Cina
La Cina dice che la NATO minaccia la pace e la stabilità globale. Xi incontra Orban
La NATO è una minaccia per la pace e la stabilità globali a causa della sua «radicata mentalità da Guerra Fredda e dei suoi pregiudizi ideologici», ha affermato lunedì il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lin Jian.
Durante il quotidiano incontro con la stampa, la testata statunitense Bloomberg ha chiesto a Lin di commentare le recenti notizie secondo cui il blocco militare guidato dagli Stati Uniti sta pianificando di firmare un accordo di cooperazione con Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda in occasione del prossimo vertice NATO a Washington.
Il portavoce ha risposto affermando che la NATO è un «prodotto della Guerra Fredda e la più grande alleanza militare del mondo». Nonostante affermi di essere un’organizzazione regionale e difensiva, il blocco ha continuato a «espandere il suo potere oltre i confini, sfondare le zone di difesa e provocare scontri», ha aggiunto Lin.
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Queste azioni, secondo il portavoce, smascherano la «radicata mentalità da Guerra Fredda e i pregiudizi ideologici della NATO, che sono la vera fonte del rischio che minaccia la pace e la stabilità globali».
«La NATO dovrebbe attenersi al suo posizionamento organizzativo regionale e difensivo, smettere di creare tensioni nell’area Asia-Pacifico, spacciare idee da Guerra Fredda e schierarsi contro altri, e smettere di creare problemi all’Europa e di cercare di creare problemi all’area Asia-Pacifico», ha affermato il portavoce.
I commenti di Lin giungono in un momento in cui la NATO intensifica i suoi sforzi per stabilire relazioni con i paesi dell’area Asia-Pacifico, affermando al contempo di non cercare di espandersi formalmente nella regione.
All’inizio di quest’anno, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha spiegato che il blocco ritiene di dover rispondere al panorama della sicurezza in continua evoluzione in Asia, in particolare a causa della presunta aggressione cinese. «Non si tratta dell’ingresso della NATO in Asia, ma piuttosto del fatto che la Cina si sta avvicinando a noi», ha detto Stoltenberg ai partecipanti all’incontro esclusivo di Davos a gennaio.
Il portavoce del Ministero della Difesa cinese, Wu Quian, aveva risposto definendo le dichiarazioni di Stoltenberg «inappropriate» e descrivendo la NATO come una «macchina da guerra ambulante» che «porta disordine ovunque».
Nel 2021, Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno anche istituito la cosiddetta partnership di sicurezza AUKUS, che mira ad aiutare Canberra ad acquisire sottomarini a propulsione nucleare. Washington ha esteso inviti ad altri paesi dell’Asia-Pacifico, come Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda, per partecipare al progetto.
Il patto AUKUS è stato condannato da Pechino come un tentativo di costruire una «versione Asia-Pacifico della NATO». Il Ministero degli Esteri cinese ha avvertito che tali mosse non fanno che alimentare la “mentalità della Guerra Fredda”, stimolare una corsa agli armamenti e minare la stabilità e la pace regionale.
Parlando ad Hanoi, in Vietnam, il mese scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha anche insistito sul fatto che le aspirazioni della NATO nell’area Asia-Pacifico rappresentano una «minaccia per tutti i paesi della regione, compresa la Federazione Russa». Putin ha giurato che Mosca non permetterà che queste azioni restino senza risposta.
Come riportato da Renovatio 21, la NATO per bocca del suo segretario Jens Stoltenberg aveva dichiarato la Cina come il futuro nemico principale dell’Alleanza Atlantica in quanto minaccia alla sua sicurezza e ai suoi valori, qualsiasi cosa queste parole significhino.
La Cina ha ricambiato attaccando apertis verbis la NATO come fonte delle tensioni in Kosovo e mostrando insofferenza per l’inclusione di Giappone e Corea del Sud nella Difesa Cibernetica NATO.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina di recente ha attaccato anche il G7, trasformato, secondo il portavoce degli Esteri cinesi Lin, in uno strumento dell’egemonia globale USA.
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Le dichiarazioni arrivano proprio quando un leader di un Paese NATO, pur in aperto dissenso rispetto alla postura attuale dell’alleanza, ha visitato a sorpresa Pechino.
Il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il primo ministro ungherese Viktor Orban, che si trovava nella capitale cinese per quella che ha definito una «missione di mantenimento della pace», ha riferito lunedì mattina Xinhua.
«La Cina è una potenza chiave nel creare le condizioni per la pace nella guerra tra Russia e Ucraina. Ecco perché sono venuto a incontrare il presidente Xi a Pechino, appena due mesi dopo la sua visita ufficiale a Budapest», ha scritto Orban in un post su X.
I dettagli dell’incontro devono ancora essere rivelati, ma segue i viaggi di Orban a Kiev e Mosca della scorsa settimana. Il primo ministro ungherese ha definito il viaggio a Pechino una «missione di pace 3.0» al suo arrivo.
Martedì scorso, Orban ha intrapreso un viaggio non annunciato a Kiev, dove ha proposto un «cessate il fuoco rapido» al leader ucraino Vladimir Zelensky. Orban si è poi recato a Mosca per discutere la «via d’uscita più breve» dal conflitto con il presidente russo Vladimir Putin.
Le posizioni di Mosca e Kiev restano molto «distanti», secondo il leader ungherese, che ha osservato che a Zelens’kyj «non sono piaciute» le sue proposte. Nel frattempo, Putin ha ribadito la disponibilità di Mosca a risolvere le ostilità attraverso negoziati, ma ha affermato che la leadership ucraina sembra impegnata a fare la guerra «fino alla fine».
L’incontro tra Orban e Putin ha fatto infuriare alcuni leader dell’UE, mentre Kiev ha espresso rabbia per il fatto che il leader ungherese si sia recato in Russia «senza approvazione o coordinamento con l’Ucraina».
Come riportato da Renovatio 21, Orban poche settimane fa ha dichiarato che l’Ungheria sta rivalutando il suo ruolo nella NATO, poiché non ha intenzione di prendere parte ad azioni che potrebbero coinvolgere gli Stati membri nel conflitto in Ucraina e portare ad uno scontro diretto con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, Orban, dopo aver accusato chi vuole truppe NATO in Ucraina di vivere «in un’altra galassia», la settimana passata ha collegato l’attentato al premier slovacco Roberto Fico con i preparativi di guerra da parte dell’Occidente, che sta perdendo l’egemonia mondiale oltre che la guerra per procura in Ucraina.
Quattro mesi fa Orban, che ha paragonato la UE ad una «parodia dell’URSS», ha incontrato Trump, sul cui ritorno sta scommettendo, considerandolo il solo uomo che può risolvere il disastro mondiale in corso.
Orban a inizio anno aveva inoltre dichiarato che Kiev non è pronta ad entrare nella UE, e che «nessun danaro» può far sì che l’Ungheria accetti immigrati e agenda LGBT. Per le sue posizioni il premier ungherese è stato minacciato dall’ambasciatore omosessuale americano.
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Cina
Il Pentagono: i centri culturali cinesi sono una minaccia alla sicurezza nazionale
Secondo Hegseth, negli ultimi due mesi il dipartimento della Guerra ha «smantellato sistematicamente» 80 nuovi centri culturali finanziati dalla Cina in 30 università, aggiungendo «queste organizzazioni dormienti alla nostra lista di istituzioni che minacciano la nostra sicurezza nazionale». Il funzionario ha affermato che le entità prese di mira avevano cercato di «rubare proprietà intellettuale e di infiltrarsi nelle menti degli studenti americani», ma si è astenuto dal fornire prove concrete. Nel 2020, il Dipartimento di Stato americano ha designato gli Istituti Confucio come «missione estera della Repubblica Popolare Cinese», imponendo a tali istituzioni di fornire regolarmente al governo statunitense informazioni riguardanti il personale cinese, il reclutamento, i finanziamenti e le attività operative. Il Dipartimento di Stato ha descritto i centri culturali finanziati dalla Cina come «parte dei molteplici sforzi di propaganda di Pechino». Più tardi, nello stesso anno, l’allora Segretario di Stato americano Mike Pompeo affermò che i centri stavano lavorando per reclutare «spie e collaboratori» nei college statunitensi, ed espresse la speranza che «riusciremo a chiuderli tutti». All’epoca, il ministero degli Esteri cinese accusò il Pompeo di minare deliberatamente gli scambi culturali ed educativi «screditando gli Istituti Confucio… [per] pregiudizi ideologici e opportunismo politico». Pechino ha esortato Washington ad «abbandonare la mentalità a somma zero della Guerra Fredda… [e a] smettere di interferire con i normali scambi culturali e tra le persone». Anche gli Istituti Confucio di diversi altri paesi occidentali hanno subito pressioni governative negli ultimi anni. Lo scorso anno, i media australiani hanno riportato che sei università locali avevano chiuso centri culturali finanziati da Pechino a seguito delle indagini governative, dimezzando così il numero di tali istituzioni nel paese. Nel 2020, diverse testate giornalistiche, tra cui il Times, hanno affermato che la Svezia era diventata la prima nazione europea a chiudere tutti gli Istituti Confucio e le relative aule. In Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito alcune università hanno interrotto o ridimensionato la collaborazione, mentre i parlamenti e le agenzie di sicurezza hanno chiesto più controlli e maggiore trasparenza sui finanziamenti. Nel Regno Unito il tema è stato legato anche alle norme sulle interferenze straniere. Pechino ha sempre respinto le accuse, sostenendo che gli istituti svolgono solo attività linguistiche e culturali, e ha riorganizzato la gestione affidandola a una fondazione formalmente non governativa.The War Department has designated Confucius Institutes as a threat to our national security. https://t.co/bvMTUBwGei
— Secretary of War Pete Hegseth (@SecWar) October 23, 2026
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Cina
I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore
La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.
Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.
Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.
Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.
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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.
I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.
Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.
Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.
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Immagine generata artificialmente
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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