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L’oligarca della cultura francese Jack Lang si dimette per i legami con Epstein

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Jack Lang, presidente dell’Istituto del mondo arabo in Francia, si è dimesso dopo che i suoi passati rapporti con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, hanno dato avvio a un’indagine per riciclaggio di denaro nel suo Paese, come riferito da vari media.

 

La decisione arriva dopo l’annuncio di venerdì da parte dei procuratori francesi dell’apertura di un’inchiesta preliminare nei confronti di Lang – storico politico francese che è stato ministro della cultura e dell’istruzione – e di sua figlia Caroline, per presunto «riciclaggio aggravato di frode fiscale».

 

L’indagine è scattata in seguito alle rivelazioni dell’agenzia investigativa Mediapart sui possibili legami finanziari con Epstein. I documenti resi noti non indicano che Lang fosse coinvolto nei crimini sessuali del defunto finanziere.

 

Il nome di Lang compare centinaia di volte nei file del dipartimento di Giustizia statunitense resi pubblici a fine gennaio. Secondo Mediapart, Caroline Lang figurerebbe come beneficiaria di 5 milioni di euro (circa 6 milioni di dollari) nel testamento di Epstein. Entrambi hanno respinto ogni accusa di irregolarità.

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In una lettera riportata da France Info, il Lang ha scritto al ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot spiegando che il clima «tossico» di «attacchi personali» rischiava di nuocere «a questa magnifica istituzione» e che intendeva «confutare con serenità» le accuse prima di una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione.

 

Esponente del Partito Socialista, il Lang è noto principalmente per aver ricoperto per un totale di dieci anni la carica di ministro della Cultura francese, dal 1981 al 1986 e poi nuovamente dal 1988 al 1993. Ha inoltre ricoperto il ruolo di ministro dell’Educazione nazionale dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2002. È stato sindaco di Blois dal 1989 al 2000.

 

Sostenitore del presidente ebreo sefardita Pierre Mendès France, a soli 16 anni il Lang si era iscritto al Partito Radicale. Nel 1977 entra nel Partito Socialista (PS), rifondato nel 1971 da François Mitterrand, e viene eletto al consiglio comunale di Parigi. È tra i principali organizzatori della campagna del PS per le elezioni europee del 1979. In quel periodo nasce il suo stretto legame con Mitterrand, di cui Lang rimarrà fino all’ultimo uno dei più fedeli collaboratori.

 

Durante la campagna per l’elezione di Mitterrand alle presidenziali del 1981, Lang si trova in prima linea. Il 21 maggio 1981 il grande pubblico televisivo inizia a conoscere Jack Lang. Nel Salone delle Feste dell’Eliseo, è accanto a Pierre Mendès France quando Mitterrand, da poco insediato alla presidenza della Repubblica, va ad abbracciare l’anziano statista.

 

È stato deputato al Parlamento europeo dal 1994 al 1997.

 

Un piccolo scandalo si era acceso nel 2019 quando si scoperse che dal 2003 al 2018 l’ex ministro della cultura Lang aveva ricevuto, da parte della casa di moda Smalto, regali in vestiti per un valore di 600.000 euro.

 

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Misteri

Le porte del pandemonio di Epstein

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«Ci divertiremo», scrive Jeffrey Epstein il 7 dicembre 2009. Questa frase è la sua risposta a un’e-mail del consulente scientifico della Bill & Melinda Gates Foundation (e consulente scientifico di Bill Gates), Boris Nikolic, che sta stilando una lista di «stelle nascenti», molte delle quali sono scienziati, che «dovrebbero visitare insieme».

  A quel punto, tutti dovevano sapere che Epstein era un noto molestatore sessuale, già condannato. Era stato rilasciato dal carcere solo pochi mesi prima, il 22 luglio. Era sotto inchiesta dal 2005: i funzionari federali avevano identificato tre dozzine di ragazze che Epstein avrebbe abusato sessualmente (dopo un controverso patteggiamento concordato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, fu condannato solo per due reati).   Perché un alto funzionario della Fondazione Gates avrebbe voluto organizzare incontri tra Epstein e scienziati di spicco? Se si trattava di soldi, sicuramente avrebbero potuto trovare investitori più promettenti. Con cosa, alla fine, «si sarebbero divertiti»?  

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Una delle rivelazioni dell’ultima serie di documenti su Epstein è il suo forte interesse per virus, vaccini, pandemie e mRNA. Due mesi dopo essere uscito di prigione, scrive di virus, malattie infettive e di quella che chiama «La mia GRANDE idea».     Oppure, ad esempio, nel gennaio 2010 stava discutendo di mRNA e codoni. L’ultimo lotto di documenti dell’indagine su Jeffrey Epstein, pubblicato il 30 gennaio, è composto da oltre 3 milioni di pagine, con molti nomi censurati. È stata creata un’utile simulazione della casella di posta di Epstein, completamente ricercabile e che consente l’accesso al contenuto di oltre 7.000 email. Con parole chiave e pazienza, i documenti originali possono quindi essere reperiti sul sito web del Dipartimento di Giustizia.   Il trio Epstein-Nikolic-Gates figura in primo piano anche in una lunga lettera di accordo inviata da Epstein a Gates. Secondo questo documento del 2013, Gates «richiede espressamente» a Epstein di «rappresentare personalmente» Nikolic nelle trattative per la cessazione del suo rapporto di lavoro con Gates. La prima sezione di questa lettera di sei pagine afferma: «il signor Gates riconosce che il signor Epstein ha un rapporto collegiale esistente con il signor Gates, in base al quale il signor Epstein ha ricevuto informazioni riservate e/o proprietarie dal signor Gates». Un’analisi del suo contenuto e delle sue implicazioni più ampie è disponibile in un articolo dettagliato di Sayer Ji su Epstein, Gates e «Pandemics as a Business Model».   Nel marzo 2017, due anni e mezzo prima dell’Evento 201, tre anni prima che il COVID-19 fosse ufficialmente dichiarato pandemia dall’OMS, una discussione via email tra Gates e bgC3 (Bill Gates Catalyst 3, ora Gates Ventures) parla di «simulazione pandemica».  

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Diverse email contenute nei documenti di Epstein parlano di preparazione alle pandemie. Una di queste, del marzo 2015, invita esplicitamente a discutere «come coinvolgere ufficialmente l’OMS» per il bene del «co-branding» (sembra che il «prodotto» da «co-brandizzare» sia una pandemia).     Nel 2017, un’e-mail di Boris Nikolic indirizzata sia a Epstein che a Gates (quattro anni dopo la lettera di accordo in cui Epstein avrebbe mediato la rottura tra Nikolic e Gates) menziona la «pandemia» come un’area chiave per un Donor Advised Fund.  

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Nikolic è stato poi nominato esecutore testamentario nel testamento di Epstein , firmato due giorni prima della sua morte, ufficialmente per suicidio, nell’agosto 2019. (Mentre scrivo, un amico mi fa notare che, secondo Fortnite Tracker, un giocatore con il nome utente di Epstein, littlestjeff1, stava ancora giocando, da Israele, nel 2024…)   Epstein era un nodo di una vasta rete oscura, e la pubblicazione dei file potrebbe rappresentare una soglia di accesso. In un’intervista video inclusa nel comunicato, Epstein dichiara a Steve Bannon di essere solo il «livello uno», «il livello più basso» di predatore sessuale. Come ha affermato la ricercatrice Whitney Webb in una conversazione con James Corbett:   «Jeffrey Epstein era tanto un criminale finanziario quanto un criminale sessuale. C’è una ragione ben precisa per cui i media mainstream vogliono parlare solo dei suoi crimini sessuali tra il 2000 e il 2006. Jeffrey Epstein non era nemmeno un’anomalia nella rete in cui operava. Numerose persone sono coinvolte in ricatti sessuali e traffico di esseri umani. Se pensate che questi problemi siano scomparsi con Jeffrey Epstein, vi sbagliate di grosso. (…) E se tiraste fuori il filo di Epstein, direi che si inizia a svelare gran parte del quadro generale».   All’inizio del 2020, non tutti conoscevano la parola pandemia . Molto meno familiare era ancora la parola (più comune fino al 1900) pandemonio. Lo Shorter Oxford English Dictionary definisce pandemonio, nel suo primo significato, come «la dimora di tutti i demoni» e, in seguito, come «un luogo o stato di totale confusione e tumulto». Il COVID era un pandemonio: ha generato uno «stato di totale confusione». La parola fu coniata da John Milton nel Paradiso perduto (1667), dove Pandemonio è «il palazzo di Satana», «l’alta capitale di Satana e dei suoi pari» e «città e orgogliosa sede di Lucifero». A parte il prefisso pan- (greco per «tutto»), queste parole non sono correlate.   Sembra che Gates ed Epstein fossero molto più vicini di quanto si pensasse. Gates richiama alla mente, tra le altre cose, la preparazione alle pandemie (come nel caso del CEPI, la «Coalition for Epidemic Preparedness Innovations» e di Event 201, entrambi finanziati dalla Bill & Melinda Gates Foundation). Epstein richiama alla mente un’oscurità che ha comportato orribili violenze sui bambini e, molto probabilmente, l’esplicita invocazione di potenti forze del male, come è sempre più comune ai vertici del potere politico, economico e tecnologico. Gates ed Epstein, pandemia e pandemonio, potrebbero essere più vicini di quanto pensassimo.   Un’ultima parola. Ci troviamo in un mondo che, in larga misura, sta già collassando moralmente, cognitivamente e spiritualmente. Per affrontare questa oscurità senza esserne travolti, è essenziale essere consapevoli che la Fonte primordiale della realtà (chiamatela Dio o come vi pare) è in definitiva Luce, Bontà e Verità. Ed è questo che alla fine prevarrà.   Jordi Pigem Jordi Pigem ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Barcellona. Ha insegnato Filosofia della scienza al Master in Scienze Olistiche dello Schumacher College in Inghilterra. Tra i suoi libri figura una recente trilogia, in spagnolo e catalano, sul mondo attuale: Pandemia y posverdad (Pandemie e post-verità), Técnica y totalitarismo (Tecnica e totalitarismo) e Conciencia o colapso (Coscienza o collasso). È membro del Brownstone Institute e membro fondatore di Brownstone Spain.

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Misteri

Allevamenti di bambini al mercato nero: l’orrore emerge dai file di Epstein

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Tra le rivelazioni più sconvolgenti emerse dal rilascio di documenti relativa a Jeffrey Epstein compare un’e-mail in cui un mittente (con identità oscurata) fa riferimento a un articolo del quotidiano britannico The Sun sul suicidio di Sabrina Bittencourt.

 

Bittencourt, vittima del sedicente guaritore brasiliano João Teixeira de Faria (noto come John of God e promosso anche da Oprah Winfrey), aveva denunciato che il leader della setta teneva prigioniere decine di ragazze nelle fattorie dello stato di Goiás, usandole come «uteri» per generare bambini da vendere sul mercato nero. «Centinaia di ragazze sono state ridotte in schiavitù per anni, hanno vissuto nelle fattorie di Goiás e sono servite da uteri per rimanere incinte e vendere i loro bambini», aveva dichiarato Bittencourt prima di togliersi la vita, scrive ZeroHedge.

 

Nella stessa e-mail, il mittente paragona esplicitamente quanto accaduto con John of God a quanto riferitogli riguardo allo Zorro Ranch, la vasta proprietà di Epstein nel deserto del New Mexico: «[Omissis] ha parlato di ciò che stava accadendo allo Zorro Ranch. Ha dichiarato pubblicamente che Epstein le ha offerto denaro per farlo. Far nascere bambini per il mercato nero».

 

Mentre l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto su Little Saint James – l’isola caraibica ribattezzata «Isola dei Pedofili» e teatro di innumerevoli stupri – lo Zorro Ranch, 7.600 acri nell’alto deserto del New Mexico centrale, emerge come un altro epicentro della rete criminale di Epstein. Proprio in questa tenuta, dove Epstein non era obbligato a registrarsi come molestatore sessuale dopo il patteggiamento del 2008 in Florida, si concentravano le accuse più estreme legate al suo progetto eugenetico: «seminare la razza umana con il suo DNA» mettendo incinte donne e vittime minorenni.

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La vittima Annie Farmer ha testimoniato di essere stata abusata sessualmente da Epstein e Ghislaine Maxwell proprio al ranch, quando aveva solo 16 anni. Governanti e personale hanno confermato la presenza di ospiti di altissimo profilo: il principe Andrea, l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson, Woody Allen con la figlia adottiva Soon-Yi Previn (che Allen sposò nel 1997 dopo le accuse di abusi risalenti all’infanzia).

 

Ma le voci più inquietanti riguardano le presunte visite ripetute di Bill, Hillary e Chelsea Clinton. Secondo i rapporti di sicurezza redatti da Jared Kellogg (consulente assunto dal direttore del ranch Brice Gordon), i Clinton soggiornavano in un villaggio a tema cowboy situato a un miglio dalla casa principale. Kellogg ha riferito che Gordon si vantava apertamente della frequenza di queste visite: «Brice si vantava di come i Clinton visitassero tutta la famiglia. Non solo Bill, ma Bill, sua moglie e il loro bambino, e che soggiornavano nel ranch stesso».

 

Bill Clinton ha sempre negato di essere mai stato allo Zorro Ranch, pur ammettendo di aver volato almeno 26 volte sul Lolita Express e di aver visitato Epstein nella sua residenza di New York nel 2002. Le accuse sono state rilanciate anche dall’agente immobiliare del New Mexico Brandon Sanchez, che ha confermato l’esistenza di «voci insistenti» sulla presenza dei Clinton, pur precisando di non averne mai avuto prova diretta.

 

Al di là delle visite celebri, ciò che rende lo Zorro Ranch particolarmente sinistro è l’accusa – emersa nei documenti – che Epstein vi gestisse un sistema di allevamento e commercio di neonati privi di documenti, destinati al mercato nero. Questa pratica, se confermata, porterebbe i crimini di Epstein ben oltre il traffico sessuale, i ricatti e lo spionaggio: configurerebbe una vera e propria filiera di produzione e vendita di esseri umani, con implicazioni che superano in orrore persino gli abusi già accertati.

 

Nonostante le pesanti censure e le rimozioni operate dal dipartimento di Giustizia americano, l’enorme mole di materiale rende sempre più arduo occultare la sistematicità e la profondità della depravazione. Lo Zorro Ranch non appare più solo come una villa di lusso nel deserto, ma come il cuore operativo di un’organizzazione criminale i cui aspetti più oscuri – inclusa l’allegata produzione e commercializzazione di bambini – stanno emergendo nonostante ogni tentativo di insabbiamento.

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Il capo del World Economic Forum di Davos indagato per presunti legami con Epstein

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Il World Economic Forum ha avviato un’indagine interna su Børge Brende, amministratore delegato del Forum di Davos, per fare chiarezza sui suoi rapporti con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, ormai noto per i suoi reati sessuali, hanno riferito giovedì diverse agenzie di stampa citando l’organizzazione stessa.   La scorsa settimana il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblica l’ultima tranche di documenti legati al caso Epstein, inclusi i suoi scambi di posta elettronica personali. La mole di materiale – oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini – ha riportato al centro dell’attenzione i legami del finanziere con figure di spicco del mondo politico, imprenditoriale e tecnologico.   Molti dei nomi emersi dai dossier erano habitué del forum annuale di Davos, a conferma di come la rete di Epstein si intrecciasse con alcuni degli ambienti più potenti e influenti a livello globale. Tra questi figurano l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, l’ex segretario al Tesoro statunitense Larry Summers, i magnati della tecnologia Elon Musk, Reid Hoffman e Peter Thiel, oltre a Bill Gates, l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, l’imprenditore Richard Branson e personalità del settore bancario come Ariane de Rothschild.

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Il consiglio del World Economic Forum, con sede a Ginevra, ha annunciato di aver deciso di avviare un’indagine indipendente sui rapporti tra Brende e il finanziere, alla luce delle rivelazioni emerse su «tre cene di lavoro» a cui ha partecipato l’amministratore delegato insieme a Epstein, oltre a scambi di e-mail e messaggi di testo.   «Questa scelta riflette l’impegno del Forum verso la massima trasparenza e la salvaguardia della propria integrità», ha dichiarato il WEF, secondo quanto riportato da Bloomberg, precisando che Brende «sostiene pienamente l’inchiesta e collabora attivamente, avendola del resto richiesta in prima persona».   Brende, alla guida del WEF dal 2017, continuerà a ricoprire il suo incarico, ma non sarà coinvolto nel processo di revisione, ha specificato l’organizzazione. Citato dall’agenzia, ha affermato di «essere stato completamente all’oscuro del passato e delle attività criminali di Epstein» e che, in caso contrario, avrebbe rifiutato ogni invito.   «Riconosco di non aver svolto un’indagine sufficientemente approfondita sul suo background e mi rammarico profondamente di non averlo fatto», ha aggiunto Brende.   Epstein, che nel 2008 si era dichiarato colpevole di favoreggiamento della prostituzione ed era stato condannato a 18 mesi di carcere per lo stupro di una minorenne, era stato nuovamente arrestato nel 2019 con l’accusa di traffico di esseri umani e sfruttamento sessuale di vittime minorenni. È morto in carcere prima di essere processato.   Il dipartimento di Giustizia ha progressivamente divulgato il materiale relativo al caso Epstein in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, la legge firmata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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