Connettiti con Renovato 21

Bioetica

Regione russa vieta la «propaganda sull’aborto»

Pubblicato

il

La Repubblica di Mordovia è diventata la prima regione in Russia a vietare ufficialmente la promozione dell’aborto dopo che giovedì il legislatore locale ha  approvato una legge che introduce sanzioni amministrative per incoraggiare l’interruzione artificiale di una gravidanza. Lo riporta il sito governativo russo RT.

 

Gli autori della legislazione sostengono che gli aborti influivano negativamente sulla salute di una donna e hanno notato che un gran numero di interruzioni di gravidanza era una delle principali cause di bassi tassi di natalità.

 

La legge definisce l’induzione all’aborto come il costringere una donna incinta a compiere questo atto attraverso la persuasione, l’offerta, la corruzione, l’inganno, la richiesta o l’imposizione o la fornitura alla donna di informazioni classificate come «propaganda dell’aborto». Anche cercare di far sì che i parenti di una donna la incoraggino ad interrompere una gravidanza è stato reso illegale.

 

I cittadini russi in Mordovia che violeranno questa legge, che entrerà in vigore dieci giorni dopo la sua pubblicazione, dovranno affrontare sanzioni amministrative che vanno da 5.000 a 10.000 rubli (47-94 euro). I cittadini stranieri dovrebbero pagare tra 10.000 e 20.000 rubli (94-186 euro) e le persone giuridiche dovrebbero pagare fino a 200.000 rubli (1860 euro).

 

Nell’atto si annota che l’illecito amministrativo si considererà commesso anche se la donna in questione non ha finito per interrompere la gravidanza.

 

Una nota a piè di pagina della normativa afferma, tuttavia, che un medico che informa una donna sulle indicazioni mediche per un’interruzione artificiale della gravidanza non rientra nella «coercizione per un aborto».

 

Il capo della anticamente detta Repubblica dei Mordovini, Artem Zdunov, ha dichiarato all’inizio di questa settimana che la regione era nella «zona rossa» in termini di tassi di natalità e ha attribuito la situazione al gran numero di residenti che avevano lasciato la repubblica negli ultimi anni, nonché al «buchi demografici» lasciati dalla seconda guerra mondiale e dagli anni ’90.

 

La repubblica russa, che si trova a circa 500 km a Est della capitale Mosca, ha attualmente una popolazione di poco più di 771.000 persone, secondo un sondaggio del 2023. Solo cinque anni fa, c’erano ufficialmente oltre 805.000 persone che vivevano nella regione.

 

Annunciando la nuova legislazione sul suo canale Telegram ufficiale, lo Zdunov ha osservato che l’iniziativa è stata accolta favorevolmente sia dalle organizzazioni religiose che da quelle pubbliche della Mordovia.

 

«Il numero di aborti nella repubblica sta diminuendo. Cinque cliniche private hanno già rifiutato volontariamente i servizi per l’interruzione artificiale della gravidanza», ha aggiunto il capo della Repubblica dei Mordovini (la massima carica si chiama qui Glava, «capo», e non più «presidente»).

 

C’è da notare di come, pur colpendo la pubblicità all’aborto, la legislazione non colpisca l’aborto in sé. L’aborto in Russia è legale come procedura elettiva fino alla dodicesima settimana di gravidanza, e in circostanze speciali nelle fasi successive.

 

Dopo la conquista della Russia da parte dei bolscevichi, nel 1920 la Repubblica Sovietica Russa sotto Lenin divenne il primo paese al mondo nell’era moderna a consentire l’aborto in tutte le circostanze, ma nel corso del XX secolo la legalità dell’aborto è cambiata maggiormente più di una volta, con il divieto di aborto incondizionato che fu nuovamente emanato sotto Stalin dal 1936 al 1955. Da allora fu di nuovo legalizzato.

 

Gli aborti russi hanno raggiunto il picco a metà degli anni Sessanta, con un totale di 5.463.300 di bambini russi uccisi nel grembo materno nel solo 1965.

 

In tutta l’Unione Sovietica, dalla sua legalizzazione, fino alla caduta dell’Unione Sovietica nel 1990, si sarebbero verificati oltre 260 milioni di aborti.

 

Nel 2009, la Russia ha registrato 1,2 milioni di aborti, su una popolazione di 143 milioni di persone. Nel 2020 la Russia aveva ridotto il numero di aborti a 450 mila.

 

Anche l’utero in affitto è legale in Russia, con una legislazione particolarmente permissiva che l’aveva resa, fino a poco fa, una meta del cosiddetto «turismo della fertilità».

 

Come riportato da Renovatio 21, nel corso del 2022 la camera bassa del Parlamento russo, la Duma di Stato, ha approvato un disegno di legge per impedire agli stranieri di utilizzare madri surrogate russe.

 

 

 

 

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.

 

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Il Tempio Satanico afferma che l’aborto fa parte della loro religione. Cosa potrebbe pensarne il governo italiano?

Pubblicato

il

Da

Il gruppo gruppo noto come Satanic Temple sta continuando i tentativi di revocare il divieto di aborto negli stati pro-vita intentando azioni legali sostenendo che l’aborto è parte della loro religione.

 

Il Tempio Satanico (noto anche con l’acronimo TST), è un’organizzazione no-profit con sede a Salem, Massachusetts, nota per le sue iniziative di grande visibilità.

 

Il Tempio Satanico ora ha intentato cause legali negli Stato del Missouri, Indiana, Texas e Idaho, ma finora esse non hanno avuto successo. Ciò non ha impedito all’organizzazione, che ha fatto notizia, di cercare nuove cause legali sulla libertà religiosa per fermare il divieto di aborto, secondo il suo sito web.

 

Il gruppo non evita le polemiche. Recentemente ha fatto notizia per aver allestito per Natale, nel Campidoglio dell’Iowa un altarino satanico con una testa di capra montata sopra vesti rosso sangue – una rappresentazione del demonio-Bafometto che ha condiviso lo spazio con un’esposizione natalizia finché non è stata decapitata da un veterano dell’esercito USA, ora accusato di crimine d’odio.

Sostieni Renovatio 21

Il Tempio Satanico ha creato un rituale di aborto che, a suo avviso, esenterà le donne dalle leggi dei loro Stati, riporta Epoch Times. Il rituale, insieme alla nuova clinica per aborti della TST nel Nuovo Messico, è stato presentato con entusiasmo sulla rivista Cosmopolitan di novembre.

 

La clinica del Tempio Satanico è stata chiamata Samuel Alito’s Mom’s Satanic Abortion Clinic, una presa per i fondelli del giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha scritto l’opinione della maggioranza nel caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization che ha ribaltato la controversa sentenza Roe v. Wade che più di cinquanta anni fa aveva dato il via all’era dell’aborto libero in America, e ai conseguenti milioni di bambini assassinati nel grembo materno, un vero genocidio spacciato come «diritto della donna»..

 

Il rituale dell’aborto del Satanic Temple prevede la recitazione di due principi del gruppo e rafforza l’idea di «autonomia corporea» cara alle femministe e al goscismo generico, anche se ne sono totalmente dimenticati al momento dell’obbligo vaccinale mRNA. Del resto, ricordiamo en passant, agli incontri del Tempio Satanico si entra solo se plurivaccinati, mascherinati e greenpassati: è ci mancherebbe che non fosse così.

 

Il sito web del TST afferma che esso si basa su diversi argomenti legali: negare ai membri l’accesso all’aborto viola il loro diritto religioso di partecipare a un rituale di aborto satanico; che costringere qualcuno a portare in grembo un figlio non desiderato equivale a confiscare l’utero di una donna senza compenso; e che la gravidanza forzata è simile alla servitù, in violazione del 13° Emendamento, che abolisce la schiavitù.

 

Nel caso dell’Indiana, il gruppo sostiene che le restrizioni sull’aborto criminalizzano gli aborti derivanti dal sesso protetto e creano una classe di persone discriminate perché viene loro negato l’aborto.

 

«Il rituale satanico dell’aborto è un rituale di distruzione che funge da rito protettivo», afferma il sito web del gruppo satanista. «Il suo scopo è quello di eliminare le nozioni di colpa, vergogna e disagio mentale che una paziente potrebbe provare a causa della scelta di sottoporsi a un aborto legale e sicuro dal punto di vista medico».

 

Un’idea non dissimile a quella che, in ambito femminista, veniva praticata anche dalle attiviste nostrane prima della legge 194/78.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel libro Aborto, facciamolo da noi (Napoleone editore, 1975), si racconta che durante gli aborti clandestini e illegali, alla donna le femministe fornivano uno specchio con il quale ella deve assistere all’operazione di aborto; alla figlicida non era poi risparmiato lo scempio della visione dei resti della sua discendenza squartatale in grembo.

 

Sono infatti citati, tra i «materiali annessi», «UNO SPECCHIO, permette alla donna che abortisce di vedere la propria vagina e il collo dell’utero; ciò è estremamente importante perché la donna può conoscere la sua anatomia interna e liberarsi dal complesso di dover pensare ai suoi organi come a qualcosa di misterioso e in fondo di sporco; in questo modo può anche capire e seguire meglio l’intervento» e quindi «UN PASSINO (colino) grande in metallo; serve per esaminare ciò che si è aspirato nel boccale versando in esso il contenuto e facendovi scorrere sopra dell’acqua: il sangue coagulato cola via e rimangono solo residui di membrana, di placenta e di embrione» (p.80).

 

Poi «si versa il contenuto del boccale in un colino (passino) e vi si fa scorrere sopra dell’acqua per eliminare i coaguli di sangue, si rimesta bene con le mani per cercare eventuali pezzetti di cartilagine che si distinguono dalla membrana e dalla placenta per essere duri al tatto e lucidi. (…) Si versano poi membrane e placenta nel boccale pieno di acqua e lo si fa vedere alla donna» (pp.81-86)

Aiuta Renovatio 21

Erano previste quindi riunioni dove «le donne socializzano le loro esperienze, discutono insieme, prendono coscienza, cambiano atteggiamento nei confronti dell’aborto, non più vissuto come angoscioso problema «privato», e si crea molto spesso tra tutte, chi lo “esegue” e chi lo “subisce” una solidarietà e una collaborazione tra donne» (p.96).

 

Insomma, una pratica con una sua determinata ritualità.

 

L’autrice del testo, Eugenia Roccella, un passato tra i radicali, PDL e il partito scissionista biodegradabile NCD, rieletta in Parlamento per Fratelli d’Italia nel 2022, ora è diventata, in quota network democristiano cooptato dal nuovo potere, ministro della Famiglia per il governo di Giorgia Meloni.

 

La posizione abortista della Meloni, che viene da un partito che a suo tempo avversò l’aborto di Stato nel 1978, è stata notificata al pubblico in più occasioni, anche per interposta persona, e in maniera solenne nel suo discorso alle Camere allo start del suo governo: è il momento che su Renovatio 21 abbiamo chiamato «inchino a Moloch».

 

Moloch, Satana: di quello si parla.

 

L’aborto in Italia è divenuto e resta un «diritto» senza bisogno di Tempio Satanico. Forse perché abbiamo un Tempio di Moloch installato nel governo?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

Continua a leggere

Bioetica

La Bioetica discute del sesso come di un «diritto umano» che lo Stato dovrebbe sovvenzionare

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.   Negli ultimi anni alcuni bioeticisti hanno affrontato il tema spinoso del diritto al piacere sessuale. Le persone con disabilità spesso non possono sperimentarlo. Si tratta di una violazione dei loro diritti umani?   Recentemente il Journal of Medical Ethics ha pubblicato un articolo di un accademico svedese, Jon Wittrock, che ha creato una struttura per risolvere questo problema. Egli presuppone che la dignità umana sia grosso modo sinonimo di autonomia.   Quindi esamina quattro dimensioni dell’autonomia: «libertà (libertà dalla minaccia e dalla coercizione), opportunità (opzioni tra cui scegliere), capacità (ciò che un agente è capace di fare) e autenticità (la misura in cui le scelte sono autentiche)».   L’autenticità sessuale è il fine ultimo del diritto al piacere sessuale.   Wittrock raccomanda una serie di strategie egualitarie per aiutare le persone con disabilità a esercitare il loro diritto al piacere sessuale, tutte piuttosto controverse:  
  • Distribuzione di informazioni di base standardizzate a tutti gli alunni di una determinata fascia di età
 
  • Diritto all’educazione sessuale, alla consulenza sovvenzionata e alla terapia di coppia
 
  • Assistenza nello sviluppo delle capacità sessuali da parte di doule sessuali o surrogati sessuali
 
  • Campagne che promuovono il piacere condiviso, diffondendo ampiamente le informazioni attraverso la radiodiffusione pubblica
 
  • Sussidi per l’assistenza sessuale per tutti gli adulti; può essere utilizzata per consulenza, terapia, consulenza sanitaria e, se legalmente appropriato e ritenuto moralmente accettabile, lavoro sessuale retribuito
 
  • Sovvenzionare l’accesso all’assistenza meccanica o a operatori sanitari qualificati che aiutano la masturbazione
 
  • Accesso a rappresentazioni realistiche di una gamma più ampia di norme ed esperienze sessuali attraverso la radiodiffusione pubblica; sovvenzionare e regolamentare app di incontri giuste e accessibili
    Michael Cook   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Bioetica

Bioeticisti tedeschi: abolire l’obiezione di coscienza per tutelare il diritto all’aborto

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

La battaglia contro l’obiezione di coscienza (CO) continua. Sul sito web di BMC Medical Ethics è appena stato pubblicato un articolo di tre bioeticisti dell’Università di Aquisgrana in Germania che sostengono che la CO2 deve essere bandita.

 

Hanno esaminato le esperienze delle donne in una città tedesca di circa 250.000 abitanti. Hanno scoperto che le donne che cercavano di abortire spesso incontravano difficoltà nel procedere con l’aborto, soprattutto dopo il primo trimestre. Raccomandano che «sia istituito un quadro normativo per monitorare la pratica della CO e limitarne la pratica, se necessario».

 

I ricercatori ritengono che il rinvio obbligatorio sia inefficace. Solo la rimozione del diritto alla CO, come è successo in Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia e Svezia, risolverà il problema.

 

Concludono: «l’obiezione di coscienza forse impone ostacoli sia alla fornitura dell’aborto precoce che tardivo e soprattutto nelle ultime fasi procedurali, il che da un punto di vista etico è particolarmente problematico. Obbligare gli ospedali a partecipare ai servizi di aborto in Germania ha il potenziale per prevenire gli impatti negativi dell’obiezione di coscienza sui diritti delle donne a livello individuale e strutturale».

 

Michael Cook

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

Continua a leggere

Più popolari