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Geopolitica

Sangue e caos. Non avete capito con chi avete a che fare

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La notizia più sconvolgente della settimana non ha prodotto né allarme, né articoli, né approfondimenti.

 

L’assassinio di Denis Kireev, uno dei negoziatori ucraini al tavolo russo-ucraino, è di per sé qualcosa di allucinante. Più allucinante, tuttavia, è che nessuno dà alla cosa il peso che merita.

 

Kireev, banchiere forse con qualche trascorso nei servizi, era l’unico negoziatore di Kiev che ai negoziati per il destino del Paese si era presentato in modo decoroso. Completo e cravatta – come i negoziatori russi, impeccabili. I suoi compagni, felpe nere e cappelli da baseball – e, soprattutto, telefonini sul tavolo, a dimostrazione del fatto che seduti lì ci sono persone che non hanno una vera autorità decisionale: nel migliore dei casi, messaggiano a qualcuno (a Kiev? A Washington? a Langley?), nel peggiore dei casi il telefono è utilizzato per far sentire a questo qualcuno tutto il negoziato in diretta.

 

Chi si chiede perché mai ad un negoziato internazionale i rappresentanti di un Paese (di cui, divengono in quel momento proiezione nazionale e speranza di pace) si presentino personaggi vestiti come capi ultras, come signori della guerra, capisca quale è la risposta: questo è il potere in Ucraina, e lo abbiamo spiegato qualche sera fa. La forza bruta delle bande neonaziste, ora usate per la difesa finale contro l’Armata russa, è il vero sostrato della politica ucraina sotto l’immagine televisiva dell’attore Zelens’kyj, è la vera sostanza del Paese dopo il golpe di Maidan del 2014.

 

Le bande banderiste, le formazioni armate naziste finanziate da oligarchi, magari ebrei come Kolomojskij, sono il vero scheletro del nuovo Stato ucraino che sta per crollare – e quindi è naturale che a parlare con i russi mandano qualcuno che in qualche modo rimandi quell’immagine, magari nella speranza di far paura agli ingessati negoziatori russi, con i gemelli sui polsini e una lunga esperienza nell’amministrazione russa e non solo.

 

Poveri loro se credono di spaventarli: con probabilità, vari uomini inviati da Mosca vengono dal giro dei siloviki, cioè dal KGB – e quindi di cose atroci ne hanno viste ed esperite, e di sistemi di manipolazione ne conoscono più di qualcuno.

 

Tuttavia, non bastava proiettare l’immagine del bandito solo con barbe incolte e vestiti inopportuni: bisognava con evidenza far scorrere il sangue.

Hanno sparato in faccia ad un uomo che rappresentava la chiave per la pace nelle Russie. Questo cosa vi dice? Dovrebbe dirvi tutto

 

Sospettato di tradimento, hanno scritto i media ucraini. Quindi ucciso dallo SBU, i servizi di Kiev. Ci sarebbero «prove evidenti», addirittura intercettazioni telefoniche. Come no: una spia che compie un lavoro di quel livello, conoscendo il rischio, parla di certe cose al telefono.

 

Kireev, dicono gli ucrani, sarebbe stato vicino ai fratelli Kljuev, ritenuti nel cerchio magico dell’ex presidente filorusso Yanukovic, quello cacciato dal golpe del 2014 e riparato in Russia, da dove, strombazzano i giornali occidentali da giorni, starebbe tornano per presiedere un governo fantoccio nelle mani di Mosca. Quindi, Kireev era una spia di Putin, il quale è così abile da piazzare una talpa perfino nel negoziato. La cosa non depone a favore del sistema ucraino, che si fa infiltrare fino a quel livello, al punto da essere costretto ad una mossa del genere per sistemare le cose.

 

La notizia del suo assassinio fa il giro di tutte le Russie: pare chiaro si tratta di un segnale mostruoso indirizzato verso i negoziati, in ispecie la parte ucraina.

 

Poi il colpo di scena: l’Intelligence ucraina dal suo account ufficiale twitta che il Kireev non era un traditore, ma un eroe.

 

«Durante l’esecuzione di compiti speciali, tre spie sono state uccise: dipendenti della direzione principale dell’intelligence del Ministero degli affari interni: Alexei Ivanovich, Chibineev Valery Viktorovich, Denis Borisovich Kireev. Sono morti difendendo l’Ucraina e il loro impegno ci ha avvicinato alla vittoria!» aveva comunicato l’esercito.

 

A Mosca Leonid Slutskij, il presidente della Commissione esteri della Camera bassa (la Duma), aveva messo in dubbio le versioni sulla morte di Kireev, che secondo lui era invece «una persona di fiducia di David Arakhamia, capo della delegazione ucraina ai colloqui».

 

Impossibile venirne a capo. Ciò che rimane è solo che l’uomo è stato trucidato in strada. Anche su questo c’è poca  chiarezza. Un politico ucraino, Oleksyi Honcharenko avrebbe  dichiarato sul suo canale Telegramche «durante l’arresto, il servizio di sicurezza ucraino ha ucciso a colpi di arma da fuoco un membro della delegazione negoziale ucraina Denis Kireev», riporta l’agenzia Interfax-Ucraina. «Era sospettato di alto tradimento».

 

A me rimane impressa una foto del cadavere circolata sui canali russi. Un uomo in magione, steso sul selciato. Jeans e maglione, la pancia un po’ gli esce. Una chiazza di sangue dietro alla nuca. Pare, dalle ferite, che lo abbiano picchiato, e che gli abbiano sparato in faccia.

 

 

Hanno sparato in faccia ad un uomo che rappresentava la chiave per la pace nelle Russie. Questo cosa vi dice? Dovrebbe dirvi tutto.

 

Non è l’unico caso di omicidio efferato per strada di figure di valenza politica. Vladimir Struk, sindaco della piccola cittadina di Kreminna (18 mila abitanti) è stato rapito e ucciso, con un colpo d’arma da fuoco al cuore. La sua città, nell’oblast’ di Lugansk, era a maggioranza etnica russa.

 

A darne notizia su Facebook è stato un consigliere ministro dell’Interno ucraino, Anton Gerashenko, il quale ha affermato che Struk era un «sostenitore della Repubblica popolare di Lugansk» e che aveva attivamente perseguito una «posizione filo-russa» nell’ultima settimana «comunicando con la Federazione Russa».

 

Il consigliere del ministro dell’Interno ucraino ha affermato che il sindaco Struk «è stato giudicato dal tribunale del popolo» ed è quindi stato definito un «traditore».

 

«L’intero apparato statale dell’Ucraina, SBU, Ministero degli Affari Interni, Procura e tribunali non hanno potuto fare nulla con il separatista Struk per otto anni perché aveva molti soldi. Molto probabilmente per il supporto della Federazione Russa».

 

«Ma quando le truppe russe si sono avvicinate a 15 km al Kreminna, Vladimir Struk è stato giudicato dalla corte del tribunale del popolo. A giudicare da tutti, è stato fucilato da ignoti patrioti come traditore delle leggi del tempo militare».

 

«Un traditore dell’Ucraina di meno!»

 

Non si ha idea di cosa sia questo «tribunale del popolo», né se l’advisor del ministero degli Interni di Kiev abbia contatto con esso, o se simili atti siano sanzionati ufficialmente dallo Stato ucraino.

 

Tuttavia c’è di più, c’è la minaccia per il dopoguerra:  «Quando presto sconfiggeremo la Russia fascista, ripuliremo e trasferiremo tutti gli agenti delle forze dell’ordine e i giudici corrotti che hanno coperto gente come Struk!» (la cosa della Russia fascista, detta da un governo che si appoggia a milizie naziste, ricorda quella storia del bue che accusa l’asino di essere cornuto).

Anche qui, circola una foto. Un uomo a terra. Dietro ai pixel, possiamo intuire ci sia il sangue. Quell’uomo era il sindaco della sua microscopica, insignificante cittadina.

 


 

Il giornale britannico Daily Mail, che riporta tutto, non fa nessun commento. La linea del giornale, come quello di tutti i giornali d’Occidente, è quella di attaccare Putin. Il cattivo è lui.

 

Poco fa mi arriva un SMS da mio operatore di telefonia, un colosso internazionale, il cui ex CEO è ora un ministro del governo italiano:

 

«Gentile Cliente, la nostra azienda è vicina al popolo Ucraino in questa drammatica circostanza. Per tutti i clienti business da oggi fino al 31 marzo 2022 su chiamate ed sms internazionali effettuati verso l’Ucraina e chiamate SMSe traffico dati generati in Ucraina non verrà applicato alcun sovrapprezzo salvo il rispetto delle condizioni di uso corretto e lecito».

 

Incredibile, la propaganda è tracimata anche qui. Sono circondato. Come può un’azienda privata prendere posizione in questo modo? Come può fare a meno di pensare che magari sta mandando questo messaggio ad un cliente che potrebbe risentirsi perché magari per mille motivi (lavoro, cultura, ideologia, affari, donna, gusti personali, pazzia) la pensa diversamente? Questo messaggio è arrivato anche agli utenti russi? Come possono pensare che una certa porzione di clienti non si infastidirà?

Il Grande Reset è un grande allineamento del pubblico con il privato, la «convergenza tra Stato e multinazionali in questa emergenza»

 

In realtà, non posso stupirmi. Perché lo abbiamo scritto tante volte su Renovatio 21, il Grande Reset è un grande allineamento del pubblico con il privato, la «convergenza tra Stato e multinazionali in questa emergenza», ha spiegato lucidamente il professor Rectenwald.

 

«Il segno più evidente del prossimo consolidamento del governo totalitario è l’effettiva fusione di funzionari di multinazionali e funzionari statali, con multinazionali e altre organizzazioni che agiscono come appendici del governo e fanno rispettare i desiderata dello stato delle multinazionali».

 

«Lo stato ha permesso a Big Pharma di trarre enormi profitti istituendo un regime di stato di emergenza che negli Stati Uniti rende legali i vaccini non approvati dalla FDA» spiegava l’accademico nuovayorkese.

 

«Ciò a cui stiamo assistendo, e a cui dovremmo resistere, è una fusione in un complesso governo-aziendale, in cui il governo può aggirare il ramo legislativo e imporre obblighi  impopolari colludendo con le società e altre organizzazioni per fare “politica”».

Lo Stato è diventato punitivo, e quindi lo devono diventare anche le aziende: o ti vaccini, o ti cancelliamo. O sostieni l’Ucraina, o ti togliamo il servizio – contro ogni legge contrattualistica o costituzionale

 

Tutto vero, tutto giusto. Le multinazionali fanno politica e servono lo Stato – è viceversa. È una fusione. Quindi, non c’è da stupirsi se non calcolano nemmeno di perdere clienti: è il ragionamento di sacrificio calcolato che abbiamo visto fare ai giganti del web come Facebook, che accettano di perdere utenti bannandoli a vita, come è successo a noi. Lo Stato è diventato punitivo, e quindi lo devono diventare anche le aziende: o ti vaccini, o ti cancelliamo. O sostieni l’Ucraina, o ti togliamo il servizio – contro ogni legge contrattualistica o costituzionale.

 

Ecco quindi che siamo tenuti, davvero come in un incubo orwelliano, a sottometterci ad un unico pensiero – ed un’iniezione di mRNA sintetico (per il momento, quella).

 

Ai nostri figli oggi è chiesto di portare cibo in scatola da mandare in Ucraina. Non bastano, con evidenza, i 110 milioni fatti partire subito da Giggino di Maio, né quelli altri che lancerà su Kiev l’Italia, oltre che le armi (difensive, chiaro, come dice Salvini)

 

Non bastano i 10 miliardi e più che sembra voglia piazzare sul regime Zelens’kyj il sistema politico americano.

Dobbiamo sottometterci soprattutto ai riti del nuovo ordine mondiale

 

No, dobbiamo sottometterci soprattutto ai riti del nuovo ordine mondiale: dobbiamo far portare ai bambini il nostro contributo pubblico alla causa (come faceva un certo regime qualche anno fa),  dobbiamo piangere a comando (come in Nord Corea), dobbiamo (proprio come in un romanzo totalitario) ignorare gli orrori evidenti prodotti del sistema, come i politici ucraini morti ammazzati da ucraini di cui parlavamo sopra.

 

No, non mi devo sorprendere se i giornali sbadigliano davanti all’uccisione del negoziatore Kireev, se davanti allo sprofondare dell’Ucraina nella barbarie non battono ciglio.

 

Sono tutti sotto la psicosi di formazione di massa, l’ipnosi collettiva globale sperimentata col COVID. Angoscia fluttuante, fissazione su un elemento ripetuto… ecco che milioni di persone sono ipnotizzate, sono divenute zombie incapaci di qualsiasi pensiero diverso da quello che l’ipnotizzatore ha loro imposto.

 

Mentre scrivo, gira notizia che Shoigu, il ministro della Difesa russo, starebbe tentando un golpe contro Putin. La voce è messa in giro su Twitter da qualcuno che dice di averla raccolta dal Dipartimento di Stato USA.

 

Chi mette in giro questa idea con evidenza nemmeno è in grado di pensare a quale caos può scatenarsi se ora il vertice russo viene decapitato: e se chi va al potere, pupazzo americano, diviene oggetto di un contro-golpe? E se chi sale al Cremlino è invece qualcuno con il grilletto nucleare facile?

 

Soprattutto: aumentare la paranoia dei dirigenti russi in questo momento è una buona scelta?

Essi vogliono non solo la guerra, vogliono il caos

 

Pare che pensino così. E il motivo è uno solo: essi vogliono non solo la guerra, vogliono il caos.

 

Per questo vi dico che non abbiamo capito con chi abbiamo a che fare. Lo si capisce dalla presenza delle sottaciute crudeltà naziste in corso, e dalla follia di tutta la politica di Kiev, che prevede massacri di innocenti per scatenare la Terza Guerra mondiale.

 

Abbiamo a che fare non con delle intelligenze umane. Abbiamo a che fare con quelli che la mitologia chiama trickster. Spiriti malvagi che godono nel portare il caos per stabilire un ordine differente, o a volte solo per il piacere di vedere il mondo che brucia.

 

In poche parole, abbiamo a che fare con dei demoni.

 

La posta in gioco è questa: il mondo resettato da Satana, e reso parco giochi per i suoi perversi orrori.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

Geopolitica

342° giorno di guerra

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– Israele sta valutando la possibilità di fornire all’Ucraina il sistema di difesa missilistica Iron Dome, ha detto Netanyahu.

 

– L’ambasciatore ucraino a Berlino Makeyev ha affermato che solo le armi nucleari possono dare all’Ucraina garanzie di sicurezza. Ha aggiunto che presto inizierà una discussione su questo argomento

 

– Dietro le quinte, Israele sta fornendo assistenza all’Ucraina su una scala molto più ampia di quanto sia pubblicamente noto, ha affermato l’ambasciatore israeliano in Germania Ron Prosor in un’intervista all’Ostthuringer Zeitung. «L’esercito israeliano blocca regolarmente la fornitura di armi dall’Iran alla Siria e al Libano, compresi droni e missili iraniani che la Russia usa in Ucraina», ha detto il diplomatico. Ha ammesso che Israele non può bloccare completamente il flusso di droni iraniani, né può passare all’assistenza militare aperta a Kiev. «Non è così facile. I russi sono in Siria. Inoltre, abbiamo una grande comunità ebraica in Russia. Questi sono i due motivi principali per cui manteniamo un basso profilo», ha aggiunto Prosor.

 

– Il dipartimento di Stato USA accusa la Russia di aver violato il trattato start non consentendo le ispezioni e disertando gli incontri tecnici.

 

– Gli Stati Uniti sostengono le autorità di Kiev, anche a causa delle enormi riserve di titanio in Ucraina, scrive Newsweek, citando fonti. Il titanio è cruciale per lo sviluppo di avanzate tecnologie militari occidentali (è ampiamente utilizzato nella produzione di aerei, elicotteri, navi, carri armati e missili a lungo raggio).
Oltre il 90% del fabbisogno di titanio statunitense proviene dalle importazioni. Il livello di dipendenza dell’Occidente dal titanio è indicato anche dal fatto che non è ancora sotto le sanzioni anti-russe. Washington teme che Mosca possa fermare le sue forniture.

 

– Le autorità USA stanno preparando un nuovo pacchetto di aiuti militari da 2,2 miliardi $ per l’Ucraina; questo pacchetto includerà missili GLSDB con una portata di 150 km (Reuters).

 

– Dal primo febbraio è entrato in vigore il decreto del presidente Vladimir Putin sulle misure speciali in risposta al tetto del prezzo del petrolio russo imposto dai paesi del G7 e dall’Unione Europea. Secondo il decreto, è vietata la vendita di petrolio se nei contratti di fornitura è specificato un prezzo massimo. L’esportazione di petrolio a un prezzo limitato è consentita solo con il permesso del presidente.

 

– Intercontinental Exchange Inc. (ICE), che gestisce l’hub del gas europeo TTF (Title Transfer Facility), lancerà un hub del gas parallelo a Londra per aggirare il meccanismo del tetto dei prezzi dell’UE. Secondo un comunicato stampa ICE, un nuovo mercato per futures e opzioni su TTF inizierà a funzionare sul sito londinese di ICE Futures Europe dal 20 febbraio, cinque giorni dopo l’entrata in vigore del tetto massimo per il prezzo del gas.

 

– Il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime dell’economia russa nel 2023 da -2,3% a +0,3.

 

– La prima spedizione di legna da ardere dalla Romania è stata consegnata in Moldavia a causa della carenza e del costo elevato del gas per il riscaldamento. Come riportato mercoledì dal Ministero dell’ambiente Moldavo, la prima partita sarà distribuito gratuitamente tra i pensionati

 

– La compagnia militare privata americana Mozart lascia l’Ucraina, ha annunciato il suo capo Andy Milburn. Allo stesso tempo, ha lasciato intendere che il gruppo potrebbe semplicemente cambiare il nome, indicando che «la missione continua».

 

– Oggi in Ucraina saranno licenziati tutti i dirigenti delle dogane, ha affermato il capogruppo del partito di Zelens’kyj alla Rada David Arahamiya

 

– I media ucraini riferiscono di perquisizioni a casa dell’oligarca ucraino Kolomoisky (considerato il protettore di Zelens’kyj). Secondo i media, Kolomoisky è accusato di appropriazione indebita di prodotti petroliferi per un valore di 40 miliardi di grivna e di evasione dei dazi doganali. È stata perquisita anche la casa dell’ex ministro dell’Interno ucraino Avakov.

 

– Il capo dell’intelligence militare ucraina Kirill Budanov ha ammesso la presenza in Russia di agenti impegnati in attività di sabotaggio, che le autorità russe potrebbero considerare terroristiche. In un’intervista pubblicata con il Washington Post, ha affermato che ci sono persone sul territorio russo che stanno preparando sabotaggi. Secondo lui, la minaccia rimane «fino al ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina». Budanov ha anche affermato che Kiev sta cercando di reclutare russi «che capiscono che la Russia dovrebbe essere diversa».

 

– Stoltenberg: «Il fatto che la Russia e la Cina si stiano avvicinando e l’ investimento della Cina in nuove capacità militari avanzate, implica che la Cina rappresenta una minaccia e sfida anche per la NATO. La sicurezza non è regionale, ma globale».

 

– Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’incaricato d’affari ucraino a Teheran a causa dei commenti di funzionari ucraini in merito agli attacchi degli UAV alle strutture militari iraniane (Podoljak: «li avevamo avvertiti»). (Reuters).

 

– L’Iran cambierà la sua strategia nei confronti dell’Ucraina. L’agenzia di stampa Nournews, vicina al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, citando una fonte di alto livello, ha riferito che l’Iran riconsidererà la sua strategia nei confronti dell’Ucraina dopo le dichiarazioni di Mikhail Podoljak, in quanto le considera una «confessione» della partecipazione all’attacco su una struttura militare iraniana a Isfahan.

 

– La Russia e l’Iran hanno firmato un accordo per facilitare le operazioni bancarie, viene stabilito un collegamento diretto tra le banche dei Paesi. Come parte dell’accordo, la rete bancaria Iraniana sarà anche direttamente collegata a 106 banche straniere non russe.

 

– La Corea del Sud ha rifiutato di inviare armi letali in Ucraina, perché è proibito dalla legge, scrive il Wall Street Journal. Così che il presidente Yoon Suk-yeol ha risposto al segretario generale della NATO Stoltenberg durante la sua visita a Seoul. Allo stesso tempo, la pubblicazione ha osservato che la Corea del Sud ha firmato importanti accordi per fornire centinaia di carri armati, aerei e altre armi alla Polonia.

 

– La Turchia ha rinunciato di costruire lo stabilimento di produzione dei droni Bayraktar in Ucraina. Haluk Bayraktar, direttore generale dell’azienda Baykar che produce droni da combattimento, ha spiegato in un’intervista perché la costruzione dell’impianto vicino a Kiev è stata fermata. Secondo lui, i funzionari ucraini gli chiedevano 10 milioni di dollari per allacciare il futuro impianto alla rete elettrica. Inoltre, hanno chiesto 2 anni per concordare le formalità al fine di ottenere il permesso, mentre in Turchia ciò costa zero, ei documenti necessari possono essere ottenuti in 2-3 giorni.

 

– La società americana General Atomics offre all’Ucraina l’acquisto di 2 droni Reaper MQ-9 per solo un dollaro. Secondo the Wall Street Journal, Kiev dovrà spendere altri 10 milioni di dollari per il trasporto e, successivamente, altri 8 milioni di dollari all’anno per la manutenzione. L’offerta, che la scorsa settimana l’amministratore delegato di General Atomics Linden Blue ha fatto all’addetto militare ucraino, includerebbe una centrale di controllo a terra per utilizzare i droni “praticamente ovunque”.

 

– Mikhail Saakashvili ha partecipato in videoconferenza a un’udienza del tribunale e ha mostrato le sue condizioni alla corte. L’ex presidente della Georgia ha perso circa 45 chilogrammi a causa di una malattia. Sua madre ha affermato che Saakashvili è «in pessime condizioni» e «gli può succedere di tutto».


 

– Stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza russa 2018: 269mila; 2019: 498mila; 2020: 656mila; 2021: 735mila; 2022: 691mila

 

– Macron non esclude la possibilità di fornire aerei all’ Ucraina.

 

– Biden dice che gli USAnon daranno F16 a Kiev.

 

– Vučić: La Serbia parteciperà alla ricostruzione delle città in Ucraina dopo la fine del conflitto. Il presidente serbo Alexander Vučić ha detto che la Serbia ha già ricevuto la proposta dell’ambasciatore ucraino Vladimir Tolkach.

 

– Le autorità del Nagorno Karabak dicono che l’ Azerbaigian ha tagliato le forniture di gas provenienti dall’ Armenia.

 

 

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia.

 

 

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Cina

Il ministero cinese incolpa gli USA della guerra in Ucraina

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I commenti della nuova portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning oggi sono stati una dichiarazione ufficiale più definitiva della Cina, affermando la responsabilità degli Stati Uniti e della NATO per la guerra in Ucraina.

 

Si tratta del primo commento della Cina sull’invio di carri armati pesanti da parte dei Paesi della NATO in Ucraina, spinto dall’annuncio del presidente Joe Biden in merito ai carri armati Abrams M1, sebbene non sia stato esplicitamente sollevato.

 

Rispondendo a una domanda della TV nazionale CCTV sull’avvertimento degli Stati Uniti contro alcune società statali cinesi che «potrebbero fornire assistenza di natura economica oltre che militare non letale per lo sforzo bellico della Russia in Ucraina», la portavoce Mao ha risposto che «gli Stati Uniti sono quelli che hanno dato inizio alla crisi ucraina e il principale fattore che l’ha alimentata, e hanno continuato a inviare armi pesanti e d’assalto all’Ucraina, il che ha solo prolungato e intensificato il conflitto. Piuttosto che riflettere sulle proprie azioni, gli Stati Uniti hanno seminato paranoia e puntato il dito contro la Cina. Rifiutiamo tale ricatto infondato e non staremo seduti a guardare gli Stati Uniti danneggiare i diritti e gli interessi legittimi delle società cinesi».

 

«Se gli Stati Uniti vogliono davvero una fine anticipata della crisi e si prendono cura della vita del popolo ucraino, allora devono smettere di inviare armi e trarre profitto dai combattimenti. Gli Stati Uniti devono agire in modo responsabile aiutando la situazione a diminuire il prima possibile e creando l’ambiente e le condizioni necessarie per i colloqui di pace tra le parti interessate», ha concluso.

 

Il portavoce ha anche affermato che «la posizione della Cina sull’Ucraina è stata obiettiva e giusta. Siamo sempre dalla parte della pace e abbiamo svolto un ruolo costruttivo nel promuovere la soluzione politica della crisi ucraina. Non siamo mai uno spettatore e non aggiungeremmo mai benzina sul fuoco, tanto meno sfrutteremmo la crisi», riferendosi alle dichiarazioni dei funzionari del Tesoro degli Stati Uniti secondo cui le società statali cinesi stanno «indirettamente» fornendo assistenza militare e finanziaria alla Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta pubblicamente incolpando la NATO anche per la crisi in Kosovo, e non nasconde il fastidio per l’attività dell’Alleanza Atlantica in Estremo Oriente, ad esempio il coinvolgimento del Giappone nei programmi di guerra cibernetica NATO.

 

Mao Ning ha da poco sostituto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, considerato il capo della fazione della diplomazia cinese più aggressiva (i cosiddetti «wolf warriors»). Di certo chi pensava che il cambio fosse dovuto alla volontà di Pechino di abbassare i toni, ora può iniziare a ricredersi.

 

 

 

 

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Geopolitica

Haiti sprofonda in una nuova ondata di violenza

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Nuova ondata di violenza travolge Haiti, il Paese più povero del mondo piagato da ogni disgrazia – nonché «feudo» delle iniziative dei Clinton.

 

Le uccisioni di gruppo di 14 poliziotti haitiani nell’arco di due settimane hanno scatenato un’ondata di violenza il 26 gennaio in tre dipartimenti del Paese. La violenza, come sempre laggiù, sarebbe ascrivibile da bande di ribelli.

 

Gli episodi di sangue, che hanno paralizzato la capitale Port-au-Prince, sono arrivati in risposta all’attacco del 20 gennaio contro un gruppo di ufficiali nel distretto Petionville di Port-au-Prince, un tempo ritenuto relativamente sicuro, che ha ucciso sette persone, e un secondo attacco cinque giorni dopo alla sottostazione di Liancourt nella valle dell’Artibonite che ha ucciso sei agenti.

 

La banda Gan Grif dietro gli omicidi della polizia ha pubblicato un video provocatorio che mostra un membro della banda che ride in piedi sopra i corpi insanguinati e profanati dei sei agenti uccisi a Liancourt.

 

Nella capitale, i poliziotti ribelli hanno bloccato le strade, sparato in aria con armi automatiche, bruciato pneumatici e assaltato l’abitazione dell’odiato primo ministro non eletto Ariel Henry e attaccato l’aeroporto internazionale di Toussaint Louverture.

 

Le ambasciate di diversi paesi sono state temporaneamente chiuse il 27 gennaio a causa delle violenze. L’ambasciata delle Bahamas, l’unica ambasciata dei Caraibi ad Haiti, ha chiuso definitivamente i battenti. Vari membri della «comunità internazionale, in una situazione in cui letteralmente non c’è nessun governo, nessun Parlamento, e nemmeno un solo funzionario eletto, hanno ostentato esprimere cordoglio per le morti della polizia mentre chiedendo «calma».

 

Ma gli agenti di polizia arrabbiati e i loro leader vogliono sapere che fine hanno fatto le attrezzature, le munizioni e l’addestramento promessi da Stati Uniti, Canada e altri Paesi per dare alla polizia nazionale gli strumenti necessari per affrontare i ben finanziati, armati e bande attrezzate che ora controllano il 60% di Port-au-Prince.

 

L’amministrazione Biden sta spendendo miliardi di dollari per armare l’Ucraina e dichiarare guerra alla Russia. Apparentemente, la vicina Haiti non vale quei soldi. Anzi: come riportato da Renovatio 21, vi sarebbe l’idea nell’amministrazione Biden di deportare gli immigrati di Haiti (che arrivano a frotte ora in USA, sia via confine oramai aperto col Messico sia via mare con le zattere) a Guantanamo, la base americana nell’isola di Cuba.

 

L’ambasciatore Todd Robinson, assistente segretario del Bureau of International Narcotics and Law Enforcement, che è nero, ha effettuato una rapida visita di 24 ore a Port-au-Prince il 27 gennaio, per visitare i terreni di una nuova squadra SWAT che gli Stati Uniti sta creando e per mostrare le armi fornite, ha riferito il Miami Herald il 27 gennaio. L’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale Brian A. Nichols, anch’egli nero, ha promesso in un tweet che gli Stati Uniti «continueranno a imporre costi ai responsabili di questa atroce violenza».

 

Finora, la parola «costi» ha significato l’imposizione di sanzioni a sospetti membri di bande e ai loro finanziatori. In una conferenza stampa del 27 gennaio, il comandante in capo della polizia nazionale haitiana, Franz Elbe, ha annunciato il lancio dell’operazione «Tornado 1» per rispondere alle azioni delle bande contro la popolazione e la polizia.

 

Tuttavia, come riportato da Le Nouvelliste il 28 gennaio, il comandante Elbe ha sottolineato che il ritardo nella consegna di materiale e attrezzature ordinate dal governo per rafforzare la capacità operativa della polizia è un «vincolo» allo svolgimento di alcune operazioni su larga scala che ha pianificato contro le bande.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet il 17 maggio ha descritto la situazione ad Haiti parlando di livelli «inimmaginabili e intollerabili» di violenza armata.

 

Alcuni osservatori vedono Haiti come un «feudo» dei Clinton. Il Paese caraibico negli anni è considerato da alcuni come base per il supposto malaffare umanitario della Fondazione Clinton. Lo ha sostenuto il sito Breitbart e Steve Bannon nel film e nel libro Clinton Cash, di cui hanno pure fatto una versione a fumetti.

 

I Clinton sembrano legati da Haiti da qualcosa di profondo. Bill e Hillary hanno decorato le loro case con l’arte haitiana, e sono volati infinite volte nell’isola dell’estrema povertà. Nel tremendo terremoto dello scorso decennio, i Clinton arrivarono subito a farsi fotografare mentre passano casse di viveri. Guido Bertolaso, dominus della Protezione Civile italiana, vide ciò che stava facendo la Fondazione Clinton ed ebbe a polemizzare, ricevendo la risposta piccata di Hillary.

 

La stessa Hillary, del resto, una volta ammise come i Clinton fossero «una famiglia ossessionata da Haiti». Non è sbagliato, a questo punto, immaginarsi un legame «spirituale», e farsi venire alla mente la questione del vudù.

 

Nel 1975, Bill e Hillary andarono ad Haiti per la luna di miele incontrarono Max Beauvoir, considerato il «papa» del vudù haitiano, anche detto il «re degli Zombi» (per chi non lo sapesse, lo zombi è una parola vudù che significa il corpo posseduto dagli spiriti). Per l’illustre coppia (giovane ma già, ovviamente, immanicatissima), il «re degli Zombi» officiò la cerimonia vuduista, finemente descritta dal Bill nella sua autobiografia My Life:

 

«Gli spiriti arrivarono, e possederono una donna e un uomo… L’uomo si strofinò una torcia sul suo corpo e camminò sui carboni ardenti senza essere bruciato. La donna, nella frenesia, urlava ripetutamente, poi prese un pollo vivo e gli staccò la testa a morsi».

 

Gli spiriti del vudù non sembrano proteggere in alcun modo il Paese dalla sua violenta autodistruzione. Anzi. Proprio come i Clinton…

 

 

 

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