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Geopolitica

I servizi ucraini sono a caccia di «collaborazionisti russi»

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Nel suo briefing quotidiano di ieri, il generale Mikhail Mizintsev, direttore del quartier generale del coordinamento congiunto per la risposta umanitaria del ministero della Difesa russo, ha accusato i servizi di sicurezza ucraini di andare casa per casa a Kharkov e in altre località, a caccia di ucraini che non sono sufficientemente antirussi per accusarli di collaborare con gli invasori.

 

«È noto in modo certo che nel prossimo futuro il regime di Kiev, con il pretesto di cercare presumibilmente segnalatori di attacchi aerei e di artiglieria delle forze armate russe, prevede di inviare gruppi del SSU [Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina, ndr] e di altre agenzie di sicurezza a Kharkiv per condurre un’altra operazione punitiva su larga scala al fine di  identificare i cittadini fedeli alla Russia (che esprimono opinioni filo-russe) e successivamente accusarli di “collaborazionismo”» ha spiegato il generale.

 

Mizintsev ha quindi raccontato dell’incubo moderno della sorveglianza – e conseguente punizione – sulla base delle proprie tracce elettroniche su telefonini e computer.

 

«Allo stesso tempo, gli ufficiali del SSU intendono utilizzare come motivo di detenzione i residenti della città, la cronologia delle chiamate e dei messaggi SMS ai numeri russi trovati nei loro telefoni, la corrispondenza nei programmi di messaggistica che condannano le attuali autorità ucraine, gli abbonamenti ai social network ai canali russi, foto o filmati dei risultati della sconfitta delle strutture militari ucraine e informazioni provenienti da spionaggio sui loro vicini, amici, parenti o conoscenti. I cittadini detenuti saranno oggetto di minacce di violenza fisica contro i loro familiari, violenze e torture, come è già accaduto a Odessa, Nikolaev, Slavyansk, Sumy, Chernigov e in numerose altre aree popolate».

 

«Avvertiamo in anticipo la comunità internazionale di questa azione disumana preparata dalle autorità criminali di Kiev, che replica pienamente i metodi dei nazisti nei territori occupati durante la Grande Guerra Patriottica».

 

Le parole di Mizintsev arrivano tre settimane dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha licenziato Ivan Bakanov, il capo del servizio di sicurezza della SSU, e il procuratore generale Iryna Venediktova, un grande rimpasto quindi nell’Intelligence interna nel Paese e nei sistemi di repressione della popolazione.

 

La motivazione dei licenziamenti di vertice sarebbe che questi non erano impegnati nello sradicamento delle centinaia di dipendenti di entrambe le agenzie che ora lavorano per la Russia in le aree liberate dalle truppe russe.

 

 

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Bizzarria

Presidente sudcoreano insulta i parlamentari USA in un fuorionda

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È divenuto virale un fuorionda catturato a margine della riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York questa settimana dove è possibile udire il neopresidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol insultare i membri del Congresso USA.

 

«Come potrebbe Biden non perdere la dannata faccia se questi stronzi non lo approvano al Congresso?» avrebbe detto il leader sucoreano.

 

Prima di queste osservazioni offensive, Biden, presente sul palco con Yoon, aveva promesso 6 miliardi di dollari per combattere l’HIV e la tubercolosi. L’aiuto tuttavia avrebbe bisogno dell’approvazione del Congresso.

 

La parola inglese con cui è stato tradotto l’insulto di Yoon, «fuckers» (che è possibile tradurre in «stronzi» o anche «pezzi di merda») è divenuta un trend su Twitter.

 

La clip, ancora visibile su YouTube, è stata pubblicata da un’emittente sudcoreana.

 

 

Il presidente Yoon è in carica da maggio, ma ha già fatto parlare di sé per i suoi modo decisi e le politiche divergenti rispetto al passato.

 

Come riportato da Renovatio 21, Yoon ha dichiarato la volontà di far entrare Seul nella «NATO globale», di fatto già unendosi agli atlantici per quanto riguarda le armi cibernetiche.

 

Tre mesi fa è emerso che l’esercito sudcoreano è tornato a descrivere nelle sue pubblicazioni la Corea del Nord come «nemico».

 

Nel nuovo corso politico di Yoon, Seul inoltre ha fatto sapere di star tornando all’energia nucleare.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Geopolitica

Il Cremlino: risponderemo agli attacchi nuovi territori del referendum come ad attacchi contro la Russia

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Ogni attacco contro i territori annessi dal referendum potrebbe ingenerare un’escalation bellica massiva.

 

Alla domanda se i tentativi dell’Ucraina di riconquistare i territori del Donbass dopo che quei territori hanno votato per entrare a far parte della Russia, saranno considerati un attacco alla Russia, l’addetto stampa presidenziale Dmitrij Peskov ha dichiarato :

 

«Certamente. Immediatamente entrerà in vigore la Costituzione della Federazione Russa in relazione a questi territori, dove tutto è affermato molto chiaramente su questo punto».

 

Quindi, considerando i nuovi territori come parte della Federazione a tutti gli effetti, le disposizioni pertinenti della Costituzione russa entreranno in vigore dal momento in cui le Repubbliche ex ucraine si uniranno alla Russia.

 

Per quanto riguarda i tempi di tale processo, Peskov ha affermato durante la sua conferenza stampa di oggi che se i referendum nel Donbass decideranno che dovrebbero entrare a far parte della Russia, il processo di adesione si svolgerà abbastanza rapidamente e nel pieno rispetto della legge russa.

 

Sia l’Assemblea Federale che il Presidente devono accettare la decisione e sono necessarie una serie di procedure per la firma dei documenti necessari.

 

Peskov ha riconosciuto, tuttavia, di non essere sicuro di quanto tempo possa durare il processo di riconoscimento. «Sono davvero convinto che sarà abbastanza veloce», ha osservato Peskov.

 

Le parole di Peskov, ripetute anche da altri ufficiali russi, non fanno che ribadire come l’escalation sia dietro l’angolo. Gli attacchi ucraini ai territori annessi cagionerebbero una risposta bellica russa totale – e l’operazione militare speciale diventerebbe guerra a tutti gli effetti.

 

A quel punto, l’intervento NATO su suolo ucraino potrebbe realizzarsi.

 

Forse anche in previsione di questo – cioè, della prima vera battaglia della Terza Guerra Mondiale – Putin ha iniziato le procedure di mobilitazione militare della popolazione russa, cioè una nuova fase della guerra che coinvolga il territorio stesso della Federazione Russa.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier servo Alexander Vucic ha recentemente dichiarato a latere della plenaria ONU a Nuova York che un «grande conflitto mondiale» potrebbe arrivare entro due mesi.

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

 

 

 

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Geopolitica

La nuova fase della guerra per la Russia: la difesa della Madrepatria

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La guerra di Mosca ha cambiato fase.

 

L’ex ispettore delle armi ONU Scott Ritter ha afferma in un post sul suo canale Telegram che la «mobilitazione parziale» ordinata dal presidente russo Vladimir Putin «rappresenta una nuova fase del conflitto russo-ucraino, ovvero il fatto che la Russia sta combattendo la NATO alleanza rispetto alla sola Ucraina».

 

«Per rispondere a questa minaccia, la Russia sta creando una nuova realtà, vale a dire la transizione da una lotta in cui la Russia lavorava con alleati e operava su suolo straniero, alla Russia che difendeva la madrepatria».

 

L’assorbimento delle quattro regioni, Lugansk, Donetsk, Zaporiggia e Kherson, «altererà radicalmente le basi giuridiche del conflitto».

 

«Mentre i referendum attualmente sono considerati solo un impatto sulle terre sotto l’attuale occupazione russa, Putin ha parlato della necessità di liberare tutta la Novorossija dal giogo della tirannia ucraina», continua Ritter.  «Credo che l’assorbimento del territorio ucraino sarà ampliato a un certo punto per includere Odessa e Kharkov».

 

«Credo che assisteremo a una pausa strategica mentre la Russia completerà la sua mobilitazione parziale. Questa pausa sarà contrassegnata da pesanti combattimenti poiché l’Ucraina cercherà di interrompere i referendum e alterare la geografia del campo di battaglia. Ma una volta che la Russia consoliderà politicamente il nuovo territorio e acquisirà la capacità militare necessaria, credo che vedremo la distruzione fisica della nazione ucraina come la fine di questo conflitto», conclude.

 

«Credo anche che non ci sia nulla che la NATO possa fare per alterare questa realtà».

 

Le parole di Ritter trovano una eco in dichiarazioni di Dimitrij Suslov direttore Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia di Mosca, che il Corriere della Sera ha intervistato presentandolo come «uno dei più importanti istituti russi dove viene pensata la politica estera del Cremlino».

 

«Dopo i referendum, il rischio di una Terza guerra mondiale aumenterà in modo esponenziale. Una volta annessi i quattro territori, ogni missile occidentale che li colpisce verrà considerato una dichiarazione di guerra» ha dichiarato Suslov nell’intervista.

 

«Mi chiedo se l’Occidente accetterà il rischio di un conflitto mondiale, continuando l’attuale massiccia fornitura di armi a Kiev, oppure se accetterà di ridimensionarla».

 

 

 

 

Immagine di Vitaly V. Kuzmin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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