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Geopolitica

Trump: l’annessione della Groenlandia «avverrà» e la NATO potrebbe «essere coinvolta». I danesi: guerra tra i Paesi atlantisti

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Il presidente Donald Trump ha detto al segretario generale della NATO Mark Rutte che vorrebbe che il blocco militare guidato dagli Stati Uniti aiutasse Washington a «mettere in sicurezza» la Groenlandia dopo i colloqui tenutisi giovedì nello Studio Ovale.

 

Trump aveva inizialmente proposto di acquistare il territorio autonomo danese durante il suo primo mandato nel 2019 e ha riacceso la discussione dopo essere tornato in carica. Parlando a una recente sessione congiunta del Congresso, ha affermato che gli Stati Uniti metteranno in sicurezza l’isola «in un modo o nell’altro».

 

Interrogato giovedì dai giornalisti sulla sua «visione sulla potenziale annessione della Groenlandia», Trump ha dichiarato: «Penso che accadrà».

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«Non ci avevo pensato molto prima, ma sono seduto con un uomo che potrebbe essere molto determinante. Sai, Mark, ne abbiamo bisogno per la sicurezza internazionale», ha detto il presidente degli Stati Uniti, rivolgendosi al capo della NATO. «Abbiamo molti dei nostri giocatori preferiti che navigano lungo le coste e dobbiamo stare attenti. Parleremo con te».

 

Rutte ha minimizzato la proposta, dicendo con una risatina che «quando si tratta della Groenlandia, dell’annessione o meno agli Stati Uniti, lascerei la questione fuori… da questa discussione, perché non voglio trascinare la NATO in questa cosa».

 

Tuttavia, il capo della NATO ha continuato dicendo che Trump ha «totalmente ragione» nel sottolineare le preoccupazioni per la sicurezza nell’estremo Nord e nell’Artico, data la crescente presenza di Russia e Cina nella regione. Ha sottolineato l’importanza che le nazioni occidentali lavorino «insieme su questo sotto la guida degli Stati Uniti».

 

Trump ha ribadito che gli USA «hanno davvero bisogno» della Groenlandia per la sicurezza nazionale e internazionale. «Penso che sia per questo che la NATO potrebbe dover intervenire in un certo senso».

 


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Il presidente ha osservato che gli Stati Uniti hanno già «un paio di basi» e centinaia di soldati in Groenlandia, suggerendo che «forse vedrete sempre più soldati andare lì».

 

«Cosa ne pensi, Pete?», ha detto Trump, rivolgendosi al capo del Pentagono Pete Hegseth con un sorriso. «Non rispondere, Pete. Non rispondere a questa domanda. Ma abbiamo basi e abbiamo un bel po’ di soldati in Groenlandia».

 

Le dichiarazioni di Trump hanno suscitato una rapida risposta dalla Groenlandia. Il primo ministro uscente del territorio autonomo danese, Mute Egede, è andato su Facebook per criticare il presidente degli Stati Uniti per aver preso in considerazione «l’idea di annetterci… Basta così».

 

La Groenlandia ha da tempo un’importanza strategica per la sua posizione e le risorse minerarie inutilizzate. Coprendo 2,2 milioni di chilometri quadrati e ospitando una popolazione di circa 60.000 persone, ospita anche una base militare statunitense chiave a Thule.

 

Non è tardata la reazione dalla Danimarca, Regno sotto cui sta attualmente la Groenlandia.

 

Il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di impossessarsi della Groenlandia potrebbe portare a una guerra tra Stati Uniti e Danimarca, ha avvertito il parlamentare danese e presidente del comitato per la difesa Rasmus Jarlov. Il legislatore ha insistito sul fatto che cedere l’isola artica agli Stati Uniti rimane fuori questione per Copenaghen.

 

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In un post su X di venerdì, Jarlov ha affermato che la Danimarca non «apprezza che il Segretario generale della NATO scherzi con Trump sulla Groenlandia in questo modo».

 

«Significherebbe una guerra tra due paesi NATO», ha avvertito, ribadendo che la Danimarca ha ripetutamente rifiutato di considerare la rinuncia al controllo della Groenlandia. In un post separato, ha scritto che «unirsi agli Stati Uniti rimane completamente fuori questione» per la Groenlandia e che tale scenario «può essere realizzato solo se gli Stati Uniti invadono militarmente».

 

«La Groenlandia ha appena votato contro l’indipendenza immediata dalla Danimarca e non vuole essere mai americana», ha aggiunto Jarlov, riferendosi alla vittoria dei Democratici di centro-destra alle elezioni parlamentari in Groenlandia di questa settimana. Il partito ha duramente criticato le ambizioni di Trump, favorendo l’espansione economica e un approccio graduale all’indipendenza.

 

Alle recenti elezioni groenlandesi i Democratici hanno vinto la maggior parte dei seggi, tuttavia non ottenendo la maggioranza e dovranno formare una coalizione. Il secondo partito più grande, Naleraq, ha segnalato apertura a legami più stretti con gli Stati Uniti. Tuttavia, alcuni analisti ritengono che i Democratici potrebbero cercare alleanze con partiti più piccoli che sostengono anche un percorso graduale verso l’indipendenza.

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Geopolitica

Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere

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Nel corso di un evento filmato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che la «pulizia radicale» che Israele sta conducendo nel Libano meridionale è «senza precedenti». Smotrich ha sottolineato che «non si torna indietro» e che il mondo non fermerà Israele.   «La pulizia radicale, sia in superficie che nel sottosuolo, che stiamo effettuando ora nel Libano meridionale, nelle sue profondità, non ha precedenti».   «Questa è una purificazione totale senza precedenti, sia sopra che sotto terra. Non hanno nessun posto dove tornare! E comunque, il mondo non ci fermerà!» ha esclamato il ministro sionista.  

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Queste dichiarazioni hanno riacceso il dibattito sulla campagna militare israeliana e sulla sorte dei civili sfollati dal Libano meridionale.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich cinque mesi fa aveva dichiarato che l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.   Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva citato il concetto dell’inesistenza dei palestinesi in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».   Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».

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Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».   Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.   Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno lo Smotrich aveva chiesto apertis verbis l’annessione del Libano meridionale.

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Geopolitica

La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev

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Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.

 

Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.

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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».

 

Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.

 

In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

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Geopolitica

Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo

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Friedrich Merz, cancelliere tedesco e figura molto impopolare, si trovava negli scorsi giorni a Kiev, dove ha annunciato un ulteriore stanziamento di 1 miliardo di euro in aiuti militari al regime del presidente ad interim ucraino Volodymyr Zelens’kyj.   Nel corso di una conferenza stampa accanto al presidente ucraino, Merz ha sostenuto che Mosca tenta di logorare il morale della popolazione ucraina e ha inoltre previsto 350 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia Reuters, il cancelliere ha ribadito che la Germania resta il principale sostenitore dell’Ucraina.   «Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche nel nostro profondo interesse, poiché si tratta di una questione di sicurezza europea», ha dichiarato Merz, affermando che la Russia conduce attacchi informatici e campagne di disinformazione rivolti contro l’ordine democratico europeo.   «Questo dimostra che non ci lasceremo intimidire», ha aggiunto. Funzionari tedeschi hanno riferito che i dirigenti d’azienda al seguito di Merz hanno siglato 14 accordi con il governo e con imprese ucraine per un valore complessivo di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figuravano una fornitura di missili di difesa aerea IRIS-T e una di droni intercettori.   «L’aspetto importante di questa visita è che non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma anche l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e i propri ordini», ha dichiarato Zelens’kyj. «Si tratta di posti di lavoro per la Germania».

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Nel frattempo Merz continua a perdere consensi di giorno in giorno. Il sondaggio Infratest-Dimap del 2 ottobre attribuiva all’opposizione AfD il 27% e ai cristiano-democratici di Merz solo il 20%; quello dell’INFAS, pubblicato domenica, vedeva già l’AfD al 30% e la CDU-CSU al 18%. Il «miglior» risultato personale di Merz è un misero 10% di consensi, a fronte di un’opposizione dell’88% secondo Infratest. I socialdemocratici (SPD), partner di coalizione della CDU-CSU al governo, hanno ottenuto il 13% venerdì scorso e il 14% domenica. I due sondaggi assegnano all’esecutivo appena il 32-33% dei consensi.   Ciononostante Merz si dice determinato a restare cancelliere, sostenendo che non esiste alternativa né a lui né alla politica di governo che, a suo dire, garantirebbe la stabilità della Germania e dell’Europa, riporta EIRN. Una serie di proteste di massa e le crescenti tensioni interne all’esecutivo indicano però che quella stessa politica sta rendendo la Germania instabile e ingovernabile.   La coalizione è così fragile che la scorsa settimana il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha telefonato separatamente al ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) e al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) per esprimere la preoccupazione di un imminente crollo del governo.   Un necessario cambio di linea dovrebbe includere anche un cambio di cancelliere, ma finora nessun esponente dei cristiano-democratici di Merz si è fatto avanti. Un primo giro di sondaggi sui possibili sostituti, due settimane fa, ha mostrato che tutti e tre i potenziali candidati — Hendrik Wüst (presidente del land del Nord Reno-Westfalia), Daniel Günther (presidente dello Schleswig-Holstein) e Markus Söder (presidente della Baviera) — non sono disposti ad accettare l’incarico.   L’AfD ha offerto, dietro le quinte, tolleranza e sostegno caso per caso alla CDU-CSU per un governo di minoranza senza Merz. Da solo, però, questo non renderebbe la Germania più governabile e stabile, soprattutto se i cristiano-democratici intendessero proseguire con le stesse politiche che li hanno portati al declino nei sondaggi e nelle tre elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (tenutesi lo scoso 6 settembre), Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino (entrambe avutesi  il 20 settembre).   La caduta di Merz dovrebbe avvenire in modo sinergico, insieme alla fine delle sue politiche contro la Russia e a favore dell’Ucraina, contro l’austerità di bilancio e il riarmo eccessivamente costoso, e contro le scelte che hanno portato alla crisi energetica, che, ha ammesso lo stesso cancelliere, è causata dalla mancanza di gas russo.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese AfD ha querelato Merz per sue dichiarazioni.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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