Connettiti con Renovato 21

Militaria

Zelens’kyj visita al fronte le unità neonaziste

Pubblicato

il

Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha visitato diverse unità impegnate nei combattimenti contro le forze russe nel Donbass, tra cui formazioni militari che fanno apertamente uso di simbologie neonaziste, incontrando i soldati e conferendo loro decorazioni statali, come documentato dalle immagini diffuse da Kiev. Lo riporta la stampa russa.

 

La situazione sul terreno continua a peggiorare per le truppe ucraine nel Sud-Ovest della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), dove le unità di Kiev risultano accerchiate nelle città di Pokrovsk (nota fino al 2016 con il nome di Krasnoarmijsik) e nella vicina Myrnohrad (che i russi chiamano Dimitrov). Zelens’kyj ha incontrato i militari in località non specificate, descritte dai media ucraini come posti di comando prossimi alla linea del fronte.

 

Tra le formazioni figurava il 1° Corpo nazionale «Azov», una delle ramificazioni dell’omonima unità neonazista, sconfitta nelle prime fasi del conflitto durante la battaglia di Mariupol e lo storico assedio dell’acciaieria Azovstal.

 

 


Sostieni Renovatio 21

All’epoca guidata da Denis Prokopenko, l’unità si era arresa alla Russia. Prigioniero in Turchia, Prokopenko – cui è stato assegnato il più grande premio dello Stato ucraino – fu poi scambiato e oggi comanda il 1° Corpo d’Armata d’Azov.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Zelens’kyj si era già mostrato in un incontro al fronte con l’Azov.

 

Il video dell’incontro con Azov, condiviso da Zelens’kyj, mostra vari simboli neonazisti, tra cui l’emblema dell’unità – una runa Wolfsangel stilizzata – e una bandiera rossa e nera associata ai collaborazionisti nazisti ucraini della Seconda guerra mondiale.

 

Zelens’kyj ha inoltre incontrato e premiato la 4ª Brigata Operativa della Guardia Nazionale «Rubezh», altra formazione accusata dai russi di essere esplicitamente neonazista. Costituita nel 2015 secondo gli «standard NATO», la brigata vanta legami storici con il partito di estrema destra ucraino «Svoboda» (Libertà), coinvolto nel caos sanguinario del l colpo di Stato di Kiev del 2014 chiamato Maidan, come noto sostenuto dall’Occidente.

 

Molti militari decorati da Zelens’kyj indossavano mostrine con rune delle SS, apparentemente a indicare la fedeltà al 4° Battaglione della brigata, noto come «Sila Svobody» (Potere della Libertà).

 

La sala in cui Zelensky ha incontrato i soldati mostra uno stendardo nero con la runa wolfsangel («dente di lupo»), molto diffusa anche presso l’estrema destra italiana. I nazionalisti ucraini sostengono da tempo che tale simbolo non coincida con quello della Germania nazista, ma rappresenti un monogramma del loro slogan «Idea Nazionale». Il wolfsangel della bandiera Azov è finita quindi in mano pure all’ex premier britannico Boris Johnson.

 

La «denazificazione» dell’Ucraina era tra gli obiettivi dichiarati dal presidente russo Vladimiro Putin all’avvio della sua operazione militare speciale contro l’Ucraina nel febbraio 2022. Il pensiero era stato ribadito in un discorso sul regime di Kiev definito come un insieme di «nazisti e di drogati».

 

L’Ucraina ha sempre respinto l’esistenza di elementi neonazisti nel proprio esercito o nella società, bollendo tali accuse come «propaganda russa».

 

Non si tratta purtroppo della prima volta che soldati e paramilitari ucraini vengono fotografati mentre mostrano insegne e tatuaggi associati al nazismo, finendo poi pubblicati inavvertitamente (sì?) anche su social media e testate occidentali.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa Zelens’kyj aveva pubblicato sui social una foto di un soldato con una toppa con un notissimo simbolo delle SS, il cosiddetto totenkopf («testa di morto»).

 

Un altro simbolo nazista popolare riemerso con l’Azov (al punto di fare parte del logo prima del restyling pro-occidentale) è il Sonnenrad, detto anche «Sole nero» un simbolo esoterico amato dall’élite delle SS di Himmler. Il Sonnenrad in questi mesi è saltato fuori in ogni parte del mondo: era tatuato sul braccio dell’attentatore dell’ex presidente argentino Cristina Kirchner così come stampato nello zibaldone lasciato da un recente stragista statunitense.

Aiuta Renovatio 21

Tuttavia, la palma dell’orrore orwelliano riguardo ai nazisti, ai loro simboli e ai loro crimini – crimini del presente – la vince l’operazione di risciacquo fatto dai giornali occidentaliarrivati a dimenticare o perfino a cancellare loro articoli pubblicati pochi anni prima che indicavano le milizie nazionaliste come apertamente «naziste».

 

Anche i social media sono, come sempre negli ultimi anni, allineati: dopo aver (ad inizio conflitto) permesso ai suoi utenti di inneggiare ad Azov e chiedere la morte dei russi anche andando contro quelli che si penserebbero essere gli «Standard della comunità», Facebook lo scorso mese ha dichiarato che il Battaglione Azov non è più pericoloso. A Mark Zuckerberg e alla sua azienda ad un certo punto era arrivata gratitudine direttamente dal presidente Zelens’kyj, che ringraziò per l’aiuto nello «spazio informativo» della guerra: un riconoscimento neanche tanto implicito dell’uso fondamentale dei social come arma bellica.

 

Riguardo alla storia delle origini ebraiche di Zelens’kyj, cosa che gli darebbe una sorta di infallibile lasciapassare morale per lavorare con amanti della svastica, vi fu poi lo scandalo «italiano» del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che a Rete 4 parlò del possibile antisemitismo di alcuni ebrei. Un tema che ha una sua letteratura cui Renovatio 21 ha dedicato un lungo articolo di analisi.

 

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Militaria

Trump contro Netanyahu per la vendita di F-35 alla Turchia

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto la richiesta del primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu di non vendere aerei da combattimento F-35 alla Turchia. Lo riporta la testata di Washington The Hill.   Netanyahu ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di destabilizzare il Medio Oriente, mentre Ankara si è posizionata tra i critici più duri delle operazioni militari israeliane a Gaza e in Libano.   Trump, giunto in Turchia martedì per un vertice NATO, ha affermato che valuterà la vendita dei caccia all’alleato degli Stati Uniti.

Sostieni Renovatio 21

«Non ho alcuna preoccupazione. Voglio dire, è il leader di un Paese che ha reso molto migliore, molto più potente», ha detto Trump. In precedenza Netanyahu aveva invitato Washington a non concedere ad Ankara l’accesso ai suoi aerei da combattimento più avanzati.   «Non credo che dovrebbero ricevere gli F-35 o i motori per i loro aerei da combattimento, perché ciò sconvolgerebbe l’equilibrio di potere in Medio Oriente, che è in definitiva garantito dalla superiorità aerea israeliana e anche, credo, dalla posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente», ha dichiarato Netanyahu a Fox News lunedì.   «La Turchia è un grande Paese, ma è governata da un uomo che invoca apertamente l’annientamento di Israele», ha affermato Netanyahu.   Secondo la testata Axios, il leader israeliano avrebbe esercitato pressioni in privato su Trump affinché non fornisse i jet e avrebbe affrontato la questione durante una telefonata la settimana scorsa.   Nel 2019 gli Stati Uniti hanno espulso la Turchia dal programma F-35 dopo che Erdogan si era rifiutato di rinunciare all’accordo per l’acquisto del sistema missilistico di difesa aerea russo S-400. L’anno scorso Ankara ha confermato il proprio interesse ad acquisire gli aerei, ma ha precisato che avrebbe mantenuto anche gli S-400.   Erdogan si è scontrato più volte con Netanyahu, paragonando, sempre meno paradossalmente, il leader dello Stato Giudaico al cancelliere della Germania nazionalsocialista Adolfo Hitler – la famosa risorsa retorica della reductio ad Hitlerum, di cui il turco sembra essere ghiotto. Martedì il ministero della Difesa turco ha accusato Netanyahu di condurre una campagna di disinformazione sul ruolo del Paese nella regione.   «Netanyahu e i suoi complici distorcono deliberatamente qualsiasi critica rivolta loro e cercano di distogliere l’attenzione attraverso una sistematica campagna di propaganda», ha dichiarato il Ministero della Difesa.   I rapporti tra Trump e Netanyahu si sono deteriorati negli ultimi mesi, poiché i continui raid aerei israeliani in Libano hanno rischiato di far fallire i colloqui di pace con l’Iran. Il presidente statunitense ha ammesso di aver utilizzato un linguaggio duro durante le telefonate con il suo omologo israeliano, nelle quali ha chiesto a Israele di interrompere gli attacchi.   I rapporti tra Ankara e lo Stato degli ebrei sono invece tesissimi da anni. L’anno scorso la Turchia aveva interrotto totalmente gli scambi commerciali con Israele.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La Turchia, unendosi agli altri Paesi che hanno portato il caso al tribunale dell’Aia, ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza. Il presidente Recep Tayyip Erdogan in precedenza aveva definito il primo ministro Benjamin Netanyahu «il macellaio di Gaza», suggerendo a un certo punto – in una reductio ad Hitlerum che è andata in crescendo, con contagio internazionale – che la portata dei suoi crimini di guerra superasse quelli commessi dallo Hitlerro.   Nel 2023 la Turchia ha richiamato il suo ambasciatore da Israele e nel 2024 ha interrotto tutti i rapporti diplomatici. Mesi fa Ankara aveva dichiarato che Israele costituisce una «minaccia per la pace in Siria». Erdogan ha più volte chiesto un’alleanza dei Paesi islamici contro Israele.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana i turchi hanno guidato gli sforzi per far sospendere Israele all’Assemblea generale ONU. L’anno scorso il presidente turco aveva dichiarato che le Nazioni Unite dovrebbero consentire l’uso della forza contro lo Stato degli ebrei.   Un anno fa Erdogan aveva ventilato l’ipotesi che la Turchia potesse invadere Israele. A fine dell’anno scorso era apparsa nel Nord-Este della Turchia un’effigie di Netanyahu impiccata ad una gru.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Continua a leggere

Militaria

Kim supervisiona il test di un missile strategico dal suo nuovo cacciatorpediniere

Pubblicato

il

Da

La Corea del Nord ha effettuato test su un missile da crociera strategico e su altri sistemi d’arma a bordo del suo più recente cacciatorpediniere, stando a quanto riferito domenica dall’agenzia di stampa statale KCNA. Il leader del Paese, Kim Jong-un, avrebbe assistito al lancio e alle prove dei sistemi di combattimento della nave.

 

Secondo le informazioni, i test, svolti il 3 luglio a bordo della Kang Kon, unità da guerra di nuova costruzione da 5.000 tonnellate, hanno esaminato le capacità di rilevamento dei bersagli e di elaborazione delle informazioni dell’imbarcazione, il sistema di potenza di fuoco integrato, i cannoni navali, i cannoni automatici e le apparecchiature di guerra elettronica, nell’ambito della valutazione complessiva delle prestazioni.

 

L’agenzia di stampa ha riportato le parole di Kim, il quale ha elogiato l’affidabilità e l’efficacia in combattimento dei sistemi d’arma del cacciatorpediniere.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo quanto riferito, il leader nordcoreano ha osservato che i recenti progressi nello sviluppo di armamenti nazionali dimostrano il potenziale dei sistemi di combattimento navale del paese nel rafforzare la prontezza militare per le operazioni strategiche.

 

Secondo il rapporto, Kim ha inoltre delineato ulteriori piani per lo sviluppo di sistemi di combattimento di superficie e subacquei aggiuntivi e per il loro impiego nelle acque operative.

 

Ha auspicato un impegno costante per ampliare le capacità di deterrenza bellica e di combattimento della Corea del Nord, ha riferito la KCNA.

 

Stando al rapporto, il leader del Paese ha ordinato ai funzionari di completare il programma di collaudo del cacciatorpediniere e di mettere in servizio l’unità nella marina entro due mesi.

 

Secondo quanto riferito, Kim ha convocato nel corso della giornata una riunione consultiva sullo sviluppo dell’industria cantieristica del paese.

 

A giugno, Pyongyang ha commissionato il cacciatorpediniere Choe Hyon da 5.000 tonnellate e ha annunciato l’intenzione di schierare la Kang Kon, una nave della stessa classe, nell’ambito del più ampio programma di modernizzazione navale della Corea del Nord, rivelando l’intenzione di dare seguito all’attuale programma di cacciatorpediniere con una nuova classe di navi da combattimento strategiche di superficie da 10.000 tonnellate.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

 

 

 

Continua a leggere

Militaria

Missili nella notte, Kiev in fiamme

Pubblicato

il

Da

Secondo quanto riportato da funzionari locali e media, la capitale ucraina e diverse altre città del Paese sono state colpite da un attacco combinato di droni e missili nelle prime ore di giovedì mattina. Il Ministero della Difesa russo non ha ancora rilasciato commenti.   La prima ondata di esplosioni a Kiev è stata udita intorno a mezzanotte, seguita da altre esplosioni in ondate successive fino alle 4 del mattino ora locale. Il sindaco Vitaly Klitschko ha esortato i residenti a cercare riparo mentre la difesa aerea della capitale ingaggiava i bersagli in arrivo.   I video condivisi sui social media mostravano numerose esplosioni e incendi consecutivi dentro e intorno alla capitale ucraina.    

Sostieni Renovatio 21

  Le autorità di Kiev hanno segnalato danni in almeno 28 località, affermando che si trattava per lo più di «edifici residenziali e infrastrutture civili». Il capo dell’amministrazione militare locale, Timur Tkachenko, ha dichiarato che almeno due persone sono morte e altre 20 sono rimaste ferite.   È difficile verificare con precisione l’ubicazione e la tipologia delle strutture colpite, poiché le autorità ucraine limitano rigorosamente le informazioni sui luoghi degli attacchi e puniscono chi condivide filmati degli impatti, tranne quando vengono colpite infrastrutture civili.   Il Ministero della Difesa russo non ha ancora rilasciato una dichiarazione sull’ultimo attacco segnalato. Mosca aveva precedentemente promesso di condurre «attacchi sistematici e costanti» contro installazioni militari, siti di produzione di droni, posti di comando e «centri decisionali» di Kiev in rappresaglia per i mortali «attacchi terroristici».   Nelle ultime settimane, l’Ucraina ha intensificato i raid con droni a lungo raggio in profondità nel territorio russo, colpendo spesso edifici residenziali e infrastrutture civili. Martedì, un neonato di sei mesi è rimasto ucciso in un attacco di droni ucraini nella regione di Mosca, mentre la settimana scorsa 12 persone sono rimaste ferite in un attacco a un museo della Seconda Guerra Mondiale nella regione di Rostov. Il mese scorso, Kiev ha lanciato uno dei suoi più grandi attacchi con droni su Mosca, colpendo una raffineria di petrolio nella capitale e ferendo 17 persone, tra cui due bambini.   La Russia sostiene di prendere di mira solo installazioni militari e a duplice uso in risposta agli indiscriminati «attacchi terroristici» dell’Ucraina.   Kiev accusa regolarmente la Russia di colpire deliberatamente siti civili, ma ha una lunga storia di utilizzo di installazioni civili, tra cui magazzini, edifici pubblici e impianti agricoli e industriali, per scopi militari.   I media ucraini hanno recentemente denunciato la presenza di un impianto per la produzione di droni all’interno di uno studio cinematografico colpito dalla Russia.   Nel corso del conflitto, Kiev ha compiuto notevoli passi per decentralizzare la propria filiera produttiva di armi, creando piccoli siti di assemblaggio che producono principalmente droni FPV e ad ala fissa a lungo raggio, utilizzando componenti provenienti dall’estero.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter
Continua a leggere

Più popolari