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Utero in affitto

La rivoltante propaganda dell’utero in affitto «reato universale»

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Il battimani è stato globale, il nostro voltastomaco pure. E, come sa il lettore, la nausea la abbiamo da mo’.

 

Il beau geste del governo Meloni che rende l’utero in affitto «reato universale» ha fatto spellare le mani non solo degli scherani – ingenui o a libro paga destroide – nazionali, ma pure a tanti oltre i confini: l’operazione pubblicitaria, perché di questo si tratta, è riuscita. E la pubblicità politica ha una bella parola latina, un neutro purale, che la definisce sinteticamente: propaganda.

 

Pura propaganda, nulla di più: la vera lotta contro la barbarie non è stata nemmeno abbozzata. Perché quello, chiaro, costa veramente. La propaganda invece ha costi risibili, e risultati che – se si misura il proprio operato con l’immagine di sé – possono produrre soddisfazioni. E la politica odierna, lo sappiamo, ha come metrica il like.

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Innanzitutto, anche chi non mastica di giurisprudenza può arrivare a chiedersi che cosa sia un «reato universale». Di fronte alla romana imperiosità di un tale binomio, alcuni si sono spinti a dire che il «reato universale» di fatto non esiste, perché non esiste un vero ordinamento internazionale – almeno non ancora, anche se sappiamo che il Nuovo Ordine Mondiale è in caricamento, e Giorgia talvolta ha dato il suo contributo, come quando fresca d’elezione andò a Bali e firmò per il passaporto vaccinale elettronico mondiale.

 

Altri sono più cauti, e dicono che magari invece – ma crediamo si tratti di una loro supposizione – i «reati universali» esistono, ma sono reati, si suppone, in tutti i Paesi. «I reati universali sono di una gravità assoluta, come la tortura, il genocidio, la riduzione in schiavitù e i crimini contro l’umanità» scrive nel suo commento, che pende dalla parte che indovinerete, Amnesty International.

 

«Questo non è il caso della GPA» continua Amnesty, utilizzando l’acronimo orwelliano per l’affitto degli uteri: «gestazione per altri». «Mentre in Italia era già un reato, tale pratica non è vietata, anzi è regolamentata, in molti altri Stati, anche europei».

 

Diciamo alla celeberrima ONG della candelina col filo spinato (a proposito: dove erano durante il green pass?) che cosa sia di «gravità assoluta» non è che possono deciderlo loro, e che la tortura non era reato in Italia fino al governo Gentiloni, che la illegalizzò per atto cosmetico (cioè, propaganda) nel 2017, una manovra non dissimile da questa meloniana.

 

Tuttavia c’è da dire che sì, se si vuole considerare l’universalità di un reato – quindi, perseguibile se eseguito anche al di fuori dei confini nazionali – si dovrebbe almeno porre l’attenzione sull’illegalità del crimine nel luogo in cui si consuma. Niente di tutto questo ovviamente: e non è banale ricordare come le donne possano prostituire tranquillamente i loro uteri (altruisticamente o per tanti danari) in Paesi UE, nel grande alleato USA, nel paradiso eutanatico-socialista del Canada, e perfino – aprite le orecchie fan di Vladimiro! – nella Federazione Russa.

 

Quindi, universale, de che?

 

Luciana Littizzetto, con quella voce stridula che non sappiamo chi possa trovare divertente, ha rinfacciato alla Meloni che se l’utero in affitto è reato universale allora dovrebbe arrestare il suo amico Elon Musk, il quale si sa che di certo ha fatto almeno un figlio affittando l’utero con, si suppone, i gameti della cantante Grimes (il primogenito dei due, invece, potrebbe essere l’unico della tanta prole muskiana concepito naturalmente: per qualche ragione è il figlio che si porta sempre dietro, X). Un altro figlio via surrogata il Musk potrebbe averlo fatto con la diva hollywoodiana Amber Heard (quella della cacca sul letto dell’ex marito Johnny Depp, finita in tribunale), ma sono speculazioni.

 

La Littizzetto, che non lo sa, o che sa che non le conviene parlarne, omette un’ipocrisia più grande: il governo Giorgia sostiene, con armi e centinaia di milioni di euro del contribuente, il Paese-guida della surrogata nel mondo – l’Ucraina. Renovatio 21 ha dettagliato in vari articoli come, perfino durante i mesi di guerra più bui, il business dell’affitto degli uteri in Ucraina mai e poi mai si è fermato.

 

Ricorderete le immagini: bunker pieni di neonati, culle che vengono portate in giro da sgherri con abiti combat e Kalashinkov. Rammenterete anche le parole di uno dei boss delle surrogata ucraina, che, con una certa saggezza, dice che a breve non avrà più bisogno delle povere ragazze ucraine, perché tra 5 anni avremo l’ectogenesi, l’utero artificiale… Nel frattempo però, in Ucraina il grembo materno è un affare fiorente assai, e lo sappiamo pure da tanto tempo. Forse il premier non lo sa…? Non lo sa il suo partito? Non lo sa il fido Alfredo Mantovano, in teoria cattolico?

 

Universale, dove? Kiev è fuori dall’universo….?

 

Lettore, mettitela via: i missili SAMP-T che hai pagato affinché ti difendessero, ora stanno difendendo gli uteri affittati in Ucraina. Milioni delle tue tasse, più tante armi, proteggono il traffico di uteri ed embrioni sotto Zelens’kyj. E parliamo proprio del governo dell’utero in affitto «reato universale». Quello lì.

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Tuttavia è un’altra la cosa che fa bollire il sangue a chi ha presente davvero gli ultimi lustri di battaglia sull’utero in affitto, e quindi non può scinderla dal conflitto più grande, e perennemente insabbiato, della riproduzione artificiale (la FIVET): la legge esisteva già.

 

Sì: il governo Meloni non ha inventato nulla. Non ha creato una nuova legge, non ha studiato, riflettuto, ricercato, pensato, scritto nulla di nuovo. Si è limitato ad inventare uno slogan, anche vergognosamente sintetico, «reato universale». Nulla di più. Non sono cambiati i termini, le pene, nulla. Chi non si sente preso per i fondelli ha decisamente dei problemi di percezione delle cose.

 

L’utero affittato «reato universale» altro non è se non la riproposizione di una legge di venti anni fa – 20 tondi, e credeteci, nel frattempo il mondo, a livello della riprogenetica, della bioetica e non solo, è cambiato un po’ – e cioè la famosa legge 40/2004, la «Cappella Sistina» dei caporioni democristiani infiltrati nella Seconda Repubblica dai vescovi italiani (Ruini, soprattutto), una legge che – il lettore di Renovatio 21 lo sa – calcoliamo faccia più morti della 194/78: sì, muoiono più embrioni per arredare con un bambino le case delle famiglie sterili che non per gli squartamenti chirurgici o chimici dell’aborto di Stato.

 

La 40/2004, ritenuta «cattolica» e attaccata in ogni modo dai «laici» che non hanno capito che stanno facendo recitare anche a loro una parte del copione del venturo bambino sintetico di Stato con imprimatur ecclesiastico, è più che una legge genocida: è una legge che, ad un’analisi nemmeno troppo attenta, pare essere stata scritta proprio per implodere, per essere fatta a pezzi, anno dopo anno, dalla magistratura. E così è stato: puoi scrivere che se impianti un embrione poi non puoi ucciderlo, ma come questo stia in piedi davanti al giudice esistendo la legge 194, che ti garantisce la possibilità di uccidere il bambino, non è dato saperlo. O meglio, si capisce benissimo: la struttura stessa della legge è fatta per crollare, e così è stato.

 

La 40 conteneva anche una parte relativa all’utero in affitto. Art. 6: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

 

Crediamo che sia sulla base di questo articolo che, negli anni, tante coppie, ad esempio quelle di ritorno dall’Ucraina con un pargolo casualmente nato laggiù, siano state segnalate. Così almeno mi aveva detto, una diecina di anni fa, un funzionario dell’ambasciata di Kiev che avevo sentito sull’argomento. Non mi diede un numero, mi disse solo che le segnalazioni che facevano erano «parecchie».

 

E quindi, se così stanno le cose, in qualche modo il reato all’estero era già perseguito – con almeno inizi di procedimenti – con l’oscena legge 40, da anni.

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È così? Difficile saperlo. Nel Paese in cui il vertice della Corte Costituzionale parla di «Costituzione materiale» – ovvero facciamo un po’ come ci pare, come ci dice l’esprit du temps, la situazione sociopolitica, etc., e pazienza se esistono o non esistono le leggi – i giudici non sembrano aver preso sul serio l’obbligo di azione penale nei confronti di tanti casi macroscopici di violazione: figure politiche omosessuali che tornano in Italia con il figlio surrogato, magari proprio in Paesi dove è possibile sceglierselo a catalogo, non ci risulta siano mai stati oggetto delle attenzioni della magistratura. Lo saranno ora che il marketing del governo melone ha inventato l’hashtag «reato universale»? Abbiamo la vaga impressione che ci sia da dubitarne.

 

Vorremmo, tuttavia, sottolineare l’ulteriore dimensione di voltastomaco che dovrebbe prendere il lettore: quello dei delitti e delle pene.

 

Perché il governo legge e ordine (gli autoritari, i «postfascisti», i «duri»…), non si sente di ritoccare nemmeno la risibile pena delineata dalla 40: al massimo, se mai dovesse succedere, per esserti prodotto un bambino con l’utero affittato ti danno due anni di galera. Il che vuol dire che sei, ma guarda che coincidenza, esattamente dentro il limite dei due anni di sospensione condizionale della pena. Il che vuol dire, ad essere grossolani, che per un bambino prodotto tramite utero affittato in galera non ci vai.

 

Vi sono quindi quantità di reati, anche non universali, che sono puniti più severamente.

 

Lo spaccio di droghe leggere prevede la reclusione da due e sei anni: trafficare erba per lo Stato italiano è molto peggio che trafficare embrioni.

 

Lesioni personali, da tre a sette anni: picchiare qualcuno è punito più che far prostituire una donna nella sua funzione più sacra, prenderne il figlio dopo averlo prodotto sinteticamente.

 

Il reato di furto è punito da sei mesi a tre anni, cioè con una pena massima che supera il limite della condizionale scartando la pena massima della 40 di un anno: con buona pace di chi dice che chi ricorre all’utero in affitto «ruba» i bambini alle loro madri (ah sì? In che senso? Chi è la madre «biologica» con la riproduzione zootecnica? La «gestante»? Quella che «dona» l’ovulo? Quella che «dona» il mitocondro?), per la legge italiana rubare un oggetto può essere più grave che «rubare un bambino».

 

Il lettore che ci ha seguito ora può capire perché l’eterna Roccella e tutto il network democristiano importato dalla Meloni con benedizione vescovile abbia tanto spinto per questa pagliacciata: l’ennesima, gattopardesca manovra per non far accadere nulla che non sia pura propaganda, buona per i gonzi cattolici e qualche osservatore internazionale che non può capire cosa stia accadendo (risposta: nulla, se non la morte di centinaia di migliaia di embrioni).

 

Quello dell’utero in affitto è, come l’aborto, un altro stalking horse, uno specchietto per le allodole, come lo è stato qualche anno fa il matrimonio gay, o – per chi segue il mondo cattolico e il vaudeville delle encicliche bergogliesche, la comunione ai risposati, cose così… Sono solamente armi di distrazione di massa, investimenti per mantenervi concentrati su inutili beghe di superficie, mentre nel profondo avanza il piano, che è spaventoso al punto da non essere proponibile alle masse se non come fait accompli o come rana bollita anno dopo anno.

 

Il piano, Renovatio 21 lo ha scritto ad nauseam, è quello di arrivare al bambino sintetico totale, alla riproduzione interamente artificializzata, controllata dallo Stato o da enti parigrado (società transnazionali, ONG, multinazionali private: ora tutto si fonde nella grande convergenza tecnocratico-mondialista che per un po’ hanno chiamato Grande Reset), e programmata a livello eugenetico (con il CRISPR o con la bioingegneria che verrà), forse perfino creato a partire da cellule non sessuali (gametogenesi), forse perfino da tessuti non umani (organoidi), forse nemmeno concepito secondo la biochimica così come la conosciamo (mirror humans).

 

Senza vaccino i vostri figli non possono entrare a scuola: la bioingegneria famigliare «sarà come vaccinarli», è stato già detto anni fa.

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A chi si fa crasse risate, dinanzi al dipinto distopico che stiamo qui tratteggiando, vogliamo dire di tacersi, e di guardare quanti segni, nella società, nella politica, nella chiesa, sono già stati dati in questo senso.

 

A quei cattolici piagnucoloni, quelli dei diritti immaginari – quelli che «un bambino ha diritto ad una mamma ed un papà», quelli che «ma il diritto alla vita» – vogliamo dire «idioti», dapprima, e poi informarli che la loro lotta di retroguardia per l’utero in affitto «universale» a breve sarà spenta come un mozzicone di sigaretta. L’utero artificiale – e ripetiamo, ce lo dicono perfino i ras affittauteri ucraini che proteggiamo con le nostre tasse – è dietro l’angolo.

 

Vogliamo vedere, allora, che «reati universali» i catto-ebeti, e con loro le mezze alleate femministe, tireranno fuori: «sfruttamento della donna»? «Diritto a mamma e papà»? Quale «reato universale», quando magari a Cipro, o in Olanda, o in Francia, Svezia, Spagna o qualsiasi altro Paese UE o meno vi saranno migliaia di forni ectogenetici pronti alla produzione del bambino Ikea perfetto per la coppietta borghese, omo od eterosessuale che sia?

 

Come sempre, il problema è un pochino più radicale della pantomima vuota con cui sperano di rincoglionirci.

 

E la questione dell’utero affittato è, in realtà, la questione del bambino artificiale. E la questione del bambino artificiale – cioè della riprogrammazione dell’intera riproduzione dell’essere umano – è, avventurandoci in territori dove non osano i teologi, una questione apocalittica.

 

Apocalisse 13, 8: «E l’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro di vita dell’agnello sgozzato, fin dalla fondazione del mondo». Il corsivo è nostro, lo stupore, pure: ed è uno stupore fatto di orrore escatologico, terminale, universale.

 

L’Orrore, l’orrore. Quello sì universale.

 

Roberto Dal Bosco

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Utero in affitto

Il premier olandese gay affitta un utero e viene accusato di aver aggirato la legge

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Il primo ministro olandese Rob Jetten e il suo compagno omosessuale giocatore di hockey su prato argentino Nicolas Keenan hanno annunciato con un post congiunto su Instagram il 19 ottobre di essere in attesa di un figlio tramite madre surrogata. Lo riporta LifeSite.   «Qualcuno di molto speciale sta per arrivare», hanno annunciato i due uomini. «Ci vediamo nel 2027, piccolo/a. Non ci sono parole sufficienti per ringraziare la nostra donatrice di ovuli, la nostra mamma surrogata Lisa e le loro famiglie. Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza di voi». Il post includeva una foto dei due uomini che tenevano in mano un’ecografia e un’altra con la madre del bambino in piedi tra di loro. Non hanno specificato chi dei due uomini fosse il padre biologico del bambino.  
 
Visualizza questo post su Instagram
 

Un post condiviso da Nicolás S. Keenan (@nicokeenan)

Il partito politico di Jetten, il partito socioliberale Democraten 66 (o D66), ha rilasciato una dichiarazione in cui assicura al pubblico che non è accaduto nulla di illegale. «Non si tratta di maternità surrogata a scopo commerciale», ha affermato il partito. «La madre surrogata e la donatrice di ovuli sono note a Jetten e Keenan. Sono lieti di poter contribuire a realizzare il desiderio dei due futuri padri di avere un figlio in questo modo».   Il Jetten ha aggiunto nella sua dichiarazione: «Siamo incredibilmente grati che, grazie a due donne meravigliose, ora abbiamo l’opportunità di realizzare il nostro sogno». Le due donne a cui Jetten si riferiva sono la donna che ha donato uno dei suoi ovuli (la madre biologica) e la donna che attualmente porta in grembo il loro bambino.   Lisa, la madre surrogata, ha dichiarato: «La maternità surrogata mi sembra un modo davvero speciale per contribuire a realizzare il sogno dei nostri cari amici». Sebbene la maternità surrogata in sé non sia illegale nei Paesi Bassi, la maternità surrogata a scopo commerciale lo è. Le aziende che organizzano accordi di maternità surrogata sono vietate e a chi cerca una madre surrogata è legalmente proibito pubblicizzare la propria disponibilità, sui social media o altrove (anche le donne non possono pubblicizzare la propria disponibilità a offrire servizi di maternità surrogata). L’unico compenso consentito è il rimborso in accordi privati.   Il Jetten, tuttavia, sembra aver infranto la legge. In un’intervista pubblica dello scorso anno, parlando della sua relazione con Keenan, ha detto a un giornalista: «Speriamo di poter avere un figlio anche dopo, ma è vero che non è così facile con due uomini. Quindi abbiamo bisogno di un piccolo aiuto e speriamo di poter trovare una madre surrogata».   Nella loro copertura dell’annuncio di lunedì, l’emittente olandese EenVandaag ha osservato che Jetten «stava camminando al limite della legalità» quando ha detto che «stavano cercando una madre surrogata». Sulla rivista Margriet, il Jetten aveva dichiarato qualche mese dopo che, in seguito alla trasmissione, diverse donne si erano offerte di aiutarlo, ma che lui voleva prima sposarsi e non aveva fretta.   Il deputato del partito euroscettico Forum per la Democrazia (FVD) Gideon van Meijeren aveva all’epoca reagito con durezza scrivendo su X che «le donne non sono fabbriche di bambini, la gravidanza non è un servizio e un bambino non è un prodotto!» e parlando di «profondo egoismo e mancanza di rispetto».   Il Jetten sta attualmente sostenendo un disegno di legge che riscriverebbe la legislazione olandese sulla maternità surrogata al fine di aiutare le persone omotransessuali ad avere figli. «Nei Paesi Bassi stiamo introducendo una nuova legislazione per proteggere meglio le persone trans», ha dichiarato a un organo di stampa omotransessualista. «E per garantire che le coppie gay e lesbiche che desiderano formare una famiglia abbiano un accesso più facile alla maternità surrogata». Giudici e attivisti hanno reagito sottolineando il rischio di «sfruttamento, traffico di minori e minaccia allo sviluppo dell’identità».   Il Jetten si è riferito al bambino non ancora nato come a «un piccolo», tuttavia, ricorda Lifesite, è un dichiarato estremista pro-aborto. In un dibattito pubblico con la mia collega Maaike Rosendal due anni fa, ha ammesso di essere favorevole all’aborto fino al nono mese di gravidanza. In breve, crede nel diritto di sopprimere i bambini nel grembo materno che assomigliano a quello nell’ecografia che sta celebrando.   Il Jetten è stato nominato formatore il 3 febbraio 2026. Il dibattito in parlamento prima della sua nomina a formatore si è concentrato sui piani proposti dalla sua coalizione parlamentare per aumentare l’età per l’Algemene Ouderdomswet, la legge pensionistica neerlandese. Il governo di minoranza Jetten è stato inaugurato il 23 febbraio 2026, rendendo Jetten la persona più giovane, il primo uomo apertamente gay e la prima persona apertamente LGBT, nonché il primo politico del partito Democratici 66 a ricoprire la carica di primo ministro dei Paesi Bassi.   In seguito agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran nel 2026, il Jetten ha mantenuto una posizione critica nei confronti di Teheran, chiedendo la fine delle attività militari iraniane ed esprimendo «profonda preoccupazione» per la repressione interna del regime e il suo ruolo nell’escalation regionale.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
 
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Utero in affitto

Madre surrogata scopre che il padre del bambino è un miliardario cinese con oltre 100 figli

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Una donna californiana in attesa di un bambino in base a un contratto di maternità surrogata è rimasta sconvolta nello scoprire che il padre del nascituro è un miliardario cinese che avrebbe già commissionato la nascita di un numero di bambini compreso tra 100 e 300, nati da madri surrogate americane. Lo riporta LifeSite.

 

La CBS News ha comunicato la notizia alla madre surrogata del bambino non ancora nato dopo aver ottenuto documenti riservati che identificavano il padre come Xu Bo, un ricco eremita cinese che aveva costruito un impero nel settore dei videogiochi.

 

La donna, indicata dalla CBS come «Judy» per tutelarne la privacy, è una madre single di una bambina di sette anni che è stata attratta da un annuncio che offriva 120.000 dollari alle donne disposte a diventare madri surrogate. Sua figlia vive attualmente con il padre e Judy ha visto in questa proposta un’occasione per acquistare una casa propria e «costruire una vita migliore per me e mia figlia».

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L’agenzia che gestiva l’accordo di maternità surrogata, Patriot Conceptions, ha detto a Judy che il padre intenzionale era un uomo single che desiderava allargare la famiglia.

 

È rimasta sconvolta quando ha scoperto l’identità del padre del bambino che portava in grembo. «Mi sento colta di sorpresa, mi sento ingannata», ha detto la madre surrogata, che era alla dodicesima settimana di gravidanza quando ha parlato con CBS News. «Sembra che stia creando un esercito. È una follia… Non capisco quale sia la sua motivazione. So solo che sarà dura per i bambini.»

 

Quando Judy ha scoperto di essere una delle oltre 20 madri surrogate con cui Xu Bo sta collaborando, ha detto di aver iniziato a sentirsi parte di una fabbrica di bambini.

 

«L’agenzia avrebbe dovuto essere molto trasparente fin da prima dell’abbinamento… riguardo a chi è il genitore del bambino e che tipo di famiglia è», ha detto Judy alla CBS.

 

Secondo la CBS, Judy ha chiesto di incontrare Xu Bo almeno cinque volte, senza successo. «Mi chiedo: ho davvero il diritto di saperlo?» ha detto la madre surrogata.

 

«È davvero una situazione orribile di cui far parte», ha detto Judy. «Voglio dire, non ti viene nemmeno in mente che potrebbe essere legale. Cioè, tutti, passo dopo passo, gli dicono di sì e lo autorizzano, stipulano questi accordi, e poi a quel punto la decisione spetta solo al tutore, che ha metà delle informazioni.» Da parte sua, il miliardario cinese ha dichiarato in un comunicato che «avere più figli porta più benedizioni» e che desidera ardentemente lo sviluppo della nazione cinese, secondo quanto riportato dalla CBS.

 

Poiché i figli di Xu Bo, nati tramite maternità surrogata negli Stati Uniti, sono nati negli Stati Uniti, possiedono la cittadinanza statunitense. Pertanto, pur essendo cresciuti nella Cina comunista, non solo potranno votare alle elezioni statunitensi, ma saranno anche eleggibili a ricoprire cariche politiche negli Stati Uniti, inclusa la presidenza, una volta compiuti i 35 anni.

 

«Guardate questa foto terrificante! All’inizio ho pensato che fosse generata dall’intelligenza artificiale, ma a quanto pare non lo è!» ha esclamato Jennifer Zeng in un allarmante post su X.

 

«È una cosa che il magnate cinese Xu Bo in persona ha pubblicato sul profilo Weibo ufficiale della sua azienda Duoyi Network: più di 100 bambini americani ottenuti tramite maternità surrogata!», ha detto Zeng.

 

«L’ex compagna di Xu Bo, Tang Jing, una volta affermò che Xu Bo avesse almeno 300 figli», ha spiegato. «Tuttavia, Xu Bo ammette di averne solo più di 100». Zeng ha poi condiviso uno screenshot che confermava la pubblicazione della foto sull’account Weibo aziendale di Bo. Weibo è una delle principali piattaforme di social media in Cina.

 

Katy Faust, fondatrice e presidente dell’organizzazione globale per i diritti dei bambini Them Before Us, ha illustrato sia il problema morale che la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentati dalla maternità surrogata, definendola un «cavallo di Troia».

 

«La maternità surrogata per coppie infertili che desiderano avere figli», ha scritto Faust all’epoca. «Questo cavallo di Troia permette alle grandi aziende del settore della fertilità di creare oltre 100 cittadini americani per single miliardari cinesi». «Cento bambini senza madre sono già una tragedia sufficiente», ha dichiarato la Faust. «La minaccia alla sicurezza nazionale? Dovrebbe essere il colpo di grazia.»

 

Il caso di Bo è tutt’altro che isolato. Anzi, è indicativo di una tendenza esistente. In seguito alla pubblicazione di un’inchiesta del Wall Street Journal, i senatori repubblicani statunitensi Tom Cotton dell’Arkansas e Rick Scott della Florida hanno inviato all’inizio di quest’anno una lettera al dipartimento di Giustizia chiedendo un’indagine sui «centri di maternità surrogata gestiti da cittadini stranieri».

 

«Allarmanti segnalazioni indicano che i cittadini cinesi stanno sfruttando sistematicamente le leggi americane sulla maternità surrogata e sulla cittadinanza per diritto di nascita», hanno scritto i senatori.

 

«Questi bambini, prima o poi, avranno il diritto di votare alle elezioni americane, di ricoprire posizioni di rilievo o di promuovere in altro modo gli interessi di Pechino, pur dovendo giurare fedeltà al PCC», hanno scritto Cotton e Scott, riferendosi al Partito Comunista Cinese. I senatori statunitensi ipotizzato che potesse esserci una «strategia a lungo termine» in atto «per minare ideologicamente e sistematicamente gli Stati Uniti».

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Il caso mostra come sia possibile una mistura tra il fenomeno del super-spreading e la geopolitica superpotenziale.

 

Nel fenomeno socio-psicologico del «super-spreader», vi sono gli uomini che, al pari di Gengis Khan, decidono di avere numero abnormi di figli con numeri di donne significativi.

 

Molti scandali recenti, con uomini che hanno centinaia se non migliaia di figli – rendendo il rischio di incesto genetico della prole più che ipotetica – discendono dall’impulso di super-spreading di tali «donatori», che come noto investe anche tanti medici della fertilità che per decenni hanno generato prole utilizzando fraudolentemente il proprio seme con le pazienti.

 

Altri membri dell’oligarcato internazionale sono super-spreader. Elon Musk, sulla carta l’uomo più ricco del mondo, ha almeno una dozzina di figli da varie donne, quasi sempre ottenuti con la riproduzione artificiale.

 

Musk aveva commentato con ironia la notizia di mesi fa per cui il fondatore di Telegram Pavel Durov avrebbe un centinaia di figli grazie alle donazioni di sperma offerte anche gratuitamente.

 

Elon da anni esprime preoccupazione per il calo dei tassi di natalità, definendolo un fattore di rischio per l’intera civiltà. Dopo aver attaccato frontalmente i contraccettivi e la cultura che fa sembrare la maternità come un peso da evitare (ma senza mai mettere in questione davvero l’aborto), ha dichiarato apertis verbis che la popolazione va aumentata in ogni modo possibile, facendo figli sia naturalmente che con la provetta o l’utero affittato.

 

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Utero in affitto

Coppia ottiene l’affidamento del bambino che voleva far abortire alla madre surrogata

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Con una svolta inaspettata, i genitori «committenti» che avevano chiesto alla madre surrogata assunta di interrompere la gravidanza del loro bambino dopo la diagnosi di una malformazione congenita hanno ottenuto immediatamente la custodia del neonato dopo la nascita. Lo riporta LifeSite.   I «genitori» committenti avevano fatto causa alla madre surrogata, un’infermiera e madre single di due figli residente in Alaska, per impedire la nascita del loro figlio.   «Il figlio dei nostri clienti è nato ieri mattina e ora si trova sotto la loro custodia fisica mentre riceve cure mediche specialistiche in un centro di terzo livello», ha dichiarato l’avvocato dei «genitori» che inizialmente desideravano la morte del figlio.   In una dichiarazione grottesca, l’avvocato dei genitori ha proseguito definendo i suoi clienti «genitori amorevoli» e accusando la surrogata, che aveva cercato di tutelare il bambino dai «genitori» abbienti che desideravano ucciderlo, di aver interferito con le «cure mediche» del neonato.   «Per fortuna, il tentativo infondato (…) di interferire con le cure mediche del bambino è stato categoricamente respinto dai tribunali», ha dichiarato l’avvocato . «Al momento, i nostri clienti continuano a mettere al primo posto la salute e il benessere del loro bambino, seguendo i consigli dell’équipe medica che lo segue, come hanno sempre fatto e come farebbe qualsiasi genitore amorevole».

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«Come se il dolore per le sue condizioni non fosse già abbastanza, sono devastati nel vedere la loro tragedia familiare trasformata in una strumentalizzazione politica dall’ufficio del Procuratore Generale del Texas» e dall’affittatrice di utero, continua il legale. «L’unica priorità dei nostri clienti in questo momento è garantire che il loro bambino riceva le cure mediche di cui ha disperatamente bisogno e che loro, in quanto genitori, possano trascorrere ogni prezioso momento possibile con il loro bellissimo neonato».   Un «bellissimo neonato» di cui poche settimane fa avevano chiesto l’uccisione (l’aborto come «cura medica»), facendo finire il suo corpo assassinato tra i rifiuti medici   Nel febbraio 2025, la madre gestante aveva ottenuto l’approvazione da Worldwide Surrogacy Specialists e poco dopo firmò un «accordo di maternità surrogata gestazionale» con una coppia californiana,. Il contratto conteneva una clausola che consentiva alla coppia di richiedere un aborto in caso di «anomalia fetale», una pratica comune nel settore della maternità surrogata.   Nel dicembre 2025, la donna rimase incinta; ad aprile, le ecografie rivelarono che il bambino  era affetto da sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS), una grave ma curabile malformazione cardiaca congenita in cui il lato sinistro del cuore non riesce a pompare correttamente il sangue. L’HLHS richiede in genere numerosi interventi chirurgici quasi immediatamente dopo la nascita.   Dopo aver appreso della malformazione cardiaca, i due committenti chiesero alla donna di interrompere la gravidanza, invocando la clausola di rescissione del contratto di maternità surrogata e mascherando la loro richiesta con una finta preoccupazione per la qualità della vita del piccolo. Nessun medico in Alaska era disposto a praticare un aborto a quel punto della gravidanza (22 settimane). La coppia aveva fissato quindi un appuntamento per l’aborto a Seattle per la fine di aprile (quando il piccolo Gabriel aveva 23 settimane), che fu poi posticipato a maggio, alla 24ª settimana.   La donna ha deciso di portare a termine il parto. « Il 12 agosto, il piccolo è nato con circa tre settimane di anticipo nella zona di Dallas ed è stato trasferito in terapia intensiva neonatale per essere stabilizzato in vista di un intervento chirurgico al cuore. Secondo quanto riferito, è stato immediatamente allontanato dall donna che non solo lo ha portato in grembo, ma gli ha anche salvato la vita. I «genitori» committenti che avevano chiesto l’aborto erano presenti in ospedale.   Ora un’ordinanza restrittiva temporanea emessa ieri ha impedito alla donna di vedere o tenere in braccio il bambino che ha portato in grembo e che ha lottato per proteggere.   Come riportato da Renovatio 21, un caso simile emerso lo scorso mese ha visto una coppia omosessuale querelare la madre surrogata dopo che questa aveva scelto di non abortire il feto su commissione risultato affetto da labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) chiedendo un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario.   La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.

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