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Utero in affitto

La rivoltante propaganda dell’utero in affitto «reato universale»

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Il battimani è stato globale, il nostro voltastomaco pure. E, come sa il lettore, la nausea la abbiamo da mo’.

 

Il beau geste del governo Meloni che rende l’utero in affitto «reato universale» ha fatto spellare le mani non solo degli scherani – ingenui o a libro paga destroide – nazionali, ma pure a tanti oltre i confini: l’operazione pubblicitaria, perché di questo si tratta, è riuscita. E la pubblicità politica ha una bella parola latina, un neutro purale, che la definisce sinteticamente: propaganda.

 

Pura propaganda, nulla di più: la vera lotta contro la barbarie non è stata nemmeno abbozzata. Perché quello, chiaro, costa veramente. La propaganda invece ha costi risibili, e risultati che – se si misura il proprio operato con l’immagine di sé – possono produrre soddisfazioni. E la politica odierna, lo sappiamo, ha come metrica il like.

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Innanzitutto, anche chi non mastica di giurisprudenza può arrivare a chiedersi che cosa sia un «reato universale». Di fronte alla romana imperiosità di un tale binomio, alcuni si sono spinti a dire che il «reato universale» di fatto non esiste, perché non esiste un vero ordinamento internazionale – almeno non ancora, anche se sappiamo che il Nuovo Ordine Mondiale è in caricamento, e Giorgia talvolta ha dato il suo contributo, come quando fresca d’elezione andò a Bali e firmò per il passaporto vaccinale elettronico mondiale.

 

Altri sono più cauti, e dicono che magari invece – ma crediamo si tratti di una loro supposizione – i «reati universali» esistono, ma sono reati, si suppone, in tutti i Paesi. «I reati universali sono di una gravità assoluta, come la tortura, il genocidio, la riduzione in schiavitù e i crimini contro l’umanità» scrive nel suo commento, che pende dalla parte che indovinerete, Amnesty International.

 

«Questo non è il caso della GPA» continua Amnesty, utilizzando l’acronimo orwelliano per l’affitto degli uteri: «gestazione per altri». «Mentre in Italia era già un reato, tale pratica non è vietata, anzi è regolamentata, in molti altri Stati, anche europei».

 

Diciamo alla celeberrima ONG della candelina col filo spinato (a proposito: dove erano durante il green pass?) che cosa sia di «gravità assoluta» non è che possono deciderlo loro, e che la tortura non era reato in Italia fino al governo Gentiloni, che la illegalizzò per atto cosmetico (cioè, propaganda) nel 2017, una manovra non dissimile da questa meloniana.

 

Tuttavia c’è da dire che sì, se si vuole considerare l’universalità di un reato – quindi, perseguibile se eseguito anche al di fuori dei confini nazionali – si dovrebbe almeno porre l’attenzione sull’illegalità del crimine nel luogo in cui si consuma. Niente di tutto questo ovviamente: e non è banale ricordare come le donne possano prostituire tranquillamente i loro uteri (altruisticamente o per tanti danari) in Paesi UE, nel grande alleato USA, nel paradiso eutanatico-socialista del Canada, e perfino – aprite le orecchie fan di Vladimiro! – nella Federazione Russa.

 

Quindi, universale, de che?

 

Luciana Littizzetto, con quella voce stridula che non sappiamo chi possa trovare divertente, ha rinfacciato alla Meloni che se l’utero in affitto è reato universale allora dovrebbe arrestare il suo amico Elon Musk, il quale si sa che di certo ha fatto almeno un figlio affittando l’utero con, si suppone, i gameti della cantante Grimes (il primogenito dei due, invece, potrebbe essere l’unico della tanta prole muskiana concepito naturalmente: per qualche ragione è il figlio che si porta sempre dietro, X). Un altro figlio via surrogata il Musk potrebbe averlo fatto con la diva hollywoodiana Amber Heard (quella della cacca sul letto dell’ex marito Johnny Depp, finita in tribunale), ma sono speculazioni.

 

La Littizzetto, che non lo sa, o che sa che non le conviene parlarne, omette un’ipocrisia più grande: il governo Giorgia sostiene, con armi e centinaia di milioni di euro del contribuente, il Paese-guida della surrogata nel mondo – l’Ucraina. Renovatio 21 ha dettagliato in vari articoli come, perfino durante i mesi di guerra più bui, il business dell’affitto degli uteri in Ucraina mai e poi mai si è fermato.

 

Ricorderete le immagini: bunker pieni di neonati, culle che vengono portate in giro da sgherri con abiti combat e Kalashinkov. Rammenterete anche le parole di uno dei boss delle surrogata ucraina, che, con una certa saggezza, dice che a breve non avrà più bisogno delle povere ragazze ucraine, perché tra 5 anni avremo l’ectogenesi, l’utero artificiale… Nel frattempo però, in Ucraina il grembo materno è un affare fiorente assai, e lo sappiamo pure da tanto tempo. Forse il premier non lo sa…? Non lo sa il suo partito? Non lo sa il fido Alfredo Mantovano, in teoria cattolico?

 

Universale, dove? Kiev è fuori dall’universo….?

 

Lettore, mettitela via: i missili SAMP-T che hai pagato affinché ti difendessero, ora stanno difendendo gli uteri affittati in Ucraina. Milioni delle tue tasse, più tante armi, proteggono il traffico di uteri ed embrioni sotto Zelens’kyj. E parliamo proprio del governo dell’utero in affitto «reato universale». Quello lì.

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Tuttavia è un’altra la cosa che fa bollire il sangue a chi ha presente davvero gli ultimi lustri di battaglia sull’utero in affitto, e quindi non può scinderla dal conflitto più grande, e perennemente insabbiato, della riproduzione artificiale (la FIVET): la legge esisteva già.

 

Sì: il governo Meloni non ha inventato nulla. Non ha creato una nuova legge, non ha studiato, riflettuto, ricercato, pensato, scritto nulla di nuovo. Si è limitato ad inventare uno slogan, anche vergognosamente sintetico, «reato universale». Nulla di più. Non sono cambiati i termini, le pene, nulla. Chi non si sente preso per i fondelli ha decisamente dei problemi di percezione delle cose.

 

L’utero affittato «reato universale» altro non è se non la riproposizione di una legge di venti anni fa – 20 tondi, e credeteci, nel frattempo il mondo, a livello della riprogenetica, della bioetica e non solo, è cambiato un po’ – e cioè la famosa legge 40/2004, la «Cappella Sistina» dei caporioni democristiani infiltrati nella Seconda Repubblica dai vescovi italiani (Ruini, soprattutto), una legge che – il lettore di Renovatio 21 lo sa – calcoliamo faccia più morti della 194/78: sì, muoiono più embrioni per arredare con un bambino le case delle famiglie sterili che non per gli squartamenti chirurgici o chimici dell’aborto di Stato.

 

La 40/2004, ritenuta «cattolica» e attaccata in ogni modo dai «laici» che non hanno capito che stanno facendo recitare anche a loro una parte del copione del venturo bambino sintetico di Stato con imprimatur ecclesiastico, è più che una legge genocida: è una legge che, ad un’analisi nemmeno troppo attenta, pare essere stata scritta proprio per implodere, per essere fatta a pezzi, anno dopo anno, dalla magistratura. E così è stato: puoi scrivere che se impianti un embrione poi non puoi ucciderlo, ma come questo stia in piedi davanti al giudice esistendo la legge 194, che ti garantisce la possibilità di uccidere il bambino, non è dato saperlo. O meglio, si capisce benissimo: la struttura stessa della legge è fatta per crollare, e così è stato.

 

La 40 conteneva anche una parte relativa all’utero in affitto. Art. 6: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

 

Crediamo che sia sulla base di questo articolo che, negli anni, tante coppie, ad esempio quelle di ritorno dall’Ucraina con un pargolo casualmente nato laggiù, siano state segnalate. Così almeno mi aveva detto, una diecina di anni fa, un funzionario dell’ambasciata di Kiev che avevo sentito sull’argomento. Non mi diede un numero, mi disse solo che le segnalazioni che facevano erano «parecchie».

 

E quindi, se così stanno le cose, in qualche modo il reato all’estero era già perseguito – con almeno inizi di procedimenti – con l’oscena legge 40, da anni.

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È così? Difficile saperlo. Nel Paese in cui il vertice della Corte Costituzionale parla di «Costituzione materiale» – ovvero facciamo un po’ come ci pare, come ci dice l’esprit du temps, la situazione sociopolitica, etc., e pazienza se esistono o non esistono le leggi – i giudici non sembrano aver preso sul serio l’obbligo di azione penale nei confronti di tanti casi macroscopici di violazione: figure politiche omosessuali che tornano in Italia con il figlio surrogato, magari proprio in Paesi dove è possibile sceglierselo a catalogo, non ci risulta siano mai stati oggetto delle attenzioni della magistratura. Lo saranno ora che il marketing del governo melone ha inventato l’hashtag «reato universale»? Abbiamo la vaga impressione che ci sia da dubitarne.

 

Vorremmo, tuttavia, sottolineare l’ulteriore dimensione di voltastomaco che dovrebbe prendere il lettore: quello dei delitti e delle pene.

 

Perché il governo legge e ordine (gli autoritari, i «postfascisti», i «duri»…), non si sente di ritoccare nemmeno la risibile pena delineata dalla 40: al massimo, se mai dovesse succedere, per esserti prodotto un bambino con l’utero affittato ti danno due anni di galera. Il che vuol dire che sei, ma guarda che coincidenza, esattamente dentro il limite dei due anni di sospensione condizionale della pena. Il che vuol dire, ad essere grossolani, che per un bambino prodotto tramite utero affittato in galera non ci vai.

 

Vi sono quindi quantità di reati, anche non universali, che sono puniti più severamente.

 

Lo spaccio di droghe leggere prevede la reclusione da due e sei anni: trafficare erba per lo Stato italiano è molto peggio che trafficare embrioni.

 

Lesioni personali, da tre a sette anni: picchiare qualcuno è punito più che far prostituire una donna nella sua funzione più sacra, prenderne il figlio dopo averlo prodotto sinteticamente.

 

Il reato di furto è punito da sei mesi a tre anni, cioè con una pena massima che supera il limite della condizionale scartando la pena massima della 40 di un anno: con buona pace di chi dice che chi ricorre all’utero in affitto «ruba» i bambini alle loro madri (ah sì? In che senso? Chi è la madre «biologica» con la riproduzione zootecnica? La «gestante»? Quella che «dona» l’ovulo? Quella che «dona» il mitocondro?), per la legge italiana rubare un oggetto può essere più grave che «rubare un bambino».

 

Il lettore che ci ha seguito ora può capire perché l’eterna Roccella e tutto il network democristiano importato dalla Meloni con benedizione vescovile abbia tanto spinto per questa pagliacciata: l’ennesima, gattopardesca manovra per non far accadere nulla che non sia pura propaganda, buona per i gonzi cattolici e qualche osservatore internazionale che non può capire cosa stia accadendo (risposta: nulla, se non la morte di centinaia di migliaia di embrioni).

 

Quello dell’utero in affitto è, come l’aborto, un altro stalking horse, uno specchietto per le allodole, come lo è stato qualche anno fa il matrimonio gay, o – per chi segue il mondo cattolico e il vaudeville delle encicliche bergogliesche, la comunione ai risposati, cose così… Sono solamente armi di distrazione di massa, investimenti per mantenervi concentrati su inutili beghe di superficie, mentre nel profondo avanza il piano, che è spaventoso al punto da non essere proponibile alle masse se non come fait accompli o come rana bollita anno dopo anno.

 

Il piano, Renovatio 21 lo ha scritto ad nauseam, è quello di arrivare al bambino sintetico totale, alla riproduzione interamente artificializzata, controllata dallo Stato o da enti parigrado (società transnazionali, ONG, multinazionali private: ora tutto si fonde nella grande convergenza tecnocratico-mondialista che per un po’ hanno chiamato Grande Reset), e programmata a livello eugenetico (con il CRISPR o con la bioingegneria che verrà), forse perfino creato a partire da cellule non sessuali (gametogenesi), forse perfino da tessuti non umani (organoidi), forse nemmeno concepito secondo la biochimica così come la conosciamo (mirror humans).

 

Senza vaccino i vostri figli non possono entrare a scuola: la bioingegneria famigliare «sarà come vaccinarli», è stato già detto anni fa.

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A chi si fa crasse risate, dinanzi al dipinto distopico che stiamo qui tratteggiando, vogliamo dire di tacersi, e di guardare quanti segni, nella società, nella politica, nella chiesa, sono già stati dati in questo senso.

 

A quei cattolici piagnucoloni, quelli dei diritti immaginari – quelli che «un bambino ha diritto ad una mamma ed un papà», quelli che «ma il diritto alla vita» – vogliamo dire «idioti», dapprima, e poi informarli che la loro lotta di retroguardia per l’utero in affitto «universale» a breve sarà spenta come un mozzicone di sigaretta. L’utero artificiale – e ripetiamo, ce lo dicono perfino i ras affittauteri ucraini che proteggiamo con le nostre tasse – è dietro l’angolo.

 

Vogliamo vedere, allora, che «reati universali» i catto-ebeti, e con loro le mezze alleate femministe, tireranno fuori: «sfruttamento della donna»? «Diritto a mamma e papà»? Quale «reato universale», quando magari a Cipro, o in Olanda, o in Francia, Svezia, Spagna o qualsiasi altro Paese UE o meno vi saranno migliaia di forni ectogenetici pronti alla produzione del bambino Ikea perfetto per la coppietta borghese, omo od eterosessuale che sia?

 

Come sempre, il problema è un pochino più radicale della pantomima vuota con cui sperano di rincoglionirci.

 

E la questione dell’utero affittato è, in realtà, la questione del bambino artificiale. E la questione del bambino artificiale – cioè della riprogrammazione dell’intera riproduzione dell’essere umano – è, avventurandoci in territori dove non osano i teologi, una questione apocalittica.

 

Apocalisse 13, 8: «E l’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro di vita dell’agnello sgozzato, fin dalla fondazione del mondo». Il corsivo è nostro, lo stupore, pure: ed è uno stupore fatto di orrore escatologico, terminale, universale.

 

L’Orrore, l’orrore. Quello sì universale.

 

Roberto Dal Bosco

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Utero in affitto

Democristiano tedesco gay si dimette dopo che ha affittato un utero

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Il leader parlamentare del blocco di governo tedesco, Jens Spahn, è stato costretto a dimettersi dopo che lui e suo marito hanno avuto un figlio tramite maternità surrogata. Spahn aveva precedentemente criticato questa pratica, mentre il suo partito conservatore, i cristiano-democratici (CDU, la Democrazia Cristiana Tedesca), si oppone fermamente alla sua legalizzazione in Germania.   Lo scandalo è scoppiato questa settimana quando Spahn e suo marito Daniel Funke hanno dato il benvenuto al loro figlio Georg, nato da una madre surrogata statunitense. «Georg è la nostra più grande gioia. È quasi impossibile descrivere a parole questa sensazione», ha dichiarato Spahn al tabloide tedesco Bild mercoledì.   L’annuncio gioioso è stato immediatamente accolto da una tempesta di critiche, con il parlamentare accusato di «ipocrisia». Diversi critici hanno ricordato dichiarazioni del 2015, quando Spahn disse alla rivista GQ che «in quanto uomo gay e cristiano, trovo personalmente molto difficile accettare l’idea di un utero in affitto».   «Accettare il fatto che non diventerò padre in modo naturale richiede molta umiltà. Non so se ne sarò capace», aveva aggiunto all’epoca.

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La CDU ha ribadito il suo impegno a mantenere la maternità surrogata vietata in Germania anche durante il congresso di partito di febbraio, a cui ha partecipato Spahn. Nella risoluzione conclusiva del congresso, il partito ha affermato che, a causa di «preoccupazioni etiche, legali e pratiche riguardanti la maternità surrogata», ritiene che tale pratica debba rimanere illegale «in Germania al fine di prevenire abusi, sfruttamento e rischi per la salute».   Spahn è finito nel mirino di tutte le fazioni politiche, con il suo collega della CDU, il leader del partito nello stato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, che ne ha chiesto le dimissioni. «Sostiene che, in quanto privato cittadino, possa agire in modo completamente diverso, in contraddizione con la posizione dichiarata come funzionario eletto della CDU», ha dichiarato Peters al quotidiano Bild. «Questo è assolutamente inaccettabile».   La co-leader del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD), Alice Weidel – lei stessa lesbica in una relazione omosessuale con una donna di origine cingalese – ha dichiarato che le dimissioni di Spahn erano «obbligate da tempo», menzionando anche le sue azioni durante il periodo del COVID, quando era ministro della Salute. Spahn era stato accusato di aver utilizzato impropriamente fondi pubblici durante la pandemia, ma l’inchiesta è stata archiviata lo scorso marzo senza alcun risultato.   «Il fatto che ora abbia minato una legge per la quale lui stesso aveva votato ha definitivamente distrutto la sua credibilità», ha scritto Weidel su X.   Come riportato da Renovatio 21, il deputato gaio, paventando la minaccia russa, l’anno passato aveva pure domandato per la Germania l’accesso alle armi atomiche di Francia e Gran Bretagna. Lo Spahn è da annoverarsi tra gli alunni dei Klaus Schwab e del World Economic Forum di Davos.   Sebbene Spahn avesse inizialmente tentato di difendere la sua decisione, sabato ha ceduto prontamente e ha rassegnato le dimissioni. Pur rinunciando al ruolo di leader parlamentare, non ha menzionato la rinuncia al suo mandato di parlamentare. Le dimissioni sono state riconosciute dal cancelliere Friedrich Merch, che le ha definite sia «inevitabili» che «corrette».   «Negli ultimi giorni, ho capito che la mia felicità personale, derivante dalla creazione di una famiglia con mio marito e dalla nascita di mio figlio, è incompatibile con il mio incarico politico», ha dichiarato Spahn in un comunicato diffuso dai media tedeschi.   Sebbene in Germania la maternità surrogata sia punibile con una pena detentiva fino a cinque anni, la responsabilità penale si estende solo ai medici e agli intermediari; pertanto, Spahn e sua moglie non subiranno alcuna conseguenza. Ricorrere alla maternità surrogata all’estero rimane un metodo diffuso tra i tedeschi per aggirare il divieto, poiché sia la procedura in sé che l’allevamento dei figli nati tramite tale metodo sono legali.   Avere un ministro omofilo affittatore di uteri è il degno risultato del democristianismo tedesco, nonché del democristianismo tout court. Compromesso dopo compromesso, si arriva non solo a tollerare ma pure a mettere al posto di potere personaggi che infrangono la dottrina e la morale cristiana in ogni punto possibile.

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In Italia, il caso più noto e pubblico di un esponente politico dichiaratamente omosessuale che ha fatto ricorso all’utero in affitto è quello di Nichi Vendola. L’ex presidente della Regione Puglia, membro di Rifondazione Comunista e fondatore di Sinistra Ecologia Libertà (SEL) ha avuto un figlio nel 2016 insieme al suo compagno canadese Eddy Testa, ricorrendo alla pratica in California, dove la surrogazione di maternità è regolamentata e legale.   Vi era stato anche il caso del senatore messinese del Partito Democratico ed ex presidente nazionale dell’Arcigay Sergio Lo Giudice, che ha avuto un bambino con maternità surrogata negli USA nel 2014. La questione fu al centro di un acceso dibattito parlamentare quando si discuteva il DDL Cirinnà, ossia l’introduzione del nostro ordinamento delle Unioni Civili, che in verità sono Unioni omosessuali, perché a tale istituto non possono accedere le coppie eterosessuate: una bella discriminazione visto che, a differenza del matrimonio tra normosessuali, qui non è previsto l’obbligo di fedeltà, che è naturaliter incluso nei fondamenti del matrimonio religioso e pure, per lo meno al momento, nel «matrimonio civile» celebrato dallo Stato.   La pratica della maternità surrogata è vietata in Italia fin dal 2004 dall’articolo 12 della Legge 40, che dice al comma 1: «Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente (…) è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro»   Al comma 6 la il testo di legge scrive: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana».

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Per qualche ragione chi ha affittato uteri all’estero, comprese soprattutto figure di spicco, non è stato oggetto di indagini da parte delle autorità – con qualche caso segnalato per le coppie, anche eterosessuali, di ritorno dall’Ucraina, paradiso della maternità surrogata pure in periodo di guerra.   A fine 2024, il Parlamento italiano ha approvato una legge – che abbiamo descritto come ampiamente tronfiamente retorica, cosmetica – che dichiara l’utero in affitto «reato universale» (espressione che non sappiamo bene come significhi) e che a quanto si capisce dovrebbe estende la punibilità della pratica anche se commessa all’estero da cittadini italiani.   La trovata del governo Meloni, per fare l’occhiolino alle nicchie pro-vita e alle loro ebeti organizzazioni questuanti, di fatto non cambiava in nulla la legge 40, legge già totalmente ingiusta perché pensata dai residui democristiani in Parlamento per sdoganare la fecondazione in provetta, che come sa il lettore di Renovatio 21 oggi uccide più embrioni dell’aborto – alla facciazza dei sedicenti pro-vita.  

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Immagine di Heinrich-Böll-Stiftung via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 
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Coppia omosessuale fa causa alla madre che si rifiuta di interrompere una gravidanza surrogata

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Una coppia di uomini omosessuali canadesi ha fatto causa alla madre surrogata del loro figlio dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di lievi difetti di salute. Lo riporta LifeSite.

 

La causa è stata intentata due anni dopo la nascita del bambino, concepito tramite l’unione di un ovulo di donatrice e dello sperma di entrambi gli uomini, uno dei quali ha fecondato l’ovulo. La madre surrogata è stata poi fecondata in vitro.

 

Inizialmente, la coppia dell’Ontario voleva interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) e di potenziali problemi genetici. Avevano quindi domandato ulteriori esami al feto, ma alla fine avevano deciso di portare avanti la gravidanza. Gli specialisti avevano che il bambino era sano e presentava solo una piccola malformazione congenita.

 

I querelanti chiedono un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario. La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.

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Secondo l’atto di citazione, non vi è alcuna menzione di una richiesta di aborto da parte della coppia nel giugno 2024. La madre surrogata e la responsabile dell’agenzia di maternità surrogata hanno affermato che i rapporti tra le parti si sono deteriorati dopo che la coppia ha espresso il desiderio di interrompere la gravidanza.

 

Secondo la copertura del caso data data dal quotidiano canadese National Post, i nomi della madre surrogata, del bambino e della coppia sono stati omessi per «tutelare la loro privacy». Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, la madre biologica desiderava partorire in casa e ha intentato una causa presso il tribunale di pace chiedendo che la coppia ne pagasse le spese. Tale controversia non è ancora stata risolta.

 

«Sapete che sono una madre single, sapete che ho una figlia, e in pratica mi state facendo causa per la mia casa», ha detto la donna, che ha preferito rimanere anonima. «Sembra una cosa davvero orribile, è semplicemente terribile», ha aggiunto, «Mi sento usata… Non hanno avuto il figlio perfetto che volevano e mi hanno scaricata»

 

La legge canadese stabilisce che, a differenza degli Stati Uniti, le madri surrogate non possono richiedere un compenso a scopo commerciale, ma possono essere rimborsate solo per le spese sostenute. La legge canadese prevede inoltre che, per quanto riguarda il bambino, la decisione di interrompere o meno la gravidanza spetti esclusivamente alla madre.

 

La madre surrogata ha affermato che avrebbe acconsentito all’aborto se non ci fosse stata alcuna possibilità di sopravvivenza del bambino, ma non ha voluto interromperlo a causa di un «difetto» di lieve entità.

 

Dopo il parto in casa, che ha presentato complicazioni tali da rendere necessario il ricovero del neonato in ospedale per la somministrazione di ossigeno, la coppia ha portato il bambino a casa e ha interrotto ogni contatto con la madre surrogata.

 

La maternità surrogata è diventata una pratica comune in Canada e altrove, soprattutto tra le coppie omosessuali che desiderano avere figli. I bambini nati da queste situazioni crescono solitamente privi di una madre o di un padre.

 

La triste realtà è che l’aborto è diventato più comune in Canada. Tra il 2024 e il 2025 sono nati 368.928 bambini in Canada, un numero che sarebbe molto più alto se non ci fosse l’aborto. Nel 2022, 97.211 bambini canadesi sono stati uccisi dall’aborto. Analogamente, i rapporti del 2018 indicavano che in Canada, tra il 2013 e il 2018, 766 bambini erano nati vivi a seguito di aborti tardivi e presumibilmente erano stati lasciati morire.

 

Non si tratta del primo caso in cui «genitori intenzionali» denunciano la donna che ha affittato l’utero per mancato aborto del bambino ottenuto con riproduzione artificiale.

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In un caso noto di dieci anni fa una donna Melissa Cook era rimasta incinta di tre gemelli tramite fecondazione in vitro. Il committente, adducendo difficoltà economiche e preoccupazioni mediche, ha invocato la clausola di «riduzione fetale» prevista dal contratto, chiedendo l’aborto di uno dei feti. Al rifiuto della donna di abortire il terzo gemello, gli avvocati dell’uomo l’hanno minacciata di causargli enormi perdite finanziarie per violazione contrattuale e di intentare una causa milione di euro per danni.

 

La donna ha partorito tutti e tre i bambini e ha avviato una battaglia legale per contestare la costituzionalità delle leggi sulla surrogazione della California. I giudici hanno infine decretato che il contratto non poteva obbligarla ad abortire, ma la custodia dei tre bambini è stata comunque assegnata al padre biologico.

 

In un caso in Connecticut nel 2012 una coppia aveva chiesto alla surrogata alla 21ª settimana di gravidanza di abortire dopo che un’ecografia aveva rivelato labbro leporino e cardiopatia. A questo punto, i committenti hanno invocato il contratto chiedendo il cosiddetto l’aborto terapeutico. Al rifiuto per motivi morali della surrogata la coppia le ha offerto prima 10.000 dollari extra per abortire, poi ha minacciato azioni legali per violazione del contratto. Gli avvocati della coppia dichiararono formalmente che, se il bambino fosse nato, i genitori biologici lo avrebbero abbandonato in istituto rifiutando la custodia.

 

Per evitare le leggi restrittive del Connecticut (che davano ragione ai genitori contrattuali), la donna è fuggita in Michigan, uno Stato che riconosce legalmente la gestante come madre biologica alla nascita. La bambina è nata con problemi di salute ed è stata data in adozione a una terza famiglia che desiderava prendersene cura.

 

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Gender

Padri omosessuali con otto figli surrogati accusati di stupro e traffico di esseri umani

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Una ricca coppia omosessuale, uno dei cui membri è noto come il «primo padre surrogato gay» della Gran Bretagna, ha subito una perquisizione nella propria casa di Danbury ed è stata accusata di stupro, violenza sessuale e tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Lo riporta LifeSite.   La Procura della Corona ha annunciato che Barrie Drewitt-Barlow, 57 anni, e Scott Drewitt-Barlow, 32 anni, entrambi di Danbury, nell’Essex, in Inghilterra, sono stati incriminati per molteplici reati legati allo sfruttamento sessuale di giovani maschi.   I due uomini avrebbero dovuto comparire venerdì davanti al tribunale dei magistrati di Chelmsford. Christian Meikle del Crown Prosecution Service ha dichiarato che «Barrie Drewitt-Barlow e Scott Drewitt-Barlow sono stati entrambi accusati di aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona allo scopo di sfruttarla, nonché di altri reati sessuali, tra cui lo stupro».   Barrie Drewitt-Barlow, che secondo alcune fonti avrebbe avuto un totale di otto figli tramite maternità surrogata, è stato accusato di tre capi d’imputazione per violenza sessuale su un uomo, quattro capi d’imputazione per stupro di un uomo di età pari o superiore a 16 anni e due capi d’imputazione per aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona a scopo di sfruttamento.   Il «marito», Scott Drewitt-Barlow, molto più giovane di lui, è accusato di un reato di violenza sessuale su un uomo, un reato di stupro su un uomo di età pari o superiore a 16 anni e due reati di aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona allo scopo di sfruttarla. Maldon and Tiptree Football Club Il padre di Drewitt-Barlow fece notizia nel 1999 quando lui e il suo ex «marito» Tony furono riconosciuti come la prima coppia omosessuale nel Regno Unito ad avere figli tramite madre surrogata. Furono anche i primi ad avere un certificato di nascita del bambino con la dicitura «Genitore Uno» e «Genitore Due» anziché «Madre» e «Padre», secondo un articolo del 2021 del The Sun.   Secondo il Times, Serena Berry, parlando per l’accusa, ha dichiarato: «Barrie Drewitt-Barlow ha una relazione con Scott Drewitt-Barlow… sono ciò che si potrebbe definire celebrità, che conducono una vita da milioni di sterline e sono apparsi in molti documentari e reality show. Sono proprietari della squadra di calcio Maldon & Tiptree e hanno altre attività commerciali nella zona dell’Essex e anche all’estero, in altri paesi», ha osservato.   «Si presume che entrambi abbiano preso di mira giovani maschi, li abbiano reclutati, abbiano stretto amicizia con loro e li abbiano plagiati. Li hanno invitati a casa loro e in altri luoghi», ha detto Berry.   In un’intervista video, Barrie Drewitt-Barlow ha confermato di aver stipulato un contratto con una modella di Miami affinché fosse una «donatrice» di ovuli, pagandole, secondo quanto riportato, 50.000 sterline.  

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Durante l’intervista ha ammesso di aver assunto la modella perché desiderava solo figli belli, non brutti. «Ogni volta che vedete due uomini crescere un bambino, sappiate che non hanno nemmeno dovuto superare un controllo dei precedenti», ha osservato l’organizzazione globale per i diritti dei bambini Them Before Us.   «E almeno uno di questi uomini non è biologicamente imparentato con il bambino, il che, statisticamente, lo rende la figura maschile più pericolosa da avere in casa».   Secondo la stampa britannica, i due hanno negato le accuse.   Nel 2019 la figura dell’allora 55enne Barrie Drewitt-Barlow aveva raggiunto le cronache internazionali quando fece sapere di essersi innamorato del fidanzato della figlia, 25 anni, e di volerlo sposare.   «Mi sono innamorato di Scott ed anche lui si è innamorato di me» aveva detto in un’intervista al Sun. «Mi sento stupido alla mia età di provare questi sentimenti per qualcuno diverso da Tony e per di più con metà della mia età. Ma quando sai che qualcosa è giusta, è giusta. Non abbiamo fatto piani precisi, ma vorrei sposare Scott».   I due ora, oltre che «sposati», sono padroni di una squadra di calcio in Inghilterra, il Maldon and Tiptree Football Club, che gioca nell’Isthmian League, un campionato regionale che copre l’area suburbana di Londra.   Il canale televisivo ITV ha accantonato un programma televisivo che avrebbe dovuto trattare dell’ingresso di questi uomini nella proprietà di squadre di calcio.  

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Immagine screenshot da YouTube
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