Connettiti con Renovato 21

Politica

Noi ci dissociamo dalle parole del ministro Di Maio. E dalla realtà italiana che lo ha messo lì

Pubblicato

il

Ci dissociamo dalle parole del ministro degli Esteri Luigi di Maio. Lo facciamo perché al momento è ancora permesso, ma non sappiamo se lo sarà ancora nel prossimo futuro.

 

L’intervento che il capo della Diplomazia italiana ha tenuto martedì 1 marzo sulla trasmissione TV DiMartedì ci è sembrato semplicemente incredibile.

 

Lo stesso conduttore ha rilevato l’incapacità del Di Maio, che sgancia giri di parole che superano quelli dei democristiani della Prima Repubblica, di rispondere ad una semplice domanda: «l’Italia rischia la guerra?»

 

Prendiamo atto che, in barba all’articolo 11 della nostra Costituzione, in barba ai valori pacifisti che credevamo animassero il suo partitino (se esiste ancora, se è mai esistito), egli non abbia risposto semplicemente: no.

 

 

Ci pare grottesca la personalizzazione del conflitto che pare intendere il ministro, che si concentra sulla demonizzazione del presidente della Federazione russa. Putin, Putin, Putin. Continua a ripetere quel nome, quasi desse conforto, perché significherebbe che la situazione non è complessa come appare, è solo colpa di una singola persona cattivissima. Al punto che ci si chiede se siamo davanti ad un’incarnazione ministeriale della profonda filosofia dell’«hastatoputin».

 

Sorvoliamo sulla rivendicazione tutta personale dei 110 milioni di euro che a firma del ministro (quello che aveva «abolito la povertà») finiranno a sostenere il governo ucraino – non vogliamo stare a pensare a quelle povere famiglie italiane che oggi, a causa della catastrofe COVID, non hanno più niente, anzi hanno meno di quello che il loro governo stanzia per gli sfollati ucraini: sono quelli che non possono più entrare in ufficio, mentre un cane potrebbe (riguardo al concetto degli animali superiori alle persone sgradite torneremo più sotto).

 

Ma concentriamoci sul «supporto militare»: non è questo già un atto di guerra? Non è così che potrebbe percepirlo la Russia?

 

Di Maio sostiene che Zelens’kyj ha avuto il 74% dei voti; dimentica però che l’intero assetto politico ucraino, evidentemente non molto stabile, è sortito da quello che in molti definiscono un golpe o una «rivoluzione colorata», un colpo di palazzo guidato da una piazza eterodiretta: Maidan, 2014.

 

Peraltro, riteniamo che tesi del genere non fossero del tutto estranee a elementi al suo partito, che ancora nel 2015 organizzava una «delegazione di pace M5S in Russia e Crimea». Proprio così.

Abbiamo un ministro grillino che si vanta in TV del fatto che «con le sanzioni stiamo facendo collassare l’economia russa». Cioè, mettere in difficoltà 144 milioni di persone – e di riflesso, decine di migliaia di aziende italiane.Cioè, mettere in difficoltà 144 milioni di persone – e di riflesso, decine di migliaia di aziende italiane.

 

Il comunicato, ancora presente su internet, è invecchiato un po’ male, con l’immagine di una bandiera russa che garrisce al fianco di quella del M5S.

 

«Il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto in Parlamento contro le sanzioni imposte alla Russia dall’Unione Europea, misure alle quali ha dato il suo contributo anche il governo italiano e che ad oggi pesano fortemente sul nostro tessuto economico.
Noi consideriamo la Russia un partner commerciale, economico, culturale e storico imprescindibile per l’Europa e per l’Italia, nonché un interlocutore internazionale fondamentale per la risoluzione delle gravi crisi internazionali».

 

Nel documento si scrive delle sanzioni antirusse del dopo-Crimea di «una guerra commerciale per compiacere gli USA».

 

Ora invece abbiamo un ministro grillino che si vanta in TV del fatto che «con le sanzioni stiamo facendo collassare l’economia russa». Cioè, mettere in difficoltà 144 milioni di persone – e di riflesso, decine di migliaia di aziende italiane. «Dobbiamo continuare a colpire la sua economia con le sanzioni», dice il partenopeo ostentando granitica sicurezza nei progetti di «guerra ibrida» à la Biden, dove invece che un’operazione su obbiettivi militari si scatena un bel disastro geoeconomico che piega la popolazione civile e rovina di rimando economie collegate – ad esempio quella dell’Italia, che dal 2014 perde più di un miliardo di euro al mese per l’idiozia delle sanzioni imposte dalla russofobia neocon.

È grottesco che si svicoli alla domanda precisa del conduttore se vi sono missili che possono raggiungere l’Italia con una supercazzola a base di NATO

 

«Il rublo ha perso il 30%, la borsa di Mosca è chiusa da due giorni» esulta il ministro degli Esteri.

 

Il tutto per appagare l’odio per una singola persona, Vladimir Putin, «che vuole la guerra», e che viene definito «atroce». E che quindi va trattato con la forza: «noi non possiamo aspettarci che Putin verrà al tavolo trattandolo con gentilezza». Eccerto: serve la durezza di cui sappiamo capace il politico campano, quella che per forza spaventa Vladimir. La durezza delle sanzioni che, come qualcuno ha avuto il coraggio di rinfacciare a Biden, non sembra che abbiano funzionato molto: ma forse alla Farnesina la notizia non è arrivata.

 

È grottesco che si svicoli alla domanda precisa del conduttore se vi sono missili che possono raggiungere l’Italia con una supercazzola a base di NATO, la cui appartenenza capiamo essere, ora, un grande valore per questo peso massimodel Movimento 5 Stelle.

 

Apprendiamo da Giggino che in Ucraina «ci sono giovani che sognano di entrare nell’Unione Europa, c’è un popolo che sogna di entrare nella NATO». Il sogno giovanile di entrare nella NATO, ammettiamo, ci mancava.

 

Per raccontarcelo, parte anche la geremiade sul fatto che «non è ancora chiaro il livello di atrocità». Non bisogna credere, insomma, che i russi stiano attaccando solo obbiettivi militari, come sembra a tutti, nonostante la propaganda occidentale filoucraina.

Ci dissociamo da quanto dice il ministro. Ci vergogniamo anche, molto. E ci stropicciamo gli occhi di continuo

 

Il ministro parla di corridoi umanitari per «bambini, tanti malati oncologici, tante donne ferite» a cui l’Italia offrirà ospitalità e cure. Non sono compresi, nell’accorato discorso del ministro, i cittadini ucraini maschi dai 18 ai 60 anni, perché per legge non è ora possibile per loro lasciare il Paese: devono essere utilizzati come carne da cannone contro l’esercito russo, con buona pace dell’obiezione di coscienza, del pacifismo, della libertà, dei diritti dei rifugiati e bla bla bla. Qualcuno dovrebbe informare il ragazzo: una vedova ucraina che fugge con il figlio 18enne, dopo il confine rimarrà sola – magari con la nonna e un altro figlio piccolo a cui badare.

 

Quel bel 18enne mandato (con o senza «sogno della NATO») a sparare con un fucile che non ha avuto in mano si può ritrovare morto in pochi secondi – perché dall’altra parte ci sono militari professionisti. Tuttavia, la foto da mandare ai social potrebbe essere perfetta, pronta per essere data in pasto ai social, per ricattare moralmente l’Occidente a combattere la guerra al posto dell’Ucraina.

 

È lecito chiedersi se vi sia del malanimo per via di quel commento che il ministero degli Esteri russo aveva fatto sul Di Maio pochi giorni fa, dopo un Question Time di Di Maio in parlamento, a poche ore peraltro da un incontro a Mosca.

 

«La diplomazia è stata inventata solo per risolvere situazioni di conflitto e alleviare la tensione, e non per viaggi vuoti in giro per i Paesi ad assaggiare piatti esotici ai ricevimenti di gala» aveva detto il ministero di Lavrov. No, non ci sono precedenti ad uno sfottò come questo. Ma non dovrebbe far ridere: dovremmo piangere per come a quanto pare viene percepita la nostra diplomazia. Non è innaturale se uno se la prende.

 

In realtà, dei sentimenti feriti del ministro non ci importa nulla.

 

Quello che ci preme e dissociarci completamente da ciò che ha detto, che potrà rappresentare l’opinione della NATO, della UE, di George Soros, dei giornali di sistema e del governo Draghi con tutte le sue appendici partitiche, ma rappresenta in nessun modo il pensiero di una larga parte della popolazione italiana, che ha subito per un biennio le balle pandemiche e il calpestamento dei propri diritti e della propria vita, e che ora non è disposta a bersi la propaganda insulsa riguardo il conflitto in corso.

 

Una domanda tecnica, che rivolgiamo a tutti (al governo, ai partiti, agli elettori di Pomigliano d’Arco): com’è possibile che la Russia possa riavviare incontri diplomatici con questo?

In realtà vorremmo dissociarci non solo dalle parole di Di Maio, ma dalla realtà italiana che lo ha messo lì: come siamo finiti a questo punto?

 

Uno che, sghignazzando, dice in diretta sulla TV nazionale che «tra Putin e un animale c’è un abisso»?

 

Ci dissociamo da quanto dice il ministro. Ci vergogniamo anche, molto. E ci stropicciamo gli occhi di continuo.

 

Perché in realtà vorremmo dissociarci non solo dalle parole di Di Maio, ma dalla realtà italiana che lo ha messo lì: come siamo finiti a questo punto?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Immagine screenshot da Youtube

 

Bioetica

Aborto negli Stati Uniti: l’Europa vuole salvare il soldato Biden

Pubblicato

il

Da

Mentre negli Stati Uniti imperversa la messa in discussione di un presunto diritto all’aborto, dopo la storica decisione della Corte Suprema di annullare la sentenza Roe vs. Wade, il Parlamento Europeo ha appena votato una mozione di denuncia delle «minacce» contro la salute riproduttiva delle donne d’oltreoceano.

 

 

La vediamo il più delle volte al seguito dello zio Sam, ma quando si tratta di farsi paladina dei valori progressisti, la vecchia Europa non esita a prendere in mano la bacchetta, pronta a dare lezioni contro i conservatori di ogni tipo.

 

Così, l’8 giugno 2022, il Parlamento europeo ha convocato un dibattito evocativo sul tema : «Minacce contro il diritto all’aborto nel mondo: la possibile messa in discussione del diritto all’aborto negli Stati Uniti da parte della Corte Suprema».

 

Nel mirino della censura di Strasburgo: il progetto esaminato dalla più alta corte d’oltre Atlantico, volto a contestare l’attuale giurisprudenza sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nel Paese a stelle e strisce, e che da allora ha preso corpo dopo la pubblicazione della sentenza Dobbs da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.

 

Il quadro per la risoluzione europea è stato redatto dal deputato Predrag Fred Matic – autore del disastroso rapporto omonimo – e da una trentina di parlamentari.

 

Il loro obiettivo: sostenere la politica dell’amministrazione Biden – attualmente in una posizione delicata nell’opinione pubblica americana – invitando l’Unione Europea (UE) e i suoi Stati membri a «iscrivere il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea» (punto 24).

 

Il testo parlamentare non esita a dichiararsi «profondamente preoccupato per le potenziali conseguenze per i diritti delle donne nel mondo, se la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltasse Roe vs. Wade» (paragrafo 16).

 

Non sorprende che la risoluzione sia stata adottata il 9 giugno con 364 voti favorevoli, 154 contrari e 37 astensioni. Gli eurodeputati di Renew (centristi), S&D (sinistra) e The Left (estrema sinistra) hanno votato a favore del testo, mentre il gruppo PPE (destra) è rimasto diviso sulla questione.

 

Gli eurodeputati appartenenti alle formazioni più conservatrici (ECR e ID) hanno votato contro, protestando contro le ingerenze delle istituzioni europee: «Quello che sta succedendo qui è un’enorme irregolarità», ha dichiarato Margarita de la Pisa Carrión, a nome ECR.

 

E per aggiungere contro dei deputati progressisti: «Cosa pretendete di fare? Essere al di sopra della giurisdizione americana? Interferire illegalmente in un sistema legale democratico? È vergognoso e screditante per l’istituzione che rappresentate».

 

Ma non è detto che la risoluzione europea avrà l’effetto migliore: a pochi mesi dalle cruciali elezioni di metà mandato, che Joe Biden al momento non sembra poter vincere, l’ingerenza dei deputati di Strasburgo potrebbe non essere gradita dall’opinione americana, sensibile in materia.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

Continua a leggere

Bioetica

Aborto in USA, il nulla di Salvini e Meloni

Pubblicato

il

Da

La Corte Suprema USA ha infine davvero democratizzato l’aborto: stabilendo che esso non ha alcuna copertura costituzionale, come invece avevano stabilito i giudici supremi nel 1973 con la sentenza Roe v. Wade, viene rimandata la decisione ai singoli Stati, le cui legislazioni potranno ritenersi libere di fare ciò che vogliono gli elettori: l’aborto non è più un diritto considerato implicito alla Costituzione USA, quindi è una questione di scelta politica, di democrazia.

 

Per quanto Renovatio 21 abbia una prospettiva diversa da coloro che ora lanciano coriandoli e suonano trombette – e lo scriveremo in un prossimo articolo – , il cambiamento è epocale.

 

L’aborto USA, che seguiva le legalizzazioni scandinave e britanniche, diede la stura a tante altre legislazioni, come la Francia (1976) e l’Italia (1978).

 

Evitare anche solo di immaginare – di sognare – che una simile inversione di tendenza possa voler dire anche di un semplice cambiamento nell’opinione pubblica delle varie nazioni è uno sforzo non da poco per i politici della destra italiana ed europea.

 

Tuttavia, siccome sono bravi, ci riescono benissimo.

 

Eccovi Matteo Salvini: «Credo nel valore della vita, dall’inizio alla fine, ma  a proposito di gravidanza l’ultima parola spetta sempre alla donna».

 

Eccezionale: una captatio benevolentiae vetero catto-biotica (e notate che manca la parola «concepimento», come pure la parola «naturale), e poi il vero succo del pensiero (del non-pensiero): l’ultima parola spetta alle donne, chiaramente, non ai bambini uccisi – tra cui vi sono pure, ricordiamo, milioni e milioni di donne.

 

È il vecchio trucco radicale di fine anni Settanta: sposta il focus della cosa sulle donna, cavalca il femminismo (tornato artificialmente a rombare negli ultimi anni), sposta completamente l’attenzione dalla vera vittima di questa aberrazione genocida: il bambino innocente.

 

Ecco: Salvini ci casca in pieno. Avrà i suoi motivi, e sotto magari tentiamo pure di dire quali siano. Intanto, comunque, restiamo in attesa di altre dichiarazioni simili: «Credo nella difesa dalle rapine in casa, ma l’ultima parola spetta sempre al rapinatore». «Credo nell’orrore dell’immigrazione clandestina, ma l’ultima parola spetta sempre a migranti e scafisti».

 

Facciamo un giro oltr’alpe per sentire cosa pensa l’amicona di Matteo, la Marine Le Pen, presidenzialmente eternamente schiantata: la figlia d’arte da sapere di «non volersi immischiare negli affari di altri» Paesi. Del resto, la Le Pen non si è mai gettata a capofitto contro l’aborto.

 

Segue la capo-partito italiota favorita di tutti (dei sondaggi, dei giornalisti, degli americani) Giorgia Meloni: «stamane chiarisce che “vaneggia” chi, pur di attaccarla, pensa che il suo partito lavori all’abolizione della legge» 194, scrive l’ANSA. La capa di FdI non ammette paragoni con gli USA (dove i feti trucidati forse sono differenti, di un’altra specie): «Chi lo fa, probabilmente, è in malafede o ha obiettivi ideologici».

 

Fratelli d’Italia «continuerà semplicemente a chiedere, e a operare, perché venga applicata la prima parte della 194, relativa alla prevenzione, e per dare alle donne che lo volessero una possibilità di scelta diversa da quella, troppo spesso obbligata, dell’aborto».

 

Capito? La legge abortista, che ha causato qualche milione di italiani morti (5, 6, 7 milioni? Facciamo anche 8 con gli embrioni distrutti dalla legge provetta 40 seguita alla 194?) non si tocca. E pazienza se tra quelle milionate c’erano chissà quanti elettori del partito, che peraltro si batte contro l’immigrazione che, mamma che coincidenza, sul suolo patrio ha fatto sbarcare 5,6,7 milioni di individui.

 

Dovete capire che non è che ci scandalizziamo: la storia della «194 buona legge» che «va difesa», perché da «applicare in tutte le sue parti» la abbiamo sentita tante volte in bocca ai cattolici – o meglio, in bocca ai «democristiani», e ai loro discendenti dentro e fuori dal Parlamento.

 

In realtà, la difesa della 194 l’hanno inventata proprio loro: del resto è una loro legge, varata e firmata nel 1978 da un governo democristiano (premier: Andreotti) come compromesso con le pressioni dei partiti della «modernità». Buffo, Moro era stato rapito e trucidato poco prima, la DC scelse la linea no-compromise. Per lo sterminio dei feti, invece, ecco pronto il «male minore».

 

Ora, dovete comprendere che non si tratta solo di una decisione digerita all’epoca da eunuchi arraffatori democristiani. Essi non avevano l’autonomia di pensiero e di palle per una decisione simile. Ad essi la cosa non interessa più di tanto, interessa la poltrona.

 

La decisione di non toccare la 194, con estrema probabilità, è stata presa molto più in alto – è stata presa addentro il Sacro Palazzo.

 

Nel 2008, il cardinale Ruini, allora capo della CEI ebbe a ripeterlo: la 194, quella legge che consente il sacrificio di bimbi innocenti che sono Imago Dei, mica va abolita, va «migliorata». Andò nella trasmissione televisiva di Giuliano Ferrara (all’epoca assurto a ruolo di vate mistico dell’embrione) a dire che «la Chiesa non si muoverà contro la 194».

 

In TV il cardinale modenese andò a fondo, dichiarando di pensare che l’aborto «sopprima un essere umano vivente. Non uso la parola omicidio, ma per essere chiari e non confondere la realtà non si deve nemmeno parlare di interruzione volontaria di gravidanza».

 

Insomma, grigio. Uccidere un bambino nel ventre di sua madre non è omicidio: è soppressione di «un essere umano vivente». Voi davvero credevate che il linguaggio orwelliano lo avessero inventato durante il COVID?

 

(Caro lettore laico, ebbene sì, accetta la realtà che mai nessuno ha osato dirti: l’aborto in questo Paese l’hanno creato e mantenuto i «cattolici», i democristiani e una pretaglia gerarchicamente assortita)

 

Ebbene, ora vi è chiaro da dove arriva il non-pensiero di Salvini e Meloni.

 

Non hanno fatto nemmeno la fatica di farci una pensata, di sentire qualcuno dei loro (scusate, ma non era pieno di cattolici, anche tradizionalisti, fatti deputati e ministri, a fianco di Salvini?) per articolare meglio un pensiero, che quantomeno lasciasse aperta la porta per spiare quello che potrebbe essere, ripetiamo, un cambiamento epocale anche elettorale.

 

Macché. Nulla. Nessun pensiero, perché non c’è nessuna voglia di disturbare il manovratore, né la Chiesa, che in termini di voti non vale più nulla ma non si sa mai.

 

Quindi, la cosa migliore da fare è copincollare i vecchi compitini catto-pannelliani, le donne con «l’ultima parola», e la 194 «da applicare» nella sua interezza. È usato sicuro. Contenuto politico DOC, anzi DOP.

 

Eccovi la reazione della destra italiana (ed europea) davanti ad un possibile cambio di paradigma mondiale, storico – in realtà, cosmico, metastorico – in corso: il nulla.

 

Quindi, chiediamo ai lettori: c’è ancora qualcuno fra voi che è disposto a dar loro il voto?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Politica

I repubblicani del Texas dichiarano Biden «non legittimamente eletto»

Pubblicato

il

Da

Durante la prima convention di persona del partito dal 2018 i repubblicani del Texas hanno adottato un punto di programma sulla loro piattaforma dichiarando illegittime le elezioni del 2020 del democratico Joe Biden come presidente degli Stati Uniti.

 

«Respingiamo i risultati certificati delle elezioni presidenziali del 2020 e riteniamo che il presidente ad interim Joseph Robinette Biden Jr. non sia stato legittimamente eletto dal popolo degli Stati Uniti», si legge nella risoluzione, approvata a voce. 

 

«Noi crediamo che le elezioni 2020 abbiano violato l’articolo 1 e 2 della Costituzione USA, che vari segretari di Stato abbiano illegalmente circonvenuto in molteplici modi le legislature dei loro Stati nella conduzione delle elezioni, incluso il permesso di ricevere schede elettorali dopo il 3 novembre 2020» dice senza mezzi termini il documento dei repubblicani texani.

 

«Noi crediamo che una frode elettorale sostanziale in aree metropolitane chiave abbia significativamente avuto impatto sui risultati in cinque Stati chiave in favore di Joseph Robinette Biden Jr».

 

«Noi rigettiamo i risultati certificati delle elezioni presidenziali 2020, e consideriamo che l’attuale presidente Joseph Robinette Biden Jr. non è stato legittimamente eletto dal popolo degli Stati Uniti. Sollecitiamo con forza tutti i repubblicani a lavorare per assicurare l’integrità delle elezioni e di andare a votare nel novembre 2022, portando amici e famigliari, facendo volontariato per i repubblicani locali, battendo ogni possibile frode»

 

La maggior parte dei repubblicani ritiene che le elezioni del 2020 siano state rubate, con un recente sondaggio che indica che sette su 10 sono convinti che Biden sia un presidente illegittimo nonostante quasi due anni di messaggi ininterrotti contrari.

 

Secondo Politifact, il tentativo di fare fact-checking delle convinzioni di coloro che credono che le elezioni siano state rubate li ha solo portati a tenersi più stretti a quelle convinzioni. 

 

Biden ha ricevuto ufficialmente 7 milioni di voti in più rispetto a Trump, portando 306 voti del Collegio elettorale contro i 270 di Trump. 

 

I punti di programma della piattaforma del Partito Repubblicano non sono giuridicamente vincolanti e i candidati non sono tenuti a giurare loro fedeltà per correre sotto la bandiera del partito. In generale, riflettono i desideri dei membri più attivisti del partito, quelli che si presentano alle sue convenzioni semestrali per far sentire le loro opinioni. 

 

Oltre a denunciare l’elezione di Biden come falsa, i repubblicani del Texas hanno anche votato per dichiarare l’omosessualità una «scelta di vita anormale» e il disturbo dell’identità di genere una  «condizione di salute mentale genuina ed estremamente rara», mentre dichiarano che gli scolari dovrebbero «imparare l’umanità dei bambini non nati».

 

Ulteriori misure includono la limitazione delle capacità del governo di regolamentare il possesso di armi o di modificare il numero dei giudici della Corte Suprema, l’abolizione dell’imposta federale sul reddito e la chiusura della Federal Reserve.

 

 

 

 

Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

Continua a leggere

Più popolari