Pensiero
Gli uomini invisibili di Crans-Montana
Giorni fa sono stato ad una partita di Hockey, un campionato internazionale europeo: prima della partita è stato chiesto un minuto di silenzio per il massacro di Crans-Montana, e tutti non solo hanno eseguito – compresi gli ultras facinorosi – ma si sono alzati tutti in piedi all’istante.
La maestra di cinese di mio figlio, che va al sabato in una classe fatta solo di bambini cinesi dove l’italiano lo si abbozza solo, ha parlato di Crans-Montana durante la lezione: neanche una donna cinese riesce a trattenere l’interesse, l’amarezza, forse perfino un cenno di lutto, dinanzi alla strage svizzera.
Ci sono quantità di conoscenti che da giorni discutono di questo, e nel rabbit hole, come gli americani chiamano l’immersione in un argomento oscuro e complesso, ci sono un po’ s finito anche io, pronto a misurare centimetricamente le possibile inesattezze della narrazione sui giornali. Sapete, un po’ come al Bataclan, cominciano a notarsi racconti discrepanti, un po’ tendenti a far sembrare le vittime come eroi – la vittima, lo abbiamo spiegato in un articolo di qualche tempo fa, nella nostra società ha un potere fortissimo.
Tutto il mondo è sconvolto. E a ragione: sono diecine di vite giovani falciate d’un tratto, incenerite nella demenza del capodanno (la notte dove, più di ogni altra, mi impongo di andare a letto prestissimo), sacrificate al niente in una località per ricchi.
Ci sono vari filoni dell’interesse giornalistico ed umano per l’ecatombe. Ci sono quelli che, inevitabile, attaccano i soccorsi. Il famoso sito di notizie partenopeo intervista un tizio del posto che lamenta le mancanze dei soccorsi. Eppure, a quanto era stato detto, in poche ore gli svizzeri avevano tirato su un ospedale da campo, e smistato in elicottero immediatamente i feriti gravi in tutti gli ospedali del Paese, saturando le terapie intensive e mandandone qualcuno pure a Milano.
Ho parlato con un sacerdote che è originario di un paesino del San Bernardo non lontano. Mi ha detto che la sorella lavora nelle ambulanze, e che in pratiche tutte le ambulanze disponibili si erano concentrate immediatamente sulla discoteca in fiamme – certo, chi conosce i posti di montagna sa che dalle città più vicine non si arriva in dieci minuti.
🚨🇨🇭 Tragedy in the Alps: 47 DEAD AND 115 INJURED AFTER NIGHT CLUB CAUGHT ON FIRE AT NEW YEARS EVE
New Year’s celebration turned nightmare at Le Constellation nightclub in Crans-Montana.
A flaming sparkler on a champagne bottle—held too close to the wooden ceiling—sparked a… pic.twitter.com/C8Syteq0pH
— Svilen Georgiev (@siscostwo) January 2, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ma allora, se la colpa non è dei soccoritori, è dei proprietari del locale. Ecco che ti spuntano articoli sul passato del proprietario, che però, è riconosciuto, ha pagato il conto con la giustizia ed è uscito dai giri criminali da 20 anni, mentre la proprietaria, non trovando nulla, deve essere ricordata per qualche ragione come figlia di pompiere.
Dicono: una discoteca in un seminterrato, impossibile. Ma nessuno ha presente la realtà dei locali di montagna? Dicono: c’era solo un’uscita su per le scale; anzi no, scusate, l’uscita di sicurezza c’era ma era chiusa (ultima che si è sentita, chissà). Dicono: non avevano la licenza per far ballare la gente, ma di gente che ballava nei video non ne ho vista tantissima, certo i trenini di capodanno, ma sembra più un bar con i tavolini per le bottiglie di champagne, compresa quella probabilmente fatale.
Dicono: non era a norma. Poi salta fuori che invece le autorità svizzere (quindi… precise, no?) lo avevano giudicato a norma. E allora: ma l’ultimo controllo è stato nel 2020. E quindi? I controlli vanno fatti ogni anno? E se non vengono fatti, non è per caso per decisione o mancanza dei controllori?
Insomma, io la croce non la butto né sui soccorsi, e – a differenza della nostra diplomazia – nemmeno sui proprietari di Le Constellation (perché al maschile non lo sappiamo, ma ammettiamo che fa chic). I quali magari hanno salvato la pelle ma avranno la vita segnata.
Concludiamo la carrelata citando brevemente l’ebetudine complottista di chi dice che è stato un sacrificio umano programmato dalla malvagia élite mondialista: un’idea idiota degna degli scappati di casa che invece che lavorare stanno su Telegram. E lo dice una testata che del ritorno del sacrificio umano ha fatto uno dei argomenti fondamentali. I domofugi telegrammari dovrebbero nell’ordine, vergognarsi, stare zitti ed andare a lavorare, o, se impossibilitati, leggere un libro.
No, abbiamo un altro colpevole in mente, ben più problematico, e mostruoso: gli uomini invisibili.
Proprio così: la strage è stata causata dal fatto che nella scena, almeno dai filmati che possiamo aver visto, non si vede un uomo. Non c’è qualcuno che, come un uomo, prende l’estintore e si avventa sulle fiammelle, che potevano sembrare, almeno all’inizio, contenibili.
Non c’è nemmeno, sempre nei filmati, un uomo che prende e dice agli amici – magari alla sua stessa fidanzatina – di scappare. Non un uomo che abbia presentito, o anche solo sentito, il pericolo esiziale che si avvicinava.
Voi dite: ma erano ragazzini, era un evento pensato per diciottenni, anzi minorenni, forse perfino per ragazzini piccoli. Il discorso, per quanto ci riguarda, non cambia: a 16 anni non si è in grado di percepire la minaccia? A 15 anni non si sente la necessità di mettersi in salvo con i propri pari? A 18 anni è normale riprendere un incendio col telefonino invece che scappare, chiedere aiuto, proteggere i propri cari?
Ecco come ha avuto inizio l’incendio…
Ci sono responsabilità evidenti.#Crans_Montana
— IL RISOLUTORE ®️🇮🇹 (@ilrisolutoreIT) January 1, 2026
🇨🇭 Around 40 Dead, 115 Injured in Deadly New Year’s Fire at Swiss Ski Resort Bar
A devastating fire broke out at Le Constellation bar in the Swiss ski resort of Crans-Montana during a crowded New Year’s Eve party on January 1, 2026, around 1:30 a.m.
Authorities report… pic.twitter.com/b5dB8Rn8GT
— World In Last 24hrs (@world24x7hr) January 1, 2026
Sostieni Renovatio 21
C’è chi vuole farci credere questo. Leggiamo su Repubblica (giornale forse ora destinato alla rianimazione) un’intervista ad un importante «psicologo e psicoterapeuta» che dice che non bisogna criticare quelli che nel rogo filmavano invece che fuggire e far fuggire. «È una frase che fa male. Perché giudica senza capire. Perché arriva dopo, quando l’orrore è già accaduto, e cerca colpe dove servirebbe comprensione», spiega con generosità ed empatia l’esperto.
Poi ecco che, leggibile anche sui social, arriva lascienzah. È colpa del cervello, non di chi lo porta a spasso. «Fino ai 20-22 anni la corteccia prefrontale non è completamente sviluppata. È l’area che consente di valutare il rischio, pianificare una risposta efficace, controllare l’impulso» dice lo psico-specialista. «In una situazione di emergenza, fiamme, fumo, panico, un cervello adolescente non reagisce come quello di un adulto, non perché manchi la volontà, ma perché manca la piena maturazione delle funzioni di controllo».
Interessante: a questo punto, visto che i giovani insistono in assenza in cervello (almeno, non con il cervello sviluppato, secondo l’infallibile neuroscienzah), ma perché mai dovremmo farli votare? E ancora più importante: perché mai dovremmo farli guidare? Se non sono in grado di percepire il pericolo, non è che dobbiamo togliere a tutti gli under 25 la patente?
Ma il neurospiegone continua mutandosi in una struggente analisi di filosofia delle emozioni: «filmare può diventare un modo per creare una distanza emotiva da ciò che sta accadendo, uno schermo tra sé e l’evento traumatico. In psicologia questo è un meccanismo di difesa: aiuta a ridurre l’impatto emotivo, a non essere travolti, a reggere ciò che altrimenti sarebbe ingestibile».
Eccerto. Brutti voti, divorzio dei genitori, lutti in famiglia, cadute in bicicletta, rotture sentimentali, partite di basket perdute malamente: il ragazzino (ragazzino a 18-20 anni) filma sempre per schermarsi, ce lo insegna la psicologia. Quindi il video che abbiamo visto con i tizi che sghizzavano, musica rap in sottofondo, mentre il soffitto prendeva fuoco è un meccanismo di difesa psicologico. Grazie dottore. (Gli psicologi sono dottori?)
CRAS-MONTANA ROGO DEL LOCALE: 6 VITTIME TUTTE IDENTIFICATE
Sono Sofia Prosperi, 15 anni, e Riccardo Minghetti di 16, le ultime vittime italiane accertate della strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, durante il rogo nella festa del locale Le Constellation. Deceduti… pic.twitter.com/ssgFvMgOQ6
— Claudia Sani 🍉 (@cla_sani0521) January 5, 2026
Minga è finita: ad una certa neurologia e psicologia, biologia neuronale ed emozione adolescienziale si danno la mano nel finale capolavoro di quest’analisi: «quando un ragazzo riprende invece di fuggire, non sempre sta facendo una scelta consapevole. Spesso sta cercando, nel modo che conosce, di proteggersi da un’esperienza che il suo sistema emotivo non è pronto a elaborare».
In pratica sono innocenti al punto che ci chiediamo se possiamo parlare di libero arbitrio dei minori – e certi lettori sanno dove questo discorso può andare a parare.
«La sicurezza non è una responsabilità dei ragazzi» tuona lo psicologo. «La sicurezza dei minori è un compito degli adulti, delle strutture, delle organizzazioni, delle istituzioni».
Ora, è proprio qui che saltano fuori gli uomini invisibili, e i loro danni mortali. Dire che un ragazzo non è responsabile di nulla significa lasciarlo in un limbo da cui non gli sarà mai possibile uscire, significa renderlo incapace di qualsiasi cosa – significa metterlo in pericolo.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Sappiamo che questa è esattamente lo schema del mondo moderno, per cui si diviene adulti automaticamente, anagraficamente, a 18 anni, e che tanto ha fatto per distruggere ogni possibile passaggio dell’individuo all’era adulta. Parliamo della fine dell’«iniziazione», della mancanza di un momento in cui il padre prende il figlio e lo rende uomo facendogli vivere un’avventura unica, facendolo passare per un rito anche pericoloso (le favole, come quelle di Pollicino, sono in sé racconti di iniziazione), di modo da certificare la fine della sua infanzia e l’inizio dell’era adulta.
Sappiamo pure che l’iniziazione nel mondo moderno è impossibile anche e soprattutto per la distruzione sistematica della figura che la guida: il padre. La Necrocultura, su tutti i piani – dalla sociologia, alla teologia, ai costumi, ai cartoni – lavora per la disintegrazione della figura paterna. In assenza del padre, per il ragazzo diviene impossibile completare il suo ciclo esistenziale.
Di qui si ha quello che è chiamata come «società degli eterni adolescenti». Perché l’assenza di iniziazione porta alla catastrofe di questa adolescenza prolungata che vediamo nei cosiddetti adulti: divorziano perché si innamorano della collega, e pazienza per i figli a casa; buttano i soldi nel SUV o nella vacanza all’estero; nei casi peggiori si drogano, non solo con gli stupefacenti proibiti, ma anche con quelli presi in farmacia, come gli SSRI, o l’alcol, la TV, la dopamina dei social, i videogiochi.
Gli «eterni adolescenti» non riescono a mantenere la parola, non riescono a fungere da genitori, perché non sono diventati mai adulti (non gli è stato, di fatto, permesso di farlo). E quindi non siamo sicuri che se la festa al Le Constellation fosse stata per 30-40-50enni l’esito sarebbe stato troppo diverso.
I lettori di Renovatio 21 conoscono la questione, descritta magnificamente da un poeta americano, Robert Bly, scomparso qualche anno fa. Secondo il poeta, la modernità ha indebolito l’essenza stessa della mascolinità, erodendo l’autostima degli uomini e rendendoli incapaci di trasmettersi reciprocamente forza e solidità. Questo fenomeno risulta particolarmente evidente, e soprattutto tragico, nella relazione tra padri e figli, dove la trasmissione di valori e autorità viene interrotta.
Bly attribuiva questo problema alla Rivoluzione Industriale, che aveva separato i padri dalla famiglia, trasferendoli dal contesto domestico a quello del lavoro esterno. L’assenza prolungata dei padri produceva una società instabile, priva di modelli autentici di comportamento maschile; di conseguenza, si diffondeva un profondo senso di inadeguatezza. «L’esperienza primaria dell’uomo americano è di essere inadeguato», aveva dichiarato Bly in un’intervista con il giornalista televisivo Bill Moyers.
La sparizione della figura paterna comporta anche la scomparsa dei riti di passaggio tradizionali: il giovane maschio non sa più riconoscere il momento in cui diventa adulto e, spesso, non desidera neppure diventarlo. Senza l’iniziazione guidata dal padre, gli individui rimangono bloccati in una condizione liminale, che inevitabilmente genera caos individuale e collettivo.
Droga, depressione, delinquenza, omosessualità, suicidio e vari disturbi maschili deriverebbero, secondo Bly, dall’estinzione della linea di trasmissione padre-figlio e dall’affermarsi di una società «orizzontale», che egli definiva «società fraterna», priva di gerarchie e di guide autorevoli. Noi, a differenza del poeta americano, possiamo pure azzardare che senza padre, questa società orizzontale più che fraterna è una società matriarcale. (Colpisce il racconto, pure ancora un po’ confuso, di madri che sono entrate nel locale per cercare i ragazzi: i padri dove erano?)
Dalla distruzione dell’iniziazione – dalla distruzione del padre – vengono quindi tanti mali della società, come la violenza: non è sbagliato, a questo punto, ipotizzare che l’ingrediente di certe stragi sia questa assenza della maschilità formata. In ogni massacro, cioè, c’è probabilmente di mezzo un eterno adolescente (di tutte le età) e quindi un uomo mancato, un uomo invisibile.
Aiuta Renovatio 21
Ora, se vogliamo dire che questo è un ulteriore programma dei padroni del mondo, vi dico: certo. Questo sito lo sostiene da anni: il mondo moderno, lo Stato moderno, operano per la depatriarcalizzazione, e per obbiettivi specifici. Togli il padre, hai tolto l’uomo, hai tolto la protezione alla popolazione, specialmente dei più piccoli: e questo vale per tutti i lupi che vi sono là fuori, dai pedofili ai criminali agli enti rapitori dei bambini ai lupi veri e propri, che per qualche ragione abbondano sempre di più nelle nostre terre. Togli il padre, e quello che ottieni è l’inferno, e le immagini parlano chiaro.
J’accuse Jessica et Jacques Moretti, propriétaires et gérants du bar “Le Constellation” à Crans-Montana de meurtre de masse et d’avoir le 1er Janvier 2026 mis volontairement la vie en danger d’autrui et faits aggravants, en l’espèce, de mineurs !#cransmontana #leconstellation pic.twitter.com/8kELRFA9bZ
— catsnmouse (@catsnmouse) January 2, 2026
Togli gli uomini, e quello che ottiene è il controllo assoluto sul genere umano: ecco che le persone si fanno pascolare e portare al macello come bovini, e qui abbiamo parlato appunto di massa vaccina.
Sembra ridicolo, ma quello che dobbiamo chiedere ai ragazzi è di non esserlo più. Dobbiamo chiedere ai bambini di essere uomini. Dobbiamo portarli, per mano, a divenirlo.
Dobbiamo farlo per il loro bene. E per il nostro. Perché questo è ciò che serve per la continuazione dell’umano. È la prima tradizione che serve.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Essere genitori
I bambini che libereranno Faccetta nera
Pope Leo does the ‘67’ meme in new video. pic.twitter.com/nnaPtFa36L
— Pop Base (@PopBase) May 17, 2026
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Quando la nightlife universitaria è un lontano ricordo
Il tempo della sfrenata vita notturna universitaria perugina è un lontano ricordo, non solo per i miei sopraggiunti limiti di età, ma soprattutto perché quello che vi era una volta oggi non c’è più. Un centro storico vivo, carico, pieno di studenti provenienti da tutta Italia che potevano tirar tardi – fino alle prime luci dell’alba – in più di un disco pub.
Oggi quella nightlife è svanita. Ce n’è un’altra, diversa, sicuramente bella per chi la vive, ma un dato oggettivo e incontrovertibile è sotto gli occhi di tutti: mancano i locali per ballare, per incontrarsi, per socializzare.
L’unico luogo rimasto deputato ai balli notturni (e si badi bene, solo nel fine settimana) è un caffè situato nei pressi della facoltà di Economia che, ahinoi, è stato chiuso l’anno passato a causa di una rissa violenta e della tragica morte di un giovane studente che voleva solo passare una serata tra amici. Pare, e dico pare, che nella prossima stagione forse riaprirà per dare spazio alla musica e ai giovani. Vedremo.
Le ragioni di questa desertificazione non sono di facile analisi e credo risiedano in profondità. Due decenni non possono non segnare un cambiamento a livello sociale, ma è altresì vero che lo svuotamento lento e inesorabile dell’acropoli ha portato a una situazione che oggi dovrebbe farci riflettere, e non poco. La nuova amministrazione di sinistra ha sempre proclamato di essere dalla parte della musica, ma a tutt’oggi non si sono ancora viste piazze e vie piene di gente che balla sulle note di qualche band o artista.
Sostieni Renovatio 21
Nel mio ultimo iter universitario, risalente all’inizio del decennio precedente, ricordo un docente di economia che spiegava come le pay-tv e le varie piattaforme, come Netflix e affini, investissero consistenti cifre di denaro in pubblicità indicizzandola nella fascia di età che va dai diciotto ai quasi cinquant’anni. Perché? Perché in quel periodo della vita si è più portati a uscire e abbandonare il divano, per poi reimpossessarsene dopo i cinquanta. Quindi il marketing spinge per convincere quella clientela a restare a casa e godere dei piaceri del vecchio tubo catodico – o meglio, del mega schermo – con la copertina di pile e lo scaldotto.
Era un’impresa non facile accaparrarsi quei telespettatori vogliosi di socialità, di uscite serali per un aperitivo lungo, per una pizza e financo per andare a ballare non solo nel weekend. Ci ha pensato l’avvento della «psico-pandemia» e il conseguente isolamento forzato a fare il lavoro sporco per le grandi multinazionali del networking; d’un tratto ci siamo ritrovati col pigiamone e le ciabatte di pelo a vagare da una stanza all’altra e a ingozzarci di serie televisive e di talk-show contornati da saltimbanchi che urlano sproloqui, con una sottaciuta felicità perché al sicuro da possibili rischi di contagio.
Quando il mondo è tornato come prima (più o meno…), quell’apatia indotta credo sia rimasta in molti, aggravata da un uso sempre più smodato dei social, sia tra i giovani che nelle generazioni a salire fino ai boomer.
I centri urbani sembrano isolarsi progressivamente, vedendo scomparire quei pub e discopub che in tempi recenti sono stati il motore dell’economia notturna e luoghi deputati all’aggregazione. Con loro muore una socialità vera, sincera e reale, che ci permetteva di intessere relazioni con persone improbabili incontrate al bancone del bar o, meglio ancora, di interagire con l’altro sesso. Oggi queste regole d’ingaggio sono profondamente cambiate: il filtro che si frappone tra noi e l’altro è uno smartphone che ci descrive già l’interlocutore in toto. Sappiamo come la pensa, quello che gli piace, il suo orientamento politico, dove lavora, che abitudini ha, e le foto ci mostrano la sua fisicità da diverse prospettive.
A causa della tecnologia sparisce la curiosità, il gusto di incontrare una persona in un locale, avvicinarla, parlarle e cercare di conoscersi e scoprirsi assieme, magari anche dopo il primo incontro. Oggi filtriamo prima; lo facciamo dal divano, senza avere la voglia e il desiderio di alzarci e farci un giro per la città. La pigrizia della socialità reale ha preso il sopravvento, ha fagocitato i nostri desideri e quel sapore della scoperta e dell’incognito che ci permetteva di sentirci vivi ogni qual volta interagivamo con qualcuno.
Il mondo universitario di oggi è, e sempre lo sarà, divertente per le generazioni che lo stanno vivendo. Il boomer che si arroga la saccenza di dire «ai tempi miei…» è irritante, supponente e infelice. Però abbiamo un dato incontestabile: molte città avevano un’offerta maggiore di luoghi deputati alla movida. Prendiamo ad esempio la mia Perugia: è un polo universitario riconosciuto per la sua importanza, non fosse altro per l’Università per Stranieri, dove da decenni studenti da tutto il mondo arrivano e studiano ammirando il nostro Arco Etrusco, adiacente alla facoltà.
L’integrazione e il sano divertimento sono stati un caposaldo nel corso degli anni passati. Mi preme rimembrare un vecchio articolo scritto da due studenti di allora, nonché amici: Jacopo Cossater e Mimmo Arena. Quest’ultimo, il vocalist più simpatico e coinvolgente che abbia avuto Perugia in quel periodo, insieme al DJ Alex Menichetti ha fatto saltare e ballare generazioni di ragazzi. I due baldanzosi studenti, al tempo, hanno tratteggiato con veritiera ironia la settimana notturna perfetta dello studente, sottolineando che «il vero clubber non riesce a stare a casa la sera». Un programma serrato, ricco, succulento, pieno di divertimento, colmo di scambio di allegria e socialità, di molteplici opportunità di svago per tutti i gusti e per tutte le tasche. Una vita universitaria a gas spalancato, vissuta al massimo e piena di gioia.
Parte la settimana e «il lunedì c’è gente che riesce comunque a tirar le sei», chiudendo la serata in un angusto disco club di fronte allo storico Teatro Morlacchi.
Il martedì, oltre al solito aperitivo e cena, si andava allo Zoologico fino a dopo le due di notte, dove la fila per entrare era un serpente che si snodava lungo la discesa che portava a questo luogo magico, in cui l’interazione tra i ragazzi e le ragazze raggiungeva una sublimazione quasi mistica. Ma il martedì c’era pure la discoteca fino alle prime luci dell’alba per gli studenti più temerari, per poi fare lo spuntino al forno del «Sanfra», ossia a ridosso della chiesa di San Francesco al Prato, trasformata da tempo in un auditorium dove tutti gli amanti del jazz e della musica non possono non ricordare le notti infinite di Umbria Jazz, dove la Gil Evans Orchestra incantava la città con le sue note. Il mercoledì è la notte del rock ed è vietato mancare.
Il giovedì universitario è un appuntamento fisso in una delle discoteche a ridosso della città. Il venerdì sono pieni tutti i locali e il sabato le discoteche della provincia (almeno cinque) erano tutte quasi sempre sold out. La domenica notte si ballavano gli anni Ottanta in uno dei locali più cool del centro.
Raccontare ciò sembra di narrare qualcosa vissuto in un’altra vita, in un’altra dimensione. Oggi c’è lo scenario del deserto, dello street bar che ha preso il sopravvento e vede decine di ragazzi tracannare alcol di pessima qualità a basso costo. Ma se vogliamo essere ancor più chirurgici e veritieri, anche questa moda – durata pure troppo a lungo per il sottoscritto – è bella che decotta. Di cinque discopub all’interno delle mura storiche non vi è più traccia; i pub, con le loro tavolate di giovani a bere birra e a chiacchierare, sono scomparsi. A girare in centro nelle ore notturne a volte si ha una sensazione di insicurezza, perché quell’anarco-tirannia che ha azzannato le periferie si sposta, piano piano, anche in città, deformando in parte una ciclicità di lifestyle sempre più appassita.
Solo per citare uno degli ultimi incresciosi avvenimenti in ordine di tempo, come riportato dall’edizione locale de Il Messaggero, qualche settimana fa una delle principali piazze del centro storico è diventata lo scenario di un brutale scontro tra nordafricani, costringendo gli esercenti ad abbassare le serrande in anticipo per paura. Questo episodio non rappresenta un alterco isolato, ma è l’ulteriore conferma di una situazione alquanto compromessa dal punto di vista dell’ordine pubblico all’interno della città vecchia.
Aiuta Renovatio 21
La volontà di proporre offerte di entertaiment nuove nel centro storico è latitante e aleatoria, anche alla luce di una palpabile insicurezza percepita oramai da tutti i cittadini.
La solitudine ha preso possesso delle nostre vite già assai svuotate da ogni principio etico e morale, ma riempite quantomeno di spensierato divertimento con il nostro prossimo. La coda lunga del sano e rimpianto edonismo degli anni Ottanta ce la siamo portata dietro fino all’inizio del nuovo millennio. Dopo lo shock economico del 2007/2008 qualcosa è cambiato, qualcosa che già sotto la cenere ardeva da tempo e in ispecie a Perugia il famigerato omicidio Meredith ha scoperchiato un vaso di pandora che è deflagrato dopo quell’efferato evento che ha avuto una cassa di risonanza mediatica mondiale.
In definitiva, la desertificazione notturna dell’acropoli perugina non è un fenomeno isolato, né la semplice conseguenza di un ricambio generazionale. È il sintomo tangibile di una mutazione antropologica più profonda, dove lo spazio pubblico ha smesso di essere il palcoscenico dell’incontro e dell’imprevisto per trasformarsi in un vuoto di passaggio.
Davanti a questo scenario, l’immobilismo delle istituzioni e la mancanza di una visione strategica volta, non solo al domani, ma al dopodomani, rischiano di cronicizzare il problema del centro storico. Non basta sventolare slogan a favore della cultura se poi si permette alla delinquenza di prendere sempre più piede e allo sballo low-cost dei pochi «street bar» rimasti di ridefinire l’identità della città, scacciando la vitalità sana che per decenni ha reso Perugia un punto di riferimento internazionale.
Per invertire la rotta non serve la nostalgia fine a sé stessa del «si stava meglio prima», ma un atto di coraggio politico e sociale: restituire ai giovani dei luoghi fisici in cui potersi guardare in faccia, ballare e riscoprire la bellezza di viversi, finalmente, fuori da uno schermo.
Francesco Rondolini
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Demincob via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Intelligenza Artificiale
Il volto nascosto della democrazia
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Il desiderio protestante come forza motrice della democrazia
La democrazia moderna mira a trasformare i cittadini in individui dalla mentalità di gregge, che obbediscono ciecamente alla volontà dello Stato (non è forse l’UE, ormai logora e reduce dalla capitolazione a Trump, che tuttavia disciplina i suoi cittadini con la frusta, un perfetto esempio di ciò?), per la semplice ragione che si fonda interamente sulla negazione protestante del libero arbitrio. La democrazia moderna non crede nelle autentiche libertà individuali; al contrario, attraverso la teoria della predestinazione, trasforma l’essere umano che si considera eletto, e che viene riconosciuto come tale dai Poteri Forti, in un falso dio che, attraverso la formazione di uno Stato repressivo degli eletti (si pensi agli Stati Uniti o all’Israele sionista), crede di poter trasformare in realtà i suoi desideri più oscuri. Il desiderio è, di fatto, l’elemento più importante per comprendere le cause del crollo della democrazia moderna. Secondo il mito hegeliano del padrone e dello schiavo, il desiderio dello schiavo di essere riconosciuto dal padrone, e viceversa, è fondamentale per comprendere la formazione delle società umane e la progressione dialettica della storia verso una società perfetta come quella rappresentata dalla democrazia imposta in tutto il mondo dal Codice Civile napoleonico. Secondo l’Hegel divulgato da Alexandre Kojève in Introduzione alla lettura di Hegel, padrone e schiavo si riconciliano nella figura del cittadino, che trova la libertà obbedendo alle leggi di uno stato omogeneo e universale – il culmine della democrazia – che si estenderà in tutto il mondo. Kojève merita maggiore attenzione di quanta ne riceva di solito, in quanto figura chiave per la comprensione della natura dispotica della democrazia. Non solo l’ha teorizzata, influenzando un’intera generazione di intellettuali europei, ma l’ha anche messa in pratica nella sua forma più brutale. Secondo Fukuyama, se Kojève dedicò gran parte della sua vita alla burocrazia di alto livello e abbandonò il lavoro intellettuale, lo fece per «supervisionare la costruzione [dell’Unione Europea] come dimora definitiva dell’ultimo uomo», in cui, in quanto stato universale omogeneo, la politica avrebbe dovuto essere sostituita dall’amministrazione e i confini nazionali dissolti. Kojève non usa mezzi termini e, in una lettera a Leo Strauss del 19 settembre 1959, chiarisce che in questo stato omogeneo universale, che è positivo semplicemente perché rappresenta lo stadio finale dell’umanità, gli esseri umani in quanto tali cessano di esistere e vengono sostituiti da «automi sani» che sono «soddisfatti» praticando sport, arte o indulgendo nell’erotismo, mentre «quelli che sono automi malati [insoddisfatti] vengono rinchiusi». In un’altra lettera del 1955, indirizzata a Carl Schmitt, Kojève spiega che lo stato omogeneo universale si è sviluppato in tutta l’umanità grazie all’impulso di grandi uomini, da Alessandro Magno a Napoleone, e da Napoleone a Stalin («l’Alessandro Magno del nostro mondo, il Napoleone industrializzato»). Kojève spiega anche, senza il minimo imbarazzo, che «Hitler era una versione nuova, ampliata e migliorata di Napoleone», ma che «sfortunatamente, Hitler è arrivato con 150 anni di ritardo». In ogni caso, Kojève, autore dell’opuscolo «Marx è Dio e Ford è il suo profeta», crede che la fine della storia sia già arrivata e che lo stato universale omogeneo sia inarrestabile e che alla fine combinerà la sostituzione della politica con l’amministrazione caratteristica dell’URSS e lo sviluppo industriale tipico di una società senza classi, come egli vedeva negli Stati Uniti del suo tempo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione2 settimane faIl pattern della strage di Modena: jihad, psicosi, anarco-tirannia
-



Pensiero1 settimana faMons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?
-



Arte2 settimane faLeone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?
-



Gender1 settimana faNegata la cresima a ragazzino contrario all’ideologia LGBT
-



Salute2 settimane faI malori della 20ª settimana 2020
-



Spirito6 giorni faMons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa
-



Intelligenza Artificiale1 settimana faIl volto nascosto della democrazia
-



Storia2 settimane faLa Repubblica italiana, la mafia, la CIA, i partiti: nota sulle fonti della ricerca storica









