Oligarcato
L’ONU dice che i file di Epstein potrebbero contenere «crimini contro l’umanità»
Gli abusi perpetrati dal condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità secondo la definizione applicabile, ha dichiarato l’ONU, esortando al contempo che i presunti responsabili vengano chiamati a rispondere delle proprie azioni.
Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) ha diffuso una dichiarazione in reazione alla pubblicazione da parte del governo statunitense di milioni di file relativi alle indagini penali sul defunto finanziere.
I documenti mettono in luce casi di «schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, sparizione forzata, tortura, trattamenti inumani e degradanti e femminicidio», si legge nel rapporto elaborato da un gruppo di esperti indipendenti e reso pubblico lunedì.
«La portata, la natura, il carattere sistematico e la dimensione transnazionale di queste atrocità sono così gravi… che alcune di esse potrebbero ragionevolmente rientrare nella soglia legale dei crimini contro l’umanità», si afferma nel testo.
Epstein, deceduto in carcere nel 2019 in circostanze definite dalle autorità come suicidio, intratteneva rapporti con esponenti di spicco della politica, dello spettacolo e del mondo imprenditoriale. È stato al centro di indagini penali negli Stati Uniti per aver presumibilmente gestito un’organizzazione finalizzata al reclutamento e allo sfruttamento sessuale di giovani ragazze.
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Sebbene la collaboratrice di Epstein, Ghislaine Maxwell, sia stata condannata, «permangono interrogativi sul potenziale coinvolgimento di altri individui» e sulle strutture finanziarie connesse alla presunta rete criminale, ha precisato l’ONU in un comunicato stampa diffuso martedì.
L’UNHRC ha invitato gli Stati Uniti e gli altri paesi coinvolti a procedere con azioni penali nei confronti di chiunque risulti implicato nello scandalo, sottolineando che «le sole dimissioni» non rappresentano una risposta adeguata.
«È fondamentale che i governi agiscano con decisione per assicurare i responsabili alle loro responsabilità. Nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge», hanno dichiarato gli esperti.
La diffusione dei fascicoli relativi a Epstein, che superano le 3,5 milioni di pagine, ha provocato un’ondata di dimissioni in diversi Paesi.
Come riportato da Renovatio 21, in Gran Bregagna le conseguenze politiche si sono rivelate particolarmente pesanti, con le dimissioni di tre alti funzionari del governo del premier Keir Starmer e la revoca dei titoli al fratello di re Carlo, Andrea.
Negli Stati Uniti si sono dimessi il presidente di un importante studio legale di Wall Street – con legami con Obama – e il presidente di una prestigiosa scuola d’arte di New York. In Europa hanno lasciato l’incarico i consiglieri per la sicurezza nazionale in Slovacchia e Norvegia, insieme al presidente dell’UNHCR svedese e a un ex ministro della cultura francese.
In Italia si sono avute polemiche sui legami tra Epstein e Steve Bannon, accusato dalle sinistre italiane vicino a Giorgia Meloni e alla Lega di Salvini.
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Immagine da Twitter
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Oligarcato
Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»
Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.
Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.
L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.
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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.
Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.
Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».
In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.
In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.
Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.
L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.
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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.
La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.
Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.
Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.
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Immagine di Prime Minister’s Office of the United Kingdom via Wikimedia pubblicate su licenza Open Government Licence v3.0
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