Oligarcato
Caso Epstein, i reali britannici non sono «al di sopra della legge»: parla il procuratore capo
I membri della famiglia reale britannica non sono al di sopra della legge, ha dichiarato domenica il procuratore capo del Regno, mentre la polizia indaga sull’ex principe Andrea per le accuse secondo cui avrebbe fatto trapelare informazioni al condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
La polizia della Thames Valley ha annunciato la scorsa settimana di essere in trattative con il Crown Prosecution Service riguardo alle accuse di cattiva condotta nell’esercizio della funzione pubblica contro Andrew Mountbatten-Windsor, fratello del re Carlo III.
«Nessuno è al di sopra della legge», ha affermato al Sunday Times il direttore della Pubblica Accusa Stephen Parkinson. Il procuratore ha aggiunto di nutrire «piena fiducia» nel fatto che la polizia avrebbe agito in modo indipendente e ha respinto le insinuazioni secondo cui la monarchia avrebbe ricevuto un trattamento privilegiato.
«Dal mio punto di vista, non lo ritengo un reato difficile da perseguire perché il nocciolo della questione è una grave violazione della fiducia da parte di qualcuno che svolge la funzione di pubblico ufficiale», ha precisato.
Le dichiarazioni arrivano mentre la polizia della Thames Valley esamina le accuse secondo cui Andrea Mountbatten-Windsor avrebbe condiviso informazioni riservate con Epstein durante il suo incarico come inviato commerciale della Gran Bretagna, dal 2001 al 2011.
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L’indagine sulla sua condotta si è intensificata in seguito alla divulgazione di alcune email nei documenti relativi a Epstein, che suggerirebbero come l’ex principe abbia trasmesso materiale sensibile. Altre email hanno rivelato che l’uomo d’affari David Stern, amico e collaboratore di Mountbatten-Windsor, era in contatto regolare con Epstein e aveva accompagnato il principe in visite finanziate con fondi pubblici a Pechino, Hong Kong e Shenzhen nel 2010.
Le prove raccolte dal Mail indicano che Mountbatten-Windsor avrebbe sfruttato il suo ruolo governativo per favorire gli interessi commerciali di Epstein.
Alcune email suggeriscono che l’ex duca di York abbia fatto trapelare informazioni sensibili sulla Royal Bank of Scotland dopo il salvataggio statale, mentre un alto collaboratore di palazzo avrebbe inoltrato un cablogramma diplomatico sul commercio tra Gran Bretagna e Cina a un banchiere collegato a Mountbatten-Windsor.
La corrispondenza mostra inoltre che Epstein organizzò una cena a Pechino tra l’ex principe e Jes Staley, in seguito identificato come il banchiere personale di Epstein, e che Stern discusse di concludere accordi «discreti» con funzionari cinesi dopo la missione commerciale del 2010.
Si sostiene che Epstein si sia vantato in un’email di aver ricevuto informazioni da Mountbatten-Windsor e da Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti caduto in disgrazia, scrivendo: «Ho il Regno Unito in pugno». Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson pare abbia scritto quella che è stata definita come una «lettera d’amore» all’Epstein.
All’inizio di questo mese Mountbatten-Windsor è stato allontanato dalla sua residenza Royal Lodge a Windsor dopo aver perso i suoi titoli, mentre la polizia sta valutando le affermazioni riportate dalla BBC secondo cui Epstein avrebbe inviato una donna in Gran Bretagna per un rapporto sessuale con lui nel 2010. L’accusatrice di Andrea, Virginia Giuffre, è stata trovata morta suicida l’anno scorso.
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa il premier Keir Starmer ha invitato Andrea a testimoniare per i suoi legali con l’Epstein. Lo stesso Starmer, tuttavia, è ora sotto pressione, perché vari membri del suo gabinetto, incluso il Mandelson, si sono dimessi a catena quando è emerso che il loro nome è presente nei file sul banchiere satrapo desecretati da Washington: si sono dimessi il direttore delle comunicazioni Tim Allan e il capo di gabinetto Morgano McSweeney.
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Immagine di Carfax2 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Gola profonda del caso Epstein trovato morto in Tailandia
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I am the British whistleblower who reported evidence concerning Howard Lutnick, his links to Jeffrey Epstein, and Cantor Fitzgerald and BGC to the FBI in 2020–21.
Listen to the BBC File on 4 documentary about my whistleblower story: https://t.co/rLRDnZA4Dv BBC News: https://t.co/DdNNOosnKL I later shared evidence with the House Oversight Committee, which subsequently questioned Lutnick behind closed doors. My disclosures also contributed to regulatory action in the US and UK, including a £96m HMRC tax assessment relating to BGC’s partnership scheme. I believe the true tax exposure is substantially higher. I also reported to the FBI and financial regulators matters involving Cantor Fitzgerald’s Relief Fund and BGC/Cantor’s annual 9/11 Charity Day. The personal consequences of whistleblowing, and the retaliation I say followed, have been devastating for my family and me. Mother Jones previously reported that documents I uncovered revealed a years-long business tie between Howard Lutnick, Cantor Fitzgerald and Jeffrey Epstein through AdFin, including a 2018 exchange in which Lutnick and Epstein discussed the company directly: https://t.co/aRdn302v4i https://t.co/aRdn302v4i Follow me here on X and on LinkedIn. I intend to share more of the evidence and the story behind what happened. — Simon Andriesz (@SAndriesz) August 9, 2026
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Oligarcato
La Norvegia indaga sui legami tra la sua élite ed Epstein
Il Parlamento norvegese ha aperto un’inchiesta pubblica sui legami tra l’élite politica e diplomatica del Paese e il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali su minori. Saranno sentiti undici ministri degli Esteri e dello Sviluppo, tra cui l’attuale e l’ex titolare degli Esteri, e il primo ministro Jonas Gahr Stoere, che ricoprì quella carica dal 2005 al 2012.
I documenti su Epstein, resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense all’inizio di quest’anno, hanno messo in luce i suoi rapporti spesso tossici con politici, membri di famiglie reali e altre figure di spicco, per i quali si ritiene abbia procurato ragazze minorenni a scopo sessuale. Quelle rivelazioni hanno innescato indagini parlamentari e di polizia in Norvegia.
La Commissione permanente per il controllo e gli affari costituzionali del Parlamento sta esaminando la gestione dei fondi per gli aiuti internazionali da parte del ministero degli Esteri, i controlli interni e se i rapporti personali con Epstein possano aver inciso sulle decisioni del governo. Il membro della commissione Jonas Andersen Sayed ha detto che l’esecutivo deve spiegare che cosa sta facendo per ricostruire la fiducia nel servizio diplomatico.
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Restano aperti anche interrogativi sui finanziamenti norvegesi all’International Peace Institute (IPI), che tra il 1997 e il 2018 ha ricevuto dal Ministero degli Esteri circa 130 milioni di corone (12 milioni di euro). Il think tank internazionale è stato guidato dal diplomatico norvegese Terje Roed-Larsen dal 2005 al 2020.
La Norvegia, sede del Premio Nobel per la Pace e da tempo attore centrale della diplomazia internazionale, è finita sotto una luce sempre più intensa per i legami di Epstein con i suoi ambienti politici e diplomatici.
Roed-Larsen, figura chiave dei negoziati di pace in Medio Oriente negli anni Novanta e tra i principali artefici degli Accordi di Oslo del 1993, è uno dei norvegesi di spicco indagati dall’Oekokrim, l’autorità per i crimini economici, dopo la pubblicazione dei documenti del caso Epstein.
Sotto inchiesta ci sono anche l’ex primo ministro Thorbjoern Jagland e l’ex diplomatica Mona Juul. La Juul e lo Jagland sono sospettati di corruzione aggravata, Roed-Larsen di complicità nello stesso reato. Tutti e tre hanno respinto gli addebiti.
Edward Juul Rod-Larsen, 25 anni, è stato trovato morto a Oslo pochi giorni dopo che le polizie francese e norvegese avrebbero avviato un’indagine congiunta sui suoi genitori, Mona Juul e Terje Rod-Larsen; si è sospettato il suicidio. Anche lo Jagland avrebbe cercato di suicidarsi, finendo all’ospedale.
Come riportato da Renovatio 21 ex ministro degli Esteri Boerge Brende ha intanto testimoniato davanti alla commissione, dopo essersi dimesso a febbraio da presidente e amministratore delegato del World Economic Forum in seguito alle indagini sui suoi contatti con Epstein.
In parallelo il parlamento ha nominato una commissione indipendente di accademici ed esperti legali per esaminare le questioni sollevate dai dossier Epstein. Le conclusioni dovranno arrivare entro il 31 gennaio 2028.
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Come riportato da Renovatio 21, i contatti norvegesi dell’Epstein comprendono anche quella che, dopo la recentissima morte di re Aroldo, è ora la regina di Norvegia Mette-Marit.
Secondo i documenti relativi al caso Epstein, la principessa ereditaria si scambiò centinaia di email con l’oscuro oligarca molestatore sessuale tra il 2011 e il 2014 e soggiornò persino nella sua casa in Florida per quattro giorni. Questi scambi sono avvenuti anni dopo che Epstein aveva ammesso di aver sollecitato una minorenne alla prostituzione.
La corrispondenza, personale e a tratti civettuola, ha dimostrato che la loro relazione è durata molto più a lungo di quanto il palazzo avesse pubblicamente affermato. Mette-Marit si è poi scusata per quello che ha definito un errore di valutazione, dicendo che avrebbe dovuto indagare più a fondo sul passato di Epstein.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il figlio di primo letto della regina è stato condannato a 4 anni di reclusione per stupro.
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Immagine di Torbjørn Kjosvold/SMK via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Bill Gates ha usato i fondi destinati ai vaccini per fare pressione sui governi: parla Angela Merkel
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