues, in Proc. Natl. Acad. Sci., 2021, 118, e2105968118; M. Aldén et Al., Intracellular Reverse Transcription of Pfizer BioNTech COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 In Vitro in Human Liver Cell Line, in Curr. Issues Mol. Biol., 2022, 44(3), 1115-1126.

5) Cfr. https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2022/11/16/g20-bali-leaders-declaration/.

6) Cfr. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018H1228(01).

7) Come già riportato nelle note 3 e 4, con riferimento al cosiddetto vaccino anti-Covid abbondano ormai gli studi scientifici relativi ai numerosi e diversi effetti avversi a esso chiaramente riconducibili: dai problemi cardiaci (cfr. Al-Ali et al., Cardiovascular and haematological events post COVID-19 vaccination: A systematic review, in J. Cell. Mol. Med., 2022 Feb;26(3):636-653), evidentemente tanto gravi da indurre Pfizer e Moderna ad iniziare propri studi al riguardo, a quelli neurologici (cfr. R. K. Garg-V. K. Paliwal, Spectrum of neurological complications following COVID-19 vaccination, in Neurol. Sci., 2022; 43(1): 3–40), solo per menzionare i più frequenti.

8) Cfr. H. Gadsen, direttore generale della Merck, che dalle pagine della rivista Fortune affermò «Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque». Sul fenomeno denominato disease mongering si rimanda, in una prospettiva temporale più recente, a R. Moynihan-A. Cassels, Selling Sickness: How the World Biggest Pharmaceutical Companies Are Turning Us All Into Patients, Nation Books, 2005.

9) Cfr. I. Illich, Medical Nemesis, Calder & Boyars, London, 1974.

 

 

 

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Pensiero

La Corte Costituzionale e il vaccino. Lo Stato senza principio

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Non sappiamo cosa vi aspettavate dalla Corte Costituzionale chiamata a confermare l’obbligo di siero genico sperimentale abbattutosi sul Paese.

 

Noi avevamo cercato di dirvelo poche settimane fa. La fine anticipata dell’obbligo voluta dalla Meloni era peggio di uno specchietto per le allodole: era una palla alzata direttamente per la Corte Costituzionale. La quale, puntualmente, ha schiacciato. Punto.

 

«Sono state ritenute invece non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario» è scritto nella nota uscita. Il che vuol dire: giusto escludere i non vaccinati dal lavoro. Ragionevole. Proporzionato. Si noti che queste parole escono dopo che la Pfizer ha ammesso davanti all’Europarlamento che il suo vaccino non è stato testato per fermare il contagio: quindi a contagiare potevano essere benissimo i vaccinati cui invece era consentito di lavorare, e quindi di infettare persone che poi magari si sono ammalate, vien da pensare.

 

«Ugualmente non fondate, infine, sono state ritenute le questioni proposte con riferimento alla previsione che esclude, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, la corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso; e ciò, sia per il personale sanitario, sia per il personale scolastico». In pratica, giusto che i sospesi stiano senza stipendio.

 

Il quotidiano La Verità ha trovato le parole corrette per descrivere a fondo la situazione: «la Corte ha “tagliato le gambe” anche a chi reclamava, a compensazione della privazione di lavoro e stipendio, quei famosi assegni familiari concessi perfino – come rilevato in aula – ad assassini e stupratori».

 

Del resto, sappiamo che viviamo in un Paese in cui l’apartheid era tale che il cane poteva salire in autobus e in treno, il non vaccinato no. Se pensavate che, nel momento in cui qualcuno chiede un’amnistia pandemica per i torti del biennio della follia, ci fosse una minima presa di coscienza rispetto alla tragedia avvenuta, vi sbagliavate.

 

Di più: non solo non hanno cambiato idea, ma non mollano la presa. Lo vedete voi stessi: tornano a parlare di indice RT, si rivedono i bollettini, che ignorano bellamente la gravità dell’influenza che c’è in giro, che qualsiasi mamma vi può dire ha fatto soffrire i bambini più del COVID. C’è stato il vaiolo delle scimmie, hanno iniziato a parlare di ambiente e ad urlare di crisi energetica, ma forse non hanno davvero intenzione di mollare il buon vecchio coronavirus.

 

L’emergenza va perennizzata. Il potere che essa infonde è irresistibile: comanda la popolazione italiana a bacchetta, e vale i miliardi del PNRR. Lassù, lo sanno. Ecché, ci vogliamo rinunziare ora? Ecché, siamo scimuniti?

 

Come previsto, ora stanno facendo le radiografie ai 15 giudici costituzionali – come se prima non si sapesse chi fossero. Questo lo ha piazzato Renzi. Questo stava col PD. Questo stava nella squadra di Draghi (il vero imputato di questo giro). Poi, vabbè, c’era il «dottor sottile» Giuliano Amato, ma della sua storia bizzarra nessuno si è mai davvero lamentato. Socialista del PSI di Craxi, esce da Tangentopoli, caso quasi unico, intonso: anzi, decisamente più forte. Lo fanno premier, c’è lui al governo quando George Soros attacca la lira e la distrugge. Ciampi, che era governatore della Banca d’Italia quando sotto di Amato lo squalo magiaro sbranò l’economia italiana, divenuto Presidente della Repubblica, rinomina Amato premier nel 2000. Poi ancora diventa ministro per l’interno, poi Napolitano lo fa giudice costituzionale, ora è presidente della Corte. Sbadiglio.

 

Tutto questo non inizia nemmeno a spiegare l’enormità di quanto successo.

 

«È evidente (…) che la Corte abbia voluto seguire i suggerimenti dell’Avvocatura dello Stato stabilendo, per la prima volta nella storia del diritto italiano, che non è illegittimo privare i cittadini italiani del diritto al lavoro e (relativa retribuzione) – sancito dai nostri padri costituenti agli articolo 1 e 4 della Costituzione – se questi non si sottopongono ad un trattamento sanitario obbligatorio deciso dallo Stato» ha scritto sempre La Verità.

 

In realtà, sappiamo che gli articoli violati in questi tempi sono molti di più, dal partire dal 32 (« (…) nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»), al 21 («tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»), al 16 («ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche») e via, aggiungete pure.

 

Tuttavia, la questione è più grande di così. Non si l’unica tratta dell’unica sentenza della Corte su vaccini e obbligo. C’è quella del 1990, quella del 1994, e quelle più fresche, del dopo legge Lorenzin.

 

È che questa volta non si tocca solo l’articolo 32 – quello dove si parla, oltre che della salute dell’inammissibilità dei trattamenti obbligati, del «rispetto della persona umana» –ma tanti altri… in realtà si tratta dell’esistenza stessa della Costituzione. Cioè dell’esistenza del diritto – e di conseguenza, del fondamento dello Stato.

 

Una Costituzione che mangia se stessa apre che qualcos’altro andrà a colmare. Cosa? Uno pensa, un diritto positivo totalizzante. Cioè, un diritto che cala dall’alto, senza che vi sia più nessuna finzione dell’esistenza di una legge naturale, né il rispetto del diritto precedente.

 

Ma si va perfino oltre al diritto positivo. Il giurista Filippo Sgubbi parlava di «diritto penale totale».

 

«Il diritto penale totale è senza legge: all’opera di definizione dell’illecito partecipano fonti non solo normative o giurisprudenziali, ma anche di natura sociale e perfino legata a formule algoritmiche» scrive il compianto studioso. Il diritto penale totale «è senza verità: la verità assoluta su cui si costruisce una norma penale condivisa dai consociati è sostituita da tante verità relative (…) prescinde dalla colpa individuale: una sanzione è meritata non tanto per ciò che il soggetto ha fatto colpevolmente, quanto piuttosto per ciò che il soggetto è, per origini e storia, per il suo ruolo nella società, per la sua pericolosità sociale. Da qui, il binomio puro/impuro che oggi ha sostituito il binomio innocente/colpevole».

 

Ecco il «diritto sentimentale»: l’autorità procede non secondo leggi scritte, ma sentimenti del momento. Pensate a quelli che ancora oggi (nei negozi, in fabbrica, per strada) vi dicono di mettere la mascherina, fare il tampone, magari pure esibire il green pass – anche ora. Pensate a quei video con i membri delle forze dell’ordine che entrano nelle proprietà private (un ristorante, magari) dove si riunivano, in lockdown più o meno conclamato, delle persone. Pensate ai presidi che chiedono mascherina e tampone agli studenti, così, per precauzione.

 

In tanti sanno che nemmeno lo Stato pandemico ad un certo punto non considerava nemmeno più le sue stesse leggi pandemiche: di qui la difficoltà di chiedere le esenzioni che pure erano previste dalla legge dell’obbligo vaccinale.

 

Il diritto si smaterializza, evapora. E nel mondo fuorilegge, sappiamo chi comanda: il più forte.

 

È così, lo sapete. L’Italia pandemica è diventata una giungla. Lo avete visto. Lo avete subito: con prepotenza vi è stato impedito di vivere, e voi non avevate alcuna forza per opporvi.

 

Se la Costituzione divora se stessa, lo Stato rimane senza il suo principio – diviene uno Stato senza princìpi, quindi per definizione una macchina immorale. Lo Stato diviene un idolo persistente cui fare offerte obbligate, il Moloch a cui sacrificare i propri diritti e i propri figli.

 

Ci ha colpito un passaggio di un testo di Giorgio Agamben che sta circolando: «È forse necessario, per non parlare del presente, che ricordi qui che né Mussolini né Hitler ebbero bisogno di mettere in questione le costituzioni vigenti in Italia e in Germania, ma trovarono anzi in esse i dispositivi di cui avevano bisogno per istaurare i loro regimi?» scrive il filosofo. Per poi ammettere qualcosa che quasi nessuno, nel tripudio della dissidenza drogata di Costituzione («la più bella del mondo», come no), ha osato dire: «È possibile, cioè, che il gesto di chi cerchi oggi di fondare sulla Costituzione e sui diritti la sua battaglia sia già sconfitto in partenza».

 

È vero. Questo, su Renovatio 21 lo abbiamo ripetuto varie volte, è un mondo «post-costituzionale». Un mondo in cui il codice è stato ribaltato: non più il potere dello Stato è concesso dal popolo, ma è il popolo che vive per concessione dello Stato. Ricordate le parole di Conte? «Noi concediamo…». Non ci sono diritti – ci sono concessioni. Che possono, tranquillamente, non essere scritte da nessuna parte.

 

Né carte, né leggi, né diritti hanno più senso – e se non lo avete capito, lo capirete a breve quando vi piazzeranno in tasca l’euro digitale, con il quale decideranno cosa comprerete, quanto pagherete, dove lo farete, quando, con chi. Accenderanno e spegneranno la vostra vita, senza che voi possiate invocare alcuno «stato di diritto», perché tutto quello che potrà esserci è solo la piattaforma e i suoi accessi, di cui non godrete per il fatto di essere umani, di essere cittadini – lo Stato che garantisce semplicemente diritti pregiuridici, venuti da Dio, dall’Universo, dal mistero dell’esistenza – ma perché avete aderito, avete obbedito, avete vinto un premio comportandovi nel modo che il potere vi ha indicato.

 

Tutto si è rovesciato. Il rovescio della libertà è l’obbligo. Il rovescio del diritto è la sottomissione. E il rovescio del cittadino è lo schiavo.

 

Perché, più in fondo ancora, c’è l’inversione più grande: hanno rovesciato la Vita, per far trionfare la Morte.

 

Lo Stato senza princìpi è una macchina di morte. Lo Stato moderno è dominato dalla Necrocultura. Uccide feti, squarta persone incoscienti, sottomette le masse ad alterazioni geniche, sacrifica innocenti a centinaia di migliaia, perché, come un demone fenicio, esso è assettato di sangue, e pretende dall’umanità più debole i tributi più cruenti.

 

Vedete da soli l’urgenza: non c’entra più il diritto, la legge, la Costituzione.

 

C’entra la vostra sopravvivenza in un sistema fatto per ferirvi ed uccidervi. Voi e i vostri figli.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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