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Transessuale fa strage in chiesa in una scuola cattolica: nichilismo, psicofarmaci o possessione demoniaca?

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Nonostante il silenzio della stampa mainstream sul caso, è oramai uscita la notizia che l’autore della sparatoria di mercoledì mattina alla Annunciation Catholic School in Minnesota sembra essere un individuo che si identificava come transessuale. Lo suggeriscono registri pubblici e video lasciati online, nonché i suoi diari, scritti in larga parte, per ragioni sconosciuti, in cirillico.

 

La rivelazione rafforza ulteriormente il pattern secondo cui i transessuali sono divenuti il gruppo più consistente nelle statistiche degli stragisti delle scuole, con episodi tragici che negli ultimi anni si sono ripetuti continuamente. Secondo quanto emerso, negli appunti ci sarebbero stati tuttavia frasi come «sono stanco di essere trans» e il rimpianto per essere fatto il «lavaggio del cervello».

 

 

Almeno 20 persone sono state colpite dai proiettili sparati contro la chiesa prima che le autorità dichiarassero la situazione «sotto controllo», tra cui due bambini preadolescenti, dichiarati morti.

 

Secondo quanto riportato dal New York Post, l’autore della strage è stato identificato come Robin Westman, poco più che ventenne, che si è poi suicidato sul posto, come peraltro annunciato nei documenti lasciati dal ragazzo. Il nome Robin fu cambiato all’anagrafe pochi anni fa in virtù della sua identificazione come transessuale; in realtà, fino al 2020, si chiamava «Robert», ma già da minorenne cambiò il nome per la ragione dichiarata che «si identifica come donna e vuole che il suo nome rifletta tale identificazione», ha scritto il Washington Free Beacon. I media mondiali, dalla BBC in giù, stanno riportando l’accaduto usando per l’assassino transessuale nato maschio pronomi femminili.

 

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L’emittente televisiva americana CBS News riporta che la madre di Westman era una «ex dipendente» della scuola, andata in pensione diversi anni prima. La Annunciation aveva annunciato il pensionamento di una certa Mary Grace Westman nel 2021. In video apparsi ore prima del massacro, il ragazzo mostra un «ossessione per gli autori di stragi, tra cui l’assassino di Sandy Hook Adam Lanza» (autore del massacro della scuola elementare del 2012), sfoglia un quaderno pieno di testo sia in inglese che in russo (e quello che sembra essere un diagramma di una chiesa) e mostra numerose riviste di armi e munizioni con vari messaggi scarabocchiati sopra, tra cui «The Big One», «Fanculo tutto ciò che rappresenti», «Per i bambini», «Dov’è il tuo Dio» e «Uccidi Donald Trump», e ancora «Sponsorizzato da Blackrock», «Uccidi i pedo» «Ted K.» (probabile riferimento a Theodor Kaczinky, detto Unabomber), «nessuna fuga», e «Beh, sei qui».

 

Rilevante anche la scritta, applicata grafomanicamente come le altre su caricatori e carabine, «Israele deve cadere», che si aggiunge ad un «6 milioni non sono stati sufficienti».

 

 

Renovatio 21 rileva che le scritte russe riportano più volte la scritta «Ненависть» (nenavist’), cioè «odio», nonché suka сука»), che non è l’imprecazione orogenitale sicula ma un’espressione russa che significa «scrofa» ma che viene usata come rafforzativo volgare nei discorsi – scappò, come noto, a Zelens’kyj durante l’incontro teso di mesi fa alla Casa Bianca Con Trump e JD Vance. Altre scritte in russo dicono «Ucciditi», «Io sono un terrorista», «Io sono una mietitrebbia».

 

Vi sono poi ancora scritte che inneggiano ad altri stragisti, tra cui Timothy McVeigh (giustiziato come autore della bomba di Oklahoma City, episodio ora in realtà molto discusso), così come l’inquietante «There is no message», «non c’è messaggio», un riferimento fine agli appunti di un altro stragista, il massacratore del cinema di Aurora in Colorado (2012) James Holmes, che aveva scritto «The message is, there is no message», il messaggio è che non c’è messaggio.

 

 

Tali parole fanno pensare ad una strage gratuita, un atto cruento dietro al quale c’è un nichilismo mortifero inarrestabile. Un’altra scritta visibile è «l’umanità è sopravvalutata», e anche qui possiamo notare un misantropismo oramai divenuto pattern, come nel caso dello strano bombardamento della clinica di bambini in provetta in California di mesi fa, dove il perpetratore, morto nell’attentato, dichiarava il suo odio generico per l’intera umanità.

 

Ecco il primo rilievo da fare: questo nichilismo assassino, antiumano – cioè anticristiano – sino ad una oscena giocosità, non è un qualcosa di nuovo, lo si vede anche nelle recenti rivelazioni sui circoli dei pedosatanisti in rete, persone che odiano l’umanità e sembrano votate al male più concreto e totale, specie nei riguardi dei bambini, adescati e manipolati in rete fino a spingerli al suicidio. Anche in quegli ambiti, i dispositivi degli arrestati erano pieni di immagini agghiaccianti di violenza sui bambini e sugli animali e inni a stragisti di massa come Dylann Roof.

 

Ci chiediamo, quindi: anche Westman ha avuto un «curatore» che lo ha incitato a commettere il massacro? Era per caso attivo su server specifici o sul dark web? Esiste un network occulto dove si trovano, e si preparano, e vengono forse perfino creati, gli stragisti? Lo domandiamo consci del fatto che, visti i recenti casi, a spingerlo potrebbe persino essere stata un’Intelligenza Artificiale.

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Impressionanti le immagini dei video che mostrano gli appunti con una piantina di una chiesa disegnata per essere poi colpita tra versi belluini.

 

 

Così come chiarissimo è il video in cui si vede che aveva messo un ritratto di Gesù con la corona di spine in cima a quello che sembra un bersaglio per esercitarsi nel tiro a segno.

 

 

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C’è poi la cifra psicosessuale. Bisogna notare che non manca, nelle immagini visibili in rete, un adesivo che riprende la bandiera omotransessualista con sovraimpresso un kalashnikov e la scritta «Defend Equality», difendi l’uguaglianza: si tratta di appelli all’uso delle armi che nella scena transgender in questi anni non sono mancati, con tanto di lancio di un «giorno della vendetta trans».

 

 

La violenza transgender, specie verso le scuole e i loro bambini, è oramai un fenomeno non più negabile. Sei mesi fa Trinity Shockley, una ragazza transgender di 18 anni è stata accusata di aver pianificato una strage a scuola il giorno di San Valentino.

 

Era probabilmente legato al transessualismo Colt Gray, il quattordicenne che ha ucciso due insegnanti e due compagni di scuola nella sua scuola superiore in Georgia la scorsa estate. Anche lui aveva utilizzato la piattaforma Discord per esprimere il suo desiderio di commettere una sparatoria a scuola, citando le problematiche delle persone transgender.

 

Anche il Gray aveva il culto degli stragisti scolastici: «l’account faceva riferimento ad Adam Lanza, l’assassino stragista della scuola elementare Sandy Hook, e in post separati condivideva il desiderio di prendere di mira una scuola elementare ed esprimeva frustrazione per l’accettazione delle persone transgender», si leggeva nel servizio della CNN.

 

Qualche commentatore americano, ai tempi della strage di Nashville ad opera della transessuale Audrey Hale (che ha ucciso in una scuola elementari due bambini piccoli e due adulti), aveva lanciato, confortato da qualche numero, la provocazione sui social media: c’è un nuovo gruppo demografico da identificare come ceto in rapida crescita di tiratori di massa pro capite: la comunità transgender. «La demografia pro capite di sparatori di massa in più rapida crescita nella storia umana è la comunità trans» aveva scritto un utente su Twitter.

 

I numeri dei casi recenti non mentono: il tiratore di Colorado Springs si identificava come «non binario». Il tiratore di Denver si identificava come trans. Il tiratore di Aberdeen si identificava come trans. L’assassino di Nashville si identificava come trans. «Una cosa è MOLTO chiara: il moderno movimento trans sta trasformando gli attivisti in terroristi» aveva scritto su Twitter il giornalista conservatore Benny Johnson.

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Come riportato da Renovatio 21, solo tre settimane fa era stata fermata in Iscozia un’altra ragazza sedicente transgender, che secondo quanto riportato aspirava anche lei ad una strage scolastica. E consideriamo come prove della crescita di episodi di violenza transgender le risse, le botte pubbliche e pure omicidi efferati visti in questi ultimi anni.

Secondo taluni le ideazioni di morte massiva potrebbero essere dovute alle terapie ormonali, tuttavia vi è certezza che desideri di morte siano effetti collaterali degli psicofarmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, i popolari SSRI come sertralina, Citalopram, fluoxetina, diffusissimi anche in Italia e forse correlati anche a tremendi fatti di cronaca nera nostrani.

 

L’idea che dietro alle stragi di massa vi sia sempre un utilizzo di questi farmaci, il cui possibile effetto collaterale dell’ideazione suicidaria è incluso ben evidenziato nel bugiardino del farmaco (in USA si chiama «black box warning») circola da diversi decenni, senza mai attecchire minimamente a livello istituzionale.

 

Tuttavia ora la musica potrebbe essere cambiata. In una intervista di ieri al canale televisivo Fox News, il segretario della Salute Kennedy, che da sempre conosce questo argomento, ha invitato a pensare cosa può esserci di diverso rispetto ad anni fa, quando ciò non accadeva (mentre oggi vi sono in USA almeno 500 tentate stragi di massa all’anno), e agli altri Paesi in cui il fenomeno non esiste.

 

 

«Alla NIH (l’Istituto di Sanità pubblica USA) stiamo lanciando studi sul possibile contributo di alcuni farmaci SSRI e di alcune altre droghe psichiatriche che possono contribuire alla violenza. Molte di loro, sapete, hanno il black box warning che avvertono di ideazione suicidaria e di ideazione omicida, quindi non possiamo escludere queste come colpevoli. Questo è il tipo di studi che stiamo facendo».

 

Qualcuno in queste ore, tuttavia, qualcuno fa ipotesi ancora più radicali: un inquietante disegno dello stragista lo mostra mentre si guarda allo specchio e vede, dall’altra parte, un demonio.

 


In russo, sulla pagina con lo sconvolgente disegno, pare esserci scritto un dialogo: «Chi sono io?» «Quando finirà?» «Aiutami!» «Non voglio» «Aiuto» «Ucciditi, ucciditi».

 

Un caso di possessione demoniaca? Non sappiamo dirlo: ma quale transizione transessuale può dirsi al riparo dalle forze oscure?

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Immagine da Twitter; modificata

 

 

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Politica brasiliana si dipinge la faccia: «mi identifico come negra, fatemi presiedere la commissione antirazzismo»

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Fabiana Bolsonaro, politica brasiliana, ha protestato contro il transessualismo truccandosi da persona di colore per dimostrare che cambiare aspetto non cambia la propria identità. «Mi identifico come negra… perché non posso presiedere la commissione antirazzismo?… Perché non sono negra».   Fabiana de Lima Barroso (nata il 10 aprile 1993), meglio conosciuta come Fabiana Bolsonaro , è una politica brasiliana che presta servizio come membro dell’Assemblea legislativa di San Paolo dal 2023. Dal 2021 al 2023 è stata vicesindaco di Barrinha, un comune nello Stato di San Paolo. È la figlia di Adilson Barroso, ora deputato nazionale brasiliano e membro dell’assemblea legislativa paulista nel ventennio precedente.     La Fabiana ha adottato il soprannome «Bolsonaro» come nome sulla scheda elettorale nelle elezioni del 2022, sebbene non fosse imparentata con l’ex presidente Jair Bolsonaro . Secondo Poder360, l’adozione è avvenuta come strategia di allineamento ideologico, in seguito a una richiesta dell’allora leader a suo padre.  

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Nella stessa elezione, la deputata ha cambiato la sua autodichiarazione di razza da «bianca» (registrata nel 2020) a «marrone», il che, secondo le regole elettorali allora in vigore, ha comportato vantaggi nella distribuzione del tempo radiofonico e televisivo e delle risorse dei fondi elettorali per i candidati che si dichiaravano neri o marroni.  

Durante il discorso, trasmesso su TV Alesp, la parlamentare si è dichiarata donna bianca e ha chiesto: «Io, essendo una persona bianca, avendo vissuto tutto ciò che ho vissuto come una persona bianca, ora a 32 anni, decido di truccarmi, di travestirmi da persona nera, truccandomi e lasciando trasparire solo l’aspetto esteriore. E qui, chiedo: e adesso? Sono diventata nera?», elaborando un’analogia per sostenere che le persone trans non potevano rappresentare le cause delle donne cisgender.

  Dopo la sessione, la Fabiana ha negato di aver praticato il cosiddetto blackface, descrivendo l’atto come un’«analogia» e un «esperimento sociale», e ha affermato che il suo discorso era stato «distorto».   La messa in scena ha generato una reazione immediata in plenaria da parte delle forze gosciste. La deputata Mônica Seixas (PSOL) ha sollevato una questione di ordine, classificando l’episodio come razzismo e transfobia, chiedendo l’interruzione della sessione. Dopo la fine della sessione, Seixas e la consigliera comunale di San Paolo Luana Alves (PSOL) hanno presentato una denuncia alla stazione di polizia per la repressione dei crimini razziali e dei crimini di intolleranza (Decradi). La Seixas ha riferito che il delegato della Polizia Civile presente all’Assemblea Legislativa dello Stato di San Paolo(ALESP) si è rifiutata di registrare l’arresto in flagranza di reato, invocando l’immunità parlamentare.   Un gruppo di 18 parlamentari di PT, PSOL, PCdoB e PSB ha presentato una denuncia al Consiglio etico dell’ALESP chiedendo la rimozione di Fabiana per violazione del decoro parlamentare, sostenendo che la condotta era «premeditata e intenzionale» e superava i limiti dell’immunità parlamentare. La deputata Ediane Maria (PSOL) ha anche annunciato una denuncia alla Procura della Repubblica per razzismo e transfobia, mentre Beth Sahão (PT) ha presentato separatamente una denuncia al Consiglio etico, sottolineando che entrambe le condotte costituiscono reati.   In una dichiarazione ufficiale, l’ALESP ha informato che la Costituzione garantisce l’inviolabilità dei parlamentari per le loro opinioni, parole e voti espressi in plenaria e che il Consiglio etico è l’organo competente ad analizzare eventuali eccessi di immunità parlamentare.   «Eu sou uma mulher» ha esclamato la Bolsonaro durante la performanza assembleare mentre si spalmava la cute di una sostanza marròn. «Io sono una donna».   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Brasile ha visto il caso di una femminista brasiliana che ha ottenuto asilo in Europa dopo aver rischiato 25 anni di carcere solo per aver detto che un trans è un uomo e non una donna.

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Immagine screenshot da Twitter
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La Corte suprema polacca ordina il riconoscimento dei documenti dei matrimoni omosessuali validi nell’UE

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La Corte amministrativa suprema polacca ha ordinato alle autorità locali di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Stati membri dell’UE, in seguito a una sentenza della Corte di giustizia europea (CGUE) dello scorso anno.

 

Nel Paese a maggioranza cattolica, i matrimoni tra persone dello stesso sesso non possono ancora essere legalmente celebrati perché l’articolo 18 della Costituzione polacca definisce il matrimonio come «unione tra un uomo e una donna».

 

Venerdì, tuttavia, la Corte suprema polacca ha ordinato alle autorità locali di registrare nel registro nazionale, a fini amministrativi e di residenza, i certificati di matrimonio tra persone dello stesso sesso rilasciati all’estero. Con la loro sentenza, i giudici hanno ribaltato una precedente decisione del Tribunale amministrativo provinciale di Varsavia.

 

I gruppi omotransessualisti in Polonia hanno salutato la sentenza come il «primo passo» verso la modifica delle leggi a loro favore.

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Nell’ottobre del 2024, il governo di coalizione filo-europeo del primo ministro polacco Donald Tusk ha presentato un progetto di legge per il riconoscimento delle unioni civili, comprese quelle tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, ha incontrato l’opposizione del partner conservatore del governo, il Partito Popolare Polacco (PSL), e del partito di opposizione Diritto e Giustizia (PiS).

 

Il presidente Karol Nawrocki, eletto lo scorso giugno con la promessa di difendere i valori cattolici, ha escluso la firma di qualsiasi legge che possa minare la definizione costituzionale di matrimonio. Nawrocki ha accusato l’UE di «follia ideologica» e ha promesso di resistere a quelli che ha definito i tentativi del blocco di interferire nella politica polacca.

 

Lo scorso anno, la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che la Polonia aveva violato il diritto comunitario rifiutandosi di riconoscere il matrimonio di due cittadini polacchi, celebrato in Germania nel 2018. La Corte, con sede in Lussemburgo, ha affermato che le leggi nazionali violavano le garanzie dell’UE in materia di libera circolazione e diritto a «condurre una normale vita familiare».

 

La sentenza della Corte di giustizia europea si applica automaticamente a tutti i 27 Stati membri, alcuni dei quali, tra cui Bulgaria, Romania, Lituania e Slovacchia, non riconoscono i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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Immagine di bert kommerij via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

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La Corte UE ordina le carte d’identità transessuali

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La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha stabilito che gli Stati membri dell’UE sono tenuti a modificare i dati relativi al genere nei documenti di identità dei cittadini che hanno cambiato sesso.   Secondo quanto affermato giovedì dall’organo con sede in Lussemburgo, i documenti delle persone transgender residenti nell’Unione Europea devono riflettere il loro «genere vissuto» anziché il loro sesso biologico.   La Corte di giustizia dell’Unione Europea si è espressa su un caso del 2017 rimessole dalla Corte di cassazione bulgara. La Corte bulgara intendeva chiarire se il Paese fosse obbligato a modificare l’atto di nascita di un uomo bulgaro che, dopo essersi trasferito in Italia, aveva intrapreso una terapia ormonale per vivere come donna.

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Le autorità di Sofia avevano in precedenza respinto la richiesta, motivando tale rifiuto con il fatto che le leggi bulgare interpretano il termine «sesso» in senso strettamente biologico.   I giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea hanno concluso che il rifiuto di uno Stato di aggiornare il documento d’identità di un cittadino transgender, dopo che questi ha esercitato il diritto di vivere in un altro Paese dell’UE, può ostacolare la libertà di circolazione e violare il diritto alla vita privata.   La Carta dei diritti fondamentali dell’euroblocco «tutela l’identità di genere e obbliga gli Stati membri a prevedere procedure chiare, accessibili ed efficaci per il suo riconoscimento giuridico», si legge nella sentenza.   «La legislazione di uno Stato membro che non consente la modifica dei dati relativi al genere di un suo cittadino che abbia esercitato il diritto alla libera circolazione è contraria al diritto dell’UE», ha precisato la Corte.   La decisione è stata accolta positivamente dagli attivisti LGBT, e l’avvocata Denitsa Lyubenova, presidente dell’associazione Deystvie, ha dichiarato che «apre una porta alla nostra comunità, consentendoci di citare proprio questa sentenza e di avvalerci del diritto dell’UE, potendo così viaggiare liberamente all’interno dell’Unione».   Il gruppo di difesa dei diritti ILGA-Europe ha invitato la Commissione europea a servirsi della sentenza per intervenire contro Ungheria e Slovacchia, Paesi che riconoscono anch’essi esclusivamente due generi: maschile e femminile.   Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa la CGUE ha stabilito che la Polonia è obbligata a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Paesi membri, pur se tali unioni sono vietate dalla legge nazionale.

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Come riportato da Renovatio 21, la strada verso il matrimonio omofilo in Polonia è stata battuta persistentemente negli ultimi anni.   La Polonia è tra i cinque Stati UE che non riconoscono legalmente le relazioni omosessuate, unitamente a Bulgaria, Lituania, Romania e Slovacchia. Nel frattempo, un altro Paese che era dietro la Cortina di ferro sovietica, il Kazakistan, due settimane fa ha votato per vietare la «propaganda LGBT».   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la CGUE aveva stabilito che la Romania doveva accettare la nuova identità di genere di una donna che ha fatto la «transizione» e ora si considera un uomo.  

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