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Bioetica

I rapporti tra il traffico di esseri umani e la multinazionale dell’aborto

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I sopravvissuti alla tratta di esseri umani affermano che i trafficanti hanno utilizzato Planned Parenthood per ottenere contraccettivi e aborti senza essere disturbati. Studi recenti confermano i collegamenti tra le vittime della tratta di esseri umani e la catena multimiliardaria dell’aborto.

 

Ann andava spesso alla Planned Parenthood (PP) con il suo trafficante per procurarsi contraccettivi o abortire. Questa sopravvissuta al traffico sessuale ha raccontato ai ricercatori di uno studio come il suo aggressore abbia stretto amicizia con i lavoratori della PP in modo che non gli chiedessero delle molte ragazze che ha portato lì.

 

«Andavo spesso alla PP. Portava lì tutte le sue figlie», ha detto. «Si faceva chiamare Benny e non sapevamo chi fosse. Diceva che eravamo sorelle o amiche». Secondo Live Action News, la storia di Ann è una delle tante che legano le vittime della tratta alla PP, la catena dell’aborto che riceve centinaia di milioni di dollari dei contribuenti ogni anno.

 

Il rapporto cita tre studi recenti, tra cui uno a cui ha partecipato Ann, pubblicato sul Journal of Human Trafficking, che dimostra l’esistenza di questo legame.

 

Secondo Live Action, molti sopravvissuti hanno detto che gli sfruttatori li portano alla PP perché nessuno fa domande. Ann ha spiegato che il suo aggressore mentiva sulla sua relazione con le sue vittime e che «non è stato interrogato al riguardo».

 

«Quando siamo andati lì, ci ha accompagnato», ricorda. «Quando gli veniva chiesto di lasciare la sala d’esame, diceva: “Voglio assicurarmi che sia trattata bene”. Mi è stato solo chiesto se mi andava bene che rimanesse, a cui ha sempre risposto affermativamente».

 

Un’altra vittima, Beverly, ha detto agli investigatori di aver visitato la PP «molto spesso» durante gli otto anni in cui è stata vittima della tratta. Secondo lo studio, PP è «la clinica sanitaria di comunità più visitata» dalle vittime della tratta. Uno studio pubblicato nel 2014 ha rilevato che le vittime «hanno avuto contatti significativi con centri di trattamento clinico, molto spesso cliniche PP»: circa il 30% ha visitato un centro PP durante la tratta.

 

Live Action News ha riportato anche uno studio del 2017 condotto presso la prigione di Rikers Island, che ha classificato la PP tra i luoghi più visitati dalle vittime della tratta. Circa tre quarti dei partecipanti allo studio hanno affermato di aver visitato una «clinica di comunità» mentre subivano abusi e «tutte tranne una si erano recate alla PP».

 

Le vittime hanno affermato che il canale dell’aborto è «gratuito» e «comodo», suggerendo che i loro operatori non erano preoccupati di essere denunciati. Per legge, qualsiasi operatore sanitario è tenuto a segnalare alle autorità sospetti abusi su minori di 18 anni e alcune delle vittime della tratta di esseri umani negli studi erano minorenni.

 

Parlando del suo tempo «per strada», Laura spiega: «Sono stata in ospedali, cliniche di cure urgenti, cliniche per la salute delle donne e da medici privati. Nessuno mi ha mai fatto domande quando sono andata in una clinica… ho preso dei contraccettivi per i dieci anni in cui sono stato per strada, per lo più iniezioni di Depo-Provera che mi hanno fatto alla PP o in altre cliniche del quartiere. Mi hanno dato anche la pillola del giorno dopo».

 

Un’altra sopravvissuta ha spiegato di essere rimasta incinta sei volte durante la tratta e di aver avuto sei aborti. Ha detto: «almeno uno dei miei aborti è avvenuto nella PP perché non hanno fatto domande… Questi aborti mi hanno lasciato molte cicatrici perché non c’è stato un monitoraggio e in due casi ho avuto gravi infezioni, così gravi che ho finito per perdere le tube di Falloppio [e ho dovuto sottopormi a un’isterectomia]».

 

Una negligenza complice e di vecchia data

Per decenni, sostenitori della vita e altri hanno scoperto prove che la PP ha trascurato l’abuso sessuale di ragazze.

 

Un video sotto copertura del 2011 ha filmato un impiegato PP nel New Jersey «erudendo degli attori di Live Action sotto copertura su come una prostituta minorenne potrebbe continuare a lavorare dopo aver subito un aborto». La catena dell’aborto ha successivamente licenziato il dipendente.

 

PP è stata anche accusata di vendere parti del corpo di bambini abortiti, di operare maldestramente degli aborti che hanno ucciso donne, di discriminazione nei confronti di lavoratrici incinte e appartenenti a minoranze razziali e di altre attività non etiche e potenzialmente illegali.

 

Sebbene sia tecnicamente un’organizzazione senza scopo di lucro, supporta gli aborti per «qualsiasi motivo» fino alla nascita, compresi gli aborti selettivi per sesso. L’anno scorso, ha ucciso con aborti 374.155 bambini non ancora nati, ricevendo oltre 670 milioni di dollari di tasse.

 

Un nuovo sondaggio di Open Secrets ha rilevato che la PP spende più denaro nel fare pressione sui legislatori federali di qualsiasi altro gruppo su entrambi gli schieramenti del dibattito sull’aborto.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

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Bioetica

La destra italiana vuole davvero punire l’utero in affitto?

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La proposta di legge che trasforma la pratica della maternità surrogata – eufemismo orwelliano, assieme a «gestazione per altri» (GPA) dell’utero in affitto – in un «reato universale» è stata approvata dalla Commissione al Senato poche ora fa. La maggioranza, che pare aver ritrovato compattezza, celebra questa decisione con entusiasmo.

 

«L’Italia si conferma una nazione all’avanguardia sul fronte dei diritti, contro le nuove forme di sfruttamento delle donne e dell’infanzia» ha tripudiato il ministro della Famiglia Eugenia Roccella.

 

Finalmente «introdotto il diniego ad una pratica indegna, che trasforma il corpo delle donne e la procreazione di bambini in merce da vendere al miglior offerente. Tutto questo è oltremodo abominevole» ha dichiarato l’onorevole fiddina Augusta Montaruli.

 

Verrebbe da dire che tratta di uno dei primi risultati «di destra» visibili di un governo della Meloni, che tra asservimento al massacro NATO, occhi dolci ai moderati di Bruxelles e sbarchi clandestini mai fermati, ben poco aveva fatto per attuare il programma di un partito che da qualche parte nel logo ha ancora la fiamma tricolore.

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L’opposizione, al solito, schiuma pavlovianamente di rabbia, promettendo di andare in piazza, etc. Come sempre, con evidenza, non hanno idea di cosa sta succedendo nemmeno quando è chiaro che le cose stanno andando nella loro direzione, ammesso pure che essi sappiano quale che sia.

 

Il festone a destra è in realtà un paravento, perché una crepa inquietante si era aperta martedì. La Lega infatti aveva proposto sanzioni importanti contro l’utero in affitto, riportate dai giornaloni, più o meno scandalizzati, come «10 anni di carcere e milioni di multa».

 

Molte testate mainstream riportano la notizia come «l’utero in affitto è reato». C’è da stropicciarsi gli occhi. Prima non lo era?

 

Sì, lo era, e sempre con anni di carcere e milioni di euro di multa. Tuttavia i professionisti dell’informazione (e i blogger e pro-vita professionali abbaianti al seguito) lo ignorano, o fanno finta di non saperlo per tirare qualche coriandolo all’imperatrice Giorgia.

 

Fatto sta che l’emendamento della Lega, che prevedeva l’inasprimento della pena e la punibilità dei pubblici ufficiali che registrano i bambini nati via utero in affitto, è stato bocciato in Commissione Giustizia. A votarci contro, i senatori di FdI e di Forza Italia, assieme, ovviamente, all’intero arco dell’opposizione. A favore quindi erano risultati solo due senatori della Lega, che aveva preso la decisione di non togliere la protesta e lasciarla al voto, anche se il relatore e il governo avevano espresso parere contrario.

 

Fateci capire: il centrodestra al potere ora si bea del fatto che l’Italia sarebbe il primo Paese al mondo a dotarsi del «reato universale» per la surrogata – chiamata disumana ed equiparata al traffico di esseri umani oltre che ad un oltraggio alla maternità e alla donna in sé – ma al contempo rifiuta pene severe (nemmeno troppo) per i perpetratori?

 

Proprio così. Le motivazioni per cui FI e FdI (quest’ultimo un partito dell’ordine, sulla carta) hanno votato contro l’emendamento che produceva la dura lex, – quante coppie gay, o eterosessuali FIVET, scambierebbero la voglia matta di dotarsi anche di un bambino con dieci anni di carcere? – non sono chiare.

 

Sul giornale dei vescovi Avvenire leggiamo che «dai partiti di opposizione i rilievi – anche molto severi – sono rivolti contro un provvedimento che l’emendamento della Lega avrebbe allontanato ancora di più da un possibile consenso almeno di principio sulla necessità di fermare il lucroso commercio globale di mamme e bambini».

 

Cioè, era una mano tesa all’opposizione? Ammettiamo di non comprendere bene cosa stiano dicendo, ma vi è infilata anche un notevole ragionamento piazzato in un virgolettato del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, il quale ha «sdrammatizzato le frizioni» dicendo che «in sintesi, più si rafforza il reato, inserendolo nel Codice penale, più aumenta la possibilità che ci sia una moratoria a livello internazionale».

 

C’est-à-dire, se fai una legge che ritieni giusta, deve andarci piano perché poi qualche organo transnazionale ti dice qualcosa? Il senatore Romeo sta dicendo questo?

 

I nostri legislatori hanno paura delle «moratorie internazionali»? La sovranità del popolo italiano finisce dove iniziano le rimostranze di UE, ONU, OMS, etc.?

 

Il tema della sovranità devastata era apparso chiaro anche in un altro frangente del tema riproduttivo, peraltro intimamente connesso all’utero in affitto: l’aborto.

 

Ricordate il discorso di Giorgia Meloni durante l’insediamento? I discorsi fatti fare prima ancora dai famigli? I discorsi dei suoi ministri e dei suoi candidati pro-vita? La 194 non si tocca. L’assassinio di milioni di italiani (e non solo!) ancora nel grembo materno rimane una componente fondamentale dello Stato italiano, anche quando al governo ci va un partito che è discendente da partiti che per decenni e decenni hanno avversato il feticidio.

 

Renovatio 21 ha definito il fenomeno come «inchino a Moloch»: chi arriva al potere, deve annunciare subito che il sacrifizio degli innocenti continuerà. Lo stesso fenomeno avviene, abbiamo notato, negli USA, dove la prima cosa che fanno i presidenti democratici è occuparsi della Mexico City Policy, ossia la legge che previene l’amministrazione dal finanziare gli aborti all’estero.

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Ora è chiaro che non voler punire davvero l’utero in affitto – che prostituisce la donna, mercifica il bambino, produce e uccide quantità di embrioni in provetta, e apre decisamente all’eugenetica (le «donatrici» dell’ovulo e le surrogate si possono scegliere da cataloghi, così come, in caso, i «donatori» di spermatozoi) – testimonia che la direzione non cambierà affatto.

 

Andiamo verso la riproduzione artificiale totalizzante, con non solo uteri in affitto, ma ectogenesi (cioè uteri artificiali), e non solo bambini in provetta, ma esseri prodotti con la gametogenesi (che permette a due omosessuali di divenire «padre» e «madre» genetici, e alle donne di divenire «padri»), raffinati con la bioingegneria CRISPR o con le tecniche che la soppianteranno.

 

Il destino del mondo, qualcuno ha programmato, è questo: il transumanismo sessuale, la riprogenetica come unica forma di procreazione, con buona pace del sesso, lasciato solo come strumento di intrattenimento (magari tramite perversioni sempre più inimmaginabili, e consentite).

 

Del resto, la politica si è mai veramente occupata della cosa?

 

Rammentiamo che uno dei Paesi che il nostro governo ama di più, al punto da finanziarlo ed armarlo, costituisce la principale centrale di utero in affitto, anche durante la guerra: l’Ucraina per anni ha fornito bambini surrogati alle coppie italiane. È mai stata presa un’iniziativa politica riguardo al fenomeno?

 

Più di dieci anni fa parlai con personale dell’ambasciata di Kiev. Mi dissero che i casi sospetti venivano sistematicamente segnalati alle procure della Repubblica competenti. Parlavano di diversi casi al mese.

 

In Ucraina l’utero in affitto è una realtà organizzata in business enormi, che non si ferma nemmeno sotto i missili russi. Su Renovatio 21 abbiamo scritto delle dichiarazioni di uno dei boss della filiera, Albert Tochilovsky, che già qualche anno fa preconizzava che per l’ectogenesi, cioè l’utero artificiale, è questione di pochi anni. Lui ha capito esattamente dove sta andando il mondo. I cataloghi di ragazze ucraine, bionde e sorridenti con le didascalie dove dicono di amare lo sport e l’università, saranno da cestinare a breve.

 

Quante coppie italiane che hanno affittato l’utero di una ragazza ucraina sono state, infine, perseguite? Non lo sappiamo. Alla stampa arrivano solo casi estremi, come quelli in cui la coppia è formata da anziani.

 

Al contempo, va ricordato che la politica possiede un ulteriore, più intimo, buco nero rispetto alla surrogata.

 

Quanti politici, gay o meno che siano, hanno un bambino prodotto con la surrogata? Ci sono esempi lampanti, autodichiarati. Qualcuno dice che sarebbe da vedere se i bimbi sono stati prodotti in alcuni Paesi rispetto ad altri forse per le leggi che consentono la selezione dell’ovocita, cioè della genetica del bambino. Scegliere l’ovulo significa guardare questi elenchi fotografici di belle ragazze, dove non mancano mai, ovviamente, le bionde (così come nei cataloghi dei donatori maschi primeggia la Danimarca, regina dell’export, oltre che dei mattoncini lego e dell’Ozempic, dello sperma).

 

Decidere a tavolino i tratti genetici di proprio figli si chiama, in una parola, eugenetica. Che poi coppie LGBT possano finire a volere un bambino biondo dolicocefalo come da ideale hitleriano è qualcosa che può sorprendere molti, certo non i lettori di Renovatio 21.

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Ora, la domanda da porre, in termini istituzionali, è un’altra: come mai nessuna di queste coppie, anche famose, è stata davvero arrestata e processata?

 

Perché, per tornare allo stupore cretino di giornali e politici nei confronti dell’emendamento «draconiano» della Lega, una legge contro l’utero in affitto esiste già.

 

Si chiama legge 40/2004, quella contro cui nel 2005 le forze gosciste chiesero un referendum, che perdettero, per la gioia del cardinale Ruini, che la considera una delle grandi vittorie della sua carriera.

 

Riteniamo che la legge 40 sia profondamente iniqua. Non solo: essa è alla base dell’uccisione di un numero di embrioni perfino superiore, annualmente, a quello degli aborti, che sono oramai solo uno specchietto per le allodole per il ritardo cattolico. La legge 40, pensata e sostenuta da personaggi di origine democristiana ed appoggiata dalla CEI, è stata costruita con una serie di debolezze (il numero di embrioni da produrre ed impiantare, la contraddizione con la 194) che sembrano poste lì come bombe a tempo pronte a detonare in sentenze di tribunali, cassazioni e consulte.

 

La legge 40, è il nostro giudizio, ha costituito un passo deciso verso l’accettazione dei bambini artificiali – cioè del transumanismo – da parte dei cattolici. Il risultato è visibile più che mai ora nei convegni della Pontificia Accademia per la Vita sotto monsignor Paglia, che paiono aprire sempre più alla riproduzione artificiale totale. La foto del papa con i primi quattro figli di Elon Musk, tutti fatti in botte provetta (qualcuno dei più recenti pure con la surrogata), abbiamo rilevato, dice la medesima cosa. La neochiesa accetta la riprogenetica…

 

Tuttavia, la malvagia legge 40, a leggerla, contiene punti decisamente chiari riguardo all’utero in affitto. Articolo 12, comma 6: «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

 

Quindi, il reato c’era già? Sì. Eccome.

 

Quindi, gli anni di carcere, i milioni di euro di multa, c’erano già? Sì. Eccome.

 

Quindi, perché in questi 20 anni dalla legge, non abbiamo mai sentito di un grande nome, di quelli che sbandierano l’utero in affitto come diritto e che ora sarebbero dunque tacciabili di «reato universale», andare in galera? Perché non sono state perseguite associazioni e realtà di altro tipo che promuovevano l’utero in affitto?

 

Quindi, tutti coloro che gridavano e gridano ancora oggi – sui giornali, sui social, in Parlamento – la meraviglia umana della «gestazione per altri», incorrono nel reato di istigazione a delinquere? Art. 414 del vigente codice penale italiano: «chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione».

 

Non siamo giuristi, non siamo giudici, non siamo poliziotti. Ci chiediamo addirittura se sia lecito fare questa domanda, o se non sia essa stessa considerabile fuori da quella che recentemente è stata definita dal presidente della Corte Costituzionale come «Costituzione materiale»: una legge che non è scritta da nessuna parte, ma che domina la società, perché quella è la percezione diffusa, quello è il senso delle cose.

 

È forse possibile dire che l’eutanasia, non ancora pienamente legalizzata in Italia, costituisca, «Costituzione materiale». L’utero in affitto lo è? È per questo che sembra non venire perseguito? È per questo che i partiti della destra moderna evitano di volerlo punire sul serio?

 

Ecco di fronte alla vera riflessione da fare: uno Stato senza morale, retto da partiti «post-bioetici» se non «post-etici» (definiamoli così) tout court, scivola giocoforza verso la Necrocultura più pura, e dunque nella violenza più crudele e devastante.

 

Lo Stato moderno – che è amorale per programma – non può che trasformarsi, sempre meno gradualmente, in una definitiva macchina per la degradazione umana e per la morte.

 

Lo avevamo già scritto in occasione di quanto fatto dal presente governo riguardo ai vaccini: uno Stato senza principio, non può che finire per ferirvi ed uccidervi.

 

Sì, lo stato non vi protegge, fa il contrario. Tutto si è rovesciato. Il rovescio della libertà è l’obbligo. Il rovescio del diritto è la sottomissione. E il rovescio del cittadino è lo schiavo.

 

Siamo schiavi dello Stato della morte e della sua cultura. Credete che vi potevano, quindi, risparmiare l’utero in affitto combattendolo davvero?

 

Roberto Dal Bosco

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Bioetica

Aperte contestazioni contro la Pontificia Accademia per la Vita

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Il 17 e 18 maggio 2024 si è tenuto a Roma il secondo Convegno internazionale di Bioetica. In questa occasione uno dei relatori ha espresso forti critiche alla Pontificia Accademia per la Vita per le sue ripetute posizioni di allontanamento dalla morale tradizionale della Chiesa.   Il 17 e 18 maggio 45 relatori cattolici provenienti da sedici Paesi di tutto il mondo si sono riuniti per discutere degli ultimi progressi della bioetica.   400 persone provenienti da 19 paesi hanno partecipato al 2° Congresso Internazionale della Cattedra Internazionale di Bioetica Jérôme Lejeune, sul tema «Jérôme Lejeune e le sfide della Bioetica nel 21° secolo», come riportato dalla Fondazione Jérôme Lejeune. Si è discusso di aborto, fine vita, CRISPR/Cas9, modifica del genoma umano, embrione con tre genitori e chimere interspecie.   Il giurista e ricercatore di bioetica americano Orlando Carter Snead, della Notre Dame University di South Bend, Indiana, ha denunciato l’«individualismo espressivo» per cui «una persona umana ha dignità oggi solo dipendendo dalla sua capacità di ideare e realizzare progetti personali».   Ha fatto però scalpore un intervento meno tecnico: quello di George Weigel, autore di Giovanni Paolo II: testimone della speranz , una delle biografie ufficiali del papa polacco. Nel suo convegno dal titolo «Giovanni Paolo II e Jérôme Lejeune: due vite al servizio della vita», lo scrittore e ricercatore americano ha discusso del passato della Pontificia Accademia per la Vita e dell’Istituto Giovanni Paolo II di studi su matrimonio e famiglia.   «Per decenni, l’Accademia e l’Istituto Giovanni Paolo II hanno svolto un lavoro creativo e innovativo nello sviluppo di una teologia morale cattolica e di una pratica pastorale in grado di affrontare la sfida degli attacchi del 21° secolo alla dignità e alla santità della vita, e lo hanno fatto in modi che ha chiamato le diverse espressioni della cultura della morte alla conversione», ha ricordato, secondo la CNA.  

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  «Eppure ora l’Accademia ha pubblicato un libro dal titolo ironico, La gioia di vivere, scritto da teologi che non possono che essere descritti onestamente come dissenzienti dall’autorevole insegnamento dell’Evangelium vitae. Questo libro non solo indebolisce la causa cattolica a favore di una cultura della vita che rifiuti i gravi crimini contro la vita. Lo fa in termini di antropologia antibiblica e antimetafisica che sarebbe stata completamente estranea, anzi abominevole, sia per Jérôme Lejeune che per Giovanni Paolo II», ha detto, secondo la CNA.   E George Weigel conclude che «la Pontificia Accademia per la Vita tradisce il suo presidente fondatore, il dottor Lejeune… Ed è per questo che dobbiamo sperare che la decostruzione della Pontificia Accademia per la Vita… venga fermata, e poi invertita nel anni a venire», sempre secondo la CNA.   Il 9 febbraio 2024 la Casa Editrice Vaticana ha infatti pubblicato La gioia di vivere, un’opera che, secondo il quotidiano La Repubblica, citato dalla CNA, contiene riflessioni sulle sfide dell’etica teologica contemporanea e delinea importanti aperture su argomenti controversi come la contraccezione, la procreazione medicalmente assistita e il suicidio assistito.   Nel 2017, su richiesta di papa Francesco, è iniziata la revisione degli statuti dell’Accademia per la Vita. Questo è ciò che è seguito: nomina di professori impegnati su idee progressiste, riduzione della teologia morale e dello studio del magistero cattolico, e un posto preminente dato all’antropologia. Queste accuse sono state avanzate frequentemente dal 2020.   Ma il presidente dell’Accademia dal 2016, Vincenzo Paglia, è sostenuto dal Papa, e ha sempre coperto i suoi collaboratori, nonostante i loro passi falsi e la loro opposizione alla dottrina cattolica.   Articolo previamente apparso su FSSPX.news.  

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  Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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Bioetica

Scozia, il numero di aborti in aumento nel 2023

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Public Health Scotland ha pubblicato un aggiornamento annuale sull’interruzione della gravidanza per l’anno 2023. Il numero degli aborti viene fornito con vari criteri di analisi e i risultati sono riportati solo per la Scozia. Purtroppo, come in molti altri paesi europei, l’anno è stato caratterizzato da un aumento degli omicidi di bambini non ancora nati.

 

Secondo questo comunicato stampa, «i servizi di terminazione in Scozia hanno effettuato 1.600 aborti in più nel 2023 (per un totale di 18.207) rispetto al 2022 (16.607), rappresentando un aumento del 10% nella domanda di questi servizi». Questa cifra è la più alta che il paese abbia mai visto.

 

Il comunicato spiega poi «che ciò equivale a un aumento del tasso per 1.000 donne di età compresa tra 15 e 44 anni, da 16,1 (2022) a 17,6 nel 2023» ovvero un aumento del 9,32%. E, precisa ancora il testo, «si sono osservati aumenti in tutte le fasce di età e in tutte le regioni».

 

Secondo l’analisi di Gènétique, i dati «mostrano un aumento del 29,2% del numero di aborti tra le ragazze di età pari o inferiore a 15 anni rispetto al 2022».

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Inoltre, gli «aborti ripetuti» rappresentavano circa il 40% di tutti gli aborti. Quanto agli «aborti “tardivi”, effettuati dopo le 21 settimane di gravidanza, sono aumentati del 35% rispetto al 2022».

 

Infine, le statistiche mostrano un aumento degli aborti legati alla disabilità: sono stati quindi abortiti perché portatori di disabilità il 4% in più di bambini, rispetto al 2022.

 

I dati in Inghilterra e Galles

Il sito Gènétique mette in parallelo le cifre fornite dal Dipartimento di sanità e assistenza sociale per l’Inghilterra e il Galles per il 2022: il numero di 252.122 aborti per quest’anno è «un aumento del 17,34% rispetto al 2021, e il più alto mai registrato».

 

Va notato l’elevato numero di aborti di bambini con disabilità, più di 250 dei quali sono avvenuti a 24 settimane o più, e quasi un quarto ha riguardato bambini con sindrome di Down. A questo proposito va notato che i «limiti di tempo». Sono 24 settimane in Inghilterra e Galles, ma l’aborto è consentito fino alla nascita nei casi di sindrome di Down.

 

L’impennata del numero degli aborti, sia in Scozia che in Inghilterra e Galles, mentre l’indice di fertilità totale – si veda l’articolo dello stesso giorno – è rispettivamente di 1,28 e 1,49 in questi paesi nel 2022, equivale a un suicidio demografico le cui conseguenze economiche ricadranno sui discendenti di coloro che hanno allevato i propri figli.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

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