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Armi biologiche

Ciò che ha ucciso George Floyd e che sta uccidendo l’America tutta

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In settimana si è consumato il processo a Derek Chavin, il capro espiatorio supremo degli USA in preda ad all’isteria razziale programmata.

 

Chauvin, preso a simbolo del «razzismo sistemico» della Polizia e del Paese tutto in tutta la sua storia ed in ogni suo angolo, non poteva che essere condannato. Questo nonostante il «razzista» Chauvin avesse una moglie asiatica, e soprattutto nonostante l’incontrovertibile filmato, visto per la prima volta in tribunale, dove pare chiaro che lo stesse immobilizzando con il ginocchio puntato sulla spalla, e non sulla gola come invece credono di aver visto tutti.

 

Chauvin andava sacrificato per un bene più grande: evitare l’ennesima rivolta razziale negli USA

Erano già emerse prove filmate che il Floyd aveva cominciato a proferire le sue ultime parole famose, «I can’t breath» molto prima che fosse schiacciato a terra

 

Chauvin andava sacrificato per un bene più grande: evitare l’ennesima rivolta razziale negli USA. La filosofia politica che guida il mondo ora è, a qualunque latitudine, l’utilitarismo: cioè la possibilità di sacrificare una parte al fine di assicurare il maggior godimento alla maggiore porzione della collettività. Questo principio disumano, come è evidente oggi nel caso dei vaccini e dei loro danni «tollerati» per il bene più grande della società, non è oramai neppure dissimulato.

 

Del resto, la prospettiva dello scoppio della violenza nera nelle strade era evidente.

 

Se qualcuno si è perso le indegne violenze scatenate dalla torma razzista di Black Lives Matter (una formazione, come abbiamo dettagliato, legata a Soros ma anche alla campagna Biden con il dubbio che prendano danaro pure dalla Cina) può tranquillamente rovistare nella memoria storica del 1992, quando vennero assolti i poliziotti filmati mentre pestavano il nero Rodney King. Fuoco fiamme, zone di Los Angeles fuori controllo, negozi saccheggiati (soprattutto quelli di televisori , notava lo scrittore William Gibson: quelli che vendevano Mac e PC rimasero intonsi).

Secondo l’autopsia, nel suo cuore, Floyd aveva nel suo corpo mentanfetamine, THC (marijuana) e fentanyl

 

Qualcuno ipotizzò pure che l’assoluzione di O.J. Simpson, campione di football ed attore hollywodiano accusato di aver trucidato la bionda moglie e il suo amante, potesse essere dettata dal ricatto di una probabile ulteriore rivolta razziale – questo nonostante anche una vasta parte della popolazione nera può ritenere O.J. colpevole.

 

Quindi, Chauvin andava immolato per placare il Moloch razziale, un demone che si fa ogni settimana più famelico ed irrazionale. Qualsiasi prova avessero portato i difensori, probabilmente non sarebbe servito a niente.

 

Gli esperti hanno convenuto che la quantità di fentanyl trovata nel sangue di Floyd era molto alta, a 11 nanogrammi per millilitro

Di fatto, erano già emerse prove filmate che il Floyd, peraltro pregiudicato per crimini assai odiosi (entrò in casa di una donna incinta e le puntò una pistola sul ventre per rapinarla) aveva cominciato a proferire le sue ultime parole famose (è il caso di dirlo) «I can’t breath», io non respiro, molto prima che fosse schiacciato a terra.

 

Nei video in cui venne estratto dalla macchina diviene chiaro che il Floyd era in istato di alterazione totale, e proprio l’assunzione di droga probabilmente lo faceva urlare, da subito, che gli mancava il respiro – non il ginocchio di Chauvin, peraltro posato sulla spalla, non sulla trachea.

 

 

Il fentanyl, che in italiano chiamano anche fentanil o fentaile, è una droga potentissima. Esso è 100 (cento) volte più potente della morfina. La quantità necessaria per avere effetti, di sballo o di morte, sul corpo di una creatura è esprimibile in microgrammi

 

Secondo l’autopsia, nel suo cuore, Floyd aveva nel suo corpo mentanfetamine, THC (marijuana) e fentanyl – parrebbe essere risultato positivo anche al SARS-CoV-2, ma in questa vicenda non è stato considerato come causa di morte, probabilmente unico caso al mondo.

 

Tuttavia è del fentanyl che bisogna parlare. Gli esperti hanno convenuto che la quantità di fentanyl trovata nel sangue di Floyd era molto alta, a 11 nanogrammi per millilitro. Secondo la Divisione di Tossicologia Medica della Rutgers Medical School del New Jersey, tale quantità è sufficiente da causare una overdose fatale in qualcuno che assume il farmaco per la prima volta.

 

«In combinazione con il tratto falciforme e le sue condizioni cardiache preesistenti, l’uso del signor Floyd di fentanil e metanfetamina molto probabilmente lo ha ucciso», ha scritto Eric J. Nelson, l’avvocato dell’agente Chavin, in una dichiarazione depositata in  tribunale del 28 agosto chiedendo senza successo l’archiviazione delle accuse contro il suo assitito.

 

«Aggiungere fentanil e metanfetamina ai problemi di salute esistenti del signor Floyd equivaleva ad accendere una miccia su una bomba».

 

Questa versione, che per rasoio di Occam sembra la più semplice e veritiera, è stata rigettata, prima che dai tribunali, dalla stampa americana.

Negli ultimi 30 anni le prescrizioni di antidolorifici a base di oppioidi, in particolare, il farmaco analgesico a rilascio lento Oxycontin, sono aumentate esponenzialmente, facendo diventare dipendenti milioni di persone

 

«Il fentanyl uccide chiudendo la parte del cervello che controlla la respirazione. Il respiro rallenta, poi si ferma, seguito dal cuore» ammette il Washington Post, tuttavia nei suoi articoli virgoletta serie di esperti che negano che si possa essere trattata di una overdose».

 

Lo sappiamo che, ora più che mai, la stampa, americana come italiana mente. Mente sempre, su tutto: un caso così delicato non può essere risparmiato dalla mostruosa campagna di distorsione della realtà che abbiamo già visto con il COVID e con le elezioni presidenziali.

 

Il fentanyl, che in italiano chiamano anche fentanil o fentaile, è una droga potentissima, un oppioide sintetico che toglie il dolore e dà un senso di euforia. Esso è 100 (cento) volte più potente della morfina. La quantità necessaria per avere effetti, di sballo o di morte, sul corpo di una creatura è esprimibile in microgrammi. 0.03 milligrammi di fentanyl al chilo sono la dose letale conosciuta per le scimmie. Cioè, meno di 5 milligrammi (non grammi, millesimi di grammo) sono in grado di uccidere un gorilla da 160 chili.

 

È qui, nella domanda disperata di questo popolo stremato dalla dipendenza, che ha cominciato a trovare spazio il fentanyl: una droga soddisfacente per i tossici, grazie all’incredibile e pericolosissima efficacia, e al contempo assai facile da contrabbandare, perché per ogni dose, per ogni carico, bastano quantità microscopiche che possono essere nascoste ovunque

Il fentanyl è un flagello senza precedenti negli USA. Esso si ritaglia un ruolo principale nella più grande emergenza sanitaria che vivono gli USA: la cosiddetta «crisi degli oppioidi». È considerato l’oppioide sintetico a cui attribuire lo spaventoso, catastrofico aumento del tasso di mortalità per overdose negli Stati Uniti negli ultimi anni. Non provate a dire che il COVID è più letale: come riportato da Renovatio 21, a dicembre 2020 il CDC stabilì che i morti per overdose da oppioide supervano quelli di COVID-19.

 

Il meccanismo socio-sanitario di questo inferno, in pratica, è più o meno questo: a causa del marketing aggressivo – con una grande «mano» data dalla classe medica e dal loro ordine – perpetrato da Big Pharma (un nome in particolare: la Purdue Pharma della ultramiliardaria famiglia Sackler, ma nel caso è coinvolta anche la Johnson&Johnson) negli ultimi 30 anni le prescrizioni di antidolorifici a base di oppioidi, in particolare, il farmaco analgesico a rilascio lento Oxycontin, sono aumentate esponenzialmente, facendo diventare dipendenti milioni di persone.

 

La dipendenza di tutta questa gente, che talvolta si era recata dal dottore solo per un mal di schiena, si tramutava così in overdosi o in atteggiamenti criminali: alla ricerca di una dose soddisfacente, molti mollano il farmaco (che non viene dato in quantità che rimangono appaganti per il drogato) e vanno in strada alla cerca di surrogati come l’eroina, che, come abbiamo visto, ha una sua probabile solida rotta segreta provieniente dall’Afghanistan sotto la ventennale occupazione americana.

 

È qui, nella domanda disperata di questo popolo stremato dalla dipendenza, che ha cominciato a trovare spazio il fentanyl: una droga soddisfacente per i tossici, grazie all’incredibile e pericolosissima efficacia, e al contempo assai facile da contrabbandare, perché per ogni dose, per ogni carico, bastano quantità microscopiche che possono essere nascoste ovunque.

 

Il Fentanyl ha già fatto i suoi morti famosi: Prince, il geniale cantante testimone di Geova di Minneapolis, morì di una overdose di fentanile. Così come Michelle McNamara, famosa scrittrice di crimine che ha contribuito a risolvere il vecchio caso di un serial killer stupratore della California, morta di overdose in casa dove viveva in apparenza tranquillamente con la figlia e il marito attore Patton Oswalt.

«Stiamo assistendo a un drammatico aumento dei sequestri di fentanyl quest’anno fiscale, oltre il 360 per cento in più rispetto allo scorso anno»

 

Il fiume di Fentanyl che entra negli USA, nonostante il problema sia noto e dichiarato da Trump presidente come «calamità nazionale», non ha accennato a fermarsi nemmeno durante i lockdown.

 

La quantità di fentanil sequestrata mentre attraversava il confine meridionale durante i primi 5 mesi dell’anno fiscale 2021 è già superiore a tutto l’anno fiscale 2020, dicono le statistiche di Customs and Border Protection (CBP).

 

Il CBP ha sequestrato più di 5.000 libbre di fentanyl dal 1° ottobre 2020, ha dichiarato il Commissario ad interim del CBP Troy Miller durante una conferenza stampa dello scorso 10 marzo.

 

«Dal 2013, la Cina è stata la principale fonte del fentanyl che ha inondato il mercato delle droghe illecite degli Stati Uniti (…) alimentando l’epidemia di droga più mortale nella storia degli Stati Uniti»

«Stiamo assistendo a un drammatico aumento dei sequestri di fentanyl quest’anno fiscale, oltre il 360 per cento in più rispetto allo scorso anno», ha detto Miller.

 

«I sequestri di droga a livello nazionale sono aumentati del 50% a febbraio da gennaio».

 

Il fentanyl può provenire da laboratori in Messico che utilizzano sostanze chimiche fornite dalla Cina. Altre volte, pare che il fentanyl arrivi direttamente negli USA dalla Cina, addirittura tramite ordini che è possibile piazzare online. I cartelli messicani possono produrre fentanyl, ma la materia prima o il prodotto già pronto arriva decisamente dalle coste cinesi.

 

«Dal 2013, la Cina è stata la principale fonte del fentanyl che ha inondato il mercato delle droghe illecite degli Stati Uniti (…) alimentando l’epidemia di droga più mortale nella storia degli Stati Uniti. Sia l’amministrazione Obama che quella Trump hanno dedicato un significativo capitale diplomatico per convincere la Cina a reprimere la fornitura di fentanyl dalla Cina agli Stati Uniti, con la Cina che ha finalmente annunciato nell’aprile 2019 che la produzione, la vendita e l’esportazione di tutti i farmaci di classe fentanyl sono vietate, ad eccezione delle aziende autorizzate a cui il governo cinese ha concesso licenze speciali» scrive un saggio della Brookings Institution intitolato Fentanyl and geopolitics: Controlling opioid supply from China.

Diventa chiaro a tutti che il fentanyl è, nelle mani cinesi, una vera arma biologica lanciata sulla società americana. Uno strumento geopolitico, una bomba che uccide la popolazione avversaria e ne disgrega la società

 

«Nonostante il fatto che la Cina sia orgogliosa di avere una forte posizione e reputazione antidroga – scriveva nel suo essay Vanda Felbab-Brown – è altamente improbabile che la Cina inizi una cooperazione antidroga con gli Stati Uniti (…) a meno che non inizi a sperimentare la propria epidemia di oppioidi sintetici. Inoltre, il significativo deterioramento delle relazioni USA-Cina potrebbe minare ulteriormente la volontà della Cina di applicare diligentemente il nuovo regolamento sul fentanyl».

 

In poche parole, diventa chiaro a tutti che il fentanyl è, nelle mani cinesi, una vera arma biologica lanciata sulla società americana. Uno strumento geopolitico, una bomba che uccide la popolazione avversaria e ne disgrega la società.

 

Donald Trump lo aveva capito e, come sempre, non faceva mistero del suo pensiero, per quanto spiacevole e poco diplomatico. Nell’agosto 2019, riporta Reuters, il presidente Trump accusò l’omologo cinese Xi Jinping di aver fallito nel fermare le esportazioni di fentanyl verso gli USA.

 

«Il mio amico presidente Xi ha detto che avrebbe fermato la vendita di fentanyl agli Stati Uniti – questo non è mai accaduto e molti americani continuano a morire», scrisse Trump in un tweet.

«Il mio amico presidente Xi ha detto che avrebbe fermato la vendita di fentanyl agli Stati Uniti – questo non è mai accaduto e molti americani continuano a morire», scrisse Trump in un tweet

 

«Stiamo perdendo migliaia di persone a causa del fentanyl», ha poi detto ai giornalisti.

 

Quanta sincerità, quanta verità immediata, priva di filtri, erano nelle parole e nelle azioni di Donald, che, per motivi sui quali si interrogano ancora in molti, era in grado di sintonizzarsi, lui miliardario nuovayorchese, con l’americano medio di ogni Stato dell’Unione. C’è del resto un pattern, sottolineato anche in un libro di grande successo, The Hillbilly Elegy (in italiano Elegia americana), poi divenuto un film per Netflix: vi sono interi Stati che si reggevano sull’industria (metalmeccanica, siderurgica, etc.) che, finiti nella disoccupazione a causa delle delocalizzazioni industriali in Cina, piombavano nella dipendenza degli oppioidi.

 

Tra la Cina e i drogati americani, insomma, c’era un doppio legame: la Cina ha portato via loro il lavoro; la Cina ha inondato le loro strade con fiumi di narcotici per dimenticare la loro nuova miseria – il tutto grazie al tradimento di una classe dirigente politica, industriale e medica completamente corrotta. Non sorprenderà nessuno sapere che statisticamente sono questi Stati che hanno votato in massa per Donald Trump nel 2016, e lo hanno probabilmente rivotato anche nel 2020.

Tra la Cina e i drogati americani, insomma, c’era un doppio legame: la Cina ha portato via loro il lavoro; la Cina ha inondato le loro strade con fiumi di narcotici – il tutto grazie al tradimento di una classe dirigente politica, industriale e medica completamente corrotta

 

Quindi, tornando da capo: siamo sicuri di sapere cosa ha ucciso George Floyd? Siamo sicuri che il colpevole sia il poliziotto?

 

Siamo sicuri di aver compreso la portata dell’attacco che è stato portato alla società americana, e, a breve, anche a quella europea ed italiana?

 

 

 

 

 

 

 

Immagine © Renovatio 21

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Il dottor Peter McCullough afferma che il COVID è un’arma biologica creata da un’«operazione del governo» USA

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Il COVID-19 è un’«arma biologica» di cui è responsabile il governo federale degli Stati Uniti, secondo il dottor Peter McCullough, eminente critico dell’establishment.

 

Internista, cardiologo ed epidemiologo noto per aver analizzato e commentato gli sviluppi dell’epidemia di COVID e la sua risposta politica, McCullough ha rilasciato una recente intervista alla giornalista Kristi Leigh per discutere del libro di cui è coautore con John Leake, The Courage to Face COVID- 19 («Il coraggio di affrontare il COVID-19»).

 

«È stata un’operazione del governo che ha creato SARS-CoV-2 e la proteina spike», dichiara nell’intervista il dottor McCullough. «È il governo degli Stati Uniti che lo ha fatto. E stavano lavorando sulla minaccia e sulla risposta (…) era tutto pianificato (…) il SARS-CoV-2 è un’arma biologica».


 

All’inizio della pandemia, la teoria secondo cui il COVID ha avuto origine in un laboratorio cinese piuttosto che nella natura è stata  condannata come disinformazione: Renovatio 21 fu bandita dai social per aver anche solo riportato qualcuno che ventilava la possibilità che il virus potesse essere una bioarma. La presenza di militari cinesi nel complesso, è fuor di dubbio, dopo e pure prima dello scoppio dell’epidemia..

 

Tuttavia a metà del 2021, con l’aumento di prove sempre più inconfutabili, il mainstream ha iniziato a riconoscere la possibilità che un virus da laboratorio colpisca subito la città – Wuhano – dove è sito quello che è praticamente il laboratorio di massi sicurezza biologica in Cina.

 

A febbraio 2022 l’ex direttore del CDC Robert Redfield arrivò a dire  la versione di Fauci sull’origine del COVID, cioè quella per cui sarebbe partito dal pipistrello,  è «antitetica alla realtà».

 

Lo scorso maggio, i membri repubblicani della House Intelligence Committee degli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto trovando «prove circostanziali significative» che il COVID si è diffuso fuggendo dall’Istituto di Virologia di Wuhan cinese e il senatore repubblicano degli Stati Uniti Rand Paul del Kentucky ha assunto un ruolo di primo piano nel investigando sul direttore uscente del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID) e consigliere della Casa Bianca per il COVID, il dottor Anthony Fauci, sulla sua supervisione nel presunto ruolo del governo degli Stati Uniti.

 

Sotto Fauci, il NIAID ha approvato il finanziamento per EcoHealth Alliance per esplorare la ricerca sul guadagno di funzione (GoF), che comporta il rafforzamento intenzionale dei virus per studiare meglio i loro potenziali effetti sui coronavirus in diversi siti, incluso il WIV.

 

Fauci e i suoi difensori hanno insistito sul fatto che il lavoro approvato dal NIAID non era una ricerca di guadagno di funzione e non avrebbe potuto portare a COVID, ma a gennaio gli investigatori conservatori del Project Veritas hanno rilasciato documenti che hanno ottenuto dimostrando che, prima di passare al NIAID, EcoHealth aveva precedentemente presentato la sua richiesta di finanziamento alla Defense Advanced Research Projects Agency’s (DARPA), che l’ha respinta sulla base del fatto che il progetto avrebbe violato una moratoria preesistente sulla ricerca sul GoF e non ha tenuto conto dei suoi potenziali rischi.

 

Da allora, le e-mail trapelate hanno rivelato che i migliori ricercatori del NIAID, del National Institutes of Health (NIH), del Wellcome Trust di Londra e dell’Erasmus University Medical Center dei Paesi Bassi erano a conoscenza della possibilità di una perdita di laboratorio già nel febbraio 2020, ma temevano pubblicamente riconoscere comprometterebbe «la scienza e l’armonia internazionale».

 

A maggio, il direttore ad interim del NIH Lawrence Tabak ha ammesso al Congresso che l’agenzia ha limitato la disponibilità di dati sulle prime sequenze genomiche di COVID-19, informazioni che potrebbero aiutare a stabilire le origini del virus, su richiesta degli scienziati della Cina comunista.

 

Come riportato da Renovatio 21, la sequenza cronologica della pandemia presenta varie coincidenze e aberrazioni.

 

Otto mesi fa il deputato repubblicano dell’Alabama Mo Brooks disse in TV che il COVID era un’«arma biologica creata nel laboratorio di armi biologiche di Wuhan del Partito Comunista Cinese».

 

 

 

Immagine screenshot da Rumble

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Bergoglio: la Madonna ci salvi dal disastro della guerra atomica. Poi via con i cliché

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Papa Bergoglio ha parlato di guerra atomica durante un incontro di sabato 10 settembre con la Pontificia Accademia delle Scienze, riunita per una plenaria dedicata con tematica «Scienza di base per lo sviluppo umano, la pace e la salute planetaria».

 

Degno di nota il fatto che il papa finalmente parli di rischio di strage planetaria termonucleare, oggi più vicina che mai.

 

«San Giovanni Paolo II  ringraziò Dio perché, per intercessione di Maria, il mondo era stato preservato dalla guerra atomica. Purtroppo dobbiamo continuare a pregare per questo pericolo, che già da tempo avrebbe dovuto essere scongiurato» ha detto Bergoglio agli scienziati convenuti nel Sacro Palazzo.

 

«Ho detto che era una terza guerra mondiale “a pezzi”. Oggi forse possiamo dire “totale”, e i rischi per le persone e per il pianeta sono sempre maggiori».

 

«Dopo le due tragiche guerre mondiali  sembrava che il mondo avesse imparato a incamminarsi progressivamente verso il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e delle varie forme di cooperazione. Ma purtroppo la storia mostra segni di regressione. Non solo si intensificano conflitti anacronistici, ma riemergono nazionalismi chiusi, esasperati e aggressivi, e anche nuove guerre di dominio, che colpiscono civili, anziani, bambini e malati, e provocano distruzione ovunque».

 

Non è chiarissimo a chi si riferisca qui Bergoglio, visto che la guerra russa, a differenza di quella americana, sembra piuttosto parca di vittime civili. Forse si tratta solo di un riflesso pavloviano papale: quando si parla di guerra, bisogna metterci dentro vecchi e bambini e malati, malati che per esempio stanno venendo incanalati verso il suicidio di Stato (detta orwellianamente «Assistenza Medica alla Morte») lontano dalla guerra, in Canada, dove però il pontefice è andato a chiedere scusa (per una bufala) e a partecipare a riti di negromanzia pagana.

 

«È necessario mobilitare tutte le conoscenze basate sulla scienza e sull’esperienza – ha continuato l’argentino – per superare la miseria, la povertà, le nuove schiavitù, e per evitare le guerre».

 

È strano perché l’ultimo biennio che ci ha portato miseria e schiavitù è stato proprio dominato dalla scienza, con gli scienziati ad aver attinto il potere di mettere ai domiciliari centinaia di milioni di persone, e ancora gli scienziati a stabilire che se non diventi schiavo del sistema e dell’mRNA non puoi lavorare o fare alcunché.

 

«Rifiutando alcune ricerche, inevitabilmente destinate, in circostanze storiche concrete, a fini di morte, gli scienziati di tutto il mondo possono unirsi in una comune disponibilità a disarmare la scienza e formare una forza per la pace»: ancora, il papa sta finalmente parlando per esempio di una moratoria necessaria alle ricerche Gain of Function? Sta parlandoci di Wuhan e delle bioarmi? O dei laboratori ucraini, accusati di essere un’operazione militare? O di quelli, illegali, in altre parti del mondo?

 

Difficile.

 

«Nel nome di Dio, che ha creato tutti gli esseri umani per un comune destino di felicità  siamo chiamati oggi a testimoniare la nostra essenza fraterna di libertà, giustizia, dialogo, incontro reciproco, amore e pace, evitando di alimentare odio, risentimento, divisione, violenza e guerra» ha detto Bergoglio, tornando sempre più comodamente nei cliché, cioè la sua comfort zone.

 

Poi, infine, ecco che il cliché diviene segno incontrovertibile dell’agenda mondialista.

 

«Nel nome del Dio che ci ha donato il pianeta per salvaguardarlo e svilupparlo, oggi siamo chiamati alla conversione ecologica per salvare la casa comune e la nostra vita insieme a quella delle generazioni future, invece di aumentare le disuguaglianze, lo sfruttamento e la distruzione».

 

Insomma: attenti all’olocausto termonucleare, ma anche alla differenziata.

 

Convertitevi, dice il papa, ma nel senso: convertitevi ecologicamente. La conversione ecologica come la transizione energetica: parole prive di senso, sconosciute fino a poco fa, ma che ora danno pure il nome ad encicliche e ministeri della Repubblica.

 

E quando parla di generazioni future, aveva lì a guardarlo Monsignor Paglia, quello che di recente ha difeso la legge 194 come «pilastro della nostra vita sociale», cioè quella che le generazioni future le uccide?

 

 

 

 

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I biolaboratori ucraini come il traffico d’organi del Kosovo: l’Occidente spazzerà tutto sotto il tappeto

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La Federazione Russa ha  da poco fatto una tremenda dichiarazione sui presunti laboratori biologici gestiti dagli Stati Uniti in Ucraina. Ne ha parlato il Ministero della Difesa russo lo scorso 4 agosto, riporta RT.

 

Il tenente generale Igor Kirillov, capo delle truppe di protezione nucleare, biologica e chimica delle forze armate russe, ha affermato che Mosca sta valutando la possibilità di un coinvolgimento degli Stati Uniti nella pandemia di COVID-19, oltre a indagare sulla ricerca finanziata dagli Stati Uniti di vari altri agenti patogeni .

 

Il silenzio occidentale attorno alla «bomba» lanciata dagli ufficiali russi è assordante.

 

Le gravi accuse fatte nella presentazione di Kirillov , se adeguatamente indagate e dimostrate vere, potrebbero servire come atto d’accusa per quello che potrebbe essere l’uso dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti come vasto terreno di sperimentazione per i patogeni.

 

Twitter ha sospeso l’account del ministero degli Esteri russo per aver osato citare parti chiave della presentazione mediatica di Kirillov sulle possibili origini del COVID-19.

 

In pratica, non vi è memoria alcuna, in rete o sui giornali delle pesantissime accuse russe.

 

«Questo è il modus operandi delle élite occidentali: non è la verità che conta, ma gestire con successo la narrazione in modo che non lasci spazio a dubbi nella mente delle persone. In altre parole, pensano di poter fare quello che vogliono» scrive RT.

 

Il sito russo prosegue con alcune citazioni riguardo l’idea angloamericana di poter creare la realtà a proprio piacimento.

 

Per esempio il consigliere di George W. Bush Karl Rove negli inebrianti anni 2000, quando disse «siamo un impero ora e, quando agiamo, creiamo la nostra stessa realtà»

 

Anche il consigliere politico di Tony Blair, Robert Cooper, si lasciò scappare una perla simile sul Guardian nell’aprile 2002:

 

«La sfida al mondo postmoderno è abituarsi all’idea dei doppi standard. Tra di noi operiamo sulla base delle leggi e della sicurezza cooperativa aperta. Ma quando abbiamo a che fare con tipi di Stati più antiquati al di fuori del continente postmoderno dell’Europa, dobbiamo tornare ai metodi più rozzi di un’era precedente: forza, attacco preventivo, inganno, tutto ciò che è necessario per affrontare coloro che ancora vivono nel mondo del 19° secolo di ogni stato per se stesso. Tra di noi osserviamo la legge, ma quando operiamo nella giungla, dobbiamo anche usare le leggi della giungla».

 

È con questa idea di riprogrammazione della realtà che è possibile pensare al caso, più scottante che mai in queste ore, del Kosovo.

 

La testata russa ricorda il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY). «Oltre al perseguimento selettivo dell’ex presidente serbo Slobodan Milosevic per “crimini contro l’umanità”, l’eredità dell’ICTY (…)  include anche accuse di distruzione di prove relative al traffico di organi umani in Kosovo» scrive RT, ribadendo un’accusa che corre sui media russi riguardante la controversia attorno all’ex presidente del Kosovo Hashim Thaci, considerato «una delle figure principali non solo del traffico ma della presunta predazione di organi umani di prigionieri ancora vivi, per lo più serbi».

 

La pubblicazione del rapporto rapporto Consiglio d’Europa del 2011 , «Trattamento disumano delle persone e traffico illecito di organi umani in Kosovo»,  fu un momento devastante per tutto il mondo «democratico» che aveva sostenuto gli albanesi Kosovari contro la Serbia di Milosevic.

 

Il rapporto del Consiglio d’Europa citava anche le agenzie antidroga di «almeno cinque paesi» che affermavano che Thaci «esercitò un controllo violento sul traffico di eroina e altri narcotici».

 

La polemica russa verte sul successivo tentativo di un procuratore inglese di screditare il rapporto, tentativo che fu  tuttavia brillantemente sezionato e smascherato dalla giornalista americana Diana Johnstone come l’ultimo tentativo di un rappresentante delle «democrazie occidentali ipocrite» di riservare i privilegi di una «cultura dell’impunità» esclusivamente per se stesse e per i propri clienti.

 

La portavoce russa Maria Zakharova di recente ha descritto in modo più completo gli orrori su cui Thaci avrebbe presieduto:

 

«Il Kosovo è il territorio del trapianto “nero”. Le persone sono state sezionate vive, prelevando organi interni per venderli a quelle persone in Occidente… In Occidente facevano la fila per le operazioni di trapianto di organi. E hanno iniziato a ricevere questi organi quando il Kosovo si è trasformato in un terribile buco nero in cui sono scomparse persone, che non sono state solo uccise, ma uccise per vendere i loro organi interni».

 

Anche qui in Italia, con velocità impressionante abbiamo rimosso gli orrori kosovari per comodità politica: non dimentichiamo che per far nascere il Kosovo albanese – poi primo Paese al mondo per foreign fighters ISIS pro capite – cadde un governo e ne fu installato un altro, quello di Massimo D’Alema.

 

Di lì ci fu il semaforo verde da parte di Roma per l’utilizzo della basi italiane per bombardare i serbi. Ricordiamo, en passant, che a sostenere il governo della guerra NATO in Parlamento c’era il partito scissionista dei Comunisti Italiani di Marco Rizzo. Anche di questo piccolo dettaglio, ammettiamo ci siamo dimenticati: ora, con un partitello nato su YouTube, cerca i voti dei no-vax, no-green pass e quindi dei no-NATO.

 

Con quanta rapidità ora metteremo sotto il tappeto la mostruosa verità che potrebbe celarsi dietro i biolaboratori ucraini finanziati dagli americani a un passo da casa nostra?

 

 

 

 

 

 

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