Utero in affitto
La Russia vieterà agli stranieri l’utero in affitto
Il divieto di maternità surrogata commerciale in Russia per gli stranieri dovrebbe entrare in vigore all’inizio di dicembre 2022. Lo riporta BioNews.
Nel maggio di quest’anno la camera bassa del Parlamento russo, la Duma di Stato, ha approvato un disegno di legge per impedire agli stranieri di utilizzare madri surrogate russe. Dovrebbe essere presto convertito in legge, dopo una terza lettura finale prevista a breve, ha affermato Vjacheslav Volodin, presidente della Duma domenica 27 novembre 2022, che sarebbe la Festa della Mamma russa.
Volodin ha scritto domenica sul suo canale Telegram: «la vendita di bambini è inaccettabile […] Negli ultimi anni, 45.000 bambini nati da madri surrogate sono stati trasferiti all’estero. Si tratta di un’importante impresa commerciale illegale con un fatturato stimato di oltre 2 miliardi di euro [2,04 miliardi di dollari]».
«Tali bambini spesso finiscono in situazioni molto pericolose: diventano vittime di crimini, incluso il commercio illegale di organi, e vengono adottati da coppie dello stesso sesso» ha continuato il presidente della Duma.
Attualmente, la Russia ha una delle politiche più liberali al mondo in materia di maternità surrogata commerciale ed è legale per coppie eterosessuali sposate e non sposate e donne single, cittadini russi, residenti e stranieri utilizzare la maternità surrogata. In base alla proposta di legge, solo coloro che sono cittadini russi sposati o donne russe single, che hanno motivi medici per cui non possono portare una gravidanza, potranno utilizzare l’utero in affitto.
Il media statale russo Russia Today riferisce che ci sono state richieste per andare oltre con il divieto, con alcuni che chiedevano un divieto totale della pratica in Russia il 27 novembre 2022.
Molti bambini nati da surrogati in Russia sono rimasti bloccati quando la pandemia di COVID-19 ha colpito per la prima volta nel marzo 2020, poiché molti aspiranti genitori non sono stati in grado di viaggiare per andare a prendere i loro bambini quando la Russia ha chiuso i suoi confini.
Die anni fa vi fu caso di alto profilo che ha comporto una serie di arresti per traffico di esseri umani a seguito la morte di un bambino nato da una madre surrogata in un appartamento vicino a Mosca. La vicenda ha innescato piani per vietare la maternità surrogata commerciale per gli stranieri.
All’inizio di quest’anno, l’embargo dei viaggi aerei imposto sulla Russia ha limitato la possibilità dei futuri genitori di viaggiare per andare a prendere i bambini.
Come riportato da Renovatio 21, è l’Ucraina in realtà il vero hub della maternità surrogata, come dimostrato anche dalla pertinacia nel continuare a produrre bambini in provetta e ad impiantarli in uteri affittati anche durante la guerra, perfino nei bunker.
Nella sua produzione seriale di esseri umani per stranieri, l’Ucraina è di certo aiutata dai suoi «alleati» occidentali: la Gran Bretagna a inizio anno ha cominciato a fornire visti alle surrogate sotto contratto con cittadini inglesi.
Il fondatore della principale clinica di riproduzione artificiale e affitto uteri di Kiev ha dichiarato che non vi sarà più bisogno delle surrogate in una finestra di dieci anni, perché sarà disponibile la tecnologia per l’ectogenesi, cioè per l’utero artificiale.
Utero in affitto
Coppia ottiene l’affidamento del bambino che voleva far abortire alla madre surrogata
Con una svolta inaspettata, i genitori «committenti» che avevano chiesto alla madre surrogata assunta di interrompere la gravidanza del loro bambino dopo la diagnosi di una malformazione congenita hanno ottenuto immediatamente la custodia del neonato dopo la nascita. Lo riporta LifeSite.
I «genitori» committenti avevano fatto causa alla madre surrogata, un’infermiera e madre single di due figli residente in Alaska, per impedire la nascita del loro figlio.
«Il figlio dei nostri clienti è nato ieri mattina e ora si trova sotto la loro custodia fisica mentre riceve cure mediche specialistiche in un centro di terzo livello», ha dichiarato l’avvocato dei «genitori» che inizialmente desideravano la morte del figlio.
In una dichiarazione grottesca, l’avvocato dei genitori ha proseguito definendo i suoi clienti «genitori amorevoli» e accusando la surrogata, che aveva cercato di tutelare il bambino dai «genitori» abbienti che desideravano ucciderlo, di aver interferito con le «cure mediche» del neonato.
«Per fortuna, il tentativo infondato (…) di interferire con le cure mediche del bambino è stato categoricamente respinto dai tribunali», ha dichiarato l’avvocato . «Al momento, i nostri clienti continuano a mettere al primo posto la salute e il benessere del loro bambino, seguendo i consigli dell’équipe medica che lo segue, come hanno sempre fatto e come farebbe qualsiasi genitore amorevole».
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«Come se il dolore per le sue condizioni non fosse già abbastanza, sono devastati nel vedere la loro tragedia familiare trasformata in una strumentalizzazione politica dall’ufficio del Procuratore Generale del Texas» e dall’affittatrice di utero, continua il legale. «L’unica priorità dei nostri clienti in questo momento è garantire che il loro bambino riceva le cure mediche di cui ha disperatamente bisogno e che loro, in quanto genitori, possano trascorrere ogni prezioso momento possibile con il loro bellissimo neonato».
Un «bellissimo neonato» di cui poche settimane fa avevano chiesto l’uccisione (l’aborto come «cura medica»), facendo finire il suo corpo assassinato tra i rifiuti medici
Nel febbraio 2025, la madre gestante aveva ottenuto l’approvazione da Worldwide Surrogacy Specialists e poco dopo firmò un «accordo di maternità surrogata gestazionale» con una coppia californiana,. Il contratto conteneva una clausola che consentiva alla coppia di richiedere un aborto in caso di «anomalia fetale», una pratica comune nel settore della maternità surrogata.
Nel dicembre 2025, la donna rimase incinta; ad aprile, le ecografie rivelarono che il bambino era affetto da sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS), una grave ma curabile malformazione cardiaca congenita in cui il lato sinistro del cuore non riesce a pompare correttamente il sangue. L’HLHS richiede in genere numerosi interventi chirurgici quasi immediatamente dopo la nascita.
Dopo aver appreso della malformazione cardiaca, i due committenti chiesero alla donna di interrompere la gravidanza, invocando la clausola di rescissione del contratto di maternità surrogata e mascherando la loro richiesta con una finta preoccupazione per la qualità della vita del piccolo. Nessun medico in Alaska era disposto a praticare un aborto a quel punto della gravidanza (22 settimane). La coppia aveva fissato quindi un appuntamento per l’aborto a Seattle per la fine di aprile (quando il piccolo Gabriel aveva 23 settimane), che fu poi posticipato a maggio, alla 24ª settimana.
La donna ha deciso di portare a termine il parto. « Il 12 agosto, il piccolo è nato con circa tre settimane di anticipo nella zona di Dallas ed è stato trasferito in terapia intensiva neonatale per essere stabilizzato in vista di un intervento chirurgico al cuore. Secondo quanto riferito, è stato immediatamente allontanato dall donna che non solo lo ha portato in grembo, ma gli ha anche salvato la vita. I «genitori» committenti che avevano chiesto l’aborto erano presenti in ospedale.
Ora un’ordinanza restrittiva temporanea emessa ieri ha impedito alla donna di vedere o tenere in braccio il bambino che ha portato in grembo e che ha lottato per proteggere.
Come riportato da Renovatio 21, un caso simile emerso lo scorso mese ha visto una coppia omosessuale querelare la madre surrogata dopo che questa aveva scelto di non abortire il feto su commissione risultato affetto da labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) chiedendo un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario.
La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.
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Democristiano tedesco gay si dimette dopo che ha affittato un utero
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Coppia omosessuale fa causa alla madre che si rifiuta di interrompere una gravidanza surrogata
Una coppia di uomini omosessuali canadesi ha fatto causa alla madre surrogata del loro figlio dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di lievi difetti di salute. Lo riporta LifeSite.
La causa è stata intentata due anni dopo la nascita del bambino, concepito tramite l’unione di un ovulo di donatrice e dello sperma di entrambi gli uomini, uno dei quali ha fecondato l’ovulo. La madre surrogata è stata poi fecondata in vitro.
Inizialmente, la coppia dell’Ontario voleva interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) e di potenziali problemi genetici. Avevano quindi domandato ulteriori esami al feto, ma alla fine avevano deciso di portare avanti la gravidanza. Gli specialisti avevano che il bambino era sano e presentava solo una piccola malformazione congenita.
I querelanti chiedono un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario. La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.
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Secondo l’atto di citazione, non vi è alcuna menzione di una richiesta di aborto da parte della coppia nel giugno 2024. La madre surrogata e la responsabile dell’agenzia di maternità surrogata hanno affermato che i rapporti tra le parti si sono deteriorati dopo che la coppia ha espresso il desiderio di interrompere la gravidanza.
Secondo la copertura del caso data data dal quotidiano canadese National Post, i nomi della madre surrogata, del bambino e della coppia sono stati omessi per «tutelare la loro privacy». Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, la madre biologica desiderava partorire in casa e ha intentato una causa presso il tribunale di pace chiedendo che la coppia ne pagasse le spese. Tale controversia non è ancora stata risolta.
«Sapete che sono una madre single, sapete che ho una figlia, e in pratica mi state facendo causa per la mia casa», ha detto la donna, che ha preferito rimanere anonima. «Sembra una cosa davvero orribile, è semplicemente terribile», ha aggiunto, «Mi sento usata… Non hanno avuto il figlio perfetto che volevano e mi hanno scaricata»
La legge canadese stabilisce che, a differenza degli Stati Uniti, le madri surrogate non possono richiedere un compenso a scopo commerciale, ma possono essere rimborsate solo per le spese sostenute. La legge canadese prevede inoltre che, per quanto riguarda il bambino, la decisione di interrompere o meno la gravidanza spetti esclusivamente alla madre.
La madre surrogata ha affermato che avrebbe acconsentito all’aborto se non ci fosse stata alcuna possibilità di sopravvivenza del bambino, ma non ha voluto interromperlo a causa di un «difetto» di lieve entità.
Dopo il parto in casa, che ha presentato complicazioni tali da rendere necessario il ricovero del neonato in ospedale per la somministrazione di ossigeno, la coppia ha portato il bambino a casa e ha interrotto ogni contatto con la madre surrogata.
La maternità surrogata è diventata una pratica comune in Canada e altrove, soprattutto tra le coppie omosessuali che desiderano avere figli. I bambini nati da queste situazioni crescono solitamente privi di una madre o di un padre.
La triste realtà è che l’aborto è diventato più comune in Canada. Tra il 2024 e il 2025 sono nati 368.928 bambini in Canada, un numero che sarebbe molto più alto se non ci fosse l’aborto. Nel 2022, 97.211 bambini canadesi sono stati uccisi dall’aborto. Analogamente, i rapporti del 2018 indicavano che in Canada, tra il 2013 e il 2018, 766 bambini erano nati vivi a seguito di aborti tardivi e presumibilmente erano stati lasciati morire.
Non si tratta del primo caso in cui «genitori intenzionali» denunciano la donna che ha affittato l’utero per mancato aborto del bambino ottenuto con riproduzione artificiale.
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In un caso noto di dieci anni fa una donna Melissa Cook era rimasta incinta di tre gemelli tramite fecondazione in vitro. Il committente, adducendo difficoltà economiche e preoccupazioni mediche, ha invocato la clausola di «riduzione fetale» prevista dal contratto, chiedendo l’aborto di uno dei feti. Al rifiuto della donna di abortire il terzo gemello, gli avvocati dell’uomo l’hanno minacciata di causargli enormi perdite finanziarie per violazione contrattuale e di intentare una causa milione di euro per danni.
La donna ha partorito tutti e tre i bambini e ha avviato una battaglia legale per contestare la costituzionalità delle leggi sulla surrogazione della California. I giudici hanno infine decretato che il contratto non poteva obbligarla ad abortire, ma la custodia dei tre bambini è stata comunque assegnata al padre biologico.
In un caso in Connecticut nel 2012 una coppia aveva chiesto alla surrogata alla 21ª settimana di gravidanza di abortire dopo che un’ecografia aveva rivelato labbro leporino e cardiopatia. A questo punto, i committenti hanno invocato il contratto chiedendo il cosiddetto l’aborto terapeutico. Al rifiuto per motivi morali della surrogata la coppia le ha offerto prima 10.000 dollari extra per abortire, poi ha minacciato azioni legali per violazione del contratto. Gli avvocati della coppia dichiararono formalmente che, se il bambino fosse nato, i genitori biologici lo avrebbero abbandonato in istituto rifiutando la custodia.
Per evitare le leggi restrittive del Connecticut (che davano ragione ai genitori contrattuali), la donna è fuggita in Michigan, uno Stato che riconosce legalmente la gestante come madre biologica alla nascita. La bambina è nata con problemi di salute ed è stata data in adozione a una terza famiglia che desiderava prendersene cura.
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Immagine generata artificialmente
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